Questo articolo è uscito oggi su “Repubblica”.
Nutrire il pianeta”, è l’ambizioso tema dell’Expo 2015 che ha attirato su Milano i consensi (decisivi) di un’Africa affamata. Ma nel frattempo riuscirà Milano a nutrire le sue poche migliaia di profughi, e magari a rispettarne i diritti umani anche quando impone loro le regole della legalità?
Non sappiamo dove abbiano dormito stanotte le donne incinte e i bambini sgomberati dal campo di via Bovisasca. Sappiamo solo che la polizia li ha già intercettati nel vagabondaggio prima che raggiungessero altri rifugi illegali come via Colico o il cavalcavia Bacula di Quarto Oggiaro, appositamente ostruito con blocchi di cemento. Né troveranno posto alla Casa della Carità di don Colmegna, completamente satura dopo avere allestito un prefabbricato in cortile per i settanta di via San Dionigi: anche loro sgomberati senza alcuna soluzione alternativa prevista dalle istituzioni. Stava per cominciare l’anno scolastico. Ci furono insegnanti straordinarie che andarono a riprendersi uno a uno i loro bambini dispersi fra campi e dormitori, per dare seguito alla preziosa fatica dell’inserimento sociale.
Sono mesi che le cronache locali tuonano: “Spazzare via i campi rom”. Titoli di cui un giorno, troppo tardi, si vergogneranno. Ignorando quel che pacatamente ricordava ieri il sito della Diocesi di Milano: tra gli sgomberati di via Bovisasca (situazione insostenibile che richiedeva un intervento, ma civile) ci sono rom e romeni di altra etnia –che importa?- che lavorano regolarmente nei cantieri della Fiera, con tanto di permesso di soggiorno. Dieci ore al giorno, per sei giorni, pagati 800 euro al mese. Timbreranno il cartellino pure oggi, dopo la notte all’addiaccio, dopo l’inutile tentativo di spostare la baracca un po’ più in là, visto che il Comune non ha offerto soluzioni d’emergenza neppure per i figli e le mogli incinte, figuriamoci per i lavoratori della Fiera?
Il dilemma non deve essere considerato fra quelli “eticamente sensibili” da una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti degli immigrati, specie se rom, in una campagna elettorale che nel Lombardo-Veneto si affida a capilista confindustriali, il risultato è che in via Bovisasca ci vanno solo gli appassionati di conflitti estremi. E’ il set ideale per disfide trash, Daniela Santanchè (con o senza tacchi a spillo) contro la candidata rom della Sinistra arcobaleno. Dove tramonta l’idea che Milano, la città che vuole nutrire il mondo, possa cominciare in casa propria a mettere insieme legalità e integrazione. Sgomberi con ricoveri per mamme e bambini. Lavoro regolare per gli immigrati, con soluzioni abitative provvisorie e istruzione garantita ai figli. Cioè proprio le stesse misure elementari che saremmo disposti a finanziare nei campi profughi africani.
In assenza della politica, a ricordarcelo dev’essere ancora una volta l’arcivescovo Tettamanzi: “La legalità è sacrosanta. Ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani”. Oppure il Tribunale dei minori che ammonisce il Comune di Milano sui suoi obblighi di tutela dell’infanzia, completamente disattesi.
Sarebbe assurdo suddividere Milano in buoni e cattivi, di fronte alle sue imbarazzanti disuguaglianze e al volto sporco della povertà. C’è da fare fatica, tutti insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l’autorità e il coraggio di chiedercelo?





23 aprile, 2008 alle 11:26 pm
Spero che ciò che scrivo non venga interpretato male , volevo solo
dire che per quanto riguarda molti paesi , a noi ci converrebbe
investire nel loro paese i soldi che noi diamo in vari modi a molti
stranieri che vivono in italia , loro non sarebbero più costretti a
migrare e a noi siccome la loro valuta ha un potere di acquisto
molto minore della nostra , riuscirebbero anche loro a vivere
meglio , tanto comunque i soldi che loro guadanano o procurano in
alri 1000 modi in italia spesso vengono comunque portati all’estero
e non vengono spesi qui da noi. mi esprimo in modo contorto ma
spero di essere compresa
16 aprile, 2008 alle 10:31 pm
Scrivi qui il tuo commento e’ vero la sinistra non è stata votata
per timore che vincesse Berlusconi. Anche io alla camera ho votato
PD per queto timore (al senato mi sono fatta coraggio e ho votato
SA per dare il voto a Claudio Fava).Secondo me la SA avrebbe dovuto
allearsi con il PD.In quel caso qualcosa in più forse si sarebbe
ottenuto. MA ormai è andata cosi. Per adesso ci lecchiamo le ferite
sperando che domani succede qualcosa di nuovo. Saluti Pina M.
