Gli ingegneri della Motorola di Torino, i tessili della Val Seriana, gli agenti immobiliari della Gabetti, i metalmeccanici dell’Iveco di Suzzara, gli aeroportuali già liquidati da Alitalia: stasera alle 21,10 su La7 ospiterò una categoria di lavoratori che difficilmente rientra nelle statistiche quando perdono il posto di lavoro, perchè non dispongono di alcuna forma di sostegno. Li chiameremo “senza rete”. Li avevano assunti con contratti a termine, parasubordinati, o anche a tempo indeterminato ma senza versare il contributo previsto nel fondo per la Cassa integrazione. Così, ora che la recessione fa sentire i suoi morsi, sono i primi che vengono mandati a casa, e per giunta senza costi aggiuntivi a carico dell’azienda o della collettività. Ma è sopportabile una tale piaga sociale in Italia, dove i lavoratori atipici sono quasi il 20% del totale (4 milioni e mezzo) e a differenza degli altri paesi europei solo in minima percentuale sono coperti da sussidio di disoccupazione?
Discuteremo con i diretti interessati di questo nodo che viene al pettine, chiedendoci: sarà possibile riformare d’urgenza gli ammortizzatori sociali e magari introdurre un sussidio uguale per tutti? Partecipano alla serata dell’Infedele: Alberto Barcella, presidente degli industriali bergamaschi; Emilio Viafora, segretario regionale Veneto della Cgil; Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl. Ci avvarremo del contributo di due economisti: Tito Boeri della Bocconi di Milano (animatore del sito www.lavoce.info) e Cristiano Antonelli dell’università di Torino, esperto di macro-economia.
A voi tutti raccomando di cominciare fin da subito a inviare domande e commenti, sempre preziosi. Grazie!





27 aprile, 2009 alle 9:39 pm
Quando viene ripreso Cofferati,sullo sfondo c’è un piedino calzato da stivale nero,che oscilla continuamente, disturbando video e ascolto.
FATELA SMETTERE!GRAZIE.
ORSOLA FERRARO
15 aprile, 2009 alle 6:22 pm
buongiorno, signor gad lerner,mi chiamo giacomo sono disoccupato da quasi due anni e appartengo alla categoria dei disabili;ho famiglia.uno dei probblemi che si hanno quando trovi lavoro e che ti mancano i mezzi economico finanziari per farvi fronte.bisognerebbe che l’ho stato italiano fosse piu’ solidale con i disoccupati.Senza escludere i precari e pensionati ed emarginati in generale.mi piacerebbe che l’ho
stesso coinvolgimento emotivo per gli abruzzesi,l’ ho si mettesse anche per altri cittadini bisognosi.Spero che in futuro per le prossime generazioni ci sia meno cinicita’ e maggior attenzione ai loro probblemi.Nel ringraziarti per l’ attenzione datomi sul sito;cordiali saluti giacomo
16 marzo, 2009 alle 6:34 pm
buongiorno, caro gad lerner la situazione e pesante,siamo alla fame.probblemi di ogni tipo veleggiano.ma non si fa’ nulla per modificare queste situazioni.il governo non interviene piu’ a fondo sottovalutando la crisi che e gravissima.perfino la classe media si lamenta e incomincia a vendere per bisogno.dio ci salvi a tutti
16 marzo, 2009 alle 6:26 pm
gentilissimo signor gad lerner, vedo che nulla e cambiato dall’ ultima volta che le ho scritto.per i disoccupati non e’ stato dato nessun suussidio ho presentata qualche proposta a riguardo.indifferenza e tale che credo che pesera alle prossime elezioni.
3 febbraio, 2009 alle 1:54 am
Caro Gad,seguo tutti i lunedì l’Infedele e questa sera devo farti presente che ho un particolare rilievo da farti..Mi riferisco alla pace sociale che regnerebbe in Italia diversamente da quanto avviene in altri paesi in Europa, secondo il sottosegretario Urso più volte riccordato con mal celata soddisfazione.E’ sottointeso che una delle ragioni di questo clima è cercare di tenere la CGIL nell’angolo,favorendo sottobanco le altre sigle sindacali.Come??incontri separati(hai dimenticato l’incontro della lavanderia di Pezzota con Fini per fare il Patto per l’Italia??
Che benefici ha dato quell’ accordo fatto volutamente senza la CGIL??
Infine per ultimo il capolavoro di correttezza ed etica attuato dal Governo in evidente accordo con tutte le altre rappresentanze con lo scopo di emarginare e umiliare la CGIL, come in ogni occasione hanno dichiarato vari personaggi del centrodestra, distribuendo le bozze del nuovo sistema contratuale(Marcegalia)e della riforma della pubblica amministrazione (Brunetta)perchè fossero firmate seduta stante senza conoscere il contenuto.Vedi La Reppubblica del giorno successivo.
Questo modo antidemocratico di operare dei Governi Berlusconi non ha portato benefici economici e sociali alla maggioranza degli italiani
e sopratutto ai giovani.Il comportamento benevolo di CISL,UIL e UGL nei confronti del Governo Berlusconi non fa loro onore.
Perchè non vogliono andare in Assemblea con i lavoratori e confrontarsi con voto segreto alla fine?? Perchè sanno che perderebbero nel confronto molto spesso.
