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    Sarkozy, i bambini e la Shoah

    venerdì, 15 febbraio 2008

    Rassegna Stampa, l'Ebraismo

    Sarkozy

    Questo mio articolo è uscito oggi su “Repubblica”.

    La suggestiva, dolorosa adozione a distanza di ciascuno degli undicimila bambini ebrei francesi uccisi nella Shoah, raccomandata dal presidente Sarkozy a tutti gli alunni dell’ultimo anno di scuola primaria –a perpetuarne il nome e la tragedia- rivela quanto difficile sia la pedagogia della memoria.
    Pare quasi che nel mondo contemporaneo, per risvegliare i nostri sensi assopiti, dobbiamo andare in cerca dell’elettroshock garantito solo dalla personalizzazione, moltiplicando undicimila volte Anna Frank. O addirittura un milione e mezzo di volte, perché tanti furono i bambini sterminati in Europa dalla furia nazifascista.
    L’intento è nobile. Il presidente francese che già nel giorno del suo insediamento all’Eliseo rivolse il suo primo pensiero a Guy Moquet, giovane partigiano comunista condannato a morte, autore di una splendida lettera di commiato, sente il dovere di rappresentare una cultura patriottica fondata sui valori della Resistenza. Che differenza fra l’orgogliosa eredità gollista e il revisionismo minimizzatore della destra italiana!
    Eppure avvertiamo un senso di inadeguatezza in questa relazione con la memoria così personalizzata. Non tanto per gli effetti traumatici paventati dagli insegnanti. C’è dell’altro. La Shoah divenuta oggetto di fiction, messa al centro di innumerevoli opere narrative, viene scrutata sempre più da vicino nel tentativo di venire a capo del suo mistero che resta indecifrabile. Com’è potuto accadere un evento così mostruoso, enorme non solo per il numero delle vittime ma anche per la quantità di colpevoli, di complici, di indifferenti? Probabilmente non troveremo mai una risposta soddisfacente. E allora il bisogno di capire ci conduce dalla storia alla microstoria, degenerando perfino in una sorta di pornografia della Shoah. La Francia che propone ai suoi bambini l’adozione dei coetanei sterminati è il paese che ha osannato come evento letterario un libro morboso come “Le benevole” di Jonatan Littell. Biografia incestuosa di un carnefice omosessuale, novecento pagine zeppe di ogni liquido e di ogni fetore, fantasie maniacali fin nel recondito delle fosse comuni e delle camere a gas. Avvertiamo il gusto del proibito. Una distanza abissale rispetto alla sobrietà del racconto di Primo Levi, elaborato come faticosa conquista di razionalità, trattenuto come forma di pudore. Sia detto per inciso: dubito che l’Einaudi di Primo Levi avrebbe pubblicato la traduzione italiana di Littell.
    Il rischio è la distorsione dell’effetto desiderato. Addirittura si instilla il dubbio di un privilegio castale, e questa sarebbe l’ennesima ingiustizia somministrata alle vittime. Ce ne siamo accorti anche con la pubblicazione online della lista di docenti ebrei e con il boicottaggio proposto alla letteratura israeliana. Serpeggia l’insinuazione della Shoah deformata come una sorta di ideologia privilegiata.
    Negli stessi giorni in cui la Torino democratica, giustamente, difendeva la scelta di invitare Israele al Salone del Libro, non è stata prestata l’attenzione dovuta alla spedizione punitiva contro un gruppo di cittadini rumeni. Col pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea.
    Quando vado nelle scuole a parlare in occasione della Giornata della Memoria, ripeto sempre che la lezione della storia deve tradursi in un interrogativo attuale: saremmo disposti a sopportare di nuovo la discriminazione e l’esclusione del diverso, prima ridotto a ospite ingrato e poi destinato all’eliminazione? La pedagogia della Shoah rappresenta uno strumento prezioso che deve adeguarsi alla novità del contesto multietnico. Suscitare interrogativi, promuovere comportamenti, indurre a mettersi sempre nei panni dell’altro. Altrimenti gli ottimi propositi di immedesimazione nella tragedia ebraica possono risultare controproducenti.

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    Articolo di:

    Gad - che ha scritto 1423 post su Gad Lerner.


