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  • 9 set - 12:38: Piango il mio amico Guido Passalacqua che tanti anni fa mi fece venire la voglia di fare il giornalista ...

    Lascia un commento 5 commenti

    Ma tu ci credi che Gesù è risorto?

    mercoledì, 19 marzo 2008

    l'Infedele

    Cristo risorto?Stasera alle 21,10 su La7 affronteremo il tema fondamentale, ma anche il più difficile da accettare, del cristianesimo: la risurrezione in carne e ossa di Gesù tre giorni dopo la sua morte in croce. Dunque un Mercoledì Santo più che mai da Infedele, perché l’incredulità intorno al miracolo della Pasqua è largamente diffusa anche fra i cristiani. Domanda: si può davvero essere cristiani ridimensionando la risurrezione di Gesù a mero simbolo metafisico? Ma nello stesso tempo: come può l’uomo contemporaneo prendere alla lettera quanto scritto nei Vangeli?

    Partecipano alla discussione: Vito Mancuso; Ernesto Galli della Loggia; don Giovanni Nicolini; Adriano Prosperi; Paolo Flores d’Arcais; il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni; la teologa Maria Poggi Johnson (autrice del delizioso libretto “Stranieri e vicini. Cosa ho imparato sul cristianesimo vivendo a contatto con ebrei ortodossi”, Il Mulino); il monaco buddista Jiso Ferzani.

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    Articolo di:

    Gad - che ha scritto 1439 post su Gad Lerner.


    Commenti per questo articolo

    « 2826 25 24 23 22 [21] 20 19 18 17 161 » Mostra tutti i commenti

    1. 1050
      Drake Oldsail scrive:

      1048 – Se a volte un po’ di rabbia esce fuori (cosa che peraltro a me non pare) questa non è certo nei confronti dei credenti e della fede Cristiana, bensì nei confronti della ecclesia che ancor oggi cerca con ogni mezzo di condizionare la vita sociale e politica di TUTTI, credenti e non…

    2. 1049
      Drake Oldsail scrive:

      1045 – se lei si degnerà di rispondere alla domanda del mio 1028, le assicuro che io risponderò a quella del 1027!
      Buona Pasqua anche a lei, da un ateo fortemente toscano.

    3. 1048
      Carmelo scrive:

      Ho letto quasi tutti i commenti del blog ed ho notato una cosa che risalta spesso ed è questa: Chi è credente si esprime quasi sempre in modo sereno, mentre gli atei si esprimono quasi tutti con rabbia, talvolta malcelata, ma evidente.
      Questa, a parer mia, è la differenza.
      Spero, caro Lerner che non attenderai la prossima Pasqua per trasmissioni di spessore simili a quella di mercoledì scorso.
      Una piccola osservazione: A mio avviso, tre o al massimo quattro interlocutori sarebbero sufficienti e tutti, ovviamente, al massimo di conoscenza e di esperienza nella materia, oggetto di discussione.
      Cordiali saluti

    4. 1047
      adele scrive:

      1044-L’atto della contemplazione è una non-azione.Non si cammina, nè si marcia verso Dio,semplicemente si respira Dio, vivendo.
      Anche a te, caro Drake voglio dedicarti un bel pensiero, perchè sento che nonostante tu non voglia pronunciare invano quel nome, lo conosci meglio di tanti cristiani.

      "Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni. "

      [Simone Weil]

    5. 1046
      adele scrive:

      1045- ci faccia sapere a quando la marcia santa su Roma, così prenonoto il viaggio in prima classe.

    6. 1045
      valentina scrive:

      Ecco gentile D.S.E.& D.A.A., al 1027 (ovvero Alberto)si è posta una delle domande fondamentali (del cui merito i signori cattolici in studio dovevano farsi illuminanti promoter).
      Impegniamoci a rispondere. E seriamente.
      Constato però che gli ultimi post lo stanno facendo (e non con gli alambicchi fuorvianti della polverosa propaganda scientista). Saluto tutti voi (e a D.S.E.& D.A.A.: una forte B.Pasqua! da una cattolica fortemente romana, che ama indegnamente Cristo e la Sua eredità)

    7. 1044
      Drake Oldsail scrive:

      Capita, guardando in alto verso il cielo, di mettere un piede in fallo e precipitare nel baratro…

    8. 1043
      adele scrive:

      1039- Claudio in questo giorno glorioso,
      ogni cuore cristiano trabocca di gioia,
      ma qualche cuore resta silente, sgomento e,
      trova consolazione nei versi dei poeti
      che dedica ai suoi fratelli.
      Questo delicato pensiero lo dedico al fratello Socci:

      "Ci sono individui che cercano di elevare la loro anima come un uomo che salti continuamente a piedi uniti, nella speranza che a forza di saltare sempre più in alto, un giorno, invece di ricadere, riuscirà a salire fino in cielo. Ma mentre è tutto preso da questi tentativi egli non può guardare il cielo. Noi non possiamo fare nemmeno un passo verso il cielo:la direzione verticale ci è preclusa. Ma se guardiamo a lungo il cielo, Dio discende e ci rapisce."

      [Simone Weil]

    9. 1042
      adele scrive:

      1041. Maurizio,non riesco ad interpretare bene la tua domanda. Forse sono più ingenua e materialista di te, però il tuo dubbio mi incuriosisce. Mi spiegheresti, per favore meglio?
      Ciao

    10. 1041
      MAURIZIO scrive:

      Abele 997,io pensavo che la mia ignoranza sul tema mi portava a ingenuita’ forti,ma tu dici "Le guardie hanno avuto bisogno di Giuda che indicasse loro Gesu’ perchè non c’era luce e quindi potevano scambirlo per un’altra persona" e proprio questo che non capisco,ammesso il buio (non concesso) com’è possibile scambiare il signore "che sapeva" con un’altra persona….hhho povero me mi tengo il mio quesito lo aggiungo agli altri di povero materialista,Grazie

    11. 1040
      adele scrive:

      Signore, fa di me
      uno strumento della Tua Pace:

      Dove è odio, fa ch’io porti l’Amore,
      Dove è offesa, ch’io porti il Perdono,
      Dove è discordia, ch’io porti l’Unione,
      Dove è dubbio, ch’io porti la Fede,
      Dove è errore, ch’io porti la Verità,
      Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza,
      Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia,
      Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.

      Maestro, fa che io non cerchi tanto
      Ad esser consolato, quanto a consolare;
      Ad essere compreso, quanto a comprendere;
      Ad essere amato, quanto ad amare.

