Fratelli d’Italia, l’Italia s’è destra. E la sinistra? Ci sono studiosi che la reputano ormai costituzionalmente inadatta a guidare le società occidentali, quindi destinata a essere prima o poi inclusa dalla destra stessa (vedi “Il Mostro Mite” di Raffaele Simone, Garzanti editore). Ne parleremo stasera alle 21,10 su La7 nell’Infedele televisivo. Ospiti: Arturo Parisi (Pd), Maurizio Lupi (Pdl), Matteo Salvini (Lega Nord), Nichi Vendola (Sinistra arcobaleno). In collegamento partecipa Paolo Mieli, direttore del “Corriere della Sera”. In studio mi daranno una mano nel ragionamento Patrizia Catellani (docente di psicologia sociale dei comportamenti politici all’università Cattolica) e Marco Damilano dell’”Espresso”. In attesa dei vostri contributi, anticipo la mia riflessione pubblicata oggi su “Vanity fair”.
L’Italia sarà governata dalla destra di Berlusconi, in cui pare riconoscersi come in uno specchio, quasi certamente fino al 2013.
E’ una destra che subirà anch’essa la metamorfosi dei tempi duri –la recessione, la supremazia asiatica, la rivoluzione dei prezzi agricoli e petroliferi- tali da non consentire più la briglia sciolta, l’”arricchitevi!” e lo Stato non s’impicci troppo. Al contrario il popolo chiederà al governo Berlusconi di fornirgli protezione e sussidio oltre che svago, e solo in cambio di un efficace accudimento manterrà sul piedistallo la figura del Capo, altrimenti destinata a sgretolarsi in fretta.
L’energia vitale da cui la destra trae alimento -e che le ha consentito di travolgere il nuovo Pd di Veltroni insieme al centro cattolico voluto da Ruini, provocando la cancellazione della sinistra critica e disinnescando il bluff catodico di una finta destra-Billionaire affidata all’esibizionismo della Santanchè- è un fluido profumato di nostalgia.
L’avvertiamo nell’espansione prepotente della Lega Nord, conseguita sotto la guida di un leader carismatico refrattario alle telecamere, malato e stanco, ma ciò non di meno “vero”, a differenza della Cicciolina-Santanchè e di monsignor Giuliano Ferrara, tutte le sere entrambi in tv ma senza riuscire a schiodare consenso.
Umberto Bossi, affiancato dall’estro creativo di un Tremonti che riscopre i classici del pensiero tradizionalista europeo, si accomoda nell’universo berlusconiano ma ne occupa le frontiere strategiche del territorio. E’ suo l’unico partito tuttora organizzato secondo i crismi antichi della militanza. Si erge a garante di un Nord che come tale non esiste –diviso com’è fra reti d’interesse differenziate- ma a cui piace immaginarsi “nazione proletaria”, vittima designata dei finanzieri cosmopoliti e dell’immigrazione extracomunitaria. Le giovanissime guardie padane che in Monferrato regalavano lecca lecca a mio figlio e al suo compagno di scuola peruviano, il rappresentante di lista del Carroccio che a Milano ha gentilmente tenuto al guinzaglio il nostro bastardo J mentre Umberta entrava nel seggio per votargli contro, sono parte di una nuova generazione di militanti del territorio inesistenti nei moderni partiti d’opinione.
I giornalisti parlamentari si chiedono come Bossi utilizzerà la “golden share” di cui può avvalersi al Senato, dove non ci sarebbe maggioranza di destra senza i suoi. Ma non è certo a Roma che il fondatore della Lega vuole riscuotere il suo dividendo. Lo vedremo presto rivendicare la presidenza della Regione Lombardia, condizionare le scelte di Letizia Moratti sull’Expo 2015, puntare alle risorse finanziarie delle fondazioni bancarie: cioè radicarsi ulteriormente sul territorio che gli ha generosamente raddoppiato i voti nonostante l’umiliazione di Malpensa.
La terza forza residua in un Parlamento che si è avvicinato (felicemente) al bipartitismo delle principali democrazie europee, resta dunque un movimento a vocazione localistica, come tale difficilmente addomesticabile. Lo dimostra la tenacia con cui ha difeso il suo simbolo elettorale, indisponibile a lasciarsi conglobare come Alleanza Nazionale.
