Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Siccome vivo la spedizione militare israeliana a Gaza come un disonore -oltre che una tragedia dagli esiti come sempre lontani dalle intenzioni di chi l’ha promossa- vi prego di registrare almeno un concetto elementare ma fondamentale: l’esercito israeliano non ha niente a che fare con il nazismo, Gaza non è un lager, l’operazione “Piombo fuso” è abissalmente distante dalla liquidazione del ghetto di Varsavia, accostare la stella di Davide alla svastica resta solo un infame accanimento.
Lo scrivo nella consapevolezza dell’abisso morale in cui i governanti d’Israele stanno facendo precipitare i loro (miei) soldati, illusi forse che sia la volta buona di mettere Hamas nelle condizioni di non nuocere. Ma non lo scrivo per consolarmi, o tanto meno per pignoleria. Lo scrivo per mettervi in guardia: dietro alla infondatezza del paragone storico fra i carnefici di Hitler e lo Stato ebraico, si cela un imbarbarimento che riguarda pure voi spettatori indignati di un conflitto reso ancora più orrendo dalla disparità delle tecnologie militari. Sottraetevi, ve ne prego, all’inutile giudizio su chi sia il più colpevole tra Hamas che spara razzi sui civili israeliani facendosi scudo dei civili palestinesi; e Tsahal che a protezione dei civili israeliani sopporta come necessaria l’uccisione di tanti civili palestinesi.
Prima di azzardare il paragone riproposto dal cardinale Renato Martino (Gaza come un lager), fermatevi un attimo a ricordare. Nel lager di Auschwitz furono in effetti deportati in schiavitù un numero di persone più o meno equivalente agli abitanti di Gaza, allo scopo di sfruttare l’energia di quelli in grado di lavorare, separati all’arrivo dai congiunti superflui inviati subito alle camere a gas. Vi servono dei numeri, per comprendere l’oscenità dell’analogia? In un solo giorno a Auschwitz (ma anche a Treblinka, Sobibor, Bergen Belzen, eccetera) veniva industrialmente “liquidato” un numero di persone superiore al numero di palestinesi morti a Gaza in un secolo di conflitto. Chiaro?
Ciò non cancella l’infamia delle centinaia di bambini massacrati fra le macerie dei campi profughi e di Gaza city, come danno collaterale della caccia al terrorista. Né la crudeltà di quei valichi di frontiera chiusi per anni a un flusso d’aiuti che fosse bastevole, pur di contrastare l’armamento di Hamas. E’ un recente progresso di civiltà il raccapriccio suscitato in noi da tali pratiche di guerra. Oggi noi condanneremmo come inaccettabili pure i bombardamenti alleati di Dresda e delle altre città tedesche nel 1944-45. Ma stiamo parlando di tutt’altra cosa.
Ho appena finito di leggere, e lo consiglio a tutti, un resoconto straordinario. Kazimierz Moczarski è stato un eroe della resistenza polacca al nazismo. Siccome però non era comunista, dopo la guerra fu rinchiuso nel carcere Mokotow dove, per 255 giorni, condivise la cella con Jurgen Stroop, il generale delle SS che aveva guidato la repressione della rivolta del ghetto di Varsavia. Stroop fu giustiziato nel 1952, Moczarski fu riabilitato nel 1956. “Conversazioni con il boia” (tradotto da Bollati Boringhieri con una postfazione di Adam Michnik) è lo straordinario resoconto di quell’episodio storico. Qui a noi basti ricordare che in sei giorni pasquali, fra il 19 e il 25 aprile 1943, il generale Stroop si vanta di avere ucciso 56065 abitanti del ghetto (compiacendosi della disposizione simmetrica della cifra). Più avanti ammetterà che la Grossaktion in Warschau superò le 70 mila vittime, durante quella Pasqua insanguinata. Devo ancora ricordarvi che il totale degli abitanti del ghetto di Varsavia trucidati nel corso di due anni fu di circa 400 mila persone.
Volete fare dei calcoli numerici, dei paragoni storici? Accomodatevi. Poi ne riparliamo. Ma nel frattempo sappiate che la malattia morale d’Israele si consuma proprio nel dibattersi fra la memoria incombente di quello sterminio e la sporca guerra di oggi che travolge i civili di Gaza.
Popularity: 12% [?]





17 ottobre, 2010 alle 3:43 pm
orlando sei malato.
