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Questa mattina rivendico sulla prima pagina di “Repubblica” il diritto costituzionale al referendum. Mi ha fatto piacere trovare schierato analogamente Massimo D’Alema sul “Corriere”: meglio tardi che mai… Ecco il mio articolo.
Le 821 mila firme certificate e depositate in sostegno del referendum sulla legge elettorale non possono essere bellamente archiviate solo perché la nomenclatura politica le considera d’impaccio.
Una tale disinvoltura se la potrà forse permettere Berlusconi nei confronti dei cittadini da lui stesso convocati nel dicembre scorso per decidere il nome del partito in cui rigenerare l’ectoplasma della Casa delle libertà: furono annunciati più di tre milioni di partecipanti ma, ora che l’ectoplasma rientra in servizio, chi se li ricorda più?
Più imbarazzante è la posizione in cui si trova Gianfranco Fini, il cui partito sta oggi raccogliendo firme per chiedere elezioni anticipate nelle stesse piazze in cui pochi mesi fa raccolse le firme del referendum. Fino a ieri il leader di An dichiarava che rivotare con la legge Calderoli sarebbe stato inaccettabile. E, come lui, anche i cittadini promotori del referendum l’hanno firmato perchè si cambiasse legge elettorale prima delle future elezioni, cioè per scongiurare la beffa di un secondo Parlamento eletto con quello stesso metodo antidemocratico. Di tale istanza stanno facendosi interpreti le principali rappresentanze del mondo economico e della società civile (non a caso il presidente della Confindustria è tra i firmatari del referendum).
Ora che la Corte costituzionale ha giudicato ammissibili le proposte abrogative, anteporre elezioni celebrate col vecchio metodo alla verifica popolare dei quesiti referendari, significherebbe calpestare un diritto tutelato dalla Costituzione. Diverso sarebbe, naturalmente, se Franco Marini riuscisse nel difficile compito di realizzare entro poche settimane una riforma elettorale che ottemperi alle istanze referendarie. Altrimenti? Altrimenti non è solo benefico e sensato, ma doveroso, che il referendum preceda la convocazione delle elezioni.
Capisco che tale circostanza possa dispiacere all’Udeur di Mastella, al Pdci di Diliberto o ad altre forze a rischio d’estinzione. Ma le procedure democratiche hanno una loro inderogabile linearità, e non a caso il presidente Napolitano ha fatto esplicito riferimento alla modifica della legge elettorale “sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale”. Oltretutto quelle 821 mila firme non sono state raccolte da una sola parte politica. Esprimono un interesse comune al ripristino di accettabili forme di rappresentanza parlamentare e di governabilità.
La vittoria del Sì al referendum modificherebbe sostanzialmente gli esiti della futura competizione elettorale, ma senza favorire l’uno schieramento rispetto all’altro. Il premio di maggioranza introdotto dalla legge Calderoli sarebbe assegnato alla lista più votata, anziché polverizzarsi a vantaggio di partiti finanche minuscoli purchè coalizzati al vincitore. Sarebbe garantita una soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. Verrebbe eliminato lo scandalo dei capolista multipli che determinano per via oligarchica la scelta dei subentranti.
Poniamo pure che il destino politico del paese sia già segnato, e che al più tardi a giugno Berlusconi vincerà comunque le elezioni. Non è indifferente sapere come. Se per vincere Berlusconi dovrà ricompensare ciascuno dei diciannove partiti e partitini intenzionati a coalizzarsi nella sua Cdl (da Storace a Di Gregorio, da Fatuzzo a Nucara, senza contare i soliti Dini e Mastella), pare ben difficile che possa aspirare alla formazione di un governo più lungimirante dei precedenti. Non lamentava forse egli stesso il ricatto paralizzante subito da soggetti minori? Quel ricatto se lo ritroverebbe moltiplicato -ne sa qualcosa Prodi- nel caso si tornasse a votare con la legge Calderoli.
Senza dimenticare che la nuova legislatura nascerebbe sub sudice, con il referendum da celebrare comunque a un anno dalle elezioni, e dunque col rischio di delegittimare le nuove Camere.
La convocazione del referendum prima delle elezioni politiche non è solo un diritto tutelato dalla Costituzione, ma corrisponde a un interesse generale. Dovrebbero condividerlo tutte le forze politiche che non aspirano solo a sopravvivere, ma a governare bene l’Italia.
Lungi dal rappresentare un contrattempo fastidioso, quelle 821 mila firme possono oggi sbloccare una situazione incancrenita. Il ricorso alla sovranità popolare assolverebbe come già nel passato a una funzione provvidenziale. Se Marini fallisse la sua missione, nulla impedisce di rispettare ad aprile l’appuntamento del referendum, per poi rinnovare il Parlamento a giugno secondo la volontà democratica.
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1 febbraio, 2008 alle 1:03 pm
Se passa, incrocisamo le ditra, la battaglia sarà dura con le segreterie di quasi tutti i partiti contro, dovremo fare il porta-a-porta per il quorum, come la raccolata differenziata.
“Incrociamo le dita” porta bene, potrebbe essere lo slogan della campagna referendaria, o il logo.
1 febbraio, 2008 alle 1:07 pm
Le considerazioni di Gad convincono se sono inserite nel momento storico
attuale; se invece vengono viste
in una prospettiva storica (che però non può essere richiesta in un articolo di giornale) lasciano qualche dubbio.
Io credo intanto che la storia della legge elettorale, da quando i costituenti in maniera improvvida non la inserirono nella costituzione, è degna di essere raccontata.
L’ultima legge grida ancora vendetta ed è utile mostrare ai cittadini che razza di classe dirigente provvede per la società italiana facendo simili provvedimenti.
Premi di maggioranza regionai per un organismo nazionale come il senato sono delle assurdità che meriterebbero una risposta adeguata che vedo non c’è perchè tale è il livello della nostra società.Non ignoriamolo.
L’altra cosa di cui mi sono già lamentato riguarda l’aspettativa legata alla legge elettorale che è stata sempre superiore al dovuto;infatti non si può chiedere alla legge elettorale di dare quello che non può dare.
Mi richiamo sempre a coloro che sanno approfondire perchè è possibile credo utilizzare altri sistemi, più efficaci per dare stabilità ai governi di cui parliamo poco.
Uno di questi sarebbe quello di non permettere il cumulo dei ruoli esecutivo e legislativo perchè se
buona parte dell’instabilità dipende
o è dipesa da questa pratica di cui in Italia si è ampiamente abusato.
Voterò il referendum ma non dimentico che già una volta il apese si è illuso votando un referendum che aprì le porte ad un maggioritario
che aumentò il potere alle segreterie dei partiti anzichè diminuirlo
Ettore
1 febbraio, 2008 alle 1:26 pm
Condivido la tua analisi, tranne questo passaggio:
“Se per vincere Berlusconi dovrà ricompensare ciascuno dei diciannove partiti e partitini intenzionati a coalizzarsi nella sua Cdl (da Storace a Di Gregorio, da Fatuzzo a Nucara, senza contare i soliti Dini e Mastella), pare ben difficile che possa aspirare alla formazione di un governo più lungimirante dei precedenti.”
