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Il Vaticano e la conversione degli ebrei

venerdì, 8 febbraio 2008

Rassegna Stampa, l'Ebraismo

La conversione di San Paolo

Questo mio articolo è uscito oggi su “Repubblica”.

Destreggiandosi invano fra la luce e le tenebre, un infelice artifizio dialettico rivela oggi agli ebrei che la Chiesa cattolica non può smettere di additarli come popolo anomalo, un’imperfezione da sanare. Avendo elevato la lotta contro il relativismo a priorità del suo magistero, Benedetto XVI deve anzi ribadire con forza quell’imperativo –la conversione degli ebrei- che i suoi predecessori avevano deciso di mettere in sordina.
Da mezzo secolo, ormai, la Chiesa s’interroga su quanto sia lecita teologicamente una svolta relativista a proposito della conversione degli ebrei. Fondamento di dottrina che si richiama a San Paolo e da cui, per oltre diciannove secoli, trassero alimento la diffidenza e il disprezzo nei confronti del popolo della Bibbia, colpevole di negare la divinità di Cristo. Se di nuovo quel proposito di correzione-conversione viene ribadito come elemento decisivo della fede cristiana, sarà difficile farlo coesistere con la ricerca dell’amicizia in uno spirito di riconciliazione.
Lo rivelano le modifiche testuali, solo in apparenza attenuative, disposte dal Vaticano nel messale del rito tridentino per il venerdì santo, quello da cui nel 1959 Giovanni XXIII eliminò l’odioso riferimento alla perfidia ebraica. Al posto della preghiera per il “popolo accecato” perché “sia strappato alle tenebre”, oggi il Vaticano formula un eufemistico auspicio: “Preghiamo anche per gli ebrei, affinché Iddio Signore nostro illumini il loro cuore e riconoscano Gesù Cristo come Salvatore di tutti gli uomini” (i corsivi sono miei).
Non è piacevole essere oggetto di una tale speciale attenzione, risparmiata ad altri popoli. Poco cambia, evidentemente, che i riferimenti all’accecamento e alle tenebre vengano sostituiti dall’augurio di illuminazione e dalla speranza di riconoscimento. Questa nuova preghiera che confida in una provvidenziale folgorazione degli ebrei –che finalmente desistano dall’errore- adegua l’argomento con cui numerosi santi e dottori della Chiesa definirono gli erranti come “popolo maledetto”. Un insulto rimosso, quest’ultimo. Ma potenzialmente implicito nell’attesa di una resipiscenza ebraica, condizione indispensabile per la Salvezza di tutte le genti alla fine della storia. Prima o poi è necessario che gli ebrei, per quanto rispettabili nella loro ingiustificata ostinazione, riconoscano la Verità che pure duemila anni or sono fu rivelata sotto i loro occhi, nella loro terra.
Per secoli la Chiesa ha preteso di rappresentarsi come “la nuova Israele”. Fu Giovanni Paolo II, sulla scia del Concilio, a sconsigliare l’uso di questa espressione tipica di una teologia sostitutiva per cui l’Alleanza del Monte Sinai sarebbe invalidata e soppiantata dalla Nuova Alleanza. Dunque coloro che non vollero riconoscerla sarebbero per questo condannati al disprezzo, fin tanto che non si convertiranno.
Si spiegano così la protesta e la pausa di riflessione annunciate dall’assemblea rabbinica italiana nel dialogo con la Chiesa di Roma. “Vengono meno gli stessi presupposti del dialogo”, ha rilevato il suo presidente Giuseppe Laras. Il Vaticano, infatti, non aveva alcuna necessità immediata di introdurre questo nuovo testo, visto che già nel 1970 Paolo VI l’aveva completamente modificato la preghiera del venerdì santo, limitandosi all’augurio, ben diverso, che il popolo ebraico sia fedele alla sua Alleanza.
E’ interessante ricordare che lo stesso Paolo VI –come confermano suoi appunti scritti- nel 1964 restava contrario a una dichiarazione conciliare sul popolo ebraico nella quale mancasse un riferimento all’imperfezione e alla provvisorietà della sua condizione, visto che “tale speranza è esplicitamente espressa nella dottrina di S: Paolo sugli ebrei”. Papa Montini preferì allora custodire nell’intimo tale convincimento. Un anno dopo vide la luce la “Nostra Aetate” con cui la Chiesa scagionava gli ebrei dall’accusa di deicidio, senza riferimento alla necessità della loro conversione.
Da allora molto cammino si è compiuto, allietato da storici gesti di riconciliazione e promesse d’amicizia. Ma la Chiesa cattolica fatica a compiere il passo più difficile nei confronti degli ebrei: l’elaborazione di una nuova teologia che archivi definitivamente la teologia sostitutiva.
Non a caso, per motivare la scelta vaticana di riproporre –così infelicemente modificato- il messale in vigore nel 1959, il cardinale Kasper s’è richiamato alla dichiarazione “Dominus Iesus” pubblicata nell’agosto 2000 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta da Joseph Ratzinger. Riaffermando solennemente che non vi sono altre vie d’accesso alla Verità e alla Salvezza al di fuori di Gesù Cristo, la “Dominus Iesus” giunse come una doccia fredda a ridimensionare, sei mesi dopo, i “mea culpa” del Giubileo. La centralità di fede della conversione degli ebrei tornava così tema prioritario, e pietra d’inciampo, nel dialogo interreligioso.
Venne di conseguenza, nell’ottobre 2005, la designazione del cardinale Lustiger, eminente figura di ebreo convertito, per la commemorazione in Vaticano del quarantesimo anniversario della “Nostra Aetate”. La stessa biografia di Lustiger testimoniava un’accezione del dialogo finalizzata alla conversione. Il rabbino capo di Roma decise per questo di disertare la cerimonia.
Il medesimo filo conduttore di una fede che non ammette relativismi, congiunge la lectio magistralis di Ratisbona –dove il papa rivendicava una sorta di dominio sulla ragione- con la proposta agli ebrei di un dialogo somigliante ad un’amicizia sopraffattrice.
Settant’anni dopo le leggi razziali che “Civiltà cattolica” nel 1938 criticava debolmente, riconoscendovi benefici elementi di opportunità, viviamo per fortuna un’epoca completamente diversa. Ma la questione teologica rimane irrisolta, così come la fatica cristiana di confrontarsi con il Gesù ebreo.

