Sto andando a Bolzano per un incontro promosso dalla locale comunità rom insieme ai servizi sociali del Comune. Nel frattempo vedo compiaciuto il “New York Times”, la cui storica prima pagina titola più o meno: “Le elezioni fanno cadere la barriera razziale”. La dedico a tutti i provinciali che nel blog mi hanno accusato di esasperare un dettaglio nella vittoria di Obama per bieca faziosità. Diciamo che sono almeno in buona compagnia, giornalisticamente parlando. Ma siccome amo sempre collegare i fatti grandi ai fatterelli minori (per ragionare, sapete, che è cosa diversa dallo strumentalizzare) vi invito a cogliere un dettaglio felice in quasi tutte le cronache dedicate al terribile incidente di Ostia, dove ieri un ubriaco ha investito 13 persone, di cui 3 ferite gravemente. Il colpevole, sottratto a stento alla comprensibile furia degli scampati, è un ventiseienne nato a Torino, da genitori di origini bosniache, residente nel campo attrezzato di via Ortolani.
Già ieri nel blog qualcuno mi ha sfidato: e ora difenderai pure questo tuo amichetto rom? Non difendo gli automobilisti criminali. Ma non li seleziono in base alla loro appartenenza etnica (in questo caso rom o sinti, probabilmente). Mi rallegro che la maggior parte dei giornali in edicola abbia fatto titoli “all’americana”. In cui c’era la notizia, grave, ma non l’appartenenza etnica del colpevole. Curiosa l’eccezione de “Il Giornale” che ovviamente spara sul “rom ubriaco” il titolone. Ma più in basso rievoca una storia analoga di nove mesi fa, costata la vita ad alcune persone. Che strano, nessun accenno a chi fosse il pirata della strada. Sorge un sospetto: che non fosse rom.
Voglio dire che di fronte a un grave episodio come quello di ieri la nostra attenzione dovrebbe rivolgersi alla piaga dell’alcolismo e al tasso inaccettabile d’insicurezza stradale che affligge il nostro paese (più morti che ovunque in Europa, e il codice violato molto spesso con l’indulgenza delle pubbliche autorità). Invece scatta (scattava) un automatismo per cui la notizia diviene rilevante solo in quanto si possa additare una colpevolezza etnica. Considero un positivo “effetto Obama” la cautela per cui, stamane, tranne modeste eccezioni in stile “Libero”, la stampa non è caduta nel tranello.
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14 novembre, 2008 alle 4:42 pm
Con una mail di risposta i responsabili di Facebook hanno fatto
sapere che "dopo aver verificato gli abusi segnalati, abbiamo rimosso
tutti i contenuti offensivi, come prevedono le nostre regole di
utilizzo della rete". Rispetto al materiale offensivo Facebook ha
promesso attenzione e che saranno prese le iniziative adatte.
Il direttore per le relazioni
internazionali del Centro Simon Wiesenthal, Shimon Samuels, aveva
espresso il suo disappunto in una lettera al fondatore di Facebook,
Mark Zuckerberg, dopo aver scoperto che il social network Facebook
ospita 7 gruppi anti-rom. Secondo quanto sottolineava Samuels i
gruppi in questione fanno propaganda razzista con frasi come ‘Buttare
gli zingari nella benzina’, ‘Lavori utili per gli zingari: cavie per
camere a gas’, ‘Bruciamoli tutti’.
Se leggessero i comizi e le trasmissioni della Lega…
14 novembre, 2008 alle 3:24 pm
come mai non hai citato il fatto della coppia rapinata e aggredita a verona da quattro – cinque rom di origine slava? propongo una cosa:
a campione prendiamo 200 rom e 1000 cittadini italiani non rom e verifichiamo quanti di questi abbiano procedimenti penali?
Credo che alla fine il tizio da te querelato di radio padania non abbia poi tutti i torti, forse la colpa non è sua ma dei rom che delinquono, tanti, troppi, non credi? ti ricordo che a un’azione corrisponde una reazione
Luca
14 novembre, 2008 alle 2:45 pm
Il Centro Simon Wiesenthal denuncia i network razzisti italiani su Facebook. Ormai sta emergendo anche a livello internazionale l’emersione di un nuovo razzismo italiano, che ha ben chiari interlocutori politici.
http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_14/facebook_wiesenthal_gruppi_neonazi_0e6822fc-b242-11dd-a015-00144f02aabc.shtml
«È vergognoso – scrive il rabbino Marvin Hier – che sulla rete, sotto il vostro marchio, si trovino inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all’odio». L’obbiettivo sono in particolare sette formazioni italiane, neofascisti elencati per nomi e responsabili, che secondo il Centro Wiesenthal «avvelenano» da tempo la rete e ora stanno lanciando un’offensiva contro i Rom. «Sono gruppi socialmente pericolosi», è la denuncia, presentata assieme ad alcuni parlamentari del gruppo socialista al Parlamento europeo (fra di loro c’è anche Martin Schultz, quello che Berlusconi definì pubblicamente «un kapò»): «Facebook non può aiutare e incoraggiare chi veicola questi messaggi».
Gad tu hai il merito di aver immediatamente posto con coraggio il problema.