Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
  • Utente: Password: Password dimenticata? | Registrati
    Utente: E-mail: Riceverai la password via email. Entra | Password dimenticata?
    Utente: E-mail: Controlla la tua casella email. Entra | Registrati
  • 16 mar - 10:16: La censura delle news Rai favorisce i nostri ascolti a La7. Ma è concorrenza sleale, cioè resta un'indecenza ...

    Lascia un commento 65 commenti

    La cacciata dei rom

    mercoledì, 2 aprile 2008

    Rassegna Stampa

    rom.jpgQuesto articolo è uscito oggi su “Repubblica”.
    Nutrire il pianeta”, è l’ambizioso tema dell’Expo 2015 che ha attirato su Milano i consensi (decisivi) di un’Africa affamata. Ma nel frattempo riuscirà Milano a nutrire le sue poche migliaia di profughi, e magari a rispettarne i diritti umani anche quando impone loro le regole della legalità?
    Non sappiamo dove abbiano dormito stanotte le donne incinte e i bambini sgomberati dal campo di via Bovisasca. Sappiamo solo che la polizia li ha già intercettati nel vagabondaggio prima che raggiungessero altri rifugi illegali come via Colico o il cavalcavia Bacula di Quarto Oggiaro, appositamente ostruito con blocchi di cemento. Né troveranno posto alla Casa della Carità di don Colmegna, completamente satura dopo avere allestito un prefabbricato in cortile per i settanta di via San Dionigi: anche loro sgomberati senza alcuna soluzione alternativa prevista dalle istituzioni. Stava per cominciare l’anno scolastico. Ci furono insegnanti straordinarie che andarono a riprendersi uno a uno i loro bambini dispersi fra campi e dormitori, per dare seguito alla preziosa fatica dell’inserimento sociale.
    Sono mesi che le cronache locali tuonano: “Spazzare via i campi rom”. Titoli di cui un giorno, troppo tardi, si vergogneranno. Ignorando quel che pacatamente ricordava ieri il sito della Diocesi di Milano: tra gli sgomberati di via Bovisasca (situazione insostenibile che richiedeva un intervento, ma civile) ci sono rom e romeni di altra etnia –che importa?- che lavorano regolarmente nei cantieri della Fiera, con tanto di permesso di soggiorno. Dieci ore al giorno, per sei giorni, pagati 800 euro al mese. Timbreranno il cartellino pure oggi, dopo la notte all’addiaccio, dopo l’inutile tentativo di spostare la baracca un po’ più in là, visto che il Comune non ha offerto soluzioni d’emergenza neppure per i figli e le mogli incinte, figuriamoci per i lavoratori della Fiera?
    Il dilemma non deve essere considerato fra quelli “eticamente sensibili” da una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti degli immigrati, specie se rom, in una campagna elettorale che nel Lombardo-Veneto si affida a capilista confindustriali, il risultato è che in via Bovisasca ci vanno solo gli appassionati di conflitti estremi. E’ il set ideale per disfide trash, Daniela Santanchè (con o senza tacchi a spillo) contro la candidata rom della Sinistra arcobaleno. Dove tramonta l’idea che Milano, la città che vuole nutrire il mondo, possa cominciare in casa propria a mettere insieme legalità e integrazione. Sgomberi con ricoveri per mamme e bambini. Lavoro regolare per gli immigrati, con soluzioni abitative provvisorie e istruzione garantita ai figli. Cioè proprio le stesse misure elementari che saremmo disposti a finanziare nei campi profughi africani.
    In assenza della politica, a ricordarcelo dev’essere ancora una volta l’arcivescovo Tettamanzi: “La legalità è sacrosanta. Ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani”. Oppure il Tribunale dei minori che ammonisce il Comune di Milano sui suoi obblighi di tutela dell’infanzia, completamente disattesi.
    Sarebbe assurdo suddividere Milano in buoni e cattivi, di fronte alle sue imbarazzanti disuguaglianze e al volto sporco della povertà. C’è da fare fatica, tutti insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l’autorità e il coraggio di chiedercelo?

    Scintille - Compra subito su Feltrinelli.it

    Articolo di:

    Gad - che ha scritto 1109 post su Gad Lerner.


    Commenti per questo articolo

    Altri commenti: [2] 1 » Mostra tutti i commenti

    1. 78
      vanessa scrive:

      Spero che ciò che scrivo non venga interpretato male , volevo solo
      dire che per quanto riguarda molti paesi , a noi ci converrebbe
      investire nel loro paese i soldi che noi diamo in vari modi a molti
      stranieri che vivono in italia , loro non sarebbero più costretti a
      migrare e a noi siccome la loro valuta ha un potere di acquisto
      molto minore della nostra , riuscirebbero anche loro a vivere
      meglio , tanto comunque i soldi che loro guadanano o procurano in
      alri 1000 modi in italia spesso vengono comunque portati all’estero
      e non vengono spesi qui da noi. mi esprimo in modo contorto ma
      spero di essere compresa

    2. 77
      Pina M. scrive:

      Scrivi qui il tuo commento e’ vero la sinistra non è stata votata
      per timore che vincesse Berlusconi. Anche io alla camera ho votato
      PD per queto timore (al senato mi sono fatta coraggio e ho votato
      SA per dare il voto a Claudio Fava).Secondo me la SA avrebbe dovuto
      allearsi con il PD.In quel caso qualcosa in più forse si sarebbe
      ottenuto. MA ormai è andata cosi. Per adesso ci lecchiamo le ferite
      sperando che domani succede qualcosa di nuovo. Saluti Pina M.

