Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
  • Utente: Password: Password dimenticata? | Registrati
    Utente: E-mail: Riceverai la password via email. Entra | Password dimenticata?
    Utente: E-mail: Controlla la tua casella email. Entra | Registrati
  • 12 mar - 10:24: Il Tar ci ha dato ragione. Revocato il bavaglio. Lunedì L'Infedele può parlare di politica ...

    Lascia un commento 153 commenti

    Le domande di Benedetta Tobagi

    martedì, 25 marzo 2008

    Rassegna Stampa

    walter_tobagi.jpgBenedetta Tobagi ha avuto la gentilezza di rispondere su “Vanity fair” alla mia lettera sul caso Moro (che trovate pubblicata nel blog) con una serie di domande. Eccole, seguite dalla mia replica.

    Caro Gad, raccolgo con gratitudine la tua disponibilità al dialogo. Non volermene se declino la tua offerta di condurmi per mano nel tunnel oscuro degli anni ’70. Rilancio invitandoti a conversare e interrogarci insieme in un’agorà aperta e piena di luce. Credo che, per affrontare la complessità di quel periodo, servano chiarezza e ampie prospettive.
    Conosco l’articolo di Walter Tobagi cui ti riferisci (Ultrasinistra incerta e divisa, Lotta continua accusa il Pci). Noto che, forse a causa dell’emozione provocata dal rievocare quei giorni dolorosi e dal riconoscerti nelle dichiarazioni del 23enne di allora, ometti di menzionare alcune circostanze che consentirebbero di comprendere meglio, anche a chi come me non li ha vissuti, l’atmosfera drammatica e il senso di lacerazione sociale che hanno pervaso i 55 giorni del sequestro Moro. Il 17 marzo Lotta continua lanciò lo slogan «Né con lo Stato né con le Br», che turbò molte coscienze. Vorrei che parlassi di questo dilemma. Consentimi una piccola provocazione: parli del «mettersi in mezzo», ma come si conciliava con la formula-simbolo del «chiamarsi fuori»? Durante il caso Moro, Tobagi fu con i socialisti per la trattativa, ma sempre con lo Stato, la casa comune che garantisce la possibilità della convivenza civile, una casa che andava riformata dall’interno (quando «riformista» era il peggiore degli insulti e le istituzioni mostravano anche un volto oscuro). Egli si interrogava su come poter essere per lo Stato (uno Stato migliore) e per la vita.
    Scorro le pagine di Lc nei 55 giorni. Parlano di trattativa, di condanna dell’azione Br, ma anche della necessità di nuove prospettive e pratiche rivoluzionarie, di «compagni che sbagliano», espressione molto contestata. Sarebbe importante affrontare temi spinosi come l’«area di contiguità», tra le reticenze di chi rifiutava di farsi «delatore», il coraggio di Rossa e i ragionamenti di Tobagi che, senza demonizzare, invitava le coscienze a scelte coraggiose per «prosciugare la risaia». Corpo di Stato, bellissimo testo teatrale di Marco Baliani, parte proprio da quel sentirsi «né con lo Stato né con le Br» per rappresentare con onestà intellettuale la crisi di coscienza che il caso Moro indusse in una generazione di giovani che si erano impegnati in politica nella galassia della sinistra extraparlamentare. Per molti fu il momento di rottura con qualsiasi ambiguità o simpatia nei confronti del terrorismo brigatista. Nel tuo caso, la critica era stata precedente. Nel novembre 1977, papà si mise in contatto con la vostra redazione per parlare proprio di questo. Ne scaturì l’articolo Lotta continua: dubbi sul terrorismo ma non sulla violenza, che fotografa la persistenza di un’ambiguità.
    A un convegno hai narrato come in quel frangente ti sottraesti all’incontro con Walter: troppo bruciante l’accusa da parte dei compagni di essere un «umanitario», un traditore. Ho in mente il bisogno di capire di tanti ragazzi che incontro nelle scuole: a nome loro, ti invito a tematizzare il più ampio problema della violenza come strumento di lotta politica, che mio padre cercò di comprendere in profondità, da vicino, dalle origini, in tutte le sue articolazioni – sempre, però, rifiutandola esplicitamente. Che cosa accadeva in Lc prima dell’autocritica? Come avviene che il diritto-dovere alla critica e alla denuncia delle opacità del potere si trasformi in campagne di odio, diffamazione, istigazione alla violenza? Vorrei che esplicitassi le ragioni dell’imbarazzo che confessi nei miei confronti, chiederti quali sono i pregiudizi da cui liberare lo sguardo (aver subito violenza implica di per sé un pregiudizio?). Preciso che nella lettera aperta che menzioni, senza chiedere censure degli ex terroristi, ho proposto una riflessione critica intorno a un’iniziativa precisa che rinverdiva un pericoloso relitto culturale: il mito romantico del brigatista «invincibile».
    Grazie per la tua attenzione.

