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Se Budda diventa una forza politica

mercoledì, 19 marzo 2008

Rassegna Stampa

BuddhaQuesto mio articolo è uscito oggi su “Vanity Fair”.

L’energia misteriosa che si sprigiona dalle tuniche color zafferano, prima in Birmania e ora ai confini del Tibet, ci rivela un’Asia spirituale indomabile. Il buddismo come fattore imprevisto dal nuovo ordine economico mondiale fondato sulla centralità dell’Oriente e garantito dal principio di disciplina autoritaria.

Non a caso l’autunno scorso c’era la Cina anche dietro al corrotto regime militare di Rangoon, quando reprimeva nel sangue la rivolta nonviolenta dei monaci birmani. Perché l’impero cinese ha sì bisogno di legittimarsi con l’autorità morale del confucianesimo e di una visione religiosa, ma solo finchè la fede s’intenda come rassegnazione a un destino personale imposto dall’alto. Non ce l’hanno col buddismo in generale, i burocrati comunisti cinesi che hanno schiacciato la rivolta a Lhasa e in tutta la regione tibetana annessa nel 1950. Ce l’hanno proprio con il Dalai Lama come simbolo di autonomia e di spiritualità transnazionale.

Li chiamo burocrati comunisti per rispettare la loro autodefinizione, e perché paradossalmente il lessico rivoluzionario cui continuano a fare ricorso incoraggia le rivolte popolari di cui qui e là restano vittime. Ma non c’è dubbio che Pechino è divenuta la capofila di un altro modello, economico e sociale, che definire capitalistico sarebbe limitativo.

In Italia ce lo raccontò per primo, una dozzina d’anni fa, il sociologo torinese Giuseppe Bonazzi, reduce da un soggiorno nel microcosmo efficientissimo di Singapore: la modernità concepita come miscela fra innovazione capitalistica e tradizione autoritaria. Poi sono venuti i reportages giornalistici di Federico Rampini a disilluderci dalla fascinosa epopea di Tiziano Terzani. Con la parziale eccezione indiana, l’Asia scopre il mercato e diventa potenza economica fondata su un modello sociale autoritario, quasi la democrazia le fosse geneticamente estranea (solito alibi razzista occidentale?).

Anche un economista di prestigio internazionale come Giovanni Arrighi, che ha appena tradotto in italiano il suo saggio “Adam Smith a Pechino” (Feltrinelli), pare talmente concentrato nell’indicarci la nuova centralità cinese che soppianta l’egemonia statunitense, da minimizzare la questione democratica. Mi è capitato di discuterne con Arrighi in uno dei suoi rari passaggi qui nella nostra provincia. L’uomo è tutt’altro che cinico ma ha la deformazione di chi s’interessa solo ai cicli lunghi della storia. Dunque le repressioni della libertà individuale gli paiono solo un dettaglio passeggero, nulla rispetto all’evento imponente cui abbiamo la fortuna di assistere con lo spostamento del baricentro mondiale.

Credo (e spero) che gli scienziati sbaglino per eccesso di fiducia nei loro strumenti di misurazione. Così come l’occidente ha faticato a riconoscere il potenziale dirompente dell’energia racchiusa nel mistero della fede islamica, allo stesso modo ho la sensazione che stiamo sottovalutando le tuniche color zafferano. I monaci buddisti esprimono una cultura nonviolenta ma tutt’altro che innocua. La rivolta spirituale contro l’aridità del modello sociale autoritario inflitto dall’alto ai popoli asiatici, potrebbe avere effetti imprevedibili.

Non saremo noi partner europei o statunitensi a intimorire la potenza cinese. Nessuno Stato boicotterà le Olimpiadi d’agosto. Escludendo il boicottaggio, il Dalai Lama si è confermato personalità astuta oltre che saggia e illuminata. Lui probabilmente intuisce meglio di noi che le rivolte d’oriente represse nel sangue esprimono un malessere esistenziale profondo, riguardante un paio di miliardi di uomini venutisi a trovare nella fornace dello sviluppo mondiale. La scossa delle coscienze non lascerà indifferenti le autorità, oggi sicure di ripristinare l’ordine. Dalle regioni himalayane giù per tutte le sconfinate pianure asiatiche, la religione si appresta a giocare brutti scherzi a chi s’illudeva di averla estirpata.

In Cina come in Birmania, a Singapore come nelle due Coree, vedo profilarsi un conflitto tra militarismo e spiritualità nel quale i disarmati riveleranno una forza insospettabile.

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Buzz

Articolo di:

Gad - che ha scritto 2633 post su Gad Lerner.

