Stasera alle 21.10 su La7, l’Infedele ospita Giulio Tremonti. Discuteranno con lui: gli economisti Michele Salvati e Christian Marazzi; la segretaria dei tessili Cgil, Valeria Fedeli;gli imprenditori Angelo Ou e Lorenzo Stanca. Come introduzione, vi propongo una mia recensione al libro di Tremonti pubblicata oggi su “Vanity fair”.
Può succedere che un libro ti faccia arrabbiare perché è molto bello. Affronta con intuizioni originali e suggestive il nucleo della crisi che stiamo vivendo, riordina i presagi del “tempo di ferro” che ci attende, ma poi…alla fine s’accontenta di una bugia, là dove una ricerca così suggestiva dovrebbe sfuggire ai luoghi comuni della tradizione.
Devo fare i complimenti a Giulio Tremonti, che si rivela scrittore di talento ne “La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla” (Mondatori). Rispunta qui e là perfino l’antico collaboratore del “Manifesto”, spietato nel demolire “il dio mercato” e la “tecno-finanza” di un’élite mondiale cui pure non è certo estraneo (Tremonti presiede la sezione italiana dell’esclusivo istituto Aspen). Ma soprattutto rivela fiuto nell’intercettare il malessere di una società spaventata dallo spettro della Grande Depressione, cioè di una nuova recessione mondiale terribile come quella del 1929. Tutto ciò mentre gli altri leader politici in campagna elettorale sembrano piuttosto giocare a nascondino con i temi più spinosi. Guardate Berlusconi che promette meno tasse e al tempo stesso chiede alle casse dello Stato un prestito-ponte per Alitalia, come se ce lo potessimo permettere vivendo nel paese di Bengodi.
Ricalcando in parte gli argomenti no-global de “L’impero” di Michael Hardt e Toni Negri, Tremonti dichiara il fallimento del mercatismo: l’illusione che abbattere le barriere alla libera circolazione delle merci sia sufficiente a migliorare la condizione umana ovunque nel pianeta. Ora che tale sogno scricchiola pure nelle nazioni più ricche, a cominciare dagli Stati Uniti, e che la speculazione finanziaria generata dalle grandi banche si ritorce contro di loro fino a richiedere l’intervento pubblico per salvarle, comincia a serpeggiare la paura. S’impoveriscono i salariati occidentali. I regimi detentori della ricchezza energetica ci ricattano. La Cina diventa non più solo territorio d’esportazione e di produzione a bassi costi, ma anche nostra minacciosa creditrice.
Come reagire? Il nuovo umanesimo predicato da Tremonti per sovvertire il primato dell’economico sulle nostre vite è la parte più deludente della sua analisi, fin qui inesorabile. Forse perché spunta il politico, costretto a un’impossibile quadratura del cerchio, in vista del suo prossimo incarico di ministro del’Economia.
Fatto sta che Tremonti se la prende con una Unione Europea colpevole di non essere diventata soggetto politico (dimenticando che quando stava al governo ha fatto di tutto per indebolirne le strutture comunitarie a vantaggio degli Stati-nazione). La vede solo come una “fortezza” assediata dalla forza egemone dell’Oriente. Innalza la diffidenza leghista nei confronti dell’immigrato a sistema: immaginando un futuro nel quale l’Europa serva per resistere all’Asia che altrimenti sottometterà noi e l’America. Parliamoci chiaro: se avesse ragione, il nostro futuro sarebbe una nuova terribile guerra mondiale. E per motivarci a combatterla, o a prevenirla, sostiene la necessità di una rinascita morale e spirituale. Che significa? Ben poca cosa, purtroppo.
Alla stregua degli atei devoti che –pur non credendo- vedono nella religione l’armatura con cui attrezzarci per respingere l’invasore, anche Tremonti finisce per consolarsi con la retorica delle radici: come sarebbe stato bello se l’Unione Europea avesse inserito le radici giudaico-cristiane nella sua Costituzione! “Senza radici non si sta in piedi”, proclama. Come se gli uomini fossero vegetali attaccati al terreno.
So che Tremonti si arrabbia con gli economisti liberali che lo accusano di riproporre solo il vecchio, fallimentare rimedio del protezionismo e dei dazi doganali alla crisi delle nostre economie. Ha ragione. Lui fa di più, e di peggio. Auspica un impossibile stop agli investimenti dei fondi sovrani di Cina, Russia, Emirati Arabi (ha presente come ne saremmo ripagati?). Ma soprattutto predica una rinascita simbolica fondata sul quadrante dei valori tradizionali: libertà, proprietà, autorità, responsabilità.
Qui la citazione di Sarkozy è evidente. Critica al Sessantotto che ha demolito il nostro senso di appartenenza, ci ha privati dell’anima. Per reagire, bisogna dare più potere ai governi, investirli di una legittimazione che ricorda i tempi delle monarchie. C’è spazio perfino per il rimpianto del romanticismo. Forse perché Tremonti è un idealista. O forse perché ci chiede solo di poter comandare in un tempo che sarà duro per tutti.