La natura popolare e –perché no?, plebea- del leghismo ha funzionato da argine nei confronti di un Pd che mostrando un profilo moderato sperava di conquistare nuovi elettori al Nord. Veltroni se l’è cavata cannibalizzando col richiamo del “voto utile” le forze alla sua sinistra, ma la rappresentanza dei ceti svantaggiati e del mondo del lavoro settentrionale è ormai sottratta alla sinistra: un evento imbarazzante per chi oggi la guida dopo aver reciso quei legami storici.
Nonostante la sconfitta bruciante, del tutto prevedibile, credo che alla leadership di Veltroni vada riconosciuto un merito non secondario: l’avere consolidato il Partito democratico come scelta di non ritorno che determina la modernizzazione del sistema politico italiano. Da referendario convinto vedo con piacere la drastica riduzione del numero di partiti rappresentati in Parlamento. Non ci vedo nulla di antidemocratico, semmai il contrario. E spero che nessuno voglia innescare la retromarcia, perché anche la sinistra ha da ripensarsi in questo scenario politico completamente nuovo.





2 giugno, 2008 alle 7:37 pm
W Beppe Grillo e Travaglio che hanno scosso un pò
l’Italia.Finiamola con il farci prendere in giro da certi politici
che ci promettono mari e monti e poi ci ritroviamo peggio di
prima!Precari, più poveri e senza un futuro certo. http://www.adpna.it
7 maggio, 2008 alle 9:45 pm
Scrivi qui il tuo commento:perchè non si rendono pubblici anche i
dati realtivi ai reati contro il patrimonio che sono
vertiginosamente aumentati, rispetto agli omicidi? l’insicurezza è
un dato reale e negarlo significa che chi è accerchiato si senta
legittimato a rescindere il patto sociale e trovare modalità
individuali alla legittima difesa. segua di più, nelle sue
conduzioni la grammatica analitica di Cacciari, è uno dei pochi che
ha colto il quid della questione.
6 maggio, 2008 alle 11:54 pm
Tutti di destra
Vittorio Feltri, su L’Indipendente, ha steso una lista di
intellettuali italiani “di destra”. L’elenco contiene nomi di
persone che indiscutibilmente aderirono al fascismo come Gentile,
Cione o Marinetti; poi ve ne sono altri definibili come pensatori
di destra ma non come fascisti, vedi Del Noce; infine vi appare
Croce.
Feltri afferma di aver messo in lista chi è stato fascista ‘e’
nazionalista. Non doveva scrivere “e’, bensì ‘o’. Croce era
certamente antifascista, ma la sua età e la sua formazione lo hanno
indotto, per i superiori interessi della nazione, a dar persino
l’oro alla patria. È un interessante dato psicologico e biografico,
ma bisogna pur dire in che modo il conservatorismo liberale di
Croce, e la sua religione della libertà, sono diversi dalla
concezione hegeliana dello stato che troviamo in Gentile. Si
potrebbe persino affermare che, a modo proprio, Gentile intendeva
essere più “rivoluzionario” di Croce ma, insomma, non sono pappa e
ciccia. Se pensare “a dritta” (come dice Feltri) significa perdere
il senso delle distinzioni, allora questo sarà pur di destra, ma
non è pensiero.
Feltri invita a scoprire l’ordine segreto che presiede al suo
elenco. In effetti, di ordini ve ne sono troppi. Per esempio,
appaiono personaggi che hanno dato una adesione di comodo al
regime, come Marconi che, feluca in testa, onorato dai signori in
orbace, pur di poter realizzare la radio si sarebbe fatto anche
accademico sovietico. Ma se si arruolano anche coloro che hanno
dato adesioni di comodo a qualcosa, allora Togliatti era un
intellettuale liberal-capitalista-cattolico perché ha accettato un
patto (certamente di comodo) con De Gasperi, con la Chiesa e con
l’odiata America.
C’è Pirandello. Certamente accettò onori dal fascismo, ma come
conciliare la sua radicale messa in questione di tutti i valori col
pensiero della destra, che si richiama al valore sacrale della
Tradizione?
Poi appare Fermi. Non conosco abbastanza le sue opinioni giovanili,
ma un uomo che a un certo punto è costretto a emigrare per le leggi
razziali e mette il suo sapere a disposizione delle democrazie
occidentali per battere il nazismo – magari in America avrà votato
repubblicano, forse avrebbe rifiutato di lavorare per Stalin – non
lo vedo accanto a Federzoni e a D’Annunzio.