Commenti per questo articolo

  1. 1
    MacRaiser scrive:

    Ancora una volta sono d’accordo con te, Gad. La domanda non e’ "se", ma "quando" e "a che prezzo". E credo che su questo noialtri paesi, con rispetto parlando, democratici dovremmo riflettere: cosa fare a livello pratico? Ciao :)

  2. 2
    silvana scrive:

    Perchè non fai anche una trasmissione sulla religione Buddista? Per conoscerla meglio, così la comprendermo e di conseguenza l’accoglieremo….non come credo ma come religione che adora il Dio creatore…

  3. 3
    D.S.E.& D.A.A. scrive:

    "Mi si consenta" di affiancare al bel articolo di Lerner il seguente frimato da E. Tantucci su La Repubblica, nel quale i fatti raccontati descrivono a mio parere efficacemente lo smarrimento occidentale bipartizan, ed italiano in particolare, di fronte a ciò che avviene in Asia.
    Scusate la lunghezza ma ha il pregio della compendiosità anatomica che spero apprezzerete.

    In segno di dissenso contro la repressione cinese in Tibet, Venezia e la Fenice potrebbero attuare un proprio boicottaggio culturale, negando la partecipazione dell’orchestra del teatro veneziano all’opera «La leggenda del serpente bianco», che ad agosto sarà presentata a Pechino nel nuovo teatro dell’opera di Piazza Tien An Men, dopo che sarà presentata presentata a luglio in prima mondiale nel teatro cittadino.
    Lo ha fatto capire chiaramente ieri in Commissione Cultura il sindaco Massimo Cacciari – presidente della fondazione lirica – in risposta a una richiesta del capogruppo della Lega Alberto Mazzonetto, che domandava appunto, se, in segno di protesta contro l’eccidio che si sta verificando in Tibet da parte cinese, non ritenesse opportuno che la Fenice rinunciasse alla trasferta cinese in occasione delle Olimpiadi.
    «Sono pienamente d’accordo con te – ha risposto Cacciari a Mazzonetto – e nei prossimi giorni valuteremo attentamente l’evolversi della situazione che si sta verificando, per prendere una decisione sulla nostra partecipazione».
    Anche la Regione, con il presidente Giancarlo Galan sostiene il boicottaggio: «Dopo aver minacciato di non prendere parte con l’editoria veneta al Salone del Libro di Torino se fosse stata esclusa Israele, figurarsi se non sono d’accordo che la Fenice rinunci ad andare a Pechino per ciò che sta accadendo in Tibet. Tutte le vicende anche economiche che riguardano la Cina in questi ultimi anni vanno lette in questa chiave: nella mancanza di libertà che esiste in quel Paese e che ora colpisce duramente anche il popolo tibetano. Per questo la Fenice farebbe bene a non andare».
    Se davvero la Fenice dovesse rinunciare a inviare la sua orchestra – richiesta dai partner cinesi – per la rappresentazione dell’opera durante i Giochi Olimpici, motivando il no con il dissenso per quanto sta accadendo in Tibet, non è da escludere che, da parte cinese, si decida, in segno di ritorsione, di annullare la prima mondiale in laguna dello spettacolo, per il quale sono già stati firmati i contratti ed esiste un’ampia copertura da parte di sponsor legati alle Olimpiadi di Pechino. E’ un’eventualità che anche nel teatro veneziano si sta considerando.
    L’opera «La leggenda del serpente bianco», tratta da un’antica favola cinese, dovrebbe andare in scena alla Fenice il 23 luglio (con repliche fino al 27) in prima mondiale, coprodotta dalla Fenice, con il Gehua Cultural Development Group e il Bejing Grand Theater. A dirigerla un direttore d’orchestra donna – Zhang Jiemin – che si è già esibita alla Fenice, con l’orchestra del teatro, mentre scene e costumi sono anch’essi cinesi.
    Uno spettacolo che era stato anche «benedetto» dal grande regista cinematografico Zhang Yimou, a cui la Cina ha affidato il coordinamento di tutte le manifestazioni culturali legate alle Olimpiadi. «Entro il mese – spiega il sovrintendente Giampaolo Vianello – dobbiamo dare una risposta ai partner cinesi per l’invio dell’orchestra ad agosto per la rappresentazione dell’opera durante i Giochi Olimpici, e l’invio ci è stato caldamente raccomandato anche dal nostro Ministero dei Beni Culturali, visto che sono praticamente assenti iniziative culturali italiane a Pechino durante i Giochi. Lo spettacolo si inserisce in un quadro di collaborazione ormai solida istituito con la Cina e con Pechino, dove siamo già stati due volte con successo, e che prevede anche altre nostre presenze, come ad esempio quella all’Expo di Shanghai del 2010. Se diremo di no per protestare contro i fatti del Tibet, è prevedibile che ci siano delle conseguenze da parte cinese».
    Intanto in città si moltiplicano le iniziative di sostegno nei confronti del popolo tibetano, duramente colpito. Oggi sul Ponte dell’Accademia alle 18 si terrà un presidio di solidarietà con il popolo tibetano organizzato dal Centro Pace del Comune con le associazioni pacifiste veneziane in occasione del 49º anniversario della rivolta contro l’occupazione cinese. Ieri a mezzogiorno uno striscione di solidarietà con la scritta «Tibet libero» è stato esposto su Palazzo Ducale dall’Associazione Vegetariana Italiana.
    (18 marzo 2008)