Questo è il rilievo che volevo farti perchè quando serve e le occasioni non mancano, tu lo dovresti avere bene in mente.Grazie e auguriamoci buona fortuna. Ciano
7 dicembre, 2008 alle 11:02 am
Cito questo post nel mio blog: http://neo-machiavelli.ilcannocchiale.it/post/2112953.html
Politica e giustizia condizionata della TV, emozione e populismo antiTEDESCHI concede 13 milioni alle famiglie delle vittime di Thyssenkrupp e niente per altre vittime che non hanno soldi per pagare avvocati. Questo è giusto o la vergogna, ingiustizia e stupidità della vecchia legalità e vecchia giustizia a funzionare al 5%, (il 95% dei processi andava in prescrizione), quasi solo quando sono soldi per avvocati o TV per magistrati aspiranti a veline?
24 novembre, 2008 alle 11:47 pm
possibile che neanche stasera il buon lerner non ha posto la domanda delle domande? e cioè che la vera emergenza nazionale è la spaventosa evasione fiscale che non ha eguali in nessun paese industrializzato e che nessun governo sia riuscito ad affrontarla almeno in questi ultimi 30 anni e che risolverebbe con il suo certo recupero(si spera con tassazione e multa retroattiva)buona parte dei nostri problemi economici?
24 novembre, 2008 alle 10:58 pm
Disattendere la discussione sui punti che consentirebbero il cambiamento e le soluzioni a molte delle problematiche che ci portiamo appresso e che ci servono per dibattere fino al limite del masochismo servirà solo a perdere tempo.
Inevitabilmente si arriverà a discutere sui limiti legali da assegnare al concetto di "speculazione"
Inevitabilmente si arriverà a definire e limitare il diritto alla pensione e – forse – si smetterà di concederla a chi può farne a meno e – forse – una parte delle inutili discussioni avrà termine.
Inevitabilmente i discorsi di economia si faranno più semplici e sarà chiaro il compito prioritario di "stanare" i punti di accumulo del denaro per rimetterlo in circolo.
Inevitabilmente si comprenderà che la priorità è la disponibilità di denaro nelle mani dei cittadini che lo spendono ; unico modo per sostenere anche le aziende che producono. Il viceversa produce risultati opposti.
Giannino e Giavazzi possono fare a meno della pensione ma saranno certo soddisfatti dall’aver contribuito a formare le disponibilità economiche per coloro che altrimenti non camperebbero. Io lo sarei al posto loro.
Grazie e saluti
24 novembre, 2008 alle 9:47 pm
altra cosa tutti i licenziati deglia ltri siti sono stati spostati…e Palermo???nemmeno la proposta di un trasferimento!!!
come mai ora l’azienda e i sindacati hanno raggiunto un accordo per l’arminizzazione???
inutile parlare di sindacati,diritti,crisi!!!
noi poveri resteremo e saremo sempre poveri nonostante tutti gli sforzi e i sacrifici,eppure le banche,le finanziarie dove noi e i nostri genitori siamo finiti se ne fregano della crisi.noi dobbiamo cmq pagare l’affitto,le bollette,le tasse e non ci dev’essere crisi per noi.
i notri figli devono mangiare,ma a nessuno interessa.
conviene davvero andare a rubare e magari farsi mettere dentro cosi vitto e alloggio sono garantiti,… e magari ci danno anche un lavoro.
cosa dobbiamo fare???incatenarci sotto casa di qualche politico,fare lo sciopero della fame,rubare,???
nel caso dell’omnia si tratta di persone che sono andate a lavoro per 400 o 800 euro al mese e non per 1000 o 2000 o anche di piu’ come alitalia!!attenzione non confondiamo le situazioni!!!
24 novembre, 2008 alle 9:32 pm
chiedete,nel caso del call center omnia di Palermo,come mai hanno deciso di chiudere ora che si sono mangiati tutte le agevolazioni che la regione sicilia a messo loro a disposizione!!???
le aziende del nord non possono investire al sud solo per riempire i loro portafogli e senza un minimo di garanzia mettere in mezzo ad una strada 100 persone!!!
altra cosa:DOV’è L’ETICA DI QUESTA AZIENDA,sul loro sito hanno una pagina dedicata al codice etico che chiunque entri in contatto con loro deve rispettare…e loro…lo hanno mai letto???
la verita’ che tutto quello che sta accadendo in questa azienda,ed è un discorso lungo, secondo tanti è studiato…ma che colpa ne hanno dei poveri lavoratori???
dove sono le istituzioni che ci dovrebbero proteggere e tutelare???
24 novembre, 2008 alle 7:16 pm
Giovanna complimenti per il post che condivido pienamente, pur non essendo una lavoratrice della terra, ma consapevole che senza di quella il resto è nulla. Un abbraccio serenella
24 novembre, 2008 alle 12:12 am
Nella trasmissione di lunedì 17 Lei ha ospitato un illustre economista della Bocconi, che non ha mai preso in mano né una vanga né una zappa e neppure un martello.
Il prof. Boeri ha pontificato che sicuramente finirà la recessione, ma ha ammesso con la stessa aria pontificia di non sapere come nè quale sarà il settore che permetterà all’Italia di rialzare la testa.
Ai lavoratori tessili della val Seriana, rimasti senza lavoro, che continua invece nelle dislocazioni etiopiche delle ditte (ma non ci dovrebbe essere la guerra da quelle parti o dintorni?), ha detto che è una cosa normale a cui insomma bisogna rassegnarsi perchè questo avviene nella economia globale.
Ha concluso con una invettiva contro il governo che non ha fatto niente.
Io penso che il governo non abbia fatto niente perché ha fatto riferimento a lui come consulente per soluzioni risolutorie.
L’unica ricetta che economisti e non, quelli che non si sono mai sporcati le mani, propongono è: dare un po’ di soldi alla gente perché corra a sperperarli in cose che non servono, invece di pagare i debiti e risparmiare.
