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“Shalom” denuncia il nuovo razzismo

giovedì, 20 novembre 2008

Puntate Infedele La7, l'Ebraismo

“Shalom” denuncia il nuovo razzismo

Torno ora dal Palazzo di Giustizia di Milano dove l’Udienza preliminare sulla causa da me intentata contro Leo Siegel di “Radio Padania Libera” è stata rinviata al 2 dicembre prossimo. Motivo? Ieri la Camera ha telegrafato per comunicare il legittimo impedimento dell’avvocato leghista Matteo Brigandì, che è anche deputato, causa impegni parlamentari. Nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso -confido che avverrà non dopo gennaio- voglio mostrarvi la copertina di novembre del mensile ebraico “Shalom”. Mi verrebbe da dire a Leo Siegel, inorridito dall’idea che l’antisemitismo venisse da me paragonato all’odio per gli zingari e ad altri stereotipi razzisti: se davvero vuoi venirmi a prendere per il collo in sinagoga, bada che ne troverai parecchi a pensarla come me!.
Nel ricordare il settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, infatti, “Shalom”, voce della Comunità ebraica romana, sovrappone alla testata “La difesa della razza” le tante scritte ostili di oggi: “Attenti agli zingari”, “Italia agli italiani”, “No agli immigrati”, “Rumeni al forno”, eccetera.
Apprezzo molto questa scelta e anche il titolo che riflette sull’Italia “tra vecchi e nuovi pregiudizi”. Questa è la missione storica di una comunità ebraica testimone del passato e sentinella del presente. Complimenti e grazie alla redazione di “Shalom”. Non potevo sperare in un sostegno migliore alla mia causa.

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2637 post su Gad Lerner.

Commenti per questo articolo

[5] 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 227
    Gavriel Segre scrive:

    Aggiungo ancora solo poche righe per motivare la consegna del silenzio che mi ero imposto (con ben scarso successo,, lo devo ammettere):
    queste sono questioni su cui e’ impossibile parlare senza venire zittiti da chi usa l’accusa di razzismo, usata come una clava ideologica, per zittire l’interlocutore.

  2. 226
    Gavriel Segre scrive:

    Rispondendo ad alcune considerazioni di Henriette e di Onyric:

    1) io sono visceralmente contrario ad ogni forma di razzismo; non sono piu’ "scorretto" poiche’ semplicemente non penso cose piu’ "politicamente scorrette." Anche perche’ se non considero un valore il "politicamente corretto" imperante a sinistra, che mi pare spesso solo una forma censoria di ipocrisia verbale,ma non amo neanche la moda del "politicamente scorretto" imperante a destra.
    2) il concetto di razza non ha validita’ scientifica in quanto all’interno di uno stesso fenotipo si riscontra una variabilita’ genetica molto maggiore di quella esistente fra fenotipi differenti.
    Dopodiche’, pero’, e’ scientificamente inoppugnabile l’esistenza di una biodiversita’ all’interno della specie "homo sapiens sapiens" analoga a quella esistente all’interno di qualunque altra specie vivente; io non sono un biologo ed ho quindi una conoscenza in materia dovuta solamente alla lettura di scritti divulgativi. Invito pero’ chiunque
    a leggere il bel libro "History and Geography of the human genes" dei Cavalli Sforza e di Alberto Piazza (Princeton University Press 1994)
    la ove’
    a) accredita il fatto che la distrubuzione statistica di opportuni marcatori genici non e’ uniforme sicche’ il suo gradiente e’ non nullo.
    b) palesa il fatto che il punto ove si ferma l’albero tassonomico
    (regno-tipo-classe-ordine-famiglia-genere-specie-varieta’-….) e’ sostanzialmente un convenzione
    per comprendere che spesso la cmapagna politica della lotta al razzismo e’ condotta in modo scientificamente ma sopratutto filosoficamente erroneo: non e’ razzista negare l’evidenza scientifica dell’ esistenza di una biodiversita’ umana. E’ razzista negare che tutti i soggetti dotati di coscienza non abbiano in virtu’ di tale fatto uguali diritti ed uguale dignita’.
    3) cambiando discorso, l’emergenza sicurezza esiste, non e’ solo
    propaganda della destra; mi basta guardare dal balcone per vedere notte e giorno i pusher di colore (pura constatazione cromatica, la mia) che presidiano il marciapiede dove vivo. Il problema
    di una fetta ingente di immigrazione clandestina che delinque e’, visto dal quartiere dovev vivo, un fatto innegabile come il sorgere del sole la mattina ed il suo tramotare la sera. Sicche’, dopo essere stato deubato piu’ volte ed una volta anche picchiato, ho sviluppato una certa insofferenza per i predicozzi buonisti dei radical-chic che si riempiono la bocca di bei discorsi sul multiculturalismo e la mutietnicita’ dalla bambagia delle loro belle ville patrizie…

