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L’Italia s’è destra

mercoledì, 16 aprile 2008

l'Infedele

delacroixok1.jpgFratelli d’Italia, l’Italia s’è destra. E la sinistra? Ci sono studiosi che la reputano ormai costituzionalmente inadatta a guidare le società occidentali, quindi destinata a essere prima o poi inclusa dalla destra stessa (vedi “Il Mostro Mite” di Raffaele Simone, Garzanti editore). Ne parleremo stasera alle 21,10 su La7 nell’Infedele televisivo. Ospiti: Arturo Parisi (Pd), Maurizio Lupi (Pdl), Matteo Salvini (Lega Nord), Nichi Vendola (Sinistra arcobaleno). In collegamento partecipa Paolo Mieli, direttore del “Corriere della Sera”. In studio mi daranno una mano nel ragionamento Patrizia Catellani (docente di psicologia sociale dei comportamenti politici all’università Cattolica) e Marco Damilano dell’”Espresso”. In attesa dei vostri contributi, anticipo la mia riflessione pubblicata oggi su “Vanity fair”.

L’Italia sarà governata dalla destra di Berlusconi, in cui pare riconoscersi come in uno specchio, quasi certamente fino al 2013.
E’ una destra che subirà anch’essa la metamorfosi dei tempi duri –la recessione, la supremazia asiatica, la rivoluzione dei prezzi agricoli e petroliferi- tali da non consentire più la briglia sciolta, l’”arricchitevi!” e lo Stato non s’impicci troppo. Al contrario il popolo chiederà al governo Berlusconi di fornirgli protezione e sussidio oltre che svago, e solo in cambio di un efficace accudimento manterrà sul piedistallo la figura del Capo, altrimenti destinata a sgretolarsi in fretta.
L’energia vitale da cui la destra trae alimento -e che le ha consentito di travolgere il nuovo Pd di Veltroni insieme al centro cattolico voluto da Ruini, provocando la cancellazione della sinistra critica e disinnescando il bluff catodico di una finta destra-Billionaire affidata all’esibizionismo della Santanchè- è un fluido profumato di nostalgia.
L’avvertiamo nell’espansione prepotente della Lega Nord, conseguita sotto la guida di un leader carismatico refrattario alle telecamere, malato e stanco, ma ciò non di meno “vero”, a differenza della Cicciolina-Santanchè e di monsignor Giuliano Ferrara, tutte le sere entrambi in tv ma senza riuscire a schiodare consenso.
Umberto Bossi, affiancato dall’estro creativo di un Tremonti che riscopre i classici del pensiero tradizionalista europeo, si accomoda nell’universo berlusconiano ma ne occupa le frontiere strategiche del territorio. E’ suo l’unico partito tuttora organizzato secondo i crismi antichi della militanza. Si erge a garante di un Nord che come tale non esiste –diviso com’è fra reti d’interesse differenziate- ma a cui piace immaginarsi “nazione proletaria”, vittima designata dei finanzieri cosmopoliti e dell’immigrazione extracomunitaria. Le giovanissime guardie padane che in Monferrato regalavano lecca lecca a mio figlio e al suo compagno di scuola peruviano, il rappresentante di lista del Carroccio che a Milano ha gentilmente tenuto al guinzaglio il nostro bastardo J mentre Umberta entrava nel seggio per votargli contro, sono parte di una nuova generazione di militanti del territorio inesistenti nei moderni partiti d’opinione.
I giornalisti parlamentari si chiedono come Bossi utilizzerà la “golden share” di cui può avvalersi al Senato, dove non ci sarebbe maggioranza di destra senza i suoi. Ma non è certo a Roma che il fondatore della Lega vuole riscuotere il suo dividendo. Lo vedremo presto rivendicare la presidenza della Regione Lombardia, condizionare le scelte di Letizia Moratti sull’Expo 2015, puntare alle risorse finanziarie delle fondazioni bancarie: cioè radicarsi ulteriormente sul territorio che gli ha generosamente raddoppiato i voti nonostante l’umiliazione di Malpensa.
La terza forza residua in un Parlamento che si è avvicinato (felicemente) al bipartitismo delle principali democrazie europee, resta dunque un movimento a vocazione localistica, come tale difficilmente addomesticabile. Lo dimostra la tenacia con cui ha difeso il suo simbolo elettorale, indisponibile a lasciarsi conglobare come Alleanza Nazionale.
La natura popolare e –perché no?, plebea- del leghismo ha funzionato da argine nei confronti di un Pd che mostrando un profilo moderato sperava di conquistare nuovi elettori al Nord. Veltroni se l’è cavata cannibalizzando col richiamo del “voto utile” le forze alla sua sinistra, ma la rappresentanza dei ceti svantaggiati e del mondo del lavoro settentrionale è ormai sottratta alla sinistra: un evento imbarazzante per chi oggi la guida dopo aver reciso quei legami storici.
Nonostante la sconfitta bruciante, del tutto prevedibile, credo che alla leadership di Veltroni vada riconosciuto un merito non secondario: l’avere consolidato il Partito democratico come scelta di non ritorno che determina la modernizzazione del sistema politico italiano. Da referendario convinto vedo con piacere la drastica riduzione del numero di partiti rappresentati in Parlamento. Non ci vedo nulla di antidemocratico, semmai il contrario. E spero che nessuno voglia innescare la retromarcia, perché anche la sinistra ha da ripensarsi in questo scenario politico completamente nuovo.

