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	<title>Commenti a: Mamma mia, le donne che passione!</title>
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	<description>Il blog del Bastardo</description>
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		<title>Di: gicelesEo</title>
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		<dc:creator>gicelesEo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 02:11:10 +0000</pubDate>
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		<description>thanks for this nice post   111213</description>
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		<title>Di: Mario</title>
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		<dc:creator>Mario</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 20:45:12 +0000</pubDate>
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		<description>La sua trasmissione di stasera 28 /09 mette in evidenza che certi maschi come il giornalista sallusti è fuori di testa quando dice che gli apprezzamenti di suo figlio alle donne gli fanno capire che non è gay i vergogni come padre anzi non è padre è un becero animale, la pascale è non donna come si pu alla sua età ammirare con la bava un triste figuro povera lei.
complimenti per la trasmissione che dovrebbe essere vista da tanti che vedono la DeFilippi e io ho sempre criticato non il Berl politico ma per le sue Tv che hanno obnubilato le menti e le coscienze eppure certo clero tace e poi si predica che la gente non ha fede!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La sua trasmissione di stasera 28 /09 mette in evidenza che certi maschi come il giornalista sallusti è fuori di testa quando dice che gli apprezzamenti di suo figlio alle donne gli fanno capire che non è gay i vergogni come padre anzi non è padre è un becero animale, la pascale è non donna come si pu alla sua età ammirare con la bava un triste figuro povera lei.<br />
complimenti per la trasmissione che dovrebbe essere vista da tanti che vedono la DeFilippi e io ho sempre criticato non il Berl politico ma per le sue Tv che hanno obnubilato le menti e le coscienze eppure certo clero tace e poi si predica che la gente non ha fede!</p>
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		<title>Di: Ernesto</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-84049</link>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 11:10:57 +0000</pubDate>
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		<description>Giulia Innocenzi, che donna politica!

&quot;Brindisi in onore del sindaco Letizia Moratti&quot;, per le nuoveordinanze della giunta comunale che &quot;si preoccupano più deldecoro urbano che del benessere dei cittadini&quot;. Organizzato daGiulia Innocenzi (candidata radicale alle primarie dei GiovaniDemocratici), Pierfrancesco Maran (consigliere comunale Pd),Valerio Federico (segretario Associazione Enzo Tortora -Radicali Milano), Emiliano Silvestri (segretario AssociazioneRadicali senza fissa dimora).Davanti a Palazzo Marino (ore 15.00)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giulia Innocenzi, che donna politica!</p>
<p>&quot;Brindisi in onore del sindaco Letizia Moratti&quot;, per le nuoveordinanze della giunta comunale che &quot;si preoccupano più deldecoro urbano che del benessere dei cittadini&quot;. Organizzato daGiulia Innocenzi (candidata radicale alle primarie dei GiovaniDemocratici), Pierfrancesco Maran (consigliere comunale Pd),Valerio Federico (segretario Associazione Enzo Tortora -Radicali Milano), Emiliano Silvestri (segretario AssociazioneRadicali senza fissa dimora).Davanti a Palazzo Marino (ore 15.00)</p>
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		<title>Di: Gloria Gaetano</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-82348</link>
		<dc:creator>Gloria Gaetano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 08:53:36 +0000</pubDate>
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		<description>Capisco, Gard. Se sei un guardone, non ti possono interessare le madre e le madri con un problema come il mio, di cui ti ho parlato varie volte. E&#039; vero che poi precisi che le donne che hanno un&#039;interiorità fanno un regalo agli uomini. Ma non lo fanno per loro.Peccato! Comunque io posso contare su una donna, Concita De Gregorio, che seguirà il convegno del 28 e 29 indetto dalla Fondazione Clara Sereni a Perugia, sul disagio psichico. La mia lettera, pubblicata da Galimberti, l&#039;ha emozionata. Verrà. Forse è meglio contare sulle donne. Cercherò di raggiungere Ida Dominijanni che ha fatto un bel servizio sulle anoressiche e le madri. Per me sarebbe bellissimo. Ma sarebbe stato bello anche se te ne fossi interessato tu, che non mi hai mai risposto, e di cui non ho un&#039;email. Bah1 Hai il tempo di farti un giro per il mio blog? www.dopodinoi.wordpress.com. E, sarebbe troppo chiedere che tu mi scrivessi, come ha fatto la De gregorio e Il Manifesto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco, Gard. Se sei un guardone, non ti possono interessare le madre e le madri con un problema come il mio, di cui ti ho parlato varie volte. E&#8217; vero che poi precisi che le donne che hanno un&#8217;interiorità fanno un regalo agli uomini. Ma non lo fanno per loro.Peccato! Comunque io posso contare su una donna, Concita De Gregorio, che seguirà il convegno del 28 e 29 indetto dalla Fondazione Clara Sereni a Perugia, sul disagio psichico. La mia lettera, pubblicata da Galimberti, l&#8217;ha emozionata. Verrà. Forse è meglio contare sulle donne. Cercherò di raggiungere Ida Dominijanni che ha fatto un bel servizio sulle anoressiche e le madri. Per me sarebbe bellissimo. Ma sarebbe stato bello anche se te ne fossi interessato tu, che non mi hai mai risposto, e di cui non ho un&#8217;email. Bah1 Hai il tempo di farti un giro per il mio blog? <a href="http://www.dopodinoi.wordpress.com" rel="nofollow">http://www.dopodinoi.wordpress.com</a>. E, sarebbe troppo chiedere che tu mi scrivessi, come ha fatto la De gregorio e Il Manifesto?</p>
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		<title>Di: Sarah</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-81079</link>
		<dc:creator>Sarah</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 17:02:43 +0000</pubDate>
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		<description>A Rama Yade, Ministra per i diritti umani.

Nonostante l’opinione comune secondo cui l’omosessualità oggi sarebbe più tollerata che in passato, le discriminazioni, le violenze e le persecuzioni di gay e lesbiche sono un dato di fatto. In molti Paesi gli atti omosessuali sono ancora condannati dalla legge, prevedendo una pena che può variare da pochi anni all’ergastolo, o addirittura alla condanna a morte. Ci appelliamo allora alle istanze internazionali affinché avvenga un riconoscimento dei diritti di Gay, Lesbiche e Trans in quanto diritti umani, con un impegno esplicito contro le varie forme di discriminazioni nei confronti degli individui GLBT.


Considerando:

La drammatica situazione che Gay, Lesbiche e Trans vivono in molti Paesi dove i pregiudizi, gli stereotipi negativi e la discriminazione influenzano profondamente il sistema di valori ed i modelli comportamentali determinando:


• Privazione dei diritti civili basilari, politici, sociali ed economici;
• Violenze fisiche, morali o simboliche legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere;
• Negazione dell’uguaglianza dei diritti davanti alla legge attraverso disposizioni speciali che criminalizzano sulla base dell&#039;orientamento sessuale;
• Violazione del diritto alla vita negli Stati dove per la sodomia viene applicata la pena di morte;
• Negazione del diritto alla non discriminazione ed alla libertà dalla violenza e dagli attacchi per l’omissione dell&#039;orientamento sessuale nelle leggi anti discriminazione, nei provvedimenti costituzionali e per altri abusi;
• Annullamento del diritto alla libertà dalle torture o dalla crudeltà, dai trattamenti inumani o degradanti a causa degli abusi della polizia, nelle investigazioni o in alcuni casi di detenzione di lesbiche, gay o bisessuali;
• Arresti arbitrari in alcuni paesi, di individui sospettati di avere un orientamento omosessuale o bisessuale;
• Negazione della libertà di movimento a coppie di nazionalità diverse quando non si riconosce la loro relazione omosessuale;
• Negazione del diritto ad un giudizio imparziale dovuto ai pregiudizi dei giudici e degli altri rappresentanti della legge;
• Negazione del diritto alla privacy data l&#039;esistenza della “legge sulla sodomia”, che si applica a lesbiche, gay e bisessuali, anche se la relazione è privata con adulti consenzienti;
• Negazione dei diritti di libertà di espressione e di libera associazione sia esplicita nella legge oppure dovuta al clima omofobico in cui GLBT vivono;
• Negazione del diritto al lavoro: molte lesbiche, gay e bisessuali sono licenziati a causa del loro orientamento sessuale o per questo motivo discriminati sul lavoro;
• Il diritto alla salute mentale e fisica di gay, lesbiche e trans non viene garantito a causa del conflitto con la politica discriminatoria e gli abusi, l’omofobia, il razzismo, o il preconcetto generale che tutti i pazienti siano eterosessuali;
• Negazione del diritto alla formazione di una famiglia da parte dei governi che non riconoscono le famiglie composte da partner dello stesso sesso e negano i diritti altrimenti garantiti dallo Stato alle famiglie eterosessuali che anche se non hanno un riconoscimento legale tuttavia godono di alcuni privilegi. Anche i bambini possono essere privati di protezione al momento della separazione dei genitori non essere affidati al padre o alla madre sulla base del loro orientamento sessuale. Gli individui e le coppie lesbiche, gay e bisessuali non hanno il diritto di adottare un bambino, anche se il bambino appartiene al loro partner.


Per queste ragioni appoggiamo la proposta mossa dalla ministra per i diritti civili Rama Yade all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite di decriminalizzazione universale dell’omosessualità.

Riteniamo, infatti, che la presenza di leggi che condannino relazioni private tra persone dello stesso sesso sia da considerarsi una grave violazione dei diritti umani, e sosteniamo l’eguaglianza di tutte le persone davanti alla legge e il diritto alla libertà da ogni forma di
discriminazione, il diritto alla libertà di espressione, la libertà dalle interferenze arbitrarie, il diritto alla privacy e la libertà di coscienza.

Per un altro mondo possibile!

http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Rama Yade, Ministra per i diritti umani.</p>
<p>Nonostante l’opinione comune secondo cui l’omosessualità oggi sarebbe più tollerata che in passato, le discriminazioni, le violenze e le persecuzioni di gay e lesbiche sono un dato di fatto. In molti Paesi gli atti omosessuali sono ancora condannati dalla legge, prevedendo una pena che può variare da pochi anni all’ergastolo, o addirittura alla condanna a morte. Ci appelliamo allora alle istanze internazionali affinché avvenga un riconoscimento dei diritti di Gay, Lesbiche e Trans in quanto diritti umani, con un impegno esplicito contro le varie forme di discriminazioni nei confronti degli individui GLBT.</p>
<p>Considerando:</p>
<p>La drammatica situazione che Gay, Lesbiche e Trans vivono in molti Paesi dove i pregiudizi, gli stereotipi negativi e la discriminazione influenzano profondamente il sistema di valori ed i modelli comportamentali determinando:</p>
<p>• Privazione dei diritti civili basilari, politici, sociali ed economici;<br />
• Violenze fisiche, morali o simboliche legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere;<br />
• Negazione dell’uguaglianza dei diritti davanti alla legge attraverso disposizioni speciali che criminalizzano sulla base dell&#8217;orientamento sessuale;<br />
• Violazione del diritto alla vita negli Stati dove per la sodomia viene applicata la pena di morte;<br />
• Negazione del diritto alla non discriminazione ed alla libertà dalla violenza e dagli attacchi per l’omissione dell&#8217;orientamento sessuale nelle leggi anti discriminazione, nei provvedimenti costituzionali e per altri abusi;<br />
• Annullamento del diritto alla libertà dalle torture o dalla crudeltà, dai trattamenti inumani o degradanti a causa degli abusi della polizia, nelle investigazioni o in alcuni casi di detenzione di lesbiche, gay o bisessuali;<br />
• Arresti arbitrari in alcuni paesi, di individui sospettati di avere un orientamento omosessuale o bisessuale;<br />
• Negazione della libertà di movimento a coppie di nazionalità diverse quando non si riconosce la loro relazione omosessuale;<br />
• Negazione del diritto ad un giudizio imparziale dovuto ai pregiudizi dei giudici e degli altri rappresentanti della legge;<br />
• Negazione del diritto alla privacy data l&#8217;esistenza della “legge sulla sodomia”, che si applica a lesbiche, gay e bisessuali, anche se la relazione è privata con adulti consenzienti;<br />
• Negazione dei diritti di libertà di espressione e di libera associazione sia esplicita nella legge oppure dovuta al clima omofobico in cui GLBT vivono;<br />
• Negazione del diritto al lavoro: molte lesbiche, gay e bisessuali sono licenziati a causa del loro orientamento sessuale o per questo motivo discriminati sul lavoro;<br />
• Il diritto alla salute mentale e fisica di gay, lesbiche e trans non viene garantito a causa del conflitto con la politica discriminatoria e gli abusi, l’omofobia, il razzismo, o il preconcetto generale che tutti i pazienti siano eterosessuali;<br />
• Negazione del diritto alla formazione di una famiglia da parte dei governi che non riconoscono le famiglie composte da partner dello stesso sesso e negano i diritti altrimenti garantiti dallo Stato alle famiglie eterosessuali che anche se non hanno un riconoscimento legale tuttavia godono di alcuni privilegi. Anche i bambini possono essere privati di protezione al momento della separazione dei genitori non essere affidati al padre o alla madre sulla base del loro orientamento sessuale. Gli individui e le coppie lesbiche, gay e bisessuali non hanno il diritto di adottare un bambino, anche se il bambino appartiene al loro partner.</p>
<p>Per queste ragioni appoggiamo la proposta mossa dalla ministra per i diritti civili Rama Yade all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite di decriminalizzazione universale dell’omosessualità.</p>
<p>Riteniamo, infatti, che la presenza di leggi che condannino relazioni private tra persone dello stesso sesso sia da considerarsi una grave violazione dei diritti umani, e sosteniamo l’eguaglianza di tutte le persone davanti alla legge e il diritto alla libertà da ogni forma di<br />
discriminazione, il diritto alla libertà di espressione, la libertà dalle interferenze arbitrarie, il diritto alla privacy e la libertà di coscienza.</p>
<p>Per un altro mondo possibile!</p>
<p><a href="http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita" rel="nofollow">http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita</a></p>
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		<title>Di: Fiona Petito</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-77754</link>
		<dc:creator>Fiona Petito</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 11:31:25 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito di (noi) donne...

