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Veltroni, l’Africa e il futuro del Pd

mercoledì, 18 febbraio 2009

il PD

Veltroni, l’Africa e il futuro del Pd

Stamane Veltroni non ci ha spiegato le ragioni del suo insuccesso, peccato, ma ha confermato la scelta di distaccarsi da ogni incarico politico di responsabilità, ciò che gli fa onore. A tale proposito vi ripropongo l’articolo che gli dedicai, da oppositore leale, nel giugno 2007 su “Vanity Fair”, e che mi valse l’accusa di “cattiveria”. Walter nel frattempo si sarà accorto che i cattivi sono ben altri. Di seguito vi propongo un’intervista di Fabio Martini con Arturo Parisi comparsa su “La Stampa” di oggi perchè la reputo un’ottima introduzione all’assemblea costituente del Pd convocata per sabato prossimo, cui parteciperò.

So bene che Veltroni è una risorsa preziosa per il nascente Partito democratico, e proprio per questo voglio chiedergli nel giorno stesso in cui annuncia il suo nuovo impegno: caro Walter, perché non vai in Africa?
La domanda è tutt’altro che oziosa, e poco m’importa se chi la solleva viene tacciato d’ingenuità nell’ambiente disincantato della politica italiana. Al contrario sono sicuro che Walter risponderà, forse avrà già risposto quando mi leggerete, nella consapevolezza che è giusto frugare dentro alle ambizioni e ai comportamenti di chi si candida a un ruolo di protagonista. Perché un uomo già appagato desidera la leadership? Come motiva il cambiamento di programma rispetto agli impegni esistenziali già assunti in pubblico? Siamo sicuri che fare il leader di partito sia più importante, ma soprattutto più utile, che fare il volontario in Africa?
A costo di essere sgarbato, confesso ai lettori di “Vanity fair” che questi interrogativi a Veltroni avrei inteso rivolgerli da una tribuna più adatta: il mensile dei missionari comboniani “Nigrizia”, cui collaboro da molti anni. Walter lo sa, gliel’ho voluto dire prima di persona perché abbiamo una solida confidenza e questo non vuole essere un dispetto. Ma nel frattempo la candidatura a segretario del Pd e a successore di Prodi gli è precipitata letteralmente addosso, con i meccanismi ambigui della chiamata dall’alto e del plebiscito mediatico. Lui non ha potuto sottrarsi. E dunque pure io gli invio la mia domanda tramite “Vanity fair”, giornale su cui scriviamo entrambi.
Ripeto: caro Walter, perché non vai in Africa?
Sono passati cinque anni da quando Veltroni, riflettendo sulla sua esperienza di sindaco di Roma, svolgeva in pubblico un ragionamento saggio, che ne ha indubbiamente accresciuto la credibilità. “Una cosa ho chiara nella mente: che alla fine del mio mandato non voglio nessun altro incarico. Fare il sindaco lo considero il mio ultimo lavoro in politica. Potrei arrivare al 2011, anno in cui avrò 56 anni. Spero a quel punto di poter andare a fare un’esperienza lunga in Africa dove ho lasciato un pezzo di me”. Da coetaneo, avevo apprezzato sia la lucidità con cui rifletteva sul proprio intensissimo, fortunato percorso di vita; sia l’approccio prudente e responsabile alla svolta esistenziale che meditava: “Andare in Africa con mia moglie e lavorare laggiù, per qualche ong, se le condizioni della mia famiglia saranno tranquille e se ne avrò la forza”.
All’estero è normale che un politico decida di ritirarsi, dedicandosi ad altre attività, dopo il giro di boa dei cinquant’anni. In questi giorni lo ha fatto Tony Blair. Ma sono rari i leader di primo piano capaci di scelte radicali, non remunerative. In Italia mi viene in mente solo Giuseppe Dossetti.
Bravo Walter, avevo pensato. Fai una scelta coraggiosa e esemplare. Riempi di significato la tua attuale missione politica. La nobiliti riconoscendone i limiti e ricordando ai giovani che l’impegno per gli altri si può manifestare in tanti modi, non solo nella politica. Il volontariato è un’attività per lo meno altrettanto importante. E’ probabile che l’indicazione di Veltroni abbia influenzato di recente pure la scelta di Mariella Gramaglia, già assessore alla Semplificazione e alle Pari Opportunità nella sua giunta capitolina, che ha lasciato l’incarico per andare a lavorare in India con le donne del Gujarat.
Lasciamo pure che qualche idiota consideri un siluro il mio richiamo ai propositi diversi di Veltroni. Lo scopo principale che personalmente attribuisco al Partito democratico è proprio quello di guarire una politica malata, rifondando le regole e il significato della militanza pubblica. Stabilendo un limite ai mandati, favorendo il ricambio, proponendo le necessarie incompatibilità. Oggi in Italia la riforma della politica è più necessaria e più urgente della gara per la leadership.
Per questo considero importante che Walter Veltroni ci spieghi cos’è cambiato per lui quando la candidatura a leader del Pd gli è precipitata addosso, modificando i progetti di vita annunciati.