      Poiché, così è:
      Dando, che si riceve;
      Perdonando, che si è perdonati;
      Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

      Francesco D’Assisi

    12. 1039
      Claudio scrive:

      Vi presento un commento davvero intelligente e che condivido in toto
      Claudio
      MA SE DAVVERO, IL 9 APRILE DELL’ANNO 30 GESU’ E’ RISORTO ALLORA TUTTO CAMBIA !!!

      Oggi, in Gran Bretagna, la Bbc trasmetterà l’annunciatissimo film-inchiesta sulla Sindone intitolato “Shroud of Turin. A conflict of evidence” con cui si riaprirà tutto il dossier relativo all’analisi al C14 fatta nel 1988. Tali e tante sono le scoperte e gli studi che, grazie ai più elaborati mezzi tecnico-scientifici, hanno dimostrato la fallacia di quella datazione medievale e la provenienza del Lenzuolo, con certezza, dalla Giudea e dal I secolo d.C., che pure il professor Christopher Ramsey, direttore del laboratorio di Oxford che fece quelle analisi, dichiara: “i miei colleghi potrebbero essersi sbagliati”.

      E ora intende riaprire la questione per capire quali elementi possano aver falsato i risultati. Siamo solo agli inizi di un clamoroso ristabilimento della verità.

      Ma intanto sui mass media italiani dilagano ignoranza e pregiudizio. Un certo anticristianesimo si taglia a fette. Mercoledì puntata dell’Infedele dedicata alla Resurrezione di Cristo (senza la presenza di nessun cattolico convinto che spiegasse i motivi razionali per cui i cristiani sono certi di essa). Mi sono chiesto se sarebbe mai possibile fare una cosa simile contro altri gruppi religiosi. Ovviamente no: solo contro la Chiesa si può. Cosa si crede, questo Gesù? Mica è il figlio di Colaninno! Lerner, che pure ha sempre avuto importanti supporter nel mondo clericale, troverà mai il coraggio per dedicare una puntata – poniamo – alla credibilità di Maometto e del Corano, con lo stesso approccio? Non credo, i musulmani vanno trattati in guanti bianchi (un po’ come Colaninno). I cristiani no. Eppure chiederebbero solo di essere ascoltati. Con lealtà e desiderio di capire. Come tutti.

      Forse il mio collega Gad, prima di mettersi ad attaccare la religione degli altri (il cattolicesimo che non conosce e che è cosa complessa e profonda), dovrebbe almeno studiare bene la propria. Lo dico perché tempo fa, parlando proprio con lui di questi temi, evocai distrattamente un libro di Elia Benamozegh e mi sentii dire: “E chi è?”. Mi stupii. Un importante giornalista che si propone come intellettuale di cultura ebraica e tratta questioni religiose, ma non conosce neanche l’esistenza di Benamozegh – uno dei grandi maestri dell’ebraismo italiano, biblista, cabbalista e filosofo della religione – è come un intellettuale cattolico che si occupasse di cose religiose, ma non avesse mai sentito parlare di Antonio Rosmini o di Jacques Maritain o di Karl Rahner.

      Chissà perché sul cattolicesimo (o meglio: contro) tutti sentono di poter pontificare. Un tizio, che non nomino perché cerca pubblicità facendo l’ateo di professione, in un importante programma di Rai 1, giorni fa disse ridacchiando che Gesù morì ateo come lui dal momento che sulla croce gridò “Padre, perché mi hai abbandonato?”. Che dire? Superficialità? Rozzezza? Fate voi.

      Ieri un giornalista che stimo, Francesco Merlo, firmando sulla Repubblica un editoriale sull’eutanasia (dove citava i casi di Chantal Sébire e di Hugo Claus), ha concluso così: “ ‘Padre, perché mi hai abbandonato?’, chiese Cristo che troppo soffriva sulla croce e che perciò, come Claus e come la signora Sébire, voleva morire. Fu così elegante e discreta la risposta del Padre che nessuno l’ha mai saputa”.

      A dire il vero la risposta del Padre fu la Resurrezione di suo Figlio e ancora oggi, dopo 2000 anni, ne stiamo parlando come l’avvenimento centrale della storia umana. La notizia delle notizie. L’unica speranza. Ma una frase che Merlo ha scritto è profondamente vera, in modo diverso da come lui la intendeva. E’ vero: Gesù voleva morire. Anzi, desiderava ardentemente morire: per noi, per me e te, al posto nostro. Era venuto per questo. Per riscattarci dalla schiavitù del male dando se stesso in pasto alla belva. Lo ha detto lui stesso ai suoi amici (Lc 22, 15-18).

      Desiderava con tutto il cuore donarsi, non chiedere l’eutanasia durante il supplizio: ha desiderato soffrire (per noi), non abbreviare le sofferenze con l’eutanasia. Ha dato il suo corpo ai macellai di Satana per mostrarci il suo amore smisurato, folle, senza eguali e prendere su di sé i nostri pesi e le nostre colpe. Per espiare al posto mio e tuo. Infatti poteva benissimo sfuggire all’arresto e invece restò nel Getsemani dove si consegnò docilmente e volontariamente ai suoi macellai.

      Inoltre poteva benissimo abbandonarsi alla morte durante uno dei tanti supplizi a cui fu sottoposto per abbreviare le sofferenze. Per esempio, da quella bestiale flagellazione che devastò il 70 per cento della sua carne (come rivela la Sindone), nessuno usciva vivo. Invece lui, con una forza sovrumana, volle resistere per bere fino in fondo tutto il calice. Per portare tutto l’insopportabile.

      E le parole citate da Merlo, (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”), che certo mostrano come abbia preso su di sé anche tutto il senso di abbandono che tanti esseri umani soffrono nell’esistenza, sono l’inizio di una preghiera: Gesù stava cercando di recitare il Salmo 21, un salmo dove era stato profetizzato, secoli prima degli eventi, precisamente tutto quello che fu fatto a lui quel 7 aprile dell’anno 30.

      Oggi possiamo leggerlo ed è stupefacente vedere come la profezia messianica lì contenuta si sia realizzata alla lettera: si parla del Messia che sarà ridotto a “obbrobrio”, sarà “disprezzato”, schernito, non avrà aiuti mentre sarà circondato da un branco di cani, gli grideranno insulti, slogando le sue ossa. Addirittura il Salmo profetizza esattamente che tipo di supplizio avrebbe subito il Messia: “hanno trafitto le mie mani e i miei piedi”. Crocifisso.