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2633 post su Gad Lerner.

Commenti per questo articolo

[5] 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 229
    Luca scrive:

    Signor Gad Lerner,
    alla luce dei recentri scontri in Palestina, io credo che noi cattolici dovremmo tornare a pregare per la conversione del popolo ebraico.
    Gesù ha vinto il male del mondo morendo in croce…se anche voi Sionisti lo aveste riconosciuto come Figlio di Dio ora non stareste lì a fare la guerra contro un popolo inerme, che certo non è come voi la 2^ o la 3^ potenza militare del mondo, e che voi da anni avete ridotto all’embargo.
    Invece siete rimasti alla mentalità guerrafondaia del Vecchio Testamento, e lo dimostra il fatto che le vostre ragazze e i vostri ragazzi vengono addestrati alla guerra.
    Quello che più mi preoccupa è che i vostri crimini di guerra sono autorizzati dagli USA, dall’Europa e dalla stampa di questi Paesi…..evidentemente i Sionisti hanno molta influenza in tutto il Mondo….tutti i principali Tg e media occidentali sono "puntellati" da giornalisti filo-Sionisti come lei…..
    Di cosa si lamenta???

  2. 228
    lupetta scrive:

    a me nn sembra concreto questo discorso del nome nn e sufficente

  3. 227
    Piperno scrive:

    Gad dai lezioni al papa? Caspita! Pensa se qualche autore cattolico dedica una trasmissione ad accusare gli ebrei… perchè ti allarghi troppo contro la chiesa?

  4. 226
    limonata scrive:

    buongiorno, leggo in questo momento la sbobbinatura dell’incontro con l’allora vescovo ratzinger et flores d’arcais proprio da lerner mediato e mi vengono sempre gli stessi dubbi sulla dialettica cattolica. non riesco a capire come in questo momento di resa dei conti filosofica, dove nell’occidente cristiano i più sanno leggere e scrivere e i più sano cosa è la bibbia e la storia del cristianesimo, come gli alti vertici della chiesa cattolica possano ancora parlare in modo così confuso.
    prima cosa perchè la chiesa cattolica si ostina a chiamarsi cristiana? mi spiego, i protestanti sono cristiani. I cattolici hanno una istituzione che non è una setta che segue le parole di gesù (autorevole profeta ebreo) ma una chiesa, uno stato, fondato da San Paolo, un messianico divenuto di sana pianta anti ebraico, e che per risposta (o rivalsa) dice "noi non come voi". Se si partisse già da dire a tutte le signore con i santini di gesu in mano che lui non è il fondatore della chiesa cattolica ma che è un saggio le cui parole vengono riprese (suo malgrado) più o meno testualmente per un utilizzazione a lui ingrata, cioè direta all’esclusione di chi non è come san paolo vuole, da chi non riconosce in gesu il salvatore. Ma gesu non era contro l’oligarchia e l’oppressione? in tutto ciò c’è un grande contro senso.
    se la chiesa si bracamena male parlando degli ebrei è perchè vige nella dialettica cattolica una grande confusione, non ci sono leggi, dio sembra avere una opinione cangiante sul peccato e sulle colpe e perdona sempre tutto, espiando ma a volte anche senza pentimento. ma allora a che dogmi attaccarsi per dare risposte? Gli ebrei con il loro operato sono (o dovrebbero cercare di essere) la luce per tutti gli uomini, cosi nella torah. gesu disse amatevi, come sola legge il rispetto e la compasione (sembra in fondo un dalai lama), come può un papa avallare l’antisemitismo se fosse cosciente delle sue "sorgenti"? insomma mi piacerebbe sapere se sono la sola ad avvertire questa confusione o se si evita di parlarne per pudore e rispetto verso i boy scouts.
    limonata