Già molto prima della crisi finanziaria, è giunta al capolinea la civiltà industriale dei consumi. Le case sono piene di tutto, le auto non si possono cambiare come vestiti, e tante cose, compresi i vestiti, si possono rammendare.
Il prof. non ha saputo indicare ai disoccupati nessuna alternativa di lavoro.
E adesso pontifico io che per l’età sono considerata una rimbambita e a cui ormai, per l’età, è consentito blaterare su qualsiasi cosa.
Non ha pensato, il prof., che è ora di riconvertire l’economia a cominciare dal basso, dalla terra che consente a tutti di vivere? E a cominciare da un a programmazione dei lavori che i giovani potranno fare, invece di riempire le facoltà di filosofia e sociologia e scienze politiche assicurandosi solo un futuro da eversivi?
Ogni anno 160 milioni di euro di risorse comunitarie per l’agricoltura non vengono utilizzate e tornano in Europa.
Le aziende artigiane sono senza manodopera, mancano elettricisti, idraulici, falegnami.
Anche il grande Obama, se finanzierà produzioni di auto che nessuno comprerà invece di far produrre trattori e granturco, si cagherà addosso come tutti.
Ho rivisto su un ‘altra TV il grande Boeri che parlava di un suo libro in cui auspica un nuovo contratto di lavoro e uno stipendio minimo g arantito, diverso per ogni zona d’Italia.
Ma quale stipendio minimo?
Per me, giustizia e pace sociale c’è solo quando la retribuzione è uguale per tutti, siano medici o contadini, anche se questi ultimi hanno in più il merito di assicurare la sopravvivenza di tutti gli altri.
Che cosa insegnano nelle facoltà di economia? Facoltà con questo nome dovrebbero insegnare innanzitutto a lavorare con le mani.
Ai miei tempi, dall’Italia si emigrava perchè è un Paese senza risorse che non poteva dare lavoro a tutti, anche se la popolazione era metà della attuale.
Mi domandavo spesso dov’erano finiti gli Italiani che non migrano più. Quando hanno sollevato qualche coperchio ho capito che sono un esercito imboscato nelle pubbliche amministrazioni. Hanno lasciato i posti di lavoro a manodopera che arriva da paesi ricchi di risorse con classi dirigenti nababbiche.
I figli di questi lavoratori, che usciranno anche loro dalle facoltà di filosofia, sociologia ed economia, a chi lasceranno il lavoro?
Grazie per la paziente attenzione.
M
22 novembre, 2008 alle 5:15 pm
http://licenziatidarandstad.blogspot.com
vi chiediamo la possibilità di linkare il nostro blog al vostro siamo un gruppo di lavoratori licenziati senza il rispetto delle regole da una delle principali multinazionali
etica, rispetto delle regole, dialogo,opportunità,ammortizzatori sociali
NULLA NULLA NULLA
leggete il nostro blog e troverete un nuovo mondo di lavoratori senza rete
grazie per l’attenzione
22 novembre, 2008 alle 12:35 pm
L’arma della sicurezza sul lavoro , che non dimentichiamo fino a pochi anni fa era tabù, la stanno brandendo solo per avere la scusa di delocalizzare.
Vedi Thyssen Krupp. Anche la sentenza straordinaria di omicidio volontario e non colposo è un’altra arma a doppio taglio e i fatti purtroppo mi danno ragione, quando non ci saranno più morti bianche non si sarà attuato un controllo perfetto sulla sicurezza, ma si sarà delocalizzato il possibile.
22 novembre, 2008 alle 12:32 pm
625 Lavoratrice cara, leggo solo ora il tuo post causa impegni lavorativi.
E’ necessario chiedere a gra voce, e il tuo MAIUSCOLO lo sottointende, un po’ di morale, buon gusto, signorilità chiamatela come volete, anche regalità va bene se riferita ai costi ridotti di buckingham palace ai nostri strafottenti politici, i piloti di alitaglia ospiti nella famosa trasmissione di Gad mi hanno solo fatto pensare alla strafottenza dei nostri politici e sindacalisti che li difendevano tutti (certo con il figlio di matteoli fra gli ultimi assunti alitaglia a t.i. era facile da immaginare!)
21 novembre, 2008 alle 3:20 pm
SIGNORI,
RICORDIAMOCI DEGLI SFRUTTATI IN EDILIZIA, E PER PIACERE NON PARLIAMO DI SICUREZZA SUL LAVORO,
PUR DI LAVORARE LA GENTE E’ COSTRETTA AD IGNORARE LA SICUREZZA, ALTRIMENTI SI VA A CASA, DIETRO C’è UNA FILA INFINITA CHE ASPETTA E HA BISOGNO DI LAVORARE E SOPRAVVIVERE ALMENO PER UN PO’
POLITICI, VERGOGNATEVI DI PRENDERE I VOSTRI LAUTI STIPENDIUCCI PAGATI DA CHI SI ROMPE LA SCHIENA TUTTI I SANTI GIORNI, MA VOI , PURTROPPO ,NON VI VERGOGNATE PER NIENTE.
20 novembre, 2008 alle 4:30 pm
Cari Lettori e caro Gad Lerner, a poposito di ETICA delle aziende, vi segnalo questo interessante Blog….
http://licenziatidarandstad.blogspot.com/
saluti
LdR
20 novembre, 2008 alle 12:40 am
Anche Enrico Mentana ha copiato il tema dell’Infedele.