16 aprile, 2008 alle 10:17 pm
SLa sinistra estrema è sparita unicamente per “odio “ nei confronti
d i Berlusconi: piuttosto che rischiare che vincesse lui, si sono
turati il naso ed hanno votato PD. Lei signor Gad Lerner, parla
sempre troppo: ai telespettatori non interessa il suo parere che
conosciamo, ma quello dei suoi ospiti. Buona sera crivi qui il tuo
commento
14 aprile, 2008 alle 1:39 pm
ipocrisia infinita di una società che sbandiera ai quattro venti i
“valori” cristiani e poi si comporta come la borghesia oligarchica
sudamericana. I campi rom sono comunque un grosso problema che se
non gestito-con la collaborazione attiva degli interessati-porterà
altro razzismo e altri voti alla destra.
12 aprile, 2008 alle 12:00 am
studia gianni studia…..vedrai che non è doloroso e ….alla fine
ti farà bene
10 aprile, 2008 alle 10:16 am
Finalmente antoni sarmi ha aperto bocca e si sente ,alito
pesante,mellifluo,acidulo si proprio come il buon samaritano
veltroni;ma non doveva andare in Africa?Lo avranno respinto non
vogliono miele,produce carie.Il ricco pensionato veltroni però è il
nuovo, (nuovo?)ha fatto la battuta.Gianni.
10 aprile, 2008 alle 10:12 am
X federico,sei cosi’ stantio,vecchio non stupisci ma fai ridere e
sei pure logorroico,poveretto…
9 aprile, 2008 alle 10:17 pm
Ci risiamo: fascisi, razzisti, muscoli e fucili contro i deboli
caricati del ruolo di capri espiatori come a suo tempo dai tedeschi
degli anni trenta in un mare di difficoltà economico-sociali;
allora gli ebrei oggi i rom. Anche oggi come allora violenti che si
offrono difensori della religione, della Chiesa,di Dio con loro!!
Silenzio anche degli industriali ed impresari. Sono astuti
silenzi.Solo la vocina del card.Tettamanzi insufficiente ad
arrestare la diffusione di questa cultura barbara, ma abbastanza ad
acquietare le coscenze di molti incerti.Stiamo forse ascoltando il
silenzio di un novello PioXII ??? Antonio Sarmi
8 aprile, 2008 alle 11:33 pm
Linciaggio, eclissi del sociale e capro espiatorio di Carlos Serra
Questo articolo è apparso sul settimanale “SAVANA” – Maputo il 7
marzo 2008, in seguito al susseguirsi di atti di linciaggio (18 nei
primi due mesi del 2008) che si sono verificati in diverse città
del Mozambico. L’autore, Carlos Serra, è uno dei più stimati
sociologi mozambicani. Ne riportiamo ampi stralci. Introduzione I
linciaggi che continuano a verificarsi in tre città del Paese
(Maputo, Beira e Chimoio) suscitano i più svariati interrogativi,
le più svariate paure e i più svariati dubbi. Esiste un’opinione
generale secondo cui i linciaggi avvengono perché la polizia è
assente, perché la polizia non protegge i cittadini. In altre
parole, si suppone che se ci fosse più polizia sul territorio ci
sarebbero meno linciaggi, le persone sarebbero più protette nei
confronti della criminalità e, per questo motivo, non
privatizzerebbero la giustizia, non lincerebbero altre persone con
la convinzione che in questo modo si possano risolvere i problemi
sociali, non applicherebbero la giustizia totale e disumana della
morte sommaria, assolutamente definitiva, redentrice, versando in
un unico atto sterminatore una rabbia sociale accumulata. Questo
quadro non può essere dimenticato, ma è mia opinione che il
problema sia più complesso di quanto si pensi, ed esiga un indagine
più profonda delle strutture di questo malessere. Avanzo l’ipotesi
che il problema sia connesso con la sensazione comune di un eclisse
dei valori sociali e culturali, con la sensazione che tutto, nella
società, si sia trasformato in qualcosa di non sostenibile ed
indifferenziato, con la convinzione che le istituzioni si siano
indebolite, e che la vita si stia trasformando in un caos. La
criminalità è solo uno degli aspetti del problema, per quanto
importante. Ma in realtà questo è un problema poliedrico. E
nell’intreccio variegato del problema la ricerca del capro
espiatorio è vitale, è come la metastasi nel nodulo della vita. […]
Struttura dei quartieri periferici di Maputo Mi si permetta di dire
qualcosa sulla struttura dei quartieri periferici della città di
Maputo, una specie di concentrato nazionale, con gente giunta da
tutte le parti del paese. Di fatto, Maputo esprime coefficienti di
violenza maggiori di qualsiasi altra città del Paese. I suoi
quartieri periferici sono formati da un immenso agglomerato di