  3. 225
    onyric scrive:

    #224 Henriette

    Sono d’accordo con te, ed e’ quello che ho scritto, o almeno, credevo di avere scritto visto che tu me lo contesti; era in risposta al ragionamento di gavriel (#219) sulla genetica e le differenze.

    Intendevo: negare le razze non significa negare che esistano etnie.
    Bho, dimmi tu.

  4. 224
    Henriette scrive:

    Oniric – ti consiglio di studiarti un po’ di genetica…forse dopo capirai che "LA RAZZA" non esiste

  5. 223
    onyric scrive:

    #222

    Non riesco a capire il senso del tuo post, anzi, di tutta la serie.

    E’ una critica alla Segre ?
    E chi mai ti ha consegnato al silenzio ?
    E anche questa polemica sulle razze: mi pare ovvio che esistono etnie, negare l’esistenza delle razze è un porre una barriera da non oltrepassare; non mi sembra che le due cose siano in contrapposizione.

    Se vuoi invece esprimere le tue perplessità forse è più utile essere più scorretto e andar giù piatto, non credo che nessuno ti metterà all’indice per questo.

  6. 222
    Gavriel Segre scrive:

    UBI MAIOR MINOR CESSAT (VERSIONE DEFINITIVA)

    Leggete, mi raccomando, l’importantissimo intervento della mia omocognonima al link:

    http://moked.it/blog/2008/12/03/liliana-segre-i-nuovi-razzismi/

    che denuncia giustamente la rinascita oggi in Italia di razzismi
    che solleticano le piu’ becere derive xenofobe.

    Se poi bollare tout court come razzismo ogni tentativo di affrontare il problema sicurezza non sia deletereo e’ cosa che decidera’ chi legge.

    Il quale e’ caldamente invitato a fare un periodo di ambientazione nel territorio del mio quartiere San Salvario di Torino dove xenofobo, nel senso etimologico di "che ha paura dello straniero" lo si diventa quando capita, come e’ successo, a me due anni fa, di venire picchiati e derubati tornando a casa la sera da un cinema da due xenoi….

  7. 221
    Gavriel Segre scrive:

    UBI MAIOR NIMOR CESSAT (post precedente con correzioni ortografiche)

    Leggete, mi raccomando, l’importantissimo intervento della mia omocognonima al link:

    http://moked.it/blog/2008/12/03/liliana-segre-i-nuovi-razzismi/

    che denuncia giustamente la rinascita oggi in Italia di razzismi
    che solleticano le piu’ becere derive xenofobe.

    Se poi bollare tout court come razzismo ogni tentativo di affrontare il problema sicurezza non sia deletereo e’ cosa che decidera’ chi legge.

    Il quale e’ caldamente invitato a fare un periodo di ambientazione nel territorio del mio quartiere San Salvario di Torino dove xenofobo, nel senso etimologico di "che ha paura dello straniero" lo si diventa quando capita, come e’ successo, a me due anni fa, di venire picchiati e derubati tornando a casa la sera da un cinema da due xenoi….

  8. 220
    Gavriel Segre scrive:

    UBI KAIOR MINOR CESSAT

    Leggete, mi raccomando, l’importantissimo intervento della mia comocognima al link

    http://moked.it/blog/2008/12/03/liliana-segre-i-nuovi-razzismi/

    che denuncia giustamente la rinascita oggi in Italia di razzismi
    che solleticano le piu’ becere derive xenofobe.

    Se poi bollare tout court come razzismo ogni tentativo di affrontare il problema sicurezza non sia deletereo e’ cosA che decidera’ chi legge.