  5. 225
    alex scrive:

    224Alex:un caso di omonimia

  6. 224
    Alex scrive:

    Secondo voi come è possibile che 12 pescatori abbiano creato qualcosa che è passata indenne tra guerre e persecuzioni ed è ancora viva e vegeta dopo 2000 anni?
    Secondo voi perchè i miracoli avvengono solo nella Santa Chiesa Cattolica?
    Secondo voi è un caso che da quando il popolo ebraico ha ucciso Gesù non ha più trovato pace?

    http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze/gloriapolo.html

  7. 223
    aveponzio scrive:

    Prendete “La Bibbia di Gerusalemme” a cui la parola sacra ce
    l’aggiungo io per pudore; cercate il brano del nome “kefa” dato a
    Pietro e poi leggete la nota proposta dalla CEI (son toscani,
    vedi!). Indossate prima gli occhiali da saldatore perchè quelli
    gardlandiani non sono sufficienti per mirare quest’eclissi totale
    della ragione. Pronti? via. Kefa in numeri, seguendo la lingua
    greca, fa 526., cioè due anni in più della data del primo
    intervento di N. donosor contro Giuda. Quel numero due non è
    casuale nel vangelo, ma è una costante per indicare la falsità,
    prova ne è la differenza tra 33 e 35 che Baeck sottolinea come
    vergognosa nudità. Ma ne è prova anche l’insostituibile valore di
    35 che si deve dare al termine generazione, pena lo sfascio totale
    della cronologia dei re. Siccome Cristo sapeva ciò che faceva, io
    credo che sapesse benissimo che significato avesse quel nome in un
    contesto che vedrà pietro apostrofato come satana. Ma Leo si spinge
    oltre nel suo libro e parla della regione, se ricordo bene, di
    kefar dandone alcune delucidazioni. E non lo fa a caso. Infatti
    Kefar in greco” fa 626, che non è una data, ma la mirabile sintesi
    delle dinamica del potere in casa satana. Infatti stando ad
    Apocalisse e la significato del 666 il dragone consegna il suo
    potere alla bestia, mentre il falso profeta, come dire, gli fa
    pubblicità, seppur cruenta. Capito? La bestiola, poverina e senza
    troppo pensiero, riceve tutto quanto dai due in cambio di
    protezione e nutrimento. Cambiate questi elementi simbolici con
    classi sociali ed avrete il mondo satanicamente inteso. Un esempio
    concreto è la Russia, il mare in Apocalisse. Da lì sale la bestia,
    “la violenza levatrice della storia”, il materialismo e l’ateismo
    di stato. Se non fosse altro, quella parte d’Europa è stata
    definita da Bismarck il ventre molle dell’Europa, e non a caso.
    Certo, i russi, non quello che appare a una prima lettura. Sono il
    mare e la loro furia distruttiva, come il mare appunto, viene
    sempre dall’esterno sottoforma magari dei famosi “venti
    rivoluzionari”. Eppoi basta leggere la lettera a Smirne per capire
    l’affetto che nutre per loro il Cristo e la rogna che gli procura
    l’altro. Sono concetti fatti miseramente a pezzi purtroppo, ma
    spero che passata l’eclisse totale di poter tornare a leggere e
    scrivere normalmente

  8. 222
    aveponzio scrive:

    Ora mi tolgo un sassolino (non quello bianco eh…!) dalle scarpe.
    Nella lettera a Pergamo si parla di uno spadolino, da non
    confondersi con Giovanni Spadolini perchè…il perchè lo so io.
    Dicevo si parla di uno con la spada che vive vicino al trono e alla
    dimora di satana. E’ ovvio che non van d’accordo, tant’è che Gesù
    glielo dice allo spadolino:”me lo levi dai…etc..quell’i..capito,
    no?!”; ecco non vorrei che quelli che fanno lunghe preghiere per
    pretesto avessero inveretito e detto che il vanitano è lo spadolino
    e lo spadolino è il vanitano. Mai sia! Son furbi, capito! Loro han
    detto e fatto e scritto su il relativismo, non vengan più alla
    messa e le cassette son vuote…e son furbi, li conosco, li
    conosco! Non può essere come dicono loro: la stella di Levi esiste,
    e le chiese di Apocalisse sono collocate in Turchia, ma sono quella
    Ebrea, russa, italiana, tedesca, inglese, francese e spagnola.
    Parliamo di quella italiana che poverina è trono e dimora di
    satana. I re si son visti prima, ora guardiamo il fondatore della
    dinastia che si conosce tutti.Oh, è quello che in presenza di tutti
    si prende del satana e non batte ciglio. Ora mettiamo che in una
    riunione dello stato maggiore un ufficiale si senta dire:”
    Vigliacco, incompetente, imbecille…dille a faccia le cose!”
    secondo voi quel generale lo avrà detto così per dire o a ragion
    veduta? A ragion veduta ovviamente, per cui quanto più
    coscientemente il Cristo dice “Vade retro satana” a Pietro?
    Infinitamente di più! Inoltre la stella che individua le chiese
    citate e le dispone è ricavata da uno schema logico che percorre
    tutta Apocalisse, per cui se Pietro si becca del satana, lo schema
    logico individua in nell’italia la chiesa di Pergamo, in Pergamo
    c’è il trono e la dimora di satana..o che sarà S.Pietro la tana di
    uno scoiattolo, e magari quello della pubblicità!? Io credo di no
    anche perchè credo allo sdegno di Levi che neanche poteva pensare
    di pregare in vanitano, ma sai tutto è possibile in questo caldo
    agosto 2008. Dimenticavo di dire che mi hanno detto che alla bestia
    che sale dal mare gli piace così tanto l’acqua che a volte si
    costruisce la piscina in casa!

  9. 221
    aveponzio scrive:

    Ancora sul ’22. se mi fosse possibile riassumere chiaramente e con
    poche parole quel che so di Apocalisse il discorso sarebbe
    magnifico. Ma non mi è possibile e quindo tento una sintesi. La
    donna vestita di sole erano gli ebrei di quei “formidabili
    quegl’anni”. Le dodici stelle sono la chiave temporale per aprire
    il simbolo e entrare nella cronologia biblica che collega Nuovo e
    Antico Testamento. Infatti la luce di cui si riveste ti permette di
    calcolAre le 42 generazioni che aprono i Vangeli: 12 nella corona;
    il doppio nella veste e metà la luna. Cioè un tempo, due tempi e
    metà di un tempo. Il vanitano nega ogni valore a quelle genealogia
    liquidandola come onomastica, ignorando, scientemente o meno, che è
    la chiave di tutto. Dunque gli ebrei avevano capito ed ecco il
    perchè della struttura del libro di Levi e il messaggio che
    racchiude. le doglie della donna altro non erano che io dolori
    necessari per fare chiarezza e giungere al “bambino”. E vi
    giunsero, il parto ci fu, ma lì di fronte c’era il dragone rosso
    giunto proprio nel ’22 a fauci aperte. La rivoluzione russa era il
    sogno di tutta la classe operaia, era il paradiso in terra. Ma
    quella rivoluzione al cospetto della meraviglia del messaggio
    biblico, non più relegato nel pietismo bigotto, ma vero e vivente
    faceva distogliere lo sguardo da quel mezzo serpente che svolazzava
    in aria come un tacchino, privo com’era delle ali angeliche che lo
    spirito ebraico possedeva. Per questo quel bambino doveva essere
    divorato e quelle ali strappate e trapiantate sul dragone, pena la
    brutta figura di chi crede di essere ma ha soltanto. Ma solo in
    parte il lieto evento fu turbato: la donna fuggì nel deserto e il
    piccolo presso Dio e il Suo trono “…lungi dalla faccia del
    dragone” cioè da quella cronologia che vede l’ultimo anno di
    Salomone il 931 a.C.. In questo senso le pagine che ho citate di
    Leo e Levi possono essere il deserto che ti impedisce di
    incontrarti, ma dove c’è sempre qualche “vox clamans” che si può
    udire, pur tra mille difficoltà. Il dragone è ovvio che sia la
    fusione di quei tre soggetti storici di cui ho già parlato:
    Mussolini, Urss e Hitler. Sia il primo che l’ultimo è ovvio che
    giunsero in soccorso di quella panacea umana che sosteneva di
    essere il marxismo. Quel che successe è noto, ma non altrettanto è
    noto chi fosse la testa di quel dragone divorante, piucchè orante.
    Isaia dice “..l’anziano e i notabili la testa, il profeta maestro
    di menzogna la coda” Il ventre vien da sè. ma è la testa che ci
    interessa abbiamo detto. Gia dalle parole di Isaia la possiamo ben
    individuare, ma è possibile farlo ancor meglio se citiamo le pagine
    di Apocalisse che dicono”..5 son caduti, uno c’è; l’altro che viene
    dura poco, ecco la bestia è l’ottavo”. Di questi re uno regnò 33
    giorni (sì, come quelli indicati da Leo come sinonimo di vergogna!)
    mentre il seguente fu “Sparato”. Un caso, una terribile coincidenza
    se levi smise di andare in chiesa? Terminiamo come si conviene, in
    onore della splendida dama Biancaneve. Sì, ricorriamo alle favole.
    La dama è Biancaneve, la strega sappiamo chi è; lo specchio delle
    mie brame gli intellettualoni di ogni epoca e razza…Sig. Lerner
    mi dispiace, ma mi mancano i sette nani in soccorso di Biancaneve.

