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Un incontro con Yunus

domenica, 1 marzo 2009

il Bastardo

Un incontro con Yunus

Lunedì 2 marzo, alle ore 11, nella sede milanese della Fondazione Cariplo di via Romagnosi, rifletteremo sulla crisi mondiale con un protagonista davvero d’eccezione. Sarò infatti moderatore di un dialogo fra il premio Nobel Mohammad Yunus, meglio noto come “il banchiere dei poveri”, e il presidente del coordinamento fra le Fondazioni bancarie italiane, Giuseppe Guzzetti. Chissà che l’inventore del microcredito non abbia qualcosa da insegnare anche ai finanzieri occidentali oggi bisognosi di finanziamenti pubblici.

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Commenti per questo articolo

  1. 1
    alida scrive:

    gad, molto interessante, sempre gentilmente facci sapere qualcosa.Amici che volevano interessarsi al microcredito per praticarlo anche in italia hanno trovato molte difficoltà nel nostro sistema bancario, si potrebbe approfondire questo aspetto? di microcredito ce ne sarebbe bisogno tanto anche da noi per tante donne,immigrati e giovani.

  2. 2
    Giada Giovanile scrive:

    "Non serve regalare pesce, bisogna insegnare a pescare". E’ vero, non ho letto gli scritti di Yunus e non capisco niente di procedure finanziarie, ma è piuttosto noto che questo proverbio sia uno dei princìpi ispiratori cui si fonda il microcredito e per il poco che so di come si è sviluppato e come funziona, credo che abbia proprio tanto da insegnare.
    Vorrei chiedere:
    quale rapporto di affinità e divergenze si può rinvenire tra il microcredito della Grameen Bank e alcune iniziative almeno esteriormente accumunabili in Italia come M.a.g. e Banca Etica? E nel caso, perchè il microcredito funziona clamorosamente, mentre altri fenomeni simili (o versioni italiane dello stesso progetto) qui restano alternative marginali, nel senso che non vi si dà lo stesso peso che si dà a quelle società bancarie dai cui prestiti e servizi la maggiorparte dei potenziali clienti attuali sono pressochè tagliati fuori?

  3. 3
    Giuseppe (edit) scrive:

    Mi piacerebbe molto essere presente.
    E’ ipotizzabile una puntata de L’INFEDELE su questo argomento?

  4. 4
    linda scrive:

    Al Sud sarebbe bastato diventare piccoli imprenditori con piccoli aiuti dalle banche per dare risalto e voce alle bellezze delle nostre coste, invece lo Stato ha preferito defilarsi per fare posto alle illegalita’ che hanno devastato il martoriato il sud…concedere le pensioni di invalidita’ ai finti ciechi per rubargli il voto per l’uso che tutti sappiamo.
    Il dibattito sara’molto interessante sicuramente.

  5. 5
    Alberto Giarrizzo scrive:

    Gad, Yunus si che meriterebbe un’intera puntata dell’Infedele, possibilmente invitando i nostri Geronzi e Profumo…..

    Nell’introdurre il meccanismo del microcredito, Yunus ha fatto due scelte strategiche importanti e, soprattutto, coerenti con la realtà del Bangladesh: finanziare innanzitutto le donne, per la loro serietà, il rigore e per la qualità del loro impegno lavorativo (l’iniziativa Grameen Bank è quella che presenta il minor tasso di insolvenze a livello mondiale); fare in modo che le stesse donne, una volta riscattate dal loro stato di degrado materiale e di sudditanza morale, diventassero promotrici di questo formidabile strumento.

    Questo atto "rivoluzionario" ha indubbiamente favorito l’emancipazione femminile, ha drasticamente ridotto i costi burocratici di gestione del credito e ha altresì creato le basi per un rapporto di vera fiducia tra il finanziatore ed il finanziato, capace di radicare in entrambi il valore fondamentale della co-responsabilità, estendendosi fino alla funzione di testimonianza virtuosa per gli altri.

    In Italia potrebbe essere applicato, secondo me, oltre che alle donne (la cui serietà è indiscutibile e la cui condizione di intollerabile marginalità è ancora sostanziale), anche alle famiglie e alle piccole comunità sociali, dove i legami di dipendenza affettiva sono tali da garantire al meglio il buon esito del finanziamento. A tale riguardo, oltre all’esperienza di Banca Etica, sono molto interessanti alcune iniziative similari fatte in Italia (Firenze e Milano su tutte) attraverso le MAG (Mutue Auto Gestione), che raccolgono risparmio dai soci per utilizzarlo a favore di progetti nell’ambito dell’economia sociale e della cooperazione internazionale.

  6. 6
    francydafne scrive:

    Lodevole iniziativa, stimo molto il signor Mohammad Yunus. Speriamo di leggerne qualche resoconto….

  7. 7
    Elena scrive:

    Tra le esperienze italiane che si ispirano a quella di Yunus, vorrei segnalarvi quella di PerMicro (www.permicro.it), una società nata a Torino nel 2007 e specializzata in microcredito.

