Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Arriva il cessate il fuoco in una guerra che a Israele risulterà impossibile vincere perché non tanto i suoi nemici, ma soprattutto chi gli vuole bene, esprime una sana ripulsa di fronte ai suoi prevedibili effetti: la morte dei bambini, la sofferenza della popolazione civile.
Non tutti reagiamo allo stesso modo di fronte al racconto delle atrocità. Oggi le nostre coscienze reputano insopportabile quel male che pure nel passato tolleravamo come necessario; ed è un dato di civiltà da cui non vorremmo più arretrare. Ma non dobbiamo ignorare la diversa percezione di chi nella guerra manipola fede e dolore per fare della religione uno strumento di dominio.
Venerdì scorso, al vertice di Doha, il presidente siriano Bashar el Assad ha fatto questa proposta: “Le foto dei bambini uccisi a Gaza devono essere messe sui giocattoli dei nostri figli per far imparare loro che quel che è stato portato via con la forza sarà recuperato con la forza”. Un macabro proposito di educazione alla violenza di cui sono già vittime tanti bambini immigrati che sfilano nei cortei di solidarietà con Gaza recando tra le mani fagotti bianchi di tela macchiati di vernice rossa.
Ecco perché non possiamo tollerare come un dettaglio marginale –nè tanto meno come una innocente forma di devozione- il rituale della preghiera islamica posto a sigillo delle manifestazioni indette con finalità di protesta politica. Il dispositivo replicato ieri a Roma di fronte al Colosseo, piuttosto che un improbabile fantasia di “califfato universale”, denota un ben più concreto progetto egemonico: la conquista della leadership sulle comunità immigrate.
La religione che inneggia alla guerra e santifica le povere vittime come martiri offerti ad Allah, prende così il sopravvento sulla politica. Le impone il riconoscimento di un nemico assoluto cui oggi si deve resistere con le armi, per annientarlo un domani. I pacifisti e la sinistra radicale vengono retrocessi a comparse di una sfida tra civiltà contrapposte, come prevede il copione fondamentalista. Un copione speculare a quello inscenato dai pseudo-cristiani leghisti che a Varese hanno insolentito il cardinale Tettamanzi definendolo “vescovo di Kabul”; solo perché ha riconosciuto che i musulmani devono avere luoghi dignitosi in cui pregare. Sembrano fatti gli uni per gli altri.
Dobbiamo fare il possibile perché tale perversione dell’islam non prenda piede anche in Italia, conquistando l’unica rappresentanza visibile di più di un milione di cittadini arabi insediati da decenni nella penisola. Col risultato, oltretutto, di abbandonarli privi di forza contrattuale quando il governo vara provvedimenti manifestamente ostili alla loro integrazione come nel caso dell’imposta sul permesso di soggiorno più che raddoppiata, e senza garanzie di ottenerlo in tempi certi. Finchè l’unica organizzazione pubblica degli immigrati sarà appannaggio di imam che mercificano e stravolgono la religione mescolata alla politica -altro che diritti di cittadinanza!- potremo solo attenderci un’escalation di razzismo, frutto del trapianto del conflitto mediorientale nelle città italiane.
E’ la mesta parodia della guerra rappresentata ormai anche nel linguaggio televisivo, come abbiamo visto a “Annozero”: dove l’abuso dei richiami al martirio e la guida islamica della protesta venivano dati per acquisiti senza alcun rilievo critico, solo perché i loro burattinai parlano in nome delle vittime di Gaza.
A questo rischiamo di abituarci: l’equazione bambini-palestinesi- Hamas, tollerata ormai nei rituali pubblici che l’integralismo sta imponendo fin sulle nostre piazze. Con le grida ostili rivolte ai “yehoud”, cioè agli ebrei tutti senza neppure distinzione di cittadinanza; perché la guerra viene considerata globale e assoluta, dunque estende alle sinagoghe la minaccia limitata un tempo ai bersagli israeliani.
Il sangue di Gaza costringe anche la democrazia italiana a fare i conti con un lascito d’odio tale da imporle scelte delicate che richiedono fermezza e saggezza. Fermezza nella sfida culturale a un integralismo che avrebbe solo da guadagnarci da una politica limitata a ottusi divieti. Saggezza per non demonizzare i leader musulmani rappresentativi cui oggi la situazione sta sfuggendo di mano, e che avvertono il pericolo. Per contrastare la guerra d’importazione, ricordiamo agli arabi italiani che la democrazia si fonda sulla separazione fra politica e religione. I loro diritti di cittadinanza, troppo spesso calpestati, si legittimano proprio con questa distinzione.