Sono una donna di 35 anni. Sono avvocato. Lavoro nell’ufficio legale di una multinazionale di cui mi interesso prevalentemente del societario estero perché tra l’altro parlo bene l’inglese (lingua madre). Mi impegno e lavoro molto (raramente lascio l’ufficio prima delle 19): tutte cose che mi son state riconosciute tant’è che m’hanno fatto crescere rapidamente di livello oltrecchè economicamente (anche 2 aumenti di stipendio in un anno). Ora, un&#039;ulteriore crescita richiederebbe che si rendano disponibili delle posizioni più in alto, il che appare al momento molto improbabile dato che in aziende private non si costuma crearne una solo per gratificare qualche dipendente. Inoltre, non sono (fortunatamente) una che ha difficoltà ad attrarre gli uomini, ma non intendo sposarmi perché ritengo l’istituzione matrimonio così com’è oggi, un inutile eccesso di vincoli ed ideologicamente obsoleta; e nemmeno pretendo di “farmi mantenere”, ma ammetto che mi piace (fatalmente) l’idea di avere un bambino, che sento però più come un’esigenza personale, che non come il coronamento di un rapporto affettivo. Ciò detto, mi sono guardata attorno.

Vado ad un colloquio con una importante azienda. OK, vi faremo sapere. Parlandone poi con un’amica, questa scopre di conoscere uno di quelli con cui ho avuto il colloquio, e si fionda a telefonargli per…. “oscultare”. In breve: la tua amica è proprio OK… ma… peccato che parli bene “solo” l’inglese… eppoi… (grave vulnerabilità)… ha 35 anni… magari diviene incinta, se ne va in maternità e quindi buona notte la secchio… ergo: preferiremmo un uomo… quand’anche meno qualificato… ma ahimè… abbiamo solo candidate donne [sic!]… Ovvero: di quella pregiata risorsa che sono i candidati maschi ce n’è poca, e dobbiamo ahimè arrangiarci con questi ripieghi ( cioè, donne… in età in cui è abbastanza probabile che… “cadano” incinte sul campo).

Tutto ciò mi ha fatto toccare con mano una realtà socio-biologica che è quella che è, e che impropriamente potrebbe ricondursi ad un semplicistico schema di vittime&amp;colpevoli, ma che nondimeno si ritorce di fatto come assolutamente “iniqua” per quell’ampia fascia di umanità che è il “genere femminile”. E non solo in relazione a quanto ho appena descritto --, che è solo un esempio per prendere le mosse per un discorso che tocca invece una materia ben più ampia e complessa --, ma anche per l’abnormemente ”ingiusta sproporzione” tra oneri e riconoscimenti che si ritrova tra i due generi, maschile e femminile, nel corrente costume sociale; costume sociale, nondimeno ideologicamente fortemente imperniato su presunti criteri meritocratici e di premiante proporzionalità per ruoli ed impegni. “Tutta” la parte “onerosa” di quel fondamentale, inelidibile, processo per la conservazione e sviluppo dell’intera umanità grava infatti “interamente” sul genere femminile: i mille fastidi della lunga gravidanza, la deformazione e strazio del corpo, il dolore, il rischio della vita etc. sono tutti di totale ed esclusiva “gratificazione e vantaggio” delle donne… -- avendo il maschio dell’intera operazione la “sola” parte piacevole… né se mai visto alcun maschio morire di parto. Che succederebbe se per ipotesi, per sfuggire a quegli oneri perché diseguali ed esclusivi, le donne si rifiutasse di farsi mettere incinte?... Ma sfuggire a questo destino, come al colore della pelle, non è possibile: la natura ha provveduto ad infondere nelle donne anche una biologica “esigenza di maternità”, per cui esse stesse sono prone a “volersi sobbarcare” quel maggior onere che rappresenta la maternità, fatalmente schiave e vincolate dalla loro stessa condizione femminile. Tutto ciò, anche in un ottica di semplice coerenza ad uno sbandierato sistema/costume di meriti&amp;premi per impegni, ruoli ed oneri, dovrebbe essere qualcosa che dovrebbe pesare per almeno un “qualcosa-di-più” da riconoscere alle donne per il “molto-di-più” che esse fanno in quello rispetto al maschio, e non come un handycap come in effetti è.

Agli albori del 21esimo secolo, in una società che viaggia negli spazi, va a curiosare nel big-bang, trapianta cuori e fegati, fa cose mirabolanti con i computer, legge e modifica il DNA, ed ancor più… in un mondo che annovera paesi sedicenti fari “fari-di-civiltà”, -- …come il nostro… che (solo da poco più di un cinquantennio) ha consentito (bontà del “magnanimo” legislatore) che “anche le donne” (questo sottogenere evidentemente “culturalmente” inferiore) potessero votare, e che fosse nominalmente abolito il concetto di patria podestà --, non è certo intempestivo o fuori posto almeno iniziare un dibattito su siffatta problematica. Propongo anzi, il rilancio di un rinnovato movimento di “women lib” imperniato sull’attuazione di “possibili parificazioni” delle realtà socio-biologiche maschile e femminile. Una sorta di “femminismo2”, laddove il “femminismo1” ha rappresentato un già importante passo di equiparazione di diritti delle donne, e che non poteva che prendere le mosse dall’anello più critico e preliminare delle problematiche femminili qual’era appunto il riconoscere parità di comportamenti nella sessualità, al fine cioè che non rappresentassero più stigma per le une e pregevole gallismo per gli altri. Ottenuto almeno in maniera nominale questo risultato, è ora il caso di passare ad una fase adulta di un incompiuto processo di parificazione di opportunità e condizioni tra uomo e donna, o di adeguamenti e compensazioni… -- se non addirittura di battersi per una legittima “disequità” per una volta a vantaggio delle donne, perché contribuiscono disegualmente -, nel senso di “oggettivamente” ben di più del maschio -, allo sviluppo, conservazione e benessere del consorzio umano.

Ed ecco che già li vedo e li sento i tanti sapienti moralisti in cravatta, e non… i finti riformisti, i progressisti del “purchè-rimanga-lo-statu-quo”, gli amorosamente salmodianti e “infallibili” (fuchi) in vanesio ermellino&amp;porpora… che  --, fatta la parata delle “esclusive” sapienze nelle ospitali sedi di comunicazione&amp;persuasione  che per un verso o l’altro controllano --, concludono seraficamente con un fatalistico, salvifico e rasserenante “Dio-lo-vuole”. Bene, lasciamo a Dio -, e/o natura (per i laici) -,  fare quel che è il suo/loro mestiere; ma per quanto è il mestiere di noi “umani con la testa” che hanno la pretesa di meglio “regolare“ le cose che Dio/natura hanno fatto, di cose da fare anche più semplici dell’investigare il big-bang o di (carfagnescamente) risolvere il problema della prostituzione (quanto tempo sprecato… alle… “pari opportunità”!), ce ne sarebbero da “poter” fare per cominciare a migliorare la situazione nel senso di una più benefica, “equità“ per tutti (ove mai il benessere di una parte fosse visto come un reale benessere di tutti).