  8. 8
    akhenaton scrive:

    Ottimo una voce veramente nuova che mostra un aspetto del fenomeno senza veli e dalla parte giusta. Complimenti gentile Gad.

  9. 9
    mir.ca scrive:

    5 Alberto Giarrizzo (ex agiarri ?) (nell’ultiuma settimana non ho potuto frequentare il blog) mi pongo un interrogativo.

    Microcredito potrebbe essere sinonimo, suppongo, di 100 – 500 – 1000 dollari che in determinate realtà (ambientali, culturali, di "sviluppo" e d’impresa )rappresenta un’iniziativa importante.

    Quale potrebbe essere un’iniziativa corrispondente nel mondo occidentale tenuto conto del costi, del tessuto imprenditoriale, del livello di vita ???

  10. 10
    Tempesta2008 scrive:

    @ 9 Mir.Ca

    Sei tornato a trovarci. Sono contenta di vederti, come stai?

  11. 11
    gg scrive:

    Incredibile l’approccio di Yunus al sistema bancario (fare il contrario di quello che fanno di solito le banche……….)
    ma che abbia ragione ?

  12. 12
    Alfredo scrive:

    Caro Gad,
    ti consiglierei di coinvolgere Carlo Borgomeo, che da diversi anni cura il Rapporto sul Microcredito in Italia, pubblicazione molto documentata sulle pratiche (incerte) del microcredito in Italia.

    Saprai che leonardo becchetti ha pubblicato con il Mulino "Il microcredito", agile testo per inquadrare scientificamente il concetto del microcredito.
    In bocca al lupo per la trasmissione

    Alfredo Lobello

  13. 13
    Alberto Giarrizzo scrive:

    # 9

    5 Alberto Giarrizzo (ex agiarri ?)

    Ciao Mirca carissimo. Sono propri agiarri "rivelato". Non sto a spiegarti le ragioni della mia decisione. Hanno anche involontariamente avviato una discussione, pure oggetto di ballate più o meno irriverenti nei riguardi di qualcuno. Se avrai curiosità e pazienza, ti invito a ricercarle (non ho idea di dove siano finita, vista la rapidità con cui il blogi si evolve).

    La tua considerazione, circa l’entità del prestito di microcredito, è pienamente condivisibile. Yunus agli inizi ha finanziato iniziative che prevedevano l’acquisto di strumenti di lavoro, il cui valore complessivo non superava poche decine di dollari.

    La questione, secondo me, è però un’altra e riguarda il metodo di assegnazione di queste risorse, che tra le altre cose, devono essere sempre ed integralmente restituite. In Italia, un surrogato del microredito è stato ed è tuttora il prestito d’onore, strumento finanziario che combina un finanziamento a fondo perduto con un prestito a tasso agevolato. L’iniziativa è stata, dal mio giudizio, assolutamente fallimentare, perché ha dimostrato di non avere avuto la capacità di entrare nel merito della "qualità" imprenditoriale delle proposte, di selezionare iniziative di lavoro autonomo sostenibili e, infine, perché si è arroccata detro i soliti formalismi, utili sempre e soltanto a mantenere in piedi costosissimi carrozzoni burocratici (Sviluppo Italia).

    Il metodo di Yunus spazza via la burocrazia inutile e finanzia chi dimostra di possedere capacità sostanziali e spirito imprenditoriale. E’ da questi due aspetti fondamentali che occorre ripartire, per far sì che gli incentivi non siano soltanto un sussidio di ripiego temporaneo alla disoccupazione. Per queste ragioni, io credo che gli aiuti dovrebbero sempre giungere nella forma di un finanziamento da restituire e, poi, sulla base di un progetto, relativamente al quale coloro che si candidano devono dimostrare la capacità personale e, soprattutto, devono caricarsi la responsabilità di attuarlo con impegno. Al progetto finanziato, infine, potrebbe benissimo associarsi un "facilitatore" (qualcuno che ha fatto esperienza vera di gestione) che aiuti il neo imprenditore a maturare e ad affinare le proprie competenze imprenditoriali, venendo, in ogni caso, remunerato esclusivamente in base agli utili che scaturiscono dal progetto.

    Sono solo brevi spunti, sui quali, se vorrai, potremmo certamente approfondire il ragionamento.

  14. 14
    Alberto Giarrizzo scrive:

    Ciao Alfredo 12. Carlo Borgomeo è una persona molto in gamba, purtroppo, "fatta fuori" nell’operazione di fusione che ha dato vita a Sviluppo Italia. Comunque, le mie critiche al prestito d’onore erano rivolte anche al modo in cui la IG lo gestiva. Non parliamo, poi, della farraginosità delle altre leggi sull’imprenditorialità giovanile.
    In ogni caso, a lui va il merito di essere stato tra i primi in Italia a parlare di microcredito. Non più idea di che fine abbia fatto. Hai notizie?