5 maggio, 2010 alle 12:35 pm
Buon giorno, mi chiamo Paolo Soraci mio nonno paterno Paolo nato a Messina il 24 Marzo 1912 era 2° capo Carpentiere M.20395 S.P.E. corso 1931 vi voglio riportare un comunicato in mio possesso di mio nonno riguardo la sua prigionia a Berlino lagher 395 campo di disciplina 480-500. La lettera in mio possesso dice: alla data del 8 Settembre si trovava al deposito C.R.E.M. di Pola, ove fino al 12 settembre dello stesso anno stetti in servizio attivo facente parte di un battaglione di cinquemila uomini contro qualche eventuale attacco da parte dei Tedeschi.Il battaglione S. Marco era formatodi appartenenti al R. Deposito delle scuole C.R.E.M. e delle batterie costiere.Nella notte del 12 settembre siamo stati assaliti dai tedeschi e dietro ordine dei nostri superiori abbiamo dovuto consegnare le armi. Un gruppo di noi militari con abile manovra abbiamo scassinato il deposito del capo armiere asportando casse di bombe a mano e mitragliatrici, che piazzammo contro i tedeschi innalzando il Tricolore che dietro la superiorità di uomini e di armi da parte dei tedeschi abbiamo dovuto amminare.Tre sono state le proposte dei tedeschi: 1 Collaborare combattendo, 2 Collaborare lavorando. 3 Campo di concentramento, che io, assieme a migliaia di doldati "veri Italiani" abbiamo preferito. Dei diciotto mesi di prigionia sostenuta a Berlino Lagher 395 nei campi disciplina 500 e 480 faccio seguente dichiarazione: Subimmo svariati e molteplici maltrattamenti, quelli del capitano medico R.M Cuzzolo Giuseppe di Lecce, il sudetto medico, più volte manifestava sentimenti fascisti, maltrattava i militari spossati ed ammalati, per le sofferenze ed i patimenti subiti, non riconoscendoli come tali. Egli da vero aguzzino, avendo anche la senzazione della nostra tragica situazione ci martorizzava non solo moralmente, ma sopratutto fisicamente.Provava quasi gioia nel diffidarci mandandoci ai lavori forzati presso il nefasto comando tedesco. Ragion per cui i poveri ammalati si astennero dal chiedere visita medica e sotto l’influsso del morbo corrompitore, macilenti e stanchi, venivano falciati nelle proprie baracche,il soccorso del sudetto medicco per noi diventato Boia.
Sarebbe interminabile il resoconto degli episodi e delle tristi vicendea cui noi andammo incontro e che testimoni oculari come me, potrebbero coscientemente ricordare.Rendo noto pertanto che per non aver aderito allaRepubblica, pur essendo stato obbligato e come sobillatore e rivoltoso alle leggi tedesche, dovetti subire l’infame marchio della clausura in campo di dura disciplina per lunghi 40 giorni (campo 480). In seguito, per essemi rifiutato a passare civile, il cui ordine era stato emanato dal comando tedesco fui rinchiuso in un secondo campo di disciplina (campo 500).Indicibili le sofferenze ed i dolori provati, ed in una stretta tenda!Ma l’Ideale di vero soldato d’Italia non mi ha fiaccato moralmente. Nell’ultimo campo (cioè 500) passai una vita da randaggio, essendo continuamente sottoposto a perseguzioni.
La liberazione avvenne il 27 Aprile 1945 e dal campo di Lendisberger siamo stati rimpatriati il 22 settembre u.s.
Mi permetto di elencare una nota di nomi di prigionieri che con me divisero la dura fatica del campo disciplina:
1 Pagliarulo Giuseppe- Brigadiere RR.CC. presso Scalo Ferroviario Salapaca prov. Benevento.
2 Sargente Avv. Ballerini Aldo corso Cavour n 14 Pavia.
3 Sold. Demoro Saverio Mandolfo nIIII Via Pergolese Pesaro.
4 Sione Alcide Graco n 15 comune di Bemazacco Udine.
5 Boldini Decimo Via Sauro n 67 Pistoia.
6 Moschetto Carmelo Rapanna Mazaraglia n 22 Catania.
7 Buongiorno Giuseppe Via Roma Messina
8 Germano Antonino Bafia prov Messina.
9 Primavera Augusto Via Pia n 49 Soccavo Napoli
10 Alliuzzo agostino Scarpizolo Brescia
11 Falco Salvatore Calopezzati prov Cosenza.
12 Falbo Bugenio Cosenza Casale Via Serrasovrana n 41
13 Sarg. Nagg. 23 Artiglieria Deprato Angelo Via 20 settembre Gaeta.
14 Dominetti Gino Mormacco Viao Roma 51 Udine.
scusatemi Paolo Soraci
29 dicembre, 2009 alle 1:57 pm
Gad, hai ragione, non è sostenibile un paragone tra la svastica nazista e lo stato israeliano, ma non sono paragonabili i tempi, mi meraviglio come ad un commentatore bravo e preparato come te possa sfuggire il piccolo particolare della "storia" e dei suoi tempi. Oggi nel mondo occidentale e nel vicino medio oriente nessuno potrebbe pensare di bruciare esseri umani in un forno crematorio, le nazioni si sono evolute, hanno raggiunto un livello di civilità inpensabile qualche decenno fa, operano in tutto il mondo organizzazioni per la difesa dei diritti democratici, fanno rete, fanno girare le informazioni. E’ un "nemico" questo di cui ogni "dittatore moderno" deve tener conto. Il richiamo al terrorismo arabo mi fa incavolare ancora di più. I primi terroristi in medio oriente furono gli israeliani per opporsi al protettorato inglese. I primi ad interporre bambini innocenti tra i carri armati e i ribelli, furono proprio i ribelli israeliani. Il conflitto israele-palestina è scomparso dalle prime pagine dei giornali e delle TV, ma non è un conflitto è la semplice eliminazione di una razza, Israele fa oggi con i palestinesi ciò che gli americani fecero con gli Indiani. Punto. Fa rabbia la posizione dell’ occidente che oggi rimane inerme. L’ occidente dalle cui democrazie parlamentari all’inizio del secolo scorso si diede inizio a questa "invasione" senza fine.
13 febbraio, 2009 alle 1:22 pm
SENZA TITOLO (sottinteso)
Non sarebbe verosimile. Se in qualunque altra parte del mondo accadesse che un qualsiasi altro paese continuamente aggredito (e aggredito da decenni), rispondesse spazientito e indignato con una guerra di rappresaglia per far cessare lo stillicidio -gli attentati terroristici provenienti dal nemico-, nessuno si sognerebbe di invadere le strade riversandovi le rivoltanti espettorazioni dell’odio nazi-cattolico-marxista-anarco-islamico al quale abbiamo assistito. Se ne parlerebbe come di un conflitto lontano, indifferente, noioso anche da descrivere, a cui anzi nessuno avrebbe veramente badato.
Il perchè di tale discrepanza nella "reazione" si manfesta ben presto. Si tratta cioè di odio specificatamente anti-ebraico, un odio diretto specificatamente contro di "noi" "ebrei", e che non sussisterebbe se a venir coinvolto nel conflitto fosse Israele ma un qualsiasi altro paese in contrasto con il proprio milieu politico-geografico. Un odio espettorato da una folla di rivoltanti figuri antisionisti (e per ciò stesso antisemiti) composto da islamici fondamentalisti, libidinosi di conquiste in un occidente corrivo che li ospita e su cui tutti i giorni sputano complottando; tra gli antisionisti più odiosi che compongono siffatta folla spazzatura troviamo però anche sparuti nazisti doc di estrema destra, molti pii cattolici, ispirati dalla vile recente apoteosi dell’afasico sig. pacelli, nonchè dall’ultima oscenità ecclesiastica dei riabilitati lefevre, williamson, abrahamovic. Ma soprattutto ci si imbatte nei residuati bellici dell’estinta ideologia marxista (e anche leninista, aggiungiamo), seguiti da frotte di giovani allocchi lieti di farsi turlupinare da capi, caporali e capetti alquanto più anziani e d’ambo i sessi, adolescenti stoltamente entusiasti di poter evitare studi ed approfondimenti seri che soli sviluppano la capacità di pensare, per concedersi piuttosto l’ebbrezza infernale di appartenere al branco, firmando così il proprio patto con Satana, e compromettendo così i propri anni migliori.