Gad -ti prego!- chiedi per il prossimo lunedi un’intervista a Berlusconi, che poi di ragioniamo sopra.
19 novembre, 2008 alle 9:28 pm
Caro Gad,
Bellissima la puntata di lunedì scorso. Ho trovato gli interventi del prof. Antonelli davvero illuminanti, rigeneranti. C’è (ancora) qualcuno che riesce a vedere, guardare, osservare più in là, a scorgere un altro sole. E (ci)fa bene. Specie a chi, come me – precaria/stagista/disoccupata a seconda del momento e/ della moda del momento – ha cancellato dal proprio vocabolario, dal proprio Io e dal proprio istinto, il senso del/di un futuro.
Se ci sarà ancora l’opportunità, lo inviti nuovamente, please!!!! Impareremmo a ricominciare, a ideare e ricostruire: dalle macerie, attraverso le macerie.
Grazie
Un caro saluto
19 novembre, 2008 alle 8:11 pm
Gentile dott. Lerner. le ho inviato poco fa una lettera assolutamente immotivata, ma avevo capio male la grafica del suo blog. La prego di volerla ignorare, ancora grazie, la citoyenne
19 novembre, 2008 alle 7:59 pm
Ciao Zaziwe, sulla valutazione del sistema scolastico: abbiamo tutti bisogno, credo, dopo l’indigestione di dati statistici e graduatorie internazionali, di sapere esattamente con quali standard la scuola è stata confrontata: apprendimenti? Strutture? Tutto insieme? Servirebbe trasparenza su questo punto e io mi metterei certo in discussione, non ho troppa paura. A proposito, la bambina che sapeva tutto sulla Ginkgo biloba e la storia delle piante era di una terza elementare di una scuola pubblica. Sull’organizzazione dell’orario scolastico e la destinazione di tanti colleghi (io ho passato l’anno di prova lo scorso giugno), credo che la ragione prevarrà: è l’orgaizzazione della società che impone un orario prolungato con poniamo il sabato libero. Poi escludo che quell’unico maestro possa da solo seguire una classe con l’inserimento benvenuto di bambini stranieri, bambini caratteriali, bambini con qualche svantaggio, bambini genietti che imparano nel tempo che io impiego a fare un’inspirazione e magari organizzare uno spettacolo teatrale, un concerto, un coro, un laboratorio di scienze e tutto quanto fa scuola oggi, oggi, non 40 fa.
19 novembre, 2008 alle 7:47 pm
595 serenella
Oppure è l’aria delle colline dove si coltiva il cartizze che è inquinata…. non saprei
e’ inquinata… e’ inquinata… quest’anno hanno fatto dai 20 ai 30 trattamenti antiparassitari…
19 novembre, 2008 alle 7:40 pm
Non è vero che la scuola pubblica italiana funziona male: quella elementare era tra le cinque migliori nel mondo. Questa riforma la stravolgerà, oltre che lasciare a casa migliaia di precari che andranno a rimpolpare la schiera dei disoccupati di questa crisi (ma perché siamo sempre noi a dover fare le spese per le scelte sbagliate di chi abbiamo o non abbiamo votato?).
Io ho trentasette anni, da cinque sono precaria della scuola, ho lavorato anche in università e ho un dottorato di ricerca. cosa faccio, mollo baracca e burattini e vado a insegnare all’estero?
in università ho visto lavare le punte di plastica delle pipette, perché i soldi erano pochi, e sono stata all’estero, dove i laboratori avevano magazzini nei quali ti rifornivi come ai supermercati, da quanto erano ricchi. eppure siamo anche noi in Europa. La sensazione è che stiamo diventando una sorta di terzo mondo, dal punto di vista politico e culturale, ma di chi è la colpa, o la responsabilità?
19 novembre, 2008 alle 7:27 pm
bel racconto serenella. viva le poesie imparate a memoria!
(la musica come memoria, una base di tutta la cultura…)
19 novembre, 2008 alle 7:23 pm
Sapete, sulla chiarezza di intenti, Snepretz vede giusto. Per anni ci siamo sentiti dire dagli specialisti di vari settori: fateli studiare, no, fateli giocare, no, fateli divertire, no, fate questo e non fate quello, tutto sbagliato, non va bene niente. E’ comprensibile che tutti, insegnanti e genitori, abbiamo le idee un po’ confuse. Io vedo tutti i giorni, per esempio, alunni che scrivono i numeri al contrario, faticando non poco. Iniziano il 2 dalla punta della coda per risalire alla testa. Mi sono meravigliata qualche anno fa e mi è stato risposto che alle elementari li lasciano liberi di trovare il loro modo di scrivere, nei tempi e nei modi che sono loro più congeniali. Non dubito che ci sia del buono nell’idea, ma che sia necessario spingerla fino al limite della totale mancanza di ergonomicità? Non sto dicendo che alla primaria sbaglino, intendiamoci, semplicemente sono consistenti con l’impostazione data a quell’ordine di scuola, che, inutile ribadirlo, mal si congegna con l’impostazione della secondaria di primo grado. Eppure ci sono scuole, anche medie, che grazie ad un po’ di stabilità ed entusiasmo lavorano egregiamente, soprattutto a livello interdisciplinare. Ma occorre distinguere. Non tutte le scuole hanno la stessa fisionomia, anche se formalmente operano sulla base degli stessi principi.