Negli anni cinquanta bastava che qualcuno avesse firmato un appello
contro l’esecuzione dei Rosenberg o per il disarmo nucleare, che il
ruspantissimo Partito comunista di allora lo arruolava tra gli
intellettuali marxisti; e i confessori dei miei tempi mi citavano
come esempio di intellettuale cattolico qualunque mangiapreti al
cui letto di morte si fosse precipitato lo zio monsignore
facendogli balbettare un atto di dolore tra gli spasimi
dell’agonia. Ma per intellettuale cattolico si intende Manzoni, non
Carducci – solo perché si è lasciato un giorno commuovere dalla
figura di frate Francesco nudo giacente sulla terra sola.
Infatti occorre stare attenti all’effetto zoom. Certi autori, se li
si fotografa a distanza ravvicinata quando avevano vent’anni, ci
appaiono come fascisti, e poi a cinquanta erano comunisti – vedi
Guttuso. Feltri dice che se uno parte da destra e approda a
sinistra è un problema suo, ovvero è la prova che si può essere
“cretini”. Sarei più cauto: Lutero da giovane era monaco; Feltri
direbbe che il suo ripudio della Chiesa è stato solo un fatto di
cretinismo?
Potremmo dire che un intellettuale si qualifica come reazionario,
conservatore o rivoluzionario per il suo pensiero, o per il
soggetto o lo stile della sua arte. Prendiamo due personaggi che
appaiono insieme nella lista, Boccioni e Guttuso. Di Boccioni, il
cui arditismo nazionalista è innegabile (ma quanto a fascismo,
poveretto, è morto nel 1916) direi che non solo la sua pittura, ma
la sua stessa ideologia, avevano una carica eversiva e innovatrice
- certamente maggiore di quella di Guttuso. Allora metteremo
Boccioni a sinistra anche se era nazionalista, e Guttuso a destra
anche se poi è diventato comunista?
È che le cose non sono cosí semplici. Sironi era fascista per le
committenze che accettava e per alcuni dei suoi soggetti, ma se era
conservatore o in qualche modo “reazionario” lo era per il suo
ritorno ai valori pittorici della tradizione. E tuttavia ci sarebbe
qualcuno disposto ad affermare che la sua rivisitazione di
Masaccio, suggeriva prospettive nuove all’arte del Novecento, e
quindi ecco che anche Sironi diventa progressista, certo molto di
più dei pittori realisti sovietici o degli scenografi della
rivoluzione culturale cinese (e delle sue parodie italiane).
Le liste di arruolamento son tanto pericolose quanto le liste di
proscrizione.
U.Eco
27 aprile, 2008 alle 5:10 pm
*Frutti*. Borghezio: “Loro (Grillo, Travaglio & company) hanno
scosso l’albero e noi abbiamo raccolto i frutti con il nostro
piccolo canestro – con il nostro partito territoriale che organizza
il rancore”. Questi i frutti perché la destra italiana è – come se
fosse la stessa cosa – “liberistica”, “populistica” e
“nazionalistica”, e si trova di fronte una sinistra che, al
massimo, è “buone maniere”. Quando si sforza. Sennò è vecchia roba
trita e ritrita che non “morde” la situazione. Diceva Mitterrand:
“La destra è maggioritaria socialmente, minoritaria culturalmente,
*la puoi vincere solo dividendola*”. Ciò che *non sa fare *
l’italica “sinistra”, frazione del francescanesimo, votata a sola
“testimonianza”, per di più o d’ideologie passate, oppure, peggio
ancora, di cose sostanzialmente formali. A che serve il
“politically correct” se sta solo sulla bocca e non nei cuori? Se
nei cuori c’è odio, c’è rabbia, questo vincerà. E a poco serve
dire: “Attenzione alla gioielleria!”. Nelle masse di certo il
sentimento vince la ragione. Sempre. Mitterrand sapeva di cosa
parlava, perché fece parte della destra “estrema”, come si dice
oggi, da giovane, ne conobbe l’inconsistenza profonda. Si tratta di
fare la famosa “offerta che non si può rifiutare”. Ma mancano
totalmente della cultura. Forse la destra è più ignorante,
nozionisticamente, ma come cultura non si brilla neppure a
sinistra.