  15. 15
    mir.ca scrive:

    #
    10
    Tempesta2008 scrive:
    2 Marzo, 2009 alle 11:55 am

    @ 9 Mir.Ca

    Sei tornato a trovarci. Sono contenta di vederti, come stai?

    Ciao Tempesta sto benissimo. Semplicemente sono stato più impoegnato del solito nella passata settimana. Come sai dobbiamo salvare l’Italia e, visto che ci siamo, anche il Mondo. Di chi la colpa, della situazione attuale, se non di noi "evasori"? Stamattina all’alba ho dato un’occhiata veloce al blog: avete discusso di tutto e di più; perfino in versi.

  16. 16
    mir.ca scrive:

    Alberto Giarizzo, mi trovi sostanzialmente d’accordo. In particolare per quanto riguarda i finanziamenti: MAI A FONDO PERDUTO. Un’impresa, un’iniziativa produttiva è tale solo se riesce a creare reddito e ricchezza. Se invece consuma risorse collettive rappresenta un costo per la Società oltre ad essere distorsiva della concorrenza, diseducativa e fonte di clientelismo e corruzione.

    Si potrà discutere sui tassi d’interesse e sullo spread (soprattutto attualmente) ma ogni centesimo va restituito.

    La carità è altra cosa e non deve riguardare le imprese.

  17. 17
    Tempesta2008 scrive:

    @ 15 Mir.Ca

    Ciao Tempesta sto benissimo

    Era quello che volevo sentire!!
    Si, la colpa è tutta degli evasori…sopratutto quelli della classe media, PMI, per non parlare dei piccoli terribili commercianti di provincia. Degli ultimi poi, ne conosco di così tremendi, che per adeguarsi agli studi di settore hanno dovuto pure chiedere un prestito….e meno male che gliel’hanno dato, altrimenti…evadevano pure loro! Che gente disonesta…mah!
    Comunque mi è sembrata un’idea un pò campata per aria…

  18. 18
    Tempesta2008 scrive:

    @ Mir.Ca

    i finanziamenti: MAI A FONDO PERDUTO.

    Mi associo con voi!
    Per i colossi, ma anche per i piccolini (visto che dove non c’è lo scrocco, c’è la frode, anche se la latta, come diceva E. Bronte, può essere lucidata tanto da sembrare argento).

  19. 19
    Agostino de Lieto Vollaro scrive:

    THE GOOD BANK

    "La giustizia non si può creare solo con modelli economici buoni che pure sono necessari, la giustizia ha bisogno di uomini giusti, di cuori giusti. Se c’è la giustizia dei cuori cresce la giustizia nel mondo". Benedetto XVI
    Il richiamo di Benedetto XVI, che sta lavorando da molto tempo ad un’enciclica di carattere sociale ed economico, è quanto mai pertinente. L’attuale crisi è stata provocata, in buona sostanza, da dissennate e immorali decisioni finanziarie ed economiche che hanno poi scatenato i peggiori "spiriti animali". Possiamo dire con assoluta tranquillità: l’ingordigia è l’origine della crisi.
    I grandi della terra hanno proposto per tentare di arginare il crollo, la creazione di una Bad Bank, una Banca creata dagli Stati dove sterilizzare le migliaia di miliardi di euro di titoli tossici. La fattibilità dell’ipotesi è fortemente problematica: ancora non è noto l’ammontare di tutti i titoli tossici e, soprattutto, dove sono stati nascosti e poi: a che prezzo comprare i titoli spazzatura e di quanto è possibile aumentare il debito pubblico? Questa soluzione rischia di generare inflazione invece che ricchezza.
    Recentemente il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, docente di Economia all’Università Cattolica di Milano, Presidente del Banco Santander, ha proposto dalle colonne dell’Osservatore Romano (che oltre al festival di Sanremo ogni tanto si occupa anche di cose serie) un’idea semplice e geniale la creazione di una Good Bank che investa centinaia di miliardi nei Paesi poveri in modo da innescare un boom economico a vantaggio non solo delle popolazioni locali ma anche di tutti i Paesi più sviluppati andando a sostenere la domanda globale di beni e servizi. Nell’arco di qualche anno lo sviluppo dei Paesi poveri oltre a ripagare il debito contratto dai Paesi ricchi, produrrebbe nuovo benessere e ricchezza .
    La proposta è stata accolta con interesse da alcuni dei massimi leader mondiali ( persino dal responsabile della Banca Mondiale e dal Primo Ministro inglese Gordon Brown).
    Speriamo che la si possa attuare presto, servirebbe anche per iniziare a realizzare la giusta fortemente sentita esigenza di ridistribuzione del reddito e delle risorse della terra.
    Auguriamoci di tornare presto ad un epoca in cui l’Ideale sarà di nuovo la guida dei governanti che dettano le regole economiche e non all’assurdo odierno dove è la Finanza che detta le regole ai politici in un vuoto culturale privo di ideali.