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4 febbraio, 2009 alle 5:21 pm
Non si adombri ma il corpo militare sanitario inquadrato marzialmente nell’esercito dell’impero britannico partecipò anche alla guerra contro gli Zulù del 1906 .(ritenevo vi fossero anche operativi non sanitari ma probabilmente mi sbagliavo non sono comunque sicuro , bisognerebbe accedere a fonti serie )
Questo però và dal mio punto di vista a merito di Gandhi che non era banale e sapeva anche andare contro corrente .
Per quanto riguarda Amnesty se ne desume prestigio e capacità organizzativa addirittura territoriale . Pur rispettando rimango con le mie cautele su organizzazioni così vaste e pesanti economicamente .
Le segnalo inoltre gli accenni a fosforo bianco in chiave anti Obama da parte dei soliti terroristi di AlQuaida , il famoso medico ecc .
Ribadisco cheb il fosforo bianco non esiste come vera arma ma come arma di odio e di vendetta propagandistica . Amenesty per la sua tradizione dovrebbe starne alla larga o omettere din parlare di indagini che alimentano odio e danno corda alla fabbrica della propaganda uso falsi ,limitandosi a dare evmntuali riscontri effettuati sul campo se pervenuti .
4 febbraio, 2009 alle 3:33 pm
poi, a Scamardella #451: l’ho fatto, di verificare le sue illazioni anti-storiche intendo. Non avendo a mia disposizione enciclopedie di storia mi sono rivolta ad internet, ma la prego di credere che ho saltato Wikipedia a piè pari, e dopo aver scorso qualche appunto a destinazione didattica sono incorsa nell’articolo meno favorevole alla visione gandhiana che potessi trovare, e sottolineo che il tono dello scritto era talmente irrispettoso che l’autore (cui non penso proprio di fare pubblicità a meno che non mi si dica necessario per copyright) non credo si sarebbe fatto scrupoli a svelare connivenze ambigue di M.K.Gandhi con imprese belliche, il quale sul tema da lei proposto recita:
Molto più interessante per me è stata però la frase appena successiva:
E’ molto interessante, perchè lei, a sostegno dell’ipotesi che il Gandhi-politico fosse più machiavellico rispetto alla violenza e al potere di quanto sia noto del Gandhi-Bapu, è andato quindi a recuperare un aneddoto che nientemeno risale a prima della prima concretizzazione di quella che sarebbe divenuta l’impresa più importante di tutta la sua vita, ovvero i villaggi-ashram, impresa inscindibile dalla pratica non-violenta, che per il neoavvocato in soggiorno sudafricano era probabilmente in fase di maturazione, e dalla conseguente swaraj. Per non parlare di descrivere come "appoggio alla guerra" quello che è stato un "creare un corpo di volontari indiani per soccorrere i feriti inglesi". E’ interessante.
Continuo pertanto a sostenere quanto sia estremamente riduttivo riferirsi a Gandhi come ad un uomo politico prescindendo dalla novità davvero rivoluzionaria del suo iter umano e spirituale nella pratica quotidiana (se crede che si tratti di qualcosa di teoretico prima che attuato, mi permetto di girarle io l’invito a verificare). Tenendo conto che in più momenti si trovò a prendere le distanze dalle istanze e dai germi di prevaricazione violenta che rischiavano di prender piede tra i propri stessi sostenitori e seguaci, e viceversa a fare scelte indipendentemente dal loro consenso col rischio di non essere seguito, e nota è la disciplina che all’interno dell’ashram applicava innanzitutto a se stesso assumendosi la responsabilità di qualsiasi gesto prevaricante e torbido compiuto da uno degli abitanti, amatissima moglie inclusa: mi dica che in politica o per qualunque altro uomo di potere quelle elencate sono consuetudini, mi farebbe felice. Altrettanto riduttivo riferirsi all’argomento secondo una bollatura di pacif-ismo e slogan ad esso connessi, secondo me.
Grazie però per lo stimolo a rispolverare passaggi, quelli sì, storici di cui non serbavo memoria.
4 febbraio, 2009 alle 2:37 pm
a #451 (giusto per fare un esempio di come
, perchè il come è importante) e soprattutto ai veramente interessati:
—-Messaggio originale—-
Da: press@amnesty.it
Data: 4-feb-2009 12.43
A:
Ogg: [Stampa] Milano, 22 febbraio: Barenboim dirige la Filarmonica della Scala per Amnesty International
COMUNICATO STAMPA
CS017-2009
MILANO, 22 FEBBRAIO, ORE 11, TEATRO ALLA SCALA: DANIEL BARENBOIM DIRIGE LA FILARMONICA DELLA SCALA IN UNA PROVA APERTA A FAVORE DI AMNESTY INTERNATIONAL
Domenica 22 febbraio 2009, alle ore 11, Daniel Barenboim dirigera’ la Filarmonica della Scala in una prova aperta a favore della Sezione Italiana di Amnesty International. La Filarmonica eseguira’ musiche di Beethoven e di Schönberg e il ricavato dell’evento sara’ devoluto all’organizzazione per i diritti umani.