    3. 76
      mario scrive:

      SLa sinistra estrema è sparita unicamente per “odio “ nei confronti
      d i Berlusconi: piuttosto che rischiare che vincesse lui, si sono
      turati il naso ed hanno votato PD. Lei signor Gad Lerner, parla
      sempre troppo: ai telespettatori non interessa il suo parere che
      conosciamo, ma quello dei suoi ospiti. Buona sera crivi qui il tuo
      commento

    4. 75
      francesco mantero scrive:

      ipocrisia infinita di una società che sbandiera ai quattro venti i
      “valori” cristiani e poi si comporta come la borghesia oligarchica
      sudamericana. I campi rom sono comunque un grosso problema che se
      non gestito-con la collaborazione attiva degli interessati-porterà
      altro razzismo e altri voti alla destra.

    5. 74
      federico scrive:

      studia gianni studia…..vedrai che non è doloroso e ….alla fine
      ti farà bene

    6. 73
      gianni scrive:

      Finalmente antoni sarmi ha aperto bocca e si sente ,alito
      pesante,mellifluo,acidulo si proprio come il buon samaritano
      veltroni;ma non doveva andare in Africa?Lo avranno respinto non
      vogliono miele,produce carie.Il ricco pensionato veltroni però è il
      nuovo, (nuovo?)ha fatto la battuta.Gianni.

    7. 72
      gianni scrive:

      X federico,sei cosi’ stantio,vecchio non stupisci ma fai ridere e
      sei pure logorroico,poveretto…

    8. 71
      Antonio Sarmi scrive:

      Ci risiamo: fascisi, razzisti, muscoli e fucili contro i deboli
      caricati del ruolo di capri espiatori come a suo tempo dai tedeschi
      degli anni trenta in un mare di difficoltà economico-sociali;
      allora gli ebrei oggi i rom. Anche oggi come allora violenti che si
      offrono difensori della religione, della Chiesa,di Dio con loro!!
      Silenzio anche degli industriali ed impresari. Sono astuti
      silenzi.Solo la vocina del card.Tettamanzi insufficiente ad
      arrestare la diffusione di questa cultura barbara, ma abbastanza ad
      acquietare le coscenze di molti incerti.Stiamo forse ascoltando il
      silenzio di un novello PioXII ??? Antonio Sarmi

    9. 70
      federico scrive:

      Linciaggio, eclissi del sociale e capro espiatorio di Carlos Serra
      Questo articolo è apparso sul settimanale “SAVANA” – Maputo il 7
      marzo 2008, in seguito al susseguirsi di atti di linciaggio (18 nei
      primi due mesi del 2008) che si sono verificati in diverse città
      del Mozambico. L’autore, Carlos Serra, è uno dei più stimati
      sociologi mozambicani. Ne riportiamo ampi stralci. Introduzione I
      linciaggi che continuano a verificarsi in tre città del Paese
      (Maputo, Beira e Chimoio) suscitano i più svariati interrogativi,
      le più svariate paure e i più svariati dubbi. Esiste un’opinione
      generale secondo cui i linciaggi avvengono perché la polizia è
      assente, perché la polizia non protegge i cittadini. In altre
      parole, si suppone che se ci fosse più polizia sul territorio ci
      sarebbero meno linciaggi, le persone sarebbero più protette nei
      confronti della criminalità e, per questo motivo, non
      privatizzerebbero la giustizia, non lincerebbero altre persone con
      la convinzione che in questo modo si possano risolvere i problemi
      sociali, non applicherebbero la giustizia totale e disumana della
      morte sommaria, assolutamente definitiva, redentrice, versando in
      un unico atto sterminatore una rabbia sociale accumulata. Questo
      quadro non può essere dimenticato, ma è mia opinione che il
      problema sia più complesso di quanto si pensi, ed esiga un indagine
      più profonda delle strutture di questo malessere. Avanzo l’ipotesi
      che il problema sia connesso con la sensazione comune di un eclisse
      dei valori sociali e culturali, con la sensazione che tutto, nella
      società, si sia trasformato in qualcosa di non sostenibile ed
      indifferenziato, con la convinzione che le istituzioni si siano
      indebolite, e che la vita si stia trasformando in un caos. La
      criminalità è solo uno degli aspetti del problema, per quanto
      importante. Ma in realtà questo è un problema poliedrico. E
      nell’intreccio variegato del problema la ricerca del capro
      espiatorio è vitale, è come la metastasi nel nodulo della vita. […]
      Struttura dei quartieri periferici di Maputo Mi si permetta di dire
      qualcosa sulla struttura dei quartieri periferici della città di
      Maputo, una specie di concentrato nazionale, con gente giunta da
      tutte le parti del paese. Di fatto, Maputo esprime coefficienti di
      violenza maggiori di qualsiasi altra città del Paese. I suoi
      quartieri periferici sono formati da un immenso agglomerato di
      mattoni, e qua e là da capanne di canne. Strette viuzze costeggiano
      le case, molto vicine le une alle altre. Queste dovrebbero di
      regola essere illuminate, e la popolazione fa qualsiasi cosa
      affinché un po’ di energia elettrica giunga nelle proprie
      abitazioni. Se non c’è energia elettrica, si usa un lumino. Però,
      nelle strade, di notte non esiste illuminazione. Le viuzze dei
      quartieri rimangono immerse nell’oscurità. Le strade illuminate
      sono lontane, sono le vie di grande transito, come per esempio la
      Strada Nazionale n.1, l’Avenida Vladimir Lenin, l’Avenida de
      Mozambique, dove staziona di notte la polizia. [...] Di norma, in
      questi quartieri esistono commissariati di polizia (ma la Zona
      Verde, per esempio, non li ha) ma pochi hanno la polizia di
      quartiere. Inoltre, secondo le mie fonti, i commissariati di
      polizia sono insufficienti e dispongono di pochi mezzi. Per
      esempio, non hanno auto. Nei quartieri vivono migliaia di persone,
      che si sono insediate in seguito alla guerra civile e di solito
      senza attenersi ai permessi municipali. Gli aggregati familiari
      sono enormi. Ci sono famiglie con più di nove persone che vivono
      nella stessa baracca. Ma anche famiglie composte da 15 persone. Una
      parte significativa degli abitanti è composta da giovani,
      disoccupati, che vive di lavori giornalieri o col commercio
      informale. Nei quartieri vivono anche insegnanti, operai, spazzini,
      impiegati statali, ecc. Il mezzo di trasporto è il chapa ( minibus
      privato che sostituisce i mezzi di trasporto pubblici, inesistenti
      n.d.t.) che si può prendere nelle vie di grande transito. I
      quartieri popolari della cintura di Maputo sono terreno di coltura
      di religiosi di diverse chiese, in genere protestanti. Da tutte le
      parti si incontrano piccole chiese. Le chiese “zione” sono
      frequentate da donne “ portatrici dei più diversi problemi
      sociali”, mi ha detto un’abitante del Quartiere Ferroviario das
      Mahotas. I curandeiros (medici e assistenti sociali tradizionali
      n.d.t.) hanno perso apparentemente terreno di fronte a queste
      chiese, che crescono come funghi di fronte al bisogno locale di
      dare un senso alla vita. Di notte, le taverne si riempiono, si
      beve, e molte volte, si fuma droga; ma, sempre di notte, tornano
      alle loro case lavoratori e studenti. “Il problema principale è la
      disoccupazione” mi hanno detto alcuni intervistati. E per questo,
      per migliaia di persone, la vita assume la forma generalizzata
      dell’arrangiarsi, del si salvi chi può. Se non c’è possibilità
      d’impiego nei quartieri o nella Maputo città, le persone si
      orientano verso il commercio informale, ambulante o stabile, le cui
      entrate sono modeste e contingenti. E/o si orientano verso il
      furto. I prezzi aumentano, il petrolio, il pane e il riso costano
      cari. Ma anche molte altre cose. E quando giunge la notte, giungono
      anche i tormenti e le ansie. I malviventi fanno la posta agli
      incauti, in gruppo giungono a bussare alla porta di casa. Il furto
      regna. Nelle case, gli obiettivi sono gli elettrodomestici e i
      televisori. Fuori, nei vicoli, nelle viuzze, sono i cellulari ed il
      denaro. Sotto questo aspetto, i quartieri che destano più