A questo punto, con un paternalistico sorriso di ironica sufficienza, provocatoriamente mi si dirà: e cosa mai si potrebbe fare, per esempio?… ed eccovi tutt’altro che provocatoriamente... delle “reali” proposte… di concreta valenza… (non escluse implicanze di valenza ideologica… aspetto questo molto importante in un paese moralista in cui non si perde mai ogni occasione per guardar-nelle-mutande-della-gente --, vuoi come corrispettivo dell’ 8 per mille o di qualche voto elettorale). Dunque si potrebbe per cominciare… 

1 – introdurre la RID (Routine Infant Defloration) per le bambine neonate… -- così come già oggi esiste in molti paesi, America (USA) inclusa,  la RIC (Routine Infant Circumcision) per i maschietti; (la “maggior parte” dei neonati americani è infatti circoncisa alla nascita) – al fine di cancellare una volta per tutte quell’offensivo  “sigillo-di-garanzia” o “bollo d’uso”, che vale solo per il “corpo delle donne”, e che nella storia dell’umanità e del costume ha rappresentato solo un elemento di discriminazione, di pregiudizio, di superstizione, di incultura, di crimini tollerati, di vendite all’asta e di tutta la peggior iconografia più selvaggia ed incivile... senza che ci sia per l’esistenza e mantenimento di quel sigillo nessunissima utilità fisica o pratica. Già ottenere che anche per le donne, così come è per gli uomini, non si possa più parlare di verginità, se non per effetto di “reali“comportamenti propri e “privati”, sarebbe già questa una svolta di portata epocale dai mille risvolti socio-culturali e pratici. (Per i meno scolarizzati: risparmiatemi il discorso delle mutilazioni femminili che non c’entrano proprio niente, sarebbe infatti (guardatevi l’enciclopedia a dispense) cosa molto meno invasiva della diffusissima circoncisione neonatale maschile pacificamente accettata, ed “addirittura benedetta” da Colui il cui figlio ha poi  fondato quel nuovo partito detto cristianesimo, e che pur essendo distinto è comunque “uguale” al Padre). Così poi, come c’è oggi la possibilità di richiedere certificati di battesimo e certificati di circoncisione, ci sarebbe anche la possibilità di poter richiedere un certificato di “deflorazione” medica, a scanso di equivoci. Ma pensate per un momento che impatto socio-culturale si avrebbe, se anche per le donne, come per gli uomini, non si potesse più stabilire se avessero o no mai avuto un rapporto sessuale!

2. – Introdurre un percorso di sviluppo educativo e formativo per le donne  che valga a “compensarne” al meglio le disequità che discendono dalle diversità funzionali fisico-biologiche del maschio e della femina. Deve essere cioè disegnato un percorso formativo che consenta alle donne di poter sovrapporre il periodo degli studi scolastico-universitari con la possibilità di poter diventare madri – indipendentemente dal fatto di essere o no, “mogli”. In questo modo adempierebbero ad una esigenza della società, si scolarizzerebbero, e potrebbero entrare nel mondo del lavoro come i maschi, senza dover subire quel pesante empasse di sviluppo professionale e di carriera per “intervenuta maternità” che (iniquamente) le penalizzerebbe. Last but not least, le donne verrebbero così ad aver anche soddisfatto la biologica “esigenza di maternità”, che per quanto possa sembrare poca cosa e non interessare “taluni”, tocca il benessere psicofisico delle stesse a tutto vantaggio della qualità della loro vita, dei rapporti con gli altri ed in ultima analisi anche della produttività nel mondo del lavoro. E ditemi se questo è poco!

3. – Con la soluzione prima descritta, a studi conclusi, uomini e donne sarebbero dunque automaticamente “più equivalenti” sul piano delle carriere e sviluppi professionali, essendo per le donne stato enormemente ridotto quel principale motivo di empasse rappresentato dalla maternità (il guaio delle donne… [sic!]). Si minimizza così – per maternità assolta… come in passato per assolto servizio militare per i maschi -- un problema per il potenziale datore di lavoro, così come per le donne, per un’indesiderato blocco in un percorso di sviluppo professionale e di carriera per effetto di sopravvenuta maternità. Anzi, quelle più audaci e determinate potrebbero addirittura farsi sterilizzare e disporre di un apposito certificato di sterilizzazione da trasmettere all’uopo col proprio curriculum nella ricerca di un lavoro, che varrebbe a renderle nominalmente almeno pregiate e utilizzabili al pari del maschio, e senza che per questo debbano aver rinunciato di fornire il loro insostituibile contributo di crescita della società, o discapito al loro benessere psicofisico legato ad un’insoddisfatta biologica esigenza di maternità.

A questo punto, o su questi problemi e soluzioni cominciamo a farci un pensiero serio, o smettiamola una volta per tutte di ”infantilmente” lagnarci della crescita zero della società degli italiani doc (che proprio non si risolve col bonus bebè)… -- e lasciandoci quindi fatalmente islamicizzare (ove mai ciò non ci piacesse) dai momentaneamente più prolifici immigrati. Ad ogni buon conto, possibili soluzioni, quand’anche apparentemente “trasgressive” sono dunque delineabili… -- talune persino attuabili già oggi a costo zero, se si volesse (… abbiamo o no un ministero delle… “pari opportunità”?...); e sennò, comunque “più rovinosamente” domani, vedrete!…

Sono gratuitamente, solo provocatoriamente trasgressive certe idee? O non sono piuttosto &quot;troppo&quot; avanzate, e che turbano solo perché vanno ad infrangere “opportunistici” tabù ? A guardare la storia dell’umanità sembra infatti che la trasgressione non risieda mai nelle idee quanto nella momentanea indisponibilità della cultura corrente a volerle accettare, quand’anche sacrosante. Come ebbi infatti già modo in altra occasione di osservare, in passato avere schiavi era segno di nobiltà e censo, l’aborto era un crimine e le streghe venivano messe sul rogo… oggi, la schiavitù è un crimine, l’aborto un diritto delle donne e le streghe… non sono mai esistite: considerata la portata del ribaltone... più trasgressivi di così non si poteva!... e benedetta trasgressione! ... ah! avessimo trasgredito prima…