Se infatti analizziamo i fattori che garantirono 5 anni di governo (il governo più lungo della storia Repubblicana), emergerà che quello straordinario fenomeno fu possibile soprattutto grazie a una variabile: la capacità di trovare un accordo fra le parti attraverso l’abile politica del do ut des. E’ per questo che il cavaliere insiste con il suo martellante slogan “elezioni subito! Perchè sa di farcela, anche stavolta.
Anche per questo motivo, per non far vincere gli opportunisti senza scrupoli, che dobbiamo difendere il nostro diritto referendario.
1 febbraio, 2008 alle 1:27 pm
Molti “c’é l’hanno” aprioristicamente (si dice cosi?)con D’Alema.
Molti riescono a criticarlo anche quando dice la stessa loro stessa cosa.
1 febbraio, 2008 alle 1:37 pm
Sono d’accordo.Una sola cosa : se si sciogliono le Camere non si può andare a fare il refrendum,e nemmeno se non c’è un governo legittimamente sostenuto da una maggioranza o sbaglio ?
1 febbraio, 2008 alle 1:42 pm
Io, per esempio non ce l’ho con D’Alema. Critico, in politica, chi sostiene una linea e poi quando cambia il vento ne sostengono un’altra.Però, sia ben chiaro, a volte il cambiamento di posizione è legittimo, perchè è ovvio, solo gli stupidi rimangono rigidamente ancorati, quando la realtà muta (eccetto chi lo fa per dei valori).
Chi cambia invece vento, per difendere la propria posizione,in politica, non può che esser biasimato.
1 febbraio, 2008 alle 4:03 pm
Perfetto Gad!
Dall’interno del tuo discorso così stringente, è possibile spingere lo sguardo non solo in avanti verso il referendum, ma anche verso chi vuole intralciare questo percorso. Che è percorso etico, razionale, democratico. Ma sappiamo che gli impedimenti non mancheranno. E verranno per forza, necessariamente, dalla sponda opposta all’etica, alla ragione e alla democrazia.
Saperlo è poco, ma è qualcosa. Servirà a riconoscere le fisionomie larvatamente suine di tanti personaggi pubblici (perché il porcellum lascia il segno!)
Ciò detto, devo ammettere che questo crinale del sì/no al referendum serve a fare un po’ di chiarezza, ma non esonera i partiti della sinistra dalla responsabilità di averci portato a questa situazione. Lo dico per amore di onestà.
Comunque ora è bene abbandonare ogni motivo di polemica e guardare al futuro, a dita incrociate, come già detto in precedenza. E stringiamole con forza!!
1 febbraio, 2008 alle 4:04 pm
Sono dello stesso parere:
PRIMA IL REFERENDUM POI LE ELEZIONI.
la sfiducia a Prodi è stata data per non andare al referendum. La corte Costituzionale, approvato il testo del referendum, rimanda al Governo la fissazione della data tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Il Governo Prodi,ancora in carica benchè dimissionario, ha il potere di fissare la data per IL 20 APRILE ?
1 febbraio, 2008 alle 4:12 pm
Non vorrei sembrare sprovveduto, ma non capisco il problema. Volere a tutti i costi il referendum è un fatto di principio? Perché ci sono state 820.000 persone a richiederlo? Oppure si pensa che risolva realmente il problema della frammentazione con conseguenti diritti di veto? Perché se è così mi spiace ma non penso proprio che cambi molto. Non è l’essere eletti in un listone anziché in un partitino che può dissuadere uno o più “dissidenti” dallo smarcarsi.
L’unica cosa che veramente potrebbe impedire ciò sarebbe l’introduzione del vincolo di mandato: se non sei più daccordo puoi sempre dimetterti. Ma se fosse così tanto varrebbe chiudere il parlamento e lasciar governare le segreterie dei partiti. E allora?
1 febbraio, 2008 alle 4:29 pm
art. 61 della Costituzione :
“Le elezioni delle nuove camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti.”
Quindi Prodi potrebbe fissare il Referendum per il 20 aprile , e Napolitano non potrebbe più fissare le elezioni perchè i tempi per le campagne elettorali e referendarie coinciderebbero.
SAREBBE UN ATTO DOVUTO ?
1 febbraio, 2008 alle 4:39 pm
Tra elettori di centrodestra e centrosinistra, solo il 21% degli italiani vuole andare al voto subito con la legge elettorale vigente.
1 febbraio, 2008 alle 4:41 pm
Vorrei lanciare un argomento che da molto tempo mi rode dentro: la funzione avuta dai media nella delegittimazione del governo e di Prodi in particolare durante questi venti mesi. Posso capire che lo spettacolo offerto dalla maggioranza non è stato quasi mai edificante; ma questo non giustifica il continuo logorio messo quotidianamente in atto da giornalisti sedicenti di sinistra , a partire dalla finanziaria 2007, teso a sminuire se non tacere le cose buone (si diceva che il governo non riusciva a comunicare) evidenziando tutte le manchevolezze.
L’unico che a mia memoria ha sempre fatto opera contraria a questo andazzo è stato Eugenio Scalfari. E’ ovvio che ho le mie idee sui motivi di un simile atteggiamento (nascita di “cose bianche”, voglia di centro ecc.)
1 febbraio, 2008 alle 4:45 pm
“Le 821 mila firme certificate e depositate in sostegno del referendum sulla legge elettorale non possono essere bellamente archiviate solo perché la nomenclatura politica le considera d’impaccio.”
Sottoscrivo in pieno.
Per il resto, in particolare riguardo al “ravvedimento operoso” di D’Alema, beh…non riesco a vedeci nulla di virtuoso.
Pregiudizio? Facciamo la prova del nove.
Se il miracolo di Marini riuscisse, con un’ampia convergenza (con in prima fila Casini e lo stesso D’Alema) per una legge proporzionale alla tedesca, la volontà dei promotori referendari, espressa con quesiti che vanno in direzione diametralmente opposta, sarebbe oggetto della stessa sensibilità?
1 febbraio, 2008 alle 5:02 pm
Trovo veramente buffa la concomitanza di due fatti. Il primo e’ che Casini ha cambiato idea, rispetto alle sue affermazioni su un governo di transizione, mentre era a Gerusalemme, cioe’ in visita ad Israele. Il secondo e’ che il giorno dopo Fini si e’ affrettato a dichiarare al TG2 che era opportuno riprendere subito la battaglia per inserire le “radici giudaico cristiane” nella costituzione-trattato dell’Europa, dichiarazione tempisticamente bizzarra. Io ho una profonda inclinazione alla dietrologia, dovuta perlopiu’ al fatto che le mie elucubrazioni dietrologiche alla lunga si dimostrano sempre esatte. Sono curiosa di vedere come andra’ questa volta, ovvero se ad esempio una delle prime mosse del governo Berlusconi sara’ il ritiro delle truppe dalla missione Unifil.