      preoccupazione sono il Ferroviario e il Saul. Gli abitanti
      denunciano alla polizia i furti. Ma, secondo i miei intervistati,
      dopo poco tempo i ladri vengono liberati dalle famiglie in cambio
      di denaro. Gli intervistati si lamentano anche della polizia di
      quartiere, che accusano di corruzione e di cattiveria. Ma la notte,
      come ho precedentemente scritto, è anche la notte delle taverne,
      con le radio al massimo volume sino a notte fonda, in mezzo
      all’alcool e alla droga. Abbandonati alla loro sorte, vittime di
      una violenza multiforme (dalla disoccupazione alla rapina), senza
      fiducia nella polizia, gli abitanti sono essi stessi
      psicologicamente preparati ad essere violenti. Basta una piccola
      scintilla perché la violenza esploda. Notte e catarsi Giunge la
      notte. La notte è paura, il rischio della rapina, il pericolo
      dell’imboscata, la possibilità del furto o della morte, lo spettro
      di atti malsani. C’è nei quartieri come una malattia, una malattia
      sociale prolungata, formatasi da successivi problemi intrecciati
      l’uno all’altro con differenti coefficienti, ma che confluiscono
      tutti in una situazione di malessere profondo. Non è sufficiente
      vivere con le difficoltà insite nella sopravvivenza: anche queste
      difficoltà sono causa della rapina, del furto. La spogliazione,
      fisica e morale, tende agguati a tutti. La malattia sociale rende
      uguali tutte le persone, tutti sono alla mercè di questa malattia,
      regna un profondo eclisse culturale. Il sospetto alberga in ogni
      punto, in ogni poro. Esiste una situazione in cui così come la
      coscienza della perdita dei valori sociali, delle regole, della
      morale si incontra in ogni luogo parimenti accade per il crimine,
      la paura, l’insicurezza, l’assenza di futuro. Ogni abitante dei
      quartieri sente che esiste un inquinamento sociale, inquinamento
      contro cui non c’è difesa poiché il vuoto istituzionale è evidente,
      il futuro non esiste, il presente è l’arrangiarsi, la polizia non
      dà protezione, lo Stato sta nelle vie illuminate, lontano, dove c’è
      il benessere. Una notte qualcuno si accorge di un tentativo di
      furto. O qualcuno vede passare un altro qualcuno il cui aspetto
      esteriore è sospetto. Questo qualcuno è sposato con la notte. Se la
      notte è sospetta, anche lui è sospetto. E il guerriero ninja è
      pronto. Non importa se è davvero un malvivente conosciuto. Ciò che
      importa è che quel qualcuno è sospetto. E se è sospetto, è
      immediatamente colpevole. Il sospetto è tanto misterioso e
      straniero quanto la notte. E si alza subito un grido: Al ladro!!!
      Immediatamente, come molle che scattano per contagio, un po’ da
      ogni parte, tutti urlando, tutti reclamando una punizione, gli
      abitanti del quartiere, senza distinzione di sesso e di età, escono
      dalle proprie baracche, armati di tutto ciò che hanno potuto
      afferrare, roncole, bastoni, zappe, non importa cosa. Si è
      rapidamente formata la folla linciatrice e mimetica. Il ladro o il
      supposto ladro è intercettato. Tentare di impedire il linciaggio
      significa mettere a rischio la propria vita. La folla agisce senza
      freni. Avviene il linciaggio. Si aggredisce con violenza, tutti
      aggrediscono, è fondamentale aggredire, è come una necessità
      vitale, estranea al sociale e alla ragione; si mette un pneumatico
      al collo della vittima già incosciente, si sparge petrolio,
      qualcuno accende un fiammifero. Il linciato è bruciato vivo, si
      urla da ogni parte. E’ la conclusione sacrificale, la catarsi, la
      purificazione, la liberazione dai mali accumulati,
      dall’inquinamento sociale. Non importa se la vittima è colpevole o
      meno, ciò che conta è che rappresenta il capro espiatorio, il quale
      deve ricevere tutta l’angoscia sociale accumulata. Gli abitanti
      giudicano, in questo modo, che il sociale sia stato ricomposto,
      l’identità ricuperata, che questo atto abbia di nuovo ristabilito
      la differenza tra la sicurezza e l’insicurezza. Il suo messaggio è
      portatore di diversi significati: i cittadini avvisano i governanti
      che anche loro sono capaci di violenza e punizione, che hanno anche
      loro leggi alternative, che sono capaci di organizzare la propria
      vita, che sanno trovare soluzioni quando quelle normali non
      giungono dove dovrebbero giungere. Nell’anima dei linciaggi [...] I
      linciaggi non hanno a che vedere con la povertà in sé, con la
      insoddisfazione dei bisogni fondamentali in sé, con l’assenza della
      polizia o degli apparati della giustizia formale in sé, ma con
      l’esposizione permanente all’esclusione, con la poliedricità di
      tale esclusione. E’ in questa poliedricità di fattori che dobbiamo
      tentare di comprendere i terremoti sociali, incluso i linciaggi. Ed
      i terremoti possono sorgere soltanto dall’attivazione improvvisa e
      circoscritta di uno dei fattori, che poi si ripercuote a cascata
      sugli altri.[...]. Ha scritto un giorno Gaston Bachelard che ciò
      che si modifica lentamente appartiene alla vita e ciò che si
      modifica repentinamente appartiene al fuoco. Per quanto mi
      riguarda, questa bella immagine mi permette di dar visibilità a
      tutto un processo cumulativo di problemi (la vita nei quartieri di
      Maputo, ma anche in quelli di Beira e di Chimoio), problemi che un
      certo giorno straripano perché troppo compressi tra gli argini
      della vita ed immediatamente danno origine ad un climax brutale,
      risolutivo ( il linciaggio col fuoco). Questo non succede in tutte
      le città. Succede solo in alcune, per cui occorre approfondire
      l’analisi. Infatti, il quadro sociale che ho descritto evidenzia