25 aprile, 2008 alle 1:30 am
Caro Gad Credo che i discorsi di Mieli e il suo atteggiamento
meritino una riflessione, anche perchè secondo me rappresentano uno
dei motivi di fondo della situazione attuale, culturale prima
ancora che politica. Qualcuno dalle parti de il “Mondo” aveva detto
che bisogna essere comunisti a vent’anni, liberali a quaranta e
conservatori a sessanta e a distanza di mezzo secolo, con la
tempistica adattata ai ritmi generazionali, questo detto è stato
applicato con grande fedeltà, anzi saltando direttamente, per
molti, alla fase conservatrice. Come spiegarsi allora il clima
celebrativo che negli anni si è andato sviluppando intorno alla
figura di Berlusconi man mano che consolidava la sua presenza nelle
istituzioni? Ho sentito dire da Aldo Cazzullo che noi gli dovremmo
il bipolarismo, ho visto la Armeni (personaggio abbastanza triste,
sotto lo sguardo di sufficienza di Ferrara, molto simile a quello
del Nostro per altro)ammettere che Egli è effettivamente una figura
più importante per la nostra storia di quanto si pensi
correntemente. Insomma queste figure partecipano di una
assimilazione culturale della figura berlusconiana quasi volendo
convincerci di una sua funzione necessaria nella storia del paese,
un paese dove in troppi pensano che Mussolini sia stato davvero un
grande statista. Mieli rivendica di aver appreso dal suo maestro
che si possono trovare elementi di verità anche nelle stagioni
storiche sbagliate, ma mentre per De Felice questo doveva essere un
criterio filologico di lettura dei fatti, nelle mani di allievi
come questi mi sembra più che altro un metodo di galleggiamento
sulla cronaca che curiosamente riconduce sempre a fare perno sulle
figure più reazionarie, quasi fossero più rassicuranti. Finanche
Mastelloni, artista che mi piace, ha detto recentemente che
Berlusconi sarebbe più a sinistra di quelli di sinistra e, cosa
questa per me veramente scandalosa, le scopiazzature da von Hayek e
altri neoliberisti di Tremonti, che mi sembra niente di più che un
von Mises dei poveri, vengono considerate cultura da un pubblico di
commentatori reverenti. Tutto questo mi fa pensare al cavo nella
sabbia che portava dritto alle cariche sistemate sotto il ponte sul
fiume Kwai. Tirando tirando si arriva a Tambroni, che ragionamento
può aver fatto quella presidenza: Sono passati quindici anni dalla
fine della guerra, è acqua passata, adesso mettiamo delle persone
serie al governo e scordiamoci le chiacchiere della democrazia. A
modo suo questo discorso interpretava un sentimento nazionale sordo
e sordido che attraversa certe pierinate e il pubblico di
Portobello con le sue grettezze. L’Italia è questa e quindi non può
essere che questa, deve essere stata la riflessione di questi old
boys degli anni settanta, che, magari su grandi terrazze romane,
hanno pensato bene di capovolgere il loro livore ideologico verso
tutto ciò che possa vagamente riferirsi a una qualche idea di
progressismo o di sinistra, andando a ripetere come libri
stracciati stilemi e citazioni dai pensatori controrivoluzionari
francesi. Questo orientamento può ritrovarsi nel catalogo narrativa
della Mondadori, dove troviamo delle figure di autore costruite a
tavolino per corrispondere a dei ruoli standard: Piperno scrittore
borghese, Saviano, che pur avendo fatto un lavoro decisamente più
importante sembra oscurare tutti quelli che hanno già studiato e
denunciato il fenomeno camorristico, per citare i più noti passati
per le critiche di D’Orrico. E poi il revisionismo della Serri sui
trascorsi fascisti di alcuni grandi della letteratura a cui mi è
sembrato che anche Duccio Trombadori non abbia risposto a suo tempo
con sufficiente energia e convinzione. In questo clima è piuttosto
facile spandere un sorriso sornione sullo sfondo della Treccani
dedicato ai poveri ingenui che hanno pensato per un attimo che si
poteva vincere e consegnare il Cavaliere e le sue masse esaltate
alla inoffensività civile e politica. Ti confesso, Gad, che non ho
nessuna voglia di augurarmi che questa maggioranza sappia lavorare
nell’interesse del paese, come si dice per fairplay democratico e
ti propongo questo scenario: Berlusconi risana l’economia del
paese, emergono e si consolidano le piccole e medie imprese e con
il contributo dei ministri ombra del PD realizza le riforme
istituzionali, portandoci anche ad un placido e condiviso
presidenzialismo. Non sarebbe il trionfo del ragioniere di
Giannini, che avrebbe risolto tutti i problemi della cosa pubblica
senza politicanti e opinione pubblica? Non è la voglia inconfessata
che solletica i commentatori alla Mieli?Non è un incubo? Ti prego
di svegliarmi.