    Agostino de Lieto Vollaro

  20. 20
    Ada scrive:

    Volevo fare una considerazione tipo pensieri ad alta voce: questa crisi mi angoscia ma nello stesso tempo mi mette addosso una leggera euforia, nel senso che mi piace che piano… piano….(forse sono un po’ sognatrice!!)si sentono questi effluvi di umanità cioè questo parlare dell’ALTRO!!! Chissà mai che diventeremo migliori: Me lo auguro!!!

  21. 21
    Giovanni scrive:

    Gad guarda che anche noi in italia abbiamo il microcredito… basta che tu stasera chieda a Guzzetti dei 5 e passa miliardi (di euro) che le banche uliviste hanno prestato a Zaleski…

    vediamo che hai le palle stasera..

  22. 22
    Gad scrive:

    Banche uliviste? Mi sa che sei rimasto un po’ indietro…

  23. 23
    giacomo scrive:

    a 21 :- è importante la sua domanda . Ma io la porrei in questo modo: come mai sono saltati tutti gli strumenti di una accorta e cautelativa valutazione dei rischi? Perchè questi colossali debiti da parte di queste finanziarie… Ma i vertici delle banche come ragionavano per procedere in questo modo dissennato ?

    C’è una spiegazione tecnica? morale a parte.

  24. 24
    Giada Giovanile scrive:

    [un articolo da “Today headlines” della newsletter odierna di N.Y.Times: si trova e continua qui]

    Growing Economic Crisis Threatens the Idea of One Europe
    By STEVEN ERLANGER and STEPHEN CASTLE
    Published: March 1, 2009

    PARIS — The leaders of the European Union gathered Sunday in Brussels in an emergency summit meeting that seemed to highlight the very worries it was designed to calm: that the world economic crisis has unleashed forces threatening to split Europe into rival camps.

    The leaders of European Union countries who gathered Sunday in Brussels included, from left, Sergei Stanishev of Bulgaria, Nicolas Sarkozy of France, Andrus Ansip of Estonia, Demetris Christofias of Cyprus, Mirek Topolanek of the Czech Republic and Lawrence Gonzi of Malta.

    An urgent call from Hungary for a large bailout for newer, Eastern members was bluntly rejected by Europe’s strongest economy, Germany, and received little support from other countries. Chancellor Angela Merkel of Germany, facing federal elections in September, said countries must be dealt with on a case-by-case basis.

    “Saying that the situation is the same for all Central and Eastern European states, I don’t see that,” Mrs. Merkel told reporters. She spoke after Prime Minister Ferenc Gyurcsany of Hungary warned, “We should not allow that a new Iron Curtain should be set up and divide Europe.”

    With uncertain leadership and few powerful collective institutions, the European Union is struggling with the strains this crisis has inevitably produced among 27 countries with uneven levels of development.

    The traditional concept of “solidarity” is being undermined by protectionist pressures in some member countries and the rigors of maintaining a common currency, the euro, for a region that has diverse economic needs. Particularly acute economic problems in some newer members that once were part of the Soviet bloc have only made matters worse.

    Europe’s difficulties are in sharp contrast to the American response. President Obama has just announced a budget that will send the United States more deeply into debt but that also makes an effort to redistribute income and overhaul health care, improve education and combat environmental problems.

    Whether Europe can reach across constituencies to create consensus, however, has been an open, and suddenly pressing, question.
    “The European Union will now have to prove whether it is just a fair-weather union or has a real joint political destiny,” said Stefan Kornelius, the foreign editor of the German newspaper Süddeutsche Zeitung. “We always said you can’t really have a currency union without a political union, and we don’t have one. There is no joint fiscal policy, no joint tax policy, no joint policy on which industries to subsidize or not. And none of the leaders is strong enough to pull the others out of the mud.”
    Thomas Klau, Paris director of the European Council on Foreign Relations, an independent research and advocacy group, said, “This crisis affects the political union that backs the euro and of course the E.U. as a whole, and solidarity is at the heart of the debate.”

    The crisis also has implications for Washington, which wants a European Union that can promote common interests in places like Afghanistan and the Middle East with financial and military help.
    “All of that is in doubt if the cornerstone of the E.U. — its internal market, economic union and solidarity — is in question,” said Ronald D. Asmus, a former State Department official who runs the Brussels office of the German Marshall Fund.

    The problems are basically twofold: within the inner core of nations that use the euro as their common currency, which together have an economy roughly the size of the United States’; and within the larger European Union.

    The 16 nations that use the euro — introduced in 1999, and one of the proudest European accomplishments — must submit to the monetary leadership of the European Central Bank. That keeps some members hardest hit by the economic downturn, like Ireland, Spain, Italy and Greece, from unilaterally taking radical steps to stimulate their economies.

    Germany once vowed never to bail out weaker members in return for giving up its strong national currency, the deutsche mark. But German leaders are now faced with the unpalatable prospect of having to put German money at risk to bail out less responsible partners that do not adhere to European fiscal rules.

    Within the larger European Union, fissures are growing between older members and newer ones, especially those that lived under the yoke of Soviet socialism. Some countries of Central Europe, like the Czech Republic and Poland, are doing relatively well. Others, including Hungary, Romania and the Baltic states, are in a state of near-meltdown.