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2633 post su Gad Lerner.

Commenti per questo articolo

[20] 19 18 17 16 15 14 13 12 11 101 » Mostra tutti i commenti

  1. 974
    Grazia scrive:

    W Beppe Grillo e Travaglio che hanno scosso un pò
    l’Italia.Finiamola con il farci prendere in giro da certi politici
    che ci promettono mari e monti e poi ci ritroviamo peggio di
    prima!Precari, più poveri e senza un futuro certo. http://www.adpna.it

  2. 973
    federica scrive:

    Scrivi qui il tuo commento:perchè non si rendono pubblici anche i
    dati realtivi ai reati contro il patrimonio che sono
    vertiginosamente aumentati, rispetto agli omicidi? l’insicurezza è
    un dato reale e negarlo significa che chi è accerchiato si senta
    legittimato a rescindere il patto sociale e trovare modalità
    individuali alla legittima difesa. segua di più, nelle sue
    conduzioni la grammatica analitica di Cacciari, è uno dei pochi che
    ha colto il quid della questione.

  3. 972
    Nessuno scrive:

    Tutti di destra
    Vittorio Feltri, su L’Indipendente, ha steso una lista di
    intellettuali italiani “di destra”. L’elenco contiene nomi di
    persone che indiscutibilmente aderirono al fascismo come Gentile,
    Cione o Marinetti; poi ve ne sono altri definibili come pensatori
    di destra ma non come fascisti, vedi Del Noce; infine vi appare
    Croce.
    Feltri afferma di aver messo in lista chi è stato fascista ‘e’
    nazionalista. Non doveva scrivere “e’, bensì ‘o’. Croce era
    certamente antifascista, ma la sua età e la sua formazione lo hanno
    indotto, per i superiori interessi della nazione, a dar persino
    l’oro alla patria. È un interessante dato psicologico e biografico,
    ma bisogna pur dire in che modo il conservatorismo liberale di
    Croce, e la sua religione della libertà, sono diversi dalla
    concezione hegeliana dello stato che troviamo in Gentile. Si
    potrebbe persino affermare che, a modo proprio, Gentile intendeva
    essere più “rivoluzionario” di Croce ma, insomma, non sono pappa e
    ciccia. Se pensare “a dritta” (come dice Feltri) significa perdere
    il senso delle distinzioni, allora questo sarà pur di destra, ma
    non è pensiero.
    Feltri invita a scoprire l’ordine segreto che presiede al suo
    elenco. In effetti, di ordini ve ne sono troppi. Per esempio,
    appaiono personaggi che hanno dato una adesione di comodo al
    regime, come Marconi che, feluca in testa, onorato dai signori in
    orbace, pur di poter realizzare la radio si sarebbe fatto anche
    accademico sovietico. Ma se si arruolano anche coloro che hanno
    dato adesioni di comodo a qualcosa, allora Togliatti era un
    intellettuale liberal-capitalista-cattolico perché ha accettato un
    patto (certamente di comodo) con De Gasperi, con la Chiesa e con
    l’odiata America.
    C’è Pirandello. Certamente accettò onori dal fascismo, ma come
    conciliare la sua radicale messa in questione di tutti i valori col