      una saturazione sociale grande, un malessere grande, un’impotenza
      grande. Gli abitanti dei quartieri si sentono come inquinati da un
      male che ci corrode, da un’insicurezza che ci terrorizza. Lottando
      in un mare di problemi relativi alla propria sopravvivenza sono
      giunti ad un limite superato il quale non c’è ritorno. Non fu né la
      insicurezza nè la mancanza di protezione in sé all’origine del
      terremoto sociale del 5 febbraio 2008 (sommossa popolare a Maputo
      per l’aumento del prezzo dei trasporti collettivi n.d.t.), bensì,
      soprattutto, la molteplicità dei problemi di sopravvivenza,
      sopravvivenza materiale e morale, per usare due termini abusati. E’
      questa molteplicità di problemi sociali che percuote, ampliandola a
      dismisura, la percezione acuta di insicurezza che ha nella
      protezione della propria vita e dei propri averi una delle sue basi
      fondamentali. Oscurata la ragione, liberata la emotività, cittadini
      pacifici, si sono trasformati improvvisamente in furore. Si sono
      trasformati in cittadini malvagi non perché lo siano in sé stessi
      ma perché, così percepiscono, la vita è malvagia e ci restituisce
      la malvagità. Hanno deciso di far giustizia con le proprie mani,
      hanno deciso di ignorare la strada delle leggi, hanno deciso di
      provare a raggiungere la tranquillità nella forma più brutale che
      possa esistere: uccidere una persona prima con le percosse, poi con
      il fuoco, in modo crudele, indipendentemente che sia colpevole o
      innocente. Poi, consumato l’atto, i cittadini si sentono felici,
      poiché ritengono di aver allontanato il male: tutti, uomini, donne,
      bambini. La catarsi è collettiva, non ha né età né sesso. Per
      questo, generalmente, si assume collettivamente la responsabilità
      del linciaggio sacrificale, attraverso la cultura dell’omertà,
      quando si cerca di sapere chi siano stati gli autori del
      linciaggio. [...] Può succedere – se già non succede – che si siano
      formati, al margine degli apparati della giustizia formale, gruppi
      autonomi di linciatori, con regole loro proprie. Almeno a Beira, si
      hanno indicazioni, riportate pubblicamente dalla stampa, che gruppi
      di cittadini di vari quartieri periferici hanno deciso di
      privatizzare la giustizia punitrice. […] Il capro espiatorio In
      tutto il rito sacrificale del linciaggio, il capro espiatorio è una
      figura centrale. In tutti gli articoli fatti dalla stampa, sempre
      post mortem, molte volte appare che il linciato è un malvivente
      conosciuto. Ma molte altre volte appare che il linciato è uno
      sconosciuto. Ed esistono indizi che persone linciate, poche o molte
      (penso che non potremo mai ottenere informazioni affidabili a
      proposito), sono innocenti. Ma il problema su cui dobbiamo
      soffermarci qui è che è poco importante, in una situazione di crisi
      sociale, che la persona linciata sia veramente colpevole. Per
      spiegarmi meglio: è sufficiente che sia furtivo, dubbio, che esca
      di notte nel quartiere, che abbia caratteristiche di vittima
      potenziale, caratteristiche strane o considerate tali. […]
      Nell’Agosto del 2006, i residenti nel quartiere T 3 di Matola
      (città satellite di Maputo n.d.t) chiamarono curandeiros per
      scoprire gli assassini che terrorizzavano la zona, poiché
      consideravano inefficiente la polizia. Ai curandeiros fu dato un
      tempo di 15 giorni per trovare una soluzione e identificare i
      criminali. Il dito accusatore fu puntato contro alcuni stranieri
      provenienti dallo Zimbabwe e dalla regione dei Grandi Laghi che
      risiedevano nel quartiere, capaci, secondo gli abitanti del
      quartiere, di trasformarsi in gatti, topi e serpenti per violentare
      le donne al calar della notte e uccidere persone, con lo scopo di
      toglier loro il sangue per riti magici. Nel Novembre dello scorso
      anno, un serpente che si riteneva pericoloso e guidato da uno
      stregone, fu ucciso nel quartiere di Singathela, sempre nel
      municipio di Matola, dopo che si pensò fosse stato abbandonato dal
      proprietario. Vicino al serpente c’era un cucchiaio verde, uno
      straccio scuro e una borsa, indizi di probabile stregoneria. La
      notizia del pericolo corse tra le gente e i viaggiatori diffusero
      la notizia. Il sig. Anibal Menete, per esempio, sostenne che c’era
      una relazione con le persone provenienti dall’estero, poiché una
      affittacamere aveva sostenuto che il proprietario del serpente
      aveva perso la capacità finanziaria di mantenerlo. In un altro
      articolo scrissi di una abitante del quartiere Luis Cabral, la
      quale mise in relazione i malviventi del quartiere col cimitero,
      luogo in cui aveva constatato che alcune persone abitavano.
      Inoltre, in un articolo apparso sul settimanale “Magazine
      Indipendente”, si sostiene che la signora Maria Sete fu linciata
      solo perché sospettata di dar alloggio a malviventi ma anche – e
      forse soprattutto – perché era una donna forte, temuta dagli uomini
      e perchè una volta, quando stava per essere aggredita, liberò un
      serpente. Se la situazione di crisi sociale è acuta, se è
      considerata anormale, anormale è anche il capro espiatorio. Non
      interessa sapere chi egli sia, purché sia anomalo. Ciò che sembra
      essere, è. Non si discute. Chi è strano deve pagare per la
      stranezza che esibisce, stranezza che può essere il prodotto di una
      cultura storica e che è retro-alimentata da una criminalità senza
      confini. Egli paga per il malessere accumulato, per tutto e per
      tutti. Una notte, attraverso la violenza dell’aggressione fisica,
      egli, vittima indifesa, sarà considerato la soluzione finale, sotto
      il fuoco liberatorio e crudele di un pneumatico incendiato e posto
      attorno al collo […] (9/4/2008)