19 novembre, 2008 alle 7:19 pm
Gentile Dottor Lerner,
andando nel suo sito e cercando il mio commento ho trovato il messaggio di censura che mi raccomandava di non usare linguaggi poco ortodossi. Sono andata a rileggere il mio commento e credo di aver trovato tre parole che pare abbiano suscitato la sua sensibilità; proprio in considerazione di questa, non le torno a precisare. Le chiedo formalmente scusa: ero ospite nel suo blog, dovevo quindi rispettare i canoni da lei fissati. Ciò che mi meraviglia comunque è la piena libertà di linguaggio goduta dagli uomini politici, dai giornalisti, da persone, per così dire, pubbliche in tutte le trasmissioni televisive, sia quando sono ospiti, sia quando vengono riportate parole di discorsi tenuti in luoghi pubblici. La più famosa è quella del cavaliere, quando appellò con un certo epiteto gli elettori del centrosinistra; a come vede io in questo contesto, per non turbare la sua sensibilità, non la sto riferendo. Quella parola, comunque, fu ripetuta in tutti i programmi televisivi, compresa la sua trasmissione, mi pare di ricordare. Anche se a ripeterla non è stato lei, il mandare la registrazione di quanto detto dal cavaliere, a questo punto, non mi pare sia stato di buon gusto; comunque, anche in quell’occasione lei era a casa sua e poteva fare quanto riteneva opportuno. Comunque tengo a precisare che l’uso di un vocabolo piuttosto che un altro, è un voler dare maggior vigore al senso di una frase. Le faccio un esempio, banale: il termine arrabbiato, di solito riferito agli animali, ma allargato anche agli uomini, quando questi perdono le staffe, dà un’idea di ciò che si intende dire e viene usato al posto di adirato, irritato, infuriato, ecc. Ma, nel nostro dialetto siciliano, si usa anche il termine arraggiato che decuplica il senso della parola arrabbiato. Considerato che io, usando determinati vocaboli, non ho colpito persone specifiche, ho ritenuto che tale uso potesse essere accettato. Mi sono sbagliata! Si vede che, alla bella età di sessantacinque anni, debbo ancora constatare come la forma, pretesa solo dalla gente comune, come io sono, prevalga sulla sostanza. Poco male! Vorrà dire che cercherò di non turbare più la sensibilità sua e dei suoi interlocutori. La citoyenne
19 novembre, 2008 alle 7:14 pm
611-612 Cari GigiL e Snepretz proprio parlando di scuole private volevo dire all’insegnante (GigiL) l’insistenza con cui nella classe di mio figlio alle elementari e medie l’insegnante dava come compiti nel w.e. le poesie dei nostri migliori poeti da imparare a memoria, questo per rafforzare la memoria diceva lei.
Non ho potuto mai smentirla visti i risultati dei figli che hanno fatto il liceo scientifico e si sono sobbarcati matematica e latino praticamente da soli essendo io e mio marito completamente inutili a tali livelli scolastici.
Ma ricordo le lamentele dei genitori a proposito di tutti i compiti scritti e orali che gravavano soprattutto nel w.e. sui genitori, responsabili davanti alle insegnanti dell’impegno a casa in soli 2 giorni di compiti.
Il tempo pieno ci sollevava dai compiti della settimana in quanto l’alunno era tenuto svolgere almeno gli scritti a scuola, per l’orale si poteva anche studiare a casa la sera.
Ad una osservazione in 2^ elementare sui troppi compiti per casa l’insegnante sottolineò che se lei ne poteva correggere poi 30 noi come minimo dovevamo seguire ciascuno i nostri figli, inecepibile ancora adesso ci tappò a tutti la bocca.
19 novembre, 2008 alle 7:13 pm
Prima di andare a cucinare: forse, Snepretz, non sbaglio di tanto allora, perché io faccio programmi mensili, calibrati secondo le possibilità dei miei alunni (anche se devo dire che è molto ma molto difficile essere sicuri di che cosa un ragazzo di 12 anni possa o non possa fare) e poi mi muovo al motto di "Fai tutto quello che puoi, ma quello che puoi lo fai per favore" e rompo le scatole, ma certe volte lo ro pensano alla morosa (sono precoci).
La figlia di una mia amica di Milano a maggio scorso durante un’escursione mi sorprese zittendomi, mentre mi accingevo a parlare di piante: "Ma certo, è una Ginkgo biloba, lo sappiamo, è la più antica pianta con semi". La scuola privata è una scelta legittima, tutti dovrebbero essere liberi di sceglierla, ma la scuola pubblica è garanzia di democrazia (almeno dovrebbe essere) e di parità di opportunità. Non si può farne senza e non la si può delegittimare e svilire. Ci sono molti modi di dequalificare la scuola pubblica: io per esempio in dieci anni non sono mai stata per due anni di seguito nella stessa scuola e non ero io a volermene andare. In Italia ci sono supplenze temporanee, supplenze fino al termine delle attività didattiche, supplenze annuali (fino al 31 di agosto), nomine di aventi diritto ad anno scolastico già avviato, un turn over pazzesco. Ogni progettualità, quella famosa formalizzata nel piano dell’offerta formativa, rischia di essere ben poco credibile, in assenza di stabilità del personale.
19 novembre, 2008 alle 6:26 pm
Un passaggio solo per ribadire ciò che penso della scuola: il problema per me resta il fatto che non c’è una visione chiara del fatto che bisogna da un lato mettere ogni singolo studente nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie caratteristiche e potenzialità, e dall’altro, una volta che tali condizioni si siano verificate, pretendere dallo studente che dia il meglio.
Oppure andiamo pure avanti così, tanto io di figli non ne ho e le figlie dei miei amici vanno in scuole private, l’altra sera ero a cena da loro e la figlia (che ha appena cominciato la 2a elementare) mi ha spiegato il concetto di consequenzialità (io a pronunciare la parola tre volte di fila potrei sputare un dente, lei invece no) e a seguire mi ha recitato la tabellina del 4 e una filastrocca in inglese (il francese lo parla già dato che il mio amico è per metà belga).
