Il presidente del Consiglio che fa appello ai risparmiatori perché non vendano i loro titoli nei prossimi due anni, è destinato a ottenere l’effetto contrario: fuga dalla Borsa. E’ in arrivo la Grande Depressione e le chiacchiere sull’Italia messa meglio degli altri paesi perché ha un’economia più industriale e meno finanziaria, rischiano di venir ricordate come le ultime parole famose. Perché è vero che le nostre famiglie sono meno indebitate rispetto a quelle americane. Ma in compenso abbiamo un debito pubblico tale da rendere impensabile un piano di salvataggio pubblico delle nostre imprese, quando entreranno in crisi.
Questa, temo, è la dura realtà. Non mi stupisce che tra le macerie tornino a ballare i topi, cioè i banchieri e gli imprenditori penalizzati dalla competizione globale, reduci da clamorosi insuccessi e manovre spregiudicate, ma bene insediati nelle consorterie protette nostrane. Nei tempi difficili, esibiamo le nostre toppe al culo. Ma sul medio periodo azzardo un’altra previsione: non reggerà il capo assoluto dell’Italia che vuole trasmetterci ottimismo girovagando di notte fra discoteche e Bagaglino. Diventerà necessaria una relazione stretta con i sindacati, Cgil compresa, per gestire una emergenziale distribuzione di ammortizzatori sociali.
In politica questo progetto ha una sola traduzione prevedibile: grosse koalition, o se preferite governo di unità nazionale. Ci stanno già pensando due personaggi correlati da più di una analogia: Giulio Tremonti e Massimo D’Alema. Le strizzatine d’occhio tremontiane alla sinistra, non sono dispensate invano.
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18 ottobre, 2008 alle 8:55 pm
Mi permetto di rispondere a Davide (commento 366) semplicemente trascrivendo quanto da ultimo ho riferito all’Autorità della concorrenza e del mercato a cui mi sono rivolto per segnalare gravi ed ingiustificati comportamenti di una Banca inglese che in Italia offre servizi e mutui a tasso variabile….Per adesso ho ottenuto che l’Authority avviasse il procedimento…riferirò sul mio blog e su questo sito l’esito:
"…omissis…Per quant’altro, anche alla luce della crisi finanziaria mondiale che in questi giorni si rivela in tutta la sua gravità, mi si permetta di esprimere alcune riflessioni di carattere generale.
I contratti di mutuo a tasso variabile, come nel caso in esame, mutano in modo significativo i termini originari pattuiti dalle parti, fino a giungere, con il passare del tempo, allo sbilancio irrimediabile del rapporto sinallagmatico. Il consumatore non può invocare, come potrebbe per altri contratti, la rescissione per eccessiva onerosità sopravvenuta o per lesione, in quanto il mutuo si definisce contratto aleatorio. E l’alea nel caso di un mutuo a tasso variabile è più evidente per la sussistenza della clausola di variabilità del tasso e per la previsione di uno spread imposto.
Analogicamente, essendo la scelta di un mutuo a tasso variabile (scelta negli anni passati prediletta e consigliata “collegialmente” da tutte le Banche) un prodotto aleatorio, potenzialmente speculativo, non avrebbe dovuto essere regolato dal disposto di cui all’art. 21 del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 "Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52 ? ( http://www.liberaconcorrenza.com/2008/04/ancora-le-banche.html )
Nel caso che ci occupa poi, il mutuo scelto dai Sigg.ri Paonni (denominato Variabile Web) è stato contratto via internet (tramite un banner di “mutui on line”), senza alcuna assistenza e/o consigli di un operatore professionale.
Ed ancora, senza rievocare concetti di “consideration”, cari ai popoli anglosassoni, non è forse vero che le Banche sono le parti dominanti del rapporto contrattuale ? Da un lato esse hanno imposto i loro schemi contrattuali a soggetti che si trovavano in evidente stato di bisogno, nel senso tecnico-giuridico del termine, e dall’altro hanno reso impossibile la scelta di altri tipi di mutuo anche per l’onerosità del tasso applicato."
Noi, invece, grazie a Tremonti otteniamo la riduzione della rata del mutuo allungando i tempi dell’ammortamento, non riusciamo neppure ad ottenere una rinegoziazione obbligata a tasso fisso congruo e spead ridotto….Vi sembra equo..?
16 ottobre, 2008 alle 10:45 am
Chi scrive è uno dei tanti investitori/risparmiatori italiani che in questi giorni si trova impotente davanti al tracollo dei mercati finanziari, ma ancora più impotente davanti all’evidente crisi bancaria che si è profilata in queste ultime settimane.
