Questo mio articolo è uscito oggi su “Repubblica”.
Destreggiandosi invano fra la luce e le tenebre, un infelice artifizio dialettico rivela oggi agli ebrei che la Chiesa cattolica non può smettere di additarli come popolo anomalo, un’imperfezione da sanare. Avendo elevato la lotta contro il relativismo a priorità del suo magistero, Benedetto XVI deve anzi ribadire con forza quell’imperativo –la conversione degli ebrei- che i suoi predecessori avevano deciso di mettere in sordina.
Da mezzo secolo, ormai, la Chiesa s’interroga su quanto sia lecita teologicamente una svolta relativista a proposito della conversione degli ebrei. Fondamento di dottrina che si richiama a San Paolo e da cui, per oltre diciannove secoli, trassero alimento la diffidenza e il disprezzo nei confronti del popolo della Bibbia, colpevole di negare la divinità di Cristo. Se di nuovo quel proposito di correzione-conversione viene ribadito come elemento decisivo della fede cristiana, sarà difficile farlo coesistere con la ricerca dell’amicizia in uno spirito di riconciliazione.
Lo rivelano le modifiche testuali, solo in apparenza attenuative, disposte dal Vaticano nel messale del rito tridentino per il venerdì santo, quello da cui nel 1959 Giovanni XXIII eliminò l’odioso riferimento alla perfidia ebraica. Al posto della preghiera per il “popolo accecato” perché “sia strappato alle tenebre”, oggi il Vaticano formula un eufemistico auspicio: “Preghiamo anche per gli ebrei, affinché Iddio Signore nostro illumini il loro cuore e riconoscano Gesù Cristo come Salvatore di tutti gli uomini” (i corsivi sono miei).
Non è piacevole essere oggetto di una tale speciale attenzione, risparmiata ad altri popoli. Poco cambia, evidentemente, che i riferimenti all’accecamento e alle tenebre vengano sostituiti dall’augurio di illuminazione e dalla speranza di riconoscimento. Questa nuova preghiera che confida in una provvidenziale folgorazione degli ebrei –che finalmente desistano dall’errore- adegua l’argomento con cui numerosi santi e dottori della Chiesa definirono gli erranti come “popolo maledetto”. Un insulto rimosso, quest’ultimo. Ma potenzialmente implicito nell’attesa di una resipiscenza ebraica, condizione indispensabile per la Salvezza di tutte le genti alla fine della storia. Prima o poi è necessario che gli ebrei, per quanto rispettabili nella loro ingiustificata ostinazione, riconoscano la Verità che pure duemila anni or sono fu rivelata sotto i loro occhi, nella loro terra.
Per secoli la Chiesa ha preteso di rappresentarsi come “la nuova Israele”. Fu Giovanni Paolo II, sulla scia del Concilio, a sconsigliare l’uso di questa espressione tipica di una teologia sostitutiva per cui l’Alleanza del Monte Sinai sarebbe invalidata e soppiantata dalla Nuova Alleanza. Dunque coloro che non vollero riconoscerla sarebbero per questo condannati al disprezzo, fin tanto che non si convertiranno.
Si spiegano così la protesta e la pausa di riflessione annunciate dall’assemblea rabbinica italiana nel dialogo con la Chiesa di Roma. “Vengono meno gli stessi presupposti del dialogo”, ha rilevato il suo presidente Giuseppe Laras. Il Vaticano, infatti, non aveva alcuna necessità immediata di introdurre questo nuovo testo, visto che già nel 1970 Paolo VI l’aveva completamente modificato la preghiera del venerdì santo, limitandosi all’augurio, ben diverso, che il popolo ebraico sia fedele alla sua Alleanza.
E’ interessante ricordare che lo stesso Paolo VI –come confermano suoi appunti scritti- nel 1964 restava contrario a una dichiarazione conciliare sul popolo ebraico nella quale mancasse un riferimento all’imperfezione e alla provvisorietà della sua condizione, visto che “tale speranza è esplicitamente espressa nella dottrina di S: Paolo sugli ebrei”. Papa Montini preferì allora custodire nell’intimo tale convincimento. Un anno dopo vide la luce la “Nostra Aetate” con cui la Chiesa scagionava gli ebrei dall’accusa di deicidio, senza riferimento alla necessità della loro conversione.
Da allora molto cammino si è compiuto, allietato da storici gesti di riconciliazione e promesse d’amicizia. Ma la Chiesa cattolica fatica a compiere il passo più difficile nei confronti degli ebrei: l’elaborazione di una nuova teologia che archivi definitivamente la teologia sostitutiva.