      Vi si legge perfino: “si sono divisi le mie vesti, tirandole a sorte”. Pregando con quel Salmo, Gesù tentò fino all’ultimo di aprire gli occhi ai presenti: si stava compiendo tutto quello che era stato profetizzato. Come tutte le altre 300 profezie della Scrittura si erano tutte adempiute alla lettera nella sua vita.

      Inoltre quel Salmo si conclude preannunciando la resurrezione e il Regno di Dio che, da Israele, si estenderà “fino ai confini della terra”. Precisamente ciò che si sta compiendo da duemila anni. Grazie alla testimonianza di coloro che lo hanno visto risorto e hanno anche toccato con mano quelle ferite. E che sono stati pronti a testimoniare questi fatti anche a costo del martirio (per una balla non ci si fa ammazzare). Ma anche noi possiamo continuare a toccare con mano come l’incredulo Tommaso. Non abbiamo avuto forse davanti agli occhi per 50 anni le stigmate di padre Pio, studiatissime da fior di medici e giudicate scientificamente inspiegabili? E non abbiamo visto la quantità enorme di prodigi e grazie che da quelle stigmate del santo sono piovute su migliaia di persone? E potremmo aggiungere altri stigmatizzati del nostro tempo come Gemma Galgani o Marthe Robin per dirne solo alcune. Del resto di Gesù vivo e operante è possibile fare esperienza, per grazia, nella quotidiana vita della Chiesa. Come diceva don Giussani: “vieni e vedi”. La proposta della Chiesa è tutta qui: toccate con mano come Tommaso. Anche certi segni straordinari, come la Sindone, ci parlano.

      La scienza ci dà alcune certezze su di essa che solo oggi è stato possibile acquisire con i moderni mezzi di indagine: 1) quel telo ha sicuramente avvolto un corpo morto; 2) quel corpo non è stato dentro al telo per più di 40 ore perché non c’è traccia di putrefazione; 3) dal telo non è stato tolto, ma è come se lo avesse trapassato non essendovi alterazione alcuna delle macchie di sangue (è esattamente la caratteristica che aveva il corpo di Gesù risorto che secondo i Vangeli entrò nel cenacolo nonostante le porte fossero sbarrate). Infine resta da spiegare quell’immagine impressa sul telo. E’ un enigma. Si parla di un lampo misterioso, una fonte di energia sconosciuta proveniente dal corpo stesso: la Resurrezione!

      Antonio Socci

      Da “Libero”, 22 marzo 2008

      Auguro a tutti buona Pasqua !!!!

    13. 1038
      adele scrive:

      1038-
      Dolci, chiare, e fresche acque,
      Nelle quali si rispecchia la tua anima,
      si disseta il tuo cuore prezioso,
      Heidi

    14. 1037
      Heidi scrive:

      P.S. Lo Spirito non si lascia ingabbiare in una religione istituzionale ma vola dove vuole e si riposa nell’unica religione:
      quella dell’Amore. perché Dio é Amore, Verità e Bellezza!
      Se Gesù potesse vedere che cosa ne é stato fatto dell’Amore, si metterebbe a piangere!L Sue lacrime ricoprirebbero la terra e tutte le religioni affonderebbero nell’Oceano della Verità Pristina!

    15. 1036
      Heidi scrive:

      risposta a Cinzia 1030
      I giusti da sempre stanno lavorando ….. sottintendendo che i "giusti" non sono da annoverare ad alcuna religione o fede istituzionale e, pertanto non convertiranno nessuno ad un determinato "credo", ma, attraverso il loro esempio, risveglieranno quelle Coscienze che sono pronti a spiccare il volo … ed a quelle Anime cresceranno le ali dell’Amore !
      Heidi

    16. 1035
      Drake Oldsail scrive:

      Idem per Jaqueline (Agnes e Jaqueline sono forse un unico troll bipolare?)

    17. 1034
      Drake Oldsail scrive:

      Agnes, ancora kilometriche citazioni secondo la miglior tradizione del "copy/paste"???
      Ma davvero non hai niente di tuo da dire (ed un po’ meno logorroico?
      Simpaticamente, Drake

    18. 1033
      jacqueline scrive:

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      Il Papa cambia la preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo

      CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 7 bbraio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha modificato la preghiera per gli ebrei che si recitava nella liturgia del Venerdì Santo prima del Concilio Vaticano II e che d’ora in poi verrà utilizzata solo dalle comunità che celebrano questa forma del rito latino.

      La disposizione del Papa è contenuta in una nota della Segreteria di Stato pubblicata da “L’Osservatore Romano” nell’edizione italiana del 6 febbraio.

      La “Radio Vaticana” sottolinea che “l’ipotesi che venga utilizzato il Missale Romanum del 1962 durante il Triduo Sacro è comunque del tutto eccezionale e riguarderebbe solo gruppi particolari”.

      Pubblichiamo di seguito la nota:

      * * *

      Con riferimento alle disposizioni contenute nel Motu proprio "Summorum Pontificum", del 7 luglio 2007, circa la possibilità di usare l’ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio Vaticano II, pubblicata nel 1962 con l’autorità del beato Giovanni XXIII, il Santo Padre Benedetto XVI ha disposto che l’Oremus et pro Iudaeis della Liturgia del Venerdì Santo contenuto in detto Missale Romanum sia sostituito con il seguente testo:

      Oremus et pro Iudaeis (*)

      Ut Deus et Dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Iesum Christum salvatorem omnium hominum.

      Oremus. Flectamus genua. Levate.

      Omnipotens sempiterne Deus, qui vis ut omnes homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut plenitudine gentium in Ecclesiam Tuam intrante omnis Israel salvus fiat. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

      Tale testo dovrà essere utilizzato, a partire dal corrente anno, in tutte le Celebrazioni della Liturgia del Venerdì Santo con il citato Missale Romanum.

      Dal Vaticano, 4 febbraio 2008.

      (*) Traduzione di lavoro della preghiera:

      Preghiamo per gli Ebrei. Il Signore Dio Nostro illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo Salvatore di tutti gli uomini. Dio Onnipotente ed eterno, Tu che vuoi che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, entrando la pienezza dei popoli nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo.

