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La mia Giornata della memoria come ogni anno mi conduce nelle scuole, la cosa più utile che possa fare chi come me appartiene alla generazione immediatamente successiva, con la fortuna di avere genitori sopravvissuti a un’ecatombe che non ha risparmiato certo gli altri Lerner rimasti a Boryslav, nella regione di Leopoli, quando i miei nonni paterni scelsero invece di emigrare in Palestina. Domattina dunque racconterò e discuterò con i ragazzi della mia valle piemontese. Ma un pensiero al blog lo voglio affidare. E’ legato al malumore profondo che mi hanno lasciato dentro le novecento pagine di Jonathan Littell, tradotte da Einaudi col titolo “Le benevole”.
In Francia ha vinto il premio Goncourt e l’hanno presentato come un capolavoro, certamente il classico caso letterario: la storia delle atrocità naziste narrate in prima persona da un ufficiale delle SS che dalle fucilazioni di massa in Ucraina (la mia terra d’origine), a Stalingrado, a Auschwitz fino agli ultimi giorni di Berlino, non ce ne risparmia una.
Ebbene, nonostante la sua indubbia potenza narrativa, considero Littell autore di una vera e propria impresa pornografica. E anche attraverso il successo di libri modernissimi come il suo, vedo con disagio farsi avanti questa pornografia della Shoah. Quasi che per ricordare noi dovessimo per forza entrare in una dimensione morbosa, malata: brutto segno dei nostri tempi.
Dico pornografia non solo perchè Littel ha bisogno di inventarsi una biografia incestuosa, un’omosessualità vissuta come colpa, il sesso come ossessione nella mente del carnefice. Ma per il gusto di dettagliare il male in tutte le sue atrocità fino al limite dell’immaginabile. Novecento pagine implacabili nelle descrizioni, zeppe di ogni liquido e di ogni fetore, impregnate di fantasie maniacali, fin nel recondito delle fosse comuni e delle camere a gas.
Ho ripensato alla sobrietà del racconto di Primo Levi come faticosa conquista di razionalità, ma anche come forma di pudore, in difesa della dignità delle vittime. Possibile che nel 2008 occorra la pornografia di Littel per ricordare? O è solo di elettroshock per i nostri sensi assopiti che andiamo in cerca?
Non credo che la casa editrice Einaudi, al tempo in cui la frequentava Primo Levi, avrebbe osato pubblicare “Le benevole” di Littell.





1 dicembre, 2008 alle 11:45 pm
io c’ero quando c’era la guerra; avevamo la tessera per mangiare; la mamma aggiustava i cappotti dall’uno all’altro (eravamo quattro bambini); il papà lavorava in Banca a Bologna e siamo stati senza vederlo per tanto tempo; la sera dicevamo il rosario tutti insieme, andavamo alla scuola del paese dove ci chiamavano gli sfollati; io andavo a prendere il latte con il secchiello, da un uomo che aveva una capra; facevamo file di ore per prendere una tazzina di olio: forse sono rincretinita, ma mi pare di ricordare che eravamo contenti( l’unica cosa: la pasta nera mi faceva propro schifo;) e non avevamo nè sale nè zucchero.
Mi ricordo i fiori delle primule a primavera tra la neve; mi ricordo quanto si rideva mentre si raccoglievano le patate!
Per favore, per favore,per favore non parlate due ore di soldi, di soldi, di soldi davanti a dei bambini.
Poi sono diventata insegnante all’Università;una discreta pensione e aiuto chi mi sta vicino. Dico a tutti: provate a guardarvi attorno.grazie
26 giugno, 2008 alle 11:45 am
Caro Lerner, devo dire che sono in completo disaccordo con la sua
recensione. Ho trovato il libro profondo e adeguato, pur senza
essere un’opera d’arte. Le propongo, se interessa, la mia
recensione.
http://disperaction.blogspot.com/2008/06/les-bienveillantes.html
27 maggio, 2008 alle 11:25 pm
io non posso giudicare gli scrittori enaudi perche non ne sono
competente…però da studente posso affermare che oramai nei libri
di scuola sulla shoah c’è a malapena una pagina e io penso che sia
veramente misero per un dramma simile…e con questo vi saluto
cordialmente…
15 maggio, 2008 alle 2:55 pm
[...] spunto per interrogarmi su un concetto che ultimamente sta
sempre più prendendo piede, quello di pornografia della memoria.
Fino a che punto possiamo spingerci in questa spettacolarizzazione
del dolore, questa oscena [...]
