Buon ferragosto a tutti, con la seconda tappa del mio viaggio nella Galizia ebraica pubblicato oggi da “Repubblica”.
Drohobycz- Preannunciate dal fragoroso scalpiccio dei tacchi sul selciato di pietra antica, le ragazze ucraine incedono a coppie, spesso con un mazzo di fiori in mano, felici di essere guardate. Paiono infreddolite negli abitini leggeri, sofferenti nell’andatura certo poco agevole ma perciò stesso tale da incutere rispetto. Solcano il centro cittadino da dominatrici, desiderose di provocare già nell’adolescenza. Così, inaspettatamente, mi ritrovo di fronte le labbra dipinte, le chiome ondeggianti, ma soprattutto le lunghe gambe intorno a cui Bruno Schulz attorcigliava il rantolo del suo desiderio spudorato che ha dovuto disegnare perché quella sensualità esasperata risultava inesprimibile con le parole perfino a lui, il Kafka geniale della Galizia ebraica.
Lo hanno tacciato di feticismo e masochismo per la devozione sottomessa all’universo femminile che manifestava. Ma si tratta di una grossolanità smentita dall’eleganza con cui quell’uomo timido, sgraziato, ricurvo su se stesso, corrispondeva con donne evolute di cui rapiva il cuore e la mente.
Così, percorrendo il centinaio di chilometri a sud-ovest dalla Leopoli in cui studiò e pubblicò le sue opere fino alla cittadina di provincia, Drohobycz, in cui rimase imprigionato trasformandola però in epicentro di un mondo fantastico, ho pensato di affrontare il tema più scabroso cui la tragedia e il mito di Bruno Schulz alludono: cioè la sgradevolezza ebraica. Tanto più vistosa quando lui stesso la pone in relazione con la vitalità esuberante dell’eros. La campagna che attraverso, col grano maturo e i papaveri, le fattorie dai tetti di paglia, le cupole argentate delle chiese ortodosse, le oche al pascolo e i cavalli dalla criniera bionda, d’estate richiamano l’epopea di Tewie il lattivendolo, il Don Chisciotte ebraico creato da Shalom Alechem; nel gelo invernale suppongo vi prevalga la malinconia del povero maestro Mendel Singer, il Giobbe di Joseph Roth. Ma ora i violinisti non volano più sui tetti degli shtetl. Per cui sfuggiremo al luogo comune letterario propinato da chi, malvolentieri, accetta di subire domande sul passato: non è vero che qui per secoli abbiano convissuto felicemente ebrei, polacchi, ucraini. Se già a milioni, fra il 1880 e il 1914, il tempo dei pogrom zaristi, gli ebrei s’erano imbarcati sui bastimenti per le Americhe, ciò dipese da un’ostilità diffusa e sancita da ricorrenti legislazioni discriminatorie. Un clima appena mitigato nel ventennio 1919-1939 dalla ricostituzione di una grande Polonia estesa da Leopoli fino a Vilnius, in cui tutta la Galizia yiddish si trovò riunita. Un ulteriore incentivo a restare, lì alle pendici dei monti Carpazi, era venuto dalla scoperta di giacimenti di petrolio che rilanciarono l’economia di Drohobycz e della limitrofa Boryslaw, bucherellata di pozzi simili a spaventapasseri metallici in perenne oscillazione.
Lo testimonia la raffineria che mi accoglie di là dal fiume, nella conca verdissima dove sorgono le case classiche dalle tinte pastello e l’enorme sinagoga diroccata che la setta dei Lubavitch cerca di restaurare.
Nel pellegrinaggio della memoria sui luoghi di Bruno Schulz –i licei in cui insegnava disegno; la casa in cui abitò; la residenza di Felix Landau, l’ufficiale Gestapo che se lo prese come schiavo e per cui affrescò la camera del figlio; infine la via centrale dove per dispetto lo scharfuhrer Karl Gunther gli sparò alla nuca giovedì 19 novembre 1942- mi ha accompagnato l’avvocato ottantenne Vycheslav Kowalenko. Non esiste più il negozio di tessuti della madre Henriette, dove lui scrutava le commesse e rappresentava le straordinarie metamorfosi animali del padre Jakub. Ma rimane la via Strysska tramutata da Bruno Schulz in via dei Coccodrilli, ed è qui che ancora si rinnova il miracolo: “Camminano, queste ragazze, a coppie, dondolandosi sulle anche, spumeggianti di nastri e di gale”, e quando siedono, “come se fossero stanche della loro vuota parata”, “si scoprono le gambe posate l’una sull’altra, incrociate, intrecciate in una bianca forma piena di irresistibile eloquenza, e i giovani che camminando passano loro accanto tacciono e impallidiscono, colpiti dalla giustezza dell’argomento, profondamente persuasi e convinti”.
