Testo approvato dalla Commissione
1) PREMESSA
1. Le donne e gli uomini che aderiscono al Partito Democratico riconoscono nella
Costituzione italiana la fonte primaria delle regole della comunità politica. Considerano i
suoi principi, insieme a quelli sanciti nelle Carte sui diritti umani e sulle libertà
fondamentali, il riferimento di un impegno politico al pieno servizio del bene comune,
della giustizia sociale, di un modello inclusivo di convivenza.
2. Oltre al rispetto doveroso delle leggi, l’adesione al Partito Democratico impegna a
comportamenti ispirati ai principi etici contenuti in questo Codice.
2) PRINCIPI DI RIFERIMENTO DEI COMPORTAMENTI INDIVIDUALI
E COLLETTIVI
1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico sostengono l’autonomia della politica,
perché sia credibile e rafforzi il rapporto di fiducia con i cittadini. Ritengono che la
politica debba assolvere la sua funzione pubblica senza essere subalterna ad alcuno. Al
tempo stesso, concepiscono la politica come aperta all’ascolto della società e dei suoi
bisogni, rispettosa delle altre autonomie, non autoreferenziale e soprattutto lontana da
qualunque pretesa di invadenza e di lottizzazione.
2. Le donne e gli uomini del Partito Democratico considerano il pluralismo una
ricchezza e scelgono il confronto democratico come metodo per ricercare sintesi
condivise. Riconoscono e promuovono il principio di laicità della politica e delle
istituzioni. Si impegnano perché le differenze non siano ostacolo alla partecipazione ma
opportunità di dialogo e di crescita, e perché i diritti e le libertà si impongano sul
razzismo e sulla violenza. Contrastano ogni forma di discriminazione nel nome
dell’uguaglianza sostanziale. Il contributo delle donne e degli uomini immigrati è
caratteristica propria dell’identità del Partito Democratico, che con loro si propone come
un’esperienza politica aperta ed interculturale.
3. Le donne e gli uomini del Partito Democratico assicurano l’uguaglianza di genere, nel
segno del rispetto e della piena partecipazione politica delle donne. Adottano tempi,
modalità e stile della loro attività politica che tengano conto delle responsabilità
lavorative, professionali, familiari delle persone. Assumono la democrazia paritaria come
criterio di comportamento nel partito, negli organismi collegiali e in quelli monocratici,
come elemento di valutazione delle decisioni prese e delle attività svolte. Per questo, gli
organi nazionali del Partito Democratico sono tenuti a verificare costantemente il
rispetto delle previsioni statutarie in ordine alla parità di genere e a quanto sopra
previsto.
4. Le donne e gli uomini del Partito Democratico vivono l’impegno politico con
responsabilità e, per questo, sentono il dovere di confrontarsi e di dare conto del proprio
operato. Promuovono le capacità e le competenze, nella convinzione che il
riconoscimento dei meriti, del lavoro svolto e dell’esperienza acquisita, così come il
rinnovamento dei gruppi dirigenti, diano qualità all’azione politica. Favoriscono la
trasparenza dei processi decisionali e la partecipazione democratica nelle forme più
inclusive.
5. Le donne e gli uomini del Partito Democratico ispirano il proprio stile politico
all’onestà e alla sobrietà. Mantengono con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi
alle scadenze elettorali. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne
privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o
pressioni indebite.
3) RESPONSABILITA’ PERSONALE E AUTONOMIA DELLA POLITICA
1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano, in particolare, a:
a) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi o decisioni che abbiano una diretta
incidenza, specifica e preferenziale, sul patrimonio personale, del proprio nucleo
familiare o dei conviventi, ovvero dei parenti o affini;
b) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi esecutivi nel Partito (incarichi
monocratici nelle città capoluogo di provincia, a livello provinciale, regionale e
nazionale; incarichi negli organi collegiali esecutivi di Partito a livello regionale e
nazionale) qualora, a causa del ruolo ricoperto in imprese, associazioni, enti o
fondazioni, aventi scopo di lucro o titolarità prevalente di interessi economicofinanziari,
possa configurarsi un conflitto di interessi tale da condizionare i propri
comportamenti;
c) non appartenere ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o
comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di mutuo sostegno,
tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e
di imparzialità delle pubbliche istituzioni;
d) svolgere campagne elettorali con correttezza ed un uso ponderato e contenuto
delle risorse, finanziate in modo trasparente e sempre accompagnate da un
rendiconto finale, senza avvalersi per fini personali della pubblicità o
comunicazione istituzionali. Si impegnano, inoltre, ad evitare forme di propaganda
invasiva, nel rispetto dell’ambiente e del decoro urbano.
2. Ciascun dirigente, ogni componente di governo a tutti i livelli, le elette e gli eletti nelle
liste del Partito Democratico si impegnano a:
a) comunicare all’organo di garanzia territorialmente competente, ai sensi dello
Statuto, le situazioni personali che evidenziano o possono produrre un conflitto di
interessi, ovvero condizionare l’attività del partito o lederne l’immagine pubblica,
in primo luogo nel caso di esistenza di un procedimento penale o di adozione di
una misura di prevenzione nei propri confronti.
Gli stessi, ove impegnati a livello europeo, nazionale, regionale, provinciale e nei
capoluoghi di provincia, comunicano, inoltre:
- la proprietà, la partecipazione, la gestione o l’amministrazione di società
ovvero di enti aventi fini di lucro;
- l’appartenenza ad associazioni, organizzazioni, comitati, gruppi di
pressione che tutelino o perseguano interessi di natura finanziaria, nonché i
ruoli di rappresentanza o di responsabilità eventualmente ricoperti ovvero il
loro sostegno;
b) assolvere con competenza, dedizione e rigore le funzioni ricoperte, senza
cumulare incarichi che precludano di svolgere compiutamente la responsabilità
affidata, evitando in particolare, di:
- sommare più funzioni monocratiche interne al partito;
- assumere o ricoprire contemporaneamente più cariche istituzionali
elettive;
- cumulare una funzione monocratica interna al partito con la titolarità di
una carica istituzionale monocratica di equivalente o analogo livello
territoriale, fatta eccezione per l’incarico di Presidente del Consiglio dei
Ministri;
c) rendicontare, con una relazione dettagliata, le somme impegnate
individualmente o i contributi ricevuti da terzi e destinati all’attività politica ovvero
alle campagne elettorali o alle competizioni interne al partito;
d) evitare l’uso strettamente personale e lo spreco dei beni e delle risorse messi a
disposizione in ragione dell’incarico svolto. Evitare, inoltre, l’impiego
ingiustificato di risorse, ad esempio nel caso di acquisto di beni e arredi destinati
all’ufficio, sia istituzionale che di partito;
e) rifiutare regali o altra utilità, che non siano d’uso o di cortesia, da parte di
persone o soggetti con cui si sia in relazione a causa della funzione istituzionale o
di partito svolta.
f) utilizzare i mezzi di comunicazione per favorire una informazione corretta dei
cittadini sulle questioni politiche ed istituzionali.
3. Ogni componente di governo a tutti i livelli, le elette e gli eletti nelle liste del Partito
Democratico si impegnano a:
a) rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi esecutivi nelle fondazioni aventi la
titolarità prevalente di interessi economico-finanziari, in imprese pubbliche, in
società a partecipazione pubblica, salvo che l’incarico derivi da obbligo connesso
alla funzione svolta;
b) rendicontare periodicamente, attraverso strumenti informativi e/o iniziative
pubbliche, l’attività politica o istituzionale svolta anche con forme di
corrispondenza con i cittadini e/o gli elettori;
4. Ogni componente di governo, a tutti i livelli, del Partito Democratico si impegna a:
a) non conferire né favorire il conferimento di incarichi a propri familiari o, tranne
che negli uffici di personale collaborazione, a persone con cui si abbiano rapporti
professionali;
b) avvalersi di consulenze esterne soltanto in condizioni di effettiva necessità, con
adeguate motivazioni e con modalità di piena trasparenza;
c) astenersi dal partecipare a manifestazioni pubbliche organizzate contro il
governo e la giunta di cui si fa parte, senza trarne le dovute conseguenze.
5. Ogni responsabile delle risorse finanziarie del Partito Democratico si impegna a
garantire, ad ogni livello, una gestione trasparente dei finanziamenti pubblici e privati
ricevuti. L’entità dei finanziamenti ed il loro utilizzo sono resi pubblici e i relativi dati
sono accessibili a chiunque.
4) LEALE COLLABORAZIONE E SOSTEGNO ALLA VITA DEL PARTITO
Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a:
1. contribuire personalmente all’attività del partito con uno specifico onere di concorso
economico, proporzionale alle indennità percepite per coloro che sono eletti ovvero
designati nelle istituzioni;
2. adottare e rispettare percorsi decisionali partecipati, trasparenti, motivati, rispettosi del
pluralismo di posizioni politiche e culturali esistenti;
3. favorire l’informazione ed il coinvolgimento degli aderenti e dei sostenitori nella vita
del Partito, evitando che le scelte organizzative producano forme di cristallizzazione
interne ed esclusioni, discriminazioni o condizionamenti, e garantendo che gli
orientamenti politico-culturali contribuiscano ad una libera dialettica interna al Partito;
4. promuovere e rispettare le regole per la par condicio nella partecipazione alle
competizioni interne, anche in relazione ai limiti di spesa e alle modalità di utilizzo delle
risorse economiche;
5. favorire la parità di accesso ai servizi, alle risorse e ai beni comuni nonché il loro
impiego corretto e trasparente;
6. incoraggiare l’impegno volontario e scegliere di mantenere tendenzialmente separato il
rapporto di lavoro dipendente nel partito dagli incarichi politici;
7. adottare la competenza, la serietà dell’impegno, lo stile, il merito e le capacità personali
come criteri prevalenti di discernimento e di valutazione delle persone in relazione agli
incarichi e/o alla responsabilità che possono assumere, disincentivando ed evitando di
premiare comportamenti trasformistici;
8. non diffondere o utilizzare, senza giustificato motivo, dati, informazioni o documenti
riservati conosciuti o ricevuti in ragione dell’incarico svolto o dell’appartenenza al
partito.
5) CONDIZIONI OSTATIVE ALLA CANDIDATURA E OBBLIGO DI
DIMISSIONI
1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni
tipo di elezione – anche di carattere interno al partito- coloro nei cui confronti, alla data
di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato:
a) emesso decreto che dispone il giudizio;
b) emessa misura cautelare personale non annullata in sede di impugnazione;
c) emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva, ovvero a seguito di
patteggiamento;
per un reato di mafia, di criminalità organizzata o contro la libertà personale e la
personalità individuale; per un delitto per cui sia previsto l’arresto obbligatorio in
flagranza; per sfruttamento della prostituzione; per omicidio colposo derivante
dall’inosservanza della normativa in materia di sicurezza sul lavoro.
2. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni
tipo di elezione – anche di carattere interno al partito-, coloro nei cui confronti, alla data
di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, ricorra una delle seguenti
condizioni:
a) sia stata emessa sentenza di condanna, ancorché non definitiva ovvero a seguito
di patteggiamento, per delitti di corruzione nelle diverse forme previste e di
concussione;
b) sia stata emessa sentenza di condanna definitiva, anche a seguito di
patteggiamento, per reati inerenti a fatti che presentino per modalità di esecuzione
o conseguenze, carattere di particolare gravità;
c) sia stata disposta l’applicazione di misure di prevenzione personali o
patrimoniali, ancorché non definitive, previste dalla legge antimafia, ovvero siano
stati imposti divieti, sospensioni e decadenze ai sensi della medesima normativa;
3. Le condizioni ostative alla candidatura vengono meno in caso di sentenza definitiva di
proscioglimento, di intervenuta riabilitazione o di annullamento delle misure di cui al
comma 2 lett. c).
4. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni
tipo di elezione – anche di carattere interno al partito-:
a) i proprietari o coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore
delegato di imprese che operano a livello nazionale nel settore della informazione,
ovvero il loro coniuge, parenti o affini;
b) i proprietari ovvero coloro che ricoprano incarichi di presidente o di
amministratore delegato di imprese che operano nel settore della informazione a
livello locale, nel caso in cui l’organo di garanzia territorialmente competente
previsto dallo Statuto accerti che – per il rilievo dell’attività dell’impresa – si possa
determinare un sostegno privilegiato a loro esclusivo vantaggio.
5. Ove sopravvengano le condizioni di cui ai commi precedenti, gli eletti, i titolari di
incarichi all’interno del partito, ovvero il personale di nomina politica, rassegnano le
dimissioni dal relativo incarico.
6. ATTUAZIONE DEL CODICE ETICO
1. Lo Statuto indica l’organo competente ad accertare e a pronunciarsi circa le violazioni
del Codice etico, la procedura da seguire e le sanzioni da adottarsi.
2. E’ istituito il Comitato per l’attuazione del Codice etico.
3. Il Comitato è costituito da cinque componenti, scelti all’interno del Partito
democratico per la loro autorevolezza ed indipendenza, ed eletti dall’Assemblea
Nazionale del PD, con una maggioranza pari ai 3/5 dei componenti. Per il regime di
incompatibilità dei membri dell’organo e per la durata in carica valgono per analogia le
norme previste dallo Statuto del PD per i Collegi nazionali e regionali dei garanti.
4. Il Comitato è competente, in particolare, nel:
a) favorire la conoscenza e il rispetto del Codice etico, anche fornendo pareri o
chiarimenti sulle sue disposizioni ovvero intervenendo su tutte le questioni
interpretative che possano sorgere;
b) esprimere pareri, dal contenuto vincolante, su segnalazioni di inosservanza del
Codice etico indirizzate agli organismi di garanzia previsti dallo Statuto;
c) redigere una relazione annuale sullo stato di attuazione del Codice etico,
offrendo, ove necessario, proposte di modifica o di integrazione.





24 novembre, 2008 alle 6:18 pm
LE DIFFERENZE DI GENERE NELLA CULTURA OCCIDENTALE.
Un confronto tra razzismo e patriarcalismo.
di LAURA TUSSI
Gli apparati educativi e le istituzioni di formazione si trovano di fronte al problema della disuguaglianza sessista nella didattica e nei libri di testo.
I principi egualitari del presente entrano in contrasto con i fondamenti antiegualitari della tradizione. Nell’insegnamento delle discipline che presuppongono la dimensione dell’evoluzione storica e della tradizione, la disparità sessista risulta un problema fondamentale e particolare.
I sapere didattici e disciplinari fondanti la cultura occidentale, rispecchiano la società patriarcale di cui costituiscono esplicito retaggio culturale e intellettuale, nel cui ambito la subordinazione delle donne e la sottovalutazione e addirittura svalutazione del sesso femminile sono presupposti costanti.
Di conseguenza, l’insegnamento delle discipline, la trasmissione dei saperi e della cultura occidentali risultano in contrasto con i valori e i principi a cui la scuola europea si ispira attualmente.
Occorre informare il mondo studentesco che la cultura trasmessa appartiene alla civiltà patriarcale del passato. Il fenomeno del patriarcalismo appare superato dalla concezione illuministica secondo cui la discriminazione risulta già accertata e riconosciuta e che nessuno ignora il ritardo del passato rispetto al progresso del presente. Di conseguenza, il patriarcalismo appare naturale, così ovvio, scontato e inevitabile da non dover essere nemmeno segnalato. L’atto di questa segnalazione è ritenuto offensivo nei confronti della popolazione femminile, forse per un malinteso criterio di correttezza. Dunque perché insistere sul ruolo di sottomissione e subordinazione della donna nel passato se la discriminazione attualmente risulta essere un fenomeno già noto? Il confronto con un’analoga situazione evidenzia quanto questo criterio di correttezza sia falso, ossia il silenzio sul fenomeno dell’antisemitismo per non offendere gli studenti ebrei. L’antisemitismo è un dato storico di cui l’Europa civile prova grande vergogna. Infatti nella trattazione scolastica e didattica l’antisemitismo è sempre ampiamente criticato e condannato. I campi di concentramento sintetizzano tutto l’orrore possibile e impossibile della violenza antisemita. Invece, al contrario, lo sviluppo della supremazia patriarcale sembra non indurre né a vergogna né a esecrazione, infatti questa storia di superiorità fallocratica risulta priva di eventi ed episodi estremi, in grado di concentrarne e sintetizzarne il significato in un’unica icona storicistica. Infatti il patriarcalismo risulta diffuso nel tempo e nello spazio, per millenni e in ogni dove, presentandosi come trasversale alle molteplici culture e alla complessità dei gruppi sociali, per cui la supremazia patriarcale si manifesta come una dimensione ovvia, scontata, banale e soprattutto naturale, lontana dalla violenza antisemita e in un certo senso appare soprattutto come funzionale all’evoluzione graduale della società e allo sviluppo della civiltà. Il confronto tra antisemitismo e patriarcalismo, e in generale tra razzismo e sessismo, effettivamente non risulta funzionale. Le cause di questo impossibile funzionamento non sono dovute all’incommensurabilità di questi atteggiamenti in termini di efferatezza, ma a un’ incommensurabilità di carattere strutturale. Infatti il razzismo contrappone un’etnia ad un’altra, un gruppo all’altro, mentre il sessismo si manifesta trasversale ad ogni realtà sociale. Il razzismo costituisce la propria ideologia rispetto ad una cultura intrisa di differenze di varia tipologia, mentre il sessismo costruisce la propria identità sulla differenza sessuale tra uomo e donna, ossia una differenza che determina e caratterizza l’intera specie umana, quale differenza concepita in natura. L’atteggiamento tramite cui il soggetto maschile traduce la differenza sessuale in una subordinazione dell’altro sesso, risulta come sistema basilare e imprescindibile per l’interpretazione di ogni differenza e diversità in termini di inferiorità e sottomissione. Infatti l’economia sessista agevola, facilita e rende legittima un’economia di carattere razzista. Dunque, l’informazione sul carattere patriarcale della cultura tradizionale trasmessa, appare un criterio informativo doveroso. Però il fatto che tale informazione sia sempre assente nella didattica scolastica, risulta un sintomo culturale molto preoccupante, in quanto sempre omesso per la sua supposta ovvietà e scontatezza e per non applicare al passato delle categorie ermeneutiche ed interpretative di carattere moderno, per non incorrere in una ridefinizione anacronistica di tradizione culturale. Infatti la tradizione patriarcale viene definita tale in base a criteri culturali moderni. Quindi le tradizioni non sapevano di essere patriarcali perché agivano “in buona fede”. Per ottemperare alle necessità antidiscriminatorie dell’editoria rivolta alla scuola, sarebbe utile apporre ai libri di testo una chiosa informativa, di carattere introduttivo, sugli aspetti di tipologia patriarcale della disciplina in oggetto, così che l’utenza scolastica sarebbe in tal modo avvertita che i contenuti culturali del testo rispecchiano un mondo di dominio maschile. Questo costituisce una problematica molto seria per una società che si proclama egualitaria, infatti oltre all’informazione risulta necessario fornire strumenti metodologici critici di riflessione ed intelligenza. La filosofia e la storia filosofica risultano discipline primarie rispetto a tutti i saperi nel teorizzare i principi del patriarcato, perché permettono la coincidenza dei criteri oggettivi della verità con i canoni e i codici simbolici di carattere patriarcale. La filosofia risulta inoltre portatrice e fautrice dell’elaborazione teorica dei principi egualitari moderni e contemporanei, ossia dei modelli di pensiero antidiscriminatori. Dunque la filosofia non solo permette di comprendere il funzionamento di un ordine androcentrico, ma anche la comprensione del principio di uguaglianza. La filosofia e la sua storia costituiscono l’assetto didattico e disciplinare maggiormente permeato dall’essenza antropocentrica e androcentrica della cultura tradizionale dell’Occidente. L’aggettivo che indica il carattere maschile della tradizione, ossia “androcentrico”, con modificazioni non essenziali, può essere sostituito da una terminologia affine che indica quanto la filosofia, come il sapere e la società, sono stati costruiti dal solo punto di vista maschile. Il termine androcentrico è paragonabile ai termini patriarcale, fallologocentrico, fallogocentrico, fallocentrico, fallocratico. La filosofia rispecchia la posizione dominante dal punto di vista culturale, storico e sociale dei maschi della specie umana, da cui è stata elaborata. Dunque ogni forma di cultura e di sapere androcentrici possono anche essere definiti sessisti. La filosofia nasce in Grecia, seguendo la tipica parabola storica della cultura antica occidentale, in quanto frutto della mentalità occidentale che la produce in modo decisivo. Questo non significa che certe tipologie di sapere e di sapienze elaborati da altre aree geostoricoculturali non possano essere definiti come filosofia e non si incrocino con la parabola occidentale. Pertanto la filosofia segna l’Occidente contribuendo soprattutto a rafforzarne le pretese universalistiche. Lo statuto disciplinare della filosofia determina l’assunto che i principi su cui si fonda il mondo occidentale sono obiettivamente e oggettivamente giusti e buoni, intrinsecamente veri e universalmente validi e accertati, quali i valori della democrazia e i diritti della persona.
La questione androcentrica risulta pertanto individuabile in questo statuto disciplinare quale osservatorio privilegiato della civiltà occidentale. Molte altre discipline, e non solo la filosofia, teorizzano e proclamano la superiorità degli uomini in rapporto alle donne, ma soprattutto la storia della filosofia fonda su un solo genere maschile la categoria stessa di umanità, ossia l’Uomo, inteso come specie umana, coincide all’uomo, inteso come uno dei due generi della specie umana. Di conseguenza, le donne risultano così esseri umani di secondo livello, ossia mancanti, incompleti, inferiori, rispetto all’umanità modellata sugli esseri umani di sesso maschile. Aristotele insegna come rispetto alla definizione dell’uomo come animale razionale, le donne risultano invece irrazionali, dal momento che l’incapacità naturale del mondo femminile di acquisire pienamente la ragione, risulta solo uno dei molti fattori di pretesa inferiorità che legittimano lo stato di subordinazione femminile. L’identificazione dell’umanità con l’uomo di sesso maschile costituisce infatti l’apice di una complessa struttura di pensiero che valuta una serie di dicotomie oppositive, binarie e duali, afferenti a un quadro gerarchico, come gli archetipi di mente e corpo, ragione e passione, cultura e natura, pubblico e privato. L’ambito e l’entità femminili occupano sempre il polo negativo dell’opposizione, in quanto assunti come una sorta di sottospecie dell’umanità, per cui le donne risultano umane rispetto agli animali, ma non pienamente umane rispetto agli uomini.
Comunque non è la filosofia ad inventare l’ordine simbolico patriarcale, perché in quanto disciplina, nasce in un contesto culturale e valoriale basato e strutturato su una salda e inconfutabile economia androcentrica, limitandosi perciò ad elaborare una teoria coerente al contesto. La filosofia consegna a questa teoria del femminile il potere di rendere indiscutibili e naturali e di occultare tutti gli elementi di violenza, di sopraffazione operanti in ambito, appunto, filosofico. La supremazia patriarcale ricava dalla filosofia i principi imprescindibili, oggettivi e naturali per giustificarsi, in quanto ricondotta e fondata su una modalità di sapere imperniata esplicitamente sulla ricerca della verità. Il predominio dell’uomo non risulta solamente una questione di potere, ma un principio di ragione, ossia una verità evidente corroborata e suffragata dalla teoria. Dunque la parità fra i due sessi, in questa ottica, risulta incontrovertibilmente ingiusta perché non si attiene alla verità della natura umana. L’origine greca della filosofia è di importanza fondamentale. Infatti la maggior parte del lessico filosofico è in greco e non si avvale di neologismi coniati in epoca posteriore, come accade in altre discipline, ma sono vocaboli trasmessi inalterati e di matrice greca. Questa gamma lessicale corrisponde al sistema valoriale e concettuale su cui si costruisce la disciplina filosofica, nello specifico orizzonte greco, in cui la filosofia si rivela ed eleva come nuova modalità di sapere. L’esempio del termine filosofico “idea” può servire a comprovare l’antropocentrismo e l’androcentrismo filosofico. Infatti il termine “idea” indica “ciò che è visibile”, e, come dimostrato dal mito della caverna di Platone, l’idea è contemplazione teoretica di oggetti immateriali e immobili, visibili solo all’occhio metaforico della mente. Praticamente, l’idea sancisce la dicotomia oppositiva tra mente e corpo, verità e inganno, pensiero e materia. Dunque il sistema filosofico greco si rivela come costruito su posizioni binarie, in cui il polo negativo è assegnato al mondo femminile, in un quadro teorico di astrazione e dicotomizzazione.
Come donne, dunque, portiamo avanti una riflessione globale che vede l’essere umano di genere femminile e, come in uno specchio, quello di genere maschile, nella loro interezza. Vi è un intreccio inscindibile fra cultura e modo di considerare la sessualità umana e una ricaduta profonda e un’importante interazione tra cultura, vita e società civile.
La conflittualità culturale che permea ogni relazione umana ha la sua base
• nella diversità, a cominciare da quella di sesso
• nello scarto fra l’utopia che intravediamo e l’ambiguità di ogni impresa per raggiungerla
• nell’impossibilità per l’essere umano di abitare l’opposizione, di cogliere i punti estremi contemporaneamente, oscillando tra l’uno e l’altro
Le culture si sono sviluppate sui tentativi successivi degli umani di superare le diversità, di colmare lo scarto di rendere realizzabile l’utopico. La rivelazione della differenza sessuale come positività, attribuisce diritto di cittadinanza culturale a tutte le altre differenze, etniche, culturali, ma anche di età, intergenerazionali, di salute, di stato sociale eccetera. Questo è importante soprattutto in un momento in cui le differenze etnico-culturali sgretolano nazioni, anche da lungo tempo costruite sull’unione di etnie diverse, in tanti piccoli satelliti. La differenza di sesso è forse attualmente quella che subisce i maggiori attacchi. Anche le scienze dimostrano che riconoscersi in un sesso è un processo culturale oltre che fisiologico e psichico.
Anche in questo campo subentra la tendenza alla confusione con una società che propone “ermafroditi” non come esseri mitici, ma reali, possibili. Il transessualismo non è più un tabù, ma è la spia dell’esasperazione, dell’incertezza.
La differenza di genere non è ancora del tutto percepibile come un valore o come un paradigma per l’assunzione dell’importanza di ogni altra possibile differenza.
Le elaborazioni del neofemminismo hanno dimostrato che la partecipazione delle donne ai processi culturali è stata di notevole spessore, anche se sotterranea, tacita, priva di protagonismi, quasi ignorata dalle donne stesse.
Proprio nella quotidianità e non nelle orchestrazioni metafisiche si gioca il senso più rilevante della nostra esistenza, anche come donne. In questo senso Hannah Arendt scriveva con evidente lucidità: “E’ vano cercare un senso della politica o un significato nella storia quando tutto ciò che non sia comportamento quotidiano o tendenza automatica è stato scartato come irrilevante”.
Abbiamo come donne forza, tenacia, creatività, capacità di resistenza anche in situazioni di tensione. Abbiamo anche una certa “innocenza” che deriva dal fatto di essere state lontane dai luoghi di potere.
Abbiamo dimestichezza con le origini della vita e della morte: “sappiamo” per retaggio atavico. Eros e Thanatos trovano ricomposizione nella nostra stessa esistenza.
Dobbiamo innanzitutto riuscire ad utilizzare le forze positive che si liberano nell’inevitabile conflitto tra i “diversi”, per sesso, per età, per cultura, come stimoli a cambiare, a crescere, neutralizzando la parte negativa del conflitto che si esprime in prevaricazione, ricerca di possesso dell’altro, tentativo di omologazione dell’altrui diversità ad un modello costruito a nostra immagine e somiglianza o per nostro tornaconto.
Il conflitto sessuale non è a se stante, ma partecipa di una conflittualità che permea tutto il reale, perché è un atto creazionale.
Laura Tussi
29 agosto, 2008 alle 10:18 pm
Chissà se un giorno dopo i pensionati che chiedevano pensioni
dignitose bastonati a sangue, i cittadini della Val di Susa
massacrati, il patto segreto bush prodi sulla base usa di Vicenza i
magistrati che indagavano su prodi “fatti fuori” , la verità
emergerà, per ora la gente inizia ad avere paura di questa casta,
delle loro guerre, dei loro Cpt lager e delle loro terrificanti
falsità.
http://www.affaritaliani.it/politica/prodisiemensintercettazioni280808.html
4 luglio, 2008 alle 8:33 am
L’ innovazione democratica. DEONTOLOGIA DI UN PARTITO COSCIENTE. di
LAURA TUSSI Democrazia è amore per il nostro Paese, con l’umanità
delle genti, delle culture, in ambienti naturali e paesaggi da
tutelare e rispettare legalmente, nel condiviso interesse per la
qualità della vita e il benessere esistenziale nel senso profondo
di ospitalità e solidarietà del popolo italiano, rappresentante di
un territorio nazionale operoso, creativo, vitale, intraprendente,
con intelligenza e tenacia verso strategie democratiche orientate
alle sfide globali, mediante politiche di coesione, fiducia,
slancio. Attualmente viviamo in un Paese non all’altezza delle sue
ambizioni, possibilità e potenzialità, che rischia di ridivenire
una “espressione geografica” con aree forti, integrate a livello
europeo e territori marginali e dipendenti, tra ceti in grado di
competere con successo a livello mondiale e strati sociali a
disagio nell’indifferenza, in lotta con la povertà, la miseria,
l’indigenza. La politica nazionale attuale si rende portatrice di
interessi particolaristici con l’affermazione di leader populisti e
demagogici, in quanto a livello di tessuto sociale prevalgono
pulsioni contrastanti con la democrazia, di cui non si avvertono
più le valenze partecipative, costruttive e creative all’interno
della società attuale, impedendo che ogni cittadino si riappropri
del senso cosmopolita della cittadinanza globale e interculturale
contemporanea, tramite l’educazione al dialogo e al confronto con
persone di altre culture, al fine di ovviare prepotenti tensioni e
schiaccianti pulsioni interne che fomentano ripetuti rischi di
chiusure, di intolleranze ed emarginazioni. La democrazia attuale
ristagna relegata tra confini nazionali e si rivela debole rispetto
a eventi globali come il tragico deterioramento dell’ambiente e del
clima e diviene inerme di fronte ai conflitti internazionali, al
terrorismo, e incapace rispetto agli squilibri causati da dinamiche
demografiche repentine e asfissianti, verso un modello produttivo e
di sviluppo autodistruttivo che condanna intere aree del globo alla
miseria, compromettendo la libertà delle nuove generazioni. La
politica deve intervenire, urgentemente. Solamente con una comune
ricerca nel solidale impegno sociale e politico si potranno
affrontare sfide impegnative a livello glocale superando le
barriere ideologiche, i classismi, i settarismi, impegnandoci come
uomini e donne, affrontando pregiudizi e discriminazioni. La
politica democratica vuole rinnovare e riformare le strategie
democratiche europee costruendo una nuova alleanza tra coloro che
vogliono rendere la globalizzazione planetaria un’opportunità per
tutti, invece che l’occasione per incrementare la ricchezza,
riconfermando e incrementando un potere oligarchico. La democrazia
si riconosce nei valori di libertà, dignità, solidarietà,
uguaglianza e pace che ispirano la Costituzione Repubblicana con
l’impegno di far prosperare queste idee in Europa e nel mondo. Tali
concetti valoriali affondano le radici culturali nel cristianesimo,
nell’Illuminismo, nel pensiero politico liberale, in quello
socialista e cattolico democratico, nella dialettica tra queste
differenti, ma al contempo congruenti tradizioni di pensiero nel
confronto con le sfide proposte dalla cultura ambientalista in
difesa dell’assetto climatico planetario tramite e attraverso i
percorsi culturali maturati nella dialettica del confronto
valoriale dei diritti civili, della libertà femminile oltre che
nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari del 900,
ridefinendo una nuova identità politico culturale. Il nostro Paese
è una comunità culturale e politica fondata sui valori democratici
della Costituzione, arricchendo le proprie radici nell’incontro e
nel dialogo con altri popoli e culture, nell’unità europea, capace
di promuovere lo sviluppo e di valorizzare un comune modello
sociale, organizzato intorno ai principi del dialogo culturale e
interculturale, della democrazia, dell’inclusione e della
partecipazione, al fine di combattere le povertà, salvaguardare gli
equilibri ambientali intorno alle direttive espresse ed emanate dal
protocollo di Kyoto, rifiutando le logiche dello scontro tra
civiltà, salvaguardando la pace nel mondo e combattendo il
terrorismo fondamentalista con gli strumenti e i principi della
legalità internazionale. Obiettivo cardine consiste nel trasformare
il Mediterraneo in luogo privilegiato di dialogo e confronto
dialettico e multiculturale nel crogiolo di popoli, culture e
religioni in collaborazione per scardinare ogni possibilità di
trasformazione dell’area mediterranea in tragico epicentro di
conflitti mondiali. Occorre infatti garantire la sicurezza di
Israele e il diritto del popolo palestinese ad una nazione pacifica
e democratica, favorendo l’ingresso della Turchia nell’unione
europea e la stabilizzazione dei Balcani. Parteggiamo per lo
sviluppo del modello sociale europeo, per la valorizzazione dei
meriti, dei talenti e dell’iniziativa nella promozione di un
tessuto sociale solidale per il benessere esistenziale di tutti,
uomini e donne. Occorre produrre, proporre e diffondere conoscenze,
in obiettivi condivisi in un disegno comune, nel coltivare il
capitale umano, la coesione sociale e il senso civico senza i quali
i distretti industriali non decollano e la vocazione turistica non
sarebbe incentivata e valorizzata. Così mettiamo al centro del
nostro interesse e della nostra azione politica il mezzogiorno che,
attraverso il Mediterraneo, diventi il principale raccordo e unione
attiva tra l’Europa e l’Asia, riformando profondamente il settore
pubblico, combattendo le inefficienze, i favoritismi, il
clientelismo, la corruzione, nella valorizzazione delle grandi
risorse naturali e culturali del mezzogiorno. La politica
democratica si spende per attribuire uguali opportunità a ogni
persona, per favorire l’affermazione dell’individuo, del soggetto,
uomo e donna, con le proprie capacità attraverso la creatività e il
merito, contro la gerontocrazia, il nepotismo, il clientelismo che
arrestano l’innovazione e mortificano i migliori talenti e di
conseguenza attribuiremo sempre maggiore fiducia alla capacità di
pensiero e di progetto delle donne, cambiando nella società civile
l’atteggiamento culturale verso il femminile, facilitando una
rappresentazione mediatica non discriminatoria, stereotipata e
arretrata, ma agevolando un processo di valorizzazione delle
differenze e delle diversità presenti all’interno del tessuto
sociale per compiere pienamente il percorso di parità fra i sessi e
tra le diversità ad ogni livello sociale, al fine di realizzare
compiutamente le pari opportunità, colmando storiche carenze,
latenze, lacune e inefficienze nei servizi per l’infanzia, per i
disabili e gli anziani. Secondo la politica democratica occorre
investire maggiormente nell’arte, nella ricerca, nell’istruzione,
favorendo la piena internazionalizzazione della nostra comunità
scientifica, intellettuale e culturale, spesso segnata da eccessivo
provincialismo. Dunque risulta necessario sviluppare e rafforzare
un solido sistema pubblico di università con il rinnovamento
generazionale su basi meritocratiche del corpo docente. Crediamo e
vogliamo una scuola inclusiva, integrata in un sistema europeo di
formazione che favorisca e garantisca le pari opportunità, nella
valorizzazione di tutte le differenze e di ogni diversità,
contribuendo a consolidare un’etica pubblica condivisa intorno ai
principi cardine della Costituzione Repubblicana, per una
convivenza ispirata alla cultura democratica e civile sempre più
multiculturale, tramite le istituzioni scolastiche che sono in
grado di prevenire ed estirpare varie forme di razzismo, di
violenza e teppismo. Per questo occorre restituire prestigio agli
insegnanti. L’industria culturale della comunicazione italiana deve
essere rilanciata in quanto i massmedia costituiscono un settore
culturale strategico, veicolo di informazione e cultura,
attualmente condizionato dal carattere oligopolistico del mercato
televisivo e pubblicitario, a cui si dovranno contrapporre
obiettivi valoriali di informazione alternativi, reagendo al
degrado della proposta televisiva, puntando, in alternativa alla
trasmissione di contenuti qualitativi e ad un’ informazione
obiettiva, libera da condizionamenti e interessi di impresa
estranei all’attività editoriale, promuovendo la libera
circolazione della nozione creativa e intellettuale attraverso la
risorsa mediatica delle tecnologie informatiche, considerate un
principale elemento di libertà, di eguaglianza e diffusione della
conoscenza. Sul piano nazionale occorre accrescere la cultura e la
pratica della legalità, attraverso una magistratura responsabile e
indipendente, tramite una giustizia efficiente che assicuri
l’attuazione del diritto in tempi ragionevoli, al fine di liberarci
dalle organizzazioni mafiose e dalle forme deviate e devianti
dell’esercizio del potere burocratico e politico che tengono
soggiogata la società civile, distorcendo i rapporti tra cittadini
e istituzioni. L’intervento pubblico deve valorizzare il ruolo
delle famiglie, del volontariato, delle imprese, delle comunità
locali nella promozione culturale di molti settori e ambiti di
interesse collettivo, dalle politiche sociali, alla tutela del
patrimonio storico, culturale e ambientale, dalla promozione dello
sviluppo economico, alla formazione professionale dell’istruzione.
Occorre riconoscere il valore fondamentale della Costituzione
Repubblicana quale patrimonio comune di tutto il Paese, nel
completamento della riforma federale dello Stato, al fine di
rendere le nostre istituzioni democratiche più stabili e solide,
correggendo le disposizioni portatrici di interesse e di
conflittualità, finalizzando direttrici politiche verso governi
stabili e autorevoli. Le persone tutte devono essere al centro
dell’impegno politico e morale, avulso da un’astratta ideologia.
Dunque la centralità della persona nell’accezione filosofica di
Maritain e dei filosofi della soggettività, con le necessità
materiali, intellettuali e spirituali verso la naturale aspirazione
alla libertà e al benessere nei diritti inalienabili dell’essere
umano, evitando e aborrendo le mentalità e le politiche volte
all’arricchimento esclusivistico e al vantaggio egoistico e
personalistico. La società democratica deve sostenere progetti di
persone e di singoli soggetti aperti alla valorizzazione
dell’altro, degli altri, affermando diritti e riconoscendo doveri,
riconoscendo il valore e l’etica del lavoro anche in un denso
reticolo di associazioni no profit e di volontariato, difendendo la
laicità dello Stato, dei diritti civili, opponendo le spinte
democratiche contro tutte le discriminazioni in atto, perché solo
il dialogo dialettico tra diverse visioni religiose, culturali ed
etiche conduce a soluzioni ragionevoli a livello normativo,
condivisibili e rispettose del criterio imprescindibile della
dignità della persona umana. La laicità non è un’ideologia
antireligiosa in una illusoria e presunta neutralità, ma è intesa
come valorizzazione e rispetto dei convincimenti morali, e degli
orientamenti culturali delle religioni, le cui energie morali
rappresentano un fattore inalienabile della democrazia, quando
riconoscono il valore del pluralismo. La laicità dello Stato
sancita dalla Costituzione Repubblicana prevede il rispetto della
persona nelle sue convinzioni più profonde da integrare pienamente
nella comunità sociale, restituendo fiducia ai soggetti disposti a
impegnarsi per passione civile nella vita pubblica,
nell’associazionismo, in un’ottica di costante ed inesauribile
ricerca volta all’affermazione del concetto di persona in senso
globale, nella realizzazione del singolo individuo come fonte di
valori etici, morali e civili verso una politica di impegno morale
e di coscienziosità etica orientati al bene sommo della pace e
della convivenza tra popoli e diversità, dove il diverso, il
differente siano motivo di arricchimento e imprescindibile valore
per la comunità sociale stessa, in un sentimento costante di
ricerca interminabile e orientata a coltivare valori e contenuti di
progresso nel costante dialogo dialettico tra posizioni e anche
opposizioni, nell’insostituibile valore della ragione pensante
umana volta ad un’etica morale della filosofia politica del
progresso sociale. LAURA TUSSI
9 aprile, 2008 alle 2:22 pm
INTERVISTA CON NANDO DALLA CHIESA. Dialogo sopra le diversità
culturali. di LAURA TUSSI 1. Come colloca la Sua storia di
formazione, le esperienze culturali ed educative, rispetto al
personale impegno sociale e politico? Tutta l’ esperienza di vita è
formativa. Quello che si è fatto, realizzato e interiorizzato
durante l’infanzia e l’adolescenza diventa elemento ed evento che
influisce in seguito sul modo in cui ci si comporta e ci si
atteggia nell’impegno sociale, formativo e civile rispetto alle
modalità con cui si considera la cultura. Non riuscirei a togliere
nulla della mia vita per capire e comprendere quali siano le scelte
personali in un certo momento e pensare come impegnarmi su un tema
o sull’altro, in un aspetto o nell’altro e perché compio una certa
decisione. Davvero possiamo considerare i ricordi, dai gesti e
dalle parole compiute dalle persone care, dal ricordo dei genitori,
dei libri letti, dagli insegnanti, all’esperienza universitaria, al
periodo del sessantotto, appena mi affacciavo all’età adulta, alla
vicenda di mio padre. Penso che tutta la vita mi ha forgiato e
fomentato anche aggressivamente e spinto ad assumere determinati
impegni in campo civile, politico e culturale. 2. Come può il
centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate
da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da
diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e
differenti modi di essere e di pensare? Lo spirito di apertura, di
interscambio e di confronto vicendevoli portano a considerare gli
interlocutori, le culture altre, le biografie collettive di
minoranze come dati di vita e di diversità intraculturali che
devono essere interpretate con sapere e approfondite rispetto al
futuro e al passato con esperienza e consapevolezza appunto.
Occorre essere responsabili e consapevoli che il futuro non è solo
la somma di molteplici tradizioni e biografie, ma soprattutto una
sintesi di valori che sembrano divisi e divergenti, ma si
elaboreranno come uniti nelle rispettive diversità tramite la
costruzione e la raccolta ed elaborazione di biografie e
autobiografie intelligenti. E’necessaria molta serietà perché non è
un lavoro facile, perché ogni cambiamento incide sulle condizioni
dell’esistenza, della vita di ciascuno, rispetto alle aspettative,
sulle paure di chi è più debole, fattori che vanno considerati in
questo momento processuale di costruzione del nuovo. Questa è la
fase più difficile per la sinistra perché si apre un innovativo
percorso e si sviluppa un processo di evoluzione, di apertura, di
confronto e condivisione, perché nessun cambiamento lascia le
situazioni nuove uguali alle precedenti, con gli svantaggi delle
condizioni che generano pregiudizio. Le ondate migratorie sono così
improvvise e repentine e incidono e coincidono anche con
l’invecchiamento della popolazione portando paura, diffidenza e
indisponibilità all’incontro, nel confronto con le diversità,
attuabile invece attraverso un lavoro e un impegno concreti nel
rimuovere le cause dei pregiudizi, attraverso l’informazione
culturale, chiamando ogni persona alle proprie responsabilità
civili. 3. Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere
diverse tipologie di dittatura. Quali ne sono le caratteristiche e
le negatività più salienti? Le dittature vanno dai grandi emirati,
ai potentati fondati sul potere delle dinastie, dalla Siria, ai
leader libanesi e con forme di ingerenza terroristica. Tutto il
mondo è impegnato nella ricerca della democrazia che è un valore da
consolidare e da esportare. Strategie internazionali sono
necessarie e auspicabili, ma difficili da sviluppare, anche perché
le questioni legate alle minoranze si scontrano con la real politic
e le ragioni della diplomazia. Occorre che ci siano entità
sovranazionali capaci di riconoscere certi diritti e tutelare e
salvaguardare nelle forme consentite dalla diplomazia le minoranze
oppresse. I partiti possono avere ruoli diversi con iniziative
incisive, creando movimenti di opinione anche per mezzo della
stampa. Sussiste comunque un problema soprattutto culturale. L’idea
di boicottare il salone del libro di Torino solo perché dedicato ad
Israele è sintomo di intolleranza. A volte si mettono in circolo
atteggiamenti razzisti e discriminatori. Occorre molta
responsabilità. 4. La Shoah ha precipitato l’umanità verso un
abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni
spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di
negazione di ogni tipologia di diversità all’interno della società?
Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei
partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?
Sono motivato e spinto dalla mia vicenda personale a leggere i
libri che riguardano l’accettazione sociale della violenza, la
nascita del nazifascismo e la tragedia dell’Olocausto. Questi
eventi sono realmente avvenuti dopo le convenzioni internazionali
sui diritti dell’uomo e sulla tutela dei prigionieri di guerra. Non
credo comunque che l’uomo abbia imparato dalla Storia. Occorre
molta responsabilità da parte degli Stati, dei partiti,
dell’opinione pubblica con l’intervento degli intellettuali, con
cittadini responsabili che devono conoscere il teatro degli eventi
storici. Laura Tussi
30 marzo, 2008 alle 8:37 pm
Sono incazzato con il Partito democratico , perche per l’ennesima volta i dirigenti hanno dimostrato cosi’ come gia’ l’avevano fatti gli ex comunisti che il settarismo nei confronti dei Socialisti non e’ mai morto.
Hanno apparentato DI PIETRO la cui politica non ha nulla a che vedere con la Sinistra ed hanno rifiutato al Partito Socialista la stessa condizione.
Per quale motivo? Si ha paura dei Socialisti?.
Eppure Boselli ha dimostrato la massima lealta nel governo Prodi.
Il PD sta dimostrando di essere sempre piu’ indirizzato verso posizioni centriste e clericali.Non e’ qusta la strada , non si puo’ dire che il PD , e’ orientato nella stessa direzione di Zapatero!!!!
Si va verso srade opposte.
Per questi motivi e per l’arroganza che dimostrano i vertici del PD , Io voto SOCIALISTA perche la liberta’ ed i diritti civili non si vendono per pochi voti in piu?.
MARIO
5 marzo, 2008 alle 10:56 pm
Ma quando questi vecchi politici la smetteranno di fare chiacchiere inutili e sgradevoli litigi ,crando solo confusione e prendendo per i fondelli la gente ,constato che non vogliono sicuramente il bene del paese e della gente , smettete con la propaganda sterile,solo per mantenere un posto di potere.Sosteniamo il PD!!! che è l’unica speranza che ci rimane sopratutto per i nostri giovani e bimbi.
5 marzo, 2008 alle 12:38 pm
Risposta a Pierluigi Passarini: non credo sia stato rispettato per intero il codice etico del Pd
5 marzo, 2008 alle 10:21 am
E’ stato rispettato integralmente il codice etico? A prima vista certe candidature (Carra, Crisafulli) non mi sembra rispettino l’impegno a non candidare condannati e rinviati a giudizio. Ciò sommato all’esclusione di figure come Lumia, fa pensare che agli annunci si fa fatica a far seguire i fatti. Tutto il rinnovamento di cui si è parlato stride anche con le candidature di Dalema o Marini.
24 febbraio, 2008 alle 2:44 pm
83 – Sottoscrivo: il dubbio attanaglia anche me…
Tutte queste ingerenze ecclesiastiche sdoganate dal PD, mi fanno seriamente valutare un voto più consono alla mia morale atea (quindi a sinistra).
Rimane il fattore Berlusconi, che non mi disgusta meno di una certa recrudescenza di anatemi inquisitori clericali… ma tutte queste “tattiche” mi danno un po’ di nausea! Stiamo a vedere come la situazione si evolve, dato che il pensiero di una sinistra forte e laica all’opposizione non mi dispiace per niente.
24 febbraio, 2008 alle 2:02 pm
Caro Gad, ero ieri al seminario sulla laicità organizzato a Roma dalla Pollastrini ed altri del PD.
A parte la troppa filosofia e il molto politichese devo dire che, come semplice elettore di sinistra, sono rimasto perplesso e deluso dai molti interventi (compreso il tuo) in cui, pur a volte dichiarandosi atei orgogliosi, emergeva un’ansia di buonismo e “volemose bene” quantomeno eccessiva ed inopportuna. Infatti dall’altra parte non mi sembra siano altrettanto disponibili; lo dimostrano da ultimo le dichiarazioni della Binetti riguardo l’imbarco dei radicali (La Repubblica di ieri pag.9) che purtroppo ho letto solo in fine giornata altrimenti ne avrei chiesto conto in seminario a chi si scagliava contro la costituzione di un’area laica, visto che l’area cattolica esiste e come.
Mi sono sentito molto più in sintonia con i bellissimi interventi di Rodotà e Walter Tocci, che secondo me hanno salvato la giornata.
Mi sembra in definitiva che abbiamo due ordini di problemi a cui non ho inteso risposta:
uno immediato è come si convincono entro il prossimo mese a votare per il PD i molti come me che non hanno nessuna intenzione di fari governare da gente che quanto meno si lascia influenzare da “oltretevere”. O forse non gliene importa a nessuno se ci rifugiamo a malincuore dal parolaio rosso? Possibile che i voti recuperabili al centro sono così tanti di più?
Il secondo problema di più lungo termine è come si pensa di gestire un’area cattolica così trionfante e determinata. Non dimentichiamo che proprio quest’area e non l’opposizione è stata responsabile dell’affossamento di tutte le maggiori battaglie sui temi “eticamente sensibili” del governo Prodi. Oppure dobbiamo pensare che questi temi sono abbandonati dal PD? Mi rendo conto che il realismo politico non permetterà di trattare questi argomenti durante la campagna elettorale, ma proprio per questo temo il disastro.
24 febbraio, 2008 alle 2:01 pm
80 Sono d’accordo su cio’ che scrivi, m’incuriosisce molto il nome Woffo, sara’ mica la parola Waffle? In quel caso sarebbe azzeccatissima.
24 febbraio, 2008 alle 12:34 pm
Gad, ho letto il codice “etico” del PD. Se prima avevo dei dubbi su dotare o meno Veltroni, ora me li sono chiariti: non lo voterò.
Lei mi saprebbe dare anche un solo motivo valido perchè una persona di sinistra che, come me, crede: nella laicità dello stato; nel rispetto dei diritti civili di tutti i cittadini (siano essi cattoli, atei, gay, o quant’altro); nella tutela dei ceti sociali più deboli; nell’applicazione della legalità (vedasi conflitti d’interessi, ecc), possa votare il PD. Perfavora non mi risponda che bisogna contrastare il Cavaliere, in quanto, almeno io, non vedo la differenza tra Lui e Veltroni.
Credo proprio che questa volta non andrò a votare.
Paolo Del Vecchio
22 febbraio, 2008 alle 7:25 pm
Penso che ancora piu interessante sia il manifesto dei valori.
Io desideravo molto che in questo ci fossero due cose che mi stanno molto a cuore come il problema della sostenibilità : “Negli scenari complessi del mondo globalizzato non
esistono solamente nuovi problemi, ma anche nuove opportunità. Si è aperta una nuova epoca. È cambiata
la geografia politica ed economica del mondo. La crescita di nuove potenze come la Cina, l’India, il
Brasile, muta non solo l’asse dello sviluppo economico, ma la presenza reale delle masse umane sulla
scena del mondo e impone all’intera umanità di attuare le condizioni di uno sviluppo sostenibile, nel
quale il cammino verso il benessere di tanti non si traduca in una crisi ecologica irreversibile per tutti.”.
Penso che sia trattato nei giusti termini.
La seconda che avrei voluto leggere nel manifesto era almeno UNA riga su un qualche barlume di animalismo o diritti di animali,ma niente.Pazienza.
22 febbraio, 2008 alle 8:08 am
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A Licia
mi pare di capire che Mancuso smonta si i dogmi ma li rimonta utilizzando le categorie del pensiero di oggi. E non è certo eretico. La verità e l’infallibilità: quest’ultima è rarissima (non la porta più nemmeno Benedetto!) e per fortuna l’unica verità dei cristiani è Cristo. Tutti, anche la chiesa, camminiamo verso di lui, ma… siamo sempre così lontani!
21 febbraio, 2008 alle 6:05 pm
L’infedele di ieri sera mi è piaciuto molto, vorrei più spesso trasmissioni così. Sono rimasta un po’ perplessa da due affermazioni: una di Ovadia per cui Mancuso avrebbe smontato i dogmi della chiesa per poi rimontarli a un livello più alto. Io questo non l’ho capito. Mi pare che Mancuso li abbia solo smontati e abbia mostrato la loro falsità; la seconda affermazione è stata quella della suora che alla domanda se secondo lei Mancuso era da considerarsi eretico, ha risposto di no.Alla luce di ciò che insegna ancor oggi la chiesa mi sarebbe parso più sincero rispondere di si. Ma se la chiesa è veramente tanto cambiata, allora è diventata davvero universale e potrei entrarvi pure io che ho sempre nutrito una grande antipatia per chi proclama di possedere la verità e l’infallibilità.
21 febbraio, 2008 alle 12:54 am
Che cos’é!? Una presa per i fondelli o una barzelletta!? Che l’abbia scritta il “Lorenzo il Magnifico” (o, come disse un suo antagonista “El magnifico merda” ) di W.C. ops, W.V.!?
Ma suvvia!!! Il semplice fatto che abbiano pensato e poi concretizzato in lettere frasi assurde come queste fanno capire quanto siano ridicoli!!! E chi ci crede!?
Le campagne elettorali hanno un costo, vero!? E chi caccia tutti quei milioni di euro!? Finanziatori!? Ok, si, proprio loro!? Ma per beneficenza!? ASSOLUTAMENTE NO!!! Una volta che il finanziato sarà salito al governo, restituirà tutto più gli interessi!
Poveri noi… se quello ( o quelli ) che hanno scritto tale idiozia andrà al governo… non ci voglio pensare!!!
20 febbraio, 2008 alle 10:58 am
Caro Gad,
sembra porsi qualche problema a proposito di partiti che continuano ad essere fatti al telefono o attraverso altri strumenti del quotidiano comunicare.
Tralasciamo per il momento la questione che le prossime elezioni politiche violino o meno la Costituzione in ragione delle candidature imposte dalle segreterie dei partiti, la qual cosa pare sia oggetto di una denuncia in sede UE da parte del neonato movimento dell’Italia dei Cittadini.
Fatta salva la dovuta premessa più generale, a proposito dell’ auspicata attuazione dello spirito del Codice etico occorre rilevare come anche le modalità di selezione dei ‘nuovi’ politici del Pd siano molto ‘P’ e quasi per nulla ‘d’. Non a caso, prima della convergenza su Veltroni, Rosy Bindi parlava di “Democratici davvero”. Dunque, a parte la tua doverosa presa di posizione per Pannella, che non è comunque nuovissimo al gioco, si pone il problema di candidature che siano appunto democratiche davvero.
Come la mettiamo? Dove possono andare Pdemocraticamente a candidarsi i comuni mortali?
Sembra di buon auspicio che i pirandelliani bloggisti scrivano partito democratico, oltre che con la P, anche con la D maiuscola. Andiamogli incontro, un po’ meno dogmatici, un po’ più erranti.
PD
18 febbraio, 2008 alle 12:37 pm
firmate la petizione a favore delle rinnovabili. eccola
http://www.ipetitions.com/petition/ingegneriadelsole/index.html
18 febbraio, 2008 alle 12:35 pm
Il PD vincerà a sorpresa le elezioni, il popolo italiano è piu intelligente di cio’ che si possa pensare. Il PD deve pero’ dichiarare da subito un NUOVO PIANO ENERGETICO NAZIONALE a favore delle ENERGIE RINNOVABILI, ad esempio basta conivogliare qualche centesimo di euro dai carburanti alla ricercadi nuove tecnologie di en pulita e abbattere l iva sui costi degli impianti rinnovabili. Si creerebbero 250.000 posti di lavor, si incentiverebbero eolico fotovoltaico biomasse e geotermia. Lancia una Petizione on Line. Gad
un saluto a tutti Beppe
18 febbraio, 2008 alle 11:04 am
62 piu’ che ANCELLLA e’ NA’CELLA.
18 febbraio, 2008 alle 8:20 am
In effetti la situazione di Napoli la conoscevano tutti da quando fu fondata circa nel 470 A.C.
17 febbraio, 2008 alle 9:24 pm
La conosceva già Berlusca la situazione di Napoli. Molto probabilmente, se fosse stata monitorata in tempo, già da allora…….
17 febbraio, 2008 alle 9:04 pm
Ma cotanto Romano Prodi cosa rispose poi alla Iervolino che affermo’ cotanto presidente e anche del Consiglio sapere almeno da un anno la catastrofica situazione dei rifiuti di Napoli?
17 febbraio, 2008 alle 9:00 pm
Lina, per esserancora più chiara.Quando Berlusca dice: “Il Pd è il partito di Romano Prodi, costruito da Romano Prodi e Veltroni non può che seguire quello spirito”, io sono felice, mi fa un favore, mi dà speranza…non lui ovviamente, ma il Pd
17 febbraio, 2008 alle 8:55 pm
65- E’ vero Lina, di solito si dice così “la ragione si dà agli sciocchi”.E Il Cavaliere- accreditato ignorante- di certo non è fesso. La ragione per cui ho riportato ,con enfasi, la storica frase
“ha sempre ragione” (tanto in voga nel ventennio), era per mettere in evidenza, la natura del suo intervento contro Biagi
17 febbraio, 2008 alle 7:41 pm
per ubik…
io faccio un’altra cosa oltre che dire cio’ che penso in questo blog…
ma non te la posso dire..
pero’ la consiglio.. !
lina
17 febbraio, 2008 alle 7:40 pm
cara Adele,
la ragione si da’ agli sciocchi.
intanto berlusca sta diventando verde ed è andato a recuperare il porko al quale aveva detto stammi lontano..
inocmincia a tremargli la terra sotto i piedi e la cosa buffa è che è stato lui a sciogliere la cdl
comunque la figura di cacca su biagi è stata troppo..
ogni volta che non ha un discorso pronto dice cavolate..
abbiamo cominciato quando abbiamo dovuto chiedere scusa alla germania e mai finiremo finche parla
lina
16 febbraio, 2008 alle 11:43 pm
63- Sono tutto studenti, mobilità, disoccupati, scrittori, depressi cronici o smanettoni= UNO, NESSUNO E CENTOMILA
16 febbraio, 2008 alle 11:34 pm
Una domanda ingenua:
ma tutti quelli che intervengono con molta frequenza che accidenti di lavoro fanno? Le cose sono due: o si tratta di un lavoro che consiste nello scrivere commenti sui blog, oppure si tratta di un lavoro che permette distrazioni assidue e continuate. In tutti gli altri casi (studenti, mobilità, disoccupati, scrittori, depressi cronici o smanettoni) rimango perplesso comunque. Spero che riescano a coltivare altri interessi e svaghi.
Da parte mia leggo volentieri i post di Gad, ma ormai salto tutti i commenti. Mi sembra di assistere alla paranoia di una famiglia allargata che si parla addosso. Mah!
Ovviamente con questo commento metto in conto rimproveri, insulti, sarcasmi e la difesa che si è liberi di impiegare come meglio si crede il proprio tempo. Ci mancherebbe. Ma la cosa mi incuriosisce.
16 febbraio, 2008 alle 5:22 pm
59- Devi ammettere Grande Cesare che l’ancella Adele è stata profetica. Ricordi il mio commento sul post “Il popolo sono io”? Avevo proposto a Gad una versione più genuina derivante da un discorso del Duce. Tu lo bocciasti quel ” plagio storico” . Tu lo criticasti severamente e ingenerosamente.Adesso vedi che esulti?
16 febbraio, 2008 alle 5:14 pm
45- Lina, penso che Berlusconi abbia ragione, o meglio voglio credergli.
Spero che sia così, come dice Silvio: Il Pd è il partito di Romano Prodi, costruito da Romano Prodi e Veltroni non può che seguire quello spirito.
Eh sì, Silvio ha ragione, quindi diceva giusto Giovanni Sartori, al Maggiordomo del Cavaliere:
“Berlusconi ha sempre ragione! Siccome le dice tutte, ne dice anche una giusta”
16 febbraio, 2008 alle 4:43 pm
ho letto tutto con attenzione ma non sono riuscito a capire se l’ammanettamento che Veltroni ha fatto con Di Pietro c’azzecca qualcosa…
16 febbraio, 2008 alle 4:12 pm
Caro Prof. DADA & UMPA
io giubilo con Ella, anzi sarei contentissimo se il Casinaro passasse armi e bagagli con il popolo moralmente superiore della sinistra e…. gia’ che ci siamo, regagliamogli pure il camerata Storace, tanto loro sono di bocca buona.
Piu’ ci liberiamo delle scorie e piu’ felice sono. Anche se perdessimo perderemmo a testa alta. Ma, VINCEREMO.
Purtroppo questi poveri marziani non riescono a capire neanche la mossa del loro Veltroni l’Africano, che pur avendo imbarcato il giustiziere Di Pietro, all’inizio sembrava aver mostrato un po’ di coraggio.
RIALZATI ITALIA … e diventa LIBERALE
Giulio Cesare
16 febbraio, 2008 alle 4:11 pm
Torino, 16 feb.- (Adnkronos) – A quanto apprende l’ADNKRONOS, l’europarlamentare Vito Bonsignore lascia l’Udc di Pier Ferdinando Casini per aderire al Pdl di Silvio Berlusconi. Bonsignore, tra i nove fondatori dell’Unione democratica di centro, e’ vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo a Bruxelles.
16 febbraio, 2008 alle 4:03 pm
Piro Bonafede, ma che fai reggi il bordone a Ferrara che regge il bordone agli americani che vogliono portare il mondo ad attaccare l’Iran?
Datti una regolata, e lasciala perdere la storia della moratoria. Non siamo in India, in Italia, paese civile, è solo una minchiatona strumentale di propaganda guerrafondaia.
16 febbraio, 2008 alle 3:56 pm
Ave Cesare ed ogni bene alla madre, di stirpe Julia che ti ha generato.
Lascia, magnanimamante, che i marziani votino per i marziani, anche gli asini volanti se vogliono.
C’è un’occasione irripetibile affondare il centro in un sol colpo.
Giubilo ed auguri alla generazione italiota che sarà protagonista di questa rivoluzione, ed a noi che ne saremo testimoni.
16 febbraio, 2008 alle 3:48 pm
Danilo,
o Pd o Pdl, con c’è scelta alternativa, rifletti.
Gaddino etico ed itinerante in campagna elettorale, ricordami il nome del santo ebraico protettore dei referendari che, stavolta, devo pregarlo di far alleare Baccini, Casini e Mastella.
16 febbraio, 2008 alle 3:47 pm
Stimatissimo Prof DADA&UMPA
mi inchino di fronte alla sua ostinazione e tenacia.
Ma Lei crede veramente che i MARZIANI (son contento che anche Ella abbia compreso che di marziani si tratta) votino con la testa ?
Tranquillo. Se gli mettono in lista un CIUCO e gli dicono di votarlo, risultera’ il primo degli eletti.
Avro’ modo di dimostrale questo teorema nei prossimi giorni.
Per il momento sono anche riusciti a trovare una spiegazione “logica” all’apparentamento con Di Pietro ed all’eliminazione del magistrato De Magistris dalle liste dell’IDV. Questi si bevono sempre tutto.
A risentirLa chiarissimo Prof
Giulio Cesare
16 febbraio, 2008 alle 3:43 pm
I voti sono la droga che fa godere la nostra classe dirigente. Votare scheda nulla e’ l’unico rimedio adottabile dalle persone responsabili.
16 febbraio, 2008 alle 3:41 pm
A TUTTI I MARZIANI DI QUESTO BLOG GADDINO COMPRESO:
C’E’ FINALMENTE L’OCCASIONE DI LIBERARE L’ITALIA DALL’OPPORTUNISMO CENTRISTA ONDIVAGO E QUALUNQUISTA DI MARCA DEMOCRISTIANA.
NON VE LA FATE SCAPPARE.
16 febbraio, 2008 alle 3:36 pm
Lina,
non sei poi tanto marziana, ed anche simpatica.
Però devo correggerti anche stavolta.
Non capisco in base a quale calcoli conti 8 regioni, se intendi riferirti alla Sicilia di Cuffaro, vedrai che Berlusconi non la perderà, anzi.
Per Casini nel cesso ti propongo un patto di desistenza.
16 febbraio, 2008 alle 3:23 pm
io votero’ casini ?
ma se a casa mia siamo in 4 e ogni volta che appare in tv in coro gridiamo : bastar… !
per dirla con le parole di un altro.. a proposito del suo vecchio idioma “io centro” era sempre seguito da : nel cesso centri !
da quando poi ho saputo che l’hanno trovato a sciare con lo skipass della figlia mi fa ancora piu’ venire la nausea ..
pero’ ha fatto diventare verde il cavaliere che perde 8 regioni.. troppo figo stavolta…
io votero’ pd e purtroppo mi sa che si dovranno fare alleanze grazie alla porcata di legge fatta dalla destra, ma vedrai che si riuscirà uguale perchè gli italiani sono un popolo di lavoratori e non di ladri anche se tra i politici la situazione non è proprio cosi’
lina