    10. 69
      mrs.edy scrive:

      Arrivo in ritardo, ma con una notizia che trovo molto
      significativa: Letizia Moratti fa il muso per l’intervento severo
      del Card. Tettamanzi contro la barbara sbrigatività dello sgombero
      dei Rom. Letizia non sorride più. Si sente tradita dal suo Vescovo,
      che evidentemente altera le sembianze di un Dio che per lei è
      Ordine, più che Carità. C’è di che meditare ma io non aggiungo
      altro, condividendo totalmente il pensiero di Gad, oltre che la sua
      indignazione. E così faccio contento anche DSE che giustamente ama
      gli interventi brevi. P.S. Gad, specularmente alla trasmissione
      sull’anima, che bello sarebbe seguirne un’altra sui volti di Dio!
      Perché si ha un bel dire che Dio è uno. Sarà, ma se anche è uno, ha
      un’infinità di facce, intercambiabili a seconda delle necessità.
      Facce che per gli uomini sono “personae” – ossia maschere e
      personalità, secondo Silvio d’Amico – che ben si adattano al
      soggetto che le indossa. Il volto del Dio morattiano è antitetico a
      quello del Dio invocato dai Rom. Che anche Dio sia relativista?

    11. 68
      ilja scrive:

      Esseri umani cacciati e braccati, sensa possibilita di difesa,
      senza diritto di parola nelle fredde nebbie della Pianura… L’ho
      avro gia detto, ma e una immagine che nella sua assurdita mi torna
      troppo spesso… Come puo sentirsi un Rrom Rumeno tra l’efficiente
      Moratti, le Ronde Padane e il Cristianissimo Calderoli col maiale a
      spasso – ricordando le Legioni verdi di Antonescu? Ce l’ho con te,
      Gad – ne parli, grazie – ma ne parli troppo poco. E sussurri invece
      di gridare. Dovresti gridare anche in memoria degli Ebrei Rumeni.

    12. 67
      federico scrive:

      gianni sei così prevedibile che non riesci a stupire, non riesci a
      provocare, riesci solo ad annoiare.

    13. 66
      Lina scrive:

      ma perchè non si sono accampati nel giardino del sindaco ? e questa
      donna cosi’ intelligente che trova soluzione ai problemi
      distruggendo milano s’è scordata di essere andata alla
      manifestazione della liberazione dal fascismo che i rom li bruciava
      ?

    14. 65
      adele scrive:

      13-15-16-18-19- Ecco la trave!

    15. 64
      Paola scrive:

      E’ proprio vero: questo quasi fanatismo per la vita nascente e
      questa assenza sensibilità per il sostegno ai disabili gravi! Mi ha
      colpito molto l’articolo del Corriere di domenica 23 marzo, nel
      quale Salvatore Crisafulli, immobilizzato dal 2003 dopo un
      incidente stradale avvenuto a Catania, parla della sua decisione di
      iniziare uno sciopero della fame contro la totale assenza dello
      stato nelle politiche assistenziali a chi è vittima di disabilità
      gravi. Più o meno dello stesso parere è il direttore del Centro di
      Bioetica dell’Università Cattolica, Adriano Pessina, il quale
      dichiara: “… in troppi si smarcano quando devono essere fatte
      proposte concrete a sostegno della vita… a chi vuol vivere
      nessuno pensa”

    16. 63
      Paola scrive:

      17 – Era chiaro cosa intendessi per “deboli” già dal primo post.
      Lascia perdere chi vuole infastidire con una vis polemica
      unicamente fine a se stessa.