Oggi al posto della mussola e dei pizzi sarà magari un acrilico dozzinale a fasciarne le gambe affusolate, più spesso lasciate scoperte dagli shorts issati su tacchi a spillo. Ma l’effetto di natura sensuale è il medesimo, nella stagione calda che Schulz affresca in un trionfo di “sprazzi d’aria tremolanti”, “polpa, dolce fino alla nausea”, “quarti di carne, turgidi di forza e di sostanza, con la tastiera delle cotolette di vitello”. Qui mi fermo, considerando “Le botteghe color cannella” (Einaudi) un’opera imprescindibile del Novecento mitteleuropeo, sufficiente per affiancarlo a Franz Kafka di cui nel 1935 tradurrà in polacco “Il processo”, insieme alla fidanzata Jozefina Szelinska, scrivendone anche l’introduzione.
Non a caso quest’uomo che mise il naso fuori Drohobycz solo per fugaci viaggi a Vienna e a Parigi, ma più frequenti visite a Varsavia, è divenuto un punto di riferimento per Witold Gombrowicz e Tadeusz Kantor, una fonte d’ispirazione per Philip Roth, Bohumil Hrabal, David Grossman, Cynthia Ozik. Ma non è ancora onorato di un monumento nella sua città natale, infastidita forse dal suo legame privilegiato con la cultura polacca.
A meno che pesi ancora su di lui proprio quel disagio così ebraico che ho chiamato sgradevolezza. L’argomento è scivoloso, c’è di mezzo un’umiliazione perseguita nel tempo, un’inferiorità straniera comminata dal senso comune. Il disagio speciale con cui ancora oggi gli ebrei guardano le fotografie della Shoah, quei loro corpi denudati e irrisi prima dell’eliminazione, cela infatti il dubbio atroce: non c’è forse in noi qualcosa di inadeguato, sgraziato, respingente che spieghi il trattamento? Sarà forse la parlata aspra, il pensiero contorto, e ancora più sotto quella sensualità costipata che vediamo esplodere –in Bruno Schulz- di fronte alla perfezione del corpo femminile?
L’avvocato Kowalenko era ancora bambino, prima di salvarsi con la madre fuggendo in Unione Sovietica, quando riceveva a casa le visite dello strano insegnante che faceva gli occhi dolci alla sorella maggiore. Chi mai avrebbe immaginato il richiamo crescente esercitato dal suo mistero?
Ne sono stupiti anche i pochi ebrei rimasti a vivere qui, quasi tutti trapiantati da Stalin nel dopoguerra, dopo l’ecatombe di 14 mila vittime in una cittadina che non raggiungeva i 40 mila abitanti. Dunque Yosif Karpin, il presidente della Comunità israelitica, non può sapere dove sia stata ammucchiata, tra le altre, la salma di Bruno Schulz. E siccome il vecchio cimitero ebraico è stato spianato dai sovietici per costruirvi sopra dei casermoni popolari, mi conduce lungo la strada per Sambor, nella foresta di Bronnitzky, dove in un solo giorno vennero fucilati tremila ebrei di Drohobycz. Camminiamo tra il muschio e le felci fino a una radura. Sparse, a decine di metri l’una dall’altra, le undici fosse comuni sono ora segnalate con lastroni di cemento di vastità impressionante. Mi porge una kippà, accende dei lumini, e su ciascuna recita un Kaddish traslitterato in cirillico.