  4. 4
    ilja scrive:

    Liberta, dignita, verita non sono l’esclusiva delle religioni ma servono i semi di queste "isole di deviazione positiva" per aggregare il dissenso e agire da catalizzatore delle decisione dei cittadini di considerarsi tali.
    Il dissenso intellettuale politico e religioso nella Europa dell’est non era sufficiente per avviare la fine dei regimi totalitari; ma sicuramente era necessario.
    Il prezzo pagato – a parte la Polonia e la Romania – per farli cadere era basso, ma quei regimi avevano ormai piedi d’argilla. Cina no, a quanto pare. E le democrazie occidentali inclusa India sembrano lontane dal creare un fronte contro l’impero totalitarista Cinese.

  5. 5
    Gianni scrive:

    Fra le grandi religioni, il buddismo la religione più tollerante, meno espansionistica, assolutamente non violenta. Questo la rende probabilmente la religione più indicata per il mondo moderno.

  6. 6
    VAN BASTEN scrive:

    Le democrazie occidentali forse non vogliono o non possono inimicarsi la Cina(ballano dei soldi),ma i pacifisti dove sono??Aspettano che gli USA mandino sul patibolo un poveraccio per srotolare le loro bandiere!!SEMPRE A SENSO UNICO

  7. 7
    giancarlo gimini scrive:

    Caro Van basten, e’ inutile, ci provo da 40 anni, ma i pacifondai e pacifinti d’Italia sono stati indottrinati molto bene, li ho cisti silenti per :
    Profughi giuliano dalmati,
    Ungheria 56
    Cecoslovacchia 68
    le varie invasioni e guerre rivoluzionarie in Africa,
    le Farc rivoluzionario marxiste spacciatori di droga sud americani
    Cuba
    le deicine di milioni di morti di Mao (no, qui non erano silenti, erano osannanti).
    10 anni di guerra afgana con 2 milioni di morti
    Nassyra (come sopra)
    molti trovano giustificazioni per le Twin towers ed alcuni ne incolpano direttamente america o israele,
    e molto altro ancora, il Tibet e’ solo uno di 1000 casi.
    io mi chiedo se iniettino loro una pozione magica.
    giancarlo

  8. 8
    adele scrive:

    5- Già, il mondo "moderno" (?) ha proprio bisogno di una religione che dia maggior rilievo "ai doveri", ponendo in secondo piano , la nostra concezione occidentale dei diritti e della umana dignità individuale e dei popoli.
    In questa prospettiva, il buddismo, ancor meglio dell’Induismo, respinge i diritti, le pretese individuali del singolo,nonchè dei popoli, esaltando l’equilibrio circolare del cosmo, dove gli uomini altro non sono che micro particelle imprigionate dalla catena delle esistenze.
    La miseria , le soppraffazioni, le ingiustizie, in tale progressista, quanto chic, visione del mondo, troveranno sicuramente questa giustificazione razionale: così è, perchè ve lo siete meritato, perchè nella vostra esistenza precedente siete stati scarafaggi e quindi meritate d’esser calpestati.

  9. 9
    ilja scrive:

    #8 – gia, Samsara – apparentemente l’unico momento di "fede" nella "religione" Buddista… Peccato solo che, tolto quello, l’intera costruzione sembra crollare.

  10. 10
    mrs.edy scrive:

    La cultura nonviolenta non è affatto innocua. E’ la formidabile alternativa logica e di coscienza alla falsa dialettica delle ragioni (o degli alibi) che da sempre legittimano e perpetuano la violenza.
    E’ espressione di spiritualità non legata o subordinata a credo religiosi. E infatti il buddismo non è una religione. O almeno non è nato come tale. (lo dico per evitare che sia data sempre per scontata l’identità fra spiritualità, religione e chiesa…)
    La spiritualità è un fatto di coscienza che potendo accomunare credenti, non credenti,diversamente credenti, potrebbe realizzare modelli culturali nuovi, impensabili, straordinari, lontani anni luce da quelli che per strabismo – spacciato come "realismo" – subiamo con rassegnazione.
    Ma queste piccole puntualizzazioni non cambiano oggi la sostanza del problema: di fronte a noi stanno i persecutori e le vittime.
    Accampare scuse o presunte ragioni per non schierarsi è degno di Ponzio Pilato. Di fatto significa schierarsi con i persecutori. L’Occidente dimostri con chi sta.

