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Questo mio articolo è uscito oggi su “Repubblica”.
La suggestiva, dolorosa adozione a distanza di ciascuno degli undicimila bambini ebrei francesi uccisi nella Shoah, raccomandata dal presidente Sarkozy a tutti gli alunni dell’ultimo anno di scuola primaria –a perpetuarne il nome e la tragedia- rivela quanto difficile sia la pedagogia della memoria.
Pare quasi che nel mondo contemporaneo, per risvegliare i nostri sensi assopiti, dobbiamo andare in cerca dell’elettroshock garantito solo dalla personalizzazione, moltiplicando undicimila volte Anna Frank. O addirittura un milione e mezzo di volte, perché tanti furono i bambini sterminati in Europa dalla furia nazifascista.
L’intento è nobile. Il presidente francese che già nel giorno del suo insediamento all’Eliseo rivolse il suo primo pensiero a Guy Moquet, giovane partigiano comunista condannato a morte, autore di una splendida lettera di commiato, sente il dovere di rappresentare una cultura patriottica fondata sui valori della Resistenza. Che differenza fra l’orgogliosa eredità gollista e il revisionismo minimizzatore della destra italiana!
Eppure avvertiamo un senso di inadeguatezza in questa relazione con la memoria così personalizzata. Non tanto per gli effetti traumatici paventati dagli insegnanti. C’è dell’altro. La Shoah divenuta oggetto di fiction, messa al centro di innumerevoli opere narrative, viene scrutata sempre più da vicino nel tentativo di venire a capo del suo mistero che resta indecifrabile. Com’è potuto accadere un evento così mostruoso, enorme non solo per il numero delle vittime ma anche per la quantità di colpevoli, di complici, di indifferenti? Probabilmente non troveremo mai una risposta soddisfacente. E allora il bisogno di capire ci conduce dalla storia alla microstoria, degenerando perfino in una sorta di pornografia della Shoah. La Francia che propone ai suoi bambini l’adozione dei coetanei sterminati è il paese che ha osannato come evento letterario un libro morboso come “Le benevole” di Jonatan Littell. Biografia incestuosa di un carnefice omosessuale, novecento pagine zeppe di ogni liquido e di ogni fetore, fantasie maniacali fin nel recondito delle fosse comuni e delle camere a gas. Avvertiamo il gusto del proibito. Una distanza abissale rispetto alla sobrietà del racconto di Primo Levi, elaborato come faticosa conquista di razionalità, trattenuto come forma di pudore. Sia detto per inciso: dubito che l’Einaudi di Primo Levi avrebbe pubblicato la traduzione italiana di Littell.
Il rischio è la distorsione dell’effetto desiderato. Addirittura si instilla il dubbio di un privilegio castale, e questa sarebbe l’ennesima ingiustizia somministrata alle vittime. Ce ne siamo accorti anche con la pubblicazione online della lista di docenti ebrei e con il boicottaggio proposto alla letteratura israeliana. Serpeggia l’insinuazione della Shoah deformata come una sorta di ideologia privilegiata.
Negli stessi giorni in cui la Torino democratica, giustamente, difendeva la scelta di invitare Israele al Salone del Libro, non è stata prestata l’attenzione dovuta alla spedizione punitiva contro un gruppo di cittadini rumeni. Col pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea.
Quando vado nelle scuole a parlare in occasione della Giornata della Memoria, ripeto sempre che la lezione della storia deve tradursi in un interrogativo attuale: saremmo disposti a sopportare di nuovo la discriminazione e l’esclusione del diverso, prima ridotto a ospite ingrato e poi destinato all’eliminazione? La pedagogia della Shoah rappresenta uno strumento prezioso che deve adeguarsi alla novità del contesto multietnico. Suscitare interrogativi, promuovere comportamenti, indurre a mettersi sempre nei panni dell’altro. Altrimenti gli ottimi propositi di immedesimazione nella tragedia ebraica possono risultare controproducenti.