    19. 1032
      Agnes scrive:

      Scrivi qui il tuo commento
      La Pasqua di Giuda: i diversi volti dell’Iscariota

      Tra aprocrifi e stravaganti “biografie”

      CITTA’ DEL VATICANO, sabato 22 marzo 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’articolo apparso su “L’Osservatore Romano” di monsignor Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

      * * *

      È una presenza oscura e tragica, e proprio per questo non può essere dimenticata. In quella notte, tra gli ulivi del Getsemani, l’orto con un frantoio (come suggerisce il toponimo ebraico) situato oltre il torrente Cedron, avanzava Giuda, figlio di Simone, detto Iscariota. La sua è una denominazione variamente decifrata dagli studiosi. C’è chi l’ha intesa come ish-Keriot, cioè «uomo del villaggio di Keriot», località menzionata nel libro di Giosuè (15, 25). C’è, invece, chi l’ha riletta come una deformazione aramaizzante del latino sicarius, appellativo col quale si definivano gli estremisti nazionalisti ebrei ribelli a Roma (da sica, il pugnale da essi usato per i loro attentati ai soldati romani o ai collaborazionisti ebrei). Per altri esegeti a Iscariota è sotteso l’aramaico ish-qaria, ossia «uomo di menzogna, mentitore» e quindi «traditore» (sulla scia del Salmo 55 che contiene il lamento di un amico tradito): si tratterebbe, perciò, di un’attribuzione posteriore finalizzata a bollare il comportamento del discepolo di Gesù.

      Difficile è optare tra queste e altre interpretazioni. Sta di fatto, però, che la sua figura ha lasciato una scia nella storia della cultura occidentale, in particolare nella narrativa contemporanea (certo, Giuda è il soggetto già di tante opere del passato: si ricordi solo il frammento epico L’eterno ebreo di Goethe o la Fine di Satana di Victor Hugo). Ma, e qui avviene un fatto curioso, l’Iscariota è di rado un eroe negativo. Pensiamo al Ponzio Pilato pubblicato nel 1961 dallo scrittore Roger Caillois, ove Giuda diventa un santo, votato all’attuazione di un disegno superiore. Persino il cattolicissimo Paul Claudel nella sua Morte di Giuda del 1933 riabilitava la buona fede del traditore, sia pure in chiave paradossale: «Deponendo un bacio rispettoso sulle sue labbra, sapevo di rendere allo Stato, alla religione, a lui stesso un servizio eccellente, alle spese dei miei interessi e della mia reputazione, impedendogli ormai di turbare con le migliori intenzioni del mondo! Gli spiriti deboli, di seminare l’inquietudine nella popolazione, il malcontento per lo stato delle cose e il desiderio dell’impossibile».

      Mario Pomilio, nel suo ben noto Quinto evangelio (1975), ricorreva al mistero della salvezza che trascende Giuda e che lo coinvolge quasi di necessità: «La verità è che io non fui il traditore: fui piuttosto la vittima di un curioso piano di salvezza, esteso a tutti gli uomini, che per esplicarsi perfettamente doveva escludere me». È la tesi radicale del L’Ultima tentazione (1952), romanzo del greco Nikos Kazantzakis, divenuto poi un popolare e discusso film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese (1988), che presenta Giuda come il più pio dei discepoli «costretto» a scegliere il tradimento per rendere possibile la morte sacrificale ed espiatrice di Gesù. Simile è anche il Giuda nichilista de Il Maestro di Max Brod (1952) che è, però, testimone suo malgrado della forza salvifica della mitezza e dell’amore. Più imbarazzata la difesa che ne faceva Diego Fabbri nel suo Processo a Gesù (1955) quando il traditore urlava: «No! Io lo tradivo, è vero, per 30 denari. Ma dovete crederlo io non sapevo che sarebbe stato messo a morte, crocifisso! Non lo sapevo! Pensavo che sarebbe stato soltanto imprigionato, isolato. Le cose presero, invece, una piega impreveduta. La morte ve lo giuro! non era nei patti, non era prevista!».

      Potremmo continuare a lungo, rispolverando Il Vangelo secondo Giuda (1973) dello scrittore polacco Henryk Panas, morto nel 1985, sconcertante storia di un ricco e colto affarista che segue inizialmente Gesù perché innamorato della Maddalena e che vive poi una storia più grande di lui, affidata appunto a un «vangelo» apocrifo. Oppure potremmo rimandare all’altro apocrifo immaginato da Carlo Monterosso nel suo Il sale della terra (1965), romanzo un po’ scontato, mentre dissacratrice ma più intensa è L’opera del tradimento (1975) di Mario Brelich che trasforma Giuda in Satana. Dopo tutto sono gli stessi evangelisti Luca (22, 3: «Satana entrò in Giuda detto Iscariota») e Giovanni (6, 70: «Uno di voi è un diavolo!»; 13, 2: «Il diavolo aveva messo in cuore a Giuda, figlio di Simone, di tradire Gesù») a dipingerlo come un’emanazione satanica. Nella lista dei Giuda letterari c’è da ricordare anche il romanzo dal titolo emblematico Trenta denari pubblicato nel 1986 da Ferruccio Ulivi.

      Ad alcuni, poi, è noto il Giuda dello scrittore italo-francese Lanza del Vasto (1938) o il Vangelo di Giuda dello scrittore ligure Roberto Pazzi (1989). Come una grande eco ebbe in passato (1978) il romanzo La gloria di Giuseppe Berto, anch’esso una specie di «vangelo secondo Giuda» in cui la figura di Gesù è vista attraverso lo sguardo dell’Iscariota. In un’intervista, lo scrittore veneto affermava che «in Gesù c’era stata l’ostinazione di voler morire per far vincere a tutti noi la paura di morire. Per questo aveva chiesto la collaborazione del suo apostolo Giuda», che era stato in tal modo investito di una missione amara, anche perché la morte di Gesù per Berto non sarà salvifica. Ben più banale è stata l’immaginaria creazione di un testo antico apocrifo fatta lo scorso anno da Jeffrey Archer, un discutibile autore inglese di «best seller», intitolato Il Vangelo secondo Giuda di Beniamino Iscariota, una stravagante biografia del discepolo traditore idealmente narrata da suo figlio.

      Ma a proposito di apocrifi prima di percorrere sia pure essenzialmente gli unici testi attendibili, cioè quelli dei Vangeli canonici, un cenno merita quel particolare «Vangelo di Giuda» di cui si è tanto discusso (e favoleggiato) negli ultimi tempi. Si tratta di un codice papiraceo scritto in copto, la lingua tardo-egiziana, testo databile attorno al IV secolo, traduzione di un originale greco da collocare nel II secolo perché, attorno al 180, il vescovo di Lione, sant’Ireneo, nella sua opera Contro le eresie dimostra di conoscerne e criticarne il contenuto. Scoperto in Egitto attorno agli anni Settanta del secolo scorso, il manoscritto apparve sul mercato antiquario statunitense negli anni Ottanta e, dopo diciassette anni di oscuramento, venne acquistato da un antiquario, Fieda Nussberger-Tchacos, che riuscì a piazzarlo, ad alto costo, alla svizzera «Maecenas Foundation for Ancient Art». Quest’ultima, anche per rifarsi dell’esborso, si accordò con l’americana «National Geographic Society» per un restauro, un’edizione critica, una traduzione inglese e un’ampia divulgazione della scoperta con uno straordinario battage pubblicitario, promettendo tra l’altro la restituzione del codice all’Egitto per collocarlo nel Museo Copto del Cairo.