    Commenti per questo articolo

    [4] 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

    1. 177
      Gavriel Segre scrive:

      Aggiungo solo questo post conclusivo per esplicitare la connessione
      fra il mio intervento ed il post iniziale di Gad. Quest’ultimo mi
      sembra che presenti i sintomi della “sindrome di Hannah Arendt”
      ovvero un neanche troppo velato astio contro quella che viene vista
      come una “politica ufficiale della memoria”. Una sindrome che nei
      casi piu’ eclatanti conduce alla firma da parte di Noam Chomsky di
      un appello in favore del negazionista Faurisson od all’infame
      ”L’industria dell’ Olocausto” di Norman Finkelstein. Sindrome a
      cui non v’e’ migliore risposta di quella fornita da Gershom Sholem
      ad Hannah Arendt, ovvero che chi la manifesta palesa la propria non
      sufficiente ”ahavat am Israel” (amore per il popolo ebraico).
      Sicche’ mi e’ sembrato opportuno fare osservare che per parlare di
      certe cose e’ bene, innanzitutto, avere le carte in regola per
      quanto attiene al comandamento ”lo tirzach”…

    2. 176
      Gavriel Segre scrive:

      Errata corrige: ovviamentre nel post 175 volevo dire “I demoni” di
      Fedor Dostoievskij. Riguardo al fatto che ogni storicismo contiene
      i germi del totalitarismo riamando infine a “Miseria dello
      storicismo” e “la societa’ aperta e i suoi nemici” di Karl Popper.

    3. 175
      Gavriel Segre scrive:

      Riguardo alla condanna di ogni forma di terrorismo, penso che il
      riferimento bibliografico miglior resti “I demoni di Dostoevskij”.
      Il ‘’socialismo liberale” (un ossimoro non minore di ‘’strupro
      corrisposto” ) di Norberto Bobbio (alias Verchovenskij padre) vale
      molto poco alla luce delle scelte di Luigi Bobbio (Verchovenskij
      figlio)…

    4. 174
      Gavriel Segre scrive:

      A scanso di equivoci, vorrei pero’ chiarire come, a differenza di
      Cazzullo, io sia contario alla grazia a Sofri.

    5. 173
      Gavriel Segre scrive:

      Digressioni e battute sui nuemri primi a parte, vorrei concludere
      il mio intervento in questo bloh esplcitando alcuni riferimenti
      bliobliografici impliciti nei miei post precedenti: per una analisi
      obbiettiva delle responasbilita’ etiche e politiche della intera
      leadeship di Lotta Continua negli anni 70 rimando a: “I ragazzi che
      volevano fare la rivoluzione” ed “Il Caso Sofri” di Aldo Cazzullo
      libri che confutano il punto di vista fazioso espresso in testi
      come “Il giudice e lo storico” di Carlo Ginzburg o “Marino e libero
      Marino e’ innocente” di Dario Fo

    6. 172
      Darthè scrive:

      Gad il pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle
      atrocità del passato e l’ insensibilità per.le leggi razziali di
      Berlusconi e le campagne terroriste anti rom di alcuni sindaci
      piddini è già purtropporealtà come i Cpt lager e le aggressioni ai
      rom ai sinti, conseguenti a tali criminali politiche. Non riesco a
      capacitarmi coem una persona sensibile come te possa ancora
      giustificare o cercare di spostare politicamente un partito
      corresponsabile delle stesse politiche razziste anti rom ed
      immigrati dell’attuale governo. Recepisco la tua sollecitazione,
      cercando di suscitare in te la presa di distanza totale da cinici
      burocrati di partito intenti unicamente al proprio carrierismo,
      alle maggioranze interne agli apparati,a sistemare parenti ed
      amici. Sui genocidi della seconda guerra mondiale hai perfettamente
      ragione; la spettacolarizzazione e la reiterazione continua di una
      tale dramma dalle dimensioni colossali quale è stato l’olocausto
      non solo Del popolo ebraico ma di tante altre minoranze oppresse ,
      distorce il senso vero di quello che è avvenuto. Questi sono
      argomenti che andrebbero trattati nelle scuole, nelle università e
      anche nei media ma con i dovuti modi e vietando film che ironizzino
      su un tale dramma. Il film di Benigni ad esempio “La vita è bella”
      sostenuto da precisi ambienti democratici negli Stati Uniti ritengo
      sia stato una vera schifezza e mi riferisco soprattutto al secondo
      tempo dove si fa dell’ironia in luoghi dove milioni di persone sono
      state torturate e sterminate. Oltre tutto è un film palesemente
      filo statunitense che distorce la storia, mostra I sovietici come
      antisemiti quando l’eroica Armata Rossa ha pagato il prezzo più
      alto in termini di civili e soldati vittime dello sterminio
      nazifascista. “Indurre a mettersi sempre nei panni dell’altro”; hai
      perfettamente ragione, e immedesimandomi nei parenti delle vittime,
      mi sono sentito profondamente offeso dal film di Benigni come da
      altri film Il cui intento è la spettacolarizzazione, il
      bigliettaggio, non una riflessione sulle ragioni che hanno portato
      Ad una tale atrocità il sistema capitalista imperialista e sulla
      riproduzione oggi purtroppo degli stessi meccanismi che hanno
      portato al fascismo ed al nazismo. Il nazismo ed il fascismo non
      appartengono purtroppo soltanto al secolo scorso ma a questo secolo
      e a questo paese visto che nella maggioranza siedono dichiarato
      fascisti come la nipote del duce e Ciarrapico, per non parlare del
      sindaco di Roma con la sua ben nota croce celtica appesa al collo.
      Riguardo al presidente francese come puoi credere ad un simile
      personaggio che è il clone di Berlusconi? La falsità, l’intrigo
      sono le sue cifre e ripugnante mi appare la sua
      sturumentalizzazione delle vittime dell’olocausto come la citazione
      di Guy Moquet, un comunista condannato a morte come Marina etrella
      verso la quale il reazionario ledear francese ha mostrato tutta la
      sua doppiezza, spietatezza, immensa ipocrisia. I valori della
      Resistenza? E cosa dire di chi ha definito “feccia” i giovani
      immigrati che nelle periferie di Parigi si sono rivoltati a questo
      regno di ipocrisia, sfruttamento, discriminazioni e pestaggi da
      parte della polizia francese? No Gad, l’ipocrisia, il revisionismo
      e la strumentalizzazione politica della casta francese sono le
      stesse Prodotte in Italia da un’analoga e ripugnante casta.
      [img]http://www.paroledonnee.info/images/photomonde.jpg[/img]
      Marina Petrella è gravemente ammalata, una condannata a morte verso
      la quale il presidente francese non ha mostrato la minima
      sensibilità facendo a pezzi persino la dottrina Mitterand
      sull’accoglienza di tutti i rifugiati politici. L’estradizione
      decretata dal governo francese è una condanna a morte. Per questo
      Gad ti chiedo di utilizzare tutta la tua intelligenza e diplomazia
      al servizio non di una ideologia ma dei diritti civili e di quella
      civiltà giuridica europea tanto invocata ma mai praticata. Ti
      chiedo di incontrarti con il professor Antonio Negri, Oreste
      Scalzone ed altri esponenti della sinistra Per iniziare insieme una
      battaglia di civiltà non solo per Marina ma per tutti coloro che
      subiscono in Italia, in Europa e nel mondo la violazione dei
      diritti umani. Non dobbiamo permettere che il mondo cada nelle mani
      dei Berlusconi ovvero di chi si aggiusta le leggie vara leggi
      razziali, così come non possimao permettere l’esistenza di sindaci
      e presidenti sceriffi anti rom come kofferati e penati. Invito
      tutti coloro che hanno a cuore la costruzione di un’Europa
      realmente democratica, nonquella delle banche e delle caste a
      salvare la vita di Marina, inviando proteste ed appelli alle
      autorità francesi affinchè non concedano l’estradizione in un paese
      vergognoso come il nostro con un regime che ha varato leggi
      razziali anti rom ed immigratie una giustizia a dir poco stalinista
      con processi farsa lampo e leggi ad personam. SALVIAMO LA VITA DI
      MARINA!

    7. 171
      Gavriel Segre scrive:

      RISPOSTA A DANIELE SENSI (SECONDA PARTE) Se invece ti interessa la
      vita sessuale dei numeri primi ti rimando al libro “La solitudine
      dei numeri primi” di Paolo Giordano che dimostra inconfutabilmente
      come i numeri primi siano una massa di segaioli.