Non a caso, per motivare la scelta vaticana di riproporre –così infelicemente modificato- il messale in vigore nel 1959, il cardinale Kasper s’è richiamato alla dichiarazione “Dominus Iesus” pubblicata nell’agosto 2000 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta da Joseph Ratzinger. Riaffermando solennemente che non vi sono altre vie d’accesso alla Verità e alla Salvezza al di fuori di Gesù Cristo, la “Dominus Iesus” giunse come una doccia fredda a ridimensionare, sei mesi dopo, i “mea culpa” del Giubileo. La centralità di fede della conversione degli ebrei tornava così tema prioritario, e pietra d’inciampo, nel dialogo interreligioso.
Venne di conseguenza, nell’ottobre 2005, la designazione del cardinale Lustiger, eminente figura di ebreo convertito, per la commemorazione in Vaticano del quarantesimo anniversario della “Nostra Aetate”. La stessa biografia di Lustiger testimoniava un’accezione del dialogo finalizzata alla conversione. Il rabbino capo di Roma decise per questo di disertare la cerimonia.
Il medesimo filo conduttore di una fede che non ammette relativismi, congiunge la lectio magistralis di Ratisbona –dove il papa rivendicava una sorta di dominio sulla ragione- con la proposta agli ebrei di un dialogo somigliante ad un’amicizia sopraffattrice.
Settant’anni dopo le leggi razziali che “Civiltà cattolica” nel 1938 criticava debolmente, riconoscendovi benefici elementi di opportunità, viviamo per fortuna un’epoca completamente diversa. Ma la questione teologica rimane irrisolta, così come la fatica cristiana di confrontarsi con il Gesù ebreo.





13 gennaio, 2009 alle 9:26 pm
Signor Gad Lerner,
alla luce dei recentri scontri in Palestina, io credo che noi cattolici dovremmo tornare a pregare per la conversione del popolo ebraico.
Gesù ha vinto il male del mondo morendo in croce…se anche voi Sionisti lo aveste riconosciuto come Figlio di Dio ora non stareste lì a fare la guerra contro un popolo inerme, che certo non è come voi la 2^ o la 3^ potenza militare del mondo, e che voi da anni avete ridotto all’embargo.
Invece siete rimasti alla mentalità guerrafondaia del Vecchio Testamento, e lo dimostra il fatto che le vostre ragazze e i vostri ragazzi vengono addestrati alla guerra.
Quello che più mi preoccupa è che i vostri crimini di guerra sono autorizzati dagli USA, dall’Europa e dalla stampa di questi Paesi…..evidentemente i Sionisti hanno molta influenza in tutto il Mondo….tutti i principali Tg e media occidentali sono "puntellati" da giornalisti filo-Sionisti come lei…..
Di cosa si lamenta???
27 novembre, 2008 alle 8:48 pm
a me nn sembra concreto questo discorso del nome nn e sufficente
29 ottobre, 2008 alle 3:10 pm
Gad dai lezioni al papa? Caspita! Pensa se qualche autore cattolico dedica una trasmissione ad accusare gli ebrei… perchè ti allarghi troppo contro la chiesa?
24 settembre, 2008 alle 3:38 pm
buongiorno, leggo in questo momento la sbobbinatura dell’incontro con l’allora vescovo ratzinger et flores d’arcais proprio da lerner mediato e mi vengono sempre gli stessi dubbi sulla dialettica cattolica. non riesco a capire come in questo momento di resa dei conti filosofica, dove nell’occidente cristiano i più sanno leggere e scrivere e i più sano cosa è la bibbia e la storia del cristianesimo, come gli alti vertici della chiesa cattolica possano ancora parlare in modo così confuso.
prima cosa perchè la chiesa cattolica si ostina a chiamarsi cristiana? mi spiego, i protestanti sono cristiani. I cattolici hanno una istituzione che non è una setta che segue le parole di gesù (autorevole profeta ebreo) ma una chiesa, uno stato, fondato da San Paolo, un messianico divenuto di sana pianta anti ebraico, e che per risposta (o rivalsa) dice "noi non come voi". Se si partisse già da dire a tutte le signore con i santini di gesu in mano che lui non è il fondatore della chiesa cattolica ma che è un saggio le cui parole vengono riprese (suo malgrado) più o meno testualmente per un utilizzazione a lui ingrata, cioè direta all’esclusione di chi non è come san paolo vuole, da chi non riconosce in gesu il salvatore. Ma gesu non era contro l’oligarchia e l’oppressione? in tutto ciò c’è un grande contro senso.