In questo modo le differenze aumenteranno con progressione lineare quindi quando ogni anno sentirò parlare di mobilità sociale mi farò delle grassissime risate.
19 novembre, 2008 alle 6:23 pm
ciao Serenella, siamo vicine di casa, si potrebbe dire, io sono di Belluno. Sono donna, ma mio marito mi chiama gigi, il mio dunque è un nick della vita reale.
Non sono sicura a proposito delle poesie, ma ciò che dici è valido senza dubbio per le tabelline. La tragedia è che alcuni bambini soffrono di uno o più disturbi specifici che interessano proprio facoltà come la memoria a breve termine e in questi casi è controproducente insistere. Poi io sostengo che sia utile puntare su uno sviluppo armonico delle capacità, non solo calcolo e teoria dei numeri quindi.
19 novembre, 2008 alle 6:01 pm
GigiL, che sei donna se non sbaglio ,grazie a te per la bella testimonianza,
il periodo che riporta Kirk ha fatto effetto anche a me e come semplice impiegata vivo quelle ansie ogni qualvolta si cambia lavoro o cambiano i vertici dell’azienda per cui si lavora.
Una precisazione ancora per mia semplice cultura personale: la famosa memoria a breve viene nel bambino rafforzata o aiutata anche con l’allenamento delle belle poesie imparate a memoria e, diciamolo pure, un po’ odiate dai genitori che devono sentirle fino allo sfinimento il giorno prima dell’interrogazione?
Grazie ancora e complimenti conosco bene sia l’università dove ti sei laureata sia il corso di Cà Foscari che alcune mie conoscenti hanno frequentato per l’abilitazione.
19 novembre, 2008 alle 6:00 pm
al dopartimento….ahahah, dove mi hanno dopata, va da sé. Era dipartimento.
19 novembre, 2008 alle 5:51 pm
e grazie kirk
19 novembre, 2008 alle 5:48 pm
Grazie Giancarlo, il mio è stato uno sfogo. Mi sono laureata nel 1995 a Padova, al dopartimeto di Biologia. Mi sono abilitata all’isegnamento frequentando il biennio di specializzazione per l’insegnamento secondario alla Ca’Foscari di Venezia. (Niente concorso per me, quindi ancora più sospetta). Non ho mai copiato un compito, anche quando si poteva (liberi di non crederci, a me basta saperlo). Sono appassionata di letteratura. Libri libri libri. Ho scelto nel mare di dubbi due o tre boe: la prima viene da Montaigne "Educare un bambino non è riempire un vaso, è accendere un fuoco", la seconda è di Terenzio "Homo sum, nihil humani a me alienum puto", la terza è che sono convinta di poter migliorare sempre almeno un pochino.
Grazie della pazienza
19 novembre, 2008 alle 5:40 pm
"Provate a pensare di andare a lavorare ogni giorno e di dover giustificare tutto ciò che fate e pianificate, ma proprio tutto, ogni cosa, ogni minimo dettaglio, perché chi vi circonda non conosce il vostro mandato, vi dice che farebbe sicuramente meglio al vostro posto e che in sostanza valete meno di una baby sitter"
sono parole toccanti, non tutti gli insegnanti sono come te, ma per rispetto a quelli come te certuni dovrebbero rimangiarsi certe parole tipo fannulloni, etc…, sparate nel mucchio senza discernimento.
19 novembre, 2008 alle 5:38 pm
gigi-L: ho molto apprezzato il suo intervento che condivido al 101% (sono forte in matematica?). Di solito gli interventi così lunghi finiscono per essere dei centoni indigeribili, non il suo che capisco bene anche perchè mia moglie, lettrice di inglese, mi parla quasi quotidianamente di simili difficoltà , di delusione e pena per molti ragazzi (non tutti per fortuna!).
Comunque dobbiamo ricordarci che esistono professori seri ed impegnati (di più di quanti non si voglia far credere) e ragazzi seri ed impegnati (idem).
Pr gli altri, si può solo continuare a ripeter loro quale sia il loro bene, poi se non lo vogliono sentire, se ne accorgeranno più avanti.
Sarei curioso di sapere se la sua sia una Laurea pre 1968 (l’anno del disastro)… mi verrebbe da pensarlo, ma l’età anagrafica la darebbe oramai in pensione e quindi non può essere così.