1 febbraio, 2008 alle 5:03 pm
Fini farà sempre quello che dirà e vorrà berlusconi, non potrebbe fare altrimenti,è in una situazione di inferiorità genetica da cui i post fascisti non usciranno mai.Possono solo abbaiare ma fin quando vuole il padrone,non hanno mai e non avranno mai la possibilità dell’autodeterminazione.E’ triste per la politica e la dignità personale di molti,vedere con quanta allegria si cambi atteggiamento,passando dalla difesa del referendum alla sua totale indifferenza.La sinistra, d’alema docet,ha colto la palla in balzo e ha giocato una mossa spettacolare e spiazzante, mettendo all’angolo la destra e berlusconi.L’errore di berlusconi e dei suoi è credere che le prossime elezioni si svolgano nello stesso quadro politico di quelle di 24mesi fa.Oggi è in corso una profonda decomposizione delle forze in campo,l’anticomunismo e l’antiberlusconismo non perimetrano più il campo di battaglia,anzi,lo scontro è più indistinto.L’udc non esiste più, casini è rimasto con i voti siciliani di cuffaro,che per l’opinione pubblica è ormai quello che ha preso i voti dei mafiosi, e quelli calabresi di cesa che in calabria era finito nelle inchieste di de magistris.Il distacco di baccini e di tabacci, in vista di un possibile successo del centro destra, costituiscono l’esempio più lampante di questa decomposizione.Berlusconi si presenterà con un’armata destrutturata, con bossi e la sua rivoluzione armata, fini e storace nemici a pelle,e per questo le elezioni le perderà.Le perderà soprattutto perchè la crisi italiana è la crisi dell’intera classe dirigente italiana,una crisi sistemica che corrode tutti gli ambiti e settori, e che con la presenza di berlusconi non si risolverà mai.Tutti gli ambienti che contano hanno compreso questo e si stanno organizzando.E si riorganizzeranno intorno al partito democratico.Non so se si celebrerà il referendum.se non ci sarà si andrà a votare con una legge vergognosa votata dal centrodestra e che difronte ad un imminente referendum ed ai dubbi di costituzionalità della consulta sulla stessa legge, la destra e berlusconi non l’avranno voluta cambiare.Qualsiasi cosa faccia,berlusconi e la destra sbanderanno,anche perchè potrebbero vincere alla camera e pareggiare al senato.e allora cosa succederebbe.la destra e berlusconi non hanno cultura politica,cultura strategica,pensano solo come dei provinciali arricchiti,che non vanno oltre il loro naso ed oltre il prorpio particulare.
1 febbraio, 2008 alle 5:04 pm
Il potere del Presidente della Repubblica, senza dubbio deve essere neutro, apolitico ed imparziale. Ma in questo suo ruolo di garanzia, non bisogna neanche sottovalutarne il profilo che riguarda il controllo sugli organi costituzionali allo scopo di riequilibrare il sistema (pur senza esercizio di governo). Neutro reggitore dello Stato senz’altro, ma anche al di sopra delle fuggevoli maggioranze,il Presidente DEVE, in periodi di crisi istituzionali, assumere un potere decisionale, per ripristinare la normalità politica.
1 febbraio, 2008 alle 5:06 pm
In risposta al commento 10 di Mario
Il potere del Presidente della Repubblica, senza dubbio deve essere neutro, apolitico ed imparziale. Ma in questo suo ruolo di garanzia, non bisogna neanche sottovalutarne il profilo che riguarda il controllo sugli organi costituzionali allo scopo di riequilibrare il sistema (pur senza esercizio di governo). Neutro reggitore dello Stato senz’altro, ma anche al di sopra delle fuggevoli maggioranze,il Presidente DEVE, in periodi di crisi istituzionali, assumere un potere decisionale, per ripristinare la normalità politica.
1 febbraio, 2008 alle 5:08 pm
Fini farà sempre quello che dirà e vorrà berlusconi, non potrebbe fare altrimenti,è in una situazione di inferiorità genetica da cui i post fascisti non usciranno mai.Possono solo abbaiare ma fin quando vuole il padrone,non hanno mai e non avranno mai la possibilità dell’autodeterminazione.E’ triste per la politica e la dignità personale di molti,vedere con quanta allegria si cambi atteggiamento,passando dalla difesa del referendum alla sua totale indifferenza.La sinistra, d’alema docet,ha colto la palla in balzo e ha giocato una mossa spettacolare e spiazzante, mettendo all’angolo la destra e berlusconi.L’errore di berlusconi e dei suoi è credere che le prossime elezioni si svolgano nello stesso quadro politico di quelle di 24mesi fa.Oggi è in corso una profonda decomposizione delle forze in campo,l’anticomunismo e l’antiberlusconismo non perimetrano più il campo di battaglia,anzi,lo scontro è più indistinto.L’udc non esiste più, casini è rimasto con i voti siciliani di cuffaro,che per l’opinione pubblica è ormai quello che ha preso i voti dei mafiosi, e quelli calabresi di cesa che in calabria era finito nelle inchieste di de magistris.Il distacco di baccini e di tabacci, in vista di un possibile successo del centro destra, costituiscono l’esempio più lampante di questa decomposizione.Berlusconi si presenterà con un’armata destrutturata, con bossi e la sua rivoluzione armata, fini e storace nemici a pelle,e per questo le elezioni le perderà.Le perderà soprattutto perchè la crisi italiana è la crisi dell’intera classe dirigente italiana,una crisi sistemica che corrode tutti gli ambiti e settori, e che con la presenza di berlusconi non si risolverà mai.Tutti gli ambienti che contano hanno compreso questo e si stanno organizzando.E si riorganizzeranno intorno al partito democratico.Non so se si celebrerà il referendum.se non ci sarà si andrà a votare con una legge vergognosa votata dal centrodestra e che difronte ad un imminente referendum ed ai dubbi di costituzionalità della consulta sulla stessa legge, la destra e berlusconi non l’avranno voluta cambiare.Qualsiasi cosa faccia,berlusconi e la destra sbanderanno,anche perchè potrebbero vincere alla camera e pareggiare al senato.e allora cosa succederebbe.la destra e berlusconi non hanno cultura politica,cultura strategica,pensano solo come dei provinciali arricchiti,che non vanno oltre il loro naso ed oltre il prorpio particulare.
1 febbraio, 2008 alle 5:12 pm
Tra le tante cose italiane che trovo bizzarre c’e’ quella che nessun giornalista abbia avuto il coraggio di chiedere agli orgogliosi referendari, che amano presentarsi come salvatori della patria, il perche’ non abbiano pensato anche di abrogare la parte della “legge-porcata” elettorale che si riferisce al blocco delle liste, cioe’ all’impossibilita’ del cittadino di scegliere chi votare . Troppa fatica Segni e Guzzetta? Ovvero?