  10. 220
    aveponzio scrive:

    Paaaaassssssi.. perlaconversione, ma niente voli pindarici mi
    raccomando! Sono pericolosi, specie a una certa età

  11. 219
    Laura Tussi scrive:

    VOCABOLARIO MINIMO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. Per un’educazione
    all’incontro tra le fedi. Recensione al libro di Brunetto
    Salvarani, Vocabolario minimo del dialogo intrerreligioso, EDB
    2008. Seconda edizione aggiornata e aumentata di LAURA TUSSI La
    pedagogia del dialogo si esplica in percorsi comunitari militanti e
    pratiche dialettiche di conduzione anagogica verso il cambiamento
    tra identità e differenza quale metabletica implicita nelle
    transizioni maieutiche di pluralismi religiosi e nelle
    interdipendenze di alternative cultuali, quali istanze proteiformi
    contemporanee presenti nelle società occidentali, nell’ambito di
    una costante dialettica maieutica di incontro e confronto secondo
    empatia e passione tra uomini e donne di differenti pratiche
    teologiche e di fede, dove incontrare l’altro nella sapienza.
    L’”alfabeto dialogico” si dipana e propaga nell’ascolto e nella
    conoscenza in un orizzonte ecumenico globale a contatto con
    posizioni interreligiose e confini multietnici e pluriculturali in
    limitrofe concezioni di decentramento solidale, dove dall’omologia
    teologica si prospettano divergenze ideologiche e teleologiche,
    immaginando teorie egualitarie nella concezione di uguaglianza
    tramite il pensare le differenze, tra equità di opposizioni e
    contrasto tra posizioni. Dunque “dialogo interreligioso” e racconto
    intrabiografico, quale prospettiva dialettica costante e connubio
    dialogico militante tra pluralismi teologici in rievocabili e
    riattualizzabili ierofanie e fenomenologie teofaniche manifeste
    come eventi rapsodici nella civiltà occidentale. Il dialogo è il
    presupposto comunicativo tra esseri umani, una modalità relazionale
    e trasmissiva di contenuti, nozioni e semplici messaggi, come
    espressione di idee, di valori ed anche sentimenti, emozioni e
    stati d’animo. Il dialogo diventa però opera di cammino
    comunitario, di percorso ecumenico, quale intento volutamente
    costruttivo, quando implica atteggiamenti di accoglienza, nel
    confronto, nell’interscambio proficuo di identità diverse, in
    relazioni dialogiche di dinamicità dialettica, nel contenere in sé
    la diversità di cui l’altro si fa portatore. Accogliere, ma anche
    tollerare e (perché no?) anche sopportare l’entità altra, la
    differenza altrui, quale vessillo e memoria che l’”altrui” identità
    ha effigiata ed impressa nel suo essere “altro” da noi. Il dialogo,
    il confronto, l’interscambio, la condivisione, oltre che a
    costituire nobili intenti etici, di corretto vivere comunitario,
    implicano il rapporto con la diversità, nel tollerarla,
    assimilarla, riconoscerla ed accettarla, farla propria, pur
    mantenendo le distinte identità degli interlocutori, i caratteri
    imprescindibili di ogni cultura, di ogni credo, di ogni ideale
    politico, nel confronto dialettico tra memorie, storie di vita,
    narrazioni di esperienze, individuali e collettive, dove le
    ideologie, le fedi, le culture hanno aperto un solco, lasciato
    un’impronta, depositato un seme da cui germogliano prolifiche idee,
    innovativi contenuti, fecondi valori. La dinamicità dialettica del
    confronto sottintende atteggiamenti di umiltà, a scanso di equivoci
    di prepotenza o di imposizione sull’altro, e implica la
    deposizione, disposta all’ascolto, della propria precipuità e
    recondita ipocrisia individualistica, alimentando propositi
    costruttivi rispetto al rapporto con le alterità. L’autore
    considera un’auspicabile “pedagogia del dialogo”, necessaria e di
    augurabile attuazione in una società multiculturale, multietnica,
    multiconfessionale. Il cammino di confronto tra le grandi religioni
    sfocia e progredisce nella concezione ecumenica del concetto di
    fede: una grande comunità interconfessionale, il mondo intero, in
    cui si confrontano e coesistono le differenti culture, i credi, i
    rituali, le cerimonie, per cui dietro a questi aspetti
    fenomenologici della pratica di culto, sussiste un’unica e
    imprescindibile entità creatrice del cosmos, un unico Padre, grande
    e globale, universale punto di riferimento per l’umanità tutta.
    Questo concetto di matrice prettamente rinascimentale -sviluppato
    da Pico Della Mirandola e Cusano- e illuministico (Montaigne ed
    altri) dovrebbe abolire per sempre lo spettro delle lotte
    interconfessionali e le guerre civili e fratricide, combattute in
    nome di un simbolo conteso o di uno specifico credo, quale vessillo
    prepotente e prevaricatore di un’identità su un’altra. Oltre alla
    pedagogia del dialogo, necessita un’educazione all’interiorità ,
    alla memoria, non solo collettiva, ma anche individuale, un
    ripensarsi come soggetti portatori di fede e di fedi e di credi,
    mettendosi in discussione, rivedendo la propria storia di vita,
    ricostruendo le tappe di formazione dei percorsi del proprio sé e
    della costituzione delle nostre idee e della nostra identità in
    base alle relazioni con gli altri da noi. Solo recuperando una
    dialettica dell’interiorità, potremo ripartecipare la nostra
    identità precipua e solida e costruita con fatica dialettica e più
    consapevole, insieme all’altro da noi. E’ necessario un primo
    ripiegamento su se stessi, un ritornare a ripensarsi, un conoscersi
    di stampo socratico, per far fronte alle avvincenti seduzioni delle
    logiche del pensiero unico, portatore di schiaccianti mitomanie
    dell’effimero, con gli esproprianti dettami del mercato e del
    consumismo capitalista, in metropoli deturpate ed esacerbate da un
    erroneo progresso. Proprio qui, al centro del mondo
    industrializzato, dovrebbero risorgere le piazze, le agorà, per
    incontrarsi tutti, insieme, cattolici, islamici, ebrei ed altri…e
    costruire il futuro in un pluriverso di idee, culture e fedi, a
    confronto, nel microcosmo ecumenico dell’agorà e nel macrocosmo del
    mondo intero, dell’universalità. LAURA TUSSI