se la chiesa si bracamena male parlando degli ebrei è perchè vige nella dialettica cattolica una grande confusione, non ci sono leggi, dio sembra avere una opinione cangiante sul peccato e sulle colpe e perdona sempre tutto, espiando ma a volte anche senza pentimento. ma allora a che dogmi attaccarsi per dare risposte? Gli ebrei con il loro operato sono (o dovrebbero cercare di essere) la luce per tutti gli uomini, cosi nella torah. gesu disse amatevi, come sola legge il rispetto e la compasione (sembra in fondo un dalai lama), come può un papa avallare l’antisemitismo se fosse cosciente delle sue "sorgenti"? insomma mi piacerebbe sapere se sono la sola ad avvertire questa confusione o se si evita di parlarne per pudore e rispetto verso i boy scouts.
limonata
23 settembre, 2008 alle 1:38 am
224Alex:un caso di omonimia
23 settembre, 2008 alle 1:15 am
Secondo voi come è possibile che 12 pescatori abbiano creato qualcosa che è passata indenne tra guerre e persecuzioni ed è ancora viva e vegeta dopo 2000 anni?
Secondo voi perchè i miracoli avvengono solo nella Santa Chiesa Cattolica?
Secondo voi è un caso che da quando il popolo ebraico ha ucciso Gesù non ha più trovato pace?
http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze/gloriapolo.html
7 agosto, 2008 alle 6:55 pm
Prendete “La Bibbia di Gerusalemme” a cui la parola sacra ce
l’aggiungo io per pudore; cercate il brano del nome “kefa” dato a
Pietro e poi leggete la nota proposta dalla CEI (son toscani,
vedi!). Indossate prima gli occhiali da saldatore perchè quelli
gardlandiani non sono sufficienti per mirare quest’eclissi totale
della ragione. Pronti? via. Kefa in numeri, seguendo la lingua
greca, fa 526., cioè due anni in più della data del primo
intervento di N. donosor contro Giuda. Quel numero due non è
casuale nel vangelo, ma è una costante per indicare la falsità,
prova ne è la differenza tra 33 e 35 che Baeck sottolinea come
vergognosa nudità. Ma ne è prova anche l’insostituibile valore di
35 che si deve dare al termine generazione, pena lo sfascio totale
della cronologia dei re. Siccome Cristo sapeva ciò che faceva, io
credo che sapesse benissimo che significato avesse quel nome in un
contesto che vedrà pietro apostrofato come satana. Ma Leo si spinge
oltre nel suo libro e parla della regione, se ricordo bene, di
kefar dandone alcune delucidazioni. E non lo fa a caso. Infatti
Kefar in greco” fa 626, che non è una data, ma la mirabile sintesi
delle dinamica del potere in casa satana. Infatti stando ad
Apocalisse e la significato del 666 il dragone consegna il suo
potere alla bestia, mentre il falso profeta, come dire, gli fa
pubblicità, seppur cruenta. Capito? La bestiola, poverina e senza
troppo pensiero, riceve tutto quanto dai due in cambio di
protezione e nutrimento. Cambiate questi elementi simbolici con
classi sociali ed avrete il mondo satanicamente inteso. Un esempio
concreto è la Russia, il mare in Apocalisse. Da lì sale la bestia,
“la violenza levatrice della storia”, il materialismo e l’ateismo
di stato. Se non fosse altro, quella parte d’Europa è stata
definita da Bismarck il ventre molle dell’Europa, e non a caso.
Certo, i russi, non quello che appare a una prima lettura. Sono il
mare e la loro furia distruttiva, come il mare appunto, viene
sempre dall’esterno sottoforma magari dei famosi “venti
rivoluzionari”. Eppoi basta leggere la lettera a Smirne per capire
l’affetto che nutre per loro il Cristo e la rogna che gli procura
l’altro. Sono concetti fatti miseramente a pezzi purtroppo, ma
spero che passata l’eclisse totale di poter tornare a leggere e
scrivere normalmente
7 agosto, 2008 alle 3:03 pm
Ora mi tolgo un sassolino (non quello bianco eh…!) dalle scarpe.
Nella lettera a Pergamo si parla di uno spadolino, da non
confondersi con Giovanni Spadolini perchè…il perchè lo so io.
Dicevo si parla di uno con la spada che vive vicino al trono e alla
dimora di satana. E’ ovvio che non van d’accordo, tant’è che Gesù
glielo dice allo spadolino:”me lo levi dai…etc..quell’i..capito,
no?!”; ecco non vorrei che quelli che fanno lunghe preghiere per
pretesto avessero inveretito e detto che il vanitano è lo spadolino
e lo spadolino è il vanitano. Mai sia! Son furbi, capito! Loro han
detto e fatto e scritto su il relativismo, non vengan più alla
messa e le cassette son vuote…e son furbi, li conosco, li
conosco! Non può essere come dicono loro: la stella di Levi esiste,
e le chiese di Apocalisse sono collocate in Turchia, ma sono quella
Ebrea, russa, italiana, tedesca, inglese, francese e spagnola.