    8. 170
      Gavriel Segre scrive:

      RISPOSTA A DANIELE SENSI: Scusa, innanzitutto, se ti rispondo solo
      ora, ma non ho avuto modo di vedere precedentemente il tuo
      messaggio. Quanto alla tua domanda, francamente non conosco la
      risposta, ma mi verrebbe da supporre che la risposta sia negativa
      poiche’ algoritmi di calcolo (anche relativamente efficienti) per
      la computazione dei numeri primi sono noti sicche’ il computo di un
      nuovo numero primo non e’ una cosa particolarmente creativa: tutto
      si riduce ad avere un processore sufficientemente veloce (meglio se
      una rete di processori che operano in parallelo) e sufficientemente
      tempo da perdere. A quanto riferisce il sito:
      http://mathworld.wolfram.com/PrimeNumber.html a cui ti rimando, il
      numero primo piu’ alto noto sinora e’ 2^32582657-1 che e’ un
      bestione di 9808358 cifre decimali. Mathematica 5 della Wolfram
      Research calcola l’n-esimo numero primo Prime[n] in tempi brevi per
      n minore o uguale a circa 10^12 (ti fara’ magari piacere sapere che
      il 10^12 – imo numero primo e’ 29996224275833). Assai piu’
      interessante e’ la questione di determinare la struttura matematica
      dell’insieme dei numeri primi: al riguardo il principale problema
      matematico aperto (e per la cui soluzione il Clay Institute offre
      un taglia altissima) e’ la dimostrazione della congettura di
      Riemann che afferma che gli zeri non banali della funzione zeta di
      Riemann giacciono tutti sulla retta con parte reale uguale ad un
      mezzo. Ma ti sconsiglio caldamente di lanciarti nell’impresa, che
      ha gia’ scornato alcune delle megliori menti degli ultimi due
      secoli (ti rimando al riguardo al bel libro “L’ossessione dei
      numeri primi di Derbshire”).

    9. 169
      henriette scrive:

      Raz Degan è il bellissimo fotomodello nonchè testimonial dello spot
      pubblicitario jagermeister di qualche tempo fa,nonchè compagno di
      vita di Paola Barale

    10. 168
      Daniele Sensi scrive:

      Gavriel, sai dirmi se è vero che viene ben pagato chi scopre un
      nuovo numero primo?

    11. 167
      Gavriel Segre scrive:

      Eh si, la lobby di Raskolnikov e di Verchovenskij non solo continua
      a pensare che la morte di Calabresi fosse male fatto per un bene
      piu’ alto, la memoria di Serantini e Pinelli, ma ha occupato i
      posti chiave dell’intellighentzia di sinistra e da’ lezioni di
      morale al prossimo…

    12. 166
      giancarlo scrive:

      Poi, a quei tempi c’era Delitto e poi Castigo! Lo considero forse
      il miglior romanzo mai letto. giancarlo

    13. 165
      Gavriel Segre scrive:

      Mah, per quello che riguarda il messaggio 162 e’ probabile che,
      digitando in fretta, sia stato io a confondermi. Riguardo
      all’osservazione di Giancarlo viviamo davvero in un paese buffo.
      Neanche Dostoevski immaginava che Rashkolnikov scrivesse articoli
      di fondo in cui, con profondo sdegno morale, apostrafava i ladri di
      caramelle…

    14. 164
      giancarlo scrive:

      Gavriel, grazie della precisazione, perchè mi stavo grattando la
      pera a cercar di capire come mai, in un blog di alcuni mesi fa,
      fosse comparso un intervento a firma di Gad e indirizzato a Gad.
      Colgo l’occassione per dirti che ti capisco e condivido, sono
      domande che mi pongo da molto tempo. Così come mi chiedo come possa
      una magistratura che negli anni 70 assolveva o mitigava le pene dei
      brigatisti o membri di Prima Linea perchè “agivano sotto l’impulso
      di elevate istanze morali o sociali!!” oggi pretendere di essere
      intoccabile ed incriticabile. Ma tant’è lare che sia facile rifarsi
      una verginita morale. giancarlo

    15. 163
      Gavriel Segre scrive:

      Non so’ perche’ il messaggio numero 162 appare ascritto a Gad
      Lerner laddove invece l’ho firmato con nome e cognome, e me ne
      assumo la piena responsabilita’. un cordiale shalom Gavriel Segre

    16. 162
      Gad Lerner scrive:

      Caro Gad voglio confessarti il mio disagio di ebreo a vedere il
      valore della memoria della Shoah difeso da chi ha fatto parte della
      redazione del giornale di un movimento che ha dimostrato negli anni
      ‘70 un rapporto, diciamo cosi’, un po’ troppo disinvolto con il
      comandamento ” Lo tirzach” (Non uccidere). Perche’ supponiamo
      anche la migliore delle ipotesi ovvero che Leonardo Marino abbia
      inventato tutto. A leggere la esplicita approvazione verso la
      violenza di classe promossa dal giornale di LC in quegli anni, non
      vi e’ a mio giudizio alcun dubbio che, laddove la responsabilita’
      giuridica e’ cosa discutibile, la responsabilita’ morale e politica
      dell’omicidio Calabresi e’ indiscutibile e ricade sugli stessi nomi
      ai quali il giornale della sinistra moderata, Repubblica, affida
      oggi il compito di dare la guida morale delle coscenze…

    17. 161
      Marcello scrive:

      Un filmato OBBLIGATORIO per capire qualcosa che il mondo non
      capisce – in Inglese e vale la pena di seguire attentamente ogni
      minuto:
      http://multimedia.heritage.org/content/wm/Lehrman-092706a.wvx

    18. 160
      enrico scrive:

      …specialmente l’ultima parte (”Col pericolo di instaurare …”) è
      quella che mi fa paura in questi giorni!!! Le assomiglianze di
      certi meccanismi dell’attualità mi sembrano così evidenti! Paura,
      non per gli eventi, ma per la reazione o meglio, non-reazione della
      maggioranza delle persone…l’indifferenza o peggio giustificare
      fatti orrendi (come dare alle fiamme dei campi Rom) e non vedere le
      assomiglianze… A me fa molta paura!!! Il rispetto per tutti e non
      smettere mai di dubitare delle certezze apparenti, credo sia la
      migliore medicina contro la superiorità cieca, l’ignoranza, la
      discriminazione …sembra che l’odio viene visto come soluzione dei
      propri problemi. E’ così evidente che non è così…ma l’evidente
      rischia di non essere visto. Chi in questo momento sminuisce il
      problema, a parere mio, non ha o non vuole vedere le analogie con
      la storia!!! Cosa fare? Parlare, comunicare e se necessario urlare
      per avvertire tutti, anche chi non se ne rende conto,
      dell’imminente pericolo!!! Grazie per essere a volte “scomodo”!

    19. 159
      Salvatore scrive:

      penso che Sarkozy faccia giusto,soprattutto perchè certi fatti così
      risaputi non vanno mai dimenticati,considerando anche quella che
      era la Germania tanti anni fa, prima dello sterminio e nel corso
      della storia,era una vera e propria meta di scambi
      economico-culturali,tutti in pratica erano li.L’errore stava
      proprio nel fatto di esaltare una razza pura che già da secoli non
      esisteva più.Io sono fortemente convinto che la razza in se come
      concetto non esista,siamo per la maggior parte tutti mischiati da
      tanto,non per altro adesso ci riconosciamo come Europei.Per questo
      motivo la shoah essendo stata una delle tragedie più eclatanti,o
      meglio uno dei più grandi “errori di ignoranza storica” e in più
      nella “nostra Europa” va ricordato sempre.Penso che nessuno che
      cerca di ricordare questo voglia togliere qualcosa a chi come dite
      voi non è Ebreo.B’Shalom Gad!

    20. 158
      Julio scrive:

      Gentile Signor Matta, non ho letto “Le benevole” e quindi non posso
      giudicare il valore di quest’opera, ma condivido con lei il
      fastidio per l’insistenza nel fascista buono e
      nell’italiani-brava-gente che in fondo non hanno fatto nulla di
      grave agli ebrei. Provo inoltre non poco fastidio davanti allo
      spettacolo di questa destra che si direbbe sarebbe disposta a dare
      la propria vita per Israele e guarda invece i rom e gli immigrati
      come nemici. E ovviamente provo anche fastidio per il voto di
      parecchi ebrei italiani alla destra.

    21. 157
      alessandro matta scrive:

      egregio signor Lerner : condivido pienamente quasi tutto quello che
      lei ha scritto in questo suo interessantissimo articolo . mi
      permetta però di essere in disaccordo riguardo un punto : la
      critica estremamente negativa che lei fa al bellissimo romanzo di
      Jonathan Littel LE BENEVOLE pubblicato in Italia dalla Einaudi lo
      scorso Ottobre e ancora oggi ai primi posti fra i libri piu’ letti
      in Italia in questi mesi . mi permetta di dire , da esperto dell
      argomento shoah nonchè portavoce a Cagliari della ANED -ASS. NAZ.
      EX DEPORTATI , che il libro di Littel a mio personal giudizio non è
      morboso , ne tantomeno mira a esplicare curiosità morbose . Il
      libro di littel spiega in modo molto sistematico e puntuale le
      diverse tappe della soluzione finale e soprattutto spiega in modo
      chiaro quella che Hannah Arendt definiva “LA BANALITA’ DEL MALE” .
      ovvero come l uomo qualunque sia capace da un giorno all altro di
      prendere parte a un genocidio con una normalità spaventosa ,
      facendo quello che fa solo per lavoro . E’ 1 lavoro straordinario
      quello di Littel che non poteva non essere pubblicato da una casa
      come l Einaudi , che ha pubblicato centinaia di titoli sul tema
      shoah e che a mio giudizio non è cambiata da quando pubblicò Primo
      levi ! non dimentichiamo che l einaudi nello stesso mese di Ottobre
      2007 insieme a LE BENEVOLE ha finalmente e per la I volta
      distribuito in DVD in italiano il fondamentale film SHOAH di
      Lanzmann , e nel Gennaio 2008 ha finalmente pubblicato in Italia L
      ALBUM D AUSCHWITZ , rimediando cosi a due gravi lacune culturali
      presenti nel nostro paese sulla shoah , giacchè all’estero SHOAH di
      Lanzmann e L’ALBUM D AUSCHWITZ erano rintracciabili da sempre ( e
      guardacaso soprattutto in Francia ! ) . oltretutto , il libro di
      Littel , proprio con la sua descrizione della macchina dello
      sterminio risponde a mio personal giudizio a una moda veramente
      eccessiva portata avanti da troppe case editrici negli ultimi tempi
      riguardo alla shoah , e portata troppo avanti anche dai media con
      troppe fiction fatte male : la moda cioè del parlare in modo
      eccessivo dei GIUSTTI TRA LE NAZIONI , degli ebrei che si sono
      salvati . specialmente in Italia , si parla troppo dei giusti , si
      insiste su QUELLI CHE SON STATI SALVATI o che SI SONO SALVATI , e
      ci si dimentica o si minimizzano quegli 8000 ebrei passati per il
      camino e prima ancora derisi e esclusi dalla vita con le leggi
      razziali del 1938 . in questo modo , si coltiva il mito dell
      ITALIANO BRAVA GENTE , si insiste col dire NOI ITALIANI I NOSTRI
      EBREI LI ABBIAMO DIFESI . si è vero , diversamente dal resto d
      europa in Italia circa il 75% degli ebrei ha avuto salva la vita
      nel periodo 1943 -1945 ma non certo per i Fascisti della porta
      accanto pronti a denunciarli per guadagnare 5000 lire a cranio …
      ed è questo lo stereotipo da combattere nelle nostre giornate della
      memoria . invece ogni giornata della memoria troppo spesso si
      risolve in una parlata senza senso sugli italiani brava gente o in
      una infinita trasmissione da parte della tv nostrana di fiction sui
      fascisti buoni che salvano gli ebrei della porta accanto. questo è
      pericoloso , porta a un eccessivo revisionismo delle responsabilità
      Italiane nella shoah. per questo reputo il libro di littel non cosi
      morboso , ma veritiero . meglio la lettura di Littel delle fiction
      consolatorie su Perlasca o su Palatucci di cui la rai è piena da
      alcuni anni a questa parte .

    22. 156
      SN scrive:

      Basta cazzate! L’entità sionista non ha alcun diritto di continuare
      ad opprimere il popolo Palestinese, non lo ha oggi, come non lo
      aveva 60 anni fa, quando questa infame occupazione ebbe inizio!
      Questo pseudo-stato è stato creato a tavolino dai vincitori, dopo
      la fine della guerra, e la tesi su cui si basa la rivendicazione
      della terra promessa, è assolutamente infondata: gli ebrei emigrati
      in Palestina dal ‘48 avevano tutti origini dell’Europa dell’est.
      Basta con l’occupazione sionista, FREE PALESTINE!