  12. 218
    ilja scrive:

    #217 – esatto.

  13. 217
    paolo scrive:

    l’ultima religione e quella degli elohim dettata all’ ultimo dei
    profeti rael (claude vorilon) il quale ha ricevuto il messaggio dal
    rappresentante dei nostri creatori il nome di eloha.. vedi sito
    http://www.rael.org che annuncia i nostri creatori verrano se accolti in
    una ambasciata..di cui rael è incaricato di far costruire e un ufo
    con i rappresentanti verranno per bonificare i danni creati nel
    nostro pianets

  14. 216
    daniele scrive:

    Volevo dire Bibbia,scusate la digitazione

  15. 215
    daniele scrive:

    Egregio dott.Lerner quando affermi”Caro Paolo, mi guardo bene dal
    chiedere ai cristiani di rinunciare al fondamento del loro credo,
    cioè la divinità di Gesù…” Approvo perchè Penso “nella mia enorme
    ignoranza”,che D_o non aspetti che gli ebrei credino in Gesu’;non
    possiamo entrare dentro il pensiero di d_o stesso,Quando
    vorra’manderà il Salvatore,poi deciderà di salvare chi vorrà
    ovviamente dopo il suo popolo prediletto,lo dice la bibbia

  16. 214
    Giulia scrive:

    Gentile Gad, ritengo che per un credente la centralità della sua
    fede sia Dio, per cui chiunque segue i comandamenti se ebreo o
    cristiano, o il corano se musulmano o semplicemente in tutta buona
    fede cerca di fare il bene e non il male meriti di aspirare alla
    salvezza. Gesù di Nazaret era il messia o solo un profeta? Io da
    cattolica o ,meglio cristiana e basta ritengo che Gesù è il figlio
    di Dio ma ritengo anche che il popolo ebraico abbia una missione
    nella storia per quanto misteriosa e che non si sia ancora
    compiuta. Ho profondo rispetto per la fede ebraica da cui la mia
    fede discende e ritengo che prima di pregare per la conversione dei
    “giusti” bisogna pregare per la conversione dei malvagi solo quando
    sarà chiaro questo concetto ci sarà piena conciliazione.