Parliamo di quella italiana che poverina è trono e dimora di
satana. I re si son visti prima, ora guardiamo il fondatore della
dinastia che si conosce tutti.Oh, è quello che in presenza di tutti
si prende del satana e non batte ciglio. Ora mettiamo che in una
riunione dello stato maggiore un ufficiale si senta dire:”
Vigliacco, incompetente, imbecille…dille a faccia le cose!”
secondo voi quel generale lo avrà detto così per dire o a ragion
veduta? A ragion veduta ovviamente, per cui quanto più
coscientemente il Cristo dice “Vade retro satana” a Pietro?
Infinitamente di più! Inoltre la stella che individua le chiese
citate e le dispone è ricavata da uno schema logico che percorre
tutta Apocalisse, per cui se Pietro si becca del satana, lo schema
logico individua in nell’italia la chiesa di Pergamo, in Pergamo
c’è il trono e la dimora di satana..o che sarà S.Pietro la tana di
uno scoiattolo, e magari quello della pubblicità!? Io credo di no
anche perchè credo allo sdegno di Levi che neanche poteva pensare
di pregare in vanitano, ma sai tutto è possibile in questo caldo
agosto 2008. Dimenticavo di dire che mi hanno detto che alla bestia
che sale dal mare gli piace così tanto l’acqua che a volte si
costruisce la piscina in casa!
7 agosto, 2008 alle 12:45 pm
Ancora sul ‘22. se mi fosse possibile riassumere chiaramente e con
poche parole quel che so di Apocalisse il discorso sarebbe
magnifico. Ma non mi è possibile e quindo tento una sintesi. La
donna vestita di sole erano gli ebrei di quei “formidabili
quegl’anni”. Le dodici stelle sono la chiave temporale per aprire
il simbolo e entrare nella cronologia biblica che collega Nuovo e
Antico Testamento. Infatti la luce di cui si riveste ti permette di
calcolAre le 42 generazioni che aprono i Vangeli: 12 nella corona;
il doppio nella veste e metà la luna. Cioè un tempo, due tempi e
metà di un tempo. Il vanitano nega ogni valore a quelle genealogia
liquidandola come onomastica, ignorando, scientemente o meno, che è
la chiave di tutto. Dunque gli ebrei avevano capito ed ecco il
perchè della struttura del libro di Levi e il messaggio che
racchiude. le doglie della donna altro non erano che io dolori
necessari per fare chiarezza e giungere al “bambino”. E vi
giunsero, il parto ci fu, ma lì di fronte c’era il dragone rosso
giunto proprio nel ‘22 a fauci aperte. La rivoluzione russa era il
sogno di tutta la classe operaia, era il paradiso in terra. Ma
quella rivoluzione al cospetto della meraviglia del messaggio
biblico, non più relegato nel pietismo bigotto, ma vero e vivente
faceva distogliere lo sguardo da quel mezzo serpente che svolazzava
in aria come un tacchino, privo com’era delle ali angeliche che lo
spirito ebraico possedeva. Per questo quel bambino doveva essere
divorato e quelle ali strappate e trapiantate sul dragone, pena la
brutta figura di chi crede di essere ma ha soltanto. Ma solo in
parte il lieto evento fu turbato: la donna fuggì nel deserto e il
piccolo presso Dio e il Suo trono “…lungi dalla faccia del
dragone” cioè da quella cronologia che vede l’ultimo anno di
Salomone il 931 a.C.. In questo senso le pagine che ho citate di
Leo e Levi possono essere il deserto che ti impedisce di
incontrarti, ma dove c’è sempre qualche “vox clamans” che si può
udire, pur tra mille difficoltà. Il dragone è ovvio che sia la
fusione di quei tre soggetti storici di cui ho già parlato:
Mussolini, Urss e Hitler. Sia il primo che l’ultimo è ovvio che
giunsero in soccorso di quella panacea umana che sosteneva di
essere il marxismo. Quel che successe è noto, ma non altrettanto è
noto chi fosse la testa di quel dragone divorante, piucchè orante.