      Il contenuto di questo apocrifo che, come si è detto, era già noto anche attraverso la testimonianza di Ireneo, non ha nessun valore per la ricostruzione storica delle ultime ore di Gesù e quindi non inficia minimamente i dati evangelici, al contrario di quanto sostenuto da molte pretese «rivelazioni» giornalistiche. L’opera, infatti, nasce dalle speculazioni posteriori del cristianesimo gnostico egiziano, un cristianesimo sofisticato, intellettualistico ed eterodosso. Lo stesso Gesù in questo apocrifo è un essere celeste che oscilla tra incarnazioni diverse (ai discepoli si presenta come un bambino) e tra epoche differenti. Anche l’interpretazione della figura di Giuda, a prima vista suggestiva, è in realtà inficiata dalle tesi generali dell’eresia gnostica. Egli, infatti, sarebbe l’unico dei discepoli a scoprire la vera identità segreta di Gesù; e il suo tradimento è considerato come un evento provvidenziale ma non nel senso che intenderà la tradizione neotestamentaria e cristiana, e cioè con l’esito della morte e risurrezione di Cristo, sorgente di redenzione.

      La prospettiva del testo apocrifo è radicalmente diversa: Giuda contribuisce a mandare a morte non il vero Gesù ma solo l’uomo di cui l’essere spirituale Cristo era rivestito, il suo involucro materiale ed esteriore. Gesù, infatti, ha solo apparentemente assunto un corpo carnale per ingannare i «prìncipi di questo mondo» (gli «arconti») che presiedono alla storia e nascondersi tra gli uomini per riuscire a salvare, tra di loro, la sola stirpe eletta imprigionata nell’umanità peccatrice così da riportarla a quel cielo da cui era caduta. Il tradimento di Giuda fa, dunque, parte di quel progetto segreto e quello che è crocifisso ed è morto è solo un corpo umano insignificante. Tra parentesi, ricordiamo che la tesi coranica secondo la quale sulla croce muore un sosia e non Gesù stesso nasce proprio dall’influsso di tesi gnostiche conosciute da Maometto forse attraverso i membri delle carovane cristiane egiziane che percorrevano l’Arabia. È facile, quindi, comprendere che questo particolare «Vangelo di Giuda» è solo l’espressione posteriore di teorie cristiane libere e fin stravaganti.

      Teorie e leggende che affollavano altri apocrifi, già noti in passato e destinati anche a qualche successo popolare nei primi secoli cristiani. Infatti, secondo altri testi copti egiziani, indemoniato fin da piccolo, Giuda aveva tradito Gesù per istigazione di sua moglie, che lo costringeva a rubare dalla cassa comune dei discepoli. Nelle Memorie di Nicodemo (II sec.), invece, la moglie si sforza di convincerlo a non impiccarsi, nella certezza che Cristo non sarebbe risorto. La donna sta arrostendo un gallo e dice a Giuda: «Nello stesso modo in cui questo gallo arrostito può cantare, così Gesù può risorgere! Ma, proprio mentre lei parlava, quel gallo allargò le ali e cantò tre volte. Giuda, allora, ancor più convinto, con la corda si fece un capestro e andò a impiccarsi». Per altri apocrifi Giuda era figlio del sommo sacerdote Caifa e aveva seguito Gesù proprio per tradirlo. Un vescovo del secolo II, Papia di Gerapoli (Asia Minore), descriverà invece in modo macabro la morte di Giuda: interpretando liberamente il passo degli Atti degli Apostoli (1, 18) sul quale ritorneremo, immaginava che egli si fosse gonfiato a dismisura fino al punto di esplodere! Una tradizione, questa, seguita da molte leggende posteriori che fecero di questa fine un monito per i traditori, mentre altri testi apocrifi descrissero la sua anima disperata nell’Amenti, cioè negli inferi.

      Ma lasciamo ai margini questo immenso «paratesto» che ha accompagnato nei secoli il testo evangelico originario e puntiamo su quest’ultimo per una lettura molto essenziale. Tutto comincia agli inizi di quella che verrà poi chiamata la «Settimana Santa». Nel sobborgo gerosolimitano di Betania, «sei giorni prima della Pasqua», in casa di un amico di Cristo, Lazzaro, di fronte al gesto di Maria, sorella dell’ospite, pronta a sacrificare un vaso di «olio profumato di vero nardo assai prezioso», Giuda non si trattiene: «Perché non si è venduto quest’olio profumato per trecento denari per darlo ai poveri?». L’evangelista Giovanni commenta gelido: «Questo egli disse non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro» (12, 4-6). La cupidigia fu, allora, la molla del tradimento, come spesso è accaduto e accadrà nella storia? A prima vista sembrerebbe di sì se leggiamo queste righe di un altro evangelista, Matteo: «Uno dei dodici, Giuda Iscariota, si presentò ai sommi sacerdoti e disse: Quanto volete darmi per consegnarvelo? Quelli gli fissarono trenta monete d’argento» (26, 14-16).

      Curiosa quella cifra, ignorata dagli altri evangelisti e divenuta una sorta di stereotipo per evocare il tradimento: essa probabilmente è più simbolica che storica perché secondo il suo stile «teologico» Matteo rimanda a una complessa parabola del pastore e del gregge descritta dal profeta Zaccaria. Là si leggeva questa indicazione: alcuni mercanti «pesarono trenta sicli d’argento» come equivalente del valore del gregge (11, 12); ma questo era anche il prezzo della vita di uno schiavo secondo la legge biblica (Esodo 21, 32). Fu, dunque, per una cifra così modesta che Giuda tradì? Certamente no secondo la prospettiva teologica matteana. Il rimando al testo profetico di Zaccaria, ove i mercanti si sostituiscono al pastore e il gregge si rivela riottoso a chi lo pasce, fa balenare una ragione sottintesa ma significativa. Giuda probabilmente era un deluso: si era gettato nell’avventura di seguire Gesù sperando in un messianismo trionfale, teocratico, più o meno come auspicavano alcune frange rivoluzionarie ebraiche. E la sua, come vedremo, diverrà una delusione disperata perché egli alla fine comprenderà che la sua vita non ha sbocchi, neppure col tradimento e con l’appoggio da parte del potere sacerdotale-politico.