giancarlo
19 novembre, 2008 alle 5:27 pm
Sto facendo indigestione di post. Quante opinioni diverse! Avrei anch’io qualcosa da dire, ma per ora mi limiterò a commentare i post più recenti che parlano di scuola, perché si tratta di un ambito che conosco, dato che sono insegnante e proprio di matematica in una scuola media. Non sono matematica di formazione. Mi sono laureata in biologia. La maggior parte degli insegnanti di matematica alle medie non è laureata in matematica. Dare però a tutti degli incompetenti sarebbe come saltare alle conclusioni. L’esame di analisi l’ho passato con 26/30, ma è stato il voto massimo e l’abbiamo preso in due su una quarantina di persone. Questo fatto tuttavia è soltanto puramente indicativo della mia preparazione che si è arricchita via via con la specializzazione all’insegnamento, con letture personali e con l’aggiornamento. Le difficoltà che incontro nell’insegnamento di questa materia ad alunni preadolescenti e adolescenti sono molteplici e sono collegate ad aspetti cognitivi ma non solo. Nel tempo ho analizzato, con l’aiuto della letteratura specializzata, le cause del disagio nell’apprendimento della matematica. Provo a sintetizzare. Partiamo dalle cause non cognitive. Conta moltissimo l’atteggiamento degli studenti e dei loro genitori: in pratica chi è convinto di potercela fare impegnandosi alla fine ce la fa. Contano moltissimo le convinzioni relative alla materia: chi è convinto che sia una disciplina da iniziati è destinato ad avere difficoltà. Chi è abituato ad attribuire le cause di successi ed insuccessi a cause fuori dal proprio controllo è destinato ad avere difficoltà. Veniamo al campo cognitivo. Per riuscire bene in matematica occorre che la memoria a breve termine funzioni bene, se ciò non è, bisogna che l’alunno abbia a disposizione strategie compensative provate ed automatizzate (per realizzare ciò bisogna che eventuali disturbi specifici di apprendimento vengano diagnosticati il più precocemente possibile, per permettere l’attivazione di ogni aiuto previsto); per riuscire bene in matematica bisogna essere in grado di prestare attenzione, tanta attenzione e per periodi ragionevoli di tempo, serve persistenza. Per riuscire bene in matematica. Ogni procedimento matematico prevede l’attivazione autonoma di processi mentali di controllo e autocontrollo che devono essere costantemente e contemporaneamente attivi. Faccio un esempio: per risolvere un problema devo comprenderne il testo; devo fare una previsione relativamente alla mia possibilità di risolverlo con le conoscenze che possiedo; devo pianificare le operazioni di soluzione; devo monitorare il processo risolutivo per vedere se mi sto muovendo secondo il piano stabilito; devo valutare la soluzione prodotta. La maggior parte dei miei alunni di seconda e terza media non sa effettuare quanto sopra autonomamente. Ho programmato una serie di attività per stimolare l’acquisizione di un metodo di lavoro più proficuo (ho speso 120 dei mie euro per fotocopiare attività adatte al perseguimento dello scopo). Devo motivare i miei alunni incoraggiandoli, seguendoli personalmente in sei ore la settimana, facendo numeri acrobatici per neutralizzare le loro istanze personali che esercitano una pressione sempre maggiore sull’attività precipuamente didattica. Devo inventare modelli materiali per facilitare il processo d’astrazione per il quale molti non sono ancora maturi, ho imparato ad usare i software per la geometria, ma non li posso usare perché a scuola non c’è ancora l’aula di informatica. Devo tenere i ragazzi al pomeriggio a fare laboratorio di scienze senza laboratorio di scienze (ovvio che mi devo procurare i materiali essenziali), ho fatto lezione stamattina mentre il mio alunno disabile ha urlato per tutta l’ora: la mlezione si è svolta così: io scrivevo alla lavagna e spiegavo a cenni, mentre L. urlava e si dibatteva. Devo contrastare, sempre entro i limiti della cortesia, le opinioni di molti genitori che dello studio hanno una visione puramente utilitaristica. Devo parlare a genitori per i quali la riuscita a scuola del figlio non è importante, basta che possa trovare un lavoro, che importa se rimane ignorante. Ho un bel convincerli che proprio i ragazzi che non prevedono di continuare a studiare per molto, hanno alle medie le ultime occasioni di venire a conoscenza dei problemi fondamentali della conoscenza e del mondo nel quale si apprestano ad entrare. Non c’è di peggio che sentirmi dire: "Ma tanto, che deve sapere? Andrà al professionale". Tenetemi, che mi sta venendo il nervoso. Vi posso assicurare che le mie lezioni non sono di alto livello, ma mi piace sempre farli ragionare, non mi accontento di far loro vedere regole e procedimenti. Racconto un po’ di storia per far vedere da dove arrivano gli argomenti che trovano sui libri. Li metto davanti ai paradossi che si incontrano parlando di numeri, ma sembra non essere così importante. Parlando di diritto alla felicità, previsto dalla costituzione americana. Mi permetto di dare la mia interpretazione: io penso che si possa garantire il diritto alla ricerca della felicità, non tanto alla felicità stessa, peraltro difficilissima da definire. Quanto all’educazione: io dico ad alunni e genitori che nella vita è preferibile saper distinguere ciò che è fondamentale e necessario da ciò che risulta inutile e superfluo. Si opera con efficacia questa distinzione se si hanno strumenti di conoscenza del mondo ed esperienza.
I ragazzi mancano spesso degli uni e dell’altra. Occorre fornire gli strumenti. Poi le decisioni le prenderanno da sé. Su una cosa però insisto: dobbiamo trasmettere fiducia ai ragazzi. Per ottenere qualcosa bisogna lavorarci con impegno, senza la garanzia che raggiungeremo sempre i nostri obiettivi. Occorre mettere nel conto di dover ricominciare da capo, se necessario.
Sul “dovere”. L’accezione di questo termine risente dell’impostazione cattolica che permea tuttora la nostra cultura. Occorre ragionarci un po’ su. Facciamo un esempio: un padre dice ad un figlio che deve impegnarsi di più nello studio, deve compiere il suo dovere. Non sono soltanto le parole ad influire sul foglio, ma l’atteggiamento generale del padre. Molto spesso la parola dovere è pronunciata avendo chiaro in mente, e manifestandolo in un linguaggio non verbale, l’idea di sacrificio salvifico magari, comunque sacrificio. Il ragazzo lo percepisce e pensa “Ma chi me lo fa fare?”. Cerchiamo di svincolare la parola “dovere” dal concetto di “sacrificio” e leghiamola piuttosto al significato di “responsabilità”, di dovere verso se stessi, di amor proprio.