Come risaputo, il fallimento anche solo di alcuni istituti, porterebbe molti risparmiatori a subire conseguenze economiche gravissime, con evidenti ripercussioni sull’intero sistema paese. Bene ha fatto dunque il Governo a garantire sostegno finanziario alle banche in difficoltà; tuttavia è palese che questo intervento, anche se teso in ultima analisi alla tutela del risparmiatore/investitore, ha l’immediato obiettivo di tenere a galla quegli istituti che in un’economia trasparente e più responsabile, avrebbero dovuto chiudere da tempo (con la normale gradualità che contraddistingue settori economici che manifestano incapacità professionale) e che oggi conservano indubbiamente la maggiore responsabilità di quanto accade.
Ciò detto, per evidenziare un aspetto a mio avviso di non poco conto che vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori; se è vero infatti, che in ultima analisi è il contribuente che dove sostenere la crisi bancaria (mediante denaro pubblico) è anche altrettanto vero che lo stesso risparmiatore/investitore risulta essere stato prima convinto da poco coscienziosi consulenti bancari ad effettuare investimenti sbagliati e ora a dover ripianare le loro malefatte.
Ora… ben capendo che le banche devono evidentemente "sopravvivere", ritengo però sia altrettanto corretto, che le stesse (società private) deddano, mediante un meccanismo di attribuzione che rimando ad esperti, restituire "il credito" che oggi con senso di responsabilità esborsa il contribuente. Ciò potrebbe avvenire ad esempio mediante l’attribuzione, anche forfetaria, di quote azionarie bancarie sul portofaglio degli investitori e offrendo la medesima opportunità anche a tutti gli altri cittadini i quali in via alternativa potrebbero vedersi decurtate alcune voci di spesa normalmente caricate sui loro conti. Per i portatori di mutuo casa o di prestiti bancari, sarebbe altresì corretto effettuare un ricalcolo volto al contenimento delle rate in base al sostegno pubblico che ne verrà.
Davide
Bologna
15 ottobre, 2008 alle 4:44 pm
CHE VI POTEVA DIRE BERLUSCONI….????
COSA VI ASPETTAVATE…???
TUTTO BENE, NN VI PREOCCUPATE…LA CRISI USA NON CI TOCCHERA’ NEANCHE DI STRISCIO….MENTRE LUI STA’ GIA’ ORGANIZZANDO UNA SPEDIZIONE LUNARE PER TRASFERIRE TUTTI I SUOI BENI E LE SUE ATTIVITA’ SULLA LUNA…
14 ottobre, 2008 alle 10:10 pm
"In politica questo progetto ha una sola traduzione prevedibile: grosse koalition, o se preferite governo di unità nazionale. Ci stanno già pensando due personaggi correlati da più di una analogia: Giulio Tremonti e Massimo D’Alema. Le strizzatine d’occhio tremontiane alla sinistra, non sono dispensate invano."
….non sono sicuro che un governo di unità nazionale sia la giusta medicina….E’ vero…è proprio la mancanza di una opposizione costruttiva e ben congegnata che consente a Berlusconi di utilizzare i decreti legge e/o la maggioranza alle camere per cambiare il sistema nella indecorosa "monarchia senza nobiltà" rappresentata e che giorno, dopo giorno si realizza in forza di leggi ad personam e di benefici ad hoc per i propri/e pari. Ma un governo di unità nazionale e di larghe intese, senza una voce sentita ed autorevole dell’opposizione parlamentare equivarrebbe a consegnare più velocemente il paese in mano al nostro amatissimo (nei sondaggi..)Cummenda.
Probabilmente, è ora di mobilitare le piazze….senza paura di sembrare fuori tempo o col dubbio di non comprendere la delicatezza del "momento"…Diamo, prima che sia troppo tardi, prevalenza alle priorità sociali (che sono certe ed in evidenza da tempo) ancor prima di ipotizzare ed incoraggiare provvedimenti economici sulla base di "regole" che, mi pare evidente, si sono rivelate sconosciute ed oscure proprio per quegli "addetti ai lavori"
che le hanno dettate …..!