  11. 11
    ilja scrive:

    basta un sguardo alla mappa http://en.wikipedia.org/wiki/Image:China_administrative.gif per rendersi conto con quale forza la Cina sara disposta a intervenire per mantenere il controllo sulle province "autonome".

  12. 12
    marco l. scrive:

    PETIZIONE A GIORGIO NAPOLITANO PROPOSTA DA ANED

    Potrebbe essere utile darci un occhio

    aprite qui: http://www.petitiononline.com/aned/petition.html
    poi sotto click here to signe petition
    la scritta View Signatures Without…
    serve per vedere quanti e chi hanno firmato

    ************************************

    Viviamo in Uno "spirito dei tempi" di cui, è evidente, in questa campagna elettorale, un fronte sociale sta cercando di gettare stabili fondamenta cognitive. La nostra preoccupazione è il constatare che si tratta di un fronte piuttosto ampio e, quel che è peggio, che non si riunisce in salotti, non ha tessere di adesione, né rituali o sedi occulte condivise, un fronte che non sa neppure di esserlo ma che si sospetta composto da una galassia di affaristi umanoidi che, finalmente, sta trovando quiete morale agli inevitabili morsi di una coscienza tradita dalla ricerca senza scrupoli dell’affermazione, del potere.

    Se i tempi sono maturi per gettare i suddetti pilastri, lo sono anche per cercare di reagire a tale asfissia. Ci sono basi sociali
    abbastanza sensibili ed un versante politico che si sta costituendo, pare,secondo uno stile visibile di legalità: legalità che è il nemico giurato di ogni forma di fascismo, cioè di iniqua prevaricazione.

    ******

    Questo è il testo che abbiamo deciso di adottare per rendere pubblico il nostro sdegno, per il quale siamo a domandare la Sua adesione come promotore

    grazie per l’attenzione

    Riccardo Lenzi
    Marco Lombardi
    Primarosa Pia

    "REAGIRE AI RIGURGITI FASCISTI"

    Il clima verbale di volgarità e violenza in cui si sta sviluppando questa campagna elettorale, non può e non deve lasciare indifferenti. In nome di una vittoria alle urne si giustificano scorrettezze, si appoggiano candidati più che discutibili, si richiamano legittimandole esperienze aberranti, con le quali l’Italia non riesce proprio a fare i conti. Tutto questo alla luce del sole, come un’ovvia legge dell’esistere.

    Nella gestione del potere esistono da sempre compromessi con l’immorale e con l’illecito, più o meno evitabili: è ingenuo non prenderne atto. Ma tale compromesso, fosse anche "un’arte", va comunque considerato una necessità, non una virtù: un passo provvisorio verso il futuro e non uno strumento di cui essere orgogliosi e non certo per ipocrisia. Se in politica l’unico grande peccato è di essere sconfitti, affermarlo con toni normali, farne addirittura uno slogan, è inammissibile per chi rivesta cariche di visibilità sociale: una responsabilità cui nessuno può derogare.

    Crediamo all’importanza di una nobile dimensione visibile del fare
    politica, basata sul rispetto reciproco, che mai si permetta di infrangere quello specchio dove ogni cittadino vede riflesse le proprie virtù civiche: la democrazia. Uno specchio potentissimo nei suoi effetti, ma altrettanto fragile, al punto che anche i sassi scagliati per gioco possono alla lunga frantumarlo e non basterà allora ritrarre la mano né dire di aver scherzato.

    Protagonisti della vita sociale e politica italiana stanno comunicando al popolo che tutto è lecito, che ogni ignominia etica e legale è permessa per arrivare al successo. E’ la prova che il fascismo, cioè l’inconscia autorizzazione amorale persino a distruggere il proprio avversario pur di prevaricarlo, lungi dall’essere un ricordo, è più di un’attuale minaccia che ci chiama a reagire.


    l’A.N.E.D. è un’associazione senza fini di lucro che riunisce i superstiti dei Campi di sterminio e i familiari dei Caduti, senza distinzione di fede religiosa o di convinzione politica.
    mail: aned.torino@gmail.com http://www.deportati.it

  13. 13
    Cosimo Quarta scrive:

    A sostegno della non sostituibilità del "principio autoritario" nei Paesi Asiatici circolano due "favolette"
    1) Il principio economico – "I Paesi asiatici possono riscattarsi dal loro stato di povertà, crescere più in fretta solo grazie al’autoritarismo vigente"
    2) I c.d. "Valori asiatici", ossia l’idea (totalmente errata della suddivisione del mondo in civiltà distinte da una distribuzione geografica) che i valori della "democrazia" qui intesa in senso ampio come "pluralismo siano di esclusiva origine ed appartenenza all’Occidente.
    Salto, perche in questo caso fuori argomento, l’errore empiricamente dimostrato del "principio economico".
    Mi soffermo invece sull’erronea valutazione dei "valori asiatici" .
    Premesso che pensare ad una civiltà in modo "monolitico" sia espressione di un pensiero puramente sofistico.
    Ovviamente l’eredità greco-romana, riguardo la discussione pubblica, è estremamente importante, ma non è l’unico caso nel mondo antico. L’importanza della "deliberazione pubblica" fra gli antichi intellettuali buddhisti si può inscrivere tra i più antichi esempi di incontri generali su temi religiosi e secolari, con lo scopo di risolvere controversie.
    Veri e propri "concili" buddhisti il primo dei quali risale a poco dopo la morte del Gautama Buddha , dove furono discussi principi e pratiche religiose ma anche problemi di natura sociale e civica e servirono a consolidare la pratica della discussione pubblica ed aperta (fondamento della democrazia e antitetica all’autoritarismo). Il più grande concilio ebbe luogo nel III secolo a.C. con il patrocinio dell’imperatore Ashoka, cui poi segui l’Editto di Erragudi che riponeva una profonda fiducia nella deliberazione sociale, tanto da indicare fra gli elementi essenziali del Dharma (il corretto comportamento) il misurato controllo delle parole in modo da non esaltare la propria setta o denigrare le altre. Al contrario le altre sette dovrebbero essere debitamente onorate in ogni modo e in tutte le occasioni….
    Per me un bell’esempio di "pluralismo" e dunque di civiltà.
    Cordialità Cosimo Quarta

  14. 14
    Airuen scrive:

    Sono d’accordo che il buddismo e’ pacifista, anche la tolleranza e’ pacifista, solo che quando i matti creano disordini bisogna intervenire per fermarli. Gli italiani non intervengono mai in modo concreto, parlano, parlano, parlano e intanto bloccano tutto. Che intasamento bestiale, tutto dirottato.

  15. 15
    gaia scrive:

    ma la scenografia…?dico …gli AUTORI…eddai raga…

  16. 16
    pietro scrive:

    si fa sera e la mente e’ confusa, il corpo stanco, Lui si avvicina e spesso non lo riconosciamo, eppure si avvicina sempre e sempre si fa riconoscere, e’ vivo in carne e non si nega, emmaus viene sempre, e sempre possiamo condividere la tavola con Lui, la nostra fede non e’ sul sapere che ‘ morto ma che e’ risorto e che lo possiamo sempre incontrare in quella piccola ostia, Dio non e’ complicato e’ lontano, Dio e’ sulla nostra strada e si affianca sempre a noi stanchi quando si fa sera, in carne e sofferenze e gioie, si sono cristiano perche’ credo e mi emoziono per la gioia e la sorpesa dei disepoli ad emmaus, e con loro vedo Cristo uomo e Dio quando meno me lo aspetto, anche se a volte non lo riconosco!

  17. 17
    ennio scrive:

    Forse sarebbe bene NON ricordare che l’apostolo Matteo scriveva che Gesù dichiarava che la Sua predicazione era rivolta SOLO ai Suo popolo, quello ebraico, e che vietava agli Apostoli di andare tra i pagani, cioè tra i romani!! Non vorrei che si scoprisse che anche Gesù considerava gli Ebrei come il popolo eletto!!

  18. 18
    coluzzi angelo scrive:

    Io credo che il,.bisogno di una C ONOSCENZA OGGETTIVA E RISPONDENTE ALLA LOGICA TARPA LE ALI DEL PENSIERO PER CUI TUTTO APPARE NON CREDIBILE. mA IO CHIEDO: COME MAI DOPO DUE MILA ANNI SIAMO ANCORA O SIETE ANCORA Lì A DISCUTERE E VOLONTEROSI DI ESTRARRE UNA vERITà , MA NON SIETE VOI STESSI LA PROVA DI QUELLA VERITà SE DOPO SECOLI ANCORA VI DOMANDATE CHI ERS IN FIN DEI CONTI QUESTO gESù, OVVERO NON è ESSO ANCORA PRESENE!!-
    sE SI ACCETTA CHE dIO ABBIA UN RAPPORTO CON L’uOMO E CHE ABBIA PARLATO A gIACOBBE ED A mOSè ED ABBIA COMOPIUTO PRODIGI ECC. QUALE DISTANSA SEPARA QUESTA COMUNCAZIONE E QUESTA MIRACOLISTICA DA UNA RESURREZIONE O COMUNQUE DA UNA TOTALITà DELL’eSSERE CHE ESCE TASMUTATO DALLA CARNALITà VERSO LOK, sPIRITO, E DI CHE MERAVIGLIARSI SE AVENDO CREDUTO NELLA SUA PAROLA, LA SUGGESTIONE ABBIA PERMESSO CHE FOSSE RIVISTO DOPO LA MORTE. l’ENTITA ESISTENZIALE DELL’eSSERE NON HA BISOGNO DELLA CORPOREITA’-se la materia va verso la vita e la vita verso la mente e la mente verso il pensiero ed il pensiero all’astrazione, quale meraviglia che il concentrato della santità sfidi le leggi naturali.
    Come mai Cristo non ha scritto nulla e come mai non si è sottratto alla condanna e perchè chiamava se stesso figlio dell’Uomo o fo era entrato nelle verità sua di essere coesistente con Dio di essere figlio dim Dio. Ma che cosa c’è di strano nell’essere consapevole del suo ruolo storico che vede il futuro anche in senso politico, per cui si lascia in balia di quanto lui crea come necessità e come destino di se stesso. Il mondo era maturo perchè si affacciasse una coscienza che capovolgeva tutti i valori che avevano sstenuto ilmondo e m,le certezze della forza e del diritto.La Chiesa ha dovuto adattarsi ad assecondare la fede cieca, ed apparentemente assurda. Non si ha altro strumento ancora oggi. Anher un messaggio politicom in tempi di votazione tande a car4pire la fede di un disegno inconscio.
    Ma ancora oggi la sacramenalità e la ritualità sanno essere rappresentazione e contenuto nello stesso empo,. La vita dei mortalei e le loro difficoltà non hanno temmpo di disquisire e vogliono cogliere il succo fondamentale e se anche questo è una bella favole, ben venga perchè se discende nell’animo e lo sostiene non è una favola , è un balsamo ed una forza che dà direzione al pensiero. Voler togliere all’uomo c0omune il suo ""errore"" e la sua raffigurazione è come togliergli la capacità di superare se stesso in una dimensione di libertà- La Fede tende a dare forza a chi la sa intendere, gi intellettuali che vivono come carogne dei resti di quanti hanno creato il bello, aNALIZZANDO ED OGGETTIVANDO SECONDO LA RAGIONE, NON HANNO CAPITO CHE chi non crede nei miracoli non crede nella realtà o che i profeti vedono in parte quello che provocano.
    Angelo Coluzzi.

  19. 19
    roberto scrive:

    perche bisogna a tutti icosti mettere in discussione tutto ….. o cercare di dare una logica a tutto…. la fede secondo me misero mortale e’la forza che esce in noi e ci aiuta a vivere e lottare nei momenti di difficolta della nostra breve vita. robi e fulvia .

  20. 20
    gaia scrive:

    comunque insisto sulla scenografia

  21. 21
    stulfa.it scrive:

    Le religioni aiutano, intrepretano l’esistenza, la edulcorano.
    Così il cristianesimo, così il buddismo.
    Mi piacerebbe ci fosse una rappresentanza buddista politica in Italia così come spopola quella cattolica.
    E’ banale dire che l’Italia è cattolica: che significa cattolico oggi?
    Oppure vie tutte le religioni dalla politica.

  22. 22
    Diego scrive:

    Sto seguendo la Tua trasmissione: interessantissima.

    Quando nella Tua trasmissione si parlerà della differenza tra Fede e religioni e della pericolosità delle religioni monoteiste che, molto spesso, ed oggi più che mai, utilizzano la Fede per i loro fini contingenti ?