mattoni, e qua e là da capanne di canne. Strette viuzze costeggiano
le case, molto vicine le une alle altre. Queste dovrebbero di
regola essere illuminate, e la popolazione fa qualsiasi cosa
affinché un po’ di energia elettrica giunga nelle proprie
abitazioni. Se non c’è energia elettrica, si usa un lumino. Però,
nelle strade, di notte non esiste illuminazione. Le viuzze dei
quartieri rimangono immerse nell’oscurità. Le strade illuminate
sono lontane, sono le vie di grande transito, come per esempio la
Strada Nazionale n.1, l’Avenida Vladimir Lenin, l’Avenida de
Mozambique, dove staziona di notte la polizia. [...] Di norma, in
questi quartieri esistono commissariati di polizia (ma la Zona
Verde, per esempio, non li ha) ma pochi hanno la polizia di
quartiere. Inoltre, secondo le mie fonti, i commissariati di
polizia sono insufficienti e dispongono di pochi mezzi. Per
esempio, non hanno auto. Nei quartieri vivono migliaia di persone,
che si sono insediate in seguito alla guerra civile e di solito
senza attenersi ai permessi municipali. Gli aggregati familiari
sono enormi. Ci sono famiglie con più di nove persone che vivono
nella stessa baracca. Ma anche famiglie composte da 15 persone. Una
parte significativa degli abitanti è composta da giovani,
disoccupati, che vive di lavori giornalieri o col commercio
informale. Nei quartieri vivono anche insegnanti, operai, spazzini,
impiegati statali, ecc. Il mezzo di trasporto è il chapa ( minibus
privato che sostituisce i mezzi di trasporto pubblici, inesistenti
n.d.t.) che si può prendere nelle vie di grande transito. I
quartieri popolari della cintura di Maputo sono terreno di coltura
di religiosi di diverse chiese, in genere protestanti. Da tutte le
parti si incontrano piccole chiese. Le chiese “zione” sono
frequentate da donne “ portatrici dei più diversi problemi
sociali”, mi ha detto un’abitante del Quartiere Ferroviario das
Mahotas. I curandeiros (medici e assistenti sociali tradizionali
n.d.t.) hanno perso apparentemente terreno di fronte a queste
chiese, che crescono come funghi di fronte al bisogno locale di
dare un senso alla vita. Di notte, le taverne si riempiono, si
beve, e molte volte, si fuma droga; ma, sempre di notte, tornano
alle loro case lavoratori e studenti. “Il problema principale è la
disoccupazione” mi hanno detto alcuni intervistati. E per questo,
per migliaia di persone, la vita assume la forma generalizzata
dell’arrangiarsi, del si salvi chi può. Se non c’è possibilità
d’impiego nei quartieri o nella Maputo città, le persone si
orientano verso il commercio informale, ambulante o stabile, le cui
entrate sono modeste e contingenti. E/o si orientano verso il
furto. I prezzi aumentano, il petrolio, il pane e il riso costano
cari. Ma anche molte altre cose. E quando giunge la notte, giungono
anche i tormenti e le ansie. I malviventi fanno la posta agli
incauti, in gruppo giungono a bussare alla porta di casa. Il furto
regna. Nelle case, gli obiettivi sono gli elettrodomestici e i
televisori. Fuori, nei vicoli, nelle viuzze, sono i cellulari ed il
denaro. Sotto questo aspetto, i quartieri che destano più
preoccupazione sono il Ferroviario e il Saul. Gli abitanti
denunciano alla polizia i furti. Ma, secondo i miei intervistati,
dopo poco tempo i ladri vengono liberati dalle famiglie in cambio
di denaro. Gli intervistati si lamentano anche della polizia di
quartiere, che accusano di corruzione e di cattiveria. Ma la notte,
come ho precedentemente scritto, è anche la notte delle taverne,
con le radio al massimo volume sino a notte fonda, in mezzo
all’alcool e alla droga. Abbandonati alla loro sorte, vittime di
una violenza multiforme (dalla disoccupazione alla rapina), senza
fiducia nella polizia, gli abitanti sono essi stessi
psicologicamente preparati ad essere violenti. Basta una piccola
scintilla perché la violenza esploda. Notte e catarsi Giunge la
notte. La notte è paura, il rischio della rapina, il pericolo
dell’imboscata, la possibilità del furto o della morte, lo spettro
di atti malsani. C’è nei quartieri come una malattia, una malattia
sociale prolungata, formatasi da successivi problemi intrecciati
l’uno all’altro con differenti coefficienti, ma che confluiscono
tutti in una situazione di malessere profondo. Non è sufficiente
vivere con le difficoltà insite nella sopravvivenza: anche queste
