Vi segnalo questo interessante articolo di Massimo Mucchetti, uscito sul “Corriere della Sera” di oggi. Ma ci pensate il can can se al posto di Tremonti ci fosse un ministro di sinistra?
Quando lo scopo è buono, e aiutare gli anziani bisognosi lo è al di là delle pur legittime perplessità sui costi burocratici della social card del governo di Silvio Berlusconi, acquisire le risorse necessarie è sempre meglio che rifiutarle. Ma una volta portato a casa il contributo, qualche osservazione sui finanziatori e sui modi del finanziamento sarà pure concessa.
L’Eni, per esempio, darà 200 milioni di euro: «volontariamente». Altrettanto potrebbe fare l’Enel. A decidere l’obolo saranno i consigli di amministrazione, ma Paolo Scaroni ne ha già dato pubblico annuncio. In quella sede, che è un board e non un comitato centrale, l’amministratore delegato spiegherà la convenienza del versamento, posto che la beneficenza non fa parte degli scopi sociali. Niente di male se ne facesse parte, beninteso: la beneficenza è stata per anni lo scopo sociale delle casse di risparmio; la redistribuzione alla comunità di parte dei profitti è una tradizione dell’India e un grande imprenditore come Ratan Tata la difende con orgoglio. Ma il conclamato scopo dell’Eni è creare valore per l’azionista. E in questo caso bisognerà dunque spiegare perché un azionista, il ministero dell’Economia, debba avere un extradividendo che aumenta del 14 per cento, sia pure una tantum, la remunerazione della sua partecipazione. I consiglieri indipendenti, deputati a custodire l’interesse dell’intera compagine azionaria, vorranno sapere bene prima di approvare una delibera a favore di quella che, nel loro gergo, si definisce parte correlata in conflitto d’interessi, non foss’altro perché nomina la maggioranza del consiglio e il top management.
La classe vorrebbe che i consiglieri nominati dal governo si astenessero. La corporate governance si accontenta di meno. Basterà parlar chiaro. Ma il parlar chiaro non è tanto facile. Scaroni non potrà mettere a verbale: «Me l’ha chiesto il ministro perché abbiamo guadagnato troppo e la Robin Tax renderà all’Erario meno delle attese».
Se così facesse, creerebbe due imbarazzi: ridimensionerebbe la portata di un provvedimento fiscale sul quale il governo azionista costruisce il suo buon nome e dovrebbe poi spiegare in base a quali convincenti criteri lo stesso governo reputa che l’Eni o altre imprese abbiano guadagnato troppo e in base a quali altri equi criteri definisca il quantum da restituire alla comunità.
Si potrebbe pensare che, se il ritorno sul capitale supera una certa percentuale, l’impresa esce dai territori del merito ed entra in quelli della fortuna o del monopolio. E si potrebbe concludere che l’aliquota Ires potrebbe essere allora aumentata estendendo alle società la progressività dell’imposta prevista per le persone fisiche.
Si potrebbe argomentare che una simile riforma deprimerebbe la propensione a creare ricchezza ovvero che, per evitare il salasso, le società sarebbero portate ad aumentare i mezzi propri diminuendo così proporzionalmente il ritorno formale e aumentando, di contro, la propria solidità.
Si potrebbero sostenere molte cose. Ma in questo momento Scaroni non dispone di queste informazioni e dunque nessuno può dire nulla.
Potrebbe allora il proponente giustificare i 200 milioni con qualche vantaggio che il governo potrebbe offrire, per esempio sulle imposte relative ai giacimenti nazionali? La cosa è dubbia.
Se, per ipotesi, ci fosse un do ut des,
verrebbe meno il bel gesto. L’esborso potrà dunque essere presentato solo come un atto di liberalità che testimonia la responsabilità sociale dell’impresa e aiuta l’Eni a migliorare la propria immagine.
Ma l’immagine, valore tipicamente immateriale, è quanto di più opinabile esista e tutti possono aver ragione.
Qualcuno potrebbe osservare che questa iniziativa di beneficenza va a carico dei soli azionisti di minoranza. Ma come potrebbe insistere nella sua critica questo qualcuno se il top management e il board dessero per primi l’esempio integrando i 200 milioni con una percentuale delle proprie compensations?