L’INTERVISTA DI ARTURO PARISI A “LA STAMPA”

Professore, Veltroni si è dimesso. Come giudica le sue dimissioni?
Non facendo parte del cosiddetto coordinamento non so perché le abbia presentate, né perché gli siano state respinte. Quello che só é che sono tardive e comunque fuori tempo. Quando le propose ad aprile fui l’unico a condividerle. Condivisi in particolare l’idea di chiudere il percorso il 14 ottobre in occasione del primo anniversario delle primarie. Sarebbe stato meglio. Molto meglio.
Congresso subito?
A suo tempo condivisi l’idea di un congresso, perché fu proposto il Congresso. Resto tuttavia dell’idea che prima delle vie straordinarie si debbano adire quelle ordinarie. Per questo andiamo chiedendo fino alla nostra noia il rispetto della democrazia, con la convocazione del parlamento del Pd, l’Assemblea eletta dalle primarie, la stesso che Veltroni ha di fatto sciolto preferendo rimettersi ai caminetti e agli organi nominati dalle correnti, salvo poi lamentarsi di esse. Vuoi vedere che prima o poi se ne ricordano?

Veltroni dice che lei è un destrutturatore: al congresso lei chi vedrebbe bene come leader? E su quale linea?
Destrutturare é un termine corretto, l’esatto opposto di distruggere: quello che é stato fatto in questi mesi. Nel 2000, quando Veltroni era segretario dei Ds e io dei Democratici fu proprio questa la mia proposta. Perché non pensiamo di sciogliere almeno in un futuro i nostri partiti in uno nuovo, dissi. Il Partito democratico, appunto, nel solco dell’Ulivo. Fui considerato un provocatore. Ricordo ancora il suo no, e quello corale del Congresso di Torino. Lo ricordo per dare un senso al sí di oggi, e alla nostra fatica. La Sardegna è una realtà a sé, ma la nettezza della sconfitta di una personalità forte come Soru e il crollo del Pd fanno capire che questo partito oramai, non solo non “tira” ma sta diventando una palla al piede?

La Sardegna è una realtà a sé, ma la nettezza della sconfitta di una personalità forte come Soru e il crollo del Pd fanno capire che questo partito oramai, non solo non “tira” ma sta diventando una palla al piede?
Se il motore della vittoria di Berlusconi viene in buona parte da fuori, é in Sardegna che affondano le radici della sconfitta di Soru. La colpa attribuibile al segretario nazionale é quella di non aver lavorato tempestivamente e sufficientemente per l’unitá del Partito, di aver sommato la linea di solitudine del partito, alla propensione alla solitudine di Soru. “Meglio Soru” é uno slogan che andava bene in italiano. Letto dai sardi come “meglio solo” descrive lo sfondo e in parte la causa della nostra sconfitta.

Un partito che va in piazza contro Berlusconi anti-costituzionale e poi ci fa un accordo per le Europee; che ha un linea laica su Eluana e poi oscura il senatore Marino; che paragona l’attuale Cavaliere a quello del ventennio e poi si prepara a farci un accordo in Rai, è un partito che vuole tenere tutto e il contrario di tutto? Non scegliere mai, questo è il problema?
Piú che la mancata scelta e il conseguente “ma-anche”, il problema é il perché della non scelta. Quando un partito si costituisce come somma di apparati, assumendo come premessa la continuitá di una storia e di un gruppo dirigente, ogni scelta rischia di essere o di apparire come l’imposizione di una componente sull’altra e quindi mettere a rischio la sopravvivenza del partito. Solo un partito nuovo, fatto di persone che decidono ex-novo secondo la regola della democrazia, puó superare il maanchismo. Ecco perché tutte le decisioni critiche vengono sottratte alla decisione democratica. Per come abbiamo costruito il partito al massimo possiamo prevedere una posizione prevalente, “ma anche” tollerare una posizione minoritaria.

Di questo passo, senza correzioni di rotta, potrebbe diventare possibile l’”impossibile”, perdere in una volta sola Firenze e Bologna?
Di questo passo tutto diventa possibile, ma perché in una democrazia aperta e competitiva nulla é scontato e tutto va riconquistato, grazie al rinnovamento delle idee, non alla difesa delle tradizioni. Ma questa é la nostra idea di democrazia, non quella degli apparati che vivono di rendita. Se ci crediamo imparemo a competere e vedrá che torneremo a vincere, a cominciare da Bologna e Firenze.