    Grazie.
    Diego

  23. 23
    MacRaiser scrive:

    Meno di 30 commenti per i morti in Tibet contro 700 per discutere sull’equivalente (con rispetto parlando) stagionale del sesso degli angeli. Una enorme quanto assurda sproporzione che credo possa raccontarci molto di noi italiani. Ciao, Gad :)

  24. 24
    Annamaria scrive:

    Egregio Gad, innanzitutto ti voglio ringraziare con tutto il cuore, in quanto cattolica, di avermi augurato una santa Pasqua, la tua generosità verso il prossimo e la tua umiltà è la cosa più bella che traspira in te. Ti ringrazio anche della bella trasmissione e di aver invitato il rav. R. Di Segni, Perchè ogni parola che esce dalla bocca di un rav. io credo che per noi sia un grande insegnamento in riferimento a D o. Sul tema della trasmissione ti posso dire che il dubbio sulla risurrezione del Corpo di Gesù se sia davvero avvenuta ti può venire se sei lontana dalla lettura assidua del Vangelo. Leggendolo scopri che è proprio Gesù che con il suo insegnamento ti porterà a fare la tua professione di fede circa la sua risurrezione, come avvenne, al centurione, come avvenne agli apostoli. Chi dubita è perchè ha una lettura dei Vangeli molto superficiale. Scrivi qui il tuo commento

  25. 25
    daniela agostini scrive:

    il buddismo non è una religione è uno stile di vita che rispetta l’uomo nella sua interezza ma da grande importanza alla sua parte metafisica , alla solidarietà (compassione) e al senso di divenire insito nella nostra vita : tutto diverso dal calvinismo materialista che regna sovrano nell’occidente e che sta imperversando in cina e in tutti i paesi orientali . per questo i tibetani fanno bene e dovrebbero essere più sostenuti da noi .invece ,quando è venuto in italia il dalai lama nessuno lo ha ricevuto per paura di mettersi contro la cina . anche io penso che una puntata sul buddismo sarebbe interessante ….se tutti diventassero un pò buddisti il mondo migliorerebbe !!
    ciao daniela

  26. 26
    adele scrive:

    Povero Budda, come lo hanno emarginato ‘sti cristiani!
    Tutti corrono nelle braccia aperte delle madri Chiese cristiane e giudaiche e il povero Budda contempla questi fedeli frenetici che si accalcano, per accaparrarsi una panca.
    Incredibile,l’ordinamento razionale cosmico e della condotta detronizzato a favore dell’Uno:

    " Gli antichi dei, spogliati del loro fascino personale e perciò ridotti a potenze impersonali si levano dalle loro tombe, aspirano a dominare sulla nostra vita e riprendono quindi la loro eterna contesa"

  27. 27
    alberto scrive:

    preghiamo per il Tibet, tetto del cielo, terra di elevatissima spiritualità contro la dittatura cinese

  28. 28
    Airuen scrive:

    Su Woene aiutali tu i buddhisti.

  29. 29
    D.S.E.& D.A.A. scrive:

    Una delle affermazioni maggiormente offensive è la seguente di Salvatore Quasimodo: “I filosofi, i nemici naturali dei poeti, e gli schedatori fissi del pensiero critico, affermano che la poesia (e tutte le arti), come le opere di natura, non subiscono mutamenti né attraverso né dopo una guerra.”
    Il Filosofo contempla il Tutto per riceverne e restituire il Tutto, e contemplando il Tutto non si inibisce la metafora ed il gusto sublime. Se, osservando il Filosofo contemplare il Tutto, il Poeta lo coglie a contemplare la guerra non dovrà stupirsi o scandalizzarsi.
    "Tante volte il Filosofo ha dichiarato fonti di possibile verità che il sensitivo non percepiva.
    E spesso tra le vette delle montagne, quando
    rallegra gli dèi la festa dalle molte torce,
    tu menade che tieni in mano una grande coppa
    come portano i pastori, recipiente d’oro,
    che dentro versi latte di leonessa,
    hai fatto un grande formaggio, intatto,
    scintillante …" Alcmane, fr. 17

  30. 30
    adele scrive:

    Cos’è questa, Silk, una dichiarazione di "innocenza" del filosofo o del sofista?
    Perdonami, se a volte uso il cuore e non la testa.
    Comunque, non te la prendere, ci sono anche dei vati-filosofi.

  31. 31
    adele scrive:

    4- Ilja, una curiosità : Perchè dici "a parte Polonia e Romania"?

  32. 32
    ilja scrive:

    #31 – perche i Polacchi, a differenza dai Tedeschi o Ungheresi, hanno per anni lottato, rischiato e sono stati repressi per arrivare al 89; perche Ceausescu e Securitate non sono caduti senza far vittime.

    Penso che sarebbe opportuno parlare di Cina (e altri) come di una criminale dittatura Comunista che continua ad usare i metodi Leninisti e Stalinisti per mantenere il controllo e sottomettere le popolazioni.