Fiona Petito</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di (noi) donne&#8230;</p>
<p>Sono una donna di 35 anni. Sono avvocato. Lavoro nell’ufficio legale di una multinazionale di cui mi interesso prevalentemente del societario estero perché tra l’altro parlo bene l’inglese (lingua madre). Mi impegno e lavoro molto (raramente lascio l’ufficio prima delle 19): tutte cose che mi son state riconosciute tant’è che m’hanno fatto crescere rapidamente di livello oltrecchè economicamente (anche 2 aumenti di stipendio in un anno). Ora, un&#8217;ulteriore crescita richiederebbe che si rendano disponibili delle posizioni più in alto, il che appare al momento molto improbabile dato che in aziende private non si costuma crearne una solo per gratificare qualche dipendente. Inoltre, non sono (fortunatamente) una che ha difficoltà ad attrarre gli uomini, ma non intendo sposarmi perché ritengo l’istituzione matrimonio così com’è oggi, un inutile eccesso di vincoli ed ideologicamente obsoleta; e nemmeno pretendo di “farmi mantenere”, ma ammetto che mi piace (fatalmente) l’idea di avere un bambino, che sento però più come un’esigenza personale, che non come il coronamento di un rapporto affettivo. Ciò detto, mi sono guardata attorno.</p>
<p>Vado ad un colloquio con una importante azienda. OK, vi faremo sapere. Parlandone poi con un’amica, questa scopre di conoscere uno di quelli con cui ho avuto il colloquio, e si fionda a telefonargli per…. “oscultare”. In breve: la tua amica è proprio OK… ma… peccato che parli bene “solo” l’inglese… eppoi… (grave vulnerabilità)… ha 35 anni… magari diviene incinta, se ne va in maternità e quindi buona notte la secchio… ergo: preferiremmo un uomo… quand’anche meno qualificato… ma ahimè… abbiamo solo candidate donne [sic!]… Ovvero: di quella pregiata risorsa che sono i candidati maschi ce n’è poca, e dobbiamo ahimè arrangiarci con questi ripieghi ( cioè, donne… in età in cui è abbastanza probabile che… “cadano” incinte sul campo).</p>
<p>Tutto ciò mi ha fatto toccare con mano una realtà socio-biologica che è quella che è, e che impropriamente potrebbe ricondursi ad un semplicistico schema di vittime&amp;colpevoli, ma che nondimeno si ritorce di fatto come assolutamente “iniqua” per quell’ampia fascia di umanità che è il “genere femminile”. E non solo in relazione a quanto ho appena descritto &#8211;, che è solo un esempio per prendere le mosse per un discorso che tocca invece una materia ben più ampia e complessa &#8211;, ma anche per l’abnormemente ”ingiusta sproporzione” tra oneri e riconoscimenti che si ritrova tra i due generi, maschile e femminile, nel corrente costume sociale; costume sociale, nondimeno ideologicamente fortemente imperniato su presunti criteri meritocratici e di premiante proporzionalità per ruoli ed impegni. “Tutta” la parte “onerosa” di quel fondamentale, inelidibile, processo per la conservazione e sviluppo dell’intera umanità grava infatti “interamente” sul genere femminile: i mille fastidi della lunga gravidanza, la deformazione e strazio del corpo, il dolore, il rischio della vita etc. sono tutti di totale ed esclusiva “gratificazione e vantaggio” delle donne… &#8212; avendo il maschio dell’intera operazione la “sola” parte piacevole… né se mai visto alcun maschio morire di parto. Che succederebbe se per ipotesi, per sfuggire a quegli oneri perché diseguali ed esclusivi, le donne si rifiutasse di farsi mettere incinte?&#8230; Ma sfuggire a questo destino, come al colore della pelle, non è possibile: la natura ha provveduto ad infondere nelle donne anche una biologica “esigenza di maternità”, per cui esse stesse sono prone a “volersi sobbarcare” quel maggior onere che rappresenta la maternità, fatalmente schiave e vincolate dalla loro stessa condizione femminile. Tutto ciò, anche in un ottica di semplice coerenza ad uno sbandierato sistema/costume di meriti&amp;premi per impegni, ruoli ed oneri, dovrebbe essere qualcosa che dovrebbe pesare per almeno un “qualcosa-di-più” da riconoscere alle donne per il “molto-di-più” che esse fanno in quello rispetto al maschio, e non come un handycap come in effetti è.</p>
<p>Agli albori del 21esimo secolo, in una società che viaggia negli spazi, va a curiosare nel big-bang, trapianta cuori e fegati, fa cose mirabolanti con i computer, legge e modifica il DNA, ed ancor più… in un mondo che annovera paesi sedicenti fari “fari-di-civiltà”, &#8212; …come il nostro… che (solo da poco più di un cinquantennio) ha consentito (bontà del “magnanimo” legislatore) che “anche le donne” (questo sottogenere evidentemente “culturalmente” inferiore) potessero votare, e che fosse nominalmente abolito il concetto di patria podestà &#8211;, non è certo intempestivo o fuori posto almeno iniziare un dibattito su siffatta problematica. Propongo anzi, il rilancio di un rinnovato movimento di “women lib” imperniato sull’attuazione di “possibili parificazioni” delle realtà socio-biologiche maschile e femminile. Una sorta di “femminismo2”, laddove il “femminismo1” ha rappresentato un già importante passo di equiparazione di diritti delle donne, e che non poteva che prendere le mosse dall’anello più critico e preliminare delle problematiche femminili qual’era appunto il riconoscere parità di comportamenti nella sessualità, al fine cioè che non rappresentassero più stigma per le une e pregevole gallismo per gli altri. Ottenuto almeno in maniera nominale questo risultato, è ora il caso di passare ad una fase adulta di un incompiuto processo di parificazione di opportunità e condizioni tra uomo e donna, o di adeguamenti e compensazioni… &#8212; se non addirittura di battersi per una legittima “disequità” per una volta a vantaggio delle donne, perché contribuiscono disegualmente -, nel senso di “oggettivamente” ben di più del maschio -, allo sviluppo, conservazione e benessere del consorzio umano.</p>
<p>Ed ecco che già li vedo e li sento i tanti sapienti moralisti in cravatta, e non… i finti riformisti, i progressisti del “purchè-rimanga-lo-statu-quo”, gli amorosamente salmodianti e “infallibili” (fuchi) in vanesio ermellino&amp;porpora… che  &#8211;, fatta la parata delle “esclusive” sapienze nelle ospitali sedi di comunicazione&amp;persuasione  che per un verso o l’altro controllano &#8211;, concludono seraficamente con un fatalistico, salvifico e rasserenante “Dio-lo-vuole”. Bene, lasciamo a Dio -, e/o natura (per i laici) -,  fare quel che è il suo/loro mestiere; ma per quanto è il mestiere di noi “umani con la testa” che hanno la pretesa di meglio “regolare“ le cose che Dio/natura hanno fatto, di cose da fare anche più semplici dell’investigare il big-bang o di (carfagnescamente) risolvere il problema della prostituzione (quanto tempo sprecato… alle… “pari opportunità”!), ce ne sarebbero da “poter” fare per cominciare a migliorare la situazione nel senso di una più benefica, “equità“ per tutti (ove mai il benessere di una parte fosse visto come un reale benessere di tutti).</p>