1 febbraio, 2008 alle 5:25 pm
Risposta a mcginobbi: è complicatissimo il lavoro di forbici con cui si formulano i quesiti referendari, che possono essere solo abrogativi, mai aggiuntivi. Non esiste il referendum propositivo. E’ già un miracolo che tagliando (senza possibilità di cucire) si ottengano i risultati “maggioritari” sui quali speriamo di votare. Nè Guzzetta nè Segni hanno complicità alcuna con le segreteria di partito.
1 febbraio, 2008 alle 6:18 pm
mcginobi,
i referendari non si sono mai atteggiati a salvatori delle Patria, anzi hanno semre lavorato con estrema umiltà, semmai con l’eccesso di timidezza delle persone per bene che oggi va però abbandonata.
Viene messa a disposizione, con i limiti dello strumento del referendum abrogarivo, la possibilità di indirizzare il sistema politico al bipartitismo maggioritario, del resto, nel solco di quanto hanno chiesto gli italiani nel precedente referendum elettorale.
820.000 firme raccolte, l’approvazione di Cassazione e Consulta, il risultato del Referendum 18 aprile del 1993 tagliano la strada a qualsiasi ritorno al sistema proporzionale variamente edulcorato.
AdessoSì
1 febbraio, 2008 alle 8:16 pm
Franco Giordano segretario di PRC, boccia l’idea dalemiana per il referendum. La stessa Forza Italia per bocca di Bonaiuti e Di Pietro affermando che un governicchio peraltro fallimentare non possa portare il paese al referendum e se dovesse essere attuato, per quanto ci riguarda, con altri, faremo di tutto per non fargli raggiungere il quorum. Spiegheremo che questo referendum peraltro criticato dalla stessa corte costituzionale è carente perchè propone una ammucchiata al fine di formare due liste indistinte e relativo premio di maggioranza una cazzata tutta italica e che gli italiani riusciranno ad eliminare.
La costituzione italiana e nata con il proporzionale puro ed anche il paese è proporzionalista, non ci piace ma è meglio di questo bipolarismo distruttivo. Noi siamo per il sistema tedesco così come è magari modificato considerando la nostra costituzione, tutto il resto è aria fritta. Il referendum potrà anche essere approvato ma, il parlamento ne farà strame perchè gli interessi partitici sono molteplici diversi tanti e il loro appetiti sono grandi….
Vogliamo il voto subito senza inciuci, lo vogliono gli italiani….torna il nanetto e vabbè l’italia è abituata a farsi governare da nanetti.
1 febbraio, 2008 alle 8:34 pm
La politica italiana dei diavoli non cambiera’ mai niente finche’ non avranno persone di giu’.
1 febbraio, 2008 alle 8:34 pm
ROMA – Sciogliere adesso le Camere e andare a votare significa regalare 300 milioni di euro ai partiti, cento milioni all’anno per i prossimi tre anni, fino al 2011, scadenza naturale della XV legislatura. Viene in mente “Lascia o raddoppia?”, il gioco a quiz con cui gli italiani cominciarono a vincere soldi in tv nella seconda metà degli anni Cinquanta. Solo che stavolta i beneficiari sono i partiti e chi ci rimette è lo Stato, cioè i cittadini.
Il gioco, se così si può chiamare, è molto semplice: ogni anno i partiti si dividono, a seconda dei voti che hanno ricevuto, una torta di circa 50 milioni di euro che vanno sotto la voce rimborsi elettorali. Cinquanta milioni per ognuno dei cinque anni di legislatura. Una volta, secondo logica, se la legislatura finiva il rimborso veniva interrotto per lasciare il posto a quello nuovo che comunque sarebbe arrivato.
Invece nel febbraio 2006, ancora in sella il governo Berlusconi, interviene una piccolissima modifica che garantisce “l’erogazione del rimborso elettorale anche in caso di scioglimento delle Camere”. Significa che i partiti rappresentati nel prossimo Parlamento – molti dei quali assolutamente identici – prenderanno due volte il rimborso elettorale. Succederà sicuramente a Forza Italia e al Pd che sommerà i rimborsi “vecchi” dell’Ulivo e quelli “nuovi” del Partito democratico. Forse anche in questo banalissimo calcolo di cassa sta una delle ragioni della volontà di tornare al voto. Votare conviene.
Da 800 lire a 1 euro. La “guida” in questo viaggio nello spreco è Silvana Mura, deputata dell’Italia dei Valori e tesoriera del partito che per ben due volte, nella Finanziaria votata nel dicembre 2006 e in quella approvata a dicembre scorso, ha provato a cambiare le cose. Rimbalzando nel muro di gomma degli stessi partiti. Mani pulite e il successivo referendum avevano abolito nel 1993 il finanziamento pubblico ai partiti che nel 1999 rispunta fuori sotto la dizione “rimborso elettorale”. Fin qui niente di strano. Anzi, civilmente corretto visto che i partiti sono al servizio dei cittadini ed è giusto che abbiamo un rimborso per le loro spese.
Il rimborso viene quantificato in 800 lire per ogni voto ogni anno. L’arrivo dell’euro fa raddoppiare i prezzi di frutta e pane ma anche il rimborso ai partiti che nel 2002 – governo Berlusconi – da 800 lire passa a 1 euro tondo per ogni voto. Nessuno dice niente. I rimborsi scattano per le elezioni europee, Camera e Senato e regionali. Con i ritmi elettorali che ci sono in Italia praticamente è un rimborso continuo che puntuale compare ogni anno nei bilanci di Camera e Senato.
Doppio scandalo. Gli “scandali”, così li chiama l’onorevole Mura, in questa pratica tutta italiana sono almeno due. Il primo: “Il fondo dei rimborsi elettorali è una cifra fissa calcolata non in base a chi va effettivamente alle urne ma sul numero degli aventi diritto”. Uno spreco nello spreco che vale qualche milione di euro. Il fondo annuale, tanto per la Camera tanto per il Senato, è pari a 49 milioni e 964 mila 574 euro. Ma il numero delle persone che vota non corrisponde mai agli aventi diritto e il numero degli aventi diritto per il Senato è inferiore a quello della Camera. Qualche esempio. Nel 2006 per la Camera ha votato l’83% degli aventi diritto. Se il rimborso fosse reale, cioè solo per chi ha votato, sarebbe stato pari a 41 milioni e 789 mila euro, “un risparmio”, secondo i conti di Silvana Mura, di “otto milioni di euro all’anno”. Per il Senato ha votato il 76% degli aventi diritto, pari a 38 milioni di euro circa con un risparmio di 11 milioni all’anno.
Il secondo scandalo. E’ quello che scatta nel caso di scioglimento anticipato delle camere. Fino al 2006 il rimborso veniva interrotto se si andava al voto. Più che logico visto che con la nuova legislatura scatta quello nuovo. Nel febbraio 2006, secondo governo Berlusconi, la norma viene così modificata: “In caso di scioglimento della Camere l’erogazione del rimborso è comunque effettuata”. Una riga che vale qualche centinaia di milioni di euro. “Abbiamo provato – spiega Silvana Mura – a cambiare e a sostituire la parola “effettuata” con “interrotta” ma non ci siamo riusciti”. E’ impossibile perché il credito è vincolato. Come se uno accendesse un mutuo su quel rimborso: poi non puoi più rinunciarci perché vincolato.