      Intanto, però, nella nostra ricostruzione della trama di quelle ore decisive per la storia, dobbiamo spostarci in quella «grande sala coi tappeti, al piano superiore» di una casa di Gerusalemme (Marco 14, 15), il cosiddetto cenacolo. Della scena abbiamo quasi due «riprese» visive da prospettive differenti. La prima è quella dei Vangeli Sinottici (Matteo, Marco, Luca). Ascoltiamo Matteo. «Venuta la sera, Gesù si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiava disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto!» (26, 20-25). Il testo è così trasparente da rendere dal vivo le emozioni di quella sera. Anche le parole di Gesù che ripropongono quel nodo misterioso tra libertà umana e disegno divino sono nette: Cristo «se ne va come è scritto di lui»; ma ecco subito dopo quel monito terribile: «Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!». E quel soffio finale: «Tu l’hai detto» fa calare il sipario sulla presenza di Giuda nella comunità dei Dodici.

      Ma, come dicevamo, c’è un’altra ripresa della scena del cenacolo. È quella di Giovanni. Come si sa, il quarto evangelista ci offre una descrizione solenne di ciò che avvenne all’interno di quella sala, una descrizione distribuita in ben cinque capitoli (13-17), dominati dalle parole ultime del Cristo. Fin dalle prime battute Gesù evoca l’ombra oscura del tradimento: «Voi siete mondi, ma non tutti. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: Non tutti siete mondi. Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelto: ma si deve adempiere la Scrittura: colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno» (13, 10-11.18). Cristo attraverso la citazione del versetto 10 del Salmo 41 collega il dramma che sta per vivere al piano che Dio vuole attuare. L’odiosità di quel tradimento (alzare il calcagno contro un altro era segno di disprezzo aggressivo) acquista il suo pieno significato proprio nella familiarità profonda che univa traditore e tradito («mangiare il pane» insieme era segno di comunione di vita e di intenti). Anche alla fine dei discorsi tenuti secondo il quarto Vangelo nel Cenacolo, Gesù ritornerà sul tema prospettandolo nella stessa luce teologica. Infatti, nella preghiera finale rivolta al Padre dirà: «Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura» (17, 12).

      Ma ritorniamo al centro della scena così come Giovanni la narra. «Gesù si commosse profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno e gli disse: “Di’, chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli, reclinandosi sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”. Rispose allora Gesù: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entro in lui. Gesù quindi gli disse: “Quello che devi fare fallo al più presto”. Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte» (Giovanni, 13, 21-30).

      Ci accontentiamo, di fronte a questo quadro di grandi emozioni, che è alla base di tutte le «ultime cene» della storia dell’arte (si pensi solo a Leonardo), di fissare la nostra attenzione su un paio di particolari. Il primo è il gesto che Gesù compie nei confronti di Giuda, annunziandolo prima al «discepolo amato»: egli intinge un boccone e lo passa al traditore. Alcuni pensano a quella salsa o pastella particolare, detta haroshet, fatta di mele grattugiate, di noci, spezie, vino e farina, che fa parte del rituale del seder, ossia del rituale della cena pasquale giudaica. Altri ricorrono al vocabolo usato da Giovanni, psomìon, applicato poi dal cristianesimo greco antico all’ostia eucaristica: Giuda sarebbe stato svelato proprio attraverso l’eucaristia. Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi scriverà che «chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (11, 29). Ma sono solo supposizioni, anche perché Giovanni non descrive la cena eucaristica. Forse è meglio cogliere il gesto, segnalato anche dagli altri Vangeli, nel suo valore immediato: è un atto classico dell’ospitalità orientale (si legga Rut 2, 14), segno estremo di amicizia rifiutata e tradita.

      C’è un altro particolare che merita di essere evidenziato, ed è quella straordinaria annotazione finale: «Ed era notte». Non è solo un’indicazione cronologica, ma è ormai l’ingresso prepotente delle tenebre nel dramma dell’«Ora» (come la chiama Giovanni) che Cristo sta vivendo. La tenebra, infatti, rappresenta un simbolo amato da Giovanni: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta» (1, 5); «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie» (3, 19); «viene la notte» (9, 4); «se uno cammina nella notte inciampa, perché gli manca la luce» (11, 10); «chi cammina nelle tenebre non sa dove va» (12, 35). E poche ore dopo, nel Getsemani, Gesù dirà: «Questa è la vostra ora: l’impero delle tenebre» (Luca 22, 53). Giuda ora affonda in questa tenebra misteriosa che va ben oltre la notte che sta per iniziare.

      Seguiamo, allora, Gesù e Giuda in questa lunga oscurità notturna che non è solo temporale ma anche spirituale. Tutte le narrazioni dei quattro evangelisti hanno qua e là nella sostanziale identità pennellate proprie. Noi ci affideremo a Matteo: «Ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono» (26, 47-50). Il segnale del bacio forse era stato concordato per l’identificazione di Gesù nell’oscurità di quell’orto di ulivi posto ai piedi del monte omonimo. Il bacio era un gesto comune tra discepoli e maestro ed esprimeva affetto e venerazione. Ad esso si aggiunge il saluto del discepolo: «Salve, Rabbì», cioè: «maestro mio». Gesù in Luca risponde a quel bacio con una frase emozionante: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?» (22, 48). È l’unica volta nei Vangeli in cui Gesù interpella per nome Giuda. In Matteo abbiamo, invece, una frase molto secca, in greco simile a un soffio: ef’ho parei, «per ciò sei qui!», cioè : «fa’ dunque quello che devi fare!». Ma a queste parole Gesù premette un etaire, «amico», «compagno», più freddo però del vocabolo filos, «amico» in senso stretto. In Giovanni, invece, è Cristo stesso che si offre ai suoi avversari e la sua risposta sembra alludere alla definizione esodica di Dio: «Io sono!». «Conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù il Nazareno!”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era là con loro Giuda, il traditore» (18, 4-5).

      Quel bacio rimarrà stampato nei secoli come l’immagine del tradimento: come non ricordare l’affresco di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova con quei due volti accostati? Ma ormai gli eventi accelerano il loro corso. Gesù si avvia al suo «calvario» di processi, tortura, scherni e morte. E Giuda? È solo Matteo a seguirne i passi. Lasciamo a lui la parola. «Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu!”. Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: “Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue”. E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò, quel campo fu denominato “Campo del sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: “E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il Campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore”» (27, 3-10).