  17. 213
    Gaetano GIORDANO scrive:

    Egregio dottor Lerner, non ho ancora letto nessuna sua risposta
    circa i quesiti che le ho posto relativamente al Genocidio Armeno.
    Gradirei sapere il suo parere di giornalista, e di studioso di
    ebraismo (spero che questa definizione le possa andar bene)
    relativamente al Genocidio degli Armeni, nonché alla posizione di
    Israele e delle Comunità Ebraiche riguardo tale Genocidio (di cui
    ben sa cosa disse Hitler), e sulla questione turca dell’ingresso in
    UE. Le chiedo, dunque. A suo parere, quello degli Armeni fu un
    genocidio e fu paragonabile, cifre di morti a parte al Genocidio
    Ebraico (ma non credo che un Genocidio sia più legittimamente tale
    a seconda che faccia un milione di morti in più o in meno)? Ritiene
    corretta e condivisibile la posizione assunta negli anni dallo
    stato di Israele, per la quale La rimando a quei documenti (storici
    e mai smentiti) secondo i quali Israele ha sempre cercato di
    boicottare il riconoscimento di quello armeno come di un vero
    genocidio, e di definire i massacri che decimarono gli armeni come
    non paragonabili alla Shoa Ebraica, sostenendo in più occasioni che
    quello era un tentativo di sminuire l’importanza dell’Olocausto
    Ebraico? Ritiene doveroso che l’ammissione della Turchia sia
    subordinata al riconoscimento delle responsabilità turche circa il
    Genocidio Armeno? Come giudica il silenzio (il suo incluso) con il
    quale la stampa e i commentatori italiani, nonché i politici,
    accolgono ogni anno la ricorrenza del 24 aprile, Giorno della
    Memoria per l’Olocausto Armeno? La telegraficità delle domande non
    indica perentorietà ma doverosa essenzialità Può rispondere o non
    se la sente di affrontare l’argomento? Grazie GG

  18. 212
    Darthè scrive:

    Questo citare la chiesa cattolica come esempio di riinnovamento è
    nauseante. La chiesa cattolica è il baluardo della reazione del
    razzismo omofobico, dell’odio anticomunista, della discriminazione
    ed oppressione delle donne. Quando sento citare il polacco
    controrivoluzionario woityla e l’ex nazista ratzingher in termini
    positivi, beh, mi viene la pella d’oca. Siamo poi sicuri che
    all’interno della chiesa cattolica l’antisemitismo sia davvero
    finito? A giudicare dalla presenza di vescovi ultra reazionari che
    predicano il ritorno alla messa in latino(tra cui lo stesso
    ratzingher) e di preti assai vicini a partiti di estrema destra,
    non ho affatto questa convinzione. Tempo fà vi è stato il ben noto
    incidente diplomatico tra Israele ed il vaticano e questo rafforza
    in me la convinzione che Giuseppe Garibaldi aveva ragione: il
    vaticano è il tumore d’Italia, il covo della reazione. Riguardo a
    woityla citato spesso come filosofo,teologo non dimentichiamo che è
    stato un flagello per l’umanità, alimentando le devastazioni dei
    paesi socialisti ed aprendo le porte di quei paesi al capitalismo
    ed a tutto quello che ne consegue: sfruttamento, disoccupazione,
    mafia, criminalità, gruppi neonazisti, ritorno dell’antisemitismo,
    prostituzione, devastazioni ambientali,turismo sessuali, crimini
    contro bambini, traffico di organi umani ed infinite altre
    nefandezze.

  19. 211
    Gaetano Giordano scrive:

    Egregio dottor Lerner, gradirei sapere il suo parere di
    giornalista, e di studioso di ebraismo (spero che questa
    definizione le possa andar bene) relativamente al Genocidio degli
    Armeni, nonché alla posizione di Israele e delle Comunità Ebraiche
    riguardo tale Genocidio (di cui ben sa cosa disse Hitler), e sulla
    questione turca dell’ingresso in UE. Le chiedo, dunque. A suo
    parere, quello degli Armeni fu un genocidio e fu paragonabile,
    cifre di morti a parte al Genocidio Ebraico (ma non credo che un
    Genocidio sia più legittimamente tale a seconda che faccia un
    milione di morti in più o in meno)? Ritiene corretta e
    condivisibile la posizione assunta negli anni dallo stato di
    Israele, per la quale La rimando a quei documenti (storici e mai
    smentiti) secondo i quali Israele ha sempre cercato di boicottare
    il riconoscimento di quello armeno come di un vero genocidio, e di
    definire i massacri che decimarono gli armeni come non paragonabili
    alla Shoa Ebraica, sostenendo in più occasioni che quello era un
    tentativo di sminuire l’importanza dell’Olocausto Ebraico? Ritiene
    doveroso che l’ammissione della Turchia sia subordinata al
    riconoscimento delle responsabilità turche circa il Genocidio
    Armeno? Come giudica il silenzio (il suo incluso) con il quale la
    stampa e i commentatori italiani, nonché i politici, accolgono ogni
    anno la ricorrenza del 24 aprile, Giorno della Memoria per
    l’Olocausto Armeno? La telegraficità delle domande non indica
    perentorietà ma doverosa essenzialità Grazie Dr. Gaetano GIORDANO,
    padre di un bambino armeno i cui bisnonni materni furono massacrati
    in Anatolia

  20. 210
    giuseppe scrive:

    perchè gli ebrei volgono sempre i due occhi nelpassato e nemmeno
    uno sguardo, se non formale,alla realtà dei palestinesi? Numeri? No
    ma 60 anni di cecità sono troppi!