14 ottobre, 2008 alle 6:37 pm
Mentre speriamo che questa crisi finanziaria si attenui stabilmente, per il bene di tutti, è bene che ci convinciamo che il capitalismo è morto e sepolto dal 1929: le idee di Keynes per uscire dalla depressione sono state un trucco di finanza creativa, che, in più, ha prodotto la Seconda guerra mondiale e tutte le altre che sono venute dopo. In attesa della prossima crisi, che, speriamo, verrà il più tardi possibile, è meglio che le classi dirigenti si rimettano a studiare le opere di Marx e di Engels – che hanno previsto con largo anticipo quanto sta succedendo oggi- e ad appropriarsi dei meccanismi del Gosplan sovietico. Nè facciamoci impressionare dal fallimento della ex-Unione Sovietica: quella che è finita 20 anni fa era solo la mostruosa degenerazione dell’Unione ideata da Stalin, la quali dovette trasformarsi radicalmente, non per colpa sua, dopo l’aggressione nazista del ’39.
Grazie, buon lavoro e cordiali saluti.
14 ottobre, 2008 alle 6:19 pm
361 Ernesto anch’io ho seguito la notizia, e da casalinga in corsa ne sono stupita più della crisi economica.
Ma come si fa con lo schifo di formaggio in circolazione nel pianeta, non riuscire a piazzare il miglior formaggio del mondo che è il parmigiano reggiano.
Non ho mai assaggiato, nemmeno in Francia, qualcosa che abbia anche solo lontanamente il valore di questo prezioso formaggio.
O stiamo dormendo perchè anche il prezzo ormai si assesta a livelli di un qualsiasi stagionato di ovino, oppure sarebbe da non credere alle notizie che vengono divulgate dai media.
14 ottobre, 2008 alle 6:05 pm
LE RICETTE MOLTO LIBERALI DEL GOVERNO PER RILANCIARE LA PRODUZIONE
Il governo cerca il doppio colpo, con il formaggio grana: soccorrere un settore in crisi e aiutare la fascia debole della popolazione. Circa 100.000 forme di Parmigiano Reggiano saranno acquistate dal governo e destinate agli indigenti: questa la misura annunciata dal ministro dell’Agricoltura Luca Zaia per affrontare la grave crisi che sta colpendo il settore produttivo del Parmigiano Reggiano.
14 ottobre, 2008 alle 1:44 am
Antonio (359) scrive: “allora il problema è che dobbiamo cambiare le abitudini e tornare a fare come i nostri genitori che prima di comprare qualcosa dovevano avere risparmiato i soldi necessari”.
Va bene tornare alla vecchia buona sobrietà dei nostri padri, però …….
I nostri genitori, pagando un affitto pari a non più del 25% del loro salario, magari con un figlio che, appena terminati gli studi, trovava un impiego stabile e contribuiva al reddito familiare, riuscivano a risparmiare almeno metà della costo di un appartamento (per il resto, se del caso, c’era il mutuo).
Oggi, pagando un affitto pari a oltre il 60% del salario, e di entità paragonabile all’ammontare della rata di un mutuo, la gente (quella con una “g” sola, non la “ggente” dei talk show televisivi), dovendo mantenere un figlio che lavora al 30% del suo tempo disponibile, se prova a risparmiare la metà del valore della casa , prima di accendere il mutuo, con l’aumento del prezzo delle case superiore alla remunerazione del capitale (si fa per dire) che riesce a risparmiare, la casa non la potrà acquistare mai.
13 ottobre, 2008 alle 10:43 pm
vorrei dire che troppa gente si lamenta del fatto che non sono più in grado di pagare le rate del mutuo, come la vostra ospite, che lavora in call center, di stasera. questo ovviamente è un problema grave ma come dice il proverbio chi è causa del proprio male pianga se stesso. Il sogno della casa per gli italiani è sempre stato un mito, solo che 15 anni fa, prima di comprare una casa, un italiano pensava…"se la casa costa 100 milioni di lire devo averne almeno la metà da parte"…tre anni fa un italiano pensava…"la casa ce l’hanno tutti perchè io non potrei averla? visto che devo chiedere un mutuo ci metto anche dentro l’arredamento ed il notaio"…poi siccome c’era la necessità di pagare una rata bassa si era costretti a scegliere il tasso variabile perchè il tasso fisso significava una rata troppo alta per il proprio reddito….quella che comunque si paga oggi che i tassi sono saliti. questo è lo sbaglio più grosso che hanno fatto le pesone che oggi si trovano in difficoltà, forse mal consigliati dalle banche ma a volte anche sprovveduti nel loro voler vivere al di sopra delle prorie possibilità. la vostra ospite ha dichiarato che più banche le hanno chiuso la porta in faccia prima di trovare qualcuno disposto a finanziarla, oggi si lamenta di avere una rata insostenibile per il suo monoreddito…allora il problema è che dobbiamo cambiare le abitudini e tornare a fare come i nostri genitori che prima di comprare qualcosa dovevano avere risparmiato i soldi necessari.