<p>A questo punto, con un paternalistico sorriso di ironica sufficienza, provocatoriamente mi si dirà: e cosa mai si potrebbe fare, per esempio?… ed eccovi tutt’altro che provocatoriamente&#8230; delle “reali” proposte… di concreta valenza… (non escluse implicanze di valenza ideologica… aspetto questo molto importante in un paese moralista in cui non si perde mai ogni occasione per guardar-nelle-mutande-della-gente &#8211;, vuoi come corrispettivo dell’ 8 per mille o di qualche voto elettorale). Dunque si potrebbe per cominciare… </p>
<p>1 – introdurre la RID (Routine Infant Defloration) per le bambine neonate… &#8212; così come già oggi esiste in molti paesi, America (USA) inclusa,  la RIC (Routine Infant Circumcision) per i maschietti; (la “maggior parte” dei neonati americani è infatti circoncisa alla nascita) – al fine di cancellare una volta per tutte quell’offensivo  “sigillo-di-garanzia” o “bollo d’uso”, che vale solo per il “corpo delle donne”, e che nella storia dell’umanità e del costume ha rappresentato solo un elemento di discriminazione, di pregiudizio, di superstizione, di incultura, di crimini tollerati, di vendite all’asta e di tutta la peggior iconografia più selvaggia ed incivile&#8230; senza che ci sia per l’esistenza e mantenimento di quel sigillo nessunissima utilità fisica o pratica. Già ottenere che anche per le donne, così come è per gli uomini, non si possa più parlare di verginità, se non per effetto di “reali“comportamenti propri e “privati”, sarebbe già questa una svolta di portata epocale dai mille risvolti socio-culturali e pratici. (Per i meno scolarizzati: risparmiatemi il discorso delle mutilazioni femminili che non c’entrano proprio niente, sarebbe infatti (guardatevi l’enciclopedia a dispense) cosa molto meno invasiva della diffusissima circoncisione neonatale maschile pacificamente accettata, ed “addirittura benedetta” da Colui il cui figlio ha poi  fondato quel nuovo partito detto cristianesimo, e che pur essendo distinto è comunque “uguale” al Padre). Così poi, come c’è oggi la possibilità di richiedere certificati di battesimo e certificati di circoncisione, ci sarebbe anche la possibilità di poter richiedere un certificato di “deflorazione” medica, a scanso di equivoci. Ma pensate per un momento che impatto socio-culturale si avrebbe, se anche per le donne, come per gli uomini, non si potesse più stabilire se avessero o no mai avuto un rapporto sessuale!</p>
<p>2. – Introdurre un percorso di sviluppo educativo e formativo per le donne  che valga a “compensarne” al meglio le disequità che discendono dalle diversità funzionali fisico-biologiche del maschio e della femina. Deve essere cioè disegnato un percorso formativo che consenta alle donne di poter sovrapporre il periodo degli studi scolastico-universitari con la possibilità di poter diventare madri – indipendentemente dal fatto di essere o no, “mogli”. In questo modo adempierebbero ad una esigenza della società, si scolarizzerebbero, e potrebbero entrare nel mondo del lavoro come i maschi, senza dover subire quel pesante empasse di sviluppo professionale e di carriera per “intervenuta maternità” che (iniquamente) le penalizzerebbe. Last but not least, le donne verrebbero così ad aver anche soddisfatto la biologica “esigenza di maternità”, che per quanto possa sembrare poca cosa e non interessare “taluni”, tocca il benessere psicofisico delle stesse a tutto vantaggio della qualità della loro vita, dei rapporti con gli altri ed in ultima analisi anche della produttività nel mondo del lavoro. E ditemi se questo è poco!</p>
<p>3. – Con la soluzione prima descritta, a studi conclusi, uomini e donne sarebbero dunque automaticamente “più equivalenti” sul piano delle carriere e sviluppi professionali, essendo per le donne stato enormemente ridotto quel principale motivo di empasse rappresentato dalla maternità (il guaio delle donne… [sic!]). Si minimizza così – per maternità assolta… come in passato per assolto servizio militare per i maschi &#8212; un problema per il potenziale datore di lavoro, così come per le donne, per un’indesiderato blocco in un percorso di sviluppo professionale e di carriera per effetto di sopravvenuta maternità. Anzi, quelle più audaci e determinate potrebbero addirittura farsi sterilizzare e disporre di un apposito certificato di sterilizzazione da trasmettere all’uopo col proprio curriculum nella ricerca di un lavoro, che varrebbe a renderle nominalmente almeno pregiate e utilizzabili al pari del maschio, e senza che per questo debbano aver rinunciato di fornire il loro insostituibile contributo di crescita della società, o discapito al loro benessere psicofisico legato ad un’insoddisfatta biologica esigenza di maternità.</p>
<p>A questo punto, o su questi problemi e soluzioni cominciamo a farci un pensiero serio, o smettiamola una volta per tutte di ”infantilmente” lagnarci della crescita zero della società degli italiani doc (che proprio non si risolve col bonus bebè)… &#8212; e lasciandoci quindi fatalmente islamicizzare (ove mai ciò non ci piacesse) dai momentaneamente più prolifici immigrati. Ad ogni buon conto, possibili soluzioni, quand’anche apparentemente “trasgressive” sono dunque delineabili… &#8212; talune persino attuabili già oggi a costo zero, se si volesse (… abbiamo o no un ministero delle… “pari opportunità”?&#8230;); e sennò, comunque “più rovinosamente” domani, vedrete!…</p>
<p>Sono gratuitamente, solo provocatoriamente trasgressive certe idee? O non sono piuttosto &quot;troppo&quot; avanzate, e che turbano solo perché vanno ad infrangere “opportunistici” tabù ? A guardare la storia dell’umanità sembra infatti che la trasgressione non risieda mai nelle idee quanto nella momentanea indisponibilità della cultura corrente a volerle accettare, quand’anche sacrosante. Come ebbi infatti già modo in altra occasione di osservare, in passato avere schiavi era segno di nobiltà e censo, l’aborto era un crimine e le streghe venivano messe sul rogo… oggi, la schiavitù è un crimine, l’aborto un diritto delle donne e le streghe… non sono mai esistite: considerata la portata del ribaltone&#8230; più trasgressivi di così non si poteva!&#8230; e benedetta trasgressione! &#8230; ah! avessimo trasgredito prima…</p>
<p>Fiona Petito</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ernesto</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-76516</link>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 22:32:46 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sono dimenticato il link, eccolo 
http://giuliainnocenzi.com/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono dimenticato il link, eccolo<br />
<a href="http://giuliainnocenzi.com/" rel="nofollow">http://giuliainnocenzi.com/</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ernesto</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-76511</link>
		<dc:creator>Ernesto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 22:26:26 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito di donne: sembra davvero in gamba questa Giulia Innocenzi, radicale, candidata segretario del Pd giovani, ora a Matrix.
Certo buca lo schermo per la bellezza (che comunque non guasta), ma credo che la suggestiva scuola pannelliana le abbia dato un quid di competenza in più, molto utile per i giovani del Pd che francamente non si sono mai visti né sentiti. Emma Bonino ha dimostrato come sia conciliabile l&#039;identità radicale con una responsabilità di coalizione.
..........................