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30 luglio, 2010 alle 5:44 pm
Anche Fini diceva sediamoci e vediamo cosa puo’ farsi, oggi Bersani parla di federalismo possibile. La parola federalismo va accantonata e trattare con Bossi unicamente per il completamento economico-produttivo del paese:fatta l’Italia ed anchegli italiani parecchio dopo, attende l’unita’ produttiva-occupazionale
30 luglio, 2010 alle 5:37 pm
TRemonti e’ nel giusto : il nord che sospinge il sud senza deprimerlo, sviluppo senza abbandono a se stesso, uomini della lega per un sud fuori dall’immobilismo di eletti nella visione di Bel Pietro, per0′ a Costituzione invariata. Marciare solo con leggi ordinarie
24 giugno, 2010 alle 11:56 am
L’etica fa troppo premio sulla conoscenza nozionistica che poi e’ quella dio base. Nelle scuole e’onnipresente l’educazione civica, religiosa e tante altre di nobile finalita’ Il Corriere inserto del lunedi imprese e finanza l’ho trovato gradevolmente divulgativo. Vedrei una educazione economico – finanziaria nelle scuole anche fumettistica concludendo a mo’ di morale delle favole di Fedro visto che l’etica e’ divenuta etichetta di ogni minestra.
1 maggio, 2010 alle 10:38 pm
Perche’ salta?
82% e non 75%Rif.to 332: su face book ho rettificato il 75% anche per altro script di oggi su altro blog dopo aver ascoltato Massimo Riva su Repubblica TV
1 maggio, 2010 alle 10:36 pm
82% e non 75%Rif.to 332: su face book ho rettificato il 75% anche per altro script di oggi su altro blog dopo aver ascoltato Massimo Riva su Repubblica TV
1 maggio, 2010 alle 10:32 pm
Rif.to 332: su face book ho rettificato il 75% anche per altro script di oggi su altro blog dopo aver ascoltato Massimo Riva su Repubblica TV
2 ottobre, 2009 alle 5:19 pm
Tecno finanza di una elite mondiale e rischio sistemico, mercatismo, libera circolazione e colbertismo, nuovi istituti di vigilanza micro e macro della BCE, mercato-dio,impero global, confondendo il mercato interno col commercio internazionale che e’ bilaterale di libere o condizionate imprese: confusioni e contraddizioni.Il primato dell’economico sulle vite e’ insostituibile ma proprio per questa natura immanente permanente ed indefettibile, il mercato deve ridursi a trattazioni negoziali delle libere iniziative private delle attivita’ economiche indirizzate o sospinte dai governi: In tal senso la globalizzazione acquista pregnante significato per il primato della vita armonizzando e monitorando il rapporto consumi interni ed export per l’impiego delle risorse per una autentiica globalizzazione perche’ non sia impero di cupole finanziarie peggiori di quelle economiche quando non addirittura fuse.enricodesimone@fastwebnet.it
20 gennaio, 2009 alle 1:01 pm
L’ indebitamento dello Stato andava concepito come sostitutivo dell’investimento privato ove assente o carente con la centralita’ dei consumi assistiti dai livelli di occupazione staggiti ed incrementati e con ritorno collegato ai risultati gestionali invece che sanati a spese del bilancio statale Il sistema bancocentrico da salvato in via prioritaria va ridotto ai servizi correnti della clientela mentre i rastrellamnenti del risparmio attraverso non polpette finanziarie ben mirati al potenziamento industiale con la gerarchizzazione delle medie e piccole industrie in parte, purtuttavia autonome dal vertice produttivo
20 settembre, 2008 alle 2:18 pm
Nei casi di salvataggio lo Stato anziche’ utilizzare la tassazione e la maggiore tassazione non potre lanciare prestitiobbligazionari garantiti o emissioni di azioni come per l’Enel?. Dopo il problema sarebbe solo di menagement, come Fiat docet
20 settembre, 2008 alle 2:13 pm
….273: e per interventi sistemici come quello recente di Bernancke, non per continuare a pagare stipendi anche lauti ad imprese in coma irreversibile; Pan Am e ore i fratelli lhema si sono fatti fallire come potrebbe capitare a Mporgan Stanley
4 luglio, 2008 alle 5:06 pm
Fa bene Berlusconi a fare ministri e sottosegretari con fanciulle e
giovanotti cosi’ lui puo’ anche mettersi il ditino nel naso anche
se intercettato; Enrico IV strangolo’ 7 moglie e l’Inghilterra lo
acclamava governante!
7 giugno, 2008 alle 2:27 am
Fannulloni – come pure bamboccioni – e’ espressione da parrocchia.
Lo Stato, sotto la spinta dei sindacati, farebbe bene a non normare
per appesantimenti burocratici creando potere burocratico e
cartaceo.Dini in TVosservo’ che e’ la spesa corrente per stipendi
il nodo del deficit
5 maggio, 2008 alle 6:54 pm
io credo che qualcosa dovremo pur fare.Se continuiamo a non far
nulla per paura delle ritorsioni della cina piuttosto che della
libia mi sa che finiremo molto male. Togliere la speranza,equivale
a morire prematuramente. Se non ripristiniamo il valore della
parola “SERIETA”, “MORALITA” mi sa che ci siano ben poche
possibilità di risollevarci da questa crisi che è più che altro
culturale.