    Benedetta Tobagi

    ————————————————-

    Purtroppo è tutto chiaro

    Cara Benedetta,
    l’ ”imbarazzata ammirazione” che ti ho dichiarato, e che rinnovo, trova spiegazione nel tono stesso della tua lettera. Mi avvicino a te, alludo perfino a gesti confidenziali come il tenersi per mano, provando tenerezza per la figlia di un amico. E trovo una donna che, giustamente, mi richiama all’ordine della sua legittima diffidenza, col dubbio che io adoperi i sentimenti per mascherare le omissioni.
    Tu che cerchi e cercherai sempre una verità introvabile –perché uomini e donne più giovani di quanto tu non sia oggi, abbiano ferito e ammazzato negli anni di piombo della tua infanzia- non accontentarti dello stereotipo del sessantottino che ha fatto il furbo, se l’è cavata, e per giunta vuole pure dar lezioni. Non sono io. Non siamo noi. Troverai ancora fra i miei coetanei qualche retore eccitato, secondo cui all’epoca chiunque dei nostri avrebbe potuto ammazzare il commissario Calabresi o condividere il sequestro Moro; lo sostiene uno scrittore di talento avvolto nell’ideologia come un narciso che non vuole smettere di piacersi: Erri De Luca. Ma resta una gran balla, poco importa se detta in buona fede o per giustificare una vita sopra le righe.
    Raccogliendo gli indizi della nostra ambiguità, tu mi chiedi conto del rapporto fra violenza e politica. Figurati che non l’ho risolto ancora oggi. Nonostante riconosca la superiorità della nonviolenza di Gandhi e del Dalai Lama, il mio eroe resta Marek Edelman, comandante della rivolta armata del ghetto di Varsavia, con cui trascorrerò la prossima Pasqua ebraica. Ci sono partigiani e soldati la cui scelta di vita trovo esemplare, pur consapevole delle efferatezze connesse al loro agire. Ciò naturalmente non può valere allo stesso modo per i “compagni che sbagliano” del terrorismo italiano, caricature sgradevoli di una dialettica violenza/liberazione della quale è drammaticamente intessuta la storia.
    Non ho mai gioito per la morte di Calabresi né per la testa spaccata a un giovane di destra. Ma non ti stupisca lo slogan “Né con lo Stato né con le Br” (fatto suo da Leonardo Sciascia), perché dopo la strage di piazza Fontana divenne assolutamente ovvio, tra noi giovani del movimento, l’inaffidabilità di quello Stato i cui corpi separati esercitavano il sopruso senza scrupoli di legalità. Trovarsi contro quello Stato era per noi una condizione esistenziale naturale. Lo fu meno, molto meno, denunciare la disumanità militarizzata cresciuta dalla nostra parte, le BR.
    Mi chiedi luce sui temi spinosi delle contiguità, delle reticenze, dell’indisponibilità alla delazione… C’è poco da scoprire, in proposito. Purtroppo è tutto chiaro, se devo dirti che perfino l’assassino di tuo padre Walter –cioè di una persona con cui c’era sintonia nel restituire alla vita umana il suo valore prioritario, e nel cercare i perché del terrorismo- mi si rivelò essere tanto vicina.
    In nessun altro periodo della mia vita m’è capitato come allora di svegliarmi di notte per l’angoscia, sentire l’incomprensione di compagni per i quali diventavo un traditore, e dall’altra parte l’ostilità di chi ci additava come fiancheggiatori della violenza. Non ci sono segreti né omissioni, cara Benedetta, e perfino il tuo pacifico padre subì insinuazioni di ambiguità solo per quel “mettersi in mezzo”. Che, te l’assicuro, è scelta opposta al chiamarsi fuori. La rifarei, a costo di pagare il prezzo della tua incomprensione.