25 aprile, 2008 alle 12:47 pm
porno
31 marzo, 2008 alle 4:42 pm
Elena, per spiegarmi meglio, le farò un esempio concreto:
Una donna malvestita e trascurata con un bimbo in braccio chiede ai passanti, con petulanza l’elemosina.
Si fermi da lontano, Elena, e osservi la reazione dei passanti. Quanti ragazzini ben educati, nel dubbio della sua reale indigenza e sofferenza si fermano?
Quanti invece le dicono "zingara va a lavorare"?
31 marzo, 2008 alle 4:35 pm
Mi permetto di dissentire dal fatto che Levi abbia ceduto per la ragione da lei indicata e che serva solo la capacità di pensare a bloccare l’atrocità dell’uomo.
R-Qual è la ragione da me indicata?
R- Non solo la capacità di pensare, ma il pensiero attivo, inteso come azione
Credo che la conformazione della società da cui è emerso il sistema concentrazionario nazista abbia in qualche modo vinto nel mondo occidentale, imponendo regole e meccanismi, contro cui probabilmente Levi capiva, ed era per lui insopportabile, l’impossibilità di una lotta efficace.
R- Mi pare che la mia tesi sottenda anche la sua.Forse il mio stile non è chiaro.Mi scuso
31 marzo, 2008 alle 4:27 pm
ad adele 16
Mi permetto di dissentire dal fatto che Levi abbia ceduto per la ragione da lei indicata e che serva solo la capacità di pensare a bloccare l’atrocità dell’uomo.
Credo che la conformazione della società da cui è emerso il sistema concentrazionario nazista abbia in qualche modo vinto nel mondo occidentale, imponendo regole e meccanismi, contro cui probabilmente Levi capiva, ed era per lui insopportabile, l’impossibilità di una lotta efficace.
Per questo fatto, e cioè che ognuno di noi è direttamente coinvolto ora da quanto è accaduto, serve moltissimo parlare, far partecipi fin da molto piccoli i ragazzi delle generazioni lontane temporalmente dagli eventi storici per permettergli di capire cosa sia avvenuto, ma come davvero tutto è rimasto in fieri nella società di oggi.
18 marzo, 2008 alle 11:52 am
Ecco il nuovo link alla pagina che, pur non citando la fonte, avete messo sul vostro blog per il dibattito:
http://www.transfinito.eu/spip.php?article1056
Si tratta dell’articolo del francese Penvins su Littel, che avevo tradotto per la mia rivista.
Grazie a voi.
Giancarlo
6 marzo, 2008 alle 1:08 am
Caro Gad ho letto quel libro, che roboanti critiche favorevoli sul “Venerdì” presentavano come il miglior libro possibile sull’Olocausto.
L’ho trovato per alcuni versi
aderente alla realtà, mi spiego: il regime nazista non è stato frutto della mente di un singolo pazzo, ma vomitato da una nazione intera. E gli sforzi compiuti dai nazisti per darne una sua legittimazione etico-sociale risentono sicuramente della totalità della cultura tedesca, o meglio di una certa espressione della cultura tedesca. Rileggendo sotto un certo angolo visuale Kant si potrebbero trovare addirittura le basi di legittimità per i campi di sterminio (in riferimento al nemico dello Stato=quindi diritto penale del nemico=trattamento escludente di neutralizzazione, applicabile anche per Guantanamo del resto).
Il libro di Littell naturalmente non si sforza eccessivamente in questo sforzo esegetico. Il protagonista, personaggio assai complesso è l’incarnazione stessa del tedesco medio del tempo. non dell’ss ma del bravo borghese tedesco imprigionato dalla dicotomia fra il rispetto dell’etica statuale e il conflitto interiore nel vedere i crimini perpetuati. La descrizione fin troppo precisa e puntuale potrebbe essere apprezzabile in un’ottica di ricostruzione obiettiva dei fatti ma è condita da particolari superflui; per descrivere il dolore e la morte non è necessario investire il lettore dei particolari più ripugnanti. Il silenzio della morte, della fine di tutto, ben altri autori e registi lo hanno reso più palpabile scavando nell’animo di chi leggeva o di chi guardava. Il finale del libro poi è una sarabanda confusa che ben rende l’idea del tenore del libro. 25 euro che avrei potuto impiegare meglio credo sia il commento più esaustivo.
19 febbraio, 2008 alle 1:15 pm
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Caro Gad mi permetto di non essere d’accordo. Rispettando la sua opinione, avendo amato tantissimo il ‘Viaggio al termine della notte’ di Celine, faccio solo una riflessione: che un testo, un’opera è tanto grande quanto è ricca di significanti. La nostra divergenza di opinioni nasce proprio da questa ricchezza.