A questo punto conviene porsi la solita domanda: perchè sono proprio gli ebrei a subire un odio d’una tale forsennata intensità, una concentrazione immonda di odio e risentimento che accomuna certi cattolici lillipuziani borghesi e certi cascami d’ideologia maoista come il sig. santoro, certuni appartenenti all’islam e quelli della "scuola" hitleriana, certi giovancelli ignoranti con la kefia e altri con l’andatura logora e professorale dei sessantottini?
L’ipotesi che qui formulo è molto semplice. Non contiene novità, e non intende in questa sede diventare oggetto di elaborazione.
Mi permetto dunque di presentarla direttamente allo stato ancor grezzo e privo di sviluppo. Ed è la seguente.
Forse anzi assai meglio sarebbe affidarsi – per definire l’ipotesi – alla domanda negativamente formulata piuttosto che a quella dichiaratamente costruita in positivo. Vale a dire: che cosa dunque manca agli ebrei, perchè la loro "mancanza" possa scatenare una così perfida ostilità, un odio così tossico, ma soprattutto così imbevuto di stupidità e inossidabile cretinismo?
Sospetto fortemente che i cretini riservino agli ebrei questi "sentimenti", così leggiadri e gentili, per una ragione inconfessa ma semplice altresì: gli ebrei, cioè, non possiedono alcun "senso della facilitazione semplificante". Non ne dispongono in misura alcuna, e questo non viene loro perdonato. Come anti-idolatri, "noi" ebrei rifiutiamo le parole d’ordine che evochino delle facili soluzioni, che semplifichino la complessità del reale per lasciare spazio alle rozze pretese dei proclami rivoluzionari, che appiattiscono le sfumature dell’umanità spiritualizzata per chiudersi nell’ovile delle rinsecchite dicotomie rivoluzionarie, le quali ormai equivalgono a stelle già estinte.
Anche quando parliamo di "speranza", evitiamo di tesserne l’apologia e pensiamo piuttosto a una dinamicità del tempo presente, tale che la "speranza" stessa si "estingua" in una sorta di anticipato appagamento. Per Cristo potremmo anche nutrire una sorta di ammirazione, ma non lo consideriamo quella ipersoluzione che tanti fastidiosi problemi ci ha recato.
Per questo gli ebrei sono odiati. Odiati, cioè, da tutti coloro che vogliono sottrarsi alla fatica di pensare, e vogliono sostituire il pensiero con gli osceni turgori di un presunta "indignazione" (come fosse un merito indignarsi a sproposito). Che vogliono conservare ad ogni costo i morti dogmi dell’ideologia rivoluzionaria, o le facili redenzioni delle religioni-un-tanto-al-chilo, che però ancora accecano con la loro "luce" fastidiosamente insopportabile.
In ogni caso, per quanto gridino costoro, nulla di serio hanno da rispondere a quanto dico.
VIGILIUS OCCASUS
12 febbraio, 2009 alle 3:41 pm
"Quando si tratta di società differenti, tutto cambia: l’oggettività, impossibile nel caso della nostra società, perchè siamo parte in causa e trascinati noi stessi nel movimento di essa, ci è invece graziosamente concessa considerando le altre società. Non essendo più attori ma spettatori delle trasformazioni che si producono, ci è tanto più comodo mettere sulla bilancia il loro avvenire e il loro passato in quanto questi rimangono pretesti a contemplazioni estetiche e a riflessioni intellettuali, invece di rivelarcisi sotto forma di inquietudine morale."
"Nessuna società è perfetta. Ognuna include per natura una impurità incompatibile con le norme che proclama e che si traduce concretamente in una certa dose di ingiustizia, di insensibilità, di crudeltà. Nessuna società è profondamente buona e nessuna è assolutamente cattiva; offrono tutte certi vantaggi ai loro membri, tenuto conto di un residuo di iniquità che sembra più o meno costante."
(Claude Lévi-Strauss)
Leggendo queste parole del grande antropologo Lévi-Strauss, mi sono chiesta se si riflette in modo obbiettivo sul conflitto Israele-Palestina e su tutte le altre 25 guerre in corso nel mondo in questo momento.
Nel caso specifico del conflitto israelo-palestinese, come pacifisti, riflettiamo sugli errori di Israele (l’operazione Piombo fuso – ebraico:, Mivtza Oferet Yetzukah – quella campagna militare lanciata dalle Forze armate israeliane a partire dal 27 dicembre 2008, in risposta all’intensificarsi del lancio di razzi da parte di Hamas), ma non dimentichiamoci quelli di Hamas, organizzazione terroristica che non esita far uccidere a sua volta civili israeliani, con attentati su spiagge e autobus, bombe umane (anche numerose donne e alcuni bambini) che si sono fatti esplodere nei supermercati, mentre alle famiglie di ciascun “martire” andavano 5000 dollari.