Il turista della memoria, illuso di venire a riprendersi la famiglia censurata che i nonni, emigrando in Palestina, s’erano lasciata alle spalle, ora lo capisce: la Galizia ebraica devi andare a cercarla nei boschi, umidi, dove la natura freme ancora per l’ammassamento d’umanità compressa per farcene stare di più, uno sull’altro. “Una fermentazione di desideri, prematuramente rigogliosa e perciò impotente e vuota”, scriveva disperato Bruno Schulz. Con lui giace, chissà dove, il suo romanzo che a meno di un miracolo dobbiamo considerare irrimediabilmente perduto. Si intitolava “Il messia”. I pochi che ebbero modo di leggerne delle parti hanno riferito che si trattava di un capolavoro.
Non resta dunque che affrontare i pochi chilometri che ci separano da Boryslaw, la Klondike galiziana, dove invano cercò scampo l’ultima amante di Bruno Schulz, la pittrice Anna Plockier.
(2-continua)
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27 gennaio, 2012 alle 10:03 am
[...] un artista, Bruno Schultz, ucciso dai tedeschi (volendo potete leggere un interessante articolo di Gad Lerner in proposito). Oggi ho ripensato anche alle tante letture fatte in questi anni e alla [...]
8 dicembre, 2008 alle 4:17 pm
GRAZIE PER AVERCI RICORDATO BRUNO SCHULTZ,MA FALLO ANCORA.
5 dicembre, 2008 alle 5:18 pm
scrivo con qualche mese di ritardo, dopo aver finito di leggere "Le botteghe color cannella". ed è un ringraziamento per avermi fatto scoprire Schulz. quando ho letto l’articolo stavo casualmente leggendo "Vedi alla voce: amore" e tutto si è incastrato per portarmi a quel suo libro così diverso da tutto il resto.
27 agosto, 2008 alle 3:14 pm
Scrivi qui il tuo commento
20 agosto, 2008 alle 7:10 am
263- Erasmus, sono d’accordo. Prima di chiedere agli altri di
smettere di fare figli dovremmo imparare noi a consumare di meno.
Almeno io, quando c’è un problema, comincio sempre col chiedermi
cosa posso fare, in prima persona, per risolverlo invece di trovare
la soluzione nel sacrificio altrui per continuare a godere dei miei
privilegi
20 agosto, 2008 alle 12:41 am
Vabbè ilja, ho capito il tuo uso della natura in funzione
scaricabarilesca.A sognare,magari non di sostituire le nuvole,
adesso ci vado io.Buona notte a tutti.
20 agosto, 2008 alle 12:32 am
#283 – alex, la fanciulla – o la allegra nonnina – vale molto piu
di me e, credo, se la cava benissimo senza ns impicci
non potrei manco sognarmi di sostituire la nuvola o luna o vento,
nella loro fattiva amicizia
adele: o fa il misterioso tradotto: cerca di essere chiaro,
ma il meglio che li riesce e “parlare” in un sanscrito
vernacolare(?)
20 agosto, 2008 alle 12:24 am
283- Una seduta sul divano? Ilja come il dott. Freud? Beh,in
effetti, Ilja è molto “psicoanalitico”, scava nei misteri o fa il
misterioso.
20 agosto, 2008 alle 12:10 am
uff Ilja non dubito del giubilo dell’erba ma dato che le cose sono
come sono la nuvola è un agglomerato di gocce di vapore acqueo,ed
il vapore non si distingue per le sue capacità di sorreggere una
persona.Invece dovresti essere tu ad assumerti il compito di
soccorrere una fanciulla in difficoltà.e la donzella in questione,e
lo dico senza ironia,val molto di più che una seduta sul divano!
20 agosto, 2008 alle 12:06 am
non ti ho risposto? – ma guarda chi pulpita!
no, adele, non me lo mandare; almeno finche riesco a sopravvivere
senza. non mi pare corretto.
ma se le scrivi, abbracciamela.
19 agosto, 2008 alle 11:59 pm
Ilja l’erba canta? Sboccia la primavera con la sua penna!
Ho l’indirizzo, ma non ha risposto alla mia e.mail ( e manco tu, mi
hai risposto!). Facciamo così te lo giro, magari a te risponde. Hai
sempre lo stesso indirizzo di posta elettronica?