13 ottobre, 2008 alle 1:04 pm
L’ANALISI SBAGLIATA DI TREMONTI, IL PERICOLO DEL LOCALISMO LEGHISTA, SPUNTI INTERESSANTI DA EMMA BONINO
"Da radicale dico che e’ indubbio che di fronte all’emergenza sia utile fare fronte comune, ma questo non mi esime dal ritenere sbagliate sia una parte di gestione della crisi, sia l’analisi di fondo del ministro Tremonti dalla quale divergo sostanzialmente". Lo dichiara a Radio Radicale la vicepresidente del Senato, Emma Bonino. "Per otto mesi Tremonti ci ha raccontato che il problema arrivava dalla Cina – spiega Bonino – con l’euroscetticismo a piene mani, con il localismo come toccasana. Per fortuna gli imprenditori italiani hanno magari letto il suo libro "La paura e la speranza" ma hanno fatto il contrario, diversificando ed essendo presenti non solo in Europa e Usa ma anche nei grandi paesi emergenti. Come radicale ho un’analisi completamente diversa da quella che a piene mani la destra, facendo anche eco a pulsioni della Lega, ci ha raccontato in questi ultimi otto mesi. Questa crisi ci dimostra ancora una volta che ci vuole piu’ Europa e non meno Europa". "Mi auguro che dopo questa prima riunione – conclude Bonino – l’eurogruppo diventi il gruppo propulsore che eviti una ennesima pausa di riflessione dell’Europa".
13 ottobre, 2008 alle 1:19 am
Vorrei segnalarvi un interessante articolo pubblicato oggi 13 ottobre su El País, di cui vi do l’URL: http://www.elpais.com/articulo/semana/Culpables/millonarios/impunes/elpepueconeg/20081012elpneglse_5/Tes
Vi riassumo anche alcuni dati significativi:
nel 1976, lo stipendio medio dei massimi dirigenti delle grandi imprese statunitensi era 36 volte superiore allo stipendio medio di un lavoratore; nel 1989, era 71 volte superiore, e nel 2007, ogni dirigente ha ricevuto uno stipendio 275 volte superiore a quello dei lavoratori (la fonte è un rapporto di The Institute for Policy Studies and United for a Fair Economy). Lo stesso rapporto informa che tra il 1996 e il 2006 i già lauti stipendi degli amministratori delegati sono cresciuti del 45%, quando lo stipendio medio di un lavoratore statunitense è aumentato solamente del 7%. L’articolo è pieno di particolari sul comportamento terrificante degli uomini a capo della Lehman Brothers, Merrill Lynch, JP Morgan, Bear Stearns o Citigroup, nonché sulle responsabilità dei politici che avrebbero dovuto impedire le loro malefatte. Queste ingiustizie devono essere combattute dai politici e da tutti i cittadini. È indispensabile ridefinire il ruolo dello stato, frenare questo capitalismo selvaggio e per riuscirci occorre anche punire coloro che con tanta arroganza hanno affogato tutto "nelle gelate acque del calcolo egoistico".
12 ottobre, 2008 alle 10:33 pm
173- Augurissimi a Sara per il bellissimo evento.
12 ottobre, 2008 alle 9:37 pm
Oggi Bruno Vespa ricorda come nel 1992 i soliti noti..quelli con il grembiulino che di li a poco avrebbero eletto un loro affilialto alla massima magistratura dello stato…con la copertura politica degli amichetti di Gad e del PCI cercarono di far fare a Berlusconi la fine del topo, di spogliarlo di tutto e lasciarlo in mutande con una mano davanti e una di dietro come avevano gia’ fatto con Rizzoli e con Ferruzzi… E chissa’ che come con Ferruzzi non ci potesse scappare anche un bel suicidio .. di quelli con il suicida che prima si spara un colpo alla testa e poi mette la pistola sul comodino per paura del disordine…
Certo che adesso vedere quegli stessi poteri ex forti andare con il capo coperto di cenere in ginocchioni a Canossa dal Cavaliere e’ un segno che la Provvidenza esiste…
E vedere Gad che sbava dalla rabbia e’ ancora meglio…
12 ottobre, 2008 alle 5:32 pm
@ 349
Ma che dici Pino, mister B. ha un disprezzo viscerale per i manager di cui parli, che pagarono quelle tangenti alla GDF…
Sono tutti in parlamento, eletti a furor di popolo nelle liste del PDL
Non ti preoccupare per il loro Piano di Rinascita, 30 anni fa era perfetto, oggi non contempla il fatto che ogni anno le TV perdono milioni di ascoltatori che si spostano sul web. Tempo al tempo.