    pensiero della destra, che si richiama al valore sacrale della
    Tradizione?
    Poi appare Fermi. Non conosco abbastanza le sue opinioni giovanili,
    ma un uomo che a un certo punto è costretto a emigrare per le leggi
    razziali e mette il suo sapere a disposizione delle democrazie
    occidentali per battere il nazismo – magari in America avrà votato
    repubblicano, forse avrebbe rifiutato di lavorare per Stalin – non
    lo vedo accanto a Federzoni e a D’Annunzio.
    Negli anni cinquanta bastava che qualcuno avesse firmato un appello
    contro l’esecuzione dei Rosenberg o per il disarmo nucleare, che il
    ruspantissimo Partito comunista di allora lo arruolava tra gli
    intellettuali marxisti; e i confessori dei miei tempi mi citavano
    come esempio di intellettuale cattolico qualunque mangiapreti al
    cui letto di morte si fosse precipitato lo zio monsignore
    facendogli balbettare un atto di dolore tra gli spasimi
    dell’agonia. Ma per intellettuale cattolico si intende Manzoni, non
    Carducci – solo perché si è lasciato un giorno commuovere dalla
    figura di frate Francesco nudo giacente sulla terra sola.
    Infatti occorre stare attenti all’effetto zoom. Certi autori, se li
    si fotografa a distanza ravvicinata quando avevano vent’anni, ci
    appaiono come fascisti, e poi a cinquanta erano comunisti – vedi
    Guttuso. Feltri dice che se uno parte da destra e approda a
    sinistra è un problema suo, ovvero è la prova che si può essere
    “cretini”. Sarei più cauto: Lutero da giovane era monaco; Feltri
    direbbe che il suo ripudio della Chiesa è stato solo un fatto di
    cretinismo?
    Potremmo dire che un intellettuale si qualifica come reazionario,
    conservatore o rivoluzionario per il suo pensiero, o per il
    soggetto o lo stile della sua arte. Prendiamo due personaggi che
    appaiono insieme nella lista, Boccioni e Guttuso. Di Boccioni, il
    cui arditismo nazionalista è innegabile (ma quanto a fascismo,
    poveretto, è morto nel 1916) direi che non solo la sua pittura, ma
    la sua stessa ideologia, avevano una carica eversiva e innovatrice
    - certamente maggiore di quella di Guttuso. Allora metteremo
    Boccioni a sinistra anche se era nazionalista, e Guttuso a destra
    anche se poi è diventato comunista?
    È che le cose non sono cosí semplici. Sironi era fascista per le
    committenze che accettava e per alcuni dei suoi soggetti, ma se era
    conservatore o in qualche modo “reazionario” lo era per il suo
    ritorno ai valori pittorici della tradizione. E tuttavia ci sarebbe
    qualcuno disposto ad affermare che la sua rivisitazione di
    Masaccio, suggeriva prospettive nuove all’arte del Novecento, e
    quindi ecco che anche Sironi diventa progressista, certo molto di
    più dei pittori realisti sovietici o degli scenografi della
    rivoluzione culturale cinese (e delle sue parodie italiane).
    Le liste di arruolamento son tanto pericolose quanto le liste di
    proscrizione.
    U.Eco