Isaia dice “..l’anziano e i notabili la testa, il profeta maestro
di menzogna la coda” Il ventre vien da sè. ma è la testa che ci
interessa abbiamo detto. Gia dalle parole di Isaia la possiamo ben
individuare, ma è possibile farlo ancor meglio se citiamo le pagine
di Apocalisse che dicono”..5 son caduti, uno c’è; l’altro che viene
dura poco, ecco la bestia è l’ottavo”. Di questi re uno regnò 33
giorni (sì, come quelli indicati da Leo come sinonimo di vergogna!)
mentre il seguente fu “Sparato”. Un caso, una terribile coincidenza
se levi smise di andare in chiesa? Terminiamo come si conviene, in
onore della splendida dama Biancaneve. Sì, ricorriamo alle favole.
La dama è Biancaneve, la strega sappiamo chi è; lo specchio delle
mie brame gli intellettualoni di ogni epoca e razza…Sig. Lerner
mi dispiace, ma mi mancano i sette nani in soccorso di Biancaneve.
6 agosto, 2008 alle 3:36 pm
Paaaaassssssi.. perlaconversione, ma niente voli pindarici mi
raccomando! Sono pericolosi, specie a una certa età
25 luglio, 2008 alle 3:27 pm
VOCABOLARIO MINIMO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. Per un’educazione
all’incontro tra le fedi. Recensione al libro di Brunetto
Salvarani, Vocabolario minimo del dialogo intrerreligioso, EDB
2008. Seconda edizione aggiornata e aumentata di LAURA TUSSI La
pedagogia del dialogo si esplica in percorsi comunitari militanti e
pratiche dialettiche di conduzione anagogica verso il cambiamento
tra identità e differenza quale metabletica implicita nelle
transizioni maieutiche di pluralismi religiosi e nelle
interdipendenze di alternative cultuali, quali istanze proteiformi
contemporanee presenti nelle società occidentali, nell’ambito di
una costante dialettica maieutica di incontro e confronto secondo
empatia e passione tra uomini e donne di differenti pratiche
teologiche e di fede, dove incontrare l’altro nella sapienza.
L’”alfabeto dialogico” si dipana e propaga nell’ascolto e nella
conoscenza in un orizzonte ecumenico globale a contatto con
posizioni interreligiose e confini multietnici e pluriculturali in
limitrofe concezioni di decentramento solidale, dove dall’omologia
teologica si prospettano divergenze ideologiche e teleologiche,
immaginando teorie egualitarie nella concezione di uguaglianza
tramite il pensare le differenze, tra equità di opposizioni e
contrasto tra posizioni. Dunque “dialogo interreligioso” e racconto
intrabiografico, quale prospettiva dialettica costante e connubio
dialogico militante tra pluralismi teologici in rievocabili e
riattualizzabili ierofanie e fenomenologie teofaniche manifeste
come eventi rapsodici nella civiltà occidentale. Il dialogo è il
presupposto comunicativo tra esseri umani, una modalità relazionale
e trasmissiva di contenuti, nozioni e semplici messaggi, come
espressione di idee, di valori ed anche sentimenti, emozioni e
stati d’animo. Il dialogo diventa però opera di cammino
comunitario, di percorso ecumenico, quale intento volutamente
costruttivo, quando implica atteggiamenti di accoglienza, nel
confronto, nell’interscambio proficuo di identità diverse, in
relazioni dialogiche di dinamicità dialettica, nel contenere in sé
la diversità di cui l’altro si fa portatore. Accogliere, ma anche
tollerare e (perché no?) anche sopportare l’entità altra, la
differenza altrui, quale vessillo e memoria che l’”altrui” identità
ha effigiata ed impressa nel suo essere “altro” da noi. Il dialogo,
il confronto, l’interscambio, la condivisione, oltre che a
costituire nobili intenti etici, di corretto vivere comunitario,
implicano il rapporto con la diversità, nel tollerarla,
assimilarla, riconoscerla ed accettarla, farla propria, pur
mantenendo le distinte identità degli interlocutori, i caratteri
imprescindibili di ogni cultura, di ogni credo, di ogni ideale
politico, nel confronto dialettico tra memorie, storie di vita,
narrazioni di esperienze, individuali e collettive, dove le
ideologie, le fedi, le culture hanno aperto un solco, lasciato
un’impronta, depositato un seme da cui germogliano prolifiche idee,
innovativi contenuti, fecondi valori. La dinamicità dialettica del
confronto sottintende atteggiamenti di umiltà, a scanso di equivoci
di prepotenza o di imposizione sull’altro, e implica la
deposizione, disposta all’ascolto, della propria precipuità e
recondita ipocrisia individualistica, alimentando propositi
costruttivi rispetto al rapporto con le alterità. L’autore
considera un’auspicabile “pedagogia del dialogo”, necessaria e di
augurabile attuazione in una società multiculturale, multietnica,
multiconfessionale. Il cammino di confronto tra le grandi religioni
sfocia e progredisce nella concezione ecumenica del concetto di
fede: una grande comunità interconfessionale, il mondo intero, in
cui si confrontano e coesistono le differenti culture, i credi, i
rituali, le cerimonie, per cui dietro a questi aspetti
fenomenologici della pratica di culto, sussiste un’unica e
imprescindibile entità creatrice del cosmos, un unico Padre, grande
e globale, universale punto di riferimento per l’umanità tutta.