&lt;em&gt;«Penso che il centrosinistra debba avere come primo obiettivo la comunicazione con le persone. E poi se programmi come il Bagaglino fanno audience elevati, piuttosto che finire in salotti tv preconfezionati...».&lt;/em&gt; Giulia Innocenzi

&lt;em&gt;Per salvare l&#039;Italia, da candidata a Segretario dei Giovani Democratici, penso siano imprescindibili tre questioni oggi all&#039;ordine del giorno: i tagli alla scuola e all&#039;università, la mancata elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai e il deficit di coscienza ambientale di chi ci rappresenta&quot;. Così in una nota Giulia Innocenzi, che &quot;a differenza dei Radicali&quot; sostiene che parteciperà alla manifestazione, ma a patto che &quot;si dia un senso concreto, percepito chiaramente dai cittadini, del perch si va in piazza&quot;. 

Per questo, la candidata radicale da vita a una raccolta firme, che dovrebbe tenersi al Circo Massimo, sia per il ripristino della legalità in Parlamento, &quot;visto che dopo l&#039;elezione del giudice della Corte Costituzionale, grazie allo sciopero della sete di Pannella, ad oggi non stato ancora eletto il Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, vero garante dell&#039;informazione pubblica&quot;, sia per un&#039;interpellanza al Sindaco di Roma Alemanno sull&#039;ambiente. &lt;/em&gt; Giulia Innocenzi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di donne: sembra davvero in gamba questa Giulia Innocenzi, radicale, candidata segretario del Pd giovani, ora a Matrix.<br />
Certo buca lo schermo per la bellezza (che comunque non guasta), ma credo che la suggestiva scuola pannelliana le abbia dato un quid di competenza in più, molto utile per i giovani del Pd che francamente non si sono mai visti né sentiti. Emma Bonino ha dimostrato come sia conciliabile l&#8217;identità radicale con una responsabilità di coalizione.<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<p><em>«Penso che il centrosinistra debba avere come primo obiettivo la comunicazione con le persone. E poi se programmi come il Bagaglino fanno audience elevati, piuttosto che finire in salotti tv preconfezionati&#8230;».</em> Giulia Innocenzi</p>
<p><em>Per salvare l&#8217;Italia, da candidata a Segretario dei Giovani Democratici, penso siano imprescindibili tre questioni oggi all&#8217;ordine del giorno: i tagli alla scuola e all&#8217;università, la mancata elezione del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai e il deficit di coscienza ambientale di chi ci rappresenta&quot;. Così in una nota Giulia Innocenzi, che &quot;a differenza dei Radicali&quot; sostiene che parteciperà alla manifestazione, ma a patto che &quot;si dia un senso concreto, percepito chiaramente dai cittadini, del perch si va in piazza&quot;. </p>
<p>Per questo, la candidata radicale da vita a una raccolta firme, che dovrebbe tenersi al Circo Massimo, sia per il ripristino della legalità in Parlamento, &quot;visto che dopo l&#8217;elezione del giudice della Corte Costituzionale, grazie allo sciopero della sete di Pannella, ad oggi non stato ancora eletto il Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, vero garante dell&#8217;informazione pubblica&quot;, sia per un&#8217;interpellanza al Sindaco di Roma Alemanno sull&#8217;ambiente. </em> Giulia Innocenzi</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: costantino</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-76001</link>
		<dc:creator>costantino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 17:42:18 +0000</pubDate>
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		<description>firmate la petizione QUI:
http://firmiamo.it/nontoccatelalegge104</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>firmate la petizione QUI:<br />
<a href="http://firmiamo.it/nontoccatelalegge104" rel="nofollow">http://firmiamo.it/nontoccatelalegge104</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: costantino</title>
		<link>http://www.gadlerner.it/2008/10/22/mamma-mia-le-donne-che-passione.html/comment-page-3#comment-76000</link>
		<dc:creator>costantino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 17:40:59 +0000</pubDate>
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		<description>vorrei mettere al corrente Gad e tutto il forum di una proposta vergognosa del ministro Brunetta contro i diritti delle persone disabili e delle loro famiglie:
 NON TOCCATE LA LEGGE 104!
FATE VIVERE CON DIGNITA’ LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI E LE LORO FAMIGLIE!