  4. 971
    Anonimo scrive:

    *Frutti*. Borghezio: “Loro (Grillo, Travaglio & company) hanno
    scosso l’albero e noi abbiamo raccolto i frutti con il nostro
    piccolo canestro – con il nostro partito territoriale che organizza
    il rancore”. Questi i frutti perché la destra italiana è – come se
    fosse la stessa cosa – “liberistica”, “populistica” e
    “nazionalistica”, e si trova di fronte una sinistra che, al
    massimo, è “buone maniere”. Quando si sforza. Sennò è vecchia roba
    trita e ritrita che non “morde” la situazione. Diceva Mitterrand:
    “La destra è maggioritaria socialmente, minoritaria culturalmente,
    *la puoi vincere solo dividendola*”. Ciò che *non sa fare *
    l’italica “sinistra”, frazione del francescanesimo, votata a sola
    “testimonianza”, per di più o d’ideologie passate, oppure, peggio
    ancora, di cose sostanzialmente formali. A che serve il
    “politically correct” se sta solo sulla bocca e non nei cuori? Se
    nei cuori c’è odio, c’è rabbia, questo vincerà. E a poco serve
    dire: “Attenzione alla gioielleria!”. Nelle masse di certo il
    sentimento vince la ragione. Sempre. Mitterrand sapeva di cosa
    parlava, perché fece parte della destra “estrema”, come si dice
    oggi, da giovane, ne conobbe l’inconsistenza profonda. Si tratta di
    fare la famosa “offerta che non si può rifiutare”. Ma mancano
    totalmente della cultura. Forse la destra è più ignorante,
    nozionisticamente, ma come cultura non si brilla neppure a
    sinistra.

  5. 970
    Rodolfo scrive:

    Caro Gad Credo che i discorsi di Mieli e il suo atteggiamento
    meritino una riflessione, anche perchè secondo me rappresentano uno
    dei motivi di fondo della situazione attuale, culturale prima
    ancora che politica. Qualcuno dalle parti de il “Mondo” aveva detto
    che bisogna essere comunisti a vent’anni, liberali a quaranta e
    conservatori a sessanta e a distanza di mezzo secolo, con la
    tempistica adattata ai ritmi generazionali, questo detto è stato
    applicato con grande fedeltà, anzi saltando direttamente, per
    molti, alla fase conservatrice. Come spiegarsi allora il clima
    celebrativo che negli anni si è andato sviluppando intorno alla
    figura di Berlusconi man mano che consolidava la sua presenza nelle
    istituzioni? Ho sentito dire da Aldo Cazzullo che noi gli dovremmo
    il bipolarismo, ho visto la Armeni (personaggio abbastanza triste,
    sotto lo sguardo di sufficienza di Ferrara, molto simile a quello
    del Nostro per altro)ammettere che Egli è effettivamente una figura
    più importante per la nostra storia di quanto si pensi
    correntemente. Insomma queste figure partecipano di una
    assimilazione culturale della figura berlusconiana quasi volendo
    convincerci di una sua funzione necessaria nella storia del paese,
    un paese dove in troppi pensano che Mussolini sia stato davvero un
    grande statista. Mieli rivendica di aver appreso dal suo maestro
    che si possono trovare elementi di verità anche nelle stagioni
    storiche sbagliate, ma mentre per De Felice questo doveva essere un
    criterio filologico di lettura dei fatti, nelle mani di allievi
    come questi mi sembra più che altro un metodo di galleggiamento
    sulla cronaca che curiosamente riconduce sempre a fare perno sulle
    figure più reazionarie, quasi fossero più rassicuranti. Finanche
    Mastelloni, artista che mi piace, ha detto recentemente che
    Berlusconi sarebbe più a sinistra di quelli di sinistra e, cosa
    questa per me veramente scandalosa, le scopiazzature da von Hayek e
    altri neoliberisti di Tremonti, che mi sembra niente di più che un
    von Mises dei poveri, vengono considerate cultura da un pubblico di
    commentatori reverenti. Tutto questo mi fa pensare al cavo nella
    sabbia che portava dritto alle cariche sistemate sotto il ponte sul
    fiume Kwai. Tirando tirando si arriva a Tambroni, che ragionamento
    può aver fatto quella presidenza: Sono passati quindici anni dalla
    fine della guerra, è acqua passata, adesso mettiamo delle persone
    serie al governo e scordiamoci le chiacchiere della democrazia. A
    modo suo questo discorso interpretava un sentimento nazionale sordo
    e sordido che attraversa certe pierinate e il pubblico di
    Portobello con le sue grettezze. L’Italia è questa e quindi non può
    essere che questa, deve essere stata la riflessione di questi old
    boys degli anni settanta, che, magari su grandi terrazze romane,
    hanno pensato bene di capovolgere il loro livore ideologico verso
    tutto ciò che possa vagamente riferirsi a una qualche idea di
    progressismo o di sinistra, andando a ripetere come libri
    stracciati stilemi e citazioni dai pensatori controrivoluzionari
    francesi. Questo orientamento può ritrovarsi nel catalogo narrativa
    della Mondadori, dove troviamo delle figure di autore costruite a
    tavolino per corrispondere a dei ruoli standard: Piperno scrittore
    borghese, Saviano, che pur avendo fatto un lavoro decisamente più
    importante sembra oscurare tutti quelli che hanno già studiato e
    denunciato il fenomeno camorristico, per citare i più noti passati
    per le critiche di D’Orrico. E poi il revisionismo della Serri sui
    trascorsi fascisti di alcuni grandi della letteratura a cui mi è
    sembrato che anche Duccio Trombadori non abbia risposto a suo tempo
    con sufficiente energia e convinzione. In questo clima è piuttosto
    facile spandere un sorriso sornione sullo sfondo della Treccani
    dedicato ai poveri ingenui che hanno pensato per un attimo che si
    poteva vincere e consegnare il Cavaliere e le sue masse esaltate
    alla inoffensività civile e politica. Ti confesso, Gad, che non ho
    nessuna voglia di augurarmi che questa maggioranza sappia lavorare
    nell’interesse del paese, come si dice per fairplay democratico e
    ti propongo questo scenario: Berlusconi risana l’economia del
    paese, emergono e si consolidano le piccole e medie imprese e con
    il contributo dei ministri ombra del PD realizza le riforme
    istituzionali, portandoci anche ad un placido e condiviso
    presidenzialismo. Non sarebbe il trionfo del ragioniere di
    Giannini, che avrebbe risolto tutti i problemi della cosa pubblica
    senza politicanti e opinione pubblica? Non è la voglia inconfessata
    che solletica i commentatori alla Mieli?Non è un incubo? Ti prego
    di svegliarmi.

  6. 969
    Rodolfo scrive:

    Caro Gad, proprio non riesco a risolvere il problema, neanche
    spezzettando il testo, cosa mi consigli di fare? Ciao