Questo concetto di matrice prettamente rinascimentale -sviluppato
da Pico Della Mirandola e Cusano- e illuministico (Montaigne ed
altri) dovrebbe abolire per sempre lo spettro delle lotte
interconfessionali e le guerre civili e fratricide, combattute in
nome di un simbolo conteso o di uno specifico credo, quale vessillo
prepotente e prevaricatore di un’identità su un’altra. Oltre alla
pedagogia del dialogo, necessita un’educazione all’interiorità ,
alla memoria, non solo collettiva, ma anche individuale, un
ripensarsi come soggetti portatori di fede e di fedi e di credi,
mettendosi in discussione, rivedendo la propria storia di vita,
ricostruendo le tappe di formazione dei percorsi del proprio sé e
della costituzione delle nostre idee e della nostra identità in
base alle relazioni con gli altri da noi. Solo recuperando una
dialettica dell’interiorità, potremo ripartecipare la nostra
identità precipua e solida e costruita con fatica dialettica e più
consapevole, insieme all’altro da noi. E’ necessario un primo
ripiegamento su se stessi, un ritornare a ripensarsi, un conoscersi
di stampo socratico, per far fronte alle avvincenti seduzioni delle
logiche del pensiero unico, portatore di schiaccianti mitomanie
dell’effimero, con gli esproprianti dettami del mercato e del
consumismo capitalista, in metropoli deturpate ed esacerbate da un
erroneo progresso. Proprio qui, al centro del mondo
industrializzato, dovrebbero risorgere le piazze, le agorà, per
incontrarsi tutti, insieme, cattolici, islamici, ebrei ed altri…e
costruire il futuro in un pluriverso di idee, culture e fedi, a
confronto, nel microcosmo ecumenico dell’agorà e nel macrocosmo del
mondo intero, dell’universalità. LAURA TUSSI
3 luglio, 2008 alle 4:48 pm
#217 – esatto.
3 luglio, 2008 alle 4:23 pm
l’ultima religione e quella degli elohim dettata all’ ultimo dei
profeti rael (claude vorilon) il quale ha ricevuto il messaggio dal
rappresentante dei nostri creatori il nome di eloha.. vedi sito
http://www.rael.org che annuncia i nostri creatori verrano se accolti in
una ambasciata..di cui rael è incaricato di far costruire e un ufo
con i rappresentanti verranno per bonificare i danni creati nel
nostro pianets
22 giugno, 2008 alle 4:31 pm
Volevo dire Bibbia,scusate la digitazione
22 giugno, 2008 alle 4:30 pm
Egregio dott.Lerner quando affermi”Caro Paolo, mi guardo bene dal
chiedere ai cristiani di rinunciare al fondamento del loro credo,
cioè la divinità di Gesù…” Approvo perchè Penso “nella mia enorme
ignoranza”,che D_o non aspetti che gli ebrei credino in Gesu’;non
possiamo entrare dentro il pensiero di d_o stesso,Quando
vorra’manderà il Salvatore,poi deciderà di salvare chi vorrà
ovviamente dopo il suo popolo prediletto,lo dice la bibbia
17 giugno, 2008 alle 6:25 pm
Gentile Gad, ritengo che per un credente la centralità della sua
fede sia Dio, per cui chiunque segue i comandamenti se ebreo o
cristiano, o il corano se musulmano o semplicemente in tutta buona
fede cerca di fare il bene e non il male meriti di aspirare alla
salvezza. Gesù di Nazaret era il messia o solo un profeta? Io da
cattolica o ,meglio cristiana e basta ritengo che Gesù è il figlio
di Dio ma ritengo anche che il popolo ebraico abbia una missione
nella storia per quanto misteriosa e che non si sia ancora
compiuta. Ho profondo rispetto per la fede ebraica da cui la mia
fede discende e ritengo che prima di pregare per la conversione dei
“giusti” bisogna pregare per la conversione dei malvagi solo quando
sarà chiaro questo concetto ci sarà piena conciliazione.
9 maggio, 2008 alle 11:04 pm
Egregio dottor Lerner, non ho ancora letto nessuna sua risposta
circa i quesiti che le ho posto relativamente al Genocidio Armeno.