difficoltà sono causa della rapina, del furto. La spogliazione,
fisica e morale, tende agguati a tutti. La malattia sociale rende
uguali tutte le persone, tutti sono alla mercè di questa malattia,
regna un profondo eclisse culturale. Il sospetto alberga in ogni
punto, in ogni poro. Esiste una situazione in cui così come la
coscienza della perdita dei valori sociali, delle regole, della
morale si incontra in ogni luogo parimenti accade per il crimine,
la paura, l’insicurezza, l’assenza di futuro. Ogni abitante dei
quartieri sente che esiste un inquinamento sociale, inquinamento
contro cui non c’è difesa poiché il vuoto istituzionale è evidente,
il futuro non esiste, il presente è l’arrangiarsi, la polizia non
dà protezione, lo Stato sta nelle vie illuminate, lontano, dove c’è
il benessere. Una notte qualcuno si accorge di un tentativo di
furto. O qualcuno vede passare un altro qualcuno il cui aspetto
esteriore è sospetto. Questo qualcuno è sposato con la notte. Se la
notte è sospetta, anche lui è sospetto. E il guerriero ninja è
pronto. Non importa se è davvero un malvivente conosciuto. Ciò che
importa è che quel qualcuno è sospetto. E se è sospetto, è
immediatamente colpevole. Il sospetto è tanto misterioso e
straniero quanto la notte. E si alza subito un grido: Al ladro!!!
Immediatamente, come molle che scattano per contagio, un po’ da
ogni parte, tutti urlando, tutti reclamando una punizione, gli
abitanti del quartiere, senza distinzione di sesso e di età, escono
dalle proprie baracche, armati di tutto ciò che hanno potuto
afferrare, roncole, bastoni, zappe, non importa cosa. Si è
rapidamente formata la folla linciatrice e mimetica. Il ladro o il
supposto ladro è intercettato. Tentare di impedire il linciaggio
significa mettere a rischio la propria vita. La folla agisce senza
freni. Avviene il linciaggio. Si aggredisce con violenza, tutti
aggrediscono, è fondamentale aggredire, è come una necessità
vitale, estranea al sociale e alla ragione; si mette un pneumatico
al collo della vittima già incosciente, si sparge petrolio,
qualcuno accende un fiammifero. Il linciato è bruciato vivo, si
urla da ogni parte. E’ la conclusione sacrificale, la catarsi, la
purificazione, la liberazione dai mali accumulati,
dall’inquinamento sociale. Non importa se la vittima è colpevole o
meno, ciò che conta è che rappresenta il capro espiatorio, il quale
deve ricevere tutta l’angoscia sociale accumulata. Gli abitanti
giudicano, in questo modo, che il sociale sia stato ricomposto,
l’identità ricuperata, che questo atto abbia di nuovo ristabilito
la differenza tra la sicurezza e l’insicurezza. Il suo messaggio è
portatore di diversi significati: i cittadini avvisano i governanti
che anche loro sono capaci di violenza e punizione, che hanno anche
loro leggi alternative, che sono capaci di organizzare la propria
vita, che sanno trovare soluzioni quando quelle normali non
giungono dove dovrebbero giungere. Nell’anima dei linciaggi [...] I
linciaggi non hanno a che vedere con la povertà in sé, con la
insoddisfazione dei bisogni fondamentali in sé, con l’assenza della
polizia o degli apparati della giustizia formale in sé, ma con
l’esposizione permanente all’esclusione, con la poliedricità di
tale esclusione. E’ in questa poliedricità di fattori che dobbiamo
tentare di comprendere i terremoti sociali, incluso i linciaggi. Ed
i terremoti possono sorgere soltanto dall’attivazione improvvisa e
circoscritta di uno dei fattori, che poi si ripercuote a cascata
sugli altri.[...]. Ha scritto un giorno Gaston Bachelard che ciò
che si modifica lentamente appartiene alla vita e ciò che si
modifica repentinamente appartiene al fuoco. Per quanto mi
riguarda, questa bella immagine mi permette di dar visibilità a
tutto un processo cumulativo di problemi (la vita nei quartieri di
Maputo, ma anche in quelli di Beira e di Chimoio), problemi che un
certo giorno straripano perché troppo compressi tra gli argini
della vita ed immediatamente danno origine ad un climax brutale,
risolutivo ( il linciaggio col fuoco). Questo non succede in tutte
le città. Succede solo in alcune, per cui occorre approfondire
l’analisi. Infatti, il quadro sociale che ho descritto evidenzia
una saturazione sociale grande, un malessere grande, un’impotenza
grande. Gli abitanti dei quartieri si sentono come inquinati da un