  7. 968
    VERIANO VIDRICH scrive:

    purtroppo credo che l’italia non sia nè ..destra nè …sinistra!
    Essa è solo seduta sul proprio bagnato! I vecchi “comunisti” sono
    ormai defunti o si vergognano di essere stati tali, dato che ognuno
    di loro, forse giustamente, sperava di avere una vita migliore dei
    loro padri. E molti l’hanno avuta grazie all’evasione e l’elusione
    fiscale. Grazie anche ad un periodo d’indebitamento pubblico che ha
    insegnato a molti, forse troppi, a vivere sopra le righe. Ora
    stanno arrivando le vacche magre e purtroppo sarà difficile
    seguitare a fare le cicale. Non ogni giorno splende il sole!
    Purtroppo la sinistra storica non è più rappresentata in Parlamento
    e credo che questo non sia, per ovvie ragioni, bene nè costruttivo
    per il nostro Paese. Anche l’estrema destra è fuori. Il Popolo
    Sovrano, si fa per dire, ha scelto , quindi i timocrati governino e
    lo facciano bene, tramite i loro rappresentanti! La Massa conosce i
    burattini, ma non i burattinai. A buon intenditor…… con quel
    che segue! A chi da secoli guida nell’ombra il Paese non possiamo
    insegnare niente, molti di noi sanno bene che fine fecero i vari
    Ciceruacchi, Masianelli e….recenti Capi popolo
    pseudorivoluzionari. La massa può solo mugugnare, sperando
    nella….clemenza del tempo. Si fa per dire! Comunque ognuno di noi
    ha ciò che si merita, parce sepulto et amen!

  8. 967
    Ciro scrive:

    State parlando degli ORDINI? Gli Ordini esistono ma non funzionano
    più, vanno migliorati ma non chiusi, servono ancora. Io sono un
    Ingengere dell’INFORMAZIONE. Il Professionista deve essere LIBERO e
    INDIPENDENTE altrimenti, se non ha un Ordine, diventa succube del
    datore di lavoro. Grazie

  9. 966
    lucio scrive:

    alla particolare attenzione di drake oldsal ( prot n.944 ) se sei
    un semplice blogger come me la tua difesa di ufficio, senza sapere
    i fatti, dell’indegno comportamento di lerner che ha censurato i
    miei commenti unicamente perchè critici per la sua intolleranza,
    faziosità e livore, è veramente fuori luogo. la prossima volta
    impegnati a difendere chi ha subito la violenza e non il perfido
    violentatore.

  10. 965
    Gad scrive:

    Grazie Rodolfo, vado a cercarlo.

  11. 964
    Rodolfo scrive:

    Caro Gad, per misteriosi motivi di webmaster non riesco a far
    uscire dalla coda di moderazione il mio commento. Siccome mi
    piacerebbe sottoporlo al giudizio tuo e degli altri bloggers mi
    permetto di segnalartelo: l’ho inviato diverse volte e le versioni
    senza refusi sono le ultime due (#969 e #970 nella mia sequenza
    “ombra”) Grazie e ciao

  12. 963
    Gad scrive:

    Carissima Veronica, le rinnovo con gratitudine il mio abbraccio bastardo!

  13. 962
    Veronica scrive:

    carissimo Lerner, non so se leggerà questo commento, ma io volevo
    solo dire che in questi giorni post elezioni io mi sto rileggendo
    il suo libro “Tu sei un bastardo”; un’occasione per riflettere
    nuovamente sulla sua analisi sulle “identità”; vedo nella prima
    pagina il suo autografo “a Veronica con amicizia.Gad Lerner”, e
    colgo l’occasione per salutarla dalla Toscana dove sono
    straorgogliosa di vivere. Naturalmente, se vorrà ricambiarmi i
    saluti, sarò felicissima! Veronica

  14. 961
    Rodolfo scrive:

    Grazie Ilja.

  15. 960
    ilja scrive:

    #959 – prova a riscriverlo: l’amministratore non e molto attento
    qui. Puoi aspettare a luuuungoooo…

  16. 959
    Rodolfo scrive:

    Scusate…. è ricomparso all’improvviso… (sempre in coda di
    moderazione però)….

  17. 958
    Rodolfo scrive:

    Ciao, possibile che il mio post #941 contenesse tanti bad links?
    Sono curioso di sapere. Ancora grazie

  18. 957
    Corrado Buccieri scrive:

    Che fine..finalmente i Verdi. Adesso Pecoraro avrà il tempo per far
    attraversare le strade dai ricci. Che pena.