Bersani contro Veltroni, a Bologna e Firenze senza candidati sindaci ex ds: si avvera una delle sue missioni, diluire il Partito, mescolare tutto in una nuova identità? E se saltasse tutto in aria?
Se si voleva conservare il passato bastava fare una federazione. Se abbiamo fatto un partito é appunto per dar vita ad una storia nuova, per costruire una casa pensata per figli che non sono ancora nati, o per cittadini che non sono ancora arrivati. In questa casa ci si incontra come persone accomunate da un progetto futuro, non come ex di qualche passato. Il percorso che ci attende non é certo una passeggiata. Quello che non possiamo permetterci é tuttavia dire una cosa e farne un’altra.

Da qualche giorno Veltroni e i suoi avevano riscoperto Prodi, Parisi e l’Ulivo: un “asso” in chiave congressuale, oppure hanno capito che azzerare tutto il passato è un anelito futurista senza futuro?
Forse si son resi conto degli errori fatti. La missione che chiamava il Partito a farsi promotore della unitá di tutto il centrosinistra ha mostrato di non avere alternative. Una volta invertita la marcia con la “separazione consensuale” tra Veltroni e Bertinotti, si é innescata una reazione a catena, nella quale le separazioni producono altre separazioni sempre meno consensuali. Forse la storia del Pd puó sembrare troppo recente, ma, se si mettono tra parentesi questi quindici anni che ci é stato chiesto di dimenticare non ci restano che le antiche ideologie dell’800. Riprendere il cammino ulivista significa tornare verso il futuro.

Tutti i politici scansano l’autocritica, anche voi ulivisti che non avete mai riflettuto sui vostri limiti del governo dell’Unione: ma tra i mali del Pd c’è anche la rimozione della sconfitta nazionale e di Roma?
Di errori ne fanno tutti. Anche gli ulivisti ne hanno fatti molti. L’unico modo per imparare da essi é tuttavia poterne discutere assieme. Ma qua sono passati dieci mesi e ancora non siamo riusciti a discutere di una sconfitta che giá ne arriva un’altra.

Chi ha perso a Roma, dopo un trentennio quasi ininterrotto di potere progressista, è salito sul banco della pubblica accusa: segno dei tempi o condivide qualche critica di Rutelli?
Eravamo scesi in campo con tre parole d’ordine: la discontuinitá con i quindici anni precedenti, la necessitá di cambiare il manico, la scelta di andare da soli. Solo che erano parole d’ordine che valevano di mattina per le elezioni nazionali. Quando la sera si passava alla campagna locale a Roma dicevamo esattamente l’opposto. Gli elettori se ne devono essere accorti.

E’ giunta l’ora per una intera generazione di lasciare il campo?
Quello che é sicuro é che la responsabilitá di ció che successo é dell’intero gruppo dirigente. Che poi il gruppo possa essere definito dalla etá é un’altra cosa. In politica le generazioni che contano sono le generazioni politiche.
Fabio Martini

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Commenti per questo articolo

[9] 8 7 6 5 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 418
    Sensazionali rivelazioni: il Psi ha ancora il coraggio di farsi vedere (e leggere) in giro! | La Rassegna Stagna scrive:

    [...] “sono stato io a fare questo”? Risate registrate) Il primo ripropone (ma non doveva andare in Africa?) dopo il test elettorale di Milano e Napoli la riapertura del confronto interno al Pd, ovvero la [...]

  2. 417
    marco scamardella scrive:

    l’etica, nel vivere e’ fondamentale

    Anche l’Unipol ed il conto Gabbietta lo sono

  3. 416
    fabio colla scrive:

    ancora dibattiti!! non se ne puo piu’. cinquntenne, padre di famiglia, lavoratore partime che affronta quotidianamente i problemi dell vita, e di sinistra da sempre (l’etica, nel vivere e’ fondamentale). mentre tutta l’intelligenza di sinistra dibatte …il nano con una verve ed una capacita’ solo televisiva (e’ evidente che la vera politica la ascolta al cellulare da letta che lo consiglia) si appropria del paese. ritengo che per contrastare tale "fenomeno" occorra un fenomeno di uguali proporzioni. ritengo che beppe grillo o benigni possano fare meglio. eventualmente sentendo al telefono gli essenziali consigli di prodi, bersani, dalema, veltroni, franceschini, parisi ecc. ecc. (potrebbero fare una serata a testa!! grazie per l’ascolto e con le scuse a tutti per l’italiano forse non corretto.

  4. 415
    marco scamardella scrive:

    assolutamente aggiunto il fatto indiscutibile che Veltroni è riuscito nell’epica impresa di resuscitare un Berlusconi che a fine novembre, dopo la fallita spallata al governo Prodi e la fondazione sul predellino di un’auto del Popolo della Libertà, era ben avviato sul viale del proprio tramonto politico spinto dagli insulti che Fini e Casini gli rivolgevano parlando di “comiche

    Come tutti sanno il governo Prodi già andato in crisi una volta era in agonia , alcuni senatori avevano già annunciato il ritiro dell’appoggio ,non se la sono sentita di affondarlo prima della finaziaria con tanto di solito assalto alla diligenza di fine anno .