      Netti sono i dati e l’interpretazione che Matteo ci offre. C’è innanzitutto la restituzione del prezzo del tradimento e il suo uso da parte dei sacerdoti per l’acquisto di un appezzamento di terreno come area cemeteriale per stranieri. Le indicazioni topografiche, quella antica «Campo del vasaio» e la nuova «Campo del sangue» (Luca negli Atti degli Apostoli ha la denominazione aramaica Hakeldamà) rimandano a una località ben nota all’evangelista, forse nella valle della Geenna, come ha sostenuto un’antica tradizione. Questo dato, Matteo non si accontenta di riferirlo, lo vuole anche comprendere nel suo significato profondo. Ecco, allora, riapparire il rimando alla Sacra Scrittura con una citazione di Zaccaria (11, 13) combinata con un passo (18, 2-3) di Geremia (si spiega così l’attribuzione approssimativa fatta da Matteo): essa permette di dare a quell’evento concreto un senso più alto, che ci riporta all’opera che Dio sta intessendo in questa amara storia di sangue e di tradimento.

      Siamo ormai alla fine della vicenda del discepolo traditore, una fine che almeno a livello storico non vedrà sorgere l’alba di Pasqua. Giuda imbocca la via della morte che si infligge impiccandosi. Dobbiamo, però, segnalare che anche Luca nella sua seconda opera, gli Atti degli Apostoli, ci offre brevemente una sua versione del suicidio di Giuda, mettendola in bocca all’apostolo Pietro che la modella su un passo del libro della Sapienza (4, 19) ove si dipinge a tinte forti il destino dei malvagi: «Giuda, precipitando in avanti, si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere» (1, 18). Siamo, quindi, di fronte a una sorta di caduta precipite nel vuoto di un burrone, una morte sempre tragica ma differente rispetto all’impiccagione evocata da Matteo. Quest’ultima sembra, invece, ricalcare una cupa vicenda parallela dell’Antico Testamento, il suicidio del consigliere ufficiale del re Davide, che aveva tradito il suo sovrano per mettersi alla sequela del figlio ribelle Assalonne e che, vistosi ormai perduto, si era impiccato nella sua residenza (Secondo Libro di Samuele 17, 23).

      Una morte atroce, comunque sia accaduta, funge da sigillo a una vita forse segnata dall’illusione e dalla delusione, causate molto probabilmente da una falsa immagine di Gesù, sognato come un messia politico e scoperto come un maestro dall’orizzonte troppo alto e remoto. Giuda rimarrà come un simbolo universale di tradimento, anche se si narra che la mistica santa Caterina da Genova (XV secolo) affermava di aver ascoltato in visione un Cristo sorridente dirle: «Se tu sapessi quel che io ho fatto per Giuda!», e don Primo Mazzolari, in una sua famosa predica, parlava di Giuda come del «prediletto di Gesù e nostro fratello». Egli, certo, rimane responsabile del suo atto: la libertà umana non è cancellata e, quindi, non decade la responsabilità personale del traditore, anche se noi non possiamo giudicare quale sia stata l’estrema sua opzione interiore nell’ultimo misterioso istante della sua esistenza. Sant’Ambrogio, come è stato ricordato qualche giorno fa dal Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana monsignor Cesare Pasini, in un articolo apparso sul nostro giornale affermava che «anche Giuda avrebbe potuto non essere escluso dal perdono per effetto dell’immensa misericordia del Signore, se avesse fatto penitenza».

      L’atto finale terribile di Giuda è, però, inserito da Dio in un progetto più ampio, paradossalmente positivo: infatti, è proprio attraverso l’oscurità del tradimento e poi dell’odio, della violenza e della morte conseguente di Cristo che si compie la fecondità della redenzione e dell’amore di Gesù. Egli entra con amore e donazione nella vicenda storica di quelle ore di sofferenza per essere pienamente nostro fratello e così offrirci la sua salvezza, irradiando di luce pasquale la sua e la nostra morte. Come scriveva Edith Stein, cioè santa Teresa Benedetta della Croce, martirizzata ad Auschwitz nel 1942, «la croce non è fine a se stessa. Essa si staglia in alto e fa da richiamo verso l’alto, simbolo trionfale con cui Cristo batte alla porta del cielo e la spalanca. Allora ne erompono i fiotti della luce divina, sommergendo tutti quelli che marciano al seguito del Crocifisso».

    20. 1031
      Drake Oldsail scrive:

      Dunque abbiamo un cattolico in più ed un islamico in meno!
      Magdi Allam si è convertito ed è stato battezzato. Non credo che comunque la Chiesa ci guadagni e l’Islam ci perda, troverei più coerente da parte di un ateo divenire credente, o di un credente divenire ateo. Nel caso di Allam, giornalista erudito ed arguto, mi sembra solo una bella leccata, nei confronti di una società entro la quale egli vuole entrare dalla porta principale (avrà forse mire politiche?) rinnegando parte della sua cultura. Sembra dunque che la preghiera per la conversione degli Ebrei abbia avuto un effetto insperato: convertire un islamico… :P
      Mi scuso per la malizia, ma certe "conversioni" odorano di zolfo…

    21. 1030
      Cinzia scrive:

      Scrivi qui il tuo commento
      Solo i Giusti risorgeranno? Ciò, vero per la fede ebraica, a me inquieta. Deresponsabilizza i Giusti, li esonera dal dovere di convertire ad una coscienza maggiore
      chi vive nell’errore.

    22. 1029
      Laura scrive:

      Scrivi qui il tuo commentoMichele 888, ti consiglio di leggere " Storia del Nuovo testamento "o " Vangelo, storia o teologia?" due conferenze del biblista Alberto maggi. Trovi tutto in www,studibiblici.it. Ti assicuro che capirai tante cose e forse ti capiterà di provare una gran sete di approfondire come è capitato a me! Ciao

    23. 1028
      Drake Oldsail scrive:

      1027 -
      "11 ottobre 1993: suicidio di massa in Vietnam. Cinquantatrè abitanti del villaggio di Ta He si uccidono con armi da fuoco per raggiungere la felicità eterna del paradiso promesso loro dal santone Ca Van Liem. Tra le vittime anche 19 bambini."
      Può non calzare come paragone, ma secondo te, perché lo hanno fatto?

    24. 1027
      Alberto scrive:

      Coloro che sostengono l’impossibilità che Gesù sia risorto, si trovano più in difficoltà rispetto a coloro che sostengono il contrario, in quanto dovrebbero allora spiegare, quale potrebbe essere stato il motivo e la forza trainante che ha permesso ai poveri e spaventati apostoli di propagare il messaggio di Gesù. Per quale motivo questi si sarebbero messi contro tutti e tutto, se non avessero visto ed assistito ad un fenomeno sconvolgente, e straordinario, come fu la Resurrezione, da infondergli coraggio?
      A mio avviso basterebbe rispondere a questa domanda, per comprendere il mistero di Cristo. Personalmente, sapere che vi sono altri Vangeli che contraddicono quelli canonici o lambiccarsi il cervello, cercando analogie con antiche e remote civiltà, per dimostrare l’inconsistenza della religione cristiana, non soddisfa e non risolve il vero mistero del cristianesimo. Credo invece che ci si debba domandare, quale evento o causa scatenante abbia indotto a quei poveri e spaventati apostoli, di propagare il messaggio di Gesù, se davvero quest’ultimo non fosse risorto.

    25. 1026
      Airuen scrive:

      Il blog non e’ una chat per esibizionisti. Dove sono le camicie di forza?

    26. 1025
      Drake Oldsail scrive:

      dobra noc Adele

    27. 1024
      adele scrive:

      Ok, Drake seguiro il tuo messianico consiglio.

      Critiani d’ogni confessione, ebrei della diaspora, buddisti, induisti, naturalisti , animisti…
      andate, sempre liberi e moltiplicatevi!
      Un bacio a tutti voi stelle del firmamento ,
      Buona notte!
      Adele

    28. 1023
      Drake Oldsail scrive:

      La prossima volta che ti si fonde (tanto se è un PC succede presto) ti prendi un mac… io ne ho 4, due dei quali hanno più di 10 anni, e ancora vanno alla grande!

    29. 1022
      adele scrive:

      Drake, quando si è fuso il computer, a dicembre, volevo comprarlo anch’io, perchè mi piace tanto tanto tantissimo Apple. Ma tutti erano contro di me (come al solito) compresi i negozianti!!!

    30. 1021
      Drake Oldsail scrive:

      Comunque, poco o tanto, almeno Gad si fa sentire, cosa che succede raramente in altri blog tenuti da personaggi pubblici.

    31. 1020
      Drake Oldsail scrive:

      Adele, certo che ho Apple, anche un paio di PC, ma con Linux… Il vero satanasso è Bill Gates, ed i suoi sistemi operativi sono peggio del peccato originale. Comunque io non potrei lavorare con Windows.

    32. 1019
      adele scrive:

      Michele, Cesare dice che Gad risponde quando conviene a lui, alltrimenti, sonnecchia, sorvola, fa finta di niente (parole di Cesare).
      Se resti qui, prima o poi, lo conoscerai, per me, è un mito.

    33. 1018
      Drake Oldsail scrive:

      Si Michele, beh, insomma risponde… ogni tanto passa e lascia un didascalico aiku…

    34. 1017
      Michele scrive:

      E’ la prima volta che scrivo su questo blog. Ma Gad risponde?

    35. 1016
      Michele scrive:

      Chi è Cesare?

    36. 1015
      Michele scrive:

      Sei tu la mia Musa ispiratrice.

    37. 1014
      adele scrive:

      1010 Drake non mi dire che hai Apple!
      Non ricondurci nell’Eden del peccato, ti prego!

    38. 1013
      adele scrive:

      1011- Lo sapevo Michele, che dietro il "passionario" c’era il poeta!
      Speriamo che torni Cesare, così siete in due. Che bello ’sto blog folle.Ma the webmaster è così equilibrato e misurato come appare in TV? E our Absolute Master, our God?

    39. 1012
      Michele scrive:

      # 1009. Adele….un bacio! (Platonico, ovviamene)

    40. 1011
      Michele scrive:

      I tuoi occhi espressivi, fuoco delle stelle, cielo, forma del sole, visione…. il cui senso ci assegna ad un destino, ci consegna un pensiero. Pietre? no! Pensieri. Pensieri….Perfino EMOZIONI!

    41. 1010
      Drake Oldsail scrive:

      Il numero del post risulta troppo lungo oltre i 1000. così va sopra l’intestazione e non si capisce più niente… o forse dipende dal fatto che io uso Macintosh…

    42. 1009
      adele scrive:

      1006- Giusto Michele: Gesù dice anche a Pietro che lo tradirà ,non una ,ma 3 volte!!!
      Cosa vuol dire con questo Gesù? Vuol dire che pure Pietro può sbagliare, e continuamente.
      L’istituzionalizzazione del dogma dell’infallibilità del Papa , probabilmente è stato uno di quegli sbagli di Pietro.

    43. 1008
      ilja scrive:

      Infatti… stiamo nel periodo di capodanno zoroastriano…
      Buon giorno nuovo!

    44. 1007
      adele scrive:

      Drake, abbassiamo la voce,sennò qui ci prendono per matti. Però che bello, mi sembra Capodanno, più che Pasqua.

    45. 1006
      Michele scrive:

      La scena più umana del tradimento è il perdono di Gesù. Tradimento e perdono: in questo rapporto il significato della Pasqua. Giuda vende Gesù per denaro; Pietro perchè gracile.Gesù si rivolge ad entrambi con tono divero. Rimprovera Giuda:" Amico, per questo sei qui!" (Mt. 26,50) Diverso è l’atteggiamento verso Pietro:" Allora, il Signore voltatosi,guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto." (Lc. 22,61) Il tadimento, il perdono, L’AMORE GRATUITO! Ecco Gesù! Le stesse parole di perdono che rivolge al ladrone, in procinto di morire:" Questi, in verità è stato un uomo divino, un figlio d’Iddio!" "Se tu lo senti, – risponde il redentore- tu sei in Paradiso, anche tu sei figlio de’Iddio." Ama. Comunque!

    46. 1005
      Drake Oldsail scrive:

      Alleluja!
      Il mondo è salvo, ma wordpress svalvola al millesimo post… :P

    47. 1004
      adele scrive:

      997-pERDONATE GLI STRAFALCIONI: UNO SCATTO

    48. 1003
      adele scrive:

      GAAAAAAAAAD CE L’ABBIAMO FATTA: IL MONDO E’ SALVO!

    49. 1002
      adele scrive:

      Oddio ho superato il mille !!!!

    50. 1001
      adele scrive:

      983- Michele potrsti scrivere un saggio di introduzione alla sociologia della comunicazione o della conoscenza, se preferisci. Dato che le parole scritte , a volte son pietre (non hanno l’espressività dei miei occhi), mi premuro a specificare che sto scherzando, ok?
      Ciao

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