31 luglio, 2008 alle 12:49 am
Aggiungo solo questo post conclusivo per esplicitare la connessione
fra il mio intervento ed il post iniziale di Gad. Quest’ultimo mi
sembra che presenti i sintomi della “sindrome di Hannah Arendt”
ovvero un neanche troppo velato astio contro quella che viene vista
come una “politica ufficiale della memoria”. Una sindrome che nei
casi piu’ eclatanti conduce alla firma da parte di Noam Chomsky di
un appello in favore del negazionista Faurisson od all’infame
”L’industria dell’ Olocausto” di Norman Finkelstein. Sindrome a
cui non v’e’ migliore risposta di quella fornita da Gershom Sholem
ad Hannah Arendt, ovvero che chi la manifesta palesa la propria non
sufficiente ”ahavat am Israel” (amore per il popolo ebraico).
Sicche’ mi e’ sembrato opportuno fare osservare che per parlare di
certe cose e’ bene, innanzitutto, avere le carte in regola per
quanto attiene al comandamento ”lo tirzach”…
30 luglio, 2008 alle 5:14 pm
Errata corrige: ovviamentre nel post 175 volevo dire “I demoni” di
Fedor Dostoievskij. Riguardo al fatto che ogni storicismo contiene
i germi del totalitarismo riamando infine a “Miseria dello
storicismo” e “la societa’ aperta e i suoi nemici” di Karl Popper.
30 luglio, 2008 alle 4:54 pm
Riguardo alla condanna di ogni forma di terrorismo, penso che il
riferimento bibliografico miglior resti “I demoni di Dostoevskij”.
Il ‘’socialismo liberale” (un ossimoro non minore di ‘’strupro
corrisposto” ) di Norberto Bobbio (alias Verchovenskij padre) vale
molto poco alla luce delle scelte di Luigi Bobbio (Verchovenskij
figlio)…
30 luglio, 2008 alle 4:51 pm
A scanso di equivoci, vorrei pero’ chiarire come, a differenza di
Cazzullo, io sia contario alla grazia a Sofri.
30 luglio, 2008 alle 4:28 pm
Digressioni e battute sui nuemri primi a parte, vorrei concludere
il mio intervento in questo bloh esplcitando alcuni riferimenti
bliobliografici impliciti nei miei post precedenti: per una analisi
obbiettiva delle responasbilita’ etiche e politiche della intera
leadeship di Lotta Continua negli anni 70 rimando a: “I ragazzi che
volevano fare la rivoluzione” ed “Il Caso Sofri” di Aldo Cazzullo
libri che confutano il punto di vista fazioso espresso in testi
come “Il giudice e lo storico” di Carlo Ginzburg o “Marino e libero
Marino e’ innocente” di Dario Fo
28 luglio, 2008 alle 4:23 am
Gad il pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle
atrocità del passato e l’ insensibilità per.le leggi razziali di
Berlusconi e le campagne terroriste anti rom di alcuni sindaci
piddini è già purtropporealtà come i Cpt lager e le aggressioni ai
rom ai sinti, conseguenti a tali criminali politiche. Non riesco a
capacitarmi coem una persona sensibile come te possa ancora
giustificare o cercare di spostare politicamente un partito
corresponsabile delle stesse politiche razziste anti rom ed
immigrati dell’attuale governo. Recepisco la tua sollecitazione,
cercando di suscitare in te la presa di distanza totale da cinici
burocrati di partito intenti unicamente al proprio carrierismo,
alle maggioranze interne agli apparati,a sistemare parenti ed
amici. Sui genocidi della seconda guerra mondiale hai perfettamente
ragione; la spettacolarizzazione e la reiterazione continua di una
tale dramma dalle dimensioni colossali quale è stato l’olocausto
non solo Del popolo ebraico ma di tante altre minoranze oppresse ,
distorce il senso vero di quello che è avvenuto. Questi sono
argomenti che andrebbero trattati nelle scuole, nelle università e
anche nei media ma con i dovuti modi e vietando film che ironizzino
su un tale dramma. Il film di Benigni ad esempio “La vita è bella”
sostenuto da precisi ambienti democratici negli Stati Uniti ritengo
sia stato una vera schifezza e mi riferisco soprattutto al secondo
tempo dove si fa dell’ironia in luoghi dove milioni di persone sono
state torturate e sterminate. Oltre tutto è un film palesemente
filo statunitense che distorce la storia, mostra I sovietici come
antisemiti quando l’eroica Armata Rossa ha pagato il prezzo più
alto in termini di civili e soldati vittime dello sterminio
nazifascista. “Indurre a mettersi sempre nei panni dell’altro”; hai
perfettamente ragione, e immedesimandomi nei parenti delle vittime,
mi sono sentito profondamente offeso dal film di Benigni come da
altri film Il cui intento è la spettacolarizzazione, il
bigliettaggio, non una riflessione sulle ragioni che hanno portato
Ad una tale atrocità il sistema capitalista imperialista e sulla
riproduzione oggi purtroppo degli stessi meccanismi che hanno
portato al fascismo ed al nazismo. Il nazismo ed il fascismo non
appartengono purtroppo soltanto al secolo scorso ma a questo secolo
e a questo paese visto che nella maggioranza siedono dichiarato
fascisti come la nipote del duce e Ciarrapico, per non parlare del
sindaco di Roma con la sua ben nota croce celtica appesa al collo.
