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La cacciata dei rom

mercoledì, 2 aprile 2008

Rassegna Stampa

rom.jpgQuesto articolo è uscito oggi su “Repubblica”.
Nutrire il pianeta”, è l’ambizioso tema dell’Expo 2015 che ha attirato su Milano i consensi (decisivi) di un’Africa affamata. Ma nel frattempo riuscirà Milano a nutrire le sue poche migliaia di profughi, e magari a rispettarne i diritti umani anche quando impone loro le regole della legalità?
Non sappiamo dove abbiano dormito stanotte le donne incinte e i bambini sgomberati dal campo di via Bovisasca. Sappiamo solo che la polizia li ha già intercettati nel vagabondaggio prima che raggiungessero altri rifugi illegali come via Colico o il cavalcavia Bacula di Quarto Oggiaro, appositamente ostruito con blocchi di cemento. Né troveranno posto alla Casa della Carità di don Colmegna, completamente satura dopo avere allestito un prefabbricato in cortile per i settanta di via San Dionigi: anche loro sgomberati senza alcuna soluzione alternativa prevista dalle istituzioni. Stava per cominciare l’anno scolastico. Ci furono insegnanti straordinarie che andarono a riprendersi uno a uno i loro bambini dispersi fra campi e dormitori, per dare seguito alla preziosa fatica dell’inserimento sociale.
Sono mesi che le cronache locali tuonano: “Spazzare via i campi rom”. Titoli di cui un giorno, troppo tardi, si vergogneranno. Ignorando quel che pacatamente ricordava ieri il sito della Diocesi di Milano: tra gli sgomberati di via Bovisasca (situazione insostenibile che richiedeva un intervento, ma civile) ci sono rom e romeni di altra etnia –che importa?- che lavorano regolarmente nei cantieri della Fiera, con tanto di permesso di soggiorno. Dieci ore al giorno, per sei giorni, pagati 800 euro al mese. Timbreranno il cartellino pure oggi, dopo la notte all’addiaccio, dopo l’inutile tentativo di spostare la baracca un po’ più in là, visto che il Comune non ha offerto soluzioni d’emergenza neppure per i figli e le mogli incinte, figuriamoci per i lavoratori della Fiera?
Il dilemma non deve essere considerato fra quelli “eticamente sensibili” da una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti degli immigrati, specie se rom, in una campagna elettorale che nel Lombardo-Veneto si affida a capilista confindustriali, il risultato è che in via Bovisasca ci vanno solo gli appassionati di conflitti estremi. E’ il set ideale per disfide trash, Daniela Santanchè (con o senza tacchi a spillo) contro la candidata rom della Sinistra arcobaleno. Dove tramonta l’idea che Milano, la città che vuole nutrire il mondo, possa cominciare in casa propria a mettere insieme legalità e integrazione. Sgomberi con ricoveri per mamme e bambini. Lavoro regolare per gli immigrati, con soluzioni abitative provvisorie e istruzione garantita ai figli. Cioè proprio le stesse misure elementari che saremmo disposti a finanziare nei campi profughi africani.
In assenza della politica, a ricordarcelo dev’essere ancora una volta l’arcivescovo Tettamanzi: “La legalità è sacrosanta. Ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani”. Oppure il Tribunale dei minori che ammonisce il Comune di Milano sui suoi obblighi di tutela dell’infanzia, completamente disattesi.
Sarebbe assurdo suddividere Milano in buoni e cattivi, di fronte alle sue imbarazzanti disuguaglianze e al volto sporco della povertà. C’è da fare fatica, tutti insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l’autorità e il coraggio di chiedercelo?

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2633 post su Gad Lerner.

Commenti per questo articolo

[2] 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 80
    asadpie scrive:

    Ax0x3F lsgmccxigzjj

  2. 79
    Lucy scrive:

    BION I’m impressde! Cool post!

  3. 78
    vanessa scrive:

    Spero che ciò che scrivo non venga interpretato male , volevo solo
    dire che per quanto riguarda molti paesi , a noi ci converrebbe
    investire nel loro paese i soldi che noi diamo in vari modi a molti
    stranieri che vivono in italia , loro non sarebbero più costretti a
    migrare e a noi siccome la loro valuta ha un potere di acquisto
    molto minore della nostra , riuscirebbero anche loro a vivere
    meglio , tanto comunque i soldi che loro guadanano o procurano in
    alri 1000 modi in italia spesso vengono comunque portati all’estero
    e non vengono spesi qui da noi. mi esprimo in modo contorto ma
    spero di essere compresa

  4. 77
    Pina M. scrive:

    Scrivi qui il tuo commento e’ vero la sinistra non è stata votata
    per timore che vincesse Berlusconi. Anche io alla camera ho votato
    PD per queto timore (al senato mi sono fatta coraggio e ho votato
    SA per dare il voto a Claudio Fava).Secondo me la SA avrebbe dovuto
    allearsi con il PD.In quel caso qualcosa in più forse si sarebbe
    ottenuto. MA ormai è andata cosi. Per adesso ci lecchiamo le ferite
    sperando che domani succede qualcosa di nuovo. Saluti Pina M.