    Come al solito B ha puntao con convoinzione rischiando , gli alleati si sono preparati a sciacallarlo , lui ne ha fatto un sol boccone .

    Più che Veltroni obbiettivamente centra il coraggio di B e l’inconsistenza della coalizione ulivista

  5. 414
    Claudiodisinistra scrive:

    Per 406

    Mi sono infiltrato nelle primarie per studiare i soggetti di Rifondazione e del Pd. Era semplicemnente vomitevole vedere tanti pensionati plagiati che donavano anche 10 euro poichè esasperati da berlusconi. Quei soldi sono finiti nelle tasche dei partiti,
    i prodi rutelli veltruscone, mastella, violante hanno comprato appartamenti miliardari svenduto dallo stato a prezzo di box
    i soldi li hanno presi ai pensionati al minimo e anche a tanti lavoratori e precari molti dei quasi poi trucidati bruciandoli vivi.

    Riflettete seriamente sulla testimonianza di chi ha visto gli operai di Torino trasformati in una massa nera informe che chiedeva ancora aiuto.

    Quella atrocità grida giustizia, i responsabili devono essere condannati a morte, è una atrocità, un crimine contro l’umanità
    poichè gli immondi imprenditori sapevano del rischio che correvano quegli operai non hanno rispettato nessuna norma sulla sicurezza li hanno sfruttati come i nazisti sfruttavano gli ebrei, fino alla morte.

  6. 413
    ivano scrive:

    Vorrei, a conclusione di quanto ho scritto nel post precedente, mettere questo ulteriore commento trovato su un blog di inaternet, che mi sembra riassumere fino in fondo quali sono le cause della sconfitta politica e non tanto elettorale del PD.

    Ieri subito dopo il netto risultato vittorioso alle elezioni comunali di Roma alcuni sostenitori di Alemanno si sono riversati sulla scalinata del Campidoglio per festeggiare e hanno appeso uno striscione che racchiudeva in poche frasi il disastro compiuto da Veltroni.
    Lo striscione infatti recitava: "Walter santo subito. Con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi, con le elezioni politiche ha fatto uscire i comunisti dal Parlamento, candidando Rutelli ha fatto vincere la destra a Roma".
    In effetti, pur semplificando all’estremo ciò che è avvenuto negli ultimi 6 mesi, in quelle frasi è sintetizzata la sconfitta epocale del centrosinistra, della sinistra “radicale”, ma soprattutto la sconfitta della strategia politica di Veltroni. Infatti a quanto scritto sullo striscione va assolutamente aggiunto il fatto indiscutibile che Veltroni è riuscito nell’epica impresa di resuscitare un Berlusconi che a fine novembre, dopo la fallita spallata al governo Prodi e la fondazione sul predellino di un’auto del Popolo della Libertà, era ben avviato sul viale del proprio tramonto politico spinto dagli insulti che Fini e Casini gli rivolgevano parlando di “comiche finali”, di “ectoplasma” in riferimento alla Casa della Libertà che in quel preciso momento praticamente non esisteva più.E invece Veltroni, decidendo allora di aprire un canale privilegiato di dialogo con Berlusconi lo ha rimesso sul piedistallo riaffermando così quella leadership del Cavaliere che appunto gli era stata negata dai suoi alleati Fini e Casini, in quel momento considerati ormai ex alleati.
    Ma Veltroni è andato oltre. Ancor prima della caduta di Prodi aveva deciso che il PD sarebbe andato da solo alle prossime elezioni, distruggendo quindi l’Unione che era ancora al governo del Paese. Era chiaro che a lui interessava solo consolidare al più presto la forza elettorale del PD facendo il vuoto alla sua sinistra e pescando voti al centro e per ottenere questo obiettivo gli serviva arrivare ad elezioni attraverso una rapida caduta di Prodi e un governo successivo di larghe intese con Forza Italia e UDC per riformare la legge elettorale, i regolamenti parlamentari e ridurre il numero di deputati e senatori.
    Ma questo piano si basava solo sulle false promesse che Veltroni aveva ricevuto da Berlusconi in caso di caduta del governo Prodi.
    E infatti, appena caduto Prodi, il trio Fini-Berlusconi-Bossi si è immediatamente ricompattato e ha voluto assolutamente andare ad elezioni nel più breve tempo possibile lasciando Veltroni nella melma fino al collo, costretto ad imbarcarsi in un’avventura elettorale troppo ravvicinata nei tempi e a quel punto obbligatoriamente solitaria. Quindi la strategia politica di Veltroni, perdendo così le sue fondamenta, ha provocato un effetto domino disastroso e fallimentare sotto tutti i punti di vista perché di certo c’è ben poco da rallegrarsi per quell’inutile 33% raggranellato dal PD alle elezioni; per non parlare poi della raffazzonata candidatura di Rutelli decisa ovviamente in quattro e quattr’otto anche contro la volontà dello stesso Rutelli che ha dovuto subirla.
    In sintesi, Veltroni ha contribuito alla caduta di Prodi – che infatti ha deciso non solo di non candidarsi più per il Parlamento ma se n’è andato anche dal PD sbattendo la porta –, si è fatto abbindolare dal bluff di Berlusconi che lo ha infinocchiato alla perfezione e ha perso pesantemente le elezioni politiche nazionali e quelle comunali di Roma.
    Basta questo o è necessario qualcos’altro perché Veltroni si compri un biglietto di sola andata per l’Africa e cominci lì una nuova vita con un’impegnativa attività di volontariato?
    Perché in Africa c’è tanto che … si può fare.