Massimo Mucchetti
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11 luglio, 2008 alle 7:30 am
Muchetti e’ ingenuo sul serio o ci marcia… chiedere al board di
Eni di rinunciare a perte di propri emulumenti e’ come chiedere a
Gad di farsi carico una famigliola di Rom da ospitare a casa
propria o nella sua tenuta in Piemonte… fatica sprecata… Del
buon Samaritano che scendendo da Gerusalemme a Gerico trovara il
povero ferito e lo raccoglieva e a SUE SPESE lo ricoverava alla
locanda fra un poco si perdera’ anche il ricordo… A sinistra ma
non solo sono tutti pronti a predicare ed indignarsi dai loro
attici ma se si tratta di cacciare una lira…
11 luglio, 2008 alle 8:51 am
Gad come ho gia’ scritto, essendo piccola azionista di ENI ed Enel,
saro costretta a dare il mio contributo per la tessera anziani.
Poiche’ credo nella solidarieta’ non mi lamentero’. Ma ovviamente
aspettero’, oltre che i commenti degli altri grandi azionisti,
anche i bei gesti CHE CERTAMENTE SEGUIRANNO.. di MEDIASET e di
tutti gli associati a CONFINDUSTRIA…. Sembra che la tessera
annonaria per i poveri comunque, che ancora non ha fondi, abbia
gia’ un nome, che sara’ stampato sulla tessera medesima,
ispirandosi alla targa di un vecchio orfanatrofio clericale… “Il
boccone del povero”….
11 luglio, 2008 alle 1:45 pm
Nessun dubbio che in caso di parti invertite sarebbe scoppiato un
casino. D’altra parte ho l’impressione che gli effetti dell’”obolo”
tutto sommato non saranno negativi. Quindi direi 1-1, palla al
centro.
11 luglio, 2008 alle 2:45 pm
2 Sarebbe meglio ” Per il povero abbandonato” rif. agli orfanatrofi
del sec. scorso…”Per l’infanzia abbandonata”
11 luglio, 2008 alle 2:50 pm
Solo una precisazione a proposito di Ratan Tata che può andare ben
poco orgoglioso di una società con l’atomica e la miseria e la
malattia per le strade, con bimbi che vengono regolarmente adottati
a distanza dalle famiglie italiane che in molti casi non hanno la
possibilità di visitare i bimbi adottati.
16 luglio, 2008 alle 4:24 pm
Carla, a proposito dell’obolo di 200 Mio € di Eni verso il Governo
… l’India è da ammirare e non da stigmatizzare. E’ vero che c’è
tanta povertà e miseria, è anche vero però che si stan formano una
middle-class di 200 milioni di persone con diritti, capacità di
acquisto e condizioni umanitarie decisamente migliori rispetto a
quelle in cui versava la maggiornaza della popolazione dieci anni
fa. Per cui l’orgoglio di Ratan è più che giustificato. Sulla
atomica, se l’hanno i Paesi Occidentali perchè non dovrebbero
averla loro: giochi di potere. Scusa la precisazione, ciao
18 luglio, 2008 alle 8:27 pm
Mio caro Alessandro caschi solo male come persona, anche se ad
altri potresti tranquillamente rivolgere le tue osservazioni. Io e
mio fratello abbiamo adottato diversi anni fa una ragazzina indiana
anche consapevoli che non le si potrà mai far visita. Sull’atomica
diciamo che non si subordinano le buone azioni ai comportamenti
immorali dei governanti anzi. Ma la beffa sta nel fatto che
l’azienda che mi da lavoro è stata assorbita da una branchia
francese della Tata, con conseguente riduzione del personale. Tu mi
dirai che non essendo io stata colpita dall’epurazione dovrei stare
allegra, il fatto è che chi si sente partecipe delle difficoltà
altrui a migliaia di km. di distanza non può onestamente ignorare
quelli con cui divide le ore lavorative. Trai pure le tue
conclusioni e chiediti se veramente con maggior giustizia sociale
siamo noi italiani da aiutare o gli indiani.
2 aprile, 2009 alle 7:52 pm
Sono Tardelli Mauro nato a Carrara (MS) il 29.04.1939 e residente a Massa: ho sentito in TV una trasmissione dove si parlava di prestiti a piccole imprese, vorrei sapere come poter accedere a questo piccolo finanziamento di circa € 60 mila a fondo perduto o con restituzione in piccole rate senza interessi.Ho sentito che ne parlava il Dr. Mucchetti.Grazie.Attendo risposta
Tardelli Mauro