  5. 76
    mario scrive:

    SLa sinistra estrema è sparita unicamente per “odio “ nei confronti
    d i Berlusconi: piuttosto che rischiare che vincesse lui, si sono
    turati il naso ed hanno votato PD. Lei signor Gad Lerner, parla
    sempre troppo: ai telespettatori non interessa il suo parere che
    conosciamo, ma quello dei suoi ospiti. Buona sera crivi qui il tuo
    commento

  6. 75
    francesco mantero scrive:

    ipocrisia infinita di una società che sbandiera ai quattro venti i
    “valori” cristiani e poi si comporta come la borghesia oligarchica
    sudamericana. I campi rom sono comunque un grosso problema che se
    non gestito-con la collaborazione attiva degli interessati-porterà
    altro razzismo e altri voti alla destra.

  7. 74
    federico scrive:

    studia gianni studia…..vedrai che non è doloroso e ….alla fine
    ti farà bene

  8. 73
    gianni scrive:

    Finalmente antoni sarmi ha aperto bocca e si sente ,alito
    pesante,mellifluo,acidulo si proprio come il buon samaritano
    veltroni;ma non doveva andare in Africa?Lo avranno respinto non
    vogliono miele,produce carie.Il ricco pensionato veltroni però è il
    nuovo, (nuovo?)ha fatto la battuta.Gianni.

  9. 72
    gianni scrive:

    X federico,sei cosi’ stantio,vecchio non stupisci ma fai ridere e
    sei pure logorroico,poveretto…

  10. 71
    Antonio Sarmi scrive:

    Ci risiamo: fascisi, razzisti, muscoli e fucili contro i deboli
    caricati del ruolo di capri espiatori come a suo tempo dai tedeschi
    degli anni trenta in un mare di difficoltà economico-sociali;
    allora gli ebrei oggi i rom. Anche oggi come allora violenti che si
    offrono difensori della religione, della Chiesa,di Dio con loro!!
    Silenzio anche degli industriali ed impresari. Sono astuti
    silenzi.Solo la vocina del card.Tettamanzi insufficiente ad
    arrestare la diffusione di questa cultura barbara, ma abbastanza ad
    acquietare le coscenze di molti incerti.Stiamo forse ascoltando il
    silenzio di un novello PioXII ??? Antonio Sarmi

  11. 70
    federico scrive:

    Linciaggio, eclissi del sociale e capro espiatorio di Carlos Serra
    Questo articolo è apparso sul settimanale “SAVANA” – Maputo il 7
    marzo 2008, in seguito al susseguirsi di atti di linciaggio (18 nei
    primi due mesi del 2008) che si sono verificati in diverse città
    del Mozambico. L’autore, Carlos Serra, è uno dei più stimati
    sociologi mozambicani. Ne riportiamo ampi stralci. Introduzione I
    linciaggi che continuano a verificarsi in tre città del Paese
    (Maputo, Beira e Chimoio) suscitano i più svariati interrogativi,
    le più svariate paure e i più svariati dubbi. Esiste un’opinione
    generale secondo cui i linciaggi avvengono perché la polizia è
    assente, perché la polizia non protegge i cittadini. In altre
    parole, si suppone che se ci fosse più polizia sul territorio ci
    sarebbero meno linciaggi, le persone sarebbero più protette nei
    confronti della criminalità e, per questo motivo, non
    privatizzerebbero la giustizia, non lincerebbero altre persone con
    la convinzione che in questo modo si possano risolvere i problemi
    sociali, non applicherebbero la giustizia totale e disumana della
    morte sommaria, assolutamente definitiva, redentrice, versando in
    un unico atto sterminatore una rabbia sociale accumulata. Questo
    quadro non può essere dimenticato, ma è mia opinione che il
    problema sia più complesso di quanto si pensi, ed esiga un indagine
    più profonda delle strutture di questo malessere. Avanzo l’ipotesi
    che il problema sia connesso con la sensazione comune di un eclisse
    dei valori sociali e culturali, con la sensazione che tutto, nella
    società, si sia trasformato in qualcosa di non sostenibile ed
    indifferenziato, con la convinzione che le istituzioni si siano
    indebolite, e che la vita si stia trasformando in un caos. La
    criminalità è solo uno degli aspetti del problema, per quanto
    importante. Ma in realtà questo è un problema poliedrico. E
    nell’intreccio variegato del problema la ricerca del capro
    espiatorio è vitale, è come la metastasi nel nodulo della vita. […]
    Struttura dei quartieri periferici di Maputo Mi si permetta di dire
    qualcosa sulla struttura dei quartieri periferici della città di
    Maputo, una specie di concentrato nazionale, con gente giunta da
    tutte le parti del paese. Di fatto, Maputo esprime coefficienti di
    violenza maggiori di qualsiasi altra città del Paese. I suoi
    quartieri periferici sono formati da un immenso agglomerato di
    mattoni, e qua e là da capanne di canne. Strette viuzze costeggiano
    le case, molto vicine le une alle altre. Queste dovrebbero di
    regola essere illuminate, e la popolazione fa qualsiasi cosa
    affinché un po’ di energia elettrica giunga nelle proprie
    abitazioni. Se non c’è energia elettrica, si usa un lumino. Però,
    nelle strade, di notte non esiste illuminazione. Le viuzze dei
    quartieri rimangono immerse nell’oscurità. Le strade illuminate
    sono lontane, sono le vie di grande transito, come per esempio la
    Strada Nazionale n.1, l’Avenida Vladimir Lenin, l’Avenida de
    Mozambique, dove staziona di notte la polizia. [...] Di norma, in
    questi quartieri esistono commissariati di polizia (ma la Zona
    Verde, per esempio, non li ha) ma pochi hanno la polizia di
    quartiere. Inoltre, secondo le mie fonti, i commissariati di
    polizia sono insufficienti e dispongono di pochi mezzi. Per
    esempio, non hanno auto. Nei quartieri vivono migliaia di persone,
    che si sono insediate in seguito alla guerra civile e di solito
    senza attenersi ai permessi municipali. Gli aggregati familiari
    sono enormi. Ci sono famiglie con più di nove persone che vivono
    nella stessa baracca. Ma anche famiglie composte da 15 persone. Una
    parte significativa degli abitanti è composta da giovani,
    disoccupati, che vive di lavori giornalieri o col commercio
    informale. Nei quartieri vivono anche insegnanti, operai, spazzini,
    impiegati statali, ecc. Il mezzo di trasporto è il chapa ( minibus
    privato che sostituisce i mezzi di trasporto pubblici, inesistenti
    n.d.t.) che si può prendere nelle vie di grande transito. I
    quartieri popolari della cintura di Maputo sono terreno di coltura
    di religiosi di diverse chiese, in genere protestanti. Da tutte le
    parti si incontrano piccole chiese. Le chiese “zione” sono
    frequentate da donne “ portatrici dei più diversi problemi
    sociali”, mi ha detto un’abitante del Quartiere Ferroviario das
    Mahotas. I curandeiros (medici e assistenti sociali tradizionali
    n.d.t.) hanno perso apparentemente terreno di fronte a queste
    chiese, che crescono come funghi di fronte al bisogno locale di
    dare un senso alla vita. Di notte, le taverne si riempiono, si
    beve, e molte volte, si fuma droga; ma, sempre di notte, tornano
    alle loro case lavoratori e studenti. “Il problema principale è la
    disoccupazione” mi hanno detto alcuni intervistati. E per questo,
    per migliaia di persone, la vita assume la forma generalizzata
    dell’arrangiarsi, del si salvi chi può. Se non c’è possibilità
    d’impiego nei quartieri o nella Maputo città, le persone si
    orientano verso il commercio informale, ambulante o stabile, le cui
    entrate sono modeste e contingenti. E/o si orientano verso il
    furto. I prezzi aumentano, il petrolio, il pane e il riso costano
    cari. Ma anche molte altre cose. E quando giunge la notte, giungono
    anche i tormenti e le ansie. I malviventi fanno la posta agli
    incauti, in gruppo giungono a bussare alla porta di casa. Il furto
    regna. Nelle case, gli obiettivi sono gli elettrodomestici e i
    televisori. Fuori, nei vicoli, nelle viuzze, sono i cellulari ed il
    denaro. Sotto questo aspetto, i quartieri che destano più