    But only two newer members — tiny Slovenia and Slovakia — are protected by being among the countries that use the euro, and there was little support on Sunday for changing the rules to allow more to join quickly.

    Many new members have seen their currencies plummet against the euro. That has made their debt repayments to European banks, their primary lenders, a much greater burden even as the global recession has meant a plunge in orders from consumers in the West. Some countries are asking for aid, both from their European partners and from the International Monetary Fund, to prop up their currencies and the banks.

    [continua]

  25. 25
    Mario C scrive:

    100 milioni di euro per Gaza dati dal governo Italiano per la ricostruzione ,
    niente da dire contro quei disgraziati , ma i soldi per ricostruire li mette chi ha rotto , cioe Isdraele , noi i soldi li dobbiamo mettere in Italia per chi perde il lavoro.

  26. 26
    Giada Giovanile scrive:

    a complemento del #24 (mi sono accorta adesso che cliccando sul "qui" non c’è il collegamento all’articolo, come dovrebbe, quindi riprovo): link

  27. 27
    fab scrive:

    Buona sera,
    dove si fanno le domande? qui? Se si vorrei farne una.
    Sembra che con questa crisi il sistema finanziario mondiale e il liberalismo dogmatico proposto dai Repubblicani americani durante gli ultimi 20-30 anni dimostri le sue lacune. Abbiamo dunque il contesto per che le cose cambino, e alcuni paesi come i Stati Uniti sembrano di avere forse anche il leader che ha voglia di cambiare le cose (sembrano). La mia domanda e dunque: i nostri leader europei (della germania, francia, italia, inghilterra …), in grande parte eletti in un periodo antagonista a quello attuale, all’apice di questo sistema che crolla adesso, possiamo fidarcene? i.e.: non e che sonno giustamente ed esattamente stati eletti sulle loro idee liberali e a volte liberalista? Secondo voi, dobbiamo dunque credere che cambieranno le regole del gioco o pensare che vogliono semplicemente curare il sistema perché si riprenda?

  28. 28
    mp scrive:

    sono un metalmeccanico artigiano datemi uno stipendio come un banchiere anche di ultimo livello

  29. 29
    brunolorenzi scrive:

    SI PUò CRESCERE ALL’INFINITO..?

  30. 30
    franco scrive:

    franco galanti scrive:
    2 Marzo, 2009 alle 10:33 pm
    i punti cruciali sec me son 2
    1) Grameen non ha mai fatto beneficenza, e ha fatto
    bene. la beneficenza non è trasparente e nei secoli non ha funzionato troppo.
    2) la fiducia fa la differenza insieme alla generosità e alla trasparenza: stando ai fatti, con tutto il rispetto, non darei mai soldi alla cariplo e a un cardinale pensando di far qualcosa di nuovo. forse, potrebbe essere il cardinal martini, ma le ecclesie mom possono oggi ispirare troppa fiducia, non la fiducia che la fiducie mondana e monetaria esige, anche per rispetto al spiritualità. I fatti, oltre che le intuizioni sulla pulizia degli uomini, rinforzano la fiducia.

    Non sono del tutto d’accordo con La touche: la globalizzazione non è pazza. Gli uomini e i consumatori lo sono. La globalizzazione può cambiare i luoghi, e gli uomini pazzi che li abitano nei casi specifici. La fiducia interumana globale può farli rinsavire.

  31. 31
    franco scrive:

    In termini filosofici bisognerebbe rilegger, proseguire, discutere, a proposito di Bocconi, le riflessioni di PA Dacrema (la morte del denaro. una rivoluzione possibile). Il denaro, come il PIL, se diventa unico parametro, distorce le valutazioni del lavoro e può far perdere di vista la dignità del lavoro. Bisogna valutare il lavoro a prescindere dal denaro, considerando quello che produce con criteri trasparenti e condivisi semplici, efficacie ed efficenze, laddove possibile.
    Tempo, denaro, informazioni, materie prime, e tecnologie ultime, trasparenza sinergie e fiducia sono le risorse da misurare.

  32. 32
    diego fioravanti scrive:

    Date retta a l’unico giovane con i capelli bianchi….
    Lui ha preso il Nobel per la pace, noi no.
    Questo significherà qualcosa!
    Ed inoltre basta con ‘ste centrali atomiche di terza età, non di terza generazione….siamo ridicoli,
    lasciate parlare chi di energia se ne intende,
    invitate Enrico Bellone.
    Grazie
    Diego