Così vanno le cose. “Una generosa liquidazione dovuta a una norma scandalosa che incentiva la fine anticipata della legislatura” dice Silvana Mura. Che accusa: “I partiti hanno trovato il modo di guadagnare anche sulle crisi di governo”.
Il resoconto della Gazzetta Ufficiale documenta che Forza Italia prenderà comunque 12 milioni l’anno fino al 2011 oltre a quelli che incasserà per il rimborso della XVI legislatura, la prossima. L’Ulivo ne prenderà circa 16 a cui potrà aggiungere i milioni che riceverà il neonato Pd. Chissà se nelle consultazioni si è parlato di questo inedito “Lascia o raddoppia?”.
(1 febbraio 2008)
1 febbraio, 2008 alle 11:43 pm
Bene il referendum piuttosto che lo stallo inconcludente dei partiti.
Però, amici promotori, siate sinceri, è proprio vero che una vittoria determinerebbe la trasformazione del sistema in senso bipartitico? Tutti i partiti affermano, sia pure con colpevole cinismo, che in realtà si darebbe vita solo a due listoni, che subito dopo le elezioni si riscomporrebbero in decine di partiti.
Si potrebbe mai impedirlo, a meno di una improbabilissima modifica dei regolamenti parlamentari?
Sembrerebbe di no e per onestà dovreste tenerne conto e dirlo chiaramente agli elettori.
2 febbraio, 2008 alle 2:08 am
Bravo Domenico. Il mandante però non è la cosa bianca, ma Veltroni, tramite De Benedetti.
2 febbraio, 2008 alle 12:50 pm
STO SBADIGLIANDO DA MORIRE QUI.
2 febbraio, 2008 alle 2:35 pm
Dopo aver letto tanti commenti e aver rimuginato a lungo sull’ultima trasmissione dell’Infedele, la mia crisi è completa. E allora cerco di ragionare semplificando le cose, per cercare di capire almeno qualcosina.
Ammettiamolo una volta per tutte: siamo in piena anarchia e ci muoviamo in direzione di un regime che troverà facile e comodo innestare i valori della destra sul pensiero confessionale.
Sarò fissata, ma continuo a pensare che sull’annoso, anzi sempiterno problema del rapporto Chiesa-Stato, si è sempre giocato e si gioca ancora oggi il destino democratico del nostro incancrenito paese, di cui Berlusconi rappresenta per eccellenza il sintomatico “accidente”.
Non ho intenzione di perdermi in riferimenti storici, ma è un fatto che la politica del “divide et impera”, mutuata dall’Antica Roma, è sempre stata attuata dalla Chiesa per difendere i suoi interessi terreni (si pensi ad es. all’infinità di volte in cui gli eserciti stranieri furono chiamati dal Papa nella Penisola per destabilizzare il potere dei suoi avversari e frammentare qualsiasi sogno unitario, con le conseguenze che ben conosciamo).
Non è cambiato niente, pare, per una ragione semplicissima, banale, che abbaglia anche i ciechi con la sua evidenza: il “do ut des” che ha sempre giovato al potere politico e a quello – chiamiamolo così, anche se è un abuso bello e buono – spirituale, e che dà origine da sempre al sistema che abbiamo: pianeti e satelliti e granelli di polvere cosmica che nascono e muoiono e rinascono, sempre ruotando attorno alla stella fissa della Chiesa.
In questo sistema rientrano anche i pianeti eccentrici, dotati di forza centrifuga, che – piaccia o no – fanno da contrappeso ideale alla stella per mantenere vive e non inerti le forze in gioco. Non a caso Ruini preferisce una Chiesa contestata che irrilevante! Il che è molto significativo, mi pare. Le divisioni, le polemiche, le contraddizioni della politica, portano evidentemente acqua al mulino più efficiente del sistema, capace di macinare tutto per farne farina da ostie.
In questo senso davvero possiamo dire che le radici dell’Europa sono cristiane, anche se personalmente la sottoscritta si trova a dirlo quasi piangendo.
Questo a mio parere è il sostanziale problema a monte, la sorgente malata da cui derivano tutti gli altri rivoli inquinati.
Davanti a noi oggi abbiamo la destra che conosciamo, già a braccetto con la Chiesa (alla faccia dei tanti indifferenti atei che dimorano nella Cdl) e una sinistra sul punto di spaccarsi in modo definitivo non tanto sulle tendenze opposte delle sue correnti (forze radicali e moderate stanno anche dall’altra parte), ma proprio sulla definizione di un’identità comune in relazione al problema dell’autonomia della politica dalla Chiesa.
Caro Gad, se mi leggi, spiegami anche brevemente in quale direzione può andare il PD, al di là della sua vocazione centrista, perchè io non lo capisco. Ed è questa, fra altre, una delle ragioni per le quali mi sento vicina ai radicali.
La mia impressione è che si stia smarrendo un’alternativa davvero laica a questo stato di cose e se così fosse, il referendum, cui diamo non solo un valore semantico di rinnovato impegno democratico, ma anche un fortissimo valore simbolico di bisogno di pulizia e di trasparenza, cambierà il nostro destino di Italiani solo in modo apparente.
Vanitas vanitatum, osserverebbe maliziosamente Ruini: tutto è effimero,relativo,insignificante, tranne Dio.
La vera alternanza democratica si pone sull’accettazione o sul rifiuto di questo assioma.
Allora, sì al referendum, con tutte le nostre forze, ma senza dimenticare che la sinistra non può buttare alle ortiche la sua vocazione laica, pena il diventare un clone della vecchia D.C. o della nascente Rosa Bianca.
Parliamone, volete? Io ho scritto di getto, di fretta e senza seguire troppo attentamente il filo logico del discorso…
2 febbraio, 2008 alle 3:50 pm
Mrs Edy carissima, Gad, Amici,
La via crucis referendaria, a mio avviso, costringe a due riflessioni, una pessimista, e l’altra ottimista.
La prima si esprime in modo esemplare in quanto ricopio:
“Io, Eccellenza, avevo votato ‘no’. ‘No’, cento volte ‘no’.
Ricordavo quello che mi avete detto: la necessità, l’inutilità, l’unità, l’opportunità. Avrete ragione voi, ma io di politica non me ne sento. Lascio queste cose agli altri.
Ma Ciccio Tumeo è un galantuomo, povero e miserabile, coi calzoni sfondati (e percuoteva sulle sue chiappe gli accurati rattoppi dei pantaloni da caccia) e il beneficio ricevuto non lo aveva dimenticato; e quei porci in Municipio s’inghiottono la mia opinione, la masticano e poi la cacano via trasformata come la vogliono loro.
Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco!