    preoccupazione sono il Ferroviario e il Saul. Gli abitanti
    denunciano alla polizia i furti. Ma, secondo i miei intervistati,
    dopo poco tempo i ladri vengono liberati dalle famiglie in cambio
    di denaro. Gli intervistati si lamentano anche della polizia di
    quartiere, che accusano di corruzione e di cattiveria. Ma la notte,
    come ho precedentemente scritto, è anche la notte delle taverne,
    con le radio al massimo volume sino a notte fonda, in mezzo
    all’alcool e alla droga. Abbandonati alla loro sorte, vittime di
    una violenza multiforme (dalla disoccupazione alla rapina), senza
    fiducia nella polizia, gli abitanti sono essi stessi
    psicologicamente preparati ad essere violenti. Basta una piccola
    scintilla perché la violenza esploda. Notte e catarsi Giunge la
    notte. La notte è paura, il rischio della rapina, il pericolo
    dell’imboscata, la possibilità del furto o della morte, lo spettro
    di atti malsani. C’è nei quartieri come una malattia, una malattia
    sociale prolungata, formatasi da successivi problemi intrecciati
    l’uno all’altro con differenti coefficienti, ma che confluiscono
    tutti in una situazione di malessere profondo. Non è sufficiente
    vivere con le difficoltà insite nella sopravvivenza: anche queste
    difficoltà sono causa della rapina, del furto. La spogliazione,
    fisica e morale, tende agguati a tutti. La malattia sociale rende
    uguali tutte le persone, tutti sono alla mercè di questa malattia,
    regna un profondo eclisse culturale. Il sospetto alberga in ogni
    punto, in ogni poro. Esiste una situazione in cui così come la
    coscienza della perdita dei valori sociali, delle regole, della
    morale si incontra in ogni luogo parimenti accade per il crimine,
    la paura, l’insicurezza, l’assenza di futuro. Ogni abitante dei
    quartieri sente che esiste un inquinamento sociale, inquinamento
    contro cui non c’è difesa poiché il vuoto istituzionale è evidente,
    il futuro non esiste, il presente è l’arrangiarsi, la polizia non
    dà protezione, lo Stato sta nelle vie illuminate, lontano, dove c’è
    il benessere. Una notte qualcuno si accorge di un tentativo di
    furto. O qualcuno vede passare un altro qualcuno il cui aspetto
    esteriore è sospetto. Questo qualcuno è sposato con la notte. Se la
    notte è sospetta, anche lui è sospetto. E il guerriero ninja è
    pronto. Non importa se è davvero un malvivente conosciuto. Ciò che
    importa è che quel qualcuno è sospetto. E se è sospetto, è
    immediatamente colpevole. Il sospetto è tanto misterioso e
    straniero quanto la notte. E si alza subito un grido: Al ladro!!!
    Immediatamente, come molle che scattano per contagio, un po’ da
    ogni parte, tutti urlando, tutti reclamando una punizione, gli
    abitanti del quartiere, senza distinzione di sesso e di età, escono
    dalle proprie baracche, armati di tutto ciò che hanno potuto
    afferrare, roncole, bastoni, zappe, non importa cosa. Si è
    rapidamente formata la folla linciatrice e mimetica. Il ladro o il
    supposto ladro è intercettato. Tentare di impedire il linciaggio
    significa mettere a rischio la propria vita. La folla agisce senza
    freni. Avviene il linciaggio. Si aggredisce con violenza, tutti
    aggrediscono, è fondamentale aggredire, è come una necessità
    vitale, estranea al sociale e alla ragione; si mette un pneumatico
    al collo della vittima già incosciente, si sparge petrolio,
    qualcuno accende un fiammifero. Il linciato è bruciato vivo, si
    urla da ogni parte. E’ la conclusione sacrificale, la catarsi, la
    purificazione, la liberazione dai mali accumulati,
    dall’inquinamento sociale. Non importa se la vittima è colpevole o
    meno, ciò che conta è che rappresenta il capro espiatorio, il quale
    deve ricevere tutta l’angoscia sociale accumulata. Gli abitanti
    giudicano, in questo modo, che il sociale sia stato ricomposto,
    l’identità ricuperata, che questo atto abbia di nuovo ristabilito
    la differenza tra la sicurezza e l’insicurezza. Il suo messaggio è
    portatore di diversi significati: i cittadini avvisano i governanti
    che anche loro sono capaci di violenza e punizione, che hanno anche
    loro leggi alternative, che sono capaci di organizzare la propria
    vita, che sanno trovare soluzioni quando quelle normali non
    giungono dove dovrebbero giungere. Nell’anima dei linciaggi [...] I
    linciaggi non hanno a che vedere con la povertà in sé, con la
    insoddisfazione dei bisogni fondamentali in sé, con l’assenza della
    polizia o degli apparati della giustizia formale in sé, ma con
    l’esposizione permanente all’esclusione, con la poliedricità di
    tale esclusione. E’ in questa poliedricità di fattori che dobbiamo
    tentare di comprendere i terremoti sociali, incluso i linciaggi. Ed
    i terremoti possono sorgere soltanto dall’attivazione improvvisa e
    circoscritta di uno dei fattori, che poi si ripercuote a cascata
    sugli altri.[...]. Ha scritto un giorno Gaston Bachelard che ciò
    che si modifica lentamente appartiene alla vita e ciò che si
    modifica repentinamente appartiene al fuoco. Per quanto mi
    riguarda, questa bella immagine mi permette di dar visibilità a
    tutto un processo cumulativo di problemi (la vita nei quartieri di
    Maputo, ma anche in quelli di Beira e di Chimoio), problemi che un
    certo giorno straripano perché troppo compressi tra gli argini
    della vita ed immediatamente danno origine ad un climax brutale,
    risolutivo ( il linciaggio col fuoco). Questo non succede in tutte
    le città. Succede solo in alcune, per cui occorre approfondire
    l’analisi. Infatti, il quadro sociale che ho descritto evidenzia