  33. 33
    sole scrive:

    ciao a tutti
    Riguardo a questa crisi ciò che è più grave è il fatto che non è ancora chiaro ai politici che deriva proprio da quella globalizzazione pazesca e dal credito che l’ha ritardata facendoci vivere in un mondo illusorio! Vedete laglobalizzazione parte da una teoria che si chiama teoria neo keynesiana secondo la quale il libero scambio è vantagioso per tutti! attenzionepero che la globalizzazione non ha portato a uno libero scambio ma alla fuga di capitali e tecnologie verso i paesi asiatici!! questo è il problema! con la Cina non vi è mica uno scambio ma è solo la cina che esporta! In pochissimi anni è stato trasferito in cina tutta la tecnologia che l’occidente ci ha impiegato mezzo secolo per sviluparla! Qui non si tratta di una fuga di cervelli ma di una cosa ben più grave – la fuga di tecnologie e di "sapere applicato"! perche è cosi difficile capire?
    Per uscire dalla crisi bisogna imporre delle regole che ridefiniscono loscambio e impediscono alle aziende di trafugare le tecnologie. Forse è un po tardi. in ogni caso bisogna creare delle regole che portino ad uno scambio alla pari tra i vari paesi e che impediscono ai neoimprenditori di andare a produrre in cina e sognare in occidente. Questo in ogni caso non potra accadere inquanto l’occidente è a secco! ora calera il reddito fino a raggiungere livelli di equilibrio. Lasciamo perdere il minimo sindacale; in realtà se consideriamo il redditomedio degli ultimi anni dei giovani italiani è poco differente da quelli cinesi! E’ inutile predere mille euro al mese se poi tre mesi te ne stai a casa!
    Perche non si vuole ammettere che con la globalizzazione si è fatto una grandissima stupidagine?!
    grazie

  34. 34
    BEDEL scrive:

    NON si POTEVA PARLARE NELLA PUNTATA DI QUESTA SERA DI
    BANCA POPOLARE ETICA presente in Italia da 10anni?

  35. 35
    andry scrive:

    Voglio esprimere un mio pensiero sullo sviluppo dell’ economia nei paesi poveri.
    I paesi poveri saranno sempre piu’ poveri fino a che i prodotti agricoli, cereali e carni avranno un prezzo cosi’ basso.
    Se qualcuna di queste persone decidesse di comprarsi un trattore per seminare grano, non riuscirebbe mai a pagarlo, se iniziasse un allevamento, non varrebbe la pena e cosi’ rimangono bloccati nella loro poverta’ senza via di scampo.
    Noi siamo progrediti da soli ma avevamo prezzi alti. Con la vendita di prodotti agricoli, ci si comprava la macchina, la lavatrice, i trattori ecc…ed abbiamo innescato un processo di miglioramento. Oggi in agricoltura non si riesce a mantenere le macchine che ci sono neanche con gli aiuti PAC. Per un paese povero questa e’ una tragedia. I prodotti agricoli sono l’ unica risorsa e con i prezzi di oggi non c’ e’ possibilita’ di miglioramento.
    Chiedo a qualche economista di darmi un parere su questo mio pensiero.
    Grazie e buon lavoro.

  36. 36
    andry scrive:

    Il Signor Mohammad Yunus ha TUTTO da insegnare ai nostri banchieri, politici e amministratori!!!
    Speriamo che qualcuno abbia la volonta’ e l’ umilta’ di imparare quello che i nostri studi non hanno saputo insegnare!!!

  37. 37
    alida scrive:

    gad, insisto, è possibile approfondire il tema del microcredito, consentendo una maggiore informazione. Non sarebbe il caso di questi tempi, le centinaia di migliaia di perdenti occupazione, soprattutto precaria,e oltre…capirne di più di questo strumento e poterlo semmai estenderlo in italia, soprattutto nel sud, dove donne e giovani, sono completamente ignorati ed invisibili. Non sarebbe il caso di dedicare una trasmissione a questo come una possibilità laica e non delle diocesi di turno per fronteggiare la crisi e la povertà? Sicuramente, come altrove in paesi ben più poveri del nostro, si creerebbe un circuito virtuoso di microimprenditorialità e nuovo sviluppo delle fasce più deboli della popolazione.Grazie per una risposta.

  38. 38
    Pino Grasso scrive:

    Scusate ma, non capisco bene com’è organizzato questo blog.
    Da qualche parte ci dovrebbe essere l’aricolo che si riferiva alla trasmissione "l’Infedele" di ieri sera ma, non riesco a trovarlo da nessuna parte.

  39. 39
    Giulio A. scrive:

    Forse potrebbe essere una idea una inchiestuccia sull’uso linguistico che le banche nostrane hanno fatto della parola "microcredito" dopo il premio nobel dato a Yunus. In particolare una ricerchina sulle vere attività di una roba che hanno chiamato -addirittura- "Microcredito di solidarietà", o una "Microcredito SpA" probabilmente senza nemmeno rendersi conto dello stridore fra i due termini. Che diamine fanno veramente? Perché una cosa è sicura, il microcredito non ci ha niente, ma proprio niente a che vedere.

    L’argomento vero è la perversione linguistica, prima di tutte le perversioni, alla quale gli italiani sembrano particolarmente affezionati perché la ciucciano con il latte. Poi da grandi fanno i funzionari di banca.

  40. 40
    Gaetano SALVEMINI scrive:

    Perchè sarebbe interessante, il microcredito?