    17. 62
      VAN BASTEN scrive:

      Ubik ok!!I primi sono nei vari centri sociali sparsi nella penisola
      per loro il verbo lavorare non esiste vedi Caruso&company!!!

    18. 61
      ilja scrive:

      Caro Gad, di a tuo administrator di moderarsi: scrivere qui e
      diventato davvero frustrante. MfG i

    19. 60
      ilja scrive:

      tra tante – troppe – tue parole, Gad, devo ringraziarti – e lo sai.
      Grazie. i. “una destra lombarda ansiosissima di salvaguardare la
      vita nascente, ma indisponibile a scucire un solo euro per villaggi
      solidali che diano ricovero ai senzatetto già nati. E siccome anche
      il Partito democratico trova poco glamour rappresentare i diritti
      degli immigrati, specie se rom” … “C’è da fare fatica, tutti
      insieme. Ma siamo pur sempre una delle metropoli più ricche e
      dinamiche del mondo, possibile che nessuno abbia l’autorità e il
      coraggio di chiedercelo?”

    20. 59
      gianni scrive:

      E mannaggia a lotta continua (per arricchiti)ha distrutto una
      caterva di giovani con baggianate di tal acculturato sofri (ma non
      soffre mai) e il nostro Gad e loro si sono arricchiti.Lottavano
      contro il potere (degli altri)per instaurarne un altro (il loro)che
      pena sembrano dei ciucci bolsi.

    21. 58
      gianni scrive:

      Maria Paola,hai iniziato bene a parlare di badanti che lavorano e
      ti sei addolcita come il miele più stomachevole sui rom.Milano e la
      lega razzista solo perchè non vuole soccombere alla violenza?Ma
      dove vivi anche tu in un oasi di pace?

    22. 57
      ubik scrive:

      “Vuoi soluzioni?Eccone una:chi lavora resta in Italia chi si gratta
      la pan cia smamma!!!!”… anche se è italiano :-)

    23. 56
      VAN BASTEN scrive:

      Ubik,mi sembra che sia tu il “rosicone”.Non vuoi che si guardi al
      passato della gente,ma scherzi o ci fai,queste persone fanno la
      predica a tutti danno patenti di democratici a loro piacimento!!!Io
      lavoro in fabbrica,come molti,ma da ragazzo non ho mai fatto le
      stronzate della “sinistra-extraparlamentare” con tutti i disastri
      che ha poi creato!!!Vuoi soluzioni?Eccone una:chi lavora resta in
      Italia chi si gratta la pan cia smamma!!!!

    24. 55
      Cosimo scrive:

      Non ho mai visto un rom lavorare. O doventano stanziali, oppure per
      loro non ci sarà mai un futro dignitoso. e non stracciamoci le
      vesti se poi i loro campi vengono sgomberati. La verità è che nella
      stragrande maggioranza dei casi i loro campi nomadi sono sporchi e
      anche pericolosi per loro stessi (quante volte le roulotte si
      incendiano). Non facciamo i buonisti a tutti i costi.

    25. 54
      mpaola scrive:

      Io ho una madre con l’halzaimer e da anni abbiamo a casa una
      badante fissa. Abbiamo provato a chiedere ad italiane ma è un
      lavoro duro, sacrificato e non lo vogliono fare. Le diverse badanti
      che abbiamo avuto sono tutte rumene, capaci di sacrificio, oneste e
      allegre molto legate alla famiglia per la quale vengono a lavorare
      in Italia. Io ringrazio tutti i giorni per loro e non sono mai
      abbastanza i soldi che diamo per quello che fanno. Spero di
      continuare ad apprezzarle per l’amore che dimostrano per mia madre
      e se un domani dovessi avere una brutta esperienza spero di non
      considerarle persone cattive e di serie b in blocco come alcuni
      considerano gli italiani mafiosi e i sardi banditi. Mi pare che
      Milano da quando è nata la lega si stia chiudendo in una mentalità
      razzista e classista, non le fa onore. Anche gli zingari sanguinano
      e soffrono e i loro figli piangono se hanno paura o freddo, è così
      difficile guardarli come esseri umani? Stiamo perdendo la
      solidarietà, l’umanità?