  21. 209
    ismaele scrive:

    Ho dato un occhiata alla tua trasmissione parlate tanto che in
    Israele c’è la democrazia.Allora di chiedo la democrazia è invadere
    le terre di altri popoli? Chi l’ha detto che la palestina è di
    Israele?Per favore chiedi ha quel scrittore ebreo (mi scuso ma non
    ricordo il nome e non lo faccio apposta come emilio Fede)perchè il
    popolo ebreo da quando esiste la storia è sempre stato
    peerseguitato vedi babilonesi egiziani romani fino ad arrivare ad i
    nazisti? NON vi siete mai posti questa domanda???

  22. 208
    Aldo Ciaralli scrive:

    Caro Signor Lerner, Sono un pensionato sessantenne. Credo di essere
    una persona qualsiasi, molto banale e quindi aggiungo solamente che
    sono, per battesimo, un cattolico cristiano come mia moglie, i miei
    figli e i miei nipoti. La mia “ambizione” umana e sottolineo il
    termine ambizione, è quella di vivere il resto della mia vita come
    “pio tra i popoli del mondo”. vorrei cioè essere considerato un
    “giusto” fra i Gentili e trovare il mio posto nel mondo a venire.
    Nel relativismo tanto caro alla mia religione come concetto
    teologico “negativo”, prego l’unico Dio di aiutarmi a rispettare la
    Torah, a non bestemmiare e a non adorare gli idoli perseguendo la
    salvezza comune del genere umano, la solidarietà e la pace.Un
    saggio cristiano di nome Abbé Pire disse “Ciò che importa oggi non
    è la differenza fra credenti e non credenti, ma tra coloro che si
    preoccupano e coloro che non lo fanno”. Io sono un uomo preoccupato
    ed il perchè lei, carissimo signor Lerner, riesce ad evidenziarlo
    con grande lucidità e coraggio.La sua cultura, la prego di
    prenderne atto, è la mia cultura, quella che si rivolge ad un Dio
    senza nome, senza attributi, adorato “in silenzio” per divenire
    pienamente indipendenti, liberi come lui ci volle, impastandoci
    d’amore e di ragione. Con ossequio Aldo Ciaralli

  23. 207
    Davide Crimi scrive:

    Lettera aperta a Mr. Lerner sul tema del marranesimo. Può esser
    letta facendo clic sul nome di chi ha postato questo messaggio.

  24. 206
    sanaa' Matalqa scrive:

    Scrivi qui il tuo commento

  25. 205
    letizia chittaro scrive:

    Scrivi qui il tuo commento

  26. 204
    adele scrive:

    203- Mi spiace che tu noti solo quelli che la pensano così, io ho letto anche commenti di persone, che pur manifestando la propria fede, rispettano le opinioni altrui. Devo dire che fra questi, pochi sono gli scienziati laici.

  27. 203
    karl scrive:

    cara adele, non sono marxiano per niente, sono semplicemente un stupito da tanto accanimento nella discussione su chi ha il dio più bello o più giusto. Mi sembrano le discussioni che facciamo noi maschietti negli spogliatoi su chi lo ha più grande…

  28. 202
    adele scrive:

    199- Marx ribalta il concetto di Stato hegeliano, compie la stessa identica operazione di Rousseau: la piramide rovesciata con la base in alto. La maggior parte del pensiero di Marx, incluse le categorie di struttura-sovrastruttura, la concezione stessa del materialismo storico, il concetto di proprietà…sono del cristianissimo Rousseau

  29. 201
    adele scrive:

    200- Caro omonimo marxiano, conoscere non vuol dire citare nome altisonanti, aforismi etc…per arrivare a concetti estremamente angusti. Per conoscere gli autori, bisogna amare la conoscenza delle fonti, le opere degli autori, innanzitutto. Sapere da dove viene quel pensiero: a quali altri autori si ricollega? Da chi subisce maggiormente un’ influenza ideale e quali teorie classiche ribalta? Come arriva a quella determinata maturazione e specifica fisionomia? Etc, etc….
    Stop, Stop, please.

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8 feb - 22:25: Quando accetti di chiamare un decreto "svuotacarceri", parola falsa e malata, vuol dire che con la testa sei già perso ...

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