  33. 33
    ilja scrive:

    incollo qualcosa dalla Wiki per chi non ricordasse

    "…the crowd started to chant anticommunist slogans. Consequently, police and Securitate forces showed up at the scene. By 7:30 p.m., the protest had spread out, and the original cause became largely irrelevant. Some of the protesters attempted to burn down the building that housed the District Committee of the Romanian Communist Party (PCR). The Securitate responded with tear gas and water jets, while the police beat up rioters and arrested many of them. Around 9:00 p.m., the rioters withdrew. They regrouped eventually around the Romanian Orthodox Cathedral and started a protest march around the city, but again they were confronted by the security forces.

    Riots and protests resumed the following day, December 17. The rioters broke into the District Committee building and threw Party documents, propaganda brochures, Ceau?escu’s writings, and other symbols of communist power out the windows. Again, the protesters attempted to set the building on fire, but this time they were stopped by military units. The significance of the army presence in the streets was an ominous one: This meant that they had received their orders from the highest level of the command chain, presumably from Ceau?escu himself. Although the army failed to establish order, it succeeded in turning Timi?oara into a living hell: gunfire, casualties, fights and burning cars, Transport Auto Blindat (TAB) (APC) armored personnel carriers, tanks, and stores. After 8:00 p.m., from Pia?a Libert??ii (Liberty Square) to the Opera there was wild shooting, including the area of Decebal bridge, Calea Lipovei (Lipovei Avenue), and Calea Girocului (Girocului Avenue). Tanks, trucks, and TABs blocked the accesses into the city while helicopters hovered overhead. After midnight the protests calmed down. Ion Coman, Ilie Matei, and ?tefan Gu?? inspected the city, in which some areas looked like the aftermath of a war: destruction, ash, and blood.

    The morning of December 18, the centre was being guarded by soldiers and Securitate-agents in plainclothes. Mayor Mo? ordered a Party gathering to take place at the University, with the purpose of condemning the "vandalism" of the previous days. He also declared martial law, prohibiting people from going about in groups larger than two people. Defying the curfew, a group of 30 young men headed for the Orthodox Cathedral, where they stopped and waved a Romanian flag from which they had removed the Romanian Communist coat of arms. Expecting that they would be fired upon, they started to sing "De?teapt?-te, române!" (Wake up, Romanians), an earlier national song that had been banned since 1947. They were, indeed, fired upon and some died, and others were seriously injured, while the lucky ones were able to escape."

  34. 34
    adele scrive:

    32- Sono daccordo, Ilja. E direi anche che i veri popoli proletari erano proprio polacchi, romeni, slovacchi,lituani…Altri come ungherisi, tedeschi, cechi hanno sempre goduto di privilegi maggiori come stirpi, anche sotto la sovietizzazione

  35. 35
    adele scrive:

    "ungheresi"

  36. 36
    occasionalmente anonimo scrive:

    Per gli scrittori del barocco spagnolo, la Polonia era un regno di favola, un posto esotico ed immaginario nel quale far svolgere drammi e commedie.

  37. 37
    ilja scrive:

    #34 – io parlavo di vittime e di sangue pensando a cosa eventualmente possiamo aspettarci in Cina.
    Penso che li prima del ’89 sta per arrivare un ’56.

    E vorrei sapere che faremo noi:

    "If freedom-loving people throughout the world do not speak out against China and the Chinese in Tibet, we have lost all moral authority to speak out on human rights," Ms Pelosi told a crowd of thousands of cheering Tibetan exiles, including monks and schoolchildren, in Dharamsala.

  38. 38
    adele scrive:

    33- Molti "scienziati" e analisti storici vorrebbero far passare questa rivoluzione ,come una sorta di colpo di Stato, per continuare a denigrare un povero popolo che di miserie ne ha subite tante. Allo stesso modo, con molta superficialità classificano il regime del clown Ceaucescu fra le dittature comuniste, ma ciò è falso. Quel regime ,che ebbe l’appoggio di molte potenze occidentali (Andreotti era amico del conducator)aveva tutt’altra natura (sono in grado di fornire anche prove)e si era distaccato dal Comecon, già dopo il colpo di Stato istituzionale operato dal dittatore.

  39. 39
    ilja scrive:

    #38 – adele,
    manco di tua erudizione ma sono convinto che non ci sia molta differenza tra le dittature, totalitarismi o come li vuoi chiamare – e non mi interessa molto se mostrano la faccia di Stalin, Ceausescu o Wojtyla, per essere brutale.

    Pero quello che hai da dire mi interesserebbe.

  40. 40
    ilja scrive:

    Tibet: una – forse ridondante – ma certamente interessante e toccante intervista con Buldrini (RR, 28/3/08, 22.44; anche le seguenti)
    http://www.radioradicale.it/palinsesto/2008/3/28


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8 feb - 22:25: Quando accetti di chiamare un decreto "svuotacarceri", parola falsa e malata, vuol dire che con la testa sei già perso ...

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