    Il quale e’ caldamente invitato a fare un periodo di ambientazione nel territorio del mio quartiere San Salvario di Torino dove xenofobo, nel senso di "che ha paura dello straniero" lo si diventa quando capita, come e’ successo, a me due anni fa, di venire picchiati e derubati tornando a casa la sera da un cinema da due xenoi….

  9. 219
    Gavriel Segre scrive:

    Stante la predetta consegna del silenzio a cui mi atterro’ scrupolosamente, non posso pero’ esimirmi, in quanto ebreo ma anche in quanto uomo di Scienza, dal criticare la pochezza intellettuale di chi, come una recente iniziativa dell’ Ucei, continua a sostenere che il
    razzismo consista nel ritenere che le razze esistano e non, invece, nel negare che e’ il fatto di essere tutti soggetti dotati di coscienza cio’ in nome del quale tutti gli uomini debbono avere uguali diritti.
    Perche’ una lettura appofondita di "History and Geography of the Human Genes" dei Cavalli Sforza e del mio correligionario Alberto Piazza , (Princeton University, 1994) palesa il fatto che l’esistenza di gradienti nella distribuzione statistica di opportuni marcatori genici e la totale arbitrariera’ del punto in cui si decide di fermare l’albero tassonomico sono verita’ scientifiche.

  10. 218
    Gavriel Segre scrive:

    "Di ciò di cui non si puo’ parlare, si deve tacere" (Ludwig Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, Enunciato 7).
    Visto che su queste questioni e’ impossibile esprimere posizioni, pur estremamente argomentate, senza venire accomunati nel calderone
    dei biechi razzisti da stigmatizzare con veemente sdegno morale, optero’ per il silenzio.

  11. 217
    serenella scrive:

    213 Adele grazie della segnalazione sull’espresso, già avevo letto delle magioni del miniministro giorni fa su segnalazioni tra heiner e snepretz. Questa utilità del blog per chi non ha il tempo (come i nostri politici) di acquistare e leggere tutti i giornali è veramente favolosa, non mi stancherò mai di dirlo, come sono entusiasmanti gli articoli di Gad e i vostri commenti.
    Certo che tornando al ministro tascabile siamo ben più indietro della prima repubblica :-(

  12. 216
    Femminilpensiero scrive:

    LE DIFFERENZE DI GENERE NELLA CULTURA OCCIDENTALE.
    Un confronto tra razzismo e patriarcalismo.

    di LAURA TUSSI

    Gli apparati educativi e le istituzioni di formazione si trovano di fronte al problema della disuguaglianza sessista nella didattica e nei libri di testo.
    I principi egualitari del presente entrano in contrasto con i fondamenti antiegualitari della tradizione. Nell’insegnamento delle discipline che presuppongono la dimensione dell’evoluzione storica e della tradizione, la disparità sessista risulta un problema fondamentale e particolare.
    I sapere didattici e disciplinari fondanti la cultura occidentale, rispecchiano la società patriarcale di cui costituiscono esplicito retaggio culturale e intellettuale, nel cui ambito la subordinazione delle donne e la sottovalutazione e addirittura svalutazione del sesso femminile sono presupposti costanti.
    Di conseguenza, l’insegnamento delle discipline, la trasmissione dei saperi e della cultura occidentali risultano in contrasto con i valori e i principi a cui la scuola europea si ispira attualmente.
    Occorre informare il mondo studentesco che la cultura trasmessa appartiene alla civiltà patriarcale del passato. Il fenomeno del patriarcalismo appare superato dalla concezione illuministica secondo cui la discriminazione risulta già accertata e riconosciuta e che nessuno ignora il ritardo del passato rispetto al progresso del presente. Di conseguenza, il patriarcalismo appare naturale, così ovvio, scontato e inevitabile da non dover essere nemmeno segnalato. L’atto di questa segnalazione è ritenuto offensivo nei confronti della popolazione femminile, forse per un malinteso criterio di correttezza. Dunque perché insistere sul ruolo di sottomissione e subordinazione della donna nel passato se la discriminazione attualmente risulta essere un fenomeno già noto? Il confronto con un’analoga situazione evidenzia quanto questo criterio di correttezza sia falso, ossia il silenzio sul fenomeno dell’antisemitismo per non offendere gli studenti ebrei. L’antisemitismo è un dato storico di cui l’Europa civile prova grande vergogna. Infatti nella trattazione scolastica e didattica l’antisemitismo è sempre ampiamente criticato e condannato. I campi di concentramento sintetizzano tutto l’orrore possibile e impossibile della violenza antisemita. Invece, al contrario, lo sviluppo della supremazia patriarcale sembra non indurre né a vergogna né a esecrazione, infatti questa storia di superiorità fallocratica risulta priva di eventi ed episodi estremi, in grado di concentrarne e sintetizzarne il significato in un’unica icona storicistica. Infatti il patriarcalismo risulta diffuso nel tempo e nello spazio, per millenni e in ogni dove, presentandosi come trasversale alle molteplici culture e alla complessità dei gruppi sociali, per cui la supremazia patriarcale si manifesta come una dimensione ovvia, scontata, banale e soprattutto naturale, lontana dalla violenza antisemita e in un certo senso appare soprattutto come funzionale all’evoluzione graduale della società e allo sviluppo della civiltà. Il confronto tra antisemitismo e patriarcalismo, e in generale tra razzismo e sessismo, effettivamente non risulta funzionale. Le cause di questo impossibile funzionamento non sono dovute all’incommensurabilità di questi atteggiamenti in termini di efferatezza, ma a un’ incommensurabilità di carattere strutturale. Infatti il razzismo contrappone un’etnia ad un’altra, un gruppo all’altro, mentre il sessismo si manifesta trasversale ad ogni realtà sociale. Il razzismo costituisce la propria ideologia rispetto ad una cultura intrisa di differenze di varia tipologia, mentre il sessismo costruisce la propria identità sulla differenza sessuale tra uomo e donna, ossia una differenza che determina e caratterizza l’intera specie umana, quale differenza concepita in natura. L’atteggiamento tramite cui il soggetto maschile traduce la differenza sessuale in una subordinazione dell’altro sesso, risulta come sistema basilare e imprescindibile per l’interpretazione di ogni differenza e diversità in termini di inferiorità e sottomissione. Infatti l’economia sessista agevola, facilita e rende legittima un’economia di carattere razzista. Dunque, l’informazione sul carattere patriarcale della cultura tradizionale trasmessa, appare un criterio informativo doveroso. Però il fatto che tale informazione sia sempre assente nella didattica scolastica, risulta un sintomo culturale molto preoccupante, in quanto sempre omesso per la sua supposta ovvietà e scontatezza e per non applicare al passato delle categorie ermeneutiche ed interpretative di carattere moderno, per non incorrere in una ridefinizione anacronistica di tradizione culturale. Infatti la tradizione patriarcale viene definita tale in base a criteri culturali moderni. Quindi le tradizioni non sapevano di essere patriarcali perché agivano “in buona fede”. Per ottemperare alle necessità antidiscriminatorie dell’editoria rivolta alla scuola, sarebbe utile apporre ai libri di testo una chiosa informativa, di carattere introduttivo, sugli aspetti di tipologia patriarcale della disciplina in oggetto, così che l’utenza scolastica sarebbe in tal modo avvertita che i contenuti culturali del testo rispecchiano un mondo di dominio maschile. Questo costituisce una problematica molto seria per una società che si proclama egualitaria, infatti oltre all’informazione risulta necessario fornire strumenti metodologici critici di riflessione ed intelligenza. La filosofia e la storia filosofica risultano discipline primarie rispetto a tutti i saperi nel teorizzare i principi del patriarcato, perché permettono la coincidenza dei criteri oggettivi della verità con i canoni e i codici simbolici di carattere patriarcale. La filosofia risulta inoltre portatrice e fautrice dell’elaborazione teorica dei principi egualitari moderni e contemporanei, ossia dei modelli di pensiero antidiscriminatori. Dunque la filosofia non solo permette di comprendere il funzionamento di un ordine androcentrico, ma anche la comprensione del principio di uguaglianza. La filosofia e la sua storia costituiscono l’assetto didattico e disciplinare maggiormente permeato dall’essenza antropocentrica e androcentrica della cultura tradizionale dell’Occidente. L’aggettivo che indica il carattere maschile della tradizione, ossia “androcentrico”, con modificazioni non essenziali, può essere sostituito da una terminologia affine che indica quanto la filosofia, come il sapere e la società, sono stati costruiti dal solo punto di vista maschile. Il termine androcentrico è paragonabile ai termini patriarcale, fallologocentrico, fallogocentrico, fallocentrico, fallocratico. La filosofia rispecchia la posizione dominante dal punto di vista culturale, storico e sociale dei maschi della specie umana, da cui è stata elaborata. Dunque ogni forma di cultura e di sapere androcentrici possono anche essere definiti sessisti. La filosofia nasce in Grecia, seguendo la tipica parabola storica della cultura antica occidentale, in quanto frutto della mentalità occidentale che la produce in modo decisivo. Questo non significa che certe tipologie di sapere e di sapienze elaborati da altre aree geostoricoculturali non possano essere definiti come filosofia e non si incrocino con la parabola occidentale. Pertanto la filosofia segna l’Occidente contribuendo soprattutto a rafforzarne le pretese universalistiche. Lo statuto disciplinare della filosofia determina l’assunto che i principi su cui si fonda il mondo occidentale sono obiettivamente e oggettivamente giusti e buoni, intrinsecamente veri e universalmente validi e accertati, quali i valori della democrazia e i diritti della persona.
    La questione androcentrica risulta pertanto individuabile in questo statuto disciplinare quale osservatorio privilegiato della civiltà occidentale. Molte altre discipline, e non solo la filosofia, teorizzano e proclamano la superiorità degli uomini in rapporto alle donne, ma soprattutto la storia della filosofia fonda su un solo genere maschile la categoria stessa di umanità, ossia l’Uomo, inteso come specie umana, coincide all’uomo, inteso come uno dei due generi della specie umana. Di conseguenza, le donne risultano così esseri umani di secondo livello, ossia mancanti, incompleti, inferiori, rispetto all’umanità modellata sugli esseri umani di sesso maschile. Aristotele insegna come rispetto alla definizione dell’uomo come animale razionale, le donne risultano invece irrazionali, dal momento che l’incapacità naturale del mondo femminile di acquisire pienamente la ragione, risulta solo uno dei molti fattori di pretesa inferiorità che legittimano lo stato di subordinazione femminile. L’identificazione dell’umanità con l’uomo di sesso maschile costituisce infatti l’apice di una complessa struttura di pensiero che valuta una serie di dicotomie oppositive, binarie e duali, afferenti a un quadro gerarchico, come gli archetipi di mente e corpo, ragione e passione, cultura e natura, pubblico e privato. L’ambito e l’entità femminili occupano sempre il polo negativo dell’opposizione, in quanto assunti come una sorta di sottospecie dell’umanità, per cui le donne risultano umane rispetto agli animali, ma non pienamente umane rispetto agli uomini.
    Comunque non è la filosofia ad inventare l’ordine simbolico patriarcale, perché in quanto disciplina, nasce in un contesto culturale e valoriale basato e strutturato su una salda e inconfutabile economia androcentrica, limitandosi perciò ad elaborare una teoria coerente al contesto. La filosofia consegna a questa teoria del femminile il potere di rendere indiscutibili e naturali e di occultare tutti gli elementi di violenza, di sopraffazione operanti in ambito, appunto, filosofico. La supremazia patriarcale ricava dalla filosofia i principi imprescindibili, oggettivi e naturali per giustificarsi, in quanto ricondotta e fondata su una modalità di sapere imperniata esplicitamente sulla ricerca della verità. Il predominio dell’uomo non risulta solamente una questione di potere, ma un principio di ragione, ossia una verità evidente corroborata e suffragata dalla teoria. Dunque la parità fra i due sessi, in questa ottica, risulta incontrovertibilmente ingiusta perché non si attiene alla verità della natura umana. L’origine greca della filosofia è di importanza fondamentale. Infatti la maggior parte del lessico filosofico è in greco e non si avvale di neologismi coniati in epoca posteriore, come accade in altre discipline, ma sono vocaboli trasmessi inalterati e di matrice greca. Questa gamma lessicale corrisponde al sistema valoriale e concettuale su cui si costruisce la disciplina filosofica, nello specifico orizzonte greco, in cui la filosofia si rivela ed eleva come nuova modalità di sapere. L’esempio del termine filosofico “idea” può servire a comprovare l’antropocentrismo e l’androcentrismo filosofico. Infatti il termine “idea” indica “ciò che è visibile”, e, come dimostrato dal mito della caverna di Platone, l’idea è contemplazione teoretica di oggetti immateriali e immobili, visibili solo all’occhio metaforico della mente. Praticamente, l’idea sancisce la dicotomia oppositiva tra mente e corpo, verità e inganno, pensiero e materia. Dunque il sistema filosofico greco si rivela come costruito su posizioni binarie, in cui il polo negativo è assegnato al mondo femminile, in un quadro teorico di astrazione e dicotomizzazione.
    Come donne, dunque, portiamo avanti una riflessione globale che vede l’essere umano di genere femminile e, come in uno specchio, quello di genere maschile, nella loro interezza. Vi è un intreccio inscindibile fra cultura e modo di considerare la sessualità umana e una ricaduta profonda e un’importante interazione tra cultura, vita e società civile.
    La conflittualità culturale che permea ogni relazione umana ha la sua base
    • nella diversità, a cominciare da quella di sesso
    • nello scarto fra l’utopia che intravediamo e l’ambiguità di ogni impresa per raggiungerla
    • nell’impossibilità per l’essere umano di abitare l’opposizione, di cogliere i punti estremi contemporaneamente, oscillando tra l’uno e l’altro

    Le culture si sono sviluppate sui tentativi successivi degli umani di superare le diversità, di colmare lo scarto di rendere realizzabile l’utopico. La rivelazione della differenza sessuale come positività, attribuisce diritto di cittadinanza culturale a tutte le altre differenze, etniche, culturali, ma anche di età, intergenerazionali, di salute, di stato sociale eccetera. Questo è importante soprattutto in un momento in cui le differenze etnico-culturali sgretolano nazioni, anche da lungo tempo costruite sull’unione di etnie diverse, in tanti piccoli satelliti. La differenza di sesso è forse attualmente quella che subisce i maggiori attacchi. Anche le scienze dimostrano che riconoscersi in un sesso è un processo culturale oltre che fisiologico e psichico.
    Anche in questo campo subentra la tendenza alla confusione con una società che propone “ermafroditi” non come esseri mitici, ma reali, possibili. Il transessualismo non è più un tabù, ma è la spia dell’esasperazione, dell’incertezza.
    La differenza di genere non è ancora del tutto percepibile come un valore o come un paradigma per l’assunzione dell’importanza di ogni altra possibile differenza.
    Le elaborazioni del neofemminismo hanno dimostrato che la partecipazione delle donne ai processi culturali è stata di notevole spessore, anche se sotterranea, tacita, priva di protagonismi, quasi ignorata dalle donne stesse.
    Proprio nella quotidianità e non nelle orchestrazioni metafisiche si gioca il senso più rilevante della nostra esistenza, anche come donne. In questo senso Hannah Arendt scriveva con evidente lucidità: “E’ vano cercare un senso della politica o un significato nella storia quando tutto ciò che non sia comportamento quotidiano o tendenza automatica è stato scartato come irrilevante”.
    Abbiamo come donne forza, tenacia, creatività, capacità di resistenza anche in situazioni di tensione. Abbiamo anche una certa “innocenza” che deriva dal fatto di essere state lontane dai luoghi di potere.
    Abbiamo dimestichezza con le origini della vita e della morte: “sappiamo” per retaggio atavico. Eros e Thanatos trovano ricomposizione nella nostra stessa esistenza.
    Dobbiamo innanzitutto riuscire ad utilizzare le forze positive che si liberano nell’inevitabile conflitto tra i “diversi”, per sesso, per età, per cultura, come stimoli a cambiare, a crescere, neutralizzando la parte negativa del conflitto che si esprime in prevaricazione, ricerca di possesso dell’altro, tentativo di omologazione dell’altrui diversità ad un modello costruito a nostra immagine e somiglianza o per nostro tornaconto.
    Il conflitto sessuale non è a se stante, ma partecipa di una conflittualità che permea tutto il reale, perché è un atto creazionale.

    Laura Tussi

  13. 215
    adele scrive:

    214- shalom alecha, Ilja!

  14. 214
    ink scrive:

    #215 – shalom, adele

  15. 213
    adele scrive:

    e noi pure li paghiamo e li pensioniamo anticipatamente come dei re – fannulloni sono loro se operano a questi livelli!

    Cara Serenella ,hai proprio ragione ( almeno su questo ci troviamo sempre d’accordo). A proposito, hai già saputo della esemplare carriera del ministro-nano? E’ stata pubblicata da "L’Espresso", una quindicina di giorni or sono: semplicemente splendida! Da allora, il regime sta cercando disperatamente di esercitare il suo potere anche su quelle nicchie di dissenso che sfuggono al controllo ( compresa Rai 3).
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Che-furbetto-quel-Brunetta/2049037%26ref%3Dhpsp

  16. 212
    francesco scrive:

    A proposito di querele.LERNER, non querelasti a suo tempo Oriana Fallaci a causa di parole "poco carine" che la scrittrice pronunciò nei tuoi confronti? Puoi dirmi come andò a finire oppure sto ricordando male e il fatto non è mai accaduto?

  17. 211
    serenella scrive:

    210 Adele cara non solo,"come si può permettere che " continuino a tenere i piedi in due,tre otto staffe….. e noi pure li paghiamo e li pensioniamo anticipatamente come dei re – fannulloni sono loro se operano a questi livelli!

  18. 210
    adele scrive:

    (..) la Camera ha telegrafato per comunicare il legittimo impedimento dell’avvocato leghista Matteo Brigandì, che è anche deputato, causa impegni parlamentari.

    Poveri avvocati! Ma come si può distogliere questa classe di bravi parlamentari dall’esercizio delle loro funzioni,in questo modo? Come si può pretendere che si presentino in udienza per difendere i loro bravi e onesti clienti vittime di calunniatori come te, Gad? E’ una vergogna, non capisco cosa aspetta ancora la "Camera delle leghe e delle corporazioni" a legiferare in merito disponendo che gli imputati difesi dagli onorevoli parlamentari vengano assolti, o meglio si conceda la grazia, o meglio ancora si faccia un’ordinanza che disponga un’autorizzazione a non procedere e a sospendere ogni processo. Questa sì che sarebbe giustizia, legalità…. O questo trattamento spetta solo al primus inter pares?

  19. 209
    stella scrive:

    Israele fa benissimo a disertare Ginevra, perchè se veramente è la continuazione di Durban vuol dire che verrà organizzata la solita gazzarra antisemita. A Durban venivano distribuite copie dei Protocolli dei Savi anziani di Sion come se si trattasse di un libro impegnato, e si faceva propaganda contro Israele e contro gli ebrei. Di questo tipo di riunioni ce ne possiamo anche fregare

  20. 208
    serenella scrive:

    203 Lussi ma di che vuoi chiedere perdono in terza persona?
    Forse che Schakespeare o i suoi discendenti chiedono perdono per l’opera teatrale il Mercante di Venezia?
    Sai a Padova cosa facevano i ricchi ebrei quando passavano in carrozza o a cavallo? lanciavano monetine che i poveri si scannavano per raccogliere, hai mai sentito nessuno che chieda perdono di questo?
    E’ la storia del 1920, anche i miei antenati sono di quell’epoca, ma conoscendo la storia e la miseria si comprendono tante cose, che naturalmente non giustificano il razzismo contro gli ebrei, ma le lotte dei loro operai per condizioni di lavoro più umane sì.

  21. 207
    cattivoni scrive:

    ISRAELE BOICOTTA CONFERENZA ANTIRAZZISTA ONU,"ANTISEMITA"

    Israele non partecipera’ alla Conferenza internazionale contro il razzismo promossa dall’Assemblea generale dell’Onu perche’ "sara’ usata come piattaforma per attivita’ antisemite e in funzione anti-Israele". E’ quanto ha annunciato oggi in un incontro coi leader ebrei del Nord America il ministro degli Esteri israeliana Tzipi Livni, che ha bollato l’iniziativa delle Nazioni Unite come un "tribunale anti-israeliano". La conferenza mondiale contro il razzismo, che quest’anno si terra’ a Ginevra dal 20 al 24 aprile, vuole essere la continuazione di quella tenuta a Durban nel 2001. In quell’occasione, pero’, si levarono molte critiche verso Israele e molti Peasi avevano invocato una risoluzione dell’Onu che equiparava il sionismo a una forma di razzismo. "Nonostante i nostri sforzi e quelli dei Paesi amici, la conferenza sembra voler diventare ancora una volta un tribunale anti-Israele, che non ha fatto nulla contro il razzismo", ha affermato Livni, citando una bozza preparatoria che, a suo avviso, "riproduce, quasi parola per parola, la retorica del Meeting di Teheran del 2001, premessa di Durban". "Ancora una volta", ha aggiunto, "gli Stati estremisti arabi e musulmani vogliono controllare i contenuti della conferenza e deviarla dal suo scopo principale".

    http://www.repubblica.it/news/ired/u…n_3417573.html

  22. 206
    Daniele Sensi scrive:

    Ernesto, è in corso lo stabilirsi e radicarsi di una Internazionale identitaria le cui minacce (sociali e culturali) in molti stanno sottovalutando.

  23. 205
    Ernesto scrive:

    da leggere Gad questo articolo del prestigioso Guardian. Veramente sconsolante vedere l’azione leghista del nostro Governo proiettata all’esterno. Daniele Sensi non sembra aver torto nel denunciare un "modello italiano" di xenofobia di governo, di sintesi tra destra moderata ed estrema destra xenofoba.

    http://www.guardian.co.uk/business/feedarticle/8054486

    Pascale Charhon, director of the European Network Against Racism, pointed to Italy, where Prime Minister Silvio Berlusconi attracted condemnation from other EU governments with a plan to fingerprint Roma as a way of fighting crime, and the 28 percent garnered by Austrian far-right parties in September’s election.
    Charhon said an EU framework decision meant to fight discrimination in the bloc that is stalled in parliaments could help, but called for a more unified and vocal approach.
    "The next question here," she said "is what is the kind of Europe that will turn out at the polls next year in the European Parliamentary election?"
    (Additional reporting by Krisztina Than in Hungary, Gareth Jones in Poland, Martin Santa in Slovakia)

  24. 204
    enrico scrive:

    perchè,gli ebrei sono diventati cittadini italiani?sono sempre nel loro mondo e nelle loro sinagoghe come gli arabi nelle loro moschee e non hanno luoghi di culto aperti a tutti come i cristiani.sara,ma il modo di pensare e di fare è sempre lo stesso:si sentono tutti e due dei popoli superiori.purtroppo i fatti li smentiscono quotidianamente.pensano solo alla guerra e alla vittoria.

  25. 203
    lussi scrive:

    io devo chiedere perdono a nome di mia madre e mia nonna. Mia nonna era del 1903, mia mamma è del 1927. Venete, contadine, povere, mia madre ha finito la terza elementare e mia nonna non so, sapeva leggere. Poco tempo fa ho chiesto a mia madre cosa ricordasse delle leggi razziali, risposta: "nulla" e dell’antisemitismo? mi ha risposto: "mia mamma, a volte, quando mi sgridava mi diceva com disprezzo: "Ti si come un’ebrea".

  26. 202
    onyric scrive:

    Nel 2007 sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi,

    44 sono i mariti,
    11 i fidanzati o i conviventi,
    9 gli ex mariti e gli ex fidanzati,
    10 i figli e
    14 gli sconosciuti.

  27. 201
    serenella scrive:

    192 Agnostico prendi per esempio i buoni pasto da 5 € oggi nei soliti locali si riesce a malapena mangiare un primo e bere un bicchiere di acqua potabile, fanno pagare anche il pane a chi è fuori sede per lavoro.
    Un pasto completo dai + "onesti" costa 12 € cioè le vecchie 24.000 lire che erano richieste al ristorante solo pochi anni fa per il pranzo della domenica con tovaglia e tovaglioli di stoffa, caffè e correzione.
    Una pizza margherita da asporto davanti casa mia costa 4 €.
    Va be’ che il veneto è stato descritto dalle statistiche + caro di milano, ma sarà tempo di abbassare i prezzi se vogliono lavorare, altrimenti hanno già fatto i soldi in questi 8 anni grazie a prodi e berlusconi e quindi possono pure chiudere.
    Idem dicasi per i carburanti che penalizzano sempre chi si sposta per lavoro, oppure come diceva qualcuno nel blog le diminuzioni al barile sono in futures, mentre gli aumenti sono per mia esperienza personale sempre in anticipo.

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