La saluto con cordialità e rispetto, Stefano
19 febbraio, 2008 alle 9:09 am
Caro Stefano Conti, io non nego che la costruzione letteraria di Littell sia potente come struttura culturale e fondata su una buona documentazione storica. Ma rispetto ad altri autori “maledetti” come il Céline del “Viaggio al termine della notte” (da me assai amato) ritrovo solo la morbosità, non l’autenticità. “Le benevole” è un libro potente ma pornografico, insisto.
19 febbraio, 2008 alle 2:54 am
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Ho finito di leggere ‘Le benevole’ proprio stasera. Ho vissuto la lettura del romanzo come un appuntamento giornaliero inderogabile. Devo dire che non mi trovo sostanzialmente d’accordo con le riflessioni che ho letto in questo blog. Innanzitutto la mia curiosità, dal momento che faccio il musicista, è stata attirata dai titoli dei capitoli e, a conti fatti, il ritmo della narrazione procede proprio come una suite francese del ‘700: la Toccata è un’introduzione, la Giga finale, con quel rapido susseguirsi di avvenimenti, ha un ritmo decisamente più veloce. Ma l’importanza della musica, presente attraverso citazioni pressoché in ogni capitolo, trova chiara espressione nel seguente passo:’ Così scivolai lentamente in un lungo stretto senza fine, dove ogni risposta arrivava prima che fosse conclusa la domanda, ma a canone cancrizzante, come il gambero’ dove, la terminologia, chiaramente bachiana, con riferimento a quell’alta forma del contrappunto che è la fuga,descrive il precipitare della condizione psicologica di Aue, la cui non accettazione lo porterà all’uccisione dell’organista che, non per caso, sta eseguendo l’Arte della fuga.Un capitolo come Aria, forma musicale che,nell’opera del ‘700, ma anche nelle cantate bachiane, stava a ‘descrivere’ la condizione interiore, la riflessione intima,nel tessuto narrativo è come un brano di Schonberg, un Pierrot Lunaire in cui, mi si permetta, non c’è pornografia perché, non ostante descrizioni di odori, ani, scroti e pene, la fisicità è assente, quasi sublimata in spazi irreali e situazioni oniriche.Io credo che questo romanzo non sia affatto pornografico, come non è pornografico ‘Salon Kitty’(sia il romanzo che il film tratto da quest’ultimo). Littel poi, nella descrizione di Mandelbrot che, tra i corpi di prostitute suicide, attende i Russi con un bagaglio di diciannove valigie, si sbarazza di un nazionalsocialismo ideologicamente e letterariamente decadente. Tra i sottotesti che si possono rilevare ne cito solo due: senz’altro il Doktor Faustus di Mann, per la struttura musicale, e Hermann Langbein autore di ‘Uomini ad Auschwitz’che cita come segretario del dott. Wirths, ruolo che ha realmente svolto, per l’idea che, coloro che commisero simili misfatti, simili atrocità appartenevano a quel genere umano cui noi apparteniamo e che,non ostante, le nostre vite agiate, l’esperienza di Levi, Carpi,Pappalettera,Venezia, Langbein insegna che non possiamo sentirci sicuri, altrimenti che ci si ’sfacci la casa’.
Stefano Conti
4 febbraio, 2008 alle 5:33 pm
Le radici dell’antisemitismo tedesco del 900, vengono da molti storici fatte risalire all’antigiudaismo di Lutero (xvI scolo). Non v’è dubbio che Lutero scrisse pagine infami e ferocissime nei confronti del popolo ebraico e che abbia esercitato un fascino potente nella coscienza collettiva del popolo tedesco. Però bisogna chiedersi l’ iniziatore di quest’odio infame che traeva la sua giustificazione dall’accusa di popolo deicida,fu Lutero per primo a proporla? Chi era Lutero, prima della sua rivoluzione Riformistica, che portò al secondo grande scisma del Cristianesimo? Era un monaco agostiniano, figlio di una donna tanto cattolica, tanto superstiziosa e Il padre era un “ragioniere dell’epoca”. Lutero, nella sua travagliata, quanto dolorosa ricerca della Verità- nel tentativo di sfuggire al senso morboso del peccato- non fece altro (oltre a rivoluzionare il concetto di fede e autorità)che metter assieme ciò che aveva a disposizione: il pregiudizio (cattolico) e il calcolo (per servire il principe tedesco). Ma questa banalità, nessuna trasmissione la metterà mai in luce.