  19. 956
    enrico gizzi scrive:

    Scrivi qui il tuo commento Ho preferito meditare un attimo..et
    vedere l’infedele..anch’Io lo sono avendo studiato in scuole
    acctoliche da 6 anni di età sino alla laurea 25 anni in Cattolica
    sono Buddista-zen. Ma di quale destra stiamo parlando?? Di
    ex-socialisti Stefania Craxi docet et loro amici,di democristi
    decotti, di ex.comunisti Prosperini et altri od ex femministe
    passate alla destra Ombretta Colli,Maiolo et altre… Il problema
    del paese è grave… INPS in crisi dal 1980,un sistema bancario che
    strozza i privati et le p.m.i..a beneficio delle big
    company..scalate improvvisate da ancora più improvvisati
    finanzieri.. odontoiatri,ex-baristi..ma legati alle tessere di
    partito giuste.. Non potendo emigrare…rimango.. nella m…parlare
    di politica mi sembra una ver utopia!!! Bye a tutti Enrico Gizzi

  20. 955
    Giovanni scrive:

    Non essere cosi’ duro con i Verdi. Pensa al dramma umano del
    Pecoraro che si ritrova con il fratello che causa la prematura
    caduta della legislatura non ha potuto mettere a disposizione della
    causa verde tutta la sua esperienza di calciatore dilettante… ed
    e’ rimasto senza pensione per di piu’…

  21. 954
    Nessuno scrive:

    Povero Vendola, è dappertutto, lo fanno ballare come una scimmia su
    tutte le tv per spiegare gli errori di altri. Un dato molto
    positivo c’è: i Verdi non esistono più! Finalmente! Non riuscivo
    infatti a concepire un ecologismo alleato con i….comunisti??! e
    che invece dovrebbe essere trasversale rispetto a tutte le correnti
    politiche.

  22. 953
    Nessuno scrive:

    ERRATA CORR: Aggiungo che secondo Confindustria circa l’80% delle
    imprese siciliane paga il pizzo

  23. 952
    Nessuno scrive:

    Sto guardando “Exit” su La7. Come comprare il voto dei disperati:
    soldi o un sacchetto colmo di alimenti. è il massimo della
    democrazia mafiosa. Ho trovato interessante l’analisi del
    giornalista di Repubblica: 1. teoria del “bisogno sospeso”,
    mantenere in una situazione di bisogno i cittadini offrendo lavori
    a termine per mantenere il consenso 2. Italia senza memoria.
    Devastante. Aggiungo che secondo Confindustria circa l’80% delle
    imprese paga il pizzo. Togliendo i mafiosi, le persone oneste sono
    lo 0,000000000000000…..000000…000…% bene. Sarà tutta una
    montatura dei giornalisti. Intanto Cuffaro è in parlamento. Tra un
    po’ candidano anche quel parlamentare UDC che festeggiava
    cristianamente con cocaina e prostitute. Quando dici “temo che..”,
    è in realtà già successo.

  24. 951
    gino savi salerno scrive:

    ILJA Come vedi il lavoro che attende questo come qualunque altro
    governo è immane.Io ,come già detto, non nutro fiducia
    nell’efficienza e nel rigore, spesso solo verbale, della destra che
    abbiamo sperimentato due legislature orsono non vedendo nulla di
    particolarmente risolutivo, ma sono convinto che qualche
    provvedimento di una qualche efficacia, ad elezioni trionfalmente
    vinte dalla Lega proprio su questi temi, saranno in grado di
    prenderli. Vedremo ! d’altronde 5 anni saranno sufficienti alla
    destra per dimostrare cosa sa e vuole fare dopo la campagna
    elettorale e, nel contempo, alla sinistra per ricominciare a
    rendersi credibile nelle future elezioni. Ti saluto cordialmente.

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