  7. 412
    ivano scrive:

    Vorrei, a sostegno parziale di quanto ho scritto nel post precedente, mettere q

  8. 411
    Ivano scrive:

    Vorrei dire alcune cose al sig. cumino, che mi sembra perlomeno un po’ confuso. Premetto che non ho mai sostenuto, nè lo faccio ora, il PD, ma vorrei partire dsa un commento brevissimo. Come mai si inneggia agli USA come al massimo della democrazia perché il governo Obama perde pezzi da subito per l’eliminazione di ministri implicati in guai con la giustizia che in Italia frebbero ridere, quando nel nostro parlamento, Presidente del Condiglio in testa, vengono eletti pluri inquisiti e condannati? Dove mai si è visto un presidente di regione festeggiare una condanna per appoggio mafioso e poi presentarsi ed essere eletto al Senato? Posso condividere alcune critiche con cumino sul PD, partito che è stato creato troppo presto o troppo tardi e che ha messo in ginocchio il governo Prodi, permettendo al sindaco di Roma di trattare con berlusconi e quindi di nuovo tirarlo fuori dalla m… nella quale era dopo le elezioni vinte da Prodi (ricordate cosa ne dicevano Fini, Casini e la Lega?), ma mi sembra assolutamente contorta e quantomeno velleitaria l’analisi sull’insuccesso del PD. Primo: definire forcaiolo Di Pietro e la sinistra perchè denunciano le nefandezze di Berlusconi e soci, che in altri paesi come USA, Francia o Germania sarebbero già di fronte ai giudici, mi sembra molto italiano. Secondo: dire che i riformisti stanno a destra sa molto di ridicolo. Sono riformisti i siciliani che votano i parlamentari che appoggiano la mafia? Sono riformisti i lombardi che regalano la salute alla sanità privata e ne pagano le spese, anche in termini di efficenza? sono riformisti gli industriali che in tempi di vacche grasse non vogliono lo stato tra i piedi e quando la crisi, da loro generata e sostenuta, si fa sentire chiamano in aiuto lo stato, cioè i lavoratori, peraltro poi licenziandoli come ricompensa? Sono riformisti quelli che dicono di aiutare le famiglie e poi danno i soldi alle imprese e alle banche che li usano per le solite speculazioni in borsa? Se il sig. cumino va a vedere i veri stati riformisti, scoprirà che sono tutti socialdemocratici e scoprirà anche che in questi paesi, se anche alle elezioni vince la destra, non ci pensa nemmeno a toccare le basi dello stato sociale. Altrochè riforma delle pensioni e blocco del TFR come regalo di compleanno alla Marcegaglia. Ma poi cosa stiamo qui a parlare a fare. Le vere ragione della sconfitta della sinistra, o centro sinistra che dir si voglia, sono solo tre. La prima è che si è abbandonata la politica per la gente e tra la gente per la politica dei salotti e della televisione. E in questo, a raccontare balle in TV e fare patti con gli italiani mai poi mantenuti, non sono bravi come il Cavaliere con il fido Vespa. La seconda è che la sinistra ha pensato di fare la destra illuminata. Le banche, l’alta finanza, l’economia da squali della Bocconi, l’ossequio al mondo del businness, il PIL e l’abbandono delle ragioni fondanti della sinistra, che sono la giustizia sociale, l’ambiente, il sostegno alle famiglie, intese in senso lato, la laicità vera dello stato. Il terzo motivo parte proprio da questo punto. Non è pensabile che un partito unico, come dice di essere il PD, abbia su alcune questioni fondamentali, posizioni opposte e contrastanti. La seprazione tra religione e stato deve essere netta. In nessun paese al mondo, se si escludono gli stati confessionali del medio oriente o di altri stati mussulmani, la religione è così potente da influenzare la vita politica del paese. Viviamo in uno stato confessionale come nemmeno succedeva ai tempi della DC imperante. Ma con un piccolo particolare. I difensori di questa religiosità sono ancora una volta quelli più contari a seguire qualsiasi precetto religioso. Divorziati, donnaioli, parlamentari che vanno con le prositute difendendo la famiglia, cocainomani e chi più ne ha più ne metta. Ebbene il PD sta ancora una volta in mezzo al guado. La politica del "ma anche…" non paga a sinistra. E io penso che in Italia di riformisti non ne esistano, tantomeno a destra, sempre che per riformista nonsi intenda uno che riforma la propria vita con leggi fatte su misura. E per concludere sulla geografia, le regioni dove la sinistra ha sempre governato sono quelle che non hanno mai avuto soldi e aiuti dallo stato, o perlomeno non come il ricco nord est, per fare un esempio, foraggiato dalla DC come zona depressa fino agli anni ’70 e adesso fa la voce grossa, o la Sicilia e il meridione con la Cassa del Mezzogiorno e altre prebende poi regolarmente inghiottite dalla mafia o il Piemonte, dove la FIAT ha sempre rincorso nei momenti aiiuti di stato a man bassa. Naturalemnet tutto a buon rendere