Riguardo al presidente francese come puoi credere ad un simile
personaggio che è il clone di Berlusconi? La falsità, l’intrigo
sono le sue cifre e ripugnante mi appare la sua
sturumentalizzazione delle vittime dell’olocausto come la citazione
di Guy Moquet, un comunista condannato a morte come Marina etrella
verso la quale il reazionario ledear francese ha mostrato tutta la
sua doppiezza, spietatezza, immensa ipocrisia. I valori della
Resistenza? E cosa dire di chi ha definito “feccia” i giovani
immigrati che nelle periferie di Parigi si sono rivoltati a questo
regno di ipocrisia, sfruttamento, discriminazioni e pestaggi da
parte della polizia francese? No Gad, l’ipocrisia, il revisionismo
e la strumentalizzazione politica della casta francese sono le
stesse Prodotte in Italia da un’analoga e ripugnante casta.
[img]http://www.paroledonnee.info/images/photomonde.jpg[/img]
Marina Petrella è gravemente ammalata, una condannata a morte verso
la quale il presidente francese non ha mostrato la minima
sensibilità facendo a pezzi persino la dottrina Mitterand
sull’accoglienza di tutti i rifugiati politici. L’estradizione
decretata dal governo francese è una condanna a morte. Per questo
Gad ti chiedo di utilizzare tutta la tua intelligenza e diplomazia
al servizio non di una ideologia ma dei diritti civili e di quella
civiltà giuridica europea tanto invocata ma mai praticata. Ti
chiedo di incontrarti con il professor Antonio Negri, Oreste
Scalzone ed altri esponenti della sinistra Per iniziare insieme una
battaglia di civiltà non solo per Marina ma per tutti coloro che
subiscono in Italia, in Europa e nel mondo la violazione dei
diritti umani. Non dobbiamo permettere che il mondo cada nelle mani
dei Berlusconi ovvero di chi si aggiusta le leggie vara leggi
razziali, così come non possimao permettere l’esistenza di sindaci
e presidenti sceriffi anti rom come kofferati e penati. Invito
tutti coloro che hanno a cuore la costruzione di un’Europa
realmente democratica, nonquella delle banche e delle caste a
salvare la vita di Marina, inviando proteste ed appelli alle
autorità francesi affinchè non concedano l’estradizione in un paese
vergognoso come il nostro con un regime che ha varato leggi
razziali anti rom ed immigratie una giustizia a dir poco stalinista
con processi farsa lampo e leggi ad personam. SALVIAMO LA VITA DI
MARINA!
28 luglio, 2008 alle 2:22 am
RISPOSTA A DANIELE SENSI (SECONDA PARTE) Se invece ti interessa la
vita sessuale dei numeri primi ti rimando al libro “La solitudine
dei numeri primi” di Paolo Giordano che dimostra inconfutabilmente
come i numeri primi siano una massa di segaioli.