24 aprile, 2008 alle 8:23 pm
Caro Gad, proprio non riesco a risolvere il problema, neanche
spezzettando il testo, cosa mi consigli di fare? Ciao
24 aprile, 2008 alle 4:56 pm
purtroppo credo che l’italia non sia nè ..destra nè …sinistra!
Essa è solo seduta sul proprio bagnato! I vecchi “comunisti” sono
ormai defunti o si vergognano di essere stati tali, dato che ognuno
di loro, forse giustamente, sperava di avere una vita migliore dei
loro padri. E molti l’hanno avuta grazie all’evasione e l’elusione
fiscale. Grazie anche ad un periodo d’indebitamento pubblico che ha
insegnato a molti, forse troppi, a vivere sopra le righe. Ora
stanno arrivando le vacche magre e purtroppo sarà difficile
seguitare a fare le cicale. Non ogni giorno splende il sole!
Purtroppo la sinistra storica non è più rappresentata in Parlamento
e credo che questo non sia, per ovvie ragioni, bene nè costruttivo
per il nostro Paese. Anche l’estrema destra è fuori. Il Popolo
Sovrano, si fa per dire, ha scelto , quindi i timocrati governino e
lo facciano bene, tramite i loro rappresentanti! La Massa conosce i
burattini, ma non i burattinai. A buon intenditor…… con quel
che segue! A chi da secoli guida nell’ombra il Paese non possiamo
insegnare niente, molti di noi sanno bene che fine fecero i vari
Ciceruacchi, Masianelli e….recenti Capi popolo
pseudorivoluzionari. La massa può solo mugugnare, sperando
nella….clemenza del tempo. Si fa per dire! Comunque ognuno di noi
ha ciò che si merita, parce sepulto et amen!
23 aprile, 2008 alle 11:11 pm
State parlando degli ORDINI? Gli Ordini esistono ma non funzionano
più, vanno migliorati ma non chiusi, servono ancora. Io sono un
Ingengere dell’INFORMAZIONE. Il Professionista deve essere LIBERO e
INDIPENDENTE altrimenti, se non ha un Ordine, diventa succube del
datore di lavoro. Grazie
23 aprile, 2008 alle 9:10 pm
alla particolare attenzione di drake oldsal ( prot n.944 ) se sei
un semplice blogger come me la tua difesa di ufficio, senza sapere
i fatti, dell’indegno comportamento di lerner che ha censurato i
miei commenti unicamente perchè critici per la sua intolleranza,
faziosità e livore, è veramente fuori luogo. la prossima volta
impegnati a difendere chi ha subito la violenza e non il perfido
violentatore.
23 aprile, 2008 alle 4:34 am
Grazie Rodolfo, vado a cercarlo.
23 aprile, 2008 alle 2:44 am
Caro Gad, per misteriosi motivi di webmaster non riesco a far
uscire dalla coda di moderazione il mio commento. Siccome mi
piacerebbe sottoporlo al giudizio tuo e degli altri bloggers mi
permetto di segnalartelo: l’ho inviato diverse volte e le versioni
senza refusi sono le ultime due (#969 e #970 nella mia sequenza
“ombra”) Grazie e ciao
22 aprile, 2008 alle 11:13 pm
Carissima Veronica, le rinnovo con gratitudine il mio abbraccio bastardo!
22 aprile, 2008 alle 10:38 pm
carissimo Lerner, non so se leggerà questo commento, ma io volevo
solo dire che in questi giorni post elezioni io mi sto rileggendo
il suo libro “Tu sei un bastardo”; un’occasione per riflettere
nuovamente sulla sua analisi sulle “identità”; vedo nella prima
pagina il suo autografo “a Veronica con amicizia.Gad Lerner”, e
colgo l’occasione per salutarla dalla Toscana dove sono
straorgogliosa di vivere. Naturalmente, se vorrà ricambiarmi i
saluti, sarò felicissima! Veronica
22 aprile, 2008 alle 6:56 pm
Grazie Ilja.