  9. 410
    massimo scrive:

    "…Ed è come se il peggio della tradizione comunista e di quella democristiana si fossero date appuntamento in un partito che nel corso di tutti questi mesi ci si è vanamente sforzati di definire "aperto", "leggero", "liquido", "fluido", come pure "sudoku", "in franchising" o "all’americana"."…

    lo dice oggi La Repubblica, il vice direttore Massimo Giannini !!!

  10. 409
    cumino scrive:

    X Linda e Antonella.
    Dopo aver letto tutte le analisi sulle ragioni della perdita di consenso, che come prevedibile si faranno sempre più complicate e alla fine sfoceranno invariabilmente in: è colpa degli Italiani che sono stupidi e di Berlusconi e del potere mediatico, provate anche questa che vi offro io e vedrete che come per incanto le cose quadrano.
    1) Per fare un partito di governo riformista ci vogliono i riformisti (N.B. è bene intanto che "riformista" a sinistra non significhi genericamente moderno, solidale, democratico e chi più ne ha più ne metta per eludere il significato principale che, ricordo, è questo: riformista = che vuole fare le riforme).
    2)Se ti manca la materia prima e cioè la verità è che non ci sono i riformisti, il meglio che ti può riuscire è fare un partito con il "look" riformista. Loft, Yes we can, ecc…E questo è stato fatto e Veltroni l’ha fatto al meglio, mettendo tutto quello che poteva, lo dico senza alcuna ironia.
    Poi però a fronte delle riforme ti scagli invariabilmente contro quelle proposte senza MAI proporne una tu, salvo questa: aumentiamo le risorse e assumiamo personale, in un paese che non ha soldi e ha organici pletorici. Per il resto solo piazza, folclore, denuncie apocalittiche e "dovete votare contro". Non si è mai capito quale proposta avesse su ogni tema. Prova ad applicare questo schema all’argomento che vuoi, scuola, giustizia, pensioni ecc….e vedrai se sbaglio.
    3)La gente ha capito che allora per ogni tema in realtà la sinistra non vuole cambiare, che le cose le stanno bene così. Però la stessa gente al 90% pensa che non vadano affatto bene così e che si deve fare qualcosa. Per cui votando a destra ha votato chi qualcosa tenta di fare, nel bene o nel male ma avendo come alternativa l’immobilità assoluta nascosta magari da un fiume di retorica.
    4) Io penso che i riformisti a sinistra siano pochi, e i massimalisti molti. Niente di male. Ma è meglio allora fare un onesto partito massimalista, cioè protestatario. Le conseguenze saranno: A) che gli obiettivi sono quelli di un partito protestatario cioè non di governo, perchè per avere i voti di un partito che vuole governare devi convincere quelli che oggi votano diversamente a votare per te. E per farlo devi essere un partito riformista, non protestatario. Ma se non lo sei, se in definitiva non è questa la tua anima principale, non puoi far finta di esserlo. E non si può essere riformisti, "ma anche" massimalisti.
    B) Che ci saranno meno contorsioni all’interno perchè il partito rifletterà il reale sentire degli elettori. Avrete alla peggio e per la prima volta una scissioncina al centro invece che a sinistra come avviene da sempre, così in Italia si vedrà per la prima volta quanti effettivamente sono questi benedetti riformisti di sinistra. E io temo che quelli che si ritrovano si conosceranno già per nome e saranno abbastanza da fare una grande tavolata.C) Vi riprenderete tutti i voti di di Pietro perchè sarete liberi di urlare il doppio. Se lui dice: tutti in galera, voi potete sempre dire: impicchiamoli. In capo a un paio di mesi è fatta. Riprendete la festa alla grande, piazza, okkupazioni, girotondi, slogan. Vi saldate bene con quel che resta della CGIL.
    Diversamente continuerete un equivoco, quello di voler fare un partito riformista fatto dalla stragrande maggioranza di elettori massimalisti.
    E continuerete a spostare il problema sul leader più adeguato, magari più giovane, magari una donna, oppure proviamo anche noi con un afro e che sia un bell’uomo.
    La verità è che già l’operazione PD è nata sul disastro del Governo Prodi come pura necessità. Sapevano che andando con lo schema Ulivo cioè DS e Margherita prendevano una batosta NON MASCHERATA. Così invece col voto "utile" potevano un pò mascherarla con i voti azzannati ai duri e puri della sx estrema, che infatti son spariti. Hanno fatto perciò un operazione, spacciata per primarie, in cui prima si sono concordati fino all’ultimo strapuntino, poi hanno designato chi doveva vincere, infine hanno fatto una specie di Miss Italia in cui però concorre una sola ventenne circondata da vecchie e anche brutte per non correre rischi, mentre alle altre giovani non è stato consentito partecipare. Grande festa e grandi titoli poi per il trionfo democratico.
    Ora vi dico una cosa: domandate al PD, che non ha mai pubblicato, ma le ha, (mi assumo la responsabilità di dirvelo) di rendere noto 2 cose:
    1) Dove sono quelli che votano PD. Cioè dove stanno (geograficamente, in quali regioni). Vi verrà un colpo
    2) Quali sono le uniche categorie (anzi l’unica) che ha votato in maggioranza PD e non centro-destra
    Poi se ve lo dirà, ma dubito, domandatevi se questa distribuzione e questa segmentazione è compatibile con un elettorato riformista o piuttosto con un elettorato (magari legittimamente) conservatore al cubo. E se è così, come è, semplicemente senza andare in cerca di complotti, la matematica riflette esattamente quella forza. Il PD ha quei numeri perchè quelli sono i numeri che lo riflettono. Non riflettono quelli di un grande partito riformista, semplicemente perchè non lo è.