4 febbraio, 2008 alle 4:41 pm
per Gad, nessuno si indigna per la disinformazione del TG2 sul 75° dell’ascesa al potere di Hitler, in cui (riporto quanto scritto dalle chiese valdesimetodiste in italia)….”sono stati associati nazismo e Riforma protestante, omettendo che il partito cattolico di Franz Von Papen contribuì massicciamente all’ascesa di Hitler e che il suo Governo firmò un Concordato con il Vaticano. Il giornalista non riferisce di teologi protestanti quali Karl Barth o Dietrich Bonhoeffer, morto in un campo di concentramento per aver complottato contro Hitler, di Martin Niemoeller, pastore protestante della chiesa confessante anti-Nazista, che passò in un campo gli ultimi 7 anni del regime hitleriano…”
Questo è il servizio pubblico?…non paghiamo il canone!
1 febbraio, 2008 alle 10:59 pm
Non è mia intenzione fare sterili polemiche, ma solo far presente che non capisco perché il commento postato da me ieri non sia stato approvato dal moderatore. Mi ero permessa di linkare un articolo apparso sul Corriere, fare un paio di osservazioni in merito e informarvi che avevo linkato a mia volta questo post sul mio blog. Tutto questo nel massimo rispetto, e credo con pacatezza di modi e contenuti.
Me ne dispiaccio: volevo solo farlo presente.
V
31 gennaio, 2008 alle 10:27 pm
Anch’io ho voluto parlare ai ragazzi: ai miei giovanissimi, lievi e trasparenti alunni. E, per non dimenticare, ho raccontato loro la Shoah e i sessant’anni della nostra Cosituzione. Loro, i miei alunni, vivono il confine tra l’infanzia e l’adolescenza e hanno una capacità estremamente logica di cogliere l’essenza delle cose e dei problemi. E io sento che percepiscono lo scontro tra il buono e il cattivo, il giusto e l’ingiusto. E mentre lo ascoltano, percepiscono già lo stesso scontro che affiora nella loro coscienza. Grazie per i suoi pensieri @Mariantonietta
31 gennaio, 2008 alle 12:32 pm
LA MALA LI AMMALA.
31 gennaio, 2008 alle 12:17 pm
Plovelbio cinese dice:
CAMORRA=GOMORRA
MAFIA=MIA FIA (FIGLIA)
29 gennaio, 2008 alle 8:49 pm
Vi segnalo qui un altro enigma risolvibile nel seguente modo: “THE GAME IS OVER” di Samuel Beckett va letto come “THE GAME IS LOWER”, poi tradotto in calabrese “O JOCU STA FINISCENDO”=”O YOGURT STA FINISCENDO”.
29 gennaio, 2008 alle 8:09 pm
Concordo. Primo Levi ha scritto e documentato in prima persona la Shoha, e come lui non ce ne sono altri. L’ha scritta con verità e documentazione.
Per me Primo Levi è il più grande scrittore. con i suoi romanzi e i suoi racconti e i suoi diari ci rende partecipi in maniera unica della Shoha: con verità senza essere troppo pesante……
29 gennaio, 2008 alle 2:38 pm
Che fate ve li giocate al LOTTO questi numeracci inventati da non si sa chi per confondere le idee? Io ricordo solo che E=MC2
29 gennaio, 2008 alle 2:35 pm
Mrs.Edy, spero che tu comprenda soprattutto che è il clima di sospetto di questo blog (creato abilmente da qualcuno)che ci porta a contrapporci, senza un reale motivo.
Aspetterò e leggerò con piacere (come sempre) quanto tu mi prometti.
29 gennaio, 2008 alle 2:31 pm
Ah dimenticavo, la commissione ha appena rettificato la posizione del candidato Zorro. Il suo contributo va riconsiderato alla luce della sua creatività e soprattutto alla luce della sua poliedrica identità. Perciò la media sarà la seguente:
(31+18):2= 24,5, che arrotondato, per “eccesso” fa esattamente 25.
29 gennaio, 2008 alle 2:30 pm
Scusa Adele, ma non capisco perché mai dovrei avercela con la Arendt, che fra l’altro considero una delle menti più brillanti del secolo scorso…
Comunque, anche se in questi giorni ho un diavolo per capello, rileggerò al più presto il tuo intervento e forse capirò il motivo della tua domanda. E magari avremo modo di riparlare del pensiero estremamente attuale di questa formidabile e geniale filosofa, spesso vergognosamente ignorata dai testi scolastici.