male che ci corrode, da un’insicurezza che ci terrorizza. Lottando
in un mare di problemi relativi alla propria sopravvivenza sono
giunti ad un limite superato il quale non c’è ritorno. Non fu né la
insicurezza nè la mancanza di protezione in sé all’origine del
terremoto sociale del 5 febbraio 2008 (sommossa popolare a Maputo
per l’aumento del prezzo dei trasporti collettivi n.d.t.), bensì,
soprattutto, la molteplicità dei problemi di sopravvivenza,
sopravvivenza materiale e morale, per usare due termini abusati. E’
questa molteplicità di problemi sociali che percuote, ampliandola a
dismisura, la percezione acuta di insicurezza che ha nella
protezione della propria vita e dei propri averi una delle sue basi
fondamentali. Oscurata la ragione, liberata la emotività, cittadini
pacifici, si sono trasformati improvvisamente in furore. Si sono
trasformati in cittadini malvagi non perché lo siano in sé stessi
ma perché, così percepiscono, la vita è malvagia e ci restituisce
la malvagità. Hanno deciso di far giustizia con le proprie mani,
hanno deciso di ignorare la strada delle leggi, hanno deciso di
provare a raggiungere la tranquillità nella forma più brutale che
possa esistere: uccidere una persona prima con le percosse, poi con
il fuoco, in modo crudele, indipendentemente che sia colpevole o
innocente. Poi, consumato l’atto, i cittadini si sentono felici,
poiché ritengono di aver allontanato il male: tutti, uomini, donne,
bambini. La catarsi è collettiva, non ha né età né sesso. Per
questo, generalmente, si assume collettivamente la responsabilità
del linciaggio sacrificale, attraverso la cultura dell’omertà,
quando si cerca di sapere chi siano stati gli autori del
linciaggio. [...] Può succedere – se già non succede – che si siano
formati, al margine degli apparati della giustizia formale, gruppi
autonomi di linciatori, con regole loro proprie. Almeno a Beira, si
hanno indicazioni, riportate pubblicamente dalla stampa, che gruppi
di cittadini di vari quartieri periferici hanno deciso di
privatizzare la giustizia punitrice. […] Il capro espiatorio In
tutto il rito sacrificale del linciaggio, il capro espiatorio è una
figura centrale. In tutti gli articoli fatti dalla stampa, sempre
post mortem, molte volte appare che il linciato è un malvivente
conosciuto. Ma molte altre volte appare che il linciato è uno
sconosciuto. Ed esistono indizi che persone linciate, poche o molte
(penso che non potremo mai ottenere informazioni affidabili a
proposito), sono innocenti. Ma il problema su cui dobbiamo
soffermarci qui è che è poco importante, in una situazione di crisi
sociale, che la persona linciata sia veramente colpevole. Per
spiegarmi meglio: è sufficiente che sia furtivo, dubbio, che esca
di notte nel quartiere, che abbia caratteristiche di vittima
potenziale, caratteristiche strane o considerate tali. […]
Nell’Agosto del 2006, i residenti nel quartiere T 3 di Matola
(città satellite di Maputo n.d.t) chiamarono curandeiros per
scoprire gli assassini che terrorizzavano la zona, poiché
consideravano inefficiente la polizia. Ai curandeiros fu dato un
tempo di 15 giorni per trovare una soluzione e identificare i
criminali. Il dito accusatore fu puntato contro alcuni stranieri
provenienti dallo Zimbabwe e dalla regione dei Grandi Laghi che
risiedevano nel quartiere, capaci, secondo gli abitanti del
quartiere, di trasformarsi in gatti, topi e serpenti per violentare
le donne al calar della notte e uccidere persone, con lo scopo di
toglier loro il sangue per riti magici. Nel Novembre dello scorso
anno, un serpente che si riteneva pericoloso e guidato da uno
stregone, fu ucciso nel quartiere di Singathela, sempre nel
municipio di Matola, dopo che si pensò fosse stato abbandonato dal
proprietario. Vicino al serpente c’era un cucchiaio verde, uno
straccio scuro e una borsa, indizi di probabile stregoneria. La
notizia del pericolo corse tra le gente e i viaggiatori diffusero
la notizia. Il sig. Anibal Menete, per esempio, sostenne che c’era
una relazione con le persone provenienti dall’estero, poiché una
affittacamere aveva sostenuto che il proprietario del serpente
aveva perso la capacità finanziaria di mantenerlo. In un altro
articolo scrissi di una abitante del quartiere Luis Cabral, la
quale mise in relazione i malviventi del quartiere col cimitero,
luogo in cui aveva constatato che alcune persone abitavano.