Mediaset e B. hanno il terrore del web, che registra tutte le loro malefatte e consente alle persone di stare a stretto contatto, basta vedere la causa milionaria che hanno intentato a Google, ufficialmente per i video di mediaset, in realtà perché su Youtube c’è moltissimo materiale scottante su B.
12 ottobre, 2008 alle 5:17 pm
per 292Giovanni
Mi sarebbe stato difficile coordinare il "massacro", come dici tu, degli anarchici Spagnoli perchè all’epoca non ero neanche nato, ma certamente non l’escludo. Di sicuro so che tu saresti stato con Franco a massacrare gli anarchici, i comunisti ed i democratici tutti che combattevano per la libertà.
Per quanto riguarda il tuo Silvietto (speriamo che Dio lo abbia presto in gloria presso di se e che tu lo possa imbalsamare e tenertelo in salotto su una bella poltrona pubblicizzata da Mike Buongiorno) era a stretto contatto con il Gran Maestro, hanno progettato insieme il piano rinascita, che prevedeva proprio, guarda caso, una dittatura dolce con il controllo totale della informazione e dei centri di potere politici ed economici, mi sembra che il piano sia stato pienamente realizzato. Se poi non fosse a conoscenza del massacro che stavano facendo i generali in Argentina questo è tutto da dimostrare, ma se lui non sapeva nemmeno che i suoi più stretti collaboratori davano mazzette alla Guardia di Finanza, mi sembra quasi impossibile che lo potesse sapere, è troppo candito l’uomo per pensare che potesse conoscere proprio tutto del suo Mentore e guida spirituale.
12 ottobre, 2008 alle 4:29 pm
@308
Sarà molto difficile vere le scelte mirabolanti che descrivi (a parte il fatto che le aliquote fiscali uguali per tutti sono un orrore, che a prendere sul serio la Costituzione – che è chiarissima su questo – non sarebbe nemmeno immaginabile).
E’ il populismo, bellezza !
Governare a colpi di Spot, vincere le elezioni promettendo tutto a tutti, significa poi restare immobili, significa che i problemi strutturali del Paese resteranno pari pari dove sono, altrimenti (cribbio!) i sondaggi rischiano di andare a picco. Non vedremo scelte impopolari per chi blocca davvero lo sviluppo dell’Italia, a meno che non sia possibile agire su problemi di minor conto, contro pacchetti di voti minoritari (tra l’altro scaricare altre scelte impopolari sui più deboli, es. pagando ancora meno il lavoro per rilanciare l’economia, ormai è quasi impossibile, perché là non c’è più nessun osso da spolpare, si rischia di far esplodere la pentola che alimenta il populismo…).
Non vedremo mai Berlusconi scagliarsi contro i notai, contro i farmacisti, contro chi ha rendite di posizione ed esercita monopòli che ci costano gran soldoni in termini di mancata concorrenza. O contro la Lega, fortissima nelle sue provincie e nelle sue comunità montane.
Non lo vedremo mai perché il berlusconismo odierno, quello di maggior successo rispetto al quindicennio appena passato, è il berlusconismo che guarda al passato, il berlusconismo del berlusconi che ha smesso di vestire i panni del modernizzatore per incarnare il reazionario, figura rassicurante per eccellenza – quando il futuro è una grande incognita e il presente non offre speranze.
Per intenderci, il B. reazionario è quello che socializza le perdite come avveniva con le partecipazioni statali della I Repubblica, quello del grembiule a scuola e del maestro unico, nell’epoca che avrebbe dovuto essere – come da campagna elettorale del 2001 – l’epoca della 3I.
Suvvia, non si può pretendere alcuno slancio verso il futuro da un miliardario populista 72enne che governa a colpi di spot tarando gli spot sui sondaggi.
E’ elementare capirlo, in un mondo dove l’unica superpotenza rimasta rischia seriamente di eleggere un nero, figlio di nessuno che ha iniziato la campagna elettorale facendo colletta su internet.
Ogni Paese ha il governo che si merita, l’Italia si merita la sua telecrazia. Tanti saluti e Buona Notte.
12 ottobre, 2008 alle 7:18 am
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