Parlamentari, politici, amministratori, cittadine e cittadini,
la legge 104, quella norma approvata dal Parlamento Italiano nel 1992 e riconosciuta a livello mondiale come una delle forme più alte di solidarietà sociale e di sviluppo civile nel settore dell’integrazione delle persone con disabilità, rischia di essere stravolta da una modifica proposta dall’attuale maggioranza di governo, che intende di fatto eliminare i permessi retribuiti dei familiari per l’assistenza alle persone invalide, in situazione di gravità, non ricoverate nelle strutture socio sanitarie, ma assistite a casa dai familiari stessi. Inoltre il governo intende ridurre, eventualmente ad un solo familiare, la fruizione dei permessi per l’assistenza, relegando nuovamente le donne (e chi se no?) al ruolo di “angelo del focolare” e allontanandole dal lavoro.
Le motivazioni del governo e del ministro Brunetta sono a dir poco superficiali: ci sono degli abusi; dietro a questi permessi si nascondono i “fannulloni”, quelli che “non hanno voglia di lavorare” e che rubano lo stipendio nella pubblica amministrazione e sono, dunque, all’origine dei “mali dell’economia italiana”; bisogna tagliare sulle spese ... Si cominci, dunque, dall’assistenza, dagli handicappati (ma non si chiamavano persone in situazione di handicap nella legge 104? Anche i nomi hanno una loro importanza!), dai malati, dalle persone che non possono o non sanno difendersi ….
Il linguaggio del Ministro Brunetta (e dei suoi colleghi di schieramento politico) e questi toni ricordano, ahimè, le teorie e le pratiche di eliminazione delle cosiddette “vite inutili” (handicappati, malati psichici, non autosufficienti) negli anni Trenta in Germania (programma “eutanasia”), poi seguite dallo sterminio di ebrei, di “zingari”, di Testimoni di Geova, di omosessuali, di oppositori antinazisti e antifascisti tra il 1939 e il 1945.
Oggi assistiamo al riemergere con forza e senza pudore o vergogna della mentalità che vede chi non produce (o sembra non essere “produttivo”) come un peso per la società. Chi si occupa di assistere i familiari in situazione di handicap diventa “un fannullone”; chi sta male “finge per non lavorare”.
Noi, persone in situazione di handicap, che viviamo tra mille difficoltà, che lavoriamo come e quanto possiamo, vorremmo avere una “bacchetta magica” per far provare, far fare esperienza diretta a questi signori (solo per pochi mesi, per un anno) di cosa significa avere bisogno di costante e totale assistenza, vivendo in famiglia, con due genitori che lavorano, con nonni anziani, con “famiglie allargate”, in città dove costruire barriere architettoniche è ancora consuetudine, dove non ci sono controlli né sanzioni per chi viola le leggi che tutelano la mobilità dei disabili (ma anche di anziani e di mamme con bambini in carrozzina), dove i parcheggi riservati ai veicoli dei disabili sono occupati dai suv dei “superman” o dalle “macchine blu”, o dalle autovetture, dai motorini di cittadini qualsiasi che pensano solo ai propri interessi, ritmi, affari.
E noi che firmiamo la petizione la pensiamo allo stesso modo. Forse basterebbe far vivere una breve esperienza in sedia a rotelle, o chiusi in casa a letto, senza potersi muovere a Firenze, o a Venezia, o a Bologna o a Bari e Napoli per capire perché la Legge 104 non va toccata! Ma, forse, la sofferenza affrontata con dignità e coraggio è ancora un privilegio di pochi: tutti gli altri sono ancora convinti di poter contare sull’eterna giovinezza.
L’Italia è un paese che ha leggi molto avanzate, ma spesso non ha gli strumenti (o non vuole trovarne) per controllare il rispetto delle norme e la tutela dei diritti di tutti i cittadini e le cittadine (anche i disabili, gli invalidi, gli handicappati, le persone in situazione di handicap sono cittadini e cittadine).
L’Italia è uno stato dove il venire meno della responsabilità sociale ed individuale, dell’impegno solidale, del rispetto reciproco, della valorizzazione delle differenze e il contemporaneo sviluppo di una sorta di “terrore della diversità” sta producendo “mostri”, che un tempo si chiamavano razzismo, intolleranza, violenza, bullismo … e oggi?
E’ da qui che bisogna partire: non si può “buttare via l’acqua sporca del bagno con dentro il bambino”, scriveva un filosofo del XX secolo.
In ogni caso, per il politico che non fosse informato, va ricordato che per ottenere il diritto ai permessi retribuiti per assistenza agli handicappati gravissimi non si “pagano mazzette”: è necessario che la persona da “assistere”, abbia una invalidità accertata dalle Commissioni Istituzionali pari al 100% e sia sottoposta ad una ulteriore visita da parte di una Commissione Collegiale Istituzionale che ne stabilisca lo “stato di gravità”: se sono stati commessi degli abusi, si provveda a rimuovere Commissioni, dirigenti, responsabili amministrativi, non a togliere i diritti agli onesti! Di questo si dovrebbe occupare il Ministro Brunetta e i suoi colleghi di Governo: ripristinare la legalità e dare il buon esempio di onestà morale ed intellettuale.
Facciamo dunque appello a tutte le persone che non hanno chiuso occhi, mente, cuore in cassaforte insieme al denaro o ai lingotti d’oro per paura o per avidità;
facciamo appello ai politici e alle politiche che fanno il loro lavoro “per servizio” della collettività e non “per ambizioni di potere”;
facciamo appello a tutte le persone in situazione di handicap e alle loro famiglie, perché non si pieghino davanti a queste nuove minacce di esclusione;
facciamo appello a giornalisti e giornaliste, alla stampa locale e nazionale, all’Università e agli Istituti di ricerca;
facciamo appello alle Associazioni di Volontariato, alle Chiese e alla Comunità Ebraica, al Presidente della Giunta Provinciale, al Consiglio Provinciale, ai Sindaci, ai Consigli Comunali, alle Intendenze Scolastiche, agli Istituti Pedagogici, alle scuole, agli insegnanti e ai dirigenti scolastici, alle cooperative, alle strutture socio-sanitarie e riabilitative, alle nuove generazioni, ai cittadini e alle cittadine:
NON TOCCATE LA LEGGE 104!
DATE VOCE A CHI VIVE IN SILENZIO, CON PUDORE E CON DIGNITA’, CON CORAGGIO E CON TENACIA LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO L’ESCLUSIONE DELLA FRAGILITA’ UMANA DALL’ORIZZONTE SOCIALE.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vorrei mettere al corrente Gad e tutto il forum di una proposta vergognosa del ministro Brunetta contro i diritti delle persone disabili e delle loro famiglie:<br />
 NON TOCCATE LA LEGGE 104!<br />
FATE VIVERE CON DIGNITA’ LE PERSONE DIVERSAMENTE ABILI E LE LORO FAMIGLIE!</p>
<p>Parlamentari, politici, amministratori, cittadine e cittadini,<br />
la legge 104, quella norma approvata dal Parlamento Italiano nel 1992 e riconosciuta a livello mondiale come una delle forme più alte di solidarietà sociale e di sviluppo civile nel settore dell’integrazione delle persone con disabilità, rischia di essere stravolta da una modifica proposta dall’attuale maggioranza di governo, che intende di fatto eliminare i permessi retribuiti dei familiari per l’assistenza alle persone invalide, in situazione di gravità, non ricoverate nelle strutture socio sanitarie, ma assistite a casa dai familiari stessi. Inoltre il governo intende ridurre, eventualmente ad un solo familiare, la fruizione dei permessi per l’assistenza, relegando nuovamente le donne (e chi se no?) al ruolo di “angelo del focolare” e allontanandole dal lavoro.<br />
Le motivazioni del governo e del ministro Brunetta sono a dir poco superficiali: ci sono degli abusi; dietro a questi permessi si nascondono i “fannulloni”, quelli che “non hanno voglia di lavorare” e che rubano lo stipendio nella pubblica amministrazione e sono, dunque, all’origine dei “mali dell’economia italiana”; bisogna tagliare sulle spese &#8230; Si cominci, dunque, dall’assistenza, dagli handicappati (ma non si chiamavano persone in situazione di handicap nella legge 104? Anche i nomi hanno una loro importanza!), dai malati, dalle persone che non possono o non sanno difendersi ….<br />
Il linguaggio del Ministro Brunetta (e dei suoi colleghi di schieramento politico) e questi toni ricordano, ahimè, le teorie e le pratiche di eliminazione delle cosiddette “vite inutili” (handicappati, malati psichici, non autosufficienti) negli anni Trenta in Germania (programma “eutanasia”), poi seguite dallo sterminio di ebrei, di “zingari”, di Testimoni di Geova, di omosessuali, di oppositori antinazisti e antifascisti tra il 1939 e il 1945.<br />
Oggi assistiamo al riemergere con forza e senza pudore o vergogna della mentalità che vede chi non produce (o sembra non essere “produttivo”) come un peso per la società. Chi si occupa di assistere i familiari in situazione di handicap diventa “un fannullone”; chi sta male “finge per non lavorare”.<br />
Noi, persone in situazione di handicap, che viviamo tra mille difficoltà, che lavoriamo come e quanto possiamo, vorremmo avere una “bacchetta magica” per far provare, far fare esperienza diretta a questi signori (solo per pochi mesi, per un anno) di cosa significa avere bisogno di costante e totale assistenza, vivendo in famiglia, con due genitori che lavorano, con nonni anziani, con “famiglie allargate”, in città dove costruire barriere architettoniche è ancora consuetudine, dove non ci sono controlli né sanzioni per chi viola le leggi che tutelano la mobilità dei disabili (ma anche di anziani e di mamme con bambini in carrozzina), dove i parcheggi riservati ai veicoli dei disabili sono occupati dai suv dei “superman” o dalle “macchine blu”, o dalle autovetture, dai motorini di cittadini qualsiasi che pensano solo ai propri interessi, ritmi, affari.<br />
E noi che firmiamo la petizione la pensiamo allo stesso modo. Forse basterebbe far vivere una breve esperienza in sedia a rotelle, o chiusi in casa a letto, senza potersi muovere a Firenze, o a Venezia, o a Bologna o a Bari e Napoli per capire perché la Legge 104 non va toccata! Ma, forse, la sofferenza affrontata con dignità e coraggio è ancora un privilegio di pochi: tutti gli altri sono ancora convinti di poter contare sull’eterna giovinezza.<br />
L’Italia è un paese che ha leggi molto avanzate, ma spesso non ha gli strumenti (o non vuole trovarne) per controllare il rispetto delle norme e la tutela dei diritti di tutti i cittadini e le cittadine (anche i disabili, gli invalidi, gli handicappati, le persone in situazione di handicap sono cittadini e cittadine).<br />
L’Italia è uno stato dove il venire meno della responsabilità sociale ed individuale, dell’impegno solidale, del rispetto reciproco, della valorizzazione delle differenze e il contemporaneo sviluppo di una sorta di “terrore della diversità” sta producendo “mostri”, che un tempo si chiamavano razzismo, intolleranza, violenza, bullismo … e oggi?<br />
E’ da qui che bisogna partire: non si può “buttare via l’acqua sporca del bagno con dentro il bambino”, scriveva un filosofo del XX secolo.<br />
In ogni caso, per il politico che non fosse informato, va ricordato che per ottenere il diritto ai permessi retribuiti per assistenza agli handicappati gravissimi non si “pagano mazzette”: è necessario che la persona da “assistere”, abbia una invalidità accertata dalle Commissioni Istituzionali pari al 100% e sia sottoposta ad una ulteriore visita da parte di una Commissione Collegiale Istituzionale che ne stabilisca lo “stato di gravità”: se sono stati commessi degli abusi, si provveda a rimuovere Commissioni, dirigenti, responsabili amministrativi, non a togliere i diritti agli onesti! Di questo si dovrebbe occupare il Ministro Brunetta e i suoi colleghi di Governo: ripristinare la legalità e dare il buon esempio di onestà morale ed intellettuale.<br />
Facciamo dunque appello a tutte le persone che non hanno chiuso occhi, mente, cuore in cassaforte insieme al denaro o ai lingotti d’oro per paura o per avidità;<br />
facciamo appello ai politici e alle politiche che fanno il loro lavoro “per servizio” della collettività e non “per ambizioni di potere”;<br />
facciamo appello a tutte le persone in situazione di handicap e alle loro famiglie, perché non si pieghino davanti a queste nuove minacce di esclusione;<br />
facciamo appello a giornalisti e giornaliste, alla stampa locale e nazionale, all’Università e agli Istituti di ricerca;<br />
facciamo appello alle Associazioni di Volontariato, alle Chiese e alla Comunità Ebraica, al Presidente della Giunta Provinciale, al Consiglio Provinciale, ai Sindaci, ai Consigli Comunali, alle Intendenze Scolastiche, agli Istituti Pedagogici, alle scuole, agli insegnanti e ai dirigenti scolastici, alle cooperative, alle strutture socio-sanitarie e riabilitative, alle nuove generazioni, ai cittadini e alle cittadine:<br />
NON TOCCATE LA LEGGE 104!<br />
DATE VOCE A CHI VIVE IN SILENZIO, CON PUDORE E CON DIGNITA’, CON CORAGGIO E CON TENACIA LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO L’ESCLUSIONE DELLA FRAGILITA’ UMANA DALL’ORIZZONTE SOCIALE.</p>
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