Inoltre, in un articolo apparso sul settimanale “Magazine
Indipendente”, si sostiene che la signora Maria Sete fu linciata
solo perché sospettata di dar alloggio a malviventi ma anche – e
forse soprattutto – perché era una donna forte, temuta dagli uomini
e perchè una volta, quando stava per essere aggredita, liberò un
serpente. Se la situazione di crisi sociale è acuta, se è
considerata anormale, anormale è anche il capro espiatorio. Non
interessa sapere chi egli sia, purché sia anomalo. Ciò che sembra
essere, è. Non si discute. Chi è strano deve pagare per la
stranezza che esibisce, stranezza che può essere il prodotto di una
cultura storica e che è retro-alimentata da una criminalità senza
confini. Egli paga per il malessere accumulato, per tutto e per
tutti. Una notte, attraverso la violenza dell’aggressione fisica,
egli, vittima indifesa, sarà considerato la soluzione finale, sotto
il fuoco liberatorio e crudele di un pneumatico incendiato e posto
attorno al collo […] (9/4/2008)
6 aprile, 2008 alle 1:39 pm
Arrivo in ritardo, ma con una notizia che trovo molto
significativa: Letizia Moratti fa il muso per l’intervento severo
del Card. Tettamanzi contro la barbara sbrigatività dello sgombero
dei Rom. Letizia non sorride più. Si sente tradita dal suo Vescovo,
che evidentemente altera le sembianze di un Dio che per lei è
Ordine, più che Carità. C’è di che meditare ma io non aggiungo
altro, condividendo totalmente il pensiero di Gad, oltre che la sua
indignazione. E così faccio contento anche DSE che giustamente ama
gli interventi brevi. P.S. Gad, specularmente alla trasmissione
sull’anima, che bello sarebbe seguirne un’altra sui volti di Dio!
Perché si ha un bel dire che Dio è uno. Sarà, ma se anche è uno, ha
un’infinità di facce, intercambiabili a seconda delle necessità.
Facce che per gli uomini sono “personae” – ossia maschere e
personalità, secondo Silvio d’Amico – che ben si adattano al
soggetto che le indossa. Il volto del Dio morattiano è antitetico a
quello del Dio invocato dai Rom. Che anche Dio sia relativista?
6 aprile, 2008 alle 12:20 am
Esseri umani cacciati e braccati, sensa possibilita di difesa,
senza diritto di parola nelle fredde nebbie della Pianura… L’ho
avro gia detto, ma e una immagine che nella sua assurdita mi torna
troppo spesso… Come puo sentirsi un Rrom Rumeno tra l’efficiente
Moratti, le Ronde Padane e il Cristianissimo Calderoli col maiale a
spasso – ricordando le Legioni verdi di Antonescu? Ce l’ho con te,
Gad – ne parli, grazie – ma ne parli troppo poco. E sussurri invece
di gridare. Dovresti gridare anche in memoria degli Ebrei Rumeni.
5 aprile, 2008 alle 10:52 pm
gianni sei così prevedibile che non riesci a stupire, non riesci a
provocare, riesci solo ad annoiare.
4 aprile, 2008 alle 10:36 pm
ma perchè non si sono accampati nel giardino del sindaco ? e questa
donna cosi’ intelligente che trova soluzione ai problemi
distruggendo milano s’è scordata di essere andata alla
manifestazione della liberazione dal fascismo che i rom li bruciava
?
4 aprile, 2008 alle 2:01 pm
13-15-16-18-19- Ecco la trave!
4 aprile, 2008 alle 1:08 pm
E’ proprio vero: questo quasi fanatismo per la vita nascente e
questa assenza sensibilità per il sostegno ai disabili gravi! Mi ha
colpito molto l’articolo del Corriere di domenica 23 marzo, nel
quale Salvatore Crisafulli, immobilizzato dal 2003 dopo un
incidente stradale avvenuto a Catania, parla della sua decisione di
iniziare uno sciopero della fame contro la totale assenza dello
stato nelle politiche assistenziali a chi è vittima di disabilità
gravi. Più o meno dello stesso parere è il direttore del Centro di
Bioetica dell’Università Cattolica, Adriano Pessina, il quale
dichiara: “… in troppi si smarcano quando devono essere fatte
proposte concrete a sostegno della vita… a chi vuol vivere
nessuno pensa”
4 aprile, 2008 alle 12:55 pm
17 – Era chiaro cosa intendessi per “deboli” già dal primo post.