Sapete perché sono entrata in questo blog qualche giorno fa? Perché ero stufa di sentirmi dare della fannullona, assenteista, privilegiata e piagnona, poi anche imbecille, infine ignorante ed incompetente. Lo so che avete i figli a scuola e vedete ciò che non funziona, ma anche noi vediamo. Molti problemi non si potranno risolvere semplicemente perché a scuola si persegue una miriade di finalità e alcune hanno finito per confliggere tra loro. La politica ha complicato inutilmente l’esistenza a scuola, con pseudo riforme disorganiche, previste per ordini diversi di scuola, con obiettivi differenti. Il necessario raccordo non si è mai realizzato. Le riforme della scuola vanno pensate e studiate. Si tratta di un’istituzione troppo complessa per metterci mano con operazioni parziali che non tengano conto di ogni possibile conseguenza sul piano pratico a medio e lungo termine. Io mi sono dovuta creare un sistema d’interpretazione, dopo aver letto tutto ed il contrario di tutto nella documentazione normativa degli ultimi 10 anni. Il mio pensiero è questo: mi sono affidati dei ragazzi. Mi devo curare di loro e della qualità della loro vita a scuola. Devo presentare loro una visione particolare del mondo, quella mediata dalla matematica e dalle scienze e armonizzarla con gli altri punti di vista, alla luce delle circostanze in cui versa la realtà. Devo perseguire lo sviluppo nei miei alunni di una mentalità che li porti a preferire un approccio razionale a problemi di varia natura. Devo perseguire lo sviluppo nei miei alunni di una competenza propedeutica alla descrizione quantitativa dei fenomeni naturali e sociali. Non devo selezionare, ma formare e orientare. Devo insegnare con l’esempio e devo riconoscere se sbaglio, devo promuovere negli allievi la capacità di auto valutarsi ed esprimere giudizi puntuali sul proprio operato. Devo andarci cauta, soprattutto perché è facilissimo minare la fiducia che hanno in se stessi e la stima che hanno di sé, considerando i contesti familiari e sociali niente affatto belli nei quali alcuni vivono. La realtà è che opero secondo un codice etico fatto da me. Ho il sospetto che sia questa la ragione per la quale sono soggetta ad uno scrutinio continuo da parte di genitori e dirigenti. Provate a pensare di andare a lavorare ogni giorno e di dover giustificare tutto ciò che fate e pianificate, ma proprio tutto, ogni cosa, ogni minimo dettaglio, perché chi vi circonda non conosce il vostro mandato, vi dice che farebbe sicuramente meglio al vostro posto e che in sostanza valete meno di una baby sitter. Vi posso dire che ragazzi e genitori, quando mi hanno conosciuta, mi apprezzano (non tutti, è impossibile suscitare pareri unanimi), ma è un fatto che nell’aria noi insegnanti avvertiamo il sentore della diffidenza e della sfiducia.
19 novembre, 2008 alle 3:57 pm
599 – ma dai, mica ci si dispera per un po’ di olio di ricino….pensa invece come ti divertirai a fare il salto nel cerchio di fuoco all’adunata del sabato pomeriggio
19 novembre, 2008 alle 3:50 pm
@Cinzia 586
Io credo che debba esserci una forte connessione tra il piano personale e quello istituzionale nella lettura dello scritto di Vaneigem.
Ogni individuo deve considerarsi una parte integrante e responsabile della società senza che debba rinunciare agli slanci sacrificati in nome dei valori che i poteri impongono in modo maggioritario di epoca in epoca.
Per quanto riguarda l’educazione, forse è sul concetto di senso del dovere che equivochiamo.
Io preferisco sostituirlo con il senso di responsabilità nei confronti degli altri individui, degli interessi della collettività e dell’ambiente. In questo caso diventerebbe privo di quelle possibili accezioni negative ottenute attraverso l’indottrinamento.
Insomma provo a costituire nell’esperienza di genitore, una figura autorevole ma non autoritaria, che contribuisca a costruire un modello educativo basato sull’esempio positivo. Da non seguire pedissequamente, ma dal quale trarre eventualmente principi da reinterpretare nella propria autonomia di pensiero.
@ Serenella 598
Spero di aver risposto anche a te.
Non so se sono incredibilemente fortunato, ma il modello, con i miei figli al momento adolescenti, sembra aver ottenuto risultati apprezzabili.
19 novembre, 2008 alle 2:41 pm
564 BRUTO Grazie delle ulteriori informazioni sul malfunzionamento di questa tanto criticata scuola pubblica italiana.
Ancora una volta leggendo il blog ho sconfitto la mia ignoranza.
Ho i figli grandi e già laureati, tra l’altro in materie scientifiche, ma questa faccenda dell’ignoranza in matematica degli insegnanti non mi stava in tasca da un pezzo, ora si è svelato l’arcano.
Certo che di danni non si può incolpare solo la gelmini, ora sembrava che tutti i mali della scuola venissero da là e nessuno che dicesse realmente le incompetenze della classe insegnante.
Se un’azienda statale o meno non funziona (vedi alitaglia) si deve cambiare, per non dire chiudere come fa il privato che purtroppo chiude anche se va bene per delocalizzare da anni.
In questi paradossi è il male dell’italia.
Privati che funzionano vengono chiusi per siti produttivi solo più economici, alle volte peggiori nella qualità.
Servizi e PA faraginosi, in passivo da anni, privi di ogni utilità che rimangono in piedi e a volte sono anche superpagati.