28 luglio, 2008 alle 2:09 am
RISPOSTA A DANIELE SENSI: Scusa, innanzitutto, se ti rispondo solo
ora, ma non ho avuto modo di vedere precedentemente il tuo
messaggio. Quanto alla tua domanda, francamente non conosco la
risposta, ma mi verrebbe da supporre che la risposta sia negativa
poiche’ algoritmi di calcolo (anche relativamente efficienti) per
la computazione dei numeri primi sono noti sicche’ il computo di un
nuovo numero primo non e’ una cosa particolarmente creativa: tutto
si riduce ad avere un processore sufficientemente veloce (meglio se
una rete di processori che operano in parallelo) e sufficientemente
tempo da perdere. A quanto riferisce il sito:
http://mathworld.wolfram.com/PrimeNumber.html a cui ti rimando, il
numero primo piu’ alto noto sinora e’ 2^32582657-1 che e’ un
bestione di 9808358 cifre decimali. Mathematica 5 della Wolfram
Research calcola l’n-esimo numero primo Prime[n] in tempi brevi per
n minore o uguale a circa 10^12 (ti fara’ magari piacere sapere che
il 10^12 – imo numero primo e’ 29996224275833). Assai piu’
interessante e’ la questione di determinare la struttura matematica
dell’insieme dei numeri primi: al riguardo il principale problema
matematico aperto (e per la cui soluzione il Clay Institute offre
un taglia altissima) e’ la dimostrazione della congettura di
Riemann che afferma che gli zeri non banali della funzione zeta di
Riemann giacciono tutti sulla retta con parte reale uguale ad un
mezzo. Ma ti sconsiglio caldamente di lanciarti nell’impresa, che
ha gia’ scornato alcune delle megliori menti degli ultimi due
secoli (ti rimando al riguardo al bel libro “L’ossessione dei
numeri primi di Derbshire”).
25 luglio, 2008 alle 9:32 pm
Raz Degan è il bellissimo fotomodello nonchè testimonial dello spot
pubblicitario jagermeister di qualche tempo fa,nonchè compagno di
vita di Paola Barale
25 luglio, 2008 alle 9:24 pm
Gavriel, sai dirmi se è vero che viene ben pagato chi scopre un
nuovo numero primo?
25 luglio, 2008 alle 9:18 pm
Eh si, la lobby di Raskolnikov e di Verchovenskij non solo continua
a pensare che la morte di Calabresi fosse male fatto per un bene
piu’ alto, la memoria di Serantini e Pinelli, ma ha occupato i
posti chiave dell’intellighentzia di sinistra e da’ lezioni di
morale al prossimo…
24 luglio, 2008 alle 5:43 pm
Poi, a quei tempi c’era Delitto e poi Castigo! Lo considero forse
il miglior romanzo mai letto. giancarlo
24 luglio, 2008 alle 5:39 pm
Mah, per quello che riguarda il messaggio 162 e’ probabile che,
digitando in fretta, sia stato io a confondermi. Riguardo
all’osservazione di Giancarlo viviamo davvero in un paese buffo.
Neanche Dostoevski immaginava che Rashkolnikov scrivesse articoli
di fondo in cui, con profondo sdegno morale, apostrafava i ladri di
caramelle…
24 luglio, 2008 alle 4:00 pm
Gavriel, grazie della precisazione, perchè mi stavo grattando la
pera a cercar di capire come mai, in un blog di alcuni mesi fa,
fosse comparso un intervento a firma di Gad e indirizzato a Gad.
Colgo l’occassione per dirti che ti capisco e condivido, sono
domande che mi pongo da molto tempo. Così come mi chiedo come possa
una magistratura che negli anni 70 assolveva o mitigava le pene dei
brigatisti o membri di Prima Linea perchè “agivano sotto l’impulso
di elevate istanze morali o sociali!!” oggi pretendere di essere
intoccabile ed incriticabile. Ma tant’è lare che sia facile rifarsi
una verginita morale. giancarlo
24 luglio, 2008 alle 3:53 pm
Non so’ perche’ il messaggio numero 162 appare ascritto a Gad
Lerner laddove invece l’ho firmato con nome e cognome, e me ne
assumo la piena responsabilita’. un cordiale shalom Gavriel Segre
24 luglio, 2008 alle 3:47 pm
Caro Gad voglio confessarti il mio disagio di ebreo a vedere il
valore della memoria della Shoah difeso da chi ha fatto parte della
redazione del giornale di un movimento che ha dimostrato negli anni