Per una volta che potevo dire quello che pensavo quel succhiasangue di Sedàra mi annulla, fa come se non fossi mai esistito, come se fossi niente immischiato con nessuno, io che sono Francesco Tumeo La Manna fu Leonardo, organista della Madre Chiesa di Donnafugata, padrone suo mille volte e che gli ho anche dedicato una mazurca composta da me quando è nata quella … (e si morse un dito per fermarsi) quella smorfiosa di sua figlia!”
La seconda, quella ottimista, è che, diversamente dal povero Ciccio Tumeo, noi viviamo in uno stato di diritto, e più che il voto del referendum del ’93, o le 820.000 e passa firme, vale che la Corte Costituzionale ha approvato la richiesta del Comitato Referendario.
Per ciò avanti col ricorso alla Corte che denuncia il conflitto tra l’indizione dei comizi per le elezioni, e quello ugualmente dovuto per la consultazione referendaria.
Poco importa se a suggerirlo è qualcuno che, per ragioni strumentali, ha interesse a dilazionare la data del voto.
RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE!
P.S.
Il Comitato dei Referendari non ha risorse, e ha necessità di mezzi finanziari, anche minimi, per proseguire la Sua azione.
Andate a fare una donazione, anche piccola, nel sito http://www.referendumelettorale.org.
2 febbraio, 2008 alle 4:15 pm
Mrs. Edy, hai ragione le radici greco-giudaiche- cristiane non rappresentano solo una pretesa strumentale per affermare una superiorità culturale rispetto alle altre identità europee. Perchè obiettivamente-in particolar modo per ciò che riguarda l’Italia- la Storia della penisola è squisitamente Storia della Chiesa.
Lasciami inoltre dire,fai bene a non schierarti. Resta così pura disincantata,onesta e un pò romantica. Resta bella come sei, Mrs. Edy.
2 febbraio, 2008 alle 4:22 pm
Persone DI GIU’ non vuol dire persone a DIGIUNO. Hahahahah
2 febbraio, 2008 alle 4:39 pm
CHI TI PAGA?
2 febbraio, 2008 alle 4:43 pm
l’amor dello s-FASCIO NAZI-onale mi LEGA al co-MANDANTE
2 febbraio, 2008 alle 5:00 pm
Cara mrs.edy
come non riconoscersi in molte delle cose che dici.
Provo a dire anche la mia, sapendo di non avere alcun verità in tasca, andando a naso e cercando di farmi aiutare da qualche analogia con il passato.
Dopo aver proposto una serie di giuste osservazioni, che condivido totalmente, concludi: “la sinistra non può buttare alle ortiche la sua vocazione laica, pena il diventare un clone della vecchia D.C. o della nascente Rosa Bianca.”
Anche se quello della laicità è senza dubbio un nodo tristemente attuale, consentimi di manifestare qualche dubbio sul fatto che sia questa la priorità, o meglio che sia questa la giusta prospettiva per affrontare l’attuale crisi.
Io credo che non è solo la laicità dello stato ad essere in gioco, ma anche e soprattutto la democrazia. I due aspetti sono strettamete collegati, ma non sono la stessa cosa. E porre l’accento sul primo aspetto, richiando di scambiare l’effetto con la causa, può essere pericoloso.
La vecchia DC , di cui sono sempre stato un avversario, solo raramente ha tentato la deriva autoritaria. Anzi, va riconosciuto che è stata determinante nella difesa della nostra democrazia. Se la “conventio ad escludendun” verso la sinistra di ispirazione comunista è stata in buona parte conseguenza di condizionamenti internazionali, l’esclusione dal potere della destra fascista è stata garantita non solo dalla forte vigilanza democratica della classe operaia, ma anche dalla sostanziale fedeltà al patto costituente da parte della DC.
Oggi, con l’operazione di sdoganamento effettuata da Berlusconi, ci troviamo come avversario, non più un partito cattolico amico quanto si vuole dei poteri forti, ma sostanzialmente anti-fascista (e ce lo ha ricordato la bella lettera di Tina Anselmi a Repubblica), bensì un fronte con chiare caratterizzazioni eversive ed autoritarie, che non fa mistero di non riconoscersi nella costituzione.
E la riproposizione di uno stato etico e confessionale mi sembra più uno degli elementi in cui si articola la sua strategia autoritaria, piuttosto che “la sorgente malata da cui derivano tutti gli altri rivoli inquinati.”
Può darsi che mi sbagli, ma se tale analisi è corretta, non distinguere il populismo berlusconiano, le suggestioni eversive della Lega e della destra di Storace, il neo-fascismo in doppio petto di Fini, dai tentativi neo-clericali di Ruini o dal moderatismo un po’ bigotto di Pezzotta o di Tabacci sarebbe a mio giudizio un grave errore.
Oggi Veltroni ha rivendicato in una lettera che i principi della resistenza e dell’antifascismo sono parte del PD. Precisazione opportuna, ma insufficiente. Non basta, infatti, dire che la Resistenza è patrimonio fondamentale e naturale del Partito democratico, ma occorre anche avere la consapevolezza che l’impegno e la battaglia anti-fascista sono oggi ridiventati di drammatica attualità.
L’ultima cosa da fare, credo, nello scenario che ci si prospetta, è quella di arroccarsi in posizioni settarie che impediscano la nascita di un’ampia alleanza in difesa della democrazia e della costituzione nata dalla Resistenza.
2 febbraio, 2008 alle 5:29 pm
Oggi Veltroni ha rivendicato in una lettera che i principi della resistenza e dell’antifascismo sono parte del PD. Precisazione opportuna, ma insufficiente. Non basta, infatti, dire che la Resistenza è patrimonio fondamentale e naturale del Partito democratico, ma occorre anche avere la consapevolezza che l’impegno e la battaglia anti-fascista sono oggi ridiventati di drammatica attualità.”
Ben detto! Però,se si vuol essere onesti e obiettivi fino in fondo, mettiamo la questone nei seguenti termini:
Per esser credibile, il Pd guidato da Veltroni, prima delle elezioni, dovrà rimangiarsi le dichiarazioni fatte contro il popolo rumeno e contro i rom. Chiedendo ufficialmente scusa a questi cittadini farà il suo dovere etico. E dimostrerà che il Pd è coerente ai principi della Costituzione nati dalla resistenza e dall’antifascismo.
2 febbraio, 2008 alle 5:36 pm
Per evitare equivoci (commento 31). Mi preme render noto che il mio nome corrisponde a quello anagrafico (con la A maiscola) e che ,a differenza di qualcuno, “il mio lavoro” lo svolgo gratis. Sembrerà strano, ma ho uno spirito filantropico
2 febbraio, 2008 alle 6:13 pm
La fretta inusitata del caimano e degli umiliati alleati è strana.Perchè votare subito e con il porcellum?Per arraffare i voti dei 26 partiti e partitini che compongono il Vecchi Polo?Temono evaporazioni emotive di quella parte di elettorato più volatile?Forse due anni persi(per loro,non per i conti dell’Italia)sono stati troppi e troppa è la bile?Temono le astensioni e vogliono cavalcare la tigre?Perchè sono tanto agitati,in primis il già teologo Ferrara?