Hamas (Harakat al Muqwwama al Islamiyya = movimento di resistenza islamico) è stato fondato anche con l’aiuto dell’Occidente, il gruppo ultrà che nega l’Olocausto e vuole cancellare Israele dalla faccia della terra.
Nello “statuto” (carta costitutiva del movimento Hamas) si legge: “non esiste soluzione alla questione palestinese se non nella Jihad”. “Non un solo figlio di Israele può sfuggire alla guerra santa, né i civili, né i bambini”
Il popolo ebraico viene indicato da Hamas come responsabile di tutti i mali del mondo, delle due guerre mondiali, della rivoluzione francese, del colonialismo. Afferma inoltre che le famose farneticazioni dei “Protocolli dei savi di Sion” siano autentiche.
Dall’altro lato si spera vivamente che in Israele alle prossime elezioni vinca di nuovo il partito laburista e si ricominci là dove si era dovuto fermare Rabin che viene assassinato nel novembre del 1995 da uno studente ebraico estremista di destra che considerava l’avvicinamento ad Arafat un tradimento della nazione di Israele. Si spera insomma che si possa costruire un dialogo e un processo di pace duraturo.
E quando manifestiamo in piazza facciamolo sempre contro tutte le guerre e per la pace globale e non solo pro Palestina e contro Israele o viceversa e, ovviamente, senza bruciare bandiere di questa o quell’altra nazione come hanno fatto i soliti fanatici due giorni fa a Roma e anche nel 2006.
scritto il 17/01/2009
27 gennaio, 2009 alle 9:26 pm
Dal un periodico torinese
La guerra di distruzione su Gaza obbliga a dolorose difficili riflessioni. Anche se le vittime non sono del tutto innocenti, il male fatto loro si chiama persecuzione. Anche se i più forti hanno subito a loro volta violenze, la loro violenza è ingiustificabile.
Dunque, anche se i palestinesi hanno commesso violenze ingiustificabili contro gli israeliani, è un fatto che sono sotto occupazione dal 1967, perseguitati e scacciati, sulla loro terra, dagli israeliani, fin da prima del 1948: il libro su documenti israeliani dello storico israeliano Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina, mostra che l’espulsione mediante pressione dura fu programmata sistematicamente, villaggio per villaggio, fino dagli anni 30, prima della Shoah.
Dunque, anche se gli israeliani hanno subito violenze ingiustificabili dopo l’istituzione dello stato, la loro violenza militare (con uno dei più potenti eserciti del mondo), psicologica, provocatoria e persecutoria, sulla popolazione palestinese disperata, non è giustificabile. Senza alcun dubbio gli ebrei avevano diritto a vera protezione politica, ma lo stato di Israele è nato male: per colpa dell’Occidente e dello stesso sionismo è apparso agli arabi l’ultimo atto di colonizzazione umiliante. Israele ha disobbedito a 72 risoluzioni dell’Onu, con alto spregio della legge tra i popoli.
Il diritto alla vita di un popolo, di ogni popolo, si può affermare se riconosce uguale diritto al popolo vicino, con risoluzione pacifica e giusta delle controversie di vicinato. L’imporsi sull’altro deturpa il proprio diritto.
Il diritto alla vita e alla terra di un popolo, di ogni popolo, esige oggi di riconoscere il fatto nuovo e positivo che la terra non può più, per mille ragioni di mobilità e di interdipendenza reale, spartirsi in modo assoluto tra identità etniche separate, ed esige che tutti impariamo a convivere tra più popoli e culture sulla stessa terra, pacificamente, nella giustizia. Chi non comprende e non vuole questo, cammina al contrario del possibile procedere nell’unità della famiglia umana.
La catena di errori e dolori in quei due popoli è inestricabile. Più che fare la storia passata occorre aprire quella futura, vedere oggi gli spiragli, chiarire l’orientamento per uscire dalla tragedia.
Insieme al diritto di esistere, Israele ha il dovere di ritirarsi dalle occupazioni del 1967, grave persecuzione testimoniata ogni giorno dai volontari di pace internazionali. La vita è resa impossibile ai palestinesi per spingerli all’esilio, ma l’effetto è anche la resistenza violenta, che fa perdere solidarietà alla Palestina.