    una saturazione sociale grande, un malessere grande, un’impotenza
    grande. Gli abitanti dei quartieri si sentono come inquinati da un
    male che ci corrode, da un’insicurezza che ci terrorizza. Lottando
    in un mare di problemi relativi alla propria sopravvivenza sono
    giunti ad un limite superato il quale non c’è ritorno. Non fu né la
    insicurezza nè la mancanza di protezione in sé all’origine del
    terremoto sociale del 5 febbraio 2008 (sommossa popolare a Maputo
    per l’aumento del prezzo dei trasporti collettivi n.d.t.), bensì,
    soprattutto, la molteplicità dei problemi di sopravvivenza,
    sopravvivenza materiale e morale, per usare due termini abusati. E’
    questa molteplicità di problemi sociali che percuote, ampliandola a
    dismisura, la percezione acuta di insicurezza che ha nella
    protezione della propria vita e dei propri averi una delle sue basi
    fondamentali. Oscurata la ragione, liberata la emotività, cittadini
    pacifici, si sono trasformati improvvisamente in furore. Si sono
    trasformati in cittadini malvagi non perché lo siano in sé stessi
    ma perché, così percepiscono, la vita è malvagia e ci restituisce
    la malvagità. Hanno deciso di far giustizia con le proprie mani,
    hanno deciso di ignorare la strada delle leggi, hanno deciso di
    provare a raggiungere la tranquillità nella forma più brutale che
    possa esistere: uccidere una persona prima con le percosse, poi con
    il fuoco, in modo crudele, indipendentemente che sia colpevole o
    innocente. Poi, consumato l’atto, i cittadini si sentono felici,
    poiché ritengono di aver allontanato il male: tutti, uomini, donne,
    bambini. La catarsi è collettiva, non ha né età né sesso. Per
    questo, generalmente, si assume collettivamente la responsabilità
    del linciaggio sacrificale, attraverso la cultura dell’omertà,
    quando si cerca di sapere chi siano stati gli autori del
    linciaggio. [...] Può succedere – se già non succede – che si siano
    formati, al margine degli apparati della giustizia formale, gruppi
    autonomi di linciatori, con regole loro proprie. Almeno a Beira, si
    hanno indicazioni, riportate pubblicamente dalla stampa, che gruppi
    di cittadini di vari quartieri periferici hanno deciso di
    privatizzare la giustizia punitrice. […] Il capro espiatorio In
    tutto il rito sacrificale del linciaggio, il capro espiatorio è una
    figura centrale. In tutti gli articoli fatti dalla stampa, sempre
    post mortem, molte volte appare che il linciato è un malvivente
    conosciuto. Ma molte altre volte appare che il linciato è uno
    sconosciuto. Ed esistono indizi che persone linciate, poche o molte
    (penso che non potremo mai ottenere informazioni affidabili a
    proposito), sono innocenti. Ma il problema su cui dobbiamo
    soffermarci qui è che è poco importante, in una situazione di crisi
    sociale, che la persona linciata sia veramente colpevole. Per
    spiegarmi meglio: è sufficiente che sia furtivo, dubbio, che esca
    di notte nel quartiere, che abbia caratteristiche di vittima
    potenziale, caratteristiche strane o considerate tali. […]
    Nell’Agosto del 2006, i residenti nel quartiere T 3 di Matola
    (città satellite di Maputo n.d.t) chiamarono curandeiros per
    scoprire gli assassini che terrorizzavano la zona, poiché
    consideravano inefficiente la polizia. Ai curandeiros fu dato un
    tempo di 15 giorni per trovare una soluzione e identificare i
    criminali. Il dito accusatore fu puntato contro alcuni stranieri
    provenienti dallo Zimbabwe e dalla regione dei Grandi Laghi che
    risiedevano nel quartiere, capaci, secondo gli abitanti del
    quartiere, di trasformarsi in gatti, topi e serpenti per violentare
    le donne al calar della notte e uccidere persone, con lo scopo di
    toglier loro il sangue per riti magici. Nel Novembre dello scorso
    anno, un serpente che si riteneva pericoloso e guidato da uno
    stregone, fu ucciso nel quartiere di Singathela, sempre nel
    municipio di Matola, dopo che si pensò fosse stato abbandonato dal
    proprietario. Vicino al serpente c’era un cucchiaio verde, uno
    straccio scuro e una borsa, indizi di probabile stregoneria. La
    notizia del pericolo corse tra le gente e i viaggiatori diffusero
    la notizia. Il sig. Anibal Menete, per esempio, sostenne che c’era
    una relazione con le persone provenienti dall’estero, poiché una
    affittacamere aveva sostenuto che il proprietario del serpente
    aveva perso la capacità finanziaria di mantenerlo. In un altro
    articolo scrissi di una abitante del quartiere Luis Cabral, la
    quale mise in relazione i malviventi del quartiere col cimitero,
    luogo in cui aveva constatato che alcune persone abitavano.
    Inoltre, in un articolo apparso sul settimanale “Magazine
    Indipendente”, si sostiene che la signora Maria Sete fu linciata
    solo perché sospettata di dar alloggio a malviventi ma anche – e
    forse soprattutto – perché era una donna forte, temuta dagli uomini
    e perchè una volta, quando stava per essere aggredita, liberò un
    serpente. Se la situazione di crisi sociale è acuta, se è
    considerata anormale, anormale è anche il capro espiatorio. Non
    interessa sapere chi egli sia, purché sia anomalo. Ciò che sembra
    essere, è. Non si discute. Chi è strano deve pagare per la
    stranezza che esibisce, stranezza che può essere il prodotto di una
    cultura storica e che è retro-alimentata da una criminalità senza
    confini. Egli paga per il malessere accumulato, per tutto e per
    tutti. Una notte, attraverso la violenza dell’aggressione fisica,
    egli, vittima indifesa, sarà considerato la soluzione finale, sotto
    il fuoco liberatorio e crudele di un pneumatico incendiato e posto
    attorno al collo […] (9/4/2008)