2 febbraio, 2008 alle 6:47 pm
Guardatevi cosa pensa del caimano che torna il Financial Times:sul sito di RaiNews 24.Aspetto i commenti sul blog!
2 febbraio, 2008 alle 6:57 pm
Grazie Adele! E speriamo che romanticismo non faccia rima per qualcuno con cretinismo…;-)
D.S.E., pedaliamo in tandem!
Una brevissima replica a Mariok.
Caro amico, capisco e condivido il tuo giudizio sul presente, ma le mie considerazioni nascono dall’amarissima constatazione che i nostri accidenti (intesi in senso pratico e anche filosofico) non intaccano mai di fatto la sostanza (eterna) dei nostri problemi.
In altre parole ritengo che la chiave di lettura della storia italiana sia data dalla sua costante dominante, che non è il fascismo (altro accidente gravissimo), ma il pensiero totalitario di stampo cattolico che si è sempre manifestato nelle forme oltranziste di “strapotere” della Chiesa su tutte le altre istituzioni.
L’equilibrio politico degli stati italiani del nostro Rinascimento era stabilito dalla Chiesa non meno dell’equilibrio politico dei nostri partiti di oggi, anche se il fenomeno sembra meno evidente.Del resto quando osserviamo una realtà troppo da vicino, ci sfuggono i particolari. Proviamo a vedere che cosa accade in Spagna per capire se è vero o no quanto dico e poi moltiplichiamo il fenomeno almeno per 3,14, visto che noi la Chiesa l’abbiamo in casa.
Così, se condivido con te la proccupazione per una deriva di stampo fascista e mi sento di suonare trombe e campane per scongiurare il pericolo, continuo comunque a pensare che il pensiero totalitario di cui poco ci si occupa, si annida stabilmente proprio in quell’area di centro della nostra politica che per definizione dovrebbe scongiurare proprio gli estremismi.
Nel centro stanno i moderati, si dice. Laici e cattolici. Il fatto è che se i laici moderati hanno una loro attendibilità, basata su quello che consideriamo nei minimi termini come “buon senso” o anche “capacità di giudizio personale”, i cattolici a mio parere non hanno ancora chiarito che cosa intendono per moderazione. Chi sono i cattolici moderati? Quelli che ubbidiscono al pensiero dogmatico (totalitario) della Chiesa? Evidentemente no. Allora sono quelli che sanno disubbidire, come i famosi 60? Direi di sì, ma a parte il fatto che quei poveretti sono stati messi alla gogna e zittiti in fretta, direi che poche decine di individui non fanno comunque testo. Morale, ha ragione Odifreddi: il cattolicesimo si dimostra l’antitesi della democrazia (non so se queste sono le sue parole, ma il concetto è questo).
Ecco perché sono tanto in crisi. Davanti a me non vedo un solo tipo di totalitarismo, concreto quanto – mi auguro col corno in mano – passeggero. Vedo anche prendere sempre più vigore un tipo di pensiero confessionale che sfocia nell’integralismo religioso utile alla Chiesa quanto devastante per la Nazione. L’ho già detto: se rinasco, lontano sia. In Nuova Zelanda mi va benissimo.
2 febbraio, 2008 alle 6:59 pm
Mariok, scusa. Avrai detto: se questa è una replica brevissima, alla larga da una replica lunga! E’ colpa di questo spazio che sembra piccolissimo quando si scrive…
2 febbraio, 2008 alle 8:45 pm
Referendari, coinvolgete la Consulta
di LUCIANO VIOLANTE *
Caro Direttore,
il capo dello Stato ha incaricato il presidente del Senato di accertare se esiste la possibilità di varare una nuova legge elettorale.
Era obbligato a farlo perché il superamento della legge Calderoli era chiesto dalle forze presenti in Parlamento, da sindacati e associazioni imprenditoriali.
Se il presidente Marini riuscisse a portare a termine il suo incarico, si costituirebbe un governo che, approvata la legge elettorale, e quindi evitato il referendum, ci condurrebbe al voto entri i primi sei mesi dell’anno.
Ma se così non fosse si aprirebbe uno scenario a dir poco confuso. Infatti ci troveremmo di fronte al conflitto tra due atti «costituzionalmente obbligati». Il primo è la convocazione dei comizi elettorali per le nuove elezioni.
Il secondo è la convocazione dei comizi elettorali per il referendum. La Corte costituzionale infatti, con una famosa sentenza del 1978, quella che ha riconosciuto il comitato promotore del referendum come «potere dello Stato», ha dichiarato che la convocazione del corpo elettorale per pronunciarsi sul referendum è «costituzionalmente dovuta», cioè obbligatoria.
Esiste una norma per la quale il voto sul referendum è rinviato di un anno in caso di coincidenza con lo scioglimento delle Camere.
Ma il dubbio nasce dal fatto che questo referendum riguarda non una legge qualsiasi ma la legge elettorale, che, come hanno riconosciuto le recenti sentenze della Corte sul referendum, ha caratteri del tutto particolari perché determina le regole per eleggere i rappresentanti del Popolo.
Chi ha sottoscritto il referendum intendeva eleggere il nuovo Parlamento con la legge referendaria.
Se il Parlamento venisse eletto con la vecchia legge, verrebbe vanificato il senso stesso della richiesta dei referendari.
In pratica, le forze politiche, incapaci di approvare una nuova legge elettorale, creerebbero le condizioni per lo scioglimento delle Camere, e quindi impedirebbero ai cittadini di pronunciarsi.
È una scelta politicamente discutibile.
Ma c’è altro.
Il Comitato promotore del referendum potrebbe sollevare davanti alla Corte Costituzionale conflitto di attribuzione contro la deliberazione di scioglimento delle Camere.
Personalmente non condivido il testo della legge che verrebbe fuori da una vittoria del referendum; ma le regole devono valere anche quando non piacciono.
Sarebbe bene perciò far concludere con successo il tentativo del presidente Marini.
Altrimenti ancora una volta la politica, per egoismi, o per incapacità di decidere, sarebbe scavalcata da altri poteri
* presidente della commissione Affari costituzionali della Camera
02 febbraio 2008
Ancora una volta un consiglio “disinteressato”, ma ne facciamo ugualmente tesoro, e se ricorreranno le circostante chiederemo con viva voce che la Corte Costituzionale si pronunci!
2 febbraio, 2008 alle 9:49 pm
Che battuta, mi paga il mio cuore adeluccia 32. Non hai seguito la mia storia di categoria protetta, talpona?
2 febbraio, 2008 alle 9:52 pm
adeluccia 33 e 36, hai ripreso la mia battuta nel 33 ma non mi hai neanche citata, male male male. E poi hai detto “MAISCOLA” invece di “MAIUSCOLA”. Tale LAPSUS mi fa presupporre che le scuole non le hai viste neanche dipinte.