    26. 53
      Francesco Pira scrive:

      Scrivi qui il tuo commento Gentile Dottor Lerner nei giorni scorsi
      ho scritto e pubblicato questo articolo. Stasera l’ho seguito in
      tv. Per questo motivo le giro l’articolo. Un saluto e buon lavoro.
      Francesco Pira Perizoma, bullismo e magie… di Francesco Pira La
      tentazione di non scrivere di campagna elettorale è fortissima. Ma
      come si fa a resistere. E’ ormai diventata una quasi totale
      dipendenza. Ci sono dei fatti e misfatti troppo ghiotti per non
      essere raccontati. A partire dall’onorevole Giulio Tremonti che su
      YouTube si confessa e mostra il volto umano del ragazzo che in
      collegio subì episodi di bullismo. Lui avvocato di grido, docente
      universitario di rango, ex e futuro ministro fu chiuso per
      un’intera notte dentro un armadio. Sarebbe bello intervistare i
      suoi amici politici e i competitori per capire quale potrebbe
      essere un commento ultile. Per esempio mi piacerebbe sentire non un
      latrato di un comunista che indica in lui il vero protagonista dei
      “condoni fiscali” che spingono gli italiani a non pagare le tasse.
      Ma magari per fare un nome a caso quello che pensa Daniela
      Santanchè o Francesco Storace. Proprio lui l’ex presidente della
      Regione Lazio, l’ex Ministro della Sanità, lui Epurator che nelle
      ultime ore ha anche mortificato il Divino Mago Otelma. Povero, il
      mago, si era soltanto permesso di proporre “un rituale magico
      propiziatorio, in forma pubblica e modalità concordate per superare
      il 4%”. La risposta di Storace non si è fatta mica attendere: “Ci
      si pulisca il c….” E’ vero Il Divino Mago Otelma se l’è veramente
      cercata. Con tutti quei buoni a cui poteva proporre questa cosa si
      è rivolta al più maschio dei politici italiani. Forse Enrico
      Boselli sarebbe stato più cauto nella risposta. Avrebbe affidato
      una dichiarazione alle agenzie: “noi socialisti ora che abbiamo
      recuperato il simbolo e l’unità non possiamo certo affidarci a
      improbabili attenzione da parte di un Mago di indubbia fede
      politica”. O magari avrebbe potuto proporlo a Di Pietro che
      certamente avrebbe liquidato la cosa con un “ke c’azzecca”. Proprio
      il povero ex Pm di Mani Pulite a cui in questa campagna elettorale
      Il Giornale ha contato tutti gli appartamenti acquistati. Ed in
      questa campagna straordinariamente comunicativa è appasionante
      sapere che le deputate Laura Ravetto del Popolo della Libertà e
      Alessia Mosca del Partito Democratico hanno tra i loro indumenti
      preferiti il perizoma. Ma l’ex ministro Stefania Prestigiacomo non
      ha ceduto alle lusinghe del settimanale Chi e non ha fatto alcuna
      dichiarazione sui suoi reggiseni o sulle sue mutande. Cosa avrà da
      nascondere? Per restare in Sicilia scoprire, e questo l’ha scritto
      Marco Travaglio e quindi non un cattivo giornale di destra, che la
      figlia dell’ex ministro siciliano Totò Cardinale, candidata in
      Sicilia e sicuramente eletta nel Pd non ha tempo di leggere libri,
      anzi non ne legge perchè studia. Che campagna elettorale ci tocca a
      noi poveri italiani. I politici stanno svelando tutto o quasi. Ci
      manca Giuliano Ferrara che vuole spogliarsi nudo nella sua
      battaglia antiaborto (chssà se anche lui usa il perizoma….) o
      scoprire che Storace dopo aver litigato con il Mago Otelma mette a
      rischio la sua elezione. Perchè è vero che ha avuto una reazione
      violenta quando il Divino Otelma gli ha proposto il rito
      propiziatorio per la Camera. Ma lui forse ne voleva uno per il
      Senato dove proprio Storace è candidato e deve superare l’8%.
      Insomma per chi come me studia e insegna comunicazione, anche
      politica, non sarà molto facile raccontare questa campagna
      elettorale. E poi dover portare come esempio i ricordi da ragazzo
      di Tremonti, le rispostacce di Storace e gli indumenti intimi delle
      deputate. Non è finita! Il bello deve ancora arrivare. Il circo
      continua.

    27. 52
      francesco scrive:

      Scrivi qui il tuo commento Ecco perchè tanto poco spazio in
      politica per le donne! Un pollaio schiamazzante con un gallo che fa
      cicchirichi ma nessuna delle galline lo sta a sentire. Gad, per
      piacere, smetti di fare trasmissioni televisive di pessimo livello!

    28. 51
      lodovica scrive:

      questa trasmissione dimostra perchè le donne non possono fare
      politica: perchè c’è sempre un Gad Lerner “moderatore” che vuole
      insegnargli cosa devono dire e pensare. questa conduzione è
      maschilismo puro.

    Altri commenti: [2] 1 » Mostra tutti i commenti


    Lascia un tuo Commento

    Se sei già iscritto a questo blog Entra oppure Registrati inserendo i tuoi dati nel form che trovi in alto a destra di questa pagina. Puoi lasciare un commento anche se non sei registrato.

    Ti preghiamo di mantenere i toni della discussione entro i limiti di buona educazione e netiquette.
    Inoltre usa con moderazione i seguenti comandi di formattazione testo.
    [?]