Gradirei sapere il suo parere di giornalista, e di studioso di
ebraismo (spero che questa definizione le possa andar bene)
relativamente al Genocidio degli Armeni, nonché alla posizione di
Israele e delle Comunità Ebraiche riguardo tale Genocidio (di cui
ben sa cosa disse Hitler), e sulla questione turca dell’ingresso in
UE. Le chiedo, dunque. A suo parere, quello degli Armeni fu un
genocidio e fu paragonabile, cifre di morti a parte al Genocidio
Ebraico (ma non credo che un Genocidio sia più legittimamente tale
a seconda che faccia un milione di morti in più o in meno)? Ritiene
corretta e condivisibile la posizione assunta negli anni dallo
stato di Israele, per la quale La rimando a quei documenti (storici
e mai smentiti) secondo i quali Israele ha sempre cercato di
boicottare il riconoscimento di quello armeno come di un vero
genocidio, e di definire i massacri che decimarono gli armeni come
non paragonabili alla Shoa Ebraica, sostenendo in più occasioni che
quello era un tentativo di sminuire l’importanza dell’Olocausto
Ebraico? Ritiene doveroso che l’ammissione della Turchia sia
subordinata al riconoscimento delle responsabilità turche circa il
Genocidio Armeno? Come giudica il silenzio (il suo incluso) con il
quale la stampa e i commentatori italiani, nonché i politici,
accolgono ogni anno la ricorrenza del 24 aprile, Giorno della
Memoria per l’Olocausto Armeno? La telegraficità delle domande non
indica perentorietà ma doverosa essenzialità Può rispondere o non
se la sente di affrontare l’argomento? Grazie GG
7 maggio, 2008 alle 2:26 pm
Questo citare la chiesa cattolica come esempio di riinnovamento è
nauseante. La chiesa cattolica è il baluardo della reazione del
razzismo omofobico, dell’odio anticomunista, della discriminazione
ed oppressione delle donne. Quando sento citare il polacco
controrivoluzionario woityla e l’ex nazista ratzingher in termini
positivi, beh, mi viene la pella d’oca. Siamo poi sicuri che
all’interno della chiesa cattolica l’antisemitismo sia davvero
finito? A giudicare dalla presenza di vescovi ultra reazionari che
predicano il ritorno alla messa in latino(tra cui lo stesso
ratzingher) e di preti assai vicini a partiti di estrema destra,
non ho affatto questa convinzione. Tempo fà vi è stato il ben noto
incidente diplomatico tra Israele ed il vaticano e questo rafforza
in me la convinzione che Giuseppe Garibaldi aveva ragione: il
vaticano è il tumore d’Italia, il covo della reazione. Riguardo a
woityla citato spesso come filosofo,teologo non dimentichiamo che è
stato un flagello per l’umanità, alimentando le devastazioni dei
paesi socialisti ed aprendo le porte di quei paesi al capitalismo
ed a tutto quello che ne consegue: sfruttamento, disoccupazione,
mafia, criminalità, gruppi neonazisti, ritorno dell’antisemitismo,
prostituzione, devastazioni ambientali,turismo sessuali, crimini
contro bambini, traffico di organi umani ed infinite altre
nefandezze.
4 maggio, 2008 alle 2:35 pm
Egregio dottor Lerner, gradirei sapere il suo parere di
giornalista, e di studioso di ebraismo (spero che questa
definizione le possa andar bene) relativamente al Genocidio degli
Armeni, nonché alla posizione di Israele e delle Comunità Ebraiche
riguardo tale Genocidio (di cui ben sa cosa disse Hitler), e sulla
questione turca dell’ingresso in UE. Le chiedo, dunque. A suo
parere, quello degli Armeni fu un genocidio e fu paragonabile,
cifre di morti a parte al Genocidio Ebraico (ma non credo che un
Genocidio sia più legittimamente tale a seconda che faccia un
milione di morti in più o in meno)? Ritiene corretta e
condivisibile la posizione assunta negli anni dallo stato di
Israele, per la quale La rimando a quei documenti (storici e mai
smentiti) secondo i quali Israele ha sempre cercato di boicottare
il riconoscimento di quello armeno come di un vero genocidio, e di
definire i massacri che decimarono gli armeni come non paragonabili
alla Shoa Ebraica, sostenendo in più occasioni che quello era un
tentativo di sminuire l’importanza dell’Olocausto Ebraico? Ritiene
doveroso che l’ammissione della Turchia sia subordinata al
riconoscimento delle responsabilità turche circa il Genocidio
Armeno? Come giudica il silenzio (il suo incluso) con il quale la
stampa e i commentatori italiani, nonché i politici, accolgono ogni
anno la ricorrenza del 24 aprile, Giorno della Memoria per
l’Olocausto Armeno? La telegraficità delle domande non indica
perentorietà ma doverosa essenzialità Grazie Dr. Gaetano GIORDANO,
padre di un bambino armeno i cui bisnonni materni furono massacrati
in Anatolia
30 aprile, 2008 alle 11:19 pm
perchè gli ebrei volgono sempre i due occhi nelpassato e nemmeno
uno sguardo, se non formale,alla realtà dei palestinesi? Numeri? No
ma 60 anni di cecità sono troppi!