‘70 un rapporto, diciamo cosi’, un po’ troppo disinvolto con il
comandamento ” Lo tirzach” (Non uccidere). Perche’ supponiamo
anche la migliore delle ipotesi ovvero che Leonardo Marino abbia
inventato tutto. A leggere la esplicita approvazione verso la
violenza di classe promossa dal giornale di LC in quegli anni, non
vi e’ a mio giudizio alcun dubbio che, laddove la responsabilita’
giuridica e’ cosa discutibile, la responsabilita’ morale e politica
dell’omicidio Calabresi e’ indiscutibile e ricade sugli stessi nomi
ai quali il giornale della sinistra moderata, Repubblica, affida
oggi il compito di dare la guida morale delle coscenze…
6 luglio, 2008 alle 7:53 pm
Un filmato OBBLIGATORIO per capire qualcosa che il mondo non
capisce – in Inglese e vale la pena di seguire attentamente ogni
minuto:
http://multimedia.heritage.org/content/wm/Lehrman-092706a.wvx
29 maggio, 2008 alle 2:28 pm
…specialmente l’ultima parte (”Col pericolo di instaurare …”) è
quella che mi fa paura in questi giorni!!! Le assomiglianze di
certi meccanismi dell’attualità mi sembrano così evidenti! Paura,
non per gli eventi, ma per la reazione o meglio, non-reazione della
maggioranza delle persone…l’indifferenza o peggio giustificare
fatti orrendi (come dare alle fiamme dei campi Rom) e non vedere le
assomiglianze… A me fa molta paura!!! Il rispetto per tutti e non
smettere mai di dubitare delle certezze apparenti, credo sia la
migliore medicina contro la superiorità cieca, l’ignoranza, la
discriminazione …sembra che l’odio viene visto come soluzione dei
propri problemi. E’ così evidente che non è così…ma l’evidente
rischia di non essere visto. Chi in questo momento sminuisce il
problema, a parere mio, non ha o non vuole vedere le analogie con
la storia!!! Cosa fare? Parlare, comunicare e se necessario urlare
per avvertire tutti, anche chi non se ne rende conto,
dell’imminente pericolo!!! Grazie per essere a volte “scomodo”!
22 maggio, 2008 alle 8:44 pm
penso che Sarkozy faccia giusto,soprattutto perchè certi fatti così
risaputi non vanno mai dimenticati,considerando anche quella che
era la Germania tanti anni fa, prima dello sterminio e nel corso
della storia,era una vera e propria meta di scambi
economico-culturali,tutti in pratica erano li.L’errore stava
proprio nel fatto di esaltare una razza pura che già da secoli non
esisteva più.Io sono fortemente convinto che la razza in se come
concetto non esista,siamo per la maggior parte tutti mischiati da
tanto,non per altro adesso ci riconosciamo come Europei.Per questo
motivo la shoah essendo stata una delle tragedie più eclatanti,o
meglio uno dei più grandi “errori di ignoranza storica” e in più
nella “nostra Europa” va ricordato sempre.Penso che nessuno che
cerca di ricordare questo voglia togliere qualcosa a chi come dite
voi non è Ebreo.B’Shalom Gad!
16 maggio, 2008 alle 8:21 pm
Gentile Signor Matta, non ho letto “Le benevole” e quindi non posso
giudicare il valore di quest’opera, ma condivido con lei il
fastidio per l’insistenza nel fascista buono e
nell’italiani-brava-gente che in fondo non hanno fatto nulla di
grave agli ebrei. Provo inoltre non poco fastidio davanti allo
spettacolo di questa destra che si direbbe sarebbe disposta a dare
la propria vita per Israele e guarda invece i rom e gli immigrati
come nemici. E ovviamente provo anche fastidio per il voto di
parecchi ebrei italiani alla destra.
14 maggio, 2008 alle 1:21 pm
egregio signor Lerner : condivido pienamente quasi tutto quello che
lei ha scritto in questo suo interessantissimo articolo . mi
permetta però di essere in disaccordo riguardo un punto : la
critica estremamente negativa che lei fa al bellissimo romanzo di
Jonathan Littel LE BENEVOLE pubblicato in Italia dalla Einaudi lo
scorso Ottobre e ancora oggi ai primi posti fra i libri piu’ letti
in Italia in questi mesi . mi permetta di dire , da esperto dell
argomento shoah nonchè portavoce a Cagliari della ANED -ASS. NAZ.