  12. 69
    mrs.edy scrive:

    Arrivo in ritardo, ma con una notizia che trovo molto
    significativa: Letizia Moratti fa il muso per l’intervento severo
    del Card. Tettamanzi contro la barbara sbrigatività dello sgombero
    dei Rom. Letizia non sorride più. Si sente tradita dal suo Vescovo,
    che evidentemente altera le sembianze di un Dio che per lei è
    Ordine, più che Carità. C’è di che meditare ma io non aggiungo
    altro, condividendo totalmente il pensiero di Gad, oltre che la sua
    indignazione. E così faccio contento anche DSE che giustamente ama
    gli interventi brevi. P.S. Gad, specularmente alla trasmissione
    sull’anima, che bello sarebbe seguirne un’altra sui volti di Dio!
    Perché si ha un bel dire che Dio è uno. Sarà, ma se anche è uno, ha
    un’infinità di facce, intercambiabili a seconda delle necessità.
    Facce che per gli uomini sono “personae” – ossia maschere e
    personalità, secondo Silvio d’Amico – che ben si adattano al
    soggetto che le indossa. Il volto del Dio morattiano è antitetico a
    quello del Dio invocato dai Rom. Che anche Dio sia relativista?

  13. 68
    ilja scrive:

    Esseri umani cacciati e braccati, sensa possibilita di difesa,
    senza diritto di parola nelle fredde nebbie della Pianura… L’ho
    avro gia detto, ma e una immagine che nella sua assurdita mi torna
    troppo spesso… Come puo sentirsi un Rrom Rumeno tra l’efficiente
    Moratti, le Ronde Padane e il Cristianissimo Calderoli col maiale a
    spasso – ricordando le Legioni verdi di Antonescu? Ce l’ho con te,
    Gad – ne parli, grazie – ma ne parli troppo poco. E sussurri invece
    di gridare. Dovresti gridare anche in memoria degli Ebrei Rumeni.

  14. 67
    federico scrive:

    gianni sei così prevedibile che non riesci a stupire, non riesci a
    provocare, riesci solo ad annoiare.

  15. 66
    Lina scrive:

    ma perchè non si sono accampati nel giardino del sindaco ? e questa
    donna cosi’ intelligente che trova soluzione ai problemi
    distruggendo milano s’è scordata di essere andata alla
    manifestazione della liberazione dal fascismo che i rom li bruciava
    ?

  16. 65
    adele scrive:

    13-15-16-18-19- Ecco la trave!

  17. 64
    Paola scrive:

    E’ proprio vero: questo quasi fanatismo per la vita nascente e
    questa assenza sensibilità per il sostegno ai disabili gravi! Mi ha
    colpito molto l’articolo del Corriere di domenica 23 marzo, nel
    quale Salvatore Crisafulli, immobilizzato dal 2003 dopo un
    incidente stradale avvenuto a Catania, parla della sua decisione di
    iniziare uno sciopero della fame contro la totale assenza dello
    stato nelle politiche assistenziali a chi è vittima di disabilità
    gravi. Più o meno dello stesso parere è il direttore del Centro di
    Bioetica dell’Università Cattolica, Adriano Pessina, il quale
    dichiara: “… in troppi si smarcano quando devono essere fatte
    proposte concrete a sostegno della vita… a chi vuol vivere
    nessuno pensa”

  18. 63
    Paola scrive:

    17 – Era chiaro cosa intendessi per “deboli” già dal primo post.
    Lascia perdere chi vuole infastidire con una vis polemica
    unicamente fine a se stessa.