  11. 408
    Antonella scrive:

    linda spostati sulla discussine di sabato non abbandonarci torneremo e saremo noi donne a farlo

  12. 407
    linda scrive:

    Cara Antonella, non posso votare Di Pietro, non è il Di Pietro di Mani Pulite che credevamo, e cioe’ quel magistrato che aveva dichiarato che mai sarebbe entrato in politica…non è ne di destra e ne di sinistra, è solo una grossa volpe che si sta facendo un patrimonio immobiliare a spese nostre sapendo in che caxxo di casino siamo!
    Astensionismo, punto! deve essere il partito piu’ grosso, deve superare il 50%.

  13. 406
    Antonella scrive:

    linda 405 anch’io ho dato 5 euro a prodi, ho creduto che veltroni avesse capito e ho dato il mio euro anche a lui, penso che se non vien fuori nulla voterò di pietro, ma ti prego fammi ancora sperare che ci sia una possibilità. altrimenti ha ragione giulio cesare siamo come i topi del pifferaio magico ci suicidiamo in massa, cerchiamo strategie nuove non arrendiamoci ti prego

  14. 405
    linda scrive:

    Allora vediamo, quando sono andata a votare per Prodi e a dare quell’euro anzi due, sapevo benissimo chi era Prodi, un boiardo di Stato amico di confindustria, quindi di tanti industriali che sin dagli anni 60/70/80 hanno fatto il bello e cattivo tempo di questo paese. Di quanti soldi venivano dati agli industriali per costringerli a investire al Sud, ma da sud poi scappavano perche’ lementavano assenteismo e scarsa produzione…gli operai piu’ bravi e volenterosi emigravano al nord. Allora ho pensato io, uno come Prodi conosce bene la storia di questo nostro paese, conosce bene la storia dei nostri sindacati, conosce bene bene tutto tutto,ma proprio tutto,allora io mi dimentico che è un boiardo di Stato, di quello Stato che io vedo cosi generoso con alcuni e cosi avaro con altri, e siccome ritengo Berlusconi il peggio del peggio, gli voglio dare fiducia e lo voto.
    Ma purtroppo Prodi non ne ha azzeccata una che fosse una. Mi ha dimostrato che gli italiani non li conosceva per niente…mentre Berlusconi con la mossa dell’aumento delle pensioni minime ha conquistato una fetta corposa di elettorato. Lui Prodi che fa’? nulla assolutamente nulla…avrebbe potuto mettere mani negli ammortizzatori sociali per tutti, dando finalmente ai lavoratori delle piccole aziende al di sotto dei quindici dipendenti quello che gli veniva sottratto da anni, e noi e ripeto noi generosi co co co che con i nostri soldi mantenevamo gli ammortizzatori per le grosse aziende, prendendocela sempre in quel posto…(…)e continuiamo a prendercela in quel posto, con i nostri soldi si distribuiscono soldi a loro.
    Prodi è stato fatto cadere mica per questa ingiustizia, ma solo per la distribuzione delle poltrone…e devo dire che sopportare Mastella come Ministro della Giustizia è stato un gran boccone amaro da mandare giu’!!!!!!!Bertinotti poveraccio poi è scomparso per il comportamento immorale della sora lella che poveraccia pensava che i salotti della Angiolillo fosse la mensa della Caritas.
    A questo punto con un D’Alema amico di Berlusconi tanto da farci una bicamerale insieme,lacche’ e guerrafondaio come gli americani, come neanche Craxi lo era, e dopo che ha fatto morire tanti ragazzi con l’uranio impoverito, mandati in guerra con le scarpe rotte come fece Mussolini, di cosa vogliamo parlare piu’ a sinistra? è morta ragazzi, non esiste piu’ una sinistra italiana, semplicemente perche’ la nostra sinistra italiana è stata un disastro…punto.