EX DEPORTATI , che il libro di Littel a mio personal giudizio non è
morboso , ne tantomeno mira a esplicare curiosità morbose . Il
libro di littel spiega in modo molto sistematico e puntuale le
diverse tappe della soluzione finale e soprattutto spiega in modo
chiaro quella che Hannah Arendt definiva “LA BANALITA’ DEL MALE” .
ovvero come l uomo qualunque sia capace da un giorno all altro di
prendere parte a un genocidio con una normalità spaventosa ,
facendo quello che fa solo per lavoro . E’ 1 lavoro straordinario
quello di Littel che non poteva non essere pubblicato da una casa
come l Einaudi , che ha pubblicato centinaia di titoli sul tema
shoah e che a mio giudizio non è cambiata da quando pubblicò Primo
levi ! non dimentichiamo che l einaudi nello stesso mese di Ottobre
2007 insieme a LE BENEVOLE ha finalmente e per la I volta
distribuito in DVD in italiano il fondamentale film SHOAH di
Lanzmann , e nel Gennaio 2008 ha finalmente pubblicato in Italia L
ALBUM D AUSCHWITZ , rimediando cosi a due gravi lacune culturali
presenti nel nostro paese sulla shoah , giacchè all’estero SHOAH di
Lanzmann e L’ALBUM D AUSCHWITZ erano rintracciabili da sempre ( e
guardacaso soprattutto in Francia ! ) . oltretutto , il libro di
Littel , proprio con la sua descrizione della macchina dello
sterminio risponde a mio personal giudizio a una moda veramente
eccessiva portata avanti da troppe case editrici negli ultimi tempi
riguardo alla shoah , e portata troppo avanti anche dai media con
troppe fiction fatte male : la moda cioè del parlare in modo
eccessivo dei GIUSTTI TRA LE NAZIONI , degli ebrei che si sono
salvati . specialmente in Italia , si parla troppo dei giusti , si
insiste su QUELLI CHE SON STATI SALVATI o che SI SONO SALVATI , e
ci si dimentica o si minimizzano quegli 8000 ebrei passati per il
camino e prima ancora derisi e esclusi dalla vita con le leggi
razziali del 1938 . in questo modo , si coltiva il mito dell
ITALIANO BRAVA GENTE , si insiste col dire NOI ITALIANI I NOSTRI
EBREI LI ABBIAMO DIFESI . si è vero , diversamente dal resto d
europa in Italia circa il 75% degli ebrei ha avuto salva la vita
nel periodo 1943 -1945 ma non certo per i Fascisti della porta
accanto pronti a denunciarli per guadagnare 5000 lire a cranio …
ed è questo lo stereotipo da combattere nelle nostre giornate della
memoria . invece ogni giornata della memoria troppo spesso si
risolve in una parlata senza senso sugli italiani brava gente o in
una infinita trasmissione da parte della tv nostrana di fiction sui
fascisti buoni che salvano gli ebrei della porta accanto. questo è
pericoloso , porta a un eccessivo revisionismo delle responsabilità
Italiane nella shoah. per questo reputo il libro di littel non cosi
morboso , ma veritiero . meglio la lettura di Littel delle fiction
consolatorie su Perlasca o su Palatucci di cui la rai è piena da
alcuni anni a questa parte .
7 maggio, 2008 alle 2:09 pm
Basta cazzate! L’entità sionista non ha alcun diritto di continuare
ad opprimere il popolo Palestinese, non lo ha oggi, come non lo
aveva 60 anni fa, quando questa infame occupazione ebbe inizio!
Questo pseudo-stato è stato creato a tavolino dai vincitori, dopo
la fine della guerra, e la tesi su cui si basa la rivendicazione
della terra promessa, è assolutamente infondata: gli ebrei emigrati
in Palestina dal ‘48 avevano tutti origini dell’Europa dell’est.
Basta con l’occupazione sionista, FREE PALESTINE!
1 maggio, 2008 alle 12:46 pm
Infedele di 30 -5 2008 Nulla cambia finché, nel cuore di
palestinesi ( e della bellissima bugiarda giornalista…arabo-
israeliana con passaporto israeliano) ci sono odio, ignoranza delle
scritture e menzogne. Nel cuore di ebrei, consapevoli o no, é
piantata invece una profezia che riguarda la loro elezione e la
terra.Profezia che li guida e li conduce fino al suo completamento.
E poi, cosa sono le cose terribili che ebrei fanno e hanno fatto,
secondo la signora …con capelli spioventi ad aghi sugli occhi?