  19. 62
    VAN BASTEN scrive:

    Ubik ok!!I primi sono nei vari centri sociali sparsi nella penisola
    per loro il verbo lavorare non esiste vedi Caruso&company!!!

  20. 61
    ilja scrive:

    Caro Gad, di a tuo administrator di moderarsi: scrivere qui e
    diventato davvero frustrante. MfG i

  21. 60
    ilja scrive:

    tra tante – troppe – tue parole, Gad, devo ringraziarti – e lo sai.
    Grazie. i. “una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la
    vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi
    solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche
    il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti
    degli immigrati, specie se rom” … “C’è da fare fatica, tutti
    insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e
    dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l’autorità e il
    coraggio di chiedercelo?”

  22. 59
    gianni scrive:

    E mannaggia a lotta continua (per arricchiti)ha distrutto una
    caterva di giovani con baggianate di tal acculturato sofri (ma non
    soffre mai) e il nostro Gad e loro si sono arricchiti.Lottavano
    contro il potere (degli altri)per instaurarne un altro (il loro)che
    pena sembrano dei ciucci bolsi.

  23. 58
    gianni scrive:

    Maria Paola,hai iniziato bene a parlare di badanti che lavorano e
    ti sei addolcita come il miele più stomachevole sui rom.Milano e la
    lega razzista solo perchè non vuole soccombere alla violenza?Ma
    dove vivi anche tu in un oasi di pace?

  24. 57
    ubik scrive:

    “Vuoi soluzioni?Eccone una:chi lavora resta in Italia chi si gratta
    la pan cia smamma!!!!”… anche se è italiano :-)

  25. 56
    VAN BASTEN scrive:

    Ubik,mi sembra che sia tu il “rosicone”.Non vuoi che si guardi al
    passato della gente,ma scherzi o ci fai,queste persone fanno la
    predica a tutti danno patenti di democratici a loro piacimento!!!Io
    lavoro in fabbrica,come molti,ma da ragazzo non ho mai fatto le
    stronzate della “sinistra-extraparlamentare” con tutti i disastri
    che ha poi creato!!!Vuoi soluzioni?Eccone una:chi lavora resta in
    Italia chi si gratta la pan cia smamma!!!!

  26. 55
    Cosimo scrive:

    Non ho mai visto un rom lavorare. O doventano stanziali, oppure per
    loro non ci sarà mai un futro dignitoso. e non stracciamoci le
    vesti se poi i loro campi vengono sgomberati. La verità è che nella
    stragrande maggioranza dei casi i loro campi nomadi sono sporchi e
    anche pericolosi per loro stessi (quante volte le roulotte si
    incendiano). Non facciamo i buonisti a tutti i costi.

  27. 54
    mpaola scrive:

    Io ho una madre con l’halzaimer e da anni abbiamo a casa una
    badante fissa. Abbiamo provato a chiedere ad italiane ma è un
    lavoro duro, sacrificato e non lo vogliono fare. Le diverse badanti
    che abbiamo avuto sono tutte rumene, capaci di sacrificio, oneste e
    allegre molto legate alla famiglia per la quale vengono a lavorare
    in Italia. Io ringrazio tutti i giorni per loro e non sono mai
    abbastanza i soldi che diamo per quello che fanno. Spero di
    continuare ad apprezzarle per l’amore che dimostrano per mia madre
    e se un domani dovessi avere una brutta esperienza spero di non
    considerarle persone cattive e di serie b in blocco come alcuni
    considerano gli italiani mafiosi e i sardi banditi. Mi pare che
    Milano da quando è nata la lega si stia chiudendo in una mentalità
    razzista e classista, non le fa onore. Anche gli zingari sanguinano
    e soffrono e i loro figli piangono se hanno paura o freddo, è così
    difficile guardarli come esseri umani? Stiamo perdendo la
    solidarietà, l’umanità?