Lascia perdere chi vuole infastidire con una vis polemica
unicamente fine a se stessa.
4 aprile, 2008 alle 11:52 am
Ubik ok!!I primi sono nei vari centri sociali sparsi nella penisola
per loro il verbo lavorare non esiste vedi Caruso&company!!!
4 aprile, 2008 alle 12:09 am
Caro Gad, di a tuo administrator di moderarsi: scrivere qui e
diventato davvero frustrante. MfG i
4 aprile, 2008 alle 12:05 am
tra tante – troppe – tue parole, Gad, devo ringraziarti – e lo sai.
Grazie. i. “una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la
vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi
solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche
il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti
degli immigrati, specie se rom” … “C’è da fare fatica, tutti
insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e
dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l’autorità e il
coraggio di chiedercelo?”
3 aprile, 2008 alle 10:45 pm
E mannaggia a lotta continua (per arricchiti)ha distrutto una
caterva di giovani con baggianate di tal acculturato sofri (ma non
soffre mai) e il nostro Gad e loro si sono arricchiti.Lottavano
contro il potere (degli altri)per instaurarne un altro (il loro)che
pena sembrano dei ciucci bolsi.
3 aprile, 2008 alle 10:42 pm
Maria Paola,hai iniziato bene a parlare di badanti che lavorano e
ti sei addolcita come il miele più stomachevole sui rom.Milano e la
lega razzista solo perchè non vuole soccombere alla violenza?Ma
dove vivi anche tu in un oasi di pace?
3 aprile, 2008 alle 10:07 pm
“Vuoi soluzioni?Eccone una:chi lavora resta in Italia chi si gratta
la pan cia smamma!!!!”… anche se è italiano
3 aprile, 2008 alle 11:52 am
Ubik,mi sembra che sia tu il “rosicone”.Non vuoi che si guardi al
passato della gente,ma scherzi o ci fai,queste persone fanno la
predica a tutti danno patenti di democratici a loro piacimento!!!Io
lavoro in fabbrica,come molti,ma da ragazzo non ho mai fatto le
stronzate della “sinistra-extraparlamentare” con tutti i disastri
che ha poi creato!!!Vuoi soluzioni?Eccone una:chi lavora resta in
Italia chi si gratta la pan cia smamma!!!!
3 aprile, 2008 alle 11:19 am
Non ho mai visto un rom lavorare. O doventano stanziali, oppure per
loro non ci sarà mai un futro dignitoso. e non stracciamoci le
vesti se poi i loro campi vengono sgomberati. La verità è che nella
stragrande maggioranza dei casi i loro campi nomadi sono sporchi e
anche pericolosi per loro stessi (quante volte le roulotte si
incendiano). Non facciamo i buonisti a tutti i costi.
2 aprile, 2008 alle 11:37 pm
Io ho una madre con l’halzaimer e da anni abbiamo a casa una
badante fissa. Abbiamo provato a chiedere ad italiane ma è un
lavoro duro, sacrificato e non lo vogliono fare. Le diverse badanti
che abbiamo avuto sono tutte rumene, capaci di sacrificio, oneste e
allegre molto legate alla famiglia per la quale vengono a lavorare
in Italia. Io ringrazio tutti i giorni per loro e non sono mai
abbastanza i soldi che diamo per quello che fanno. Spero di
continuare ad apprezzarle per l’amore che dimostrano per mia madre
e se un domani dovessi avere una brutta esperienza spero di non
considerarle persone cattive e di serie b in blocco come alcuni
considerano gli italiani mafiosi e i sardi banditi. Mi pare che
Milano da quando è nata la lega si stia chiudendo in una mentalità
razzista e classista, non le fa onore. Anche gli zingari sanguinano
e soffrono e i loro figli piangono se hanno paura o freddo, è così
difficile guardarli come esseri umani? Stiamo perdendo la
solidarietà, l’umanità?
2 aprile, 2008 alle 10:52 pm
Scrivi qui il tuo commento Gentile Dottor Lerner nei giorni scorsi
ho scritto e pubblicato questo articolo. Stasera l’ho seguito in
tv. Per questo motivo le giro l’articolo. Un saluto e buon lavoro.