19 agosto, 2008 alle 11:51 pm
alex – sotto impiedi di mrs. edy la erba canta, felicissima! e se
dovesse rischiare di cadere, la nuvola correrebbe in sua
salvezza!
cerca di capire che, ogni tanto, le cose sono come appaiono di
essere
19 agosto, 2008 alle 11:40 pm
276-Ilja non è che abbiano avuto molto successo le spedizioni sui
monti quest’anno.Inoltre l’assenza di notizie da te registrata non
è motivo di gran rassicurazione.
19 agosto, 2008 alle 11:35 pm
se me ne accorgo? son in crisi d’astinenza, quasi
exilstenziale…
speravo in te, che avessi suo indirizzo; – ma, alla fine: a che
pro?
si, mi manca. assai.
19 agosto, 2008 alle 11:24 pm
276- Ilja, se le scrivi dille così: Adele ti manda un bacione e
vuole che ritorni presto nel blog di Gad.
Ilja, qui – te ne sarai già accorto, immagino- veramente manca quel
tocco di eleganza e intelligenza.
19 agosto, 2008 alle 11:19 pm
#273 – (mrs.) edy si crede stia bazzicando i monti, beata
lei.
Notizie zero da due mesi circa.
19 agosto, 2008 alle 9:26 pm
274- Erminio,è da ieri che Erasmus mi biasima per la mia “mistica
insensatezza” (alla faccia della tolleranza erasmiana!)e, mi chiedo
ancora, perplessa, dove e quando mai, nel presente post, abbia
perso “il buon senso” , come mi rimprova ancora Erasmus (alla
faccia del suo elogium moriae)
19 agosto, 2008 alle 9:04 pm
(621) Erasmus – Ora sono io ad avere dubbi e a essere perplesso. Mi
spiego con parole semplici e, spero, comprensibili.
Mi sembrava di aver capito che Lei predilige la logica e la
razionalità, che attengono a BISOGNI primari ovvero ai quei bisogni
oggettivi (pochi ma vitali) che hanno tutti gli esseri viventi (per
intenderci: mangiare, bere, dormire, copulare). I BENI primari (che
ovviamente inglobano quelli che soddisfano i bisogni primari es:
acqua e cibo) sono soggettivi e possono essere molti, ma non vitali
(credere in Dio, spiritualità, misticismo etc.).
Il problema nasce quando si vuole trasformare il bene primario
soggettivo (del singolo) in bisogno primatio (collettivo). Un
esempio per tutti: la religione.
19 agosto, 2008 alle 7:30 pm
MRS. EDY DOVE SEI FINITA?
Anybody who has news about her?
19 agosto, 2008 alle 7:26 pm
270 No per fortuna non ancora e neanche in prospettiva.
19 agosto, 2008 alle 7:23 pm
generale, non generele. Mi firmo Adele non Lino Banfi
19 agosto, 2008 alle 7:22 pm
268- Arridaje co sta’ fantasia e sto’ genio italico! Ma che c’è
stata qua un’assunzione d’olio di ricino generele?
19 agosto, 2008 alle 7:17 pm
259- In effetti… sembra di risentire la radiocronaca del Papà di
Veltroni all’indomani dell’all’agressione all’Etiopia: “la grande
proletaria s’è mossa”. Poco è cambiato , solo che oggi, aggrediti e
aggressori coincidono.
Cesare è fatto così, cosa vuoi farci ogni tanto deraglia, le Gallie
lo stancano molto
19 agosto, 2008 alle 7:11 pm
266Adele. Beh se si volesse misurare il “buon senso” degli
interlocutori mediatici dal nick scelto sarebbe interessante
scorrere la lista dei nomi dei frequentatori del blog di Lerner,
come di altri.Per fortuna non è così e quindi bene il nick Erasmus
come quello di S.Caterina e qualunque altro che la notoria fantasia
italica consente.
19 agosto, 2008 alle 7:00 pm
265- Ah dimenticavo, abbassa un po’ la quota, vedrai che ti
sentirai meglio, la pressione si regolarizza, fidati.
19 agosto, 2008 alle 6:57 pm
265- Forse hai ragione, Erasmus, non brillo per “senso comune”, nè
buono nè cattivo, ma una cosa è certa ne ho tanto quanto basta da
non prendere mai in prestito un nome così altisonante come il tuo.