  28. 53
    Francesco Pira scrive:

    Scrivi qui il tuo commento Gentile Dottor Lerner nei giorni scorsi
    ho scritto e pubblicato questo articolo. Stasera l’ho seguito in
    tv. Per questo motivo le giro l’articolo. Un saluto e buon lavoro.
    Francesco Pira Perizoma, bullismo e magie… di Francesco Pira La
    tentazione di non scrivere di campagna elettorale è fortissima. Ma
    come si fa a resistere. E’ ormai diventata una quasi totale
    dipendenza. Ci sono dei fatti e misfatti troppo ghiotti per non
    essere raccontati. A partire dall’onorevole Giulio Tremonti che su
    YouTube si confessa e mostra il volto umano del ragazzo che in
    collegio subì episodi di bullismo. Lui avvocato di grido, docente
    universitario di rango, ex e futuro ministro fu chiuso per
    un’intera notte dentro un armadio. Sarebbe bello intervistare i
    suoi amici politici e i competitori per capire quale potrebbe
    essere un commento ultile. Per esempio mi piacerebbe sentire non un
    latrato di un comunista che indica in lui il vero protagonista dei
    “condoni fiscali” che spingono gli italiani a non pagare le tasse.
    Ma magari per fare un nome a caso quello che pensa Daniela
    Santanchè o Francesco Storace. Proprio lui l’ex presidente della
    Regione Lazio, l’ex Ministro della Sanità, lui Epurator che nelle
    ultime ore ha anche mortificato il Divino Mago Otelma. Povero, il
    mago, si era soltanto permesso di proporre “un rituale magico
    propiziatorio, in forma pubblica e modalità concordate per superare
    il 4%”. La risposta di Storace non si è fatta mica attendere: “Ci
    si pulisca il c….” E’ vero Il Divino Mago Otelma se l’è veramente
    cercata. Con tutti quei buoni a cui poteva proporre questa cosa si
    è rivolta al più maschio dei politici italiani. Forse Enrico
    Boselli sarebbe stato più cauto nella risposta. Avrebbe affidato
    una dichiarazione alle agenzie: “noi socialisti ora che abbiamo
    recuperato il simbolo e l’unità non possiamo certo affidarci a
    improbabili attenzione da parte di un Mago di indubbia fede
    politica”. O magari avrebbe potuto proporlo a Di Pietro che
    certamente avrebbe liquidato la cosa con un “ke c’azzecca”. Proprio
    il povero ex Pm di Mani Pulite a cui in questa campagna elettorale
    Il Giornale ha contato tutti gli appartamenti acquistati. Ed in
    questa campagna straordinariamente comunicativa è appasionante
    sapere che le deputate Laura Ravetto del Popolo della Libertà e
    Alessia Mosca del Partito Democratico hanno tra i loro indumenti
    preferiti il perizoma. Ma l’ex ministro Stefania Prestigiacomo non
    ha ceduto alle lusinghe del settimanale Chi e non ha fatto alcuna
    dichiarazione sui suoi reggiseni o sulle sue mutande. Cosa avrà da
    nascondere? Per restare in Sicilia scoprire, e questo l’ha scritto
    Marco Travaglio e quindi non un cattivo giornale di destra, che la
    figlia dell’ex ministro siciliano Totò Cardinale, candidata in
    Sicilia e sicuramente eletta nel Pd non ha tempo di leggere libri,
    anzi non ne legge perchè studia. Che campagna elettorale ci tocca a
    noi poveri italiani. I politici stanno svelando tutto o quasi. Ci
    manca Giuliano Ferrara che vuole spogliarsi nudo nella sua
    battaglia antiaborto (chssà se anche lui usa il perizoma….) o
    scoprire che Storace dopo aver litigato con il Mago Otelma mette a
    rischio la sua elezione. Perchè è vero che ha avuto una reazione
    violenta quando il Divino Otelma gli ha proposto il rito
    propiziatorio per la Camera. Ma lui forse ne voleva uno per il
    Senato dove proprio Storace è candidato e deve superare l’8%.
    Insomma per chi come me studia e insegna comunicazione, anche
    politica, non sarà molto facile raccontare questa campagna
    elettorale. E poi dover portare come esempio i ricordi da ragazzo
    di Tremonti, le rispostacce di Storace e gli indumenti intimi delle
    deputate. Non è finita! Il bello deve ancora arrivare. Il circo
    continua.

  29. 52
    francesco scrive:

    Scrivi qui il tuo commento Ecco perchè tanto poco spazio in
    politica per le donne! Un pollaio schiamazzante con un gallo che fa
    cicchirichi ma nessuna delle galline lo sta a sentire. Gad, per
    piacere, smetti di fare trasmissioni televisive di pessimo livello!

  30. 51
    lodovica scrive:

    questa trasmissione dimostra perchè le donne non possono fare
    politica: perchè c’è sempre un Gad Lerner “moderatore” che vuole
    insegnargli cosa devono dire e pensare. questa conduzione è
    maschilismo puro.

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8 feb - 22:25: Quando accetti di chiamare un decreto "svuotacarceri", parola falsa e malata, vuol dire che con la testa sei già perso ...

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