    Se avessimo avuto una sinistra che con serieta’ prendeva atto della fine del comunismo e si trasformava in un socialismo serio e costruttivo, non saremmo a questo punto, invece che ti fanno? una ammucchiata oscena, mi dispiace per te GAD, ma I De Mita padroni di un sud camorrista mi fanno tanto schifo, e tu stai nella Margherita…ma perche’ io mi chiedo uno come te sta nella Margherita? i misteri della vita sono molti, e quando si ritiene Berlusconi una anomalia inquietante ci si rifugia nell’astensionismo, non c’è soluzione, si aspetta che il popolo maturi e che si stanchi di essere preso per i fondelli, il popolo italiano è stato sempre in crisi, a parte il BOON BOON degli anni 60, per il resto si è creata una isola felice di sudditi di circa 5 milioni di abitanti, usati come serbatoi di voti, di intoccabili, a cui è stato concesso sempre tutto, con l’urlo dei sIndacati IL POSTO NON SI TOCCA tanto ci sistemavano tutti i figlioli, le amanti, continuando ad urlare IL POSTO NON SI TOCCA…(…) come i bambini impuniti chiedono alla mamma che non ha un euro manco per fare la spesa, giocattoli che vede in vetrina.
    Se la sinistra non ha nulla da dire neanche con gli ultimi fatti eclatanti, e cioe’ che le banche privatizzate se le deve ricomprare lo Stato, naturalmente perche’ non vogliono dire quanta robbba infetta hanno!!!!!!!!!!!!!!!quindi si nazionalizza in Europa in America l’Inghilterra che sta peggio di noi, ma diciamo che l’Inghilerra ne a accolti di nostri giovani dandogli quel WELFARE che i nostri avari e accattoni governi non hanno mai concesso.
    Insomma a me questa crisi mi fa’ ridere. un milione di euro a Bonolis…ma di quale crisi stiamo parlando?
    Berlusconi regnera’ per ancora tanti e tanti anni.

  15. 404
    Antonella scrive:

    Si parla in un mondo dove tutto va veloce, il messaggio semplice arriva immediato, come lo slogan o lo spot, volete mettere l’effetto battuta di berlusca con la lentezza di prodi e i ma anche di veltroni, la gente vuole immediatezza e anche appoggiare il capo unico serve a quello semplificare, avere un riferimento solo, ovvio non è giusto ma se si sceglie l’altra strada ce li perdiamo tutti.

  16. 403
    Antonella scrive:

    griffini 400 è vero in parte, quelle sono ambiguità che si porta dentro anche la destra se se guarda bene, è un po’ cheho abbracciato la logica di semplificare e il PD non lo ha mai fatto, bastava vedere le pagine di accordo del governo prodi

  17. 402
    marco scamardella scrive:

    La Margherita era un partito di centro che guardava a sinistra ?

    vale solo lui il 10 % ?

    Sfasciato il Pd fai una riedizione dei Ds e vedi quanto di quel 10 ti segue .

    Forza Italia è il primo partito operaio da dati certi, pure la lega ha voto operaio da quando è nata .

    Il fatto che il voto operaio si sposti a destra forse ha a che fare conn la nuova microstruttura produttiva e non è afatto una dimostrazione che la cosa sia reversibile .

    La sinistra in Italia vale il 33% , punto.

    Vuoi convertire al socialismo e alla cultura di sinistra compresa l’estrema il 20 % del popolo italiano ?

    Con l’ulivo il programma monstre e la coalizione da Mastella a Diuliberto teodem e radicali è andata come è andata .

  18. 401
    Claudiodisinistra scrive:

    Maledetti i demagoghi populisti, maledetti i privilegiati, maledetti i falsi e gli ipocriti, maledetta la falsa democrazia che porta sfruttamento terrore e morte in Italia e nei paesi aggrediti.

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