22 aprile, 2008 alle 6:36 pm
#959 – prova a riscriverlo: l’amministratore non e molto attento
qui. Puoi aspettare a luuuungoooo…
22 aprile, 2008 alle 6:28 pm
Scusate…. è ricomparso all’improvviso… (sempre in coda di
moderazione però)….
22 aprile, 2008 alle 6:26 pm
Ciao, possibile che il mio post #941 contenesse tanti bad links?
Sono curioso di sapere. Ancora grazie
22 aprile, 2008 alle 12:03 pm
Che fine..finalmente i Verdi. Adesso Pecoraro avrà il tempo per far
attraversare le strade dai ricci. Che pena.
22 aprile, 2008 alle 10:48 am
Scrivi qui il tuo commento Ho preferito meditare un attimo..et
vedere l’infedele..anch’Io lo sono avendo studiato in scuole
acctoliche da 6 anni di età sino alla laurea 25 anni in Cattolica
sono Buddista-zen. Ma di quale destra stiamo parlando?? Di
ex-socialisti Stefania Craxi docet et loro amici,di democristi
decotti, di ex.comunisti Prosperini et altri od ex femministe
passate alla destra Ombretta Colli,Maiolo et altre… Il problema
del paese è grave… INPS in crisi dal 1980,un sistema bancario che
strozza i privati et le p.m.i..a beneficio delle big
company..scalate improvvisate da ancora più improvvisati
finanzieri.. odontoiatri,ex-baristi..ma legati alle tessere di
partito giuste.. Non potendo emigrare…rimango.. nella m…parlare
di politica mi sembra una ver utopia!!! Bye a tutti Enrico Gizzi
21 aprile, 2008 alle 11:55 pm
Non essere cosi’ duro con i Verdi. Pensa al dramma umano del
Pecoraro che si ritrova con il fratello che causa la prematura
caduta della legislatura non ha potuto mettere a disposizione della
causa verde tutta la sua esperienza di calciatore dilettante… ed
e’ rimasto senza pensione per di piu’…
21 aprile, 2008 alle 11:47 pm
Povero Vendola, è dappertutto, lo fanno ballare come una scimmia su
tutte le tv per spiegare gli errori di altri. Un dato molto
positivo c’è: i Verdi non esistono più! Finalmente! Non riuscivo
infatti a concepire un ecologismo alleato con i….comunisti??! e
che invece dovrebbe essere trasversale rispetto a tutte le correnti
politiche.
21 aprile, 2008 alle 11:18 pm
ERRATA CORR: Aggiungo che secondo Confindustria circa l’80% delle
imprese siciliane paga il pizzo
21 aprile, 2008 alle 11:10 pm
Sto guardando “Exit” su La7. Come comprare il voto dei disperati:
soldi o un sacchetto colmo di alimenti. è il massimo della
democrazia mafiosa. Ho trovato interessante l’analisi del
giornalista di Repubblica: 1. teoria del “bisogno sospeso”,
mantenere in una situazione di bisogno i cittadini offrendo lavori
a termine per mantenere il consenso 2. Italia senza memoria.
Devastante. Aggiungo che secondo Confindustria circa l’80% delle
imprese paga il pizzo. Togliendo i mafiosi, le persone oneste sono
lo 0,000000000000000…..000000…000…% bene. Sarà tutta una
montatura dei giornalisti. Intanto Cuffaro è in parlamento. Tra un
po’ candidano anche quel parlamentare UDC che festeggiava
cristianamente con cocaina e prostitute. Quando dici “temo che..”,
è in realtà già successo.
21 aprile, 2008 alle 2:28 pm
ILJA Come vedi il lavoro che attende questo come qualunque altro
governo è immane.Io ,come già detto, non nutro fiducia
nell’efficienza e nel rigore, spesso solo verbale, della destra che
abbiamo sperimentato due legislature orsono non vedendo nulla di
particolarmente risolutivo, ma sono convinto che qualche
provvedimento di una qualche efficacia, ad elezioni trionfalmente
vinte dalla Lega proprio su questi temi, saranno in grado di
prenderli. Vedremo ! d’altronde 5 anni saranno sufficienti alla
destra per dimostrare cosa sa e vuole fare dopo la campagna
elettorale e, nel contempo, alla sinistra per ricominciare a
rendersi credibile nelle future elezioni. Ti saluto cordialmente.