Ma ti immagini le sgignazzate che provocherei in questo blog se mi
firmassi chessò Caterina da Siena, Hanna Arendt, Grazia Deledda…
19 agosto, 2008 alle 6:21 pm
Cinzia e Adele. Metto sempre insie me logica e buon senso, perchè
la lo gica vola alto, ma come il mito di Icaro, rischia di
bruciarsi le ali se si avvicina troppo al sole; fuor di metafora,
se si mescola con la fantasia e non è frenata dal buonsen so che
vola basso ed è più aderente alla realtà, può perdere la bussola e
trasformarsi in farneticazione.
19 agosto, 2008 alle 5:54 pm
[...] appunto Bruno Schulz. Ne scrive in un pezzo di venerd scorso
(anche sul suo blog) intitolato Le ragazze di Bruno Schultz, tra il
fragoroso scalpiccio dei tacchi sul selciato delle giovani donne
ucraine e lumido dei [...]
19 agosto, 2008 alle 5:47 pm
Erminio e Snep. Indubbiamente, visto che siamo 7 miliardi ed è già
impos sibile soddisfare materialmente tut ti, bisogna fare un passo
indietro, limitando il lato materiale della vita e sviluppando
sempre più quello affettivo e spirituale.
19 agosto, 2008 alle 2:48 pm
D’altra parte è da una vita che mi dimeno nel dubbio se sia più
importante avere o essere: Avere un sacco di soldi oppure Essere
ricchi sfondati? Boh!
19 agosto, 2008 alle 2:23 pm
Erminio, pensa che io avrei detto l’opposto. Ad esempio io nei
bisogni primari ci metto l’affetto verso i miei cari, e nei beni
primari ci metto gli alimenti. Ma dammi 20-30 anni per pensarci e
risolverò dentro di me il dubbio che mi hai fatto venire (no, non
c’è bisogno che tu ti senta in colpa, tranquillo).
19 agosto, 2008 alle 12:09 pm
(245) Erasmus – Non sono sicuro, ma forse si dovrebbe considerare
anche la differenza che esiste tra:
BENI primari (soggettivi)
e
BISOGNI primari (oggettivi).
19 agosto, 2008 alle 10:41 am
#195 – adele, ma che coincidenza! Appena una settimana fa,
Gutenbegando la sezione Italiana, mi sono imbattuto ne La
Costituzione Livornina; che, avendola letta in un fiato volevo
citare al primo post su immigrati o Marroni, spero in
arrivo.
E mo tu, appena tornata, me lo freghi! Con una genuina,
noncurante, malvagita femminile!
Bentornata, cara – e continua cosi!
#230, 214 – ti consiglio, pur se e improbabile tu non l’abbia gia
letto, il famoso post di Giulio:
http://www.gadlerner.it/index.php/2008/08/13/medaglia-doro-a-hu-jintao.html#comment-56230
si sposa benissimo con uno meno recente (che sono troppo pigro di
cercare. Eppoi era pure di Guzzanti, allora…)
Mi Piace Giulio, quando parla chiaro
19 agosto, 2008 alle 10:31 am
#217- DSE, considerato il (tuo) tempismo, avevo immaginato le tue
elucubrazioni sul LOGOS ispirate proprio dalla Lezione Mag. di
Ratisbona.
Mi sbagliavo, forse?