30 aprile, 2008 alle 9:50 pm
Ho dato un occhiata alla tua trasmissione parlate tanto che in
Israele c’è la democrazia.Allora di chiedo la democrazia è invadere
le terre di altri popoli? Chi l’ha detto che la palestina è di
Israele?Per favore chiedi ha quel scrittore ebreo (mi scuso ma non
ricordo il nome e non lo faccio apposta come emilio Fede)perchè il
popolo ebreo da quando esiste la storia è sempre stato
peerseguitato vedi babilonesi egiziani romani fino ad arrivare ad i
nazisti? NON vi siete mai posti questa domanda???
17 aprile, 2008 alle 1:39 pm
Caro Signor Lerner, Sono un pensionato sessantenne. Credo di essere
una persona qualsiasi, molto banale e quindi aggiungo solamente che
sono, per battesimo, un cattolico cristiano come mia moglie, i miei
figli e i miei nipoti. La mia “ambizione” umana e sottolineo il
termine ambizione, è quella di vivere il resto della mia vita come
“pio tra i popoli del mondo”. vorrei cioè essere considerato un
“giusto” fra i Gentili e trovare il mio posto nel mondo a venire.
Nel relativismo tanto caro alla mia religione come concetto
teologico “negativo”, prego l’unico Dio di aiutarmi a rispettare la
Torah, a non bestemmiare e a non adorare gli idoli perseguendo la
salvezza comune del genere umano, la solidarietà e la pace.Un
saggio cristiano di nome Abbé Pire disse “Ciò che importa oggi non
è la differenza fra credenti e non credenti, ma tra coloro che si
preoccupano e coloro che non lo fanno”. Io sono un uomo preoccupato
ed il perchè lei, carissimo signor Lerner, riesce ad evidenziarlo
con grande lucidità e coraggio.La sua cultura, la prego di
prenderne atto, è la mia cultura, quella che si rivolge ad un Dio
senza nome, senza attributi, adorato “in silenzio” per divenire
pienamente indipendenti, liberi come lui ci volle, impastandoci
d’amore e di ragione. Con ossequio Aldo Ciaralli
17 aprile, 2008 alle 9:15 am
Lettera aperta a Mr. Lerner sul tema del marranesimo. Può esser
letta facendo clic sul nome di chi ha postato questo messaggio.
23 marzo, 2008 alle 1:33 am
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21 marzo, 2008 alle 12:06 pm
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21 marzo, 2008 alle 11:33 am
203- Mi spiace che tu noti solo quelli che la pensano così, io ho letto anche commenti di persone, che pur manifestando la propria fede, rispettano le opinioni altrui. Devo dire che fra questi, pochi sono gli scienziati laici.
21 marzo, 2008 alle 11:25 am
cara adele, non sono marxiano per niente, sono semplicemente un stupito da tanto accanimento nella discussione su chi ha il dio più bello o più giusto. Mi sembrano le discussioni che facciamo noi maschietti negli spogliatoi su chi lo ha più grande…
21 marzo, 2008 alle 11:23 am
199- Marx ribalta il concetto di Stato hegeliano, compie la stessa identica operazione di Rousseau: la piramide rovesciata con la base in alto. La maggior parte del pensiero di Marx, incluse le categorie di struttura-sovrastruttura, la concezione stessa del materialismo storico, il concetto di proprietà…sono del cristianissimo Rousseau
21 marzo, 2008 alle 11:15 am
200- Caro omonimo marxiano, conoscere non vuol dire citare nome altisonanti, aforismi etc…per arrivare a concetti estremamente angusti. Per conoscere gli autori, bisogna amare la conoscenza delle fonti, le opere degli autori, innanzitutto. Sapere da dove viene quel pensiero: a quali altri autori si ricollega? Da chi subisce maggiormente un’ influenza ideale e quali teorie classiche ribalta? Come arriva a quella determinata maturazione e specifica fisionomia? Etc, etc….
Stop, Stop, please.