La presenza di Barenboim sul podio della Filarmonica rende l’evento particolarmente significativo, perche’ il Maestro e’ non solo uno dei massimi musicisti viventi, ma anche un promotore del processo di pace in Medio Oriente e un attivo sostenitore dei diritti umani. Nel 1999 ha fondato con Edward Said il workshop West-Eastern Divan, che unisce musicisti d’Israele e dei paesi arabi; di recente e’ stato nominato Ambasciatore delle Nazioni Unite per la pace dal Segretario generale Ban Ki-Moon. Amnesty International e’ quindi orgogliosa di collaborare con il Maestro Barenboim, con la Filarmonica e con il Teatro alla Scala e li ringrazia per il loro sostegno alla causa dei diritti umani.
I biglietti (posti di platea: 30 euro; palchi, 1° e 2° ordine: 20 euro; palchi, 3° e 4° ordine: 15 euro) saranno disponibili dal 2 al 21 febbraio presso lo store Fnac di via Torino e presso la sede milanese di Amnesty International (15,30-18,30) e dal 12 al 21 febbraio presso la biglietteria del Teatro alla Scala (MM Duomo, 12,00-18,00). Amnesty International ringrazia Fnac per avere offerto il servizio di biglietteria e Springer-Verlag per il sostegno all’iniziativa.
Il programma completo dell’evento e’ disponibile su http://www.amnesty.it/appuntamentincitta
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 4 febbraio 2009
Per ulteriori informazioni:
Amnesty International Lombardia, via Giorgio Strehler, 1 – 20121 Milano
tel. (02) 72003901 – fax (02) 878176 – CCP. 15457203
Internet: http://www.amnestylombardia.it – E-mail: ai.lombardia@amnesty.it
Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it
4 febbraio, 2009 alle 9:12 am
Giada abbia pazienza , ma incredibilmente Gandhi ,proprio lui, appoggioòl’invio di indiani nell’ambito della guerra fra inglesi e boeri .
Vi era una logica ferrea se si pretendeva che gli indianoi fossero citadini a pieno diritto era giusto che partecipassero alle imprese belliche della nazione britannica .
La prego di verificare , non è in fondo che la dimostrazione che il pacifismo è una materia strana molto teorica e molto inumana , si presta a mille compromessi mille distinguo e un pacifismo integrale senza se o senza ma risulterebbe ed è risultato nella storia come una vigliacca accondiscendenza alla malvagità .
Per quanto riguarda l’autorevolezza della organizzazione Amnesty , la prego di considerare con occhi lucidi e disincantati che queste organizzazioni dopo il felice stato nascente tendono a diventare autoreferenziali a costituire una burocrazia professionistica e dei costi da coprire . Vivono quindi più nel’obbiettivo di sopravvivere e rafforrzarsi che in quello originario per cui sono nate .
A quedsto proposito il mercato mediatico e la visibilità sono gli strumenti principi per la raccolta del denaro utile alla sopravvivenza della burocrazia interna e al procedere dei progetti .
Vi è quindi l’umana tentazione di cavalcare temi di impatto come magari il fosforo bianco che è molto suggestivo e sul quale la propaganda islamistica ha molto operato . Questo dà vantaggi di credibilità e di comunicazione , tanto poi si può sempre smentire in seguito ma si dà la senzazione di sentinelle vigili ed incorruttibili .
Senza nulla togliere ai meriti di Amnesty che però come tutte le attività umane si presta a una disamina critica .
La questione del’età anagrafica o dei bagagli culturali poco importa , le notizie storiche o tecniche sono o non sono , ci si può sbagliare è però possibile verificare da fonti indipendenti .
Se mi sbaglio mi scuso dell’imnprecisione e sono contento di aver imparato qualcosa , può inoltre capitare che certi miti e luoghi comuni meritino approfondimenti , la bellezza dell’umanità è nella complessità di storie motivazioni ragioni sottese diverse da quelle dichiarate .
I miei studi universitari hanno riguardato il campo delle organizzazioni militari e degli armamenti , tuttora per motivi di lavoro ho a che fare con produzioni e tecnologie non belliche ma tali da poter distinguere elementi chimici tecnologie e loro effetti le ribadisco quindi che la questione fosforo bianco è una bufala a scopo di propaganda bellica a cui per svariati motivi molti si prestano .
La prego di considerare la logica dei paragoni e delle situazioni che ho esposto in materia non a scopo di indottrinamento sterile ma di informazione verificabile innanzitutto nella sua logica .