Francesco Pira Perizoma, bullismo e magie… di Francesco Pira La
tentazione di non scrivere di campagna elettorale è fortissima. Ma
come si fa a resistere. E’ ormai diventata una quasi totale
dipendenza. Ci sono dei fatti e misfatti troppo ghiotti per non
essere raccontati. A partire dall’onorevole Giulio Tremonti che su
YouTube si confessa e mostra il volto umano del ragazzo che in
collegio subì episodi di bullismo. Lui avvocato di grido, docente
universitario di rango, ex e futuro ministro fu chiuso per
un’intera notte dentro un armadio. Sarebbe bello intervistare i
suoi amici politici e i competitori per capire quale potrebbe
essere un commento ultile. Per esempio mi piacerebbe sentire non un
latrato di un comunista che indica in lui il vero protagonista dei
“condoni fiscali” che spingono gli italiani a non pagare le tasse.
Ma magari per fare un nome a caso quello che pensa Daniela
Santanchè o Francesco Storace. Proprio lui l’ex presidente della
Regione Lazio, l’ex Ministro della Sanità, lui Epurator che nelle
ultime ore ha anche mortificato il Divino Mago Otelma. Povero, il
mago, si era soltanto permesso di proporre “un rituale magico
propiziatorio, in forma pubblica e modalità concordate per superare
il 4%”. La risposta di Storace non si è fatta mica attendere: “Ci
si pulisca il c….” E’ vero Il Divino Mago Otelma se l’è veramente
cercata. Con tutti quei buoni a cui poteva proporre questa cosa si
è rivolta al più maschio dei politici italiani. Forse Enrico
Boselli sarebbe stato più cauto nella risposta. Avrebbe affidato
una dichiarazione alle agenzie: “noi socialisti ora che abbiamo
recuperato il simbolo e l’unità non possiamo certo affidarci a
improbabili attenzione da parte di un Mago di indubbia fede
politica”. O magari avrebbe potuto proporlo a Di Pietro che
certamente avrebbe liquidato la cosa con un “ke c’azzecca”. Proprio
il povero ex Pm di Mani Pulite a cui in questa campagna elettorale
Il Giornale ha contato tutti gli appartamenti acquistati. Ed in
questa campagna straordinariamente comunicativa è appasionante
sapere che le deputate Laura Ravetto del Popolo della Libertà e
Alessia Mosca del Partito Democratico hanno tra i loro indumenti
preferiti il perizoma. Ma l’ex ministro Stefania Prestigiacomo non
ha ceduto alle lusinghe del settimanale Chi e non ha fatto alcuna
dichiarazione sui suoi reggiseni o sulle sue mutande. Cosa avrà da
nascondere? Per restare in Sicilia scoprire, e questo l’ha scritto
Marco Travaglio e quindi non un cattivo giornale di destra, che la
figlia dell’ex ministro siciliano Totò Cardinale, candidata in
Sicilia e sicuramente eletta nel Pd non ha tempo di leggere libri,
anzi non ne legge perchè studia. Che campagna elettorale ci tocca a
noi poveri italiani. I politici stanno svelando tutto o quasi. Ci
manca Giuliano Ferrara che vuole spogliarsi nudo nella sua
battaglia antiaborto (chssà se anche lui usa il perizoma….) o
scoprire che Storace dopo aver litigato con il Mago Otelma mette a
rischio la sua elezione. Perchè è vero che ha avuto una reazione
violenta quando il Divino Otelma gli ha proposto il rito
propiziatorio per la Camera. Ma lui forse ne voleva uno per il
Senato dove proprio Storace è candidato e deve superare l’8%.
Insomma per chi come me studia e insegna comunicazione, anche
politica, non sarà molto facile raccontare questa campagna
elettorale. E poi dover portare come esempio i ricordi da ragazzo
di Tremonti, le rispostacce di Storace e gli indumenti intimi delle
deputate. Non è finita! Il bello deve ancora arrivare. Il circo
continua.
2 aprile, 2008 alle 10:33 pm
Scrivi qui il tuo commento Ecco perchè tanto poco spazio in
politica per le donne! Un pollaio schiamazzante con un gallo che fa
cicchirichi ma nessuna delle galline lo sta a sentire. Gad, per
piacere, smetti di fare trasmissioni televisive di pessimo livello!
2 aprile, 2008 alle 10:18 pm
questa trasmissione dimostra perchè le donne non possono fare
politica: perchè c’è sempre un Gad Lerner “moderatore” che vuole
insegnargli cosa devono dire e pensare. questa conduzione è
maschilismo puro.