Nonostante il tuo radicato odio per Berlusconi che sempre ho
votato, ti saluto cordialmente.Adriana Bora Madia Anni fa, nel caso
ti servisse, l’Ancora ha pubblicato: “Ebreo fratello nostro…”
presentato in san Fedele dal rabbino Laras secondo il quale, se il
libro fosse uscito 50 anni fa, avrebbe evitato tanto dolore e tante
incomprensini.
26 marzo, 2008 alle 9:26 am
Grazie Claudia, ma “Le Benevole” non è altro che la traduzione italiana (pubblicata da Einaudi) dal francese “Les Bienveillantes”.
26 marzo, 2008 alle 1:49 am
Caro Gad,
non entro nel tema (penso di condividere molte affermazioni nel tuo post) ma volevo solo frti notare un errore : il titolo del libro vincitore del premio Goncourt nel 2006 che tu citi nel tuo articolo e’ Les Bienveillantes, non les Benevoles. Non capisco se lo classifichi come "morboso" per sentito dire, per un "educated guess" o se lo hai letto e ti sei semplicemente dimenticato il titolo (dato che sono piu di 1300 pagine, dubito la risposta sia questa).
Certo non e’ Se questo e’ un uomo, un libro meraviglioso per la sua umanita e che rimane fra i miei preferiti. Non considero Littel al livello di Primo Levi, tuttavia il messaggio e’ uguale e contrario. Anche ne Les bienveillantes l’autore dice che ai tedeschi veniva insegnato che gli ebrei non erano umani, ma sotto umani, e che quanto accadeva nei campi stava a sottolineare e affermare questa non-umanita. Proprio quello che Primo Levi invece ha lottato per conservare durante la prigionia.
15 marzo, 2008 alle 4:29 am
Ho letto l’interessante articolo di Gad e tutti gli interventi. Le modalità che a volte si propongono per avvicinare la Shoah (sempre oscillante tra memoria e storia e insieme refrattaria ad esse, nuda presenza non attribuibile a fatti o a parole sensati, orrore quindi e solo orrore) sono l’emblema dell’effettiva impotenza di chiunque ad avvicinarla, a misurarsi in quanto uomo con quei fatti umani. Affidare all’innocenza infantile la custodia degli innocenti industrialmente annientati, ad ogni bambino la cura dell’ombra di un altro, rendendolo così l’angelo guardiano del valore di colui che è morto ad opera del male, è un’idea che rivela non tanto il desiderio di inculcare nei bambini la “nostra” comprensione virtuosa di quei orrori, ma il desiderio che l’innocenza dei bambini riscatti la “nostra” incapacità di capirli, di accoglierli, di renderli giustizia.
Non possiamo guardarli in faccia, quei orrori, senza ammutolire, senza impietrire, e in più non siamo sicuri di avere uno scudo come quello che consentì a Perseo di guardare la medusa e tagliare la sua testa. Lo specchio del “nostro” linguaggio è alla lettera annerito, coperto, come nei lutti ebraici. L’eroico lavoro di Primo Levi, nel tentativo di capire con un linguaggio apparentemente stabile, inserito nella norma, le torture subite e lo sterminio di cui era stato testimone, o il non meno eroico lavoro di Paul Celan di risalire il fiume di “latte nero” della lingua tedesca che aveva accompagnato, servito, realizzato tutti quei orrori (le cose, i fatti, non si danno senza linguaggio), e di risalirlo per cantare, per cantare in poesia scritta in un nuovo tedesco per tutti gli uomini, sono un’eredità che abbiamo ricevuto, ma abbiamo ricevuto anche l’eredità dei loro suicidi. Dobbiamo custodire entrambe. Entrambe ci parlano, ci riguardano, richiedono il nostro rispetto, la nostra comprensione e la nostra pietà.
Quanto alla violenza che ha accompagnato finora la specie umana (lo sterminio degli indios, gli altri orrori del colonialismo (non ultimi le due guerre mondiali, interpretabili anche in questa chiave), tutte le guerre, le torture, i crimini passati e in atto), non vedo perché la si dovrebbe vedere come un diluente della shoah. Ad alcuni interventi volgari mancava solo la raccomandazione agli ebrei di fare uno sforzo per capire che la vita è dura, per maturare e piantarla di lamentarsi di una buona volta. Il lutto degli ebrei per questo sterminio accresce invece la nostra capacità di capire e di sentire gli altri orrori, ma non scomparendo come una cifra in mezzo ad essi. Allo stesso modo che la propria morte non è condivisibile ma insieme accomuna il nostro destino a quello degli altri uomini, il dolore che proviamo per le morti che ci riguardano da vicino non è condivisibile ma ci avvicina al sentimento (sempre separato dal nostro, però) che provano altre persone quando muore qualcuno che amano. In questo senso il nostro dolore e il nostro sgomento e la nostra incapacità di capire un massacro come quello che hanno subito gli ebrei a mani dei nazifascisti, nella nostra Europa e pochi decenni fa, ci aiuterà a sentire la vicinanza (e non il freddo fatto) di altri genocidi e altri crimini più lontani dalla nostra esperienza e dalla responsabilità come carnefici o dalla sofferenza come vittime dei nostri genitori e i nostri nonni. Contrariamente a quanto credono coloro che affidano alla “storia” o meglio ancora alla ponderosa ed “equanime” “Storia”, così, con la maiuscola (ma dove è di casa, questa signora “Storia”?), il giudizio e il senso dei fatti passati, questi, e proprio in quanto storia e in quanto memoria (non come fantasia né finzione né blanda sentimentalità), riguardano la nostra vita presente. Il dolore per la shoah non sminuisce il dolore per Hiroshima, Nagasaki, Ruanda, il Congo, il Gulag, la dittatura argentina, l’Irak, e l’interminabile elenco di crimini fatti dagli uomini su altri uomini. Non si mescola ad esso come non si mescolano nella propria memoria i morti (chiunque abbia perso amici e parenti avrà potuto fare l’esperienza dell’estrema diversità dei sentimenti che si provano nei confronti di ognuno dei morti, dei “nostri” morti, e di come nessuno degli amici o familiari vivi possa condividere fino in fondo i “nostri” sentimenti).
Certo, nel neutro calderone della natura tutto fa brodo, davvero al di là (o al di qua, non ha importanza) del bene e del male, ma non possiamo sottostare al suo livellamento. Tutti moriremo, e in questo non ci sono voci discordanti (sebbene nessuno di noi sappia in che cosa consista veramente la “nostra” morte); inoltre io penso (posso sbagliare) che l’intera specie umana scomparirà e con essa la “nostra” memoria, le “nostre” opere e il senso che le abbiamo attribuite; non credo che nessuno stia a occuparsi di “noi” nell’Universo né credo in una salvezza di alcunché del “nostro” corpo o della “nostra” anima dopo la morte al di fuori della vicinanza, dell’amore, del ricordo di quelli che sono arrivati ad avere un incontro con “noi” o con “qualcuno” che ci ha conosciuti o con qualcosa che parla per “noi” o di “noi” (un quadro, una poesia, una lettera, un racconto, un vestito, o un numero di un campo di concentramento). La mancanza cosmica di senso dell’insieme della “nostra” vita, e l’ostacolo che la violenza della shoah e le altre violenze umane hanno alzato e alzano contro una possibilità di senso storico della vita umana, stranamente non hanno come solo sbocco la disperazione. Piangere gli innocenti ammazzati, chiedersi come mai è potuto accadere e come mai accadda ancora, senza ingenuità, senza narcisismi, è necessario se vogliamo lottare in qualche modo umano contro questi orrori umani. Non capisco davvero l’insofferenza di alcuni nei confronti delle manifestazioni per un dolore che loro non provano e che altre persone con più sensibilità riconoscono nella sua terribile dimensione umana e sociale, oltre che storica. Credo che se fossero a piangere davanti alla bara di qualche persona amata, probabilmente non sopporterebbero che altre persone più “equilibrate” o “equanimi” o “mature” gli dicessero di smettere, che tanto di mamme o mogli o amici morti il mondo è pieno, e che ci sono altri problemi più urgenti da sbrigare.
12 marzo, 2008 alle 1:26 pm
Caro Gad, ci farebbe piacere avere un tuo giudizio sulla vicenda “Fogli Fossili” di Pesaro, se pensi che non ti abbiamo fornito sufficienti elementi possiamo provvedere ad inviarti l’intero progetto dell’opera
con stima
Anna e Stefania