    Non è stato affermato da EPIFANI e confermato dallo stesso Gad LERNER, durante la trasmissione, che non c’è nè per tutti?

    E cosa vogliamo fare?

    Visto che non c’è nè per tutti, c’è almeno una cartuccia un povero?

    Sì i poveri si potrebbero almeno fucilare, visto che non c’è nè per tutti!

    Troppo costoso?

    E’ per questo motivo che i poveri devono rimanere per tutta la vita a mangiare alla Mensa della Caritas e a chiedere l’elemosina davanti alla porta delle chiese?

    Se non c’è nè per tutti, allora avevano ragione i nazisti!

    Mai letto Hannah ARENDT?

    Io si, per cui ho le idee chiare sul nazismo, altri sono nazisti e non lo sanno…

    Credono solo si essere razionali!

    Eh, che pure i nazisti erano razionali: in Europa sono troppi, per cui ne eliminiamo il sovvrappiù; naturalmente a questo punto bisognava trovare semplicemente un criterio di sfoltimento ammissibile…

    Non c’è nè per tutti…

    EPIFANI sostiene questo, LERNER pure…

    Quale potrebbe essere la soluzione?

    Offrire milioni di posti di lavoro agli stranieri?

    No, dico, non c’è nè per tutti…

    Allora prima c’è n’era…

    E com’è che i poveri stavano sempre alla Mensa?

    Ancora una volta risulta evidente del perchè siete tutti una massa di nazisti, compreso Gad LERNER, che non contento, puntualmente cancella i miei pezzi da questo forum.

    http://www.erossi@yahoo.it

  41. 41
    Edy scrive:

    Gaetano, anche chi non se ne intende di economia come la sottoscritta, trova strano sentir dire che la torta non basta per tutti quando si sa che un terzo di questa torta viene tenuta nascosta e mangiata (e sempre rinnovata miracolosamente) da ingordi disonesti.
    Lasciando a persone competenti il compito di elucubrare sull’argomento, mi limito a condividere la tua indignazione su un sistema politico incapace di garantire a tutti almeno la soddisfazione dei bisogni primari. Manco fossimo ancora ai tempi di Caio Gracco – o forse era suo fratello Tiberio, non ricordo bene – che nella Roma repubblicana gridava il suo sdegno su condizioni di vita disumane: gli animali avevano la loro tana. Gli uomini no.
    Oggi si viaggia nella stessa direzione, con gente che non potendo pagare le rate del mutuo, si troverà sul lastrico e magari dovrà rassegnarsi a vivere di carità dovendo dire perfino "grazie".

    Riguardo all’accusa che rivolgi a Gad, credo invece che ti sbagli.
    Qui capita di leggere di tutto e di più, nel meglio e nel peggio. Non sento puzza di censura e mi auguro di non scoprire attraverso te di aver perso semplicemente il senso dell’olfatto.

  42. 42
    Gaetano SALVEMINI scrive:

    Cara signora…

    Quando dico certe cose, è semplicemente un fatto collegato alla nostra realtà moderna.

    Si raggiunge l’iperbolico, per…

    Descrivere semplicemente la realtà.

    Il Nazismo fù davvero il frutto di mentalità razionaleggianti, si era finalmente in grado di conoscere tutti i dati che ci servono per poter dominare la natura e la società; decidento a quel punto però di utilizzarli per mantenere uno status quo e non per organizzarci finalmente in maniera definitiva.

    Si, perchè siamo ormai perfettamente capaci di organizzarci in via definitiva, il pianeta non è più un territorio sterminato e immaginato senza fine…

    L’epoca greca è passata da molto tempo.

    Se si è dovuto aspettare fino alla Rivoluzione francese è dovuto sempre al motivo che alcuni avevano il potere economico, mentre gli altri no.

    Solo quando l’industria ha permesso di affrancarsi dalle possibilità offerte dalla terra, altri individui che non fossero gli aristocratici, poterono affacciarsi sulla scena del Mondo.

    Dichiarare la propria indipendenza che derivava dalla raggiunta autonomia, affermare cosa è un Uomo e quali sono i suoi diritti…

    Peccato che dopo, questi "liberali", (scusi vado veloce) tennero per se e non per tutti gli altri queste nuove acquisite libertà.

    Anche perchè i Poveri, fino all’800, sono tali tutti i lavoratori e piccoli proprietari terrieri e artigiani e commercianti; non ebbero mai l’indipendenza economica, mai tutti gli individui sono risultati autonomi.

    Quando parlo degli elemosinanti, mi riferisco a quelli attuali ma anche a quelli potenziali…

    Cioè chiunque altro…

    Lo stesso Gad LERNER e lo si è visto con altri giornalisti, rischia costantemente di finire sul lastrico e come si usa da un pò di tempo a questa parte magari pure inquisito.

    La questione non è semplicemente pietistica, ma interessa tutti!

    Proprio tutti, perchè ognuno di noi rischia costantamente di…

    Essere licenziato!

    Che è un eufemismo, per dire ti uccido!

    Stai sulle scatole del datore di lavoro, non sei stato abbastanza servile, ti ha insultato e gli hai risposto, sei donna e gli serve un servizietto extra?

    Se non agisci come vuole il "padrone", lui può ucciderti, in fondo in pregresso, non avevi dovuto chiedergli il permesso di campare?

    Siamo nel 2009 e ancora un uomo deve chiedere il permesso di campare ad un altro uomo.

    Se certe faccende non si vogliono risolvere è perchè solo in questo modo c’è chi può avere una preminenza sugli altri…

    Timore atavico non più corrispondente alle possibilità tecniche di cui dispone la nostra società.

    Ma e allora?

    Esitono alcuni fattori, tutti noi mangiamo, dormiamo e ci vestiamo nonchè abitiamo da qualche parte…

    Non basta!

    Esistono pure due fattori altri che ritroviamo persino nella Bibbia, gli onori e la considerazione, il "rispetto"; "cumannari ìè meglio c’a futtiri".

    Dico nella Bibbia, anche solo per indicare quanto sia antica la questione.

    Anche la Chiesa deve barcamenarsi tra simili frangenti, è per questo che assolutamente voleva mantenere i propri possedimenti terrieri…

    Per la propria autonomia, che come viene ricordato nel "il Sillabo", una pubblicazione del famoso cinquantennio, certe ricchezze avrebbero dovuto garantire la libertà e la dignità così come alla Chiesa compete!

    Poche righe più sotto, il Papa, aggiunge: e siccome i tempi sono difficili o ricchi aumentate le prebende per i poveri…

    Ma come a loro la libertà e la dignità e che gli compete pure e per gli altri…

    L’elemosina?

    In Italia si vuol passare al federalismo bene che si contratti pure per un salario di cittadinanza, ovvero ci sono sistemi molto migliori e pure più semplici e sicuri per dare l’bertà e dignità per tutti, ma ne parleremo forse un altra volta.

    Certo è che, la Destra non ha interesse, per simili faccende anzi, tutte le leggi che si promulgano da un pò di tempo a questa parte, rappresentano un vero ritorno all’800; ma anche la Sinistra è affatto interessata, perchè anche questa è costituita da "rappresentanti", rappresentanti che sono dei Dirigenti…

    Ed è quì il punto, se uno è di destrra è perchè ha interesse agli onori di dirigente, visto che poi occupa tutto lo spazio presente c’è chi è riuscito a ritagliarsene uno anche per sè, i dirigenti di sinistra, che sempre dirigenti sono!

    E per le medesime ragioni dei destri, intendono mantenere lo status quo, più fermo che mai, anzi auspicano un ritorno indietro, proprio per poter dominare ancora la situazione, per poter dominare gli altri bisogna minacciarli di galera?

    Troppo finiremmo tutti in carcere e poi chi resterebbe ad osannare i dirigenti?

    Basta tenere tutti sotto il rischio di morire di fame e di stenti seduto ad una panchina e questo tra l’indifferenza e l’inazione di tutti le componenti la nostra attuale società.

    Chi si permettesse di agire altrimenti verrebbe prontamente ed ugualmente ridotto alla miseria.

    Ora mi fermo quì, questo non è un forum vero e proprio.

    Resta però che ora o mai più possiamo come umanità acquisire una reale autonomia personale, acquistare i diritti economici che ci consentirebbero di godere pienamente dei diritti politici, civili, personali…

    Che altrimenti sarebbero ridotti a pura burla e comunque non rispettati.

    Quello che spero è in un azione di LERNER in proposito, non ci sono più neanche Forum funzionanti, li hanno chiusi tutti, per quanto mi riguarda ho costituito un "Comitato dei Poveri" quì a Taranto, forse ci sarà un Associazione, ma costa e i nemici sono tanti in primis "quelli" di Rifondazione e poi tutti gli altri, proprio perchè non vogliono cambiare niente al massimo occuparsi solo dei lavoratori perchè sono costituzionalmente comodi da dirigere, degli altri non gli interessa anzi non se ne può e non se ne deve parlare.

    http://www.erossi@yahoo.it

  43. 43
    ReDSkiN scrive:

    Vorrei chiedere a Gad Lerner se è a conoscenza del signoraggio. E’ vero ciò che si dice in proposito?

  44. 44
    sgap scrive:

    Caro Gad,
    ho seguito ieri con interesse un’intervista a Yunus che spiegava la sua geniale idea del microcredito. Non mi sembrava vero che finalmente qualcuno parlasse in termini propositivi di questa crisi. Finalmente qualcuno con dei progetti che guardano al futuro e che tengono in considerazione l’essere umano nella sua interezza e non solo come consumatore e produttore di ricchezza.
    Perchè non dedicare una puntata a questo argomento? Ho letto che Unicredit sta pensando di creare delle Grameen Bank anche in Italia e a Bologna c’è già qualcosa del genere.
    Sarebbe interessante saperne di più anche perchè, davvero non si è capito cosa ