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	<title>Commenti a: Codice etico del Partito Democratico</title>
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	<description>Il blog del Bastardo</description>
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		<title>Di: Laura Tussi</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-85170</link>
		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 17:18:32 +0000</pubDate>
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		<description>LE DIFFERENZE DI GENERE NELLA CULTURA OCCIDENTALE.
Un confronto tra razzismo e patriarcalismo.

di LAURA TUSSI

Gli apparati educativi e le istituzioni di formazione si trovano di fronte al problema della disuguaglianza sessista nella didattica e nei libri di testo.
I principi egualitari del presente entrano in contrasto con i fondamenti antiegualitari della tradizione. Nell&#039;insegnamento delle discipline che presuppongono la dimensione dell&#039;evoluzione storica e della tradizione, la disparità sessista risulta un problema fondamentale e particolare.
I sapere didattici e disciplinari fondanti la cultura occidentale, rispecchiano la società patriarcale di cui costituiscono esplicito retaggio culturale e intellettuale, nel cui ambito la subordinazione delle donne e la sottovalutazione e addirittura svalutazione del sesso femminile sono presupposti costanti.
Di conseguenza, l&#039;insegnamento delle discipline, la trasmissione dei saperi e della cultura occidentali risultano in contrasto con i valori e i principi a cui la scuola europea si ispira attualmente.
Occorre informare il mondo studentesco che la cultura trasmessa appartiene alla civiltà patriarcale del passato. Il fenomeno del patriarcalismo appare superato dalla concezione illuministica secondo cui la discriminazione risulta già accertata e riconosciuta e che nessuno ignora il ritardo del passato rispetto al progresso del presente. Di conseguenza, il patriarcalismo appare naturale, così ovvio, scontato e inevitabile da non dover essere nemmeno segnalato. L&#039;atto di questa segnalazione è ritenuto offensivo nei confronti della popolazione femminile, forse per un malinteso criterio di correttezza. Dunque perché insistere sul ruolo di sottomissione e subordinazione della donna nel passato se la discriminazione attualmente risulta essere un fenomeno già noto? Il confronto con un&#039;analoga situazione evidenzia quanto questo criterio di correttezza sia falso, ossia il silenzio sul fenomeno dell&#039;antisemitismo per non offendere gli studenti ebrei. L&#039;antisemitismo è un dato storico di cui l&#039;Europa civile prova grande vergogna. Infatti nella trattazione scolastica e didattica l&#039;antisemitismo è sempre ampiamente criticato e condannato. I campi di concentramento sintetizzano tutto l&#039;orrore possibile e impossibile della violenza antisemita. Invece, al contrario, lo sviluppo della supremazia patriarcale sembra non indurre né a vergogna né a esecrazione, infatti questa storia di superiorità fallocratica risulta priva di eventi ed episodi estremi, in grado di concentrarne e sintetizzarne il significato in un&#039;unica icona storicistica. Infatti il patriarcalismo risulta diffuso nel tempo e nello spazio, per millenni e in ogni dove, presentandosi come trasversale alle molteplici culture e alla complessità dei gruppi sociali, per cui la supremazia patriarcale si manifesta come una dimensione ovvia, scontata, banale e soprattutto naturale, lontana dalla violenza antisemita e in un certo senso appare soprattutto come funzionale all&#039;evoluzione graduale della società e allo sviluppo della civiltà. Il confronto tra antisemitismo e patriarcalismo, e in generale tra razzismo e sessismo, effettivamente non risulta funzionale. Le cause di questo impossibile funzionamento non sono dovute all&#039;incommensurabilità di questi atteggiamenti in termini di efferatezza, ma a un’ incommensurabilità di carattere strutturale. Infatti il razzismo contrappone un’etnia ad un&#039;altra, un gruppo all&#039;altro, mentre il sessismo si manifesta trasversale ad ogni realtà sociale. Il razzismo costituisce la propria ideologia rispetto ad una cultura intrisa di differenze di varia tipologia, mentre il sessismo costruisce la propria identità sulla differenza sessuale tra uomo e donna, ossia una differenza che determina e caratterizza l&#039;intera specie umana, quale differenza concepita in natura. L&#039;atteggiamento tramite cui il soggetto maschile traduce la differenza sessuale in una subordinazione dell&#039;altro sesso, risulta come sistema basilare e imprescindibile per l&#039;interpretazione di ogni differenza e diversità in termini di inferiorità e sottomissione. Infatti l&#039;economia sessista agevola, facilita e rende legittima un&#039;economia di carattere razzista. Dunque, l&#039;informazione sul carattere patriarcale della cultura tradizionale trasmessa, appare un criterio informativo doveroso. Però il fatto che tale informazione sia sempre assente nella didattica scolastica, risulta un sintomo culturale molto preoccupante, in quanto sempre omesso per la sua supposta ovvietà e scontatezza e per non applicare al passato delle categorie ermeneutiche ed interpretative di carattere moderno, per non incorrere in una ridefinizione anacronistica di tradizione culturale. Infatti la tradizione patriarcale viene definita tale in base a criteri culturali moderni. Quindi le tradizioni non sapevano di essere patriarcali perché agivano “in buona fede”. Per ottemperare alle necessità antidiscriminatorie dell&#039;editoria rivolta alla scuola, sarebbe utile apporre ai libri di testo una chiosa informativa, di carattere introduttivo, sugli aspetti di tipologia patriarcale della disciplina in oggetto, così che l&#039;utenza scolastica sarebbe in tal modo avvertita che i contenuti culturali del testo rispecchiano un mondo di dominio maschile. Questo costituisce una problematica molto seria per una società che si proclama egualitaria, infatti oltre all&#039;informazione risulta necessario fornire strumenti metodologici critici di riflessione ed intelligenza. La filosofia e la storia filosofica risultano discipline primarie rispetto a tutti i saperi nel teorizzare i principi del patriarcato, perché permettono la coincidenza dei criteri oggettivi della verità con i canoni e i codici simbolici di carattere patriarcale. La filosofia risulta inoltre portatrice e fautrice dell&#039;elaborazione teorica dei principi egualitari moderni e contemporanei, ossia dei modelli di pensiero antidiscriminatori. Dunque la filosofia non solo permette di comprendere il funzionamento di un ordine androcentrico, ma anche la comprensione del principio di uguaglianza. La filosofia e la sua storia costituiscono l’assetto didattico e disciplinare maggiormente permeato dall&#039;essenza antropocentrica e androcentrica della cultura tradizionale dell&#039;Occidente. L&#039;aggettivo che indica il carattere maschile della tradizione, ossia “androcentrico”, con modificazioni non essenziali, può essere sostituito da una terminologia affine che indica quanto la filosofia, come il sapere e la società, sono stati costruiti dal solo punto di vista maschile. Il termine androcentrico è paragonabile ai termini patriarcale, fallologocentrico, fallogocentrico, fallocentrico, fallocratico. La filosofia rispecchia la posizione dominante dal punto di vista culturale, storico e sociale dei maschi della specie umana, da cui è stata elaborata. Dunque ogni forma di cultura e di sapere androcentrici possono anche essere definiti sessisti. La filosofia nasce in Grecia, seguendo la tipica parabola storica della cultura antica occidentale, in quanto frutto della mentalità occidentale che la produce in modo decisivo. Questo non significa che certe tipologie di sapere e di sapienze elaborati da altre aree geostoricoculturali non possano essere definiti come filosofia e non si incrocino con la parabola occidentale. Pertanto la filosofia segna l&#039;Occidente contribuendo soprattutto a rafforzarne le pretese universalistiche. Lo statuto disciplinare della filosofia determina l&#039;assunto che i principi su cui si fonda il mondo occidentale sono obiettivamente e oggettivamente giusti e buoni, intrinsecamente veri e universalmente validi e accertati, quali i valori della democrazia e i diritti della persona.
La questione androcentrica risulta pertanto individuabile in questo statuto disciplinare quale osservatorio privilegiato della civiltà occidentale. Molte altre discipline, e non solo la filosofia, teorizzano e proclamano la superiorità degli uomini in rapporto alle donne, ma soprattutto la storia della filosofia fonda su un solo genere maschile la categoria stessa di umanità, ossia l&#039;Uomo, inteso come specie umana, coincide all&#039;uomo, inteso come uno dei due generi della specie umana. Di conseguenza, le donne risultano così esseri umani di secondo livello, ossia mancanti, incompleti, inferiori, rispetto all&#039;umanità modellata sugli esseri umani di sesso maschile. Aristotele insegna come rispetto alla definizione dell&#039;uomo come animale razionale, le donne risultano invece irrazionali, dal momento che l&#039;incapacità naturale del mondo femminile di acquisire pienamente la ragione, risulta solo uno dei molti fattori di pretesa inferiorità che legittimano lo stato di subordinazione femminile. L&#039;identificazione dell&#039;umanità con l&#039;uomo di sesso maschile costituisce infatti l&#039;apice di una complessa struttura di pensiero che valuta una serie di dicotomie oppositive, binarie e duali, afferenti a un quadro gerarchico, come gli archetipi di mente e corpo, ragione e passione, cultura e natura, pubblico e privato. L&#039;ambito e l&#039;entità femminili occupano sempre il polo negativo dell&#039;opposizione, in quanto assunti come una sorta di sottospecie dell&#039;umanità, per cui le donne risultano umane rispetto agli animali, ma non pienamente umane rispetto agli uomini.
Comunque non è la filosofia ad inventare l&#039;ordine simbolico patriarcale, perché in quanto disciplina, nasce in un contesto culturale e valoriale basato e strutturato su una salda e inconfutabile economia androcentrica, limitandosi perciò ad elaborare una teoria coerente al contesto. La filosofia consegna a questa teoria del femminile il potere di rendere indiscutibili e naturali e di occultare tutti gli elementi di violenza, di sopraffazione operanti in ambito, appunto, filosofico. La supremazia patriarcale ricava dalla filosofia i principi imprescindibili, oggettivi e naturali per giustificarsi, in quanto ricondotta e fondata su una modalità di sapere imperniata esplicitamente sulla ricerca della verità. Il predominio dell&#039;uomo non risulta solamente una questione di potere, ma un principio di ragione, ossia una verità evidente corroborata e suffragata dalla teoria. Dunque la parità fra i due sessi, in questa ottica, risulta incontrovertibilmente ingiusta perché non si attiene alla verità della natura umana. L&#039;origine greca della filosofia è di importanza fondamentale. Infatti la maggior parte del lessico filosofico è in greco e non si avvale di neologismi coniati in epoca posteriore, come accade in altre discipline, ma sono vocaboli trasmessi inalterati e di matrice greca. Questa gamma lessicale corrisponde al sistema valoriale e concettuale su cui si costruisce la disciplina filosofica, nello specifico orizzonte greco, in cui la filosofia si rivela ed eleva come nuova modalità di sapere. L&#039;esempio del termine filosofico “idea” può servire a comprovare l&#039;antropocentrismo e l’androcentrismo filosofico. Infatti il termine “idea” indica “ciò che è visibile”, e, come dimostrato dal mito della caverna di Platone, l&#039;idea è contemplazione teoretica di oggetti immateriali e immobili, visibili solo all&#039;occhio metaforico della mente. Praticamente, l&#039;idea sancisce la dicotomia oppositiva tra mente e corpo, verità e inganno, pensiero e materia. Dunque il sistema filosofico greco si rivela come costruito su posizioni binarie, in cui il polo negativo è assegnato al mondo femminile, in un quadro teorico di astrazione e dicotomizzazione.
Come donne, dunque, portiamo avanti una riflessione globale che vede l’essere umano di genere femminile e, come in uno specchio, quello di genere maschile, nella loro interezza. Vi è un intreccio inscindibile fra cultura e modo di considerare la sessualità umana e una ricaduta profonda e un’importante interazione tra cultura, vita e società civile.
La conflittualità culturale che permea ogni relazione umana ha la sua base 
•	nella diversità, a cominciare da quella di sesso
•	nello scarto fra l’utopia che intravediamo e l’ambiguità di ogni impresa per raggiungerla
•	nell’impossibilità per l’essere umano di abitare l’opposizione, di cogliere i punti estremi contemporaneamente, oscillando tra l’uno e l’altro

 Le culture si sono sviluppate sui tentativi successivi degli umani di superare le diversità, di colmare lo scarto di rendere realizzabile l’utopico. La rivelazione della differenza sessuale come positività, attribuisce diritto di cittadinanza culturale a tutte le altre differenze, etniche, culturali, ma anche di età, intergenerazionali, di salute, di stato sociale eccetera. Questo è importante soprattutto in un momento in cui le differenze etnico-culturali sgretolano nazioni, anche da lungo tempo costruite sull’unione di etnie diverse, in tanti piccoli satelliti. La differenza di sesso è forse attualmente quella che subisce i maggiori attacchi. Anche le scienze dimostrano che riconoscersi in un sesso è un processo culturale oltre che fisiologico e psichico.
Anche in questo campo subentra la tendenza alla confusione con una società che propone “ermafroditi” non come esseri mitici, ma reali, possibili. Il transessualismo non è più un tabù, ma è la spia dell’esasperazione, dell’incertezza.
La differenza di genere non è ancora del tutto percepibile come un valore o come un paradigma per l’assunzione dell’importanza di ogni altra possibile differenza.
Le elaborazioni del neofemminismo hanno dimostrato che la partecipazione delle donne ai processi culturali è stata di notevole spessore, anche se sotterranea, tacita, priva di protagonismi, quasi ignorata dalle donne stesse.
Proprio nella quotidianità e non nelle orchestrazioni metafisiche si gioca il senso più rilevante della nostra esistenza, anche come donne. In questo senso Hannah Arendt  scriveva con evidente lucidità: “E’ vano cercare un senso della politica o un significato nella storia quando tutto ciò che non sia comportamento quotidiano o tendenza automatica è stato scartato come irrilevante”.
Abbiamo come donne forza, tenacia, creatività, capacità di resistenza anche in situazioni di tensione. Abbiamo anche una certa “innocenza” che deriva dal fatto di essere state lontane dai luoghi di potere.
Abbiamo dimestichezza con le origini della vita e della morte: “sappiamo” per retaggio atavico. Eros e Thanatos trovano ricomposizione nella nostra stessa esistenza. 
Dobbiamo innanzitutto riuscire ad utilizzare le forze positive che si liberano nell’inevitabile conflitto tra i “diversi”, per sesso, per età, per cultura, come stimoli a cambiare, a crescere, neutralizzando la parte negativa del conflitto che si esprime in prevaricazione, ricerca di possesso dell’altro, tentativo di omologazione dell’altrui diversità ad un modello costruito a nostra immagine e somiglianza o per nostro tornaconto.
Il conflitto sessuale non è a se stante, ma partecipa di una conflittualità che permea tutto il reale, perché è un atto creazionale.

Laura Tussi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LE DIFFERENZE DI GENERE NELLA CULTURA OCCIDENTALE.<br />
Un confronto tra razzismo e patriarcalismo.</p>
<p>di LAURA TUSSI</p>
<p>Gli apparati educativi e le istituzioni di formazione si trovano di fronte al problema della disuguaglianza sessista nella didattica e nei libri di testo.<br />
I principi egualitari del presente entrano in contrasto con i fondamenti antiegualitari della tradizione. Nell&#8217;insegnamento delle discipline che presuppongono la dimensione dell&#8217;evoluzione storica e della tradizione, la disparità sessista risulta un problema fondamentale e particolare.<br />
I sapere didattici e disciplinari fondanti la cultura occidentale, rispecchiano la società patriarcale di cui costituiscono esplicito retaggio culturale e intellettuale, nel cui ambito la subordinazione delle donne e la sottovalutazione e addirittura svalutazione del sesso femminile sono presupposti costanti.<br />
Di conseguenza, l&#8217;insegnamento delle discipline, la trasmissione dei saperi e della cultura occidentali risultano in contrasto con i valori e i principi a cui la scuola europea si ispira attualmente.<br />
Occorre informare il mondo studentesco che la cultura trasmessa appartiene alla civiltà patriarcale del passato. Il fenomeno del patriarcalismo appare superato dalla concezione illuministica secondo cui la discriminazione risulta già accertata e riconosciuta e che nessuno ignora il ritardo del passato rispetto al progresso del presente. Di conseguenza, il patriarcalismo appare naturale, così ovvio, scontato e inevitabile da non dover essere nemmeno segnalato. L&#8217;atto di questa segnalazione è ritenuto offensivo nei confronti della popolazione femminile, forse per un malinteso criterio di correttezza. Dunque perché insistere sul ruolo di sottomissione e subordinazione della donna nel passato se la discriminazione attualmente risulta essere un fenomeno già noto? Il confronto con un&#8217;analoga situazione evidenzia quanto questo criterio di correttezza sia falso, ossia il silenzio sul fenomeno dell&#8217;antisemitismo per non offendere gli studenti ebrei. L&#8217;antisemitismo è un dato storico di cui l&#8217;Europa civile prova grande vergogna. Infatti nella trattazione scolastica e didattica l&#8217;antisemitismo è sempre ampiamente criticato e condannato. I campi di concentramento sintetizzano tutto l&#8217;orrore possibile e impossibile della violenza antisemita. Invece, al contrario, lo sviluppo della supremazia patriarcale sembra non indurre né a vergogna né a esecrazione, infatti questa storia di superiorità fallocratica risulta priva di eventi ed episodi estremi, in grado di concentrarne e sintetizzarne il significato in un&#8217;unica icona storicistica. Infatti il patriarcalismo risulta diffuso nel tempo e nello spazio, per millenni e in ogni dove, presentandosi come trasversale alle molteplici culture e alla complessità dei gruppi sociali, per cui la supremazia patriarcale si manifesta come una dimensione ovvia, scontata, banale e soprattutto naturale, lontana dalla violenza antisemita e in un certo senso appare soprattutto come funzionale all&#8217;evoluzione graduale della società e allo sviluppo della civiltà. Il confronto tra antisemitismo e patriarcalismo, e in generale tra razzismo e sessismo, effettivamente non risulta funzionale. Le cause di questo impossibile funzionamento non sono dovute all&#8217;incommensurabilità di questi atteggiamenti in termini di efferatezza, ma a un’ incommensurabilità di carattere strutturale. Infatti il razzismo contrappone un’etnia ad un&#8217;altra, un gruppo all&#8217;altro, mentre il sessismo si manifesta trasversale ad ogni realtà sociale. Il razzismo costituisce la propria ideologia rispetto ad una cultura intrisa di differenze di varia tipologia, mentre il sessismo costruisce la propria identità sulla differenza sessuale tra uomo e donna, ossia una differenza che determina e caratterizza l&#8217;intera specie umana, quale differenza concepita in natura. L&#8217;atteggiamento tramite cui il soggetto maschile traduce la differenza sessuale in una subordinazione dell&#8217;altro sesso, risulta come sistema basilare e imprescindibile per l&#8217;interpretazione di ogni differenza e diversità in termini di inferiorità e sottomissione. Infatti l&#8217;economia sessista agevola, facilita e rende legittima un&#8217;economia di carattere razzista. Dunque, l&#8217;informazione sul carattere patriarcale della cultura tradizionale trasmessa, appare un criterio informativo doveroso. Però il fatto che tale informazione sia sempre assente nella didattica scolastica, risulta un sintomo culturale molto preoccupante, in quanto sempre omesso per la sua supposta ovvietà e scontatezza e per non applicare al passato delle categorie ermeneutiche ed interpretative di carattere moderno, per non incorrere in una ridefinizione anacronistica di tradizione culturale. Infatti la tradizione patriarcale viene definita tale in base a criteri culturali moderni. Quindi le tradizioni non sapevano di essere patriarcali perché agivano “in buona fede”. Per ottemperare alle necessità antidiscriminatorie dell&#8217;editoria rivolta alla scuola, sarebbe utile apporre ai libri di testo una chiosa informativa, di carattere introduttivo, sugli aspetti di tipologia patriarcale della disciplina in oggetto, così che l&#8217;utenza scolastica sarebbe in tal modo avvertita che i contenuti culturali del testo rispecchiano un mondo di dominio maschile. Questo costituisce una problematica molto seria per una società che si proclama egualitaria, infatti oltre all&#8217;informazione risulta necessario fornire strumenti metodologici critici di riflessione ed intelligenza. La filosofia e la storia filosofica risultano discipline primarie rispetto a tutti i saperi nel teorizzare i principi del patriarcato, perché permettono la coincidenza dei criteri oggettivi della verità con i canoni e i codici simbolici di carattere patriarcale. La filosofia risulta inoltre portatrice e fautrice dell&#8217;elaborazione teorica dei principi egualitari moderni e contemporanei, ossia dei modelli di pensiero antidiscriminatori. Dunque la filosofia non solo permette di comprendere il funzionamento di un ordine androcentrico, ma anche la comprensione del principio di uguaglianza. La filosofia e la sua storia costituiscono l’assetto didattico e disciplinare maggiormente permeato dall&#8217;essenza antropocentrica e androcentrica della cultura tradizionale dell&#8217;Occidente. L&#8217;aggettivo che indica il carattere maschile della tradizione, ossia “androcentrico”, con modificazioni non essenziali, può essere sostituito da una terminologia affine che indica quanto la filosofia, come il sapere e la società, sono stati costruiti dal solo punto di vista maschile. Il termine androcentrico è paragonabile ai termini patriarcale, fallologocentrico, fallogocentrico, fallocentrico, fallocratico. La filosofia rispecchia la posizione dominante dal punto di vista culturale, storico e sociale dei maschi della specie umana, da cui è stata elaborata. Dunque ogni forma di cultura e di sapere androcentrici possono anche essere definiti sessisti. La filosofia nasce in Grecia, seguendo la tipica parabola storica della cultura antica occidentale, in quanto frutto della mentalità occidentale che la produce in modo decisivo. Questo non significa che certe tipologie di sapere e di sapienze elaborati da altre aree geostoricoculturali non possano essere definiti come filosofia e non si incrocino con la parabola occidentale. Pertanto la filosofia segna l&#8217;Occidente contribuendo soprattutto a rafforzarne le pretese universalistiche. Lo statuto disciplinare della filosofia determina l&#8217;assunto che i principi su cui si fonda il mondo occidentale sono obiettivamente e oggettivamente giusti e buoni, intrinsecamente veri e universalmente validi e accertati, quali i valori della democrazia e i diritti della persona.<br />
La questione androcentrica risulta pertanto individuabile in questo statuto disciplinare quale osservatorio privilegiato della civiltà occidentale. Molte altre discipline, e non solo la filosofia, teorizzano e proclamano la superiorità degli uomini in rapporto alle donne, ma soprattutto la storia della filosofia fonda su un solo genere maschile la categoria stessa di umanità, ossia l&#8217;Uomo, inteso come specie umana, coincide all&#8217;uomo, inteso come uno dei due generi della specie umana. Di conseguenza, le donne risultano così esseri umani di secondo livello, ossia mancanti, incompleti, inferiori, rispetto all&#8217;umanità modellata sugli esseri umani di sesso maschile. Aristotele insegna come rispetto alla definizione dell&#8217;uomo come animale razionale, le donne risultano invece irrazionali, dal momento che l&#8217;incapacità naturale del mondo femminile di acquisire pienamente la ragione, risulta solo uno dei molti fattori di pretesa inferiorità che legittimano lo stato di subordinazione femminile. L&#8217;identificazione dell&#8217;umanità con l&#8217;uomo di sesso maschile costituisce infatti l&#8217;apice di una complessa struttura di pensiero che valuta una serie di dicotomie oppositive, binarie e duali, afferenti a un quadro gerarchico, come gli archetipi di mente e corpo, ragione e passione, cultura e natura, pubblico e privato. L&#8217;ambito e l&#8217;entità femminili occupano sempre il polo negativo dell&#8217;opposizione, in quanto assunti come una sorta di sottospecie dell&#8217;umanità, per cui le donne risultano umane rispetto agli animali, ma non pienamente umane rispetto agli uomini.<br />
Comunque non è la filosofia ad inventare l&#8217;ordine simbolico patriarcale, perché in quanto disciplina, nasce in un contesto culturale e valoriale basato e strutturato su una salda e inconfutabile economia androcentrica, limitandosi perciò ad elaborare una teoria coerente al contesto. La filosofia consegna a questa teoria del femminile il potere di rendere indiscutibili e naturali e di occultare tutti gli elementi di violenza, di sopraffazione operanti in ambito, appunto, filosofico. La supremazia patriarcale ricava dalla filosofia i principi imprescindibili, oggettivi e naturali per giustificarsi, in quanto ricondotta e fondata su una modalità di sapere imperniata esplicitamente sulla ricerca della verità. Il predominio dell&#8217;uomo non risulta solamente una questione di potere, ma un principio di ragione, ossia una verità evidente corroborata e suffragata dalla teoria. Dunque la parità fra i due sessi, in questa ottica, risulta incontrovertibilmente ingiusta perché non si attiene alla verità della natura umana. L&#8217;origine greca della filosofia è di importanza fondamentale. Infatti la maggior parte del lessico filosofico è in greco e non si avvale di neologismi coniati in epoca posteriore, come accade in altre discipline, ma sono vocaboli trasmessi inalterati e di matrice greca. Questa gamma lessicale corrisponde al sistema valoriale e concettuale su cui si costruisce la disciplina filosofica, nello specifico orizzonte greco, in cui la filosofia si rivela ed eleva come nuova modalità di sapere. L&#8217;esempio del termine filosofico “idea” può servire a comprovare l&#8217;antropocentrismo e l’androcentrismo filosofico. Infatti il termine “idea” indica “ciò che è visibile”, e, come dimostrato dal mito della caverna di Platone, l&#8217;idea è contemplazione teoretica di oggetti immateriali e immobili, visibili solo all&#8217;occhio metaforico della mente. Praticamente, l&#8217;idea sancisce la dicotomia oppositiva tra mente e corpo, verità e inganno, pensiero e materia. Dunque il sistema filosofico greco si rivela come costruito su posizioni binarie, in cui il polo negativo è assegnato al mondo femminile, in un quadro teorico di astrazione e dicotomizzazione.<br />
Come donne, dunque, portiamo avanti una riflessione globale che vede l’essere umano di genere femminile e, come in uno specchio, quello di genere maschile, nella loro interezza. Vi è un intreccio inscindibile fra cultura e modo di considerare la sessualità umana e una ricaduta profonda e un’importante interazione tra cultura, vita e società civile.<br />
La conflittualità culturale che permea ogni relazione umana ha la sua base<br />
•	nella diversità, a cominciare da quella di sesso<br />
•	nello scarto fra l’utopia che intravediamo e l’ambiguità di ogni impresa per raggiungerla<br />
•	nell’impossibilità per l’essere umano di abitare l’opposizione, di cogliere i punti estremi contemporaneamente, oscillando tra l’uno e l’altro</p>
<p> Le culture si sono sviluppate sui tentativi successivi degli umani di superare le diversità, di colmare lo scarto di rendere realizzabile l’utopico. La rivelazione della differenza sessuale come positività, attribuisce diritto di cittadinanza culturale a tutte le altre differenze, etniche, culturali, ma anche di età, intergenerazionali, di salute, di stato sociale eccetera. Questo è importante soprattutto in un momento in cui le differenze etnico-culturali sgretolano nazioni, anche da lungo tempo costruite sull’unione di etnie diverse, in tanti piccoli satelliti. La differenza di sesso è forse attualmente quella che subisce i maggiori attacchi. Anche le scienze dimostrano che riconoscersi in un sesso è un processo culturale oltre che fisiologico e psichico.<br />
Anche in questo campo subentra la tendenza alla confusione con una società che propone “ermafroditi” non come esseri mitici, ma reali, possibili. Il transessualismo non è più un tabù, ma è la spia dell’esasperazione, dell’incertezza.<br />
La differenza di genere non è ancora del tutto percepibile come un valore o come un paradigma per l’assunzione dell’importanza di ogni altra possibile differenza.<br />
Le elaborazioni del neofemminismo hanno dimostrato che la partecipazione delle donne ai processi culturali è stata di notevole spessore, anche se sotterranea, tacita, priva di protagonismi, quasi ignorata dalle donne stesse.<br />
Proprio nella quotidianità e non nelle orchestrazioni metafisiche si gioca il senso più rilevante della nostra esistenza, anche come donne. In questo senso Hannah Arendt  scriveva con evidente lucidità: “E’ vano cercare un senso della politica o un significato nella storia quando tutto ciò che non sia comportamento quotidiano o tendenza automatica è stato scartato come irrilevante”.<br />
Abbiamo come donne forza, tenacia, creatività, capacità di resistenza anche in situazioni di tensione. Abbiamo anche una certa “innocenza” che deriva dal fatto di essere state lontane dai luoghi di potere.<br />
Abbiamo dimestichezza con le origini della vita e della morte: “sappiamo” per retaggio atavico. Eros e Thanatos trovano ricomposizione nella nostra stessa esistenza.<br />
Dobbiamo innanzitutto riuscire ad utilizzare le forze positive che si liberano nell’inevitabile conflitto tra i “diversi”, per sesso, per età, per cultura, come stimoli a cambiare, a crescere, neutralizzando la parte negativa del conflitto che si esprime in prevaricazione, ricerca di possesso dell’altro, tentativo di omologazione dell’altrui diversità ad un modello costruito a nostra immagine e somiglianza o per nostro tornaconto.<br />
Il conflitto sessuale non è a se stante, ma partecipa di una conflittualità che permea tutto il reale, perché è un atto creazionale.</p>
<p>Laura Tussi</p>
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		<title>Di: Darthè</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-57620</link>
		<dc:creator>Darthè</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 20:18:03 +0000</pubDate>
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		<description>Chissà se un giorno dopo i pensionati che chiedevano pensioni
dignitose bastonati a sangue, i cittadini della Val di Susa
massacrati, il patto segreto bush prodi sulla base usa di Vicenza i
magistrati che indagavano su prodi &quot;fatti fuori&quot; , la verità
emergerà, per ora la gente inizia ad avere paura di questa casta,
delle loro guerre, dei loro Cpt lager e delle loro terrificanti
falsità.
http://www.affaritaliani.it/politica/prodisiemensintercettazioni280808.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà se un giorno dopo i pensionati che chiedevano pensioni<br />
dignitose bastonati a sangue, i cittadini della Val di Susa<br />
massacrati, il patto segreto bush prodi sulla base usa di Vicenza i<br />
magistrati che indagavano su prodi &#8220;fatti fuori&#8221; , la verità<br />
emergerà, per ora la gente inizia ad avere paura di questa casta,<br />
delle loro guerre, dei loro Cpt lager e delle loro terrificanti<br />
falsità.<br />
<a href="http://www.affaritaliani.it/politica/prodisiemensintercettazioni280808.html" rel="nofollow">http://www.affaritaliani.it/politica/prodisiemensintercettazioni280808.html</a></p>
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	</item>
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		<title>Di: Laura Tussi</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-49398</link>
		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 06:33:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=313#comment-49398</guid>
		<description>L&#039; innovazione democratica. DEONTOLOGIA DI UN PARTITO COSCIENTE. di
LAURA TUSSI Democrazia è amore per il nostro Paese, con l&#039;umanità
delle genti, delle culture, in ambienti naturali e paesaggi da
tutelare e rispettare legalmente, nel condiviso interesse per la
qualità della vita e il benessere esistenziale nel senso profondo
di ospitalità e solidarietà del popolo italiano, rappresentante di
un territorio nazionale operoso, creativo, vitale, intraprendente,
con intelligenza e tenacia verso strategie democratiche orientate
alle sfide globali, mediante politiche di coesione, fiducia,
slancio. Attualmente viviamo in un Paese non all’altezza delle sue
ambizioni, possibilità e potenzialità, che rischia di ridivenire
una “espressione geografica” con aree forti, integrate a livello
europeo e territori marginali e dipendenti, tra ceti in grado di
competere con successo a livello mondiale e strati sociali a
disagio nell&#039;indifferenza, in lotta con la povertà, la miseria,
l&#039;indigenza. La politica nazionale attuale si rende portatrice di
interessi particolaristici con l&#039;affermazione di leader populisti e
demagogici, in quanto a livello di tessuto sociale prevalgono
pulsioni contrastanti con la democrazia, di cui non si avvertono
più le valenze partecipative, costruttive e creative all’interno
della società attuale, impedendo che ogni cittadino si riappropri
del senso cosmopolita della cittadinanza globale e interculturale
contemporanea, tramite l&#039;educazione al dialogo e al confronto con
persone di altre culture, al fine di ovviare prepotenti tensioni e
schiaccianti pulsioni interne che fomentano ripetuti rischi di
chiusure, di intolleranze ed emarginazioni. La democrazia attuale
ristagna relegata tra confini nazionali e si rivela debole rispetto
a eventi globali come il tragico deterioramento dell&#039;ambiente e del
clima e diviene inerme di fronte ai conflitti internazionali, al
terrorismo, e incapace rispetto agli squilibri causati da dinamiche
demografiche repentine e asfissianti, verso un modello produttivo e
di sviluppo autodistruttivo che condanna intere aree del globo alla
miseria, compromettendo la libertà delle nuove generazioni. La
politica deve intervenire, urgentemente. Solamente con una comune
ricerca nel solidale impegno sociale e politico si potranno
affrontare sfide impegnative a livello glocale superando le
barriere ideologiche, i classismi, i settarismi, impegnandoci come
uomini e donne, affrontando pregiudizi e discriminazioni. La
politica democratica vuole rinnovare e riformare le strategie
democratiche europee costruendo una nuova alleanza tra coloro che
vogliono rendere la globalizzazione planetaria un&#039;opportunità per
tutti, invece che l&#039;occasione per incrementare la ricchezza,
riconfermando e incrementando un potere oligarchico. La democrazia
si riconosce nei valori di libertà, dignità, solidarietà,
uguaglianza e pace che ispirano la Costituzione Repubblicana con
l&#039;impegno di far prosperare queste idee in Europa e nel mondo. Tali
concetti valoriali affondano le radici culturali nel cristianesimo,
nell&#039;Illuminismo, nel pensiero politico liberale, in quello
socialista e cattolico democratico, nella dialettica tra queste
differenti, ma al contempo congruenti tradizioni di pensiero nel
confronto con le sfide proposte dalla cultura ambientalista in
difesa dell&#039;assetto climatico planetario tramite e attraverso i
percorsi culturali maturati nella dialettica del confronto
valoriale dei diritti civili, della libertà femminile oltre che
nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari del 900,
ridefinendo una nuova identità politico culturale. Il nostro Paese
è una comunità culturale e politica fondata sui valori democratici
della Costituzione, arricchendo le proprie radici nell&#039;incontro e
nel dialogo con altri popoli e culture, nell&#039;unità europea, capace
di promuovere lo sviluppo e di valorizzare un comune modello
sociale, organizzato intorno ai principi del dialogo culturale e
interculturale, della democrazia, dell&#039;inclusione e della
partecipazione, al fine di combattere le povertà, salvaguardare gli
equilibri ambientali intorno alle direttive espresse ed emanate dal
protocollo di Kyoto, rifiutando le logiche dello scontro tra
civiltà, salvaguardando la pace nel mondo e combattendo il
terrorismo fondamentalista con gli strumenti e i principi della
legalità internazionale. Obiettivo cardine consiste nel trasformare
il Mediterraneo in luogo privilegiato di dialogo e confronto
dialettico e multiculturale nel crogiolo di popoli, culture e
religioni in collaborazione per scardinare ogni possibilità di
trasformazione dell&#039;area mediterranea in tragico epicentro di
conflitti mondiali. Occorre infatti garantire la sicurezza di
Israele e il diritto del popolo palestinese ad una nazione pacifica
e democratica, favorendo l&#039;ingresso della Turchia nell&#039;unione
europea e la stabilizzazione dei Balcani. Parteggiamo per lo
sviluppo del modello sociale europeo, per la valorizzazione dei
meriti, dei talenti e dell&#039;iniziativa nella promozione di un
tessuto sociale solidale per il benessere esistenziale di tutti,
uomini e donne. Occorre produrre, proporre e diffondere conoscenze,
in obiettivi condivisi in un disegno comune, nel coltivare il
capitale umano, la coesione sociale e il senso civico senza i quali
i distretti industriali non decollano e la vocazione turistica non
sarebbe incentivata e valorizzata. Così mettiamo al centro del
nostro interesse e della nostra azione politica il mezzogiorno che,
attraverso il Mediterraneo, diventi il principale raccordo e unione
attiva tra l&#039;Europa e l&#039;Asia, riformando profondamente il settore
pubblico, combattendo le inefficienze, i favoritismi, il
clientelismo, la corruzione, nella valorizzazione delle grandi
risorse naturali e culturali del mezzogiorno. La politica
democratica si spende per attribuire uguali opportunità a ogni
persona, per favorire l&#039;affermazione dell&#039;individuo, del soggetto,
uomo e donna, con le proprie capacità attraverso la creatività e il
merito, contro la gerontocrazia, il nepotismo, il clientelismo che
arrestano l&#039;innovazione e mortificano i migliori talenti e di
conseguenza attribuiremo sempre maggiore fiducia alla capacità di
pensiero e di progetto delle donne, cambiando nella società civile
l&#039;atteggiamento culturale verso il femminile, facilitando una
rappresentazione mediatica non discriminatoria, stereotipata e
arretrata, ma agevolando un processo di valorizzazione delle
differenze e delle diversità presenti all&#039;interno del tessuto
sociale per compiere pienamente il percorso di parità fra i sessi e
tra le diversità ad ogni livello sociale, al fine di realizzare
compiutamente le pari opportunità, colmando storiche carenze,
latenze, lacune e inefficienze nei servizi per l&#039;infanzia, per i
disabili e gli anziani. Secondo la politica democratica occorre
investire maggiormente nell&#039;arte, nella ricerca, nell&#039;istruzione,
favorendo la piena internazionalizzazione della nostra comunità
scientifica, intellettuale e culturale, spesso segnata da eccessivo
provincialismo. Dunque risulta necessario sviluppare e rafforzare
un solido sistema pubblico di università con il rinnovamento
generazionale su basi meritocratiche del corpo docente. Crediamo e
vogliamo una scuola inclusiva, integrata in un sistema europeo di
formazione che favorisca e garantisca le pari opportunità, nella
valorizzazione di tutte le differenze e di ogni diversità,
contribuendo a consolidare un’etica pubblica condivisa intorno ai
principi cardine della Costituzione Repubblicana, per una
convivenza ispirata alla cultura democratica e civile sempre più
multiculturale, tramite le istituzioni scolastiche che sono in
grado di prevenire ed estirpare varie forme di razzismo, di
violenza e teppismo. Per questo occorre restituire prestigio agli
insegnanti. L’industria culturale della comunicazione italiana deve
essere rilanciata in quanto i massmedia costituiscono un settore
culturale strategico, veicolo di informazione e cultura,
attualmente condizionato dal carattere oligopolistico del mercato
televisivo e pubblicitario, a cui si dovranno contrapporre
obiettivi valoriali di informazione alternativi, reagendo al
degrado della proposta televisiva, puntando, in alternativa alla
trasmissione di contenuti qualitativi e ad un’ informazione
obiettiva, libera da condizionamenti e interessi di impresa
estranei all&#039;attività editoriale, promuovendo la libera
circolazione della nozione creativa e intellettuale attraverso la
risorsa mediatica delle tecnologie informatiche, considerate un
principale elemento di libertà, di eguaglianza e diffusione della
conoscenza. Sul piano nazionale occorre accrescere la cultura e la
pratica della legalità, attraverso una magistratura responsabile e
indipendente, tramite una giustizia efficiente che assicuri
l’attuazione del diritto in tempi ragionevoli, al fine di liberarci
dalle organizzazioni mafiose e dalle forme deviate e devianti
dell&#039;esercizio del potere burocratico e politico che tengono
soggiogata la società civile, distorcendo i rapporti tra cittadini
e istituzioni. L&#039;intervento pubblico deve valorizzare il ruolo
delle famiglie, del volontariato, delle imprese, delle comunità
locali nella promozione culturale di molti settori e ambiti di
interesse collettivo, dalle politiche sociali, alla tutela del
patrimonio storico, culturale e ambientale, dalla promozione dello
sviluppo economico, alla formazione professionale dell&#039;istruzione.
Occorre riconoscere il valore fondamentale della Costituzione
Repubblicana quale patrimonio comune di tutto il Paese, nel
completamento della riforma federale dello Stato, al fine di
rendere le nostre istituzioni democratiche più stabili e solide,
correggendo le disposizioni portatrici di interesse e di
conflittualità, finalizzando direttrici politiche verso governi
stabili e autorevoli. Le persone tutte devono essere al centro
dell&#039;impegno politico e morale, avulso da un&#039;astratta ideologia.
Dunque la centralità della persona nell&#039;accezione filosofica di
Maritain e dei filosofi della soggettività, con le necessità
materiali, intellettuali e spirituali verso la naturale aspirazione
alla libertà e al benessere nei diritti inalienabili dell&#039;essere
umano, evitando e aborrendo le mentalità e le politiche volte
all&#039;arricchimento esclusivistico e al vantaggio egoistico e
personalistico. La società democratica deve sostenere progetti di
persone e di singoli soggetti aperti alla valorizzazione
dell&#039;altro, degli altri, affermando diritti e riconoscendo doveri,
riconoscendo il valore e l&#039;etica del lavoro anche in un denso
reticolo di associazioni no profit e di volontariato, difendendo la
laicità dello Stato, dei diritti civili, opponendo le spinte
democratiche contro tutte le discriminazioni in atto, perché solo
il dialogo dialettico tra diverse visioni religiose, culturali ed
etiche conduce a soluzioni ragionevoli a livello normativo,
condivisibili e rispettose del criterio imprescindibile della
dignità della persona umana. La laicità non è un&#039;ideologia
antireligiosa in una illusoria e presunta neutralità, ma è intesa
come valorizzazione e rispetto dei convincimenti morali, e degli
orientamenti culturali delle religioni, le cui energie morali
rappresentano un fattore inalienabile della democrazia, quando
riconoscono il valore del pluralismo. La laicità dello Stato
sancita dalla Costituzione Repubblicana prevede il rispetto della
persona nelle sue convinzioni più profonde da integrare pienamente
nella comunità sociale, restituendo fiducia ai soggetti disposti a
impegnarsi per passione civile nella vita pubblica,
nell&#039;associazionismo, in un&#039;ottica di costante ed inesauribile
ricerca volta all&#039;affermazione del concetto di persona in senso
globale, nella realizzazione del singolo individuo come fonte di
valori etici, morali e civili verso una politica di impegno morale
e di coscienziosità etica orientati al bene sommo della pace e
della convivenza tra popoli e diversità, dove il diverso, il
differente siano motivo di arricchimento e imprescindibile valore
per la comunità sociale stessa, in un sentimento costante di
ricerca interminabile e orientata a coltivare valori e contenuti di
progresso nel costante dialogo dialettico tra posizioni e anche
opposizioni, nell’insostituibile valore della ragione pensante
umana volta ad un’etica morale della filosofia politica del
progresso sociale. LAURA TUSSI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217; innovazione democratica. DEONTOLOGIA DI UN PARTITO COSCIENTE. di<br />
LAURA TUSSI Democrazia è amore per il nostro Paese, con l&#8217;umanità<br />
delle genti, delle culture, in ambienti naturali e paesaggi da<br />
tutelare e rispettare legalmente, nel condiviso interesse per la<br />
qualità della vita e il benessere esistenziale nel senso profondo<br />
di ospitalità e solidarietà del popolo italiano, rappresentante di<br />
un territorio nazionale operoso, creativo, vitale, intraprendente,<br />
con intelligenza e tenacia verso strategie democratiche orientate<br />
alle sfide globali, mediante politiche di coesione, fiducia,<br />
slancio. Attualmente viviamo in un Paese non all’altezza delle sue<br />
ambizioni, possibilità e potenzialità, che rischia di ridivenire<br />
una “espressione geografica” con aree forti, integrate a livello<br />
europeo e territori marginali e dipendenti, tra ceti in grado di<br />
competere con successo a livello mondiale e strati sociali a<br />
disagio nell&#8217;indifferenza, in lotta con la povertà, la miseria,<br />
l&#8217;indigenza. La politica nazionale attuale si rende portatrice di<br />
interessi particolaristici con l&#8217;affermazione di leader populisti e<br />
demagogici, in quanto a livello di tessuto sociale prevalgono<br />
pulsioni contrastanti con la democrazia, di cui non si avvertono<br />
più le valenze partecipative, costruttive e creative all’interno<br />
della società attuale, impedendo che ogni cittadino si riappropri<br />
del senso cosmopolita della cittadinanza globale e interculturale<br />
contemporanea, tramite l&#8217;educazione al dialogo e al confronto con<br />
persone di altre culture, al fine di ovviare prepotenti tensioni e<br />
schiaccianti pulsioni interne che fomentano ripetuti rischi di<br />
chiusure, di intolleranze ed emarginazioni. La democrazia attuale<br />
ristagna relegata tra confini nazionali e si rivela debole rispetto<br />
a eventi globali come il tragico deterioramento dell&#8217;ambiente e del<br />
clima e diviene inerme di fronte ai conflitti internazionali, al<br />
terrorismo, e incapace rispetto agli squilibri causati da dinamiche<br />
demografiche repentine e asfissianti, verso un modello produttivo e<br />
di sviluppo autodistruttivo che condanna intere aree del globo alla<br />
miseria, compromettendo la libertà delle nuove generazioni. La<br />
politica deve intervenire, urgentemente. Solamente con una comune<br />
ricerca nel solidale impegno sociale e politico si potranno<br />
affrontare sfide impegnative a livello glocale superando le<br />
barriere ideologiche, i classismi, i settarismi, impegnandoci come<br />
uomini e donne, affrontando pregiudizi e discriminazioni. La<br />
politica democratica vuole rinnovare e riformare le strategie<br />
democratiche europee costruendo una nuova alleanza tra coloro che<br />
vogliono rendere la globalizzazione planetaria un&#8217;opportunità per<br />
tutti, invece che l&#8217;occasione per incrementare la ricchezza,<br />
riconfermando e incrementando un potere oligarchico. La democrazia<br />
si riconosce nei valori di libertà, dignità, solidarietà,<br />
uguaglianza e pace che ispirano la Costituzione Repubblicana con<br />
l&#8217;impegno di far prosperare queste idee in Europa e nel mondo. Tali<br />
concetti valoriali affondano le radici culturali nel cristianesimo,<br />
nell&#8217;Illuminismo, nel pensiero politico liberale, in quello<br />
socialista e cattolico democratico, nella dialettica tra queste<br />
differenti, ma al contempo congruenti tradizioni di pensiero nel<br />
confronto con le sfide proposte dalla cultura ambientalista in<br />
difesa dell&#8217;assetto climatico planetario tramite e attraverso i<br />
percorsi culturali maturati nella dialettica del confronto<br />
valoriale dei diritti civili, della libertà femminile oltre che<br />
nella condanna delle ideologie e dei regimi totalitari del 900,<br />
ridefinendo una nuova identità politico culturale. Il nostro Paese<br />
è una comunità culturale e politica fondata sui valori democratici<br />
della Costituzione, arricchendo le proprie radici nell&#8217;incontro e<br />
nel dialogo con altri popoli e culture, nell&#8217;unità europea, capace<br />
di promuovere lo sviluppo e di valorizzare un comune modello<br />
sociale, organizzato intorno ai principi del dialogo culturale e<br />
interculturale, della democrazia, dell&#8217;inclusione e della<br />
partecipazione, al fine di combattere le povertà, salvaguardare gli<br />
equilibri ambientali intorno alle direttive espresse ed emanate dal<br />
protocollo di Kyoto, rifiutando le logiche dello scontro tra<br />
civiltà, salvaguardando la pace nel mondo e combattendo il<br />
terrorismo fondamentalista con gli strumenti e i principi della<br />
legalità internazionale. Obiettivo cardine consiste nel trasformare<br />
il Mediterraneo in luogo privilegiato di dialogo e confronto<br />
dialettico e multiculturale nel crogiolo di popoli, culture e<br />
religioni in collaborazione per scardinare ogni possibilità di<br />
trasformazione dell&#8217;area mediterranea in tragico epicentro di<br />
conflitti mondiali. Occorre infatti garantire la sicurezza di<br />
Israele e il diritto del popolo palestinese ad una nazione pacifica<br />
e democratica, favorendo l&#8217;ingresso della Turchia nell&#8217;unione<br />
europea e la stabilizzazione dei Balcani. Parteggiamo per lo<br />
sviluppo del modello sociale europeo, per la valorizzazione dei<br />
meriti, dei talenti e dell&#8217;iniziativa nella promozione di un<br />
tessuto sociale solidale per il benessere esistenziale di tutti,<br />
uomini e donne. Occorre produrre, proporre e diffondere conoscenze,<br />
in obiettivi condivisi in un disegno comune, nel coltivare il<br />
capitale umano, la coesione sociale e il senso civico senza i quali<br />
i distretti industriali non decollano e la vocazione turistica non<br />
sarebbe incentivata e valorizzata. Così mettiamo al centro del<br />
nostro interesse e della nostra azione politica il mezzogiorno che,<br />
attraverso il Mediterraneo, diventi il principale raccordo e unione<br />
attiva tra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia, riformando profondamente il settore<br />
pubblico, combattendo le inefficienze, i favoritismi, il<br />
clientelismo, la corruzione, nella valorizzazione delle grandi<br />
risorse naturali e culturali del mezzogiorno. La politica<br />
democratica si spende per attribuire uguali opportunità a ogni<br />
persona, per favorire l&#8217;affermazione dell&#8217;individuo, del soggetto,<br />
uomo e donna, con le proprie capacità attraverso la creatività e il<br />
merito, contro la gerontocrazia, il nepotismo, il clientelismo che<br />
arrestano l&#8217;innovazione e mortificano i migliori talenti e di<br />
conseguenza attribuiremo sempre maggiore fiducia alla capacità di<br />
pensiero e di progetto delle donne, cambiando nella società civile<br />
l&#8217;atteggiamento culturale verso il femminile, facilitando una<br />
rappresentazione mediatica non discriminatoria, stereotipata e<br />
arretrata, ma agevolando un processo di valorizzazione delle<br />
differenze e delle diversità presenti all&#8217;interno del tessuto<br />
sociale per compiere pienamente il percorso di parità fra i sessi e<br />
tra le diversità ad ogni livello sociale, al fine di realizzare<br />
compiutamente le pari opportunità, colmando storiche carenze,<br />
latenze, lacune e inefficienze nei servizi per l&#8217;infanzia, per i<br />
disabili e gli anziani. Secondo la politica democratica occorre<br />
investire maggiormente nell&#8217;arte, nella ricerca, nell&#8217;istruzione,<br />
favorendo la piena internazionalizzazione della nostra comunità<br />
scientifica, intellettuale e culturale, spesso segnata da eccessivo<br />
provincialismo. Dunque risulta necessario sviluppare e rafforzare<br />
un solido sistema pubblico di università con il rinnovamento<br />
generazionale su basi meritocratiche del corpo docente. Crediamo e<br />
vogliamo una scuola inclusiva, integrata in un sistema europeo di<br />
formazione che favorisca e garantisca le pari opportunità, nella<br />
valorizzazione di tutte le differenze e di ogni diversità,<br />
contribuendo a consolidare un’etica pubblica condivisa intorno ai<br />
principi cardine della Costituzione Repubblicana, per una<br />
convivenza ispirata alla cultura democratica e civile sempre più<br />
multiculturale, tramite le istituzioni scolastiche che sono in<br />
grado di prevenire ed estirpare varie forme di razzismo, di<br />
violenza e teppismo. Per questo occorre restituire prestigio agli<br />
insegnanti. L’industria culturale della comunicazione italiana deve<br />
essere rilanciata in quanto i massmedia costituiscono un settore<br />
culturale strategico, veicolo di informazione e cultura,<br />
attualmente condizionato dal carattere oligopolistico del mercato<br />
televisivo e pubblicitario, a cui si dovranno contrapporre<br />
obiettivi valoriali di informazione alternativi, reagendo al<br />
degrado della proposta televisiva, puntando, in alternativa alla<br />
trasmissione di contenuti qualitativi e ad un’ informazione<br />
obiettiva, libera da condizionamenti e interessi di impresa<br />
estranei all&#8217;attività editoriale, promuovendo la libera<br />
circolazione della nozione creativa e intellettuale attraverso la<br />
risorsa mediatica delle tecnologie informatiche, considerate un<br />
principale elemento di libertà, di eguaglianza e diffusione della<br />
conoscenza. Sul piano nazionale occorre accrescere la cultura e la<br />
pratica della legalità, attraverso una magistratura responsabile e<br />
indipendente, tramite una giustizia efficiente che assicuri<br />
l’attuazione del diritto in tempi ragionevoli, al fine di liberarci<br />
dalle organizzazioni mafiose e dalle forme deviate e devianti<br />
dell&#8217;esercizio del potere burocratico e politico che tengono<br />
soggiogata la società civile, distorcendo i rapporti tra cittadini<br />
e istituzioni. L&#8217;intervento pubblico deve valorizzare il ruolo<br />
delle famiglie, del volontariato, delle imprese, delle comunità<br />
locali nella promozione culturale di molti settori e ambiti di<br />
interesse collettivo, dalle politiche sociali, alla tutela del<br />
patrimonio storico, culturale e ambientale, dalla promozione dello<br />
sviluppo economico, alla formazione professionale dell&#8217;istruzione.<br />
Occorre riconoscere il valore fondamentale della Costituzione<br />
Repubblicana quale patrimonio comune di tutto il Paese, nel<br />
completamento della riforma federale dello Stato, al fine di<br />
rendere le nostre istituzioni democratiche più stabili e solide,<br />
correggendo le disposizioni portatrici di interesse e di<br />
conflittualità, finalizzando direttrici politiche verso governi<br />
stabili e autorevoli. Le persone tutte devono essere al centro<br />
dell&#8217;impegno politico e morale, avulso da un&#8217;astratta ideologia.<br />
Dunque la centralità della persona nell&#8217;accezione filosofica di<br />
Maritain e dei filosofi della soggettività, con le necessità<br />
materiali, intellettuali e spirituali verso la naturale aspirazione<br />
alla libertà e al benessere nei diritti inalienabili dell&#8217;essere<br />
umano, evitando e aborrendo le mentalità e le politiche volte<br />
all&#8217;arricchimento esclusivistico e al vantaggio egoistico e<br />
personalistico. La società democratica deve sostenere progetti di<br />
persone e di singoli soggetti aperti alla valorizzazione<br />
dell&#8217;altro, degli altri, affermando diritti e riconoscendo doveri,<br />
riconoscendo il valore e l&#8217;etica del lavoro anche in un denso<br />
reticolo di associazioni no profit e di volontariato, difendendo la<br />
laicità dello Stato, dei diritti civili, opponendo le spinte<br />
democratiche contro tutte le discriminazioni in atto, perché solo<br />
il dialogo dialettico tra diverse visioni religiose, culturali ed<br />
etiche conduce a soluzioni ragionevoli a livello normativo,<br />
condivisibili e rispettose del criterio imprescindibile della<br />
dignità della persona umana. La laicità non è un&#8217;ideologia<br />
antireligiosa in una illusoria e presunta neutralità, ma è intesa<br />
come valorizzazione e rispetto dei convincimenti morali, e degli<br />
orientamenti culturali delle religioni, le cui energie morali<br />
rappresentano un fattore inalienabile della democrazia, quando<br />
riconoscono il valore del pluralismo. La laicità dello Stato<br />
sancita dalla Costituzione Repubblicana prevede il rispetto della<br />
persona nelle sue convinzioni più profonde da integrare pienamente<br />
nella comunità sociale, restituendo fiducia ai soggetti disposti a<br />
impegnarsi per passione civile nella vita pubblica,<br />
nell&#8217;associazionismo, in un&#8217;ottica di costante ed inesauribile<br />
ricerca volta all&#8217;affermazione del concetto di persona in senso<br />
globale, nella realizzazione del singolo individuo come fonte di<br />
valori etici, morali e civili verso una politica di impegno morale<br />
e di coscienziosità etica orientati al bene sommo della pace e<br />
della convivenza tra popoli e diversità, dove il diverso, il<br />
differente siano motivo di arricchimento e imprescindibile valore<br />
per la comunità sociale stessa, in un sentimento costante di<br />
ricerca interminabile e orientata a coltivare valori e contenuti di<br />
progresso nel costante dialogo dialettico tra posizioni e anche<br />
opposizioni, nell’insostituibile valore della ragione pensante<br />
umana volta ad un’etica morale della filosofia politica del<br />
progresso sociale. LAURA TUSSI</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Laura Tussi</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-24404</link>
		<dc:creator>Laura Tussi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 13:22:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=313#comment-24404</guid>
		<description>INTERVISTA CON NANDO DALLA CHIESA. Dialogo sopra le diversità
culturali. di LAURA TUSSI 1. Come colloca la Sua storia di
formazione, le esperienze culturali ed educative, rispetto al
personale impegno sociale e politico? Tutta l’ esperienza di vita è
formativa. Quello che si è fatto, realizzato e interiorizzato
durante l&#039;infanzia e l&#039;adolescenza diventa elemento ed evento che
influisce in seguito sul modo in cui ci si comporta e ci si
atteggia nell&#039;impegno sociale, formativo e civile rispetto alle
modalità con cui si considera la cultura. Non riuscirei a togliere
nulla della mia vita per capire e comprendere quali siano le scelte
personali in un certo momento e pensare come impegnarmi su un tema
o sull&#039;altro, in un aspetto o nell&#039;altro e perché compio una certa
decisione. Davvero possiamo considerare i ricordi, dai gesti e
dalle parole compiute dalle persone care, dal ricordo dei genitori,
dei libri letti, dagli insegnanti, all&#039;esperienza universitaria, al
periodo del sessantotto, appena mi affacciavo all&#039;età adulta, alla
vicenda di mio padre. Penso che tutta la vita mi ha forgiato e
fomentato anche aggressivamente e spinto ad assumere determinati
impegni in campo civile, politico e culturale. 2. Come può il
centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate
da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da
diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e
differenti modi di essere e di pensare? Lo spirito di apertura, di
interscambio e di confronto vicendevoli portano a considerare gli
interlocutori, le culture altre, le biografie collettive di
minoranze come dati di vita e di diversità intraculturali che
devono essere interpretate con sapere e approfondite rispetto al
futuro e al passato con esperienza e consapevolezza appunto.
Occorre essere responsabili e consapevoli che il futuro non è solo
la somma di molteplici tradizioni e biografie, ma soprattutto una
sintesi di valori che sembrano divisi e divergenti, ma si
elaboreranno come uniti nelle rispettive diversità tramite la
costruzione e la raccolta ed elaborazione di biografie e
autobiografie intelligenti. E’necessaria molta serietà perché non è
un lavoro facile, perché ogni cambiamento incide sulle condizioni
dell&#039;esistenza, della vita di ciascuno, rispetto alle aspettative,
sulle paure di chi è più debole, fattori che vanno considerati in
questo momento processuale di costruzione del nuovo. Questa è la
fase più difficile per la sinistra perché si apre un innovativo
percorso e si sviluppa un processo di evoluzione, di apertura, di
confronto e condivisione, perché nessun cambiamento lascia le
situazioni nuove uguali alle precedenti, con gli svantaggi delle
condizioni che generano pregiudizio. Le ondate migratorie sono così
improvvise e repentine e incidono e coincidono anche con
l&#039;invecchiamento della popolazione portando paura, diffidenza e
indisponibilità all&#039;incontro, nel confronto con le diversità,
attuabile invece attraverso un lavoro e un impegno concreti nel
rimuovere le cause dei pregiudizi, attraverso l&#039;informazione
culturale, chiamando ogni persona alle proprie responsabilità
civili. 3. Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere
diverse tipologie di dittatura. Quali ne sono le caratteristiche e
le negatività più salienti? Le dittature vanno dai grandi emirati,
ai potentati fondati sul potere delle dinastie, dalla Siria, ai
leader libanesi e con forme di ingerenza terroristica. Tutto il
mondo è impegnato nella ricerca della democrazia che è un valore da
consolidare e da esportare. Strategie internazionali sono
necessarie e auspicabili, ma difficili da sviluppare, anche perché
le questioni legate alle minoranze si scontrano con la real politic
e le ragioni della diplomazia. Occorre che ci siano entità
sovranazionali capaci di riconoscere certi diritti e tutelare e
salvaguardare nelle forme consentite dalla diplomazia le minoranze
oppresse. I partiti possono avere ruoli diversi con iniziative
incisive, creando movimenti di opinione anche per mezzo della
stampa. Sussiste comunque un problema soprattutto culturale. L&#039;idea
di boicottare il salone del libro di Torino solo perché dedicato ad
Israele è sintomo di intolleranza. A volte si mettono in circolo
atteggiamenti razzisti e discriminatori. Occorre molta
responsabilità. 4. La Shoah ha precipitato l’umanità verso un
abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni
spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di
negazione di ogni tipologia di diversità all’interno della società?
Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei
partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?
Sono motivato e spinto dalla mia vicenda personale a leggere i
libri che riguardano l&#039;accettazione sociale della violenza, la
nascita del nazifascismo e la tragedia dell&#039;Olocausto. Questi
eventi sono realmente avvenuti dopo le convenzioni internazionali
sui diritti dell&#039;uomo e sulla tutela dei prigionieri di guerra. Non
credo comunque che l&#039;uomo abbia imparato dalla Storia. Occorre
molta responsabilità da parte degli Stati, dei partiti,
dell&#039;opinione pubblica con l&#039;intervento degli intellettuali, con
cittadini responsabili che devono conoscere il teatro degli eventi
storici. Laura Tussi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>INTERVISTA CON NANDO DALLA CHIESA. Dialogo sopra le diversità<br />
culturali. di LAURA TUSSI 1. Come colloca la Sua storia di<br />
formazione, le esperienze culturali ed educative, rispetto al<br />
personale impegno sociale e politico? Tutta l’ esperienza di vita è<br />
formativa. Quello che si è fatto, realizzato e interiorizzato<br />
durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza diventa elemento ed evento che<br />
influisce in seguito sul modo in cui ci si comporta e ci si<br />
atteggia nell&#8217;impegno sociale, formativo e civile rispetto alle<br />
modalità con cui si considera la cultura. Non riuscirei a togliere<br />
nulla della mia vita per capire e comprendere quali siano le scelte<br />
personali in un certo momento e pensare come impegnarmi su un tema<br />
o sull&#8217;altro, in un aspetto o nell&#8217;altro e perché compio una certa<br />
decisione. Davvero possiamo considerare i ricordi, dai gesti e<br />
dalle parole compiute dalle persone care, dal ricordo dei genitori,<br />
dei libri letti, dagli insegnanti, all&#8217;esperienza universitaria, al<br />
periodo del sessantotto, appena mi affacciavo all&#8217;età adulta, alla<br />
vicenda di mio padre. Penso che tutta la vita mi ha forgiato e<br />
fomentato anche aggressivamente e spinto ad assumere determinati<br />
impegni in campo civile, politico e culturale. 2. Come può il<br />
centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate<br />
da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da<br />
diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e<br />
differenti modi di essere e di pensare? Lo spirito di apertura, di<br />
interscambio e di confronto vicendevoli portano a considerare gli<br />
interlocutori, le culture altre, le biografie collettive di<br />
minoranze come dati di vita e di diversità intraculturali che<br />
devono essere interpretate con sapere e approfondite rispetto al<br />
futuro e al passato con esperienza e consapevolezza appunto.<br />
Occorre essere responsabili e consapevoli che il futuro non è solo<br />
la somma di molteplici tradizioni e biografie, ma soprattutto una<br />
sintesi di valori che sembrano divisi e divergenti, ma si<br />
elaboreranno come uniti nelle rispettive diversità tramite la<br />
costruzione e la raccolta ed elaborazione di biografie e<br />
autobiografie intelligenti. E’necessaria molta serietà perché non è<br />
un lavoro facile, perché ogni cambiamento incide sulle condizioni<br />
dell&#8217;esistenza, della vita di ciascuno, rispetto alle aspettative,<br />
sulle paure di chi è più debole, fattori che vanno considerati in<br />
questo momento processuale di costruzione del nuovo. Questa è la<br />
fase più difficile per la sinistra perché si apre un innovativo<br />
percorso e si sviluppa un processo di evoluzione, di apertura, di<br />
confronto e condivisione, perché nessun cambiamento lascia le<br />
situazioni nuove uguali alle precedenti, con gli svantaggi delle<br />
condizioni che generano pregiudizio. Le ondate migratorie sono così<br />
improvvise e repentine e incidono e coincidono anche con<br />
l&#8217;invecchiamento della popolazione portando paura, diffidenza e<br />
indisponibilità all&#8217;incontro, nel confronto con le diversità,<br />
attuabile invece attraverso un lavoro e un impegno concreti nel<br />
rimuovere le cause dei pregiudizi, attraverso l&#8217;informazione<br />
culturale, chiamando ogni persona alle proprie responsabilità<br />
civili. 3. Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere<br />
diverse tipologie di dittatura. Quali ne sono le caratteristiche e<br />
le negatività più salienti? Le dittature vanno dai grandi emirati,<br />
ai potentati fondati sul potere delle dinastie, dalla Siria, ai<br />
leader libanesi e con forme di ingerenza terroristica. Tutto il<br />
mondo è impegnato nella ricerca della democrazia che è un valore da<br />
consolidare e da esportare. Strategie internazionali sono<br />
necessarie e auspicabili, ma difficili da sviluppare, anche perché<br />
le questioni legate alle minoranze si scontrano con la real politic<br />
e le ragioni della diplomazia. Occorre che ci siano entità<br />
sovranazionali capaci di riconoscere certi diritti e tutelare e<br />
salvaguardare nelle forme consentite dalla diplomazia le minoranze<br />
oppresse. I partiti possono avere ruoli diversi con iniziative<br />
incisive, creando movimenti di opinione anche per mezzo della<br />
stampa. Sussiste comunque un problema soprattutto culturale. L&#8217;idea<br />
di boicottare il salone del libro di Torino solo perché dedicato ad<br />
Israele è sintomo di intolleranza. A volte si mettono in circolo<br />
atteggiamenti razzisti e discriminatori. Occorre molta<br />
responsabilità. 4. La Shoah ha precipitato l’umanità verso un<br />
abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni<br />
spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di<br />
negazione di ogni tipologia di diversità all’interno della società?<br />
Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei<br />
partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?<br />
Sono motivato e spinto dalla mia vicenda personale a leggere i<br />
libri che riguardano l&#8217;accettazione sociale della violenza, la<br />
nascita del nazifascismo e la tragedia dell&#8217;Olocausto. Questi<br />
eventi sono realmente avvenuti dopo le convenzioni internazionali<br />
sui diritti dell&#8217;uomo e sulla tutela dei prigionieri di guerra. Non<br />
credo comunque che l&#8217;uomo abbia imparato dalla Storia. Occorre<br />
molta responsabilità da parte degli Stati, dei partiti,<br />
dell&#8217;opinione pubblica con l&#8217;intervento degli intellettuali, con<br />
cittadini responsabili che devono conoscere il teatro degli eventi<br />
storici. Laura Tussi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: MARIO ROMANO</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-22205</link>
		<dc:creator>MARIO ROMANO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 19:37:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=313#comment-22205</guid>
		<description>Sono incazzato con il Partito democratico , perche per l’ennesima volta i dirigenti hanno dimostrato cosi’ come gia’ l’avevano fatti gli ex comunisti che il settarismo nei confronti dei Socialisti non e’ mai morto.
Hanno apparentato DI PIETRO la cui politica non ha nulla a che vedere con la Sinistra ed hanno rifiutato al Partito Socialista la stessa condizione.
Per quale motivo? Si ha paura dei Socialisti?.
Eppure Boselli ha dimostrato la massima lealta nel governo Prodi.
Il PD sta dimostrando di essere sempre piu’ indirizzato verso posizioni centriste e clericali.Non e’ qusta la strada , non si puo’ dire che il PD , e’ orientato nella stessa direzione di Zapatero!!!!
Si va verso srade opposte.
Per questi motivi e per l’arroganza che dimostrano i vertici del PD , Io voto SOCIALISTA perche la liberta’ ed i diritti civili non si vendono per pochi voti in piu?.
MARIO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono incazzato con il Partito democratico , perche per l’ennesima volta i dirigenti hanno dimostrato cosi’ come gia’ l’avevano fatti gli ex comunisti che il settarismo nei confronti dei Socialisti non e’ mai morto.<br />
Hanno apparentato DI PIETRO la cui politica non ha nulla a che vedere con la Sinistra ed hanno rifiutato al Partito Socialista la stessa condizione.<br />
Per quale motivo? Si ha paura dei Socialisti?.<br />
Eppure Boselli ha dimostrato la massima lealta nel governo Prodi.<br />
Il PD sta dimostrando di essere sempre piu’ indirizzato verso posizioni centriste e clericali.Non e’ qusta la strada , non si puo’ dire che il PD , e’ orientato nella stessa direzione di Zapatero!!!!<br />
Si va verso srade opposte.<br />
Per questi motivi e per l’arroganza che dimostrano i vertici del PD , Io voto SOCIALISTA perche la liberta’ ed i diritti civili non si vendono per pochi voti in piu?.<br />
MARIO</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: BIANCA</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-18178</link>
		<dc:creator>BIANCA</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 21:56:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=313#comment-18178</guid>
		<description>Ma quando questi vecchi politici la smetteranno di fare chiacchiere inutili e sgradevoli litigi ,crando solo confusione e prendendo per i fondelli la gente ,constato che non vogliono sicuramente il bene del paese e della gente , smettete con la propaganda sterile,solo per mantenere un posto di potere.Sosteniamo il PD!!! che è l&#039;unica speranza che ci rimane sopratutto per i nostri giovani e bimbi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma quando questi vecchi politici la smetteranno di fare chiacchiere inutili e sgradevoli litigi ,crando solo confusione e prendendo per i fondelli la gente ,constato che non vogliono sicuramente il bene del paese e della gente , smettete con la propaganda sterile,solo per mantenere un posto di potere.Sosteniamo il PD!!! che è l&#8217;unica speranza che ci rimane sopratutto per i nostri giovani e bimbi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gad</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-17827</link>
		<dc:creator>gad</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 11:38:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=313#comment-17827</guid>
		<description>Risposta a Pierluigi Passarini: non credo sia stato rispettato per intero il codice etico del Pd</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Risposta a Pierluigi Passarini: non credo sia stato rispettato per intero il codice etico del Pd</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pierluigi Passarini</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-17817</link>
		<dc:creator>Pierluigi Passarini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 09:21:37 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; stato rispettato integralmente il codice etico? A prima vista certe candidature (Carra, Crisafulli) non mi sembra rispettino l&#039;impegno a non candidare condannati e rinviati a giudizio. Ciò sommato all&#039;esclusione di figure come Lumia, fa pensare che agli annunci si fa fatica a far seguire i fatti. Tutto il rinnovamento di cui si è parlato stride anche con le candidature di Dalema o Marini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato rispettato integralmente il codice etico? A prima vista certe candidature (Carra, Crisafulli) non mi sembra rispettino l&#8217;impegno a non candidare condannati e rinviati a giudizio. Ciò sommato all&#8217;esclusione di figure come Lumia, fa pensare che agli annunci si fa fatica a far seguire i fatti. Tutto il rinnovamento di cui si è parlato stride anche con le candidature di Dalema o Marini.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Drake Oldsail</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-16345</link>
		<dc:creator>Drake Oldsail</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 13:44:02 +0000</pubDate>
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		<description>83 - Sottoscrivo: il dubbio attanaglia anche me...
Tutte queste ingerenze ecclesiastiche sdoganate dal PD, mi fanno seriamente valutare un voto più consono alla mia morale atea (quindi a sinistra).
Rimane il fattore Berlusconi, che non mi disgusta meno di una certa recrudescenza di anatemi inquisitori clericali... ma tutte queste &quot;tattiche&quot; mi danno un po&#039; di nausea! Stiamo a vedere come la situazione si evolve, dato che il pensiero di una sinistra forte e laica all&#039;opposizione non mi dispiace per niente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>83 &#8211; Sottoscrivo: il dubbio attanaglia anche me&#8230;<br />
Tutte queste ingerenze ecclesiastiche sdoganate dal PD, mi fanno seriamente valutare un voto più consono alla mia morale atea (quindi a sinistra).<br />
Rimane il fattore Berlusconi, che non mi disgusta meno di una certa recrudescenza di anatemi inquisitori clericali&#8230; ma tutte queste &#8220;tattiche&#8221; mi danno un po&#8217; di nausea! Stiamo a vedere come la situazione si evolve, dato che il pensiero di una sinistra forte e laica all&#8217;opposizione non mi dispiace per niente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Domenico</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/02/14/codice-etico-del-partito-democratico.html/comment-page-2#comment-16340</link>
		<dc:creator>Domenico</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 13:02:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gadlerner.it/?p=313#comment-16340</guid>
		<description>Caro Gad, ero ieri al seminario sulla laicità organizzato a Roma dalla Pollastrini ed altri del PD.
A parte la troppa filosofia e il molto politichese devo dire che, come semplice elettore di sinistra, sono rimasto perplesso e deluso dai molti interventi (compreso il tuo) in cui, pur a volte dichiarandosi atei orgogliosi, emergeva un&#039;ansia di buonismo e &quot;volemose bene&quot; quantomeno eccessiva ed inopportuna. Infatti dall&#039;altra parte non mi sembra siano altrettanto disponibili; lo dimostrano da ultimo le dichiarazioni della Binetti riguardo l&#039;imbarco dei radicali (La Repubblica di ieri pag.9) che purtroppo ho letto solo in fine giornata altrimenti ne avrei chiesto conto in seminario a chi si scagliava contro la costituzione di un&#039;area laica, visto che l&#039;area cattolica esiste e come.
Mi sono sentito molto più in sintonia con i bellissimi interventi di Rodotà e Walter Tocci, che secondo me hanno salvato la giornata.
Mi sembra in definitiva che abbiamo due ordini di problemi a cui non ho inteso risposta:
uno immediato è come si convincono entro il prossimo mese a votare per il PD i molti come me che non hanno nessuna intenzione di fari governare da gente che quanto meno si lascia influenzare da &quot;oltretevere&quot;. O forse non gliene importa a nessuno se ci rifugiamo a malincuore dal parolaio rosso? Possibile che i voti recuperabili al centro sono così tanti di più?
Il secondo problema di più lungo termine è come si pensa di gestire un&#039;area cattolica così trionfante e determinata. Non dimentichiamo che proprio quest&#039;area e non l&#039;opposizione è stata responsabile dell&#039;affossamento di tutte le maggiori battaglie sui temi &quot;eticamente sensibili&quot; del governo Prodi. Oppure dobbiamo pensare che questi temi sono abbandonati dal PD? Mi rendo conto che il realismo politico non permetterà di trattare questi argomenti durante la campagna elettorale, ma proprio per questo temo il disastro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gad, ero ieri al seminario sulla laicità organizzato a Roma dalla Pollastrini ed altri del PD.<br />
A parte la troppa filosofia e il molto politichese devo dire che, come semplice elettore di sinistra, sono rimasto perplesso e deluso dai molti interventi (compreso il tuo) in cui, pur a volte dichiarandosi atei orgogliosi, emergeva un&#8217;ansia di buonismo e &#8220;volemose bene&#8221; quantomeno eccessiva ed inopportuna. Infatti dall&#8217;altra parte non mi sembra siano altrettanto disponibili; lo dimostrano da ultimo le dichiarazioni della Binetti riguardo l&#8217;imbarco dei radicali (La Repubblica di ieri pag.9) che purtroppo ho letto solo in fine giornata altrimenti ne avrei chiesto conto in seminario a chi si scagliava contro la costituzione di un&#8217;area laica, visto che l&#8217;area cattolica esiste e come.<br />
Mi sono sentito molto più in sintonia con i bellissimi interventi di Rodotà e Walter Tocci, che secondo me hanno salvato la giornata.<br />
Mi sembra in definitiva che abbiamo due ordini di problemi a cui non ho inteso risposta:<br />
uno immediato è come si convincono entro il prossimo mese a votare per il PD i molti come me che non hanno nessuna intenzione di fari governare da gente che quanto meno si lascia influenzare da &#8220;oltretevere&#8221;. O forse non gliene importa a nessuno se ci rifugiamo a malincuore dal parolaio rosso? Possibile che i voti recuperabili al centro sono così tanti di più?<br />
Il secondo problema di più lungo termine è come si pensa di gestire un&#8217;area cattolica così trionfante e determinata. Non dimentichiamo che proprio quest&#8217;area e non l&#8217;opposizione è stata responsabile dell&#8217;affossamento di tutte le maggiori battaglie sui temi &#8220;eticamente sensibili&#8221; del governo Prodi. Oppure dobbiamo pensare che questi temi sono abbandonati dal PD? Mi rendo conto che il realismo politico non permetterà di trattare questi argomenti durante la campagna elettorale, ma proprio per questo temo il disastro.</p>
]]></content:encoded>
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