19 agosto, 2008 alle 9:52 am
Daniele, al commento 198 avevo specificato
La conversione di Magdi Allam è stata molto pubblica, ed anche
l’appello del Papa dall’Australia a vivere la religione in modo
pubblico ossia politico -sue testuali parole- a me ha un po’
inquietato. Mi auguro un confronto nella speranza che da ciò derivi
un ridimensionarsi reciproco dei fondamentalismi, soprattutto che
le coscienze abbiano il sopravvento sul più comodo affidarsi ad
un’ideologia o a un credo
19 agosto, 2008 alle 9:06 am
165 Cinzia Simonelli e 167 Daniele Sensi, permettetemi di
puntualizzare alcune cose. 1) L’illuminismo è cosa ben diversa dal
rispetto delle religioni esistente tra gli arabi intorno all’anno
1000. Anche l’Impero Romano rispettava religioni, usi e costumi dei
popoli asottomessi a meno che non mettessero in discussione il
potere di Roma: erano illuministi anche i Romani? 2) L’illuminismo
affermava un principio diametralmente opposto a quello presente in
molte religioni: l’uomo, la sua capacità di ragionamento e la sua
libertà di esprimere il proprio pensiero contano più di ogni altra
regola o dogma imposto in nome di una fede o di un sovrano. 3) Il
potere, in Occidente, segue le regole del potere che, come la
storia insegna, sono sempre le stesse ovunque ed in ogni epoca. Ma
le società occidentali, intese come popoli, intellettuali,
scienziati, sono senza dubbio figlie dell’illuminismo ed
esercitano, a volte efficacemente altre volte no, la loro funzione
di controllo sulle decisioni del potere. Nel mondo islamico questo
non accade, visto che i musulmani che seguono i principi del
pensiero laico nella vita pubblica, riservando le regole religiose
alla loro vita privata, spesso subiscono minacce non contrastate
dai loro governi (vedi Rushdie, Magdi Allam, Ayaan Hirsi Ali,
ecc.). 4) In Italia l’influenza della Chiesa sulle decisioni dei
governi è ancora troppo forte. Tuttavia oggi nessuno più si
sognerebbe di accettare o seguire indicazioni di voto fornite nel
corso di una funzione religiosa, come invece accadeva fino a 30
anni fa.
19 agosto, 2008 alle 12:04 am
Presto brancolerà nel buio questa m di paese non appena saranno
abbattuti migliaia di altri stragisti usa in Iraq Afghanistan e
probabilmente anche in Georgia.
http://www.youtube.com/watch?v=u4gEjp8Xjm0 Quanti soldati italiani
moriranno ancora bruciati vivi in afghanistan mentre berlusconi se
la spassa a villa Certosa?
18 agosto, 2008 alle 11:54 pm
Erasmus forse dovresti recuperare un pò di fantasia,non è un
peccato mortale averne nella giusta misura.in questo caso potrebbe
aiutarti a comprendere che non sei l’unico e legittimo titolare
della logica e del buon senso mentre tutti gli
altri,ovviamente,sono destinati a brancolare nel buio della loro
ideologia fin quando non ricevono la grazia della tua
luce.Naturalmente non ti sfiora nemmeno l’idea che il tuo punto di
vista sia solo il tuo legittimo punto di vista e non la logica
universale che muove i pianeti e l’universo intero.con questo ti
auguro la buona notte.
18 agosto, 2008 alle 11:53 pm
251-Ave Cesare, dormituri te salutant!
lo so, lo so, questa era da brivido.
Seriamente: non so se sono completamente d’accordo con il contenuto
dell’articolo (comunque più sì che no), ma condivido il metodo. Che
poi banalmente consiste nel dividere predatori dagli erbivori (per
definizione già condannati) e poi “pesare” i predatori, almeno per
provare a capire quali sono i concorrenti.
Ciao!
18 agosto, 2008 alle 11:44 pm
Trovami un miliardario che condanna i preti tibetani responsabili
di pogrom contro l’etnia cinese…. La casta è tutta filo usa e
sarebbe davvero strano che i miliardari stiano dalla parte della
Cina contro l’impero. In tv ci vanno i docenti della cattolica, gli
imprenditori i registi piddini, i preti, prodi, previti mica i
lavoratori, gli immigrati, i centri sociali, gli stalinisti, i
leninisti, i trotskisty, i musulmani giovani e non moderati, la
realtà viene nascosta, i veltrusconi e nanni moretti i preti e gli
sbirri questo deve essere trasmesso. In q momento guardate lo
zerbinaggio a veltrusconi su Rai tre a Primo Piano, davvero
ripugnante. Pena di morte per i preti tibetani responsabili di
eccidi e devastazioni!
http://www.ecti-vsf.org/fra/images/CoreeduNord1.gif
18 agosto, 2008 alle 11:40 pm
Buona sera a tutti e bentornata ad Adele.
Vi segnalo questo interessante, a mio giudizio, articolo di
Panebianco sulla Georgia pubblicato dal Corriere:
http://www.corriere.it/editoriali/08_agosto_18/profeti_disarmati_prepotenza_di_putin_5a9922ce-6cd4-11dd-b80d-00144f02aabc.shtml