In tale situazione di apartheid e di pulizia etnica, occultate dai media forti, e di violenza, va preparato un processo «verità e riconciliazione», cominciando col porre chiare verità di fatto e aiutando gli animi stremati e corrotti dall’odio a mettersi in spirito di riconciliazione. Punto d’appoggio e speranza sono le minoranze pacifiste e nonviolente, come le molte associazioni di pace miste tra i due popoli.
Per l’odio accumulato nei più e ora crescente, la vicinanza di due stati sembra più difficile di uno stato binazionale, con vera parità di diritti per cittadini ebrei e palestinesi, senza carattere etnico. Sarà mai possibile, prima nell’immaginario e poi nella realtà giuridico-politica?
23 gennaio, 2009 alle 4:55 pm
Ho letto l’articolo sulla rivista e mi è piaciuto, ma non concordo appieno sul ruolo dei numeri.
Indubbiamente la portata della tragedia dell’Olocausto è anche numerica ma non soprattutto numerica.
Non è il numero dei morti che fa la differenza, secodno me, anche se lo stesso, più è alto, spaventosamente alto, più rende indelebile il delitto nel tempo.
Una ipotetica tragedia numericamente più grande non "ridimensionerebbe" nè realtivizzerebbe mai quella ebraica.
Segnalo a tutti quelli che non lo conoscono gli scritti del marxista, pensatore, critico d’arte e, secondo me, grande umanista, John Berger pubblicati in "Abbi cara ogni cosa"- ed. Internazionale.
Cari saluti.
Maria
22 gennaio, 2009 alle 10:01 pm
Volevo solamente puntualizzare che il comunismo praticamente è fallito, ma adesso stiamo assistendo anche al fallimento del capitalismo in senso lato. Quello che in realtà non può avere lunga durata nel tempo, sono le varie forme sociali di dittatura ed oligarchia. Questo perchè con il tempo le società si evolvono e maturano, quindi queste forme sociali sembrano essere determinate dalle posizioni geografiche in cui si sviluppano e si evolvono. Ma il loro processo di maturazione prossegue in una unica direzione convergente. Alla lunga con il tempo le differenze diminiuscono sempre più…
22 gennaio, 2009 alle 12:04 pm
x 1244
Posso anche essere d’accordo che una vignetta sia offensiva (si ma perchè innanzitutto)…giustificare il fatto che 1 miliardo e 300 milioni di persone si rivoltino per una vignetta…
e’ questo che molti non colgono della realtà occidentale…noi possiamo fare (magari stupidamente) una vignetta su S. Pietro e nessuno ci viene ad ammazzare capisci? Quello che secondo me è una concquista di noi occidentali (sebbene comporti magari risvolti negativi) è la libertà che sicuramente non è quella dei paesi mussulmani…
se racconto una barzelletta su S. Pietro la gente ride o non dice nulla…non accade alcuna rivolta religiosa…non rischio la vita…
questo mi fa pensare ad una civiltà che da questo punto di vista, almeno culturale, è superiore ad altre rimaste ad una concezione del mondo medievale esattamente come quando da noi c’era l’inquisizione ovvero un coacervo di ignoranza e pregiudizio…
22 gennaio, 2009 alle 11:53 am
x 1256
Parli di contraddizioni in termini…vuoi un’Europa antifascista, multietnica e comunista…come fa ad essere multietnica e antifascista e quindi antirazzista (se vuoi) se poi deve essere tutta comunista? e il multiculturalismo che voi comunisti agognate?…o forse vuoi un’europa dove tutti la pensano come te? meglio dire così.
Che poi la presenza degli Ebrei in Europa aiuti a realizzare un’europa comunista…il comunismo è stato già sconfitto dalla storia, sebbene non radicalmente dappertutto…però persino la Cina sta avanzando con il capitalismo…il comunismo come lo intendi tu ha creato solo dittature nei quali si faceva esattamente quello che facevano i fascisti…se non la pensavi come loro ti liquidavano (Vedi Gulag)…
spero anche per te che l’Europa che sogni non si realizzi mai perchè inconsapevolmente potresti esserne la prima vittima.