    23. 155
      adriana bora madia scrive:

      Infedele di 30 -5 2008 Nulla cambia finché, nel cuore di
      palestinesi ( e della bellissima bugiarda giornalista…arabo-
      israeliana con passaporto israeliano) ci sono odio, ignoranza delle
      scritture e menzogne. Nel cuore di ebrei, consapevoli o no, é
      piantata invece una profezia che riguarda la loro elezione e la
      terra.Profezia che li guida e li conduce fino al suo completamento.
      E poi, cosa sono le cose terribili che ebrei fanno e hanno fatto,
      secondo la signora …con capelli spioventi ad aghi sugli occhi?
      Nonostante il tuo radicato odio per Berlusconi che sempre ho
      votato, ti saluto cordialmente.Adriana Bora Madia Anni fa, nel caso
      ti servisse, l’Ancora ha pubblicato: “Ebreo fratello nostro…”
      presentato in san Fedele dal rabbino Laras secondo il quale, se il
      libro fosse uscito 50 anni fa, avrebbe evitato tanto dolore e tante
      incomprensini.

    24. 154
      Gad scrive:

      Grazie Claudia, ma “Le Benevole” non è altro che la traduzione italiana (pubblicata da Einaudi) dal francese “Les Bienveillantes”.

    25. 153
      claudia scrive:

      Caro Gad,
      non entro nel tema (penso di condividere molte affermazioni nel tuo post) ma volevo solo frti notare un errore : il titolo del libro vincitore del premio Goncourt nel 2006 che tu citi nel tuo articolo e’ Les Bienveillantes, non les Benevoles. Non capisco se lo classifichi come "morboso" per sentito dire, per un "educated guess" o se lo hai letto e ti sei semplicemente dimenticato il titolo (dato che sono piu di 1300 pagine, dubito la risposta sia questa).

      Certo non e’ Se questo e’ un uomo, un libro meraviglioso per la sua umanita e che rimane fra i miei preferiti. Non considero Littel al livello di Primo Levi, tuttavia il messaggio e’ uguale e contrario. Anche ne Les bienveillantes l’autore dice che ai tedeschi veniva insegnato che gli ebrei non erano umani, ma sotto umani, e che quanto accadeva nei campi stava a sottolineare e affermare questa non-umanita. Proprio quello che Primo Levi invece ha lottato per conservare durante la prigionia.

    26. 152
      Julio scrive:

      Ho letto l’interessante articolo di Gad e tutti gli interventi. Le modalità che a volte si propongono per avvicinare la Shoah (sempre oscillante tra memoria e storia e insieme refrattaria ad esse, nuda presenza non attribuibile a fatti o a parole sensati, orrore quindi e solo orrore) sono l’emblema dell’effettiva impotenza di chiunque ad avvicinarla, a misurarsi in quanto uomo con quei fatti umani. Affidare all’innocenza infantile la custodia degli innocenti industrialmente annientati, ad ogni bambino la cura dell’ombra di un altro, rendendolo così l’angelo guardiano del valore di colui che è morto ad opera del male, è un’idea che rivela non tanto il desiderio di inculcare nei bambini la “nostra” comprensione virtuosa di quei orrori, ma il desiderio che l’innocenza dei bambini riscatti la “nostra” incapacità di capirli, di accoglierli, di renderli giustizia.
      Non possiamo guardarli in faccia, quei orrori, senza ammutolire, senza impietrire, e in più non siamo sicuri di avere uno scudo come quello che consentì a Perseo di guardare la medusa e tagliare la sua testa. Lo specchio del “nostro” linguaggio è alla lettera annerito, coperto, come nei lutti ebraici. L’eroico lavoro di Primo Levi, nel tentativo di capire con un linguaggio apparentemente stabile, inserito nella norma, le torture subite e lo sterminio di cui era stato testimone, o il non meno eroico lavoro di Paul Celan di risalire il fiume di “latte nero” della lingua tedesca che aveva accompagnato, servito, realizzato tutti quei orrori (le cose, i fatti, non si danno senza linguaggio), e di risalirlo per cantare, per cantare in poesia scritta in un nuovo tedesco per tutti gli uomini, sono un’eredità che abbiamo ricevuto, ma abbiamo ricevuto anche l’eredità dei loro suicidi. Dobbiamo custodire entrambe. Entrambe ci parlano, ci riguardano, richiedono il nostro rispetto, la nostra comprensione e la nostra pietà.
      Quanto alla violenza che ha accompagnato finora la specie umana (lo sterminio degli indios, gli altri orrori del colonialismo (non ultimi le due guerre mondiali, interpretabili anche in questa chiave), tutte le guerre, le torture, i crimini passati e in atto), non vedo perché la si dovrebbe vedere come un diluente della shoah. Ad alcuni interventi volgari mancava solo la raccomandazione agli ebrei di fare uno sforzo per capire che la vita è dura, per maturare e piantarla di lamentarsi di una buona volta. Il lutto degli ebrei per questo sterminio accresce invece la nostra capacità di capire e di sentire gli altri orrori, ma non scomparendo come una cifra in mezzo ad essi. Allo stesso modo che la propria morte non è condivisibile ma insieme accomuna il nostro destino a quello degli altri uomini, il dolore che proviamo per le morti che ci riguardano da vicino non è condivisibile ma ci avvicina al sentimento (sempre separato dal nostro, però) che provano altre persone quando muore qualcuno che amano. In questo senso il nostro dolore e il nostro sgomento e la nostra incapacità di capire un massacro come quello che hanno subito gli ebrei a mani dei nazifascisti, nella nostra Europa e pochi decenni fa, ci aiuterà a sentire la vicinanza (e non il freddo fatto) di altri genocidi e altri crimini più lontani dalla nostra esperienza e dalla responsabilità come carnefici o dalla sofferenza come vittime dei nostri genitori e i nostri nonni. Contrariamente a quanto credono coloro che affidano alla “storia” o meglio ancora alla ponderosa ed “equanime” “Storia”, così, con la maiuscola (ma dove è di casa, questa signora “Storia”?), il giudizio e il senso dei fatti passati, questi, e proprio in quanto storia e in quanto memoria (non come fantasia né finzione né blanda sentimentalità), riguardano la nostra vita presente. Il dolore per la shoah non sminuisce il dolore per Hiroshima, Nagasaki, Ruanda, il Congo, il Gulag, la dittatura argentina, l’Irak, e l’interminabile elenco di crimini fatti dagli uomini su altri uomini. Non si mescola ad esso come non si mescolano nella propria memoria i morti (chiunque abbia perso amici e parenti avrà potuto fare l’esperienza dell’estrema diversità dei sentimenti che si provano nei confronti di ognuno dei morti, dei “nostri” morti, e di come nessuno degli amici o familiari vivi possa condividere fino in fondo i “nostri” sentimenti).
      Certo, nel neutro calderone della natura tutto fa brodo, davvero al di là (o al di qua, non ha importanza) del bene e del male, ma non possiamo sottostare al suo livellamento. Tutti moriremo, e in questo non ci sono voci discordanti (sebbene nessuno di noi sappia in che cosa consista veramente la “nostra” morte); inoltre io penso (posso sbagliare) che l’intera specie umana scomparirà e con essa la “nostra” memoria, le “nostre” opere e il senso che le abbiamo attribuite; non credo che nessuno stia a occuparsi di “noi” nell’Universo né credo in una salvezza di alcunché del “nostro” corpo o della “nostra” anima dopo la morte al di fuori della vicinanza, dell’amore, del ricordo di quelli che sono arrivati ad avere un incontro con “noi” o con “qualcuno” che ci ha conosciuti o con qualcosa che parla per “noi” o di “noi” (un quadro, una poesia, una lettera, un racconto, un vestito, o un numero di un campo di concentramento). La mancanza cosmica di senso dell’insieme della “nostra” vita, e l’ostacolo che la violenza della shoah e le altre violenze umane hanno alzato e alzano contro una possibilità di senso storico della vita umana, stranamente non hanno come solo sbocco la disperazione. Piangere gli innocenti ammazzati, chiedersi come mai è potuto accadere e come mai accadda ancora, senza ingenuità, senza narcisismi, è necessario se vogliamo lottare in qualche modo umano contro questi orrori umani. Non capisco davvero l’insofferenza di alcuni nei confronti delle manifestazioni per un dolore che loro non provano e che altre persone con più sensibilità riconoscono nella sua terribile dimensione umana e sociale, oltre che storica. Credo che se fossero a piangere davanti alla bara di qualche persona amata, probabilmente non sopporterebbero che altre persone più “equilibrate” o “equanimi” o “mature” gli dicessero di smettere, che tanto di mamme o mogli o amici morti il mondo è pieno, e che ci sono altri problemi più urgenti da sbrigare.

    27. 151
      anna scrive:

      Caro Gad, ci farebbe piacere avere un tuo giudizio sulla vicenda “Fogli Fossili” di Pesaro, se pensi che non ti abbiamo fornito sufficienti elementi possiamo provvedere ad inviarti l’intero progetto dell’opera
      con stima
      Anna e Stefania

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