    Gad Lerner

    Scintille - Compra subito su Feltrinelli.it

    Articolo di:

    Gad - che ha scritto 1104 post su Gad Lerner.


    Commenti per questo articolo

    Altri commenti: [2] 1 » Mostra tutti i commenti

    1. 55
      PIERLUIGI scrive:

      Sono indignato a sentire le risposte degli itervistati al congresso del PDL. ma queste persone dove vivono? Io sono un pensionato fortunato ma conosco molta gente che fatica ad arriavre a fine mese e non è una tiritera televisiva di parte, e nel mio piccolo per quanto posso aiuto. Quelle persone che ho sentito o vivono in un altro pianeta o non fanno altro che andare da un salotto al’altro senza scendere dalla loro lussuosa automobile. E’ questo che ti fà arrabbiare. Quei signori non vivono nella realtà. Mi sembra un romanzo di autore Russo dell’ottocento. E’pericoloso non ascoltare i bisogni della popolazione. Esasperi.Mi viene un dubbio: non sarà questo l’obbiettivo di chi ci comanda? Speriamo di no. Non per me che sono vecchio ma per i giovani.

    2. 54
      pierluigi scrive:

      I MANAGERS CHE HANNO FATTO FALLIRE "IL MONDO",DAVANO LA COLPA DI TUTI I GUAI NELLE LORO AZIENDE ALLE MAESTRANZE. ORA COME SI DIFENDONO DAVANTI ALL’EVIDENZA DI UN DISASTRO GLOBALE CAUSATO DALLA LORO INCAPACITA’. SACCONI, IL MINISTRO, CHE HA LA FOBIA DEI SINDACTI,CONTINUA SU QUESTA LINEA.

    3. 53
      franco casadidio scrive:

      Se il PD accontentasse Berlusconi facendogli il regalo nel dissociarsi dal partito dei valori, che partito di opposizione sarebbe? Inoltre, se difendere la costituzione significa essere dei forcaioli, non è questo un complimento?

    4. 52
      guido alberti scrive:

      Con questa legge non posso decidere di staccare il sondino, ma lo Stato non garantisce per tre stati vegetativi su quattro un letto adeguato in una struttura adeguata, portando ad una sicura accelerazione della morte. Si evita ancora una volta di affrontare il problema più importante degli stati vegetativi in Italia che è la mancanza di incredibile di posti letto, alcune regioni tuttora non hanno un posto letto. Possiamo quindi parlare di eutanasia di Stato?

      Guido Alberti

    5. 51
      enrico gizzi scrive:

      Scrivi qui il tuo commento Ero propenso a non commentare vista la
      fratellanza che ci lega come estimatori del buon vino…ma… Io
      allora ero considerato di destra in quanto frequentante una scuola
      di preti erga o meglio necessariamente fascita!Dagli amici di Lotta
      Continua le ho prese varie volte…poi ho deciso di non prenderle
      più… Di quegli anni…non formidabili ma di m…a mi rimane un
      fisico alla rambo …ma molto amaro in bocca.. ancora di più quando
      i figli di quella sinistra…o sono gli stessi un po’
      invecchiati???Pretendono di darmi lezionid i democrazia. Ad maiora
      Enrico Gizzi

    Altri commenti: [2] 1 » Mostra tutti i commenti


    Lascia un tuo Commento

    Se sei già iscritto a questo blog Entra oppure Registrati inserendo i tuoi dati nel form che trovi in alto a destra di questa pagina. Puoi lasciare un commento anche se non sei registrato.

    Ti preghiamo di mantenere i toni della discussione entro i limiti di buona educazione e netiquette.
    Inoltre usa con moderazione i seguenti comandi di formattazione testo.
    [?]