Ciao
20 gennaio, 2009 alle 9:03 pm
Per 1255
Se abitassero tutti in Europa sarebbe meglio, il nazismo voleva che se ne andassero dall’Europa ed invece sia in Germania che in Italia le comunità ebraiche ci sono ancora, rafforzare la loro presenza aiuterà senz’altro alla costruzione di un Europa antifascista, multietnica
e comunista. L’esistenza dello stato di Israele rappresenta un ostacolo
alla costruzione di un mondo senza conflitti religiosi, etnici o di classe.
20 gennaio, 2009 alle 8:04 pm
per Giancarlo 1243
leggiti questo:
Pregiudizi
Giovanni De Mauro
Quanti sono gli ebrei in Italia? Nel 1986 la Demoskopea fece questa domanda a un campione rappresentativo della popolazione italiana. Più della metà degli intervistati, il 52 per cento, non ne aveva la più pallida idea. Solo il sei per cento rispondeva correttamente: in Italia ci sono tra i venti e i cinquantamila ebrei (per l’esattezza sono 35.000, secondo le stime del World Jewish Congress). Circa l’11 per cento delle persone tendeva a sovrastimare il loro numero, arrivando a rispondere che gli ebrei in Italia sono più di un milione. Se si rifacesse oggi, probabilmente questo sondaggio non darebbe risultati molto diversi. Tra i pregiudizi più antichi e più radicati c’è quello secondo cui gli ebrei sono tanti, ovunque e potenti. In realtà in tutto il mondo sono circa 14 milioni, di cui quasi sei milioni negli Stati Uniti e cinque milioni in Israele. In Francia sono 600mila, in Turchia 35mila. Un’informazione più legata ai fatti è da sempre il primo requisito nella battaglia contro tutti i pregiudizi.
Internazionale 28 novembre 2003
http://www.internazionale.it
http://www.metaforum.it/archivio/2004/index3e8d.html?t1469.html
20 gennaio, 2009 alle 6:56 pm
Per 1252
Ricordiamoci anche i lager per rom ed immigrati dei regimi
capitalisti imperialisti di prodi e berlusconi e quanti
immigrati sono stati uccisi nei lager per banali malattie
o annegati a pochi km dalla fortezza razzista Europa.
20 gennaio, 2009 alle 10:30 am
GAZA – La collina ha un nome mite: Hai el-Zaitun, il Posto delle Olive. Molteplice è l’origine della sua sfortuna. Hai el-Zaitun è alla periferia di Gaza, e dall’alto domina la città. Ma non meno di questa posizione strategica è stata fatale ai suoi abitanti la coincidenza di interessi tra Hamas e il governo Olmert, poiché a entrambi una guerra conveniva. In ogni caso, due settimane fa, nel pieno della battaglia di Gaza, ad Hai el-Zaitun trentacinque palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani. E le testimonianze dei sopravvissuti concordano: alcuni sono stati ammazzati a sangue freddo, quando si erano già arresi.
Link su Repubblica
19 gennaio, 2009 alle 7:34 pm
Caro Gad
Le cose che dici sono giuste e ti riconosco, come sempre, una onestà intellettuale in genere sempre più assente nel misero panorama giornalistico italiano.
Certamente, ogni evenienza e fatto storico è a sè, è stupido ed errato fare paragoni.
Ok: lager no. Ma campo di concentramento, si.
(ce n’erano anche di inglesi, di quelli … un campo di concentramento non è un campo di sterminio, ma è pur sempre un campo di concentramento)
19 gennaio, 2009 alle 6:26 pm
Invito a Gad Lerner: far conoscere Avraham Burg
E’ uscito in lingua italiana l’ultimo libro di Avraham Burg (Sconfiggere Hitler, Neri Pozza); ex presidente della Knesset, figlio di un ministro del governo israeliano per 40 anni, Burg sostiene che in Israele l’atmosfera collettiva è simile a quella che HA PRECEDUTO l’avvento di Hitler in Germania. E’ un’appassionata e dura analisi del presente di Israele da parte di un ebreo pieno di amore per il proprio popolo e sorretto dalla speranza che possa rifiorire un "umanesimo ebraico". Invito Gad Lerner a presentare e discutere il libro in TV: ripensare la Shoa secondo il percorso di Burg aiuta a uscire dalla follia attuale dei governanti israeliani e ad ammirare una cultura che rende possibile a un solo uomo contrapporsi a una maggioranza accecata dall’ideologia.