2 febbraio, 2008 alle 9:56 pm
Invece tu mrs. edy con la e MINUSCOLA che mi porta a dire che pure tu sei da MENO-SCUOLA, nel 39 attenti (come i terroristi) una rima azzardatissima che proprio stona. Il ROMANTICISMO al massimo qui fa rima con ALPINISMO, perche’ a forza di voler scalare le cime a tutti i costi senza avere i presupposti giusti, tanto poi cadono come le mosche e poi si sposano solo per LI SORDI o li SOLDI, i soldi de’ li SORDI romani che sono pure CIECHI e MUTI. Hahahahah
3 febbraio, 2008 alle 4:08 pm
Dichiarazione del Presidente del Comitato Referendario
2 Febbraio 2008
In qualità di delegazione del Comitato Promotore dei Referendum elettorali noi rappresentiamo qui formalmente gli 820.916 sottoscrittori dei quesiti che la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili lo scorso 16 gennaio.
In questa occasione la coincidenza tra un procedimento referendario e la crisi di Governo è ancor più significativa per il fatto che il tema della legge elettorale è al centro della crisi stessa e delle consultazioni operate dal Presidente Marini.
Come abbiamo sempre ribadito, fin dalla raccolta delle firme per il referendum, l’ipotesi di una riforma parlamentare, costituzionalmente ineccepibile, è però politicamente e, in larga misura, giuridicamente vincolata allo spirito ed all’intento del referendum stesso.
Spirito che, lo ripetiamo, consiste nel rafforzamento del bipolarismo, nella riduzione della frammentazione e nella tutela del diritto dei cittadini di scegliere essi stessi direttamente governi stabili.
Una democrazia dei cittadini e non una democrazia della delega in bianco a partiti irresponsabili.
Purtroppo in questi 18 mesi il Parlamento non è stato in grado di assumere alcuna significativa iniziativa di riforma della legge elettorale.
Peraltro le uniche proposte avanzate sono andate tutte in direzione opposta a quella indicata dal Referendum.
Ci riferiamo in particolare alle varie versioni della c.d. Bozza Bianco.
Al Presidente incaricato abbiamo fatto presente che riteniamo fisiologica la circostanza che in una democrazia bipolare e maggioritaria la rottura del patto politico siglato davanti agli elettori imponga che si torni davanti al corpo elettorale.
Allo stesso tempo, in pieno ossequio alla Costituzione e nel rispetto del mandato ricevuto dagli 820.916 sottoscrittori, abbiamo sottoposto al Presidente della Repubblica prima ed al Presidente incaricato oggi la proposta di rendere possibile l’esercizio del referendum nel più breve tempo possibile onde procedere allo scioglimento anticipato immediatamente dopo, consentendo l’elezione delle nuove Camere entro la primavera.
Riteniamo che sia tecnicamente possibile votare anche entro maggio.
Le ragioni di questa proposta risiedono nel fatto che consideriamo contrario al buon senso e alla logica politica e istituzionale rinviare un referendum che ha ad oggetto proprio la legge con cui si dovrà votare il nuovo Parlamento.
Il rischio è infatti che il nuovo Parlamento sia eletto con una procedura che tra alcuni mesi potrebbe essere abrogata dal corpo elettorale, con grave nocumento della legittimazione politica delle nuove Camere.
Nessun intento dilatorio, nessuna accondiscendenza verso soluzioni pasticciate.
Il miglior modo di tutelare il legittimo diritto dei cittadini a votare rapidamente un nuovo Parlamento è quello di consentire loro di farlo con le regole che essi stessi sceglieranno tramite il referendum.
4 febbraio, 2008 alle 11:45 am
Ma questo Goffredo Bettini “c’è” o “ci fa”.
Anche qualora la notizia riportata dal Giornale, il quotidiano di famiglia Berlusconi, fosse fasulla dove le va a scegliere le parole Bettini, nel bazar del perfetto terrorista?
Cosa vuol dire “NON ESISTE” in bocca al portavoce del partito che più di ogni altro ha detto di cercare un accordo per un governo transitorio prima delle elezioni.
“NON CI E’ STATO COMUNICATO ANCORA NULLA. VEDREMO … ” si risponde in questi casi, sciocco ed inopportuno arrogantello.
5 febbraio, 2008 alle 12:37 am
Anche Giovanardi si è dimesso e va nel Partito del Popolo della Brambilla,cioè in Forza Italia.Tabacci se ne è andato e fonda la Rosa Bianca,Cuffaro si è dimesso dalla Regione Sicilia.Che farà?Casini sembra sempre più solo e confuso.Follini se ne è andato nel Pd.Spappolamento con redistribuzione dei voti?Sparisce l’Udc?
6 febbraio, 2008 alle 7:14 pm
Il referendum non è uno scherzo
6 febbraio 2008
Vi avevo promesso iniziative serie – non vuoti proclami – a sostegno dell’iniziativa di quasi 821.000 cittadini.
Nelle prossime ore depositeremo presso la Corte Costituzionale il ricorso per far dichiarare illegittimo lo slittamento di un anno del nostro referendum, in modo da poterlo votare già il 18 maggio di quest’anno.
Visto che il mondo politico, ormai immerso in un clima pre-elettorale, dichiara che la prossima legislatura avrà natura costituente, noi chiediamo ancora una volta che siano direttamente i cittadini – col voto referendario – ad indicare la direzione di marcia delle successive riforme.
Di certo questo ha spiazzato qualcuno.
Qualcuno che forse non aveva ancora capito che il referendum non è uno scherzo.
3 settembre, 2008 alle 4:27 pm
DSE mi sovviene che forse, stante il nome e considerato che mi
sembri un esperto di questioni siciliane, potrai dirmi tu chi e’
Salvatore Mancuso il patron del fondo Equinox coinvolto nella
“resurrezione” Alitaglia. Ne sai qualcosa? Su Repubblica poi’ e’
apparsa anche questa notizia, parte di un articolo sulla lotta a
sangue tra Geronzi e Profuno sulla governance di
Mediobanca:”Nonostante l’appannamento di questi ultimi anni,
(Mediobanca) resta uno snodo di potere formidabile. Il
passe-partout che apre le cassaforti di Generali, Rcs, Telecom. Con
“un uomo solo al comando” non regge più. “Per questo – è la linea
di alcuni soci che sostengono la battaglia di Nagel e Pagliaro -
Geronzi deve scendere a patti.” Possibile che il nano, che pure e’
presente in Mediobanca con una piccola partecipazione ma forte di
quella di molti amici, che avrebbe sempre voluto controllare il
Corriere, non venga mai nominato?
24 ottobre, 2008 alle 12:08 pm
Klingsor a me hanno raccontato quello che e’ avvenuto il…. "25 maggio 1994. Ancora una volta la lira crollò e la Borsa perdette il 2,6% in poche ore a seguito di voci provenienti da Londra su un presunto avviso di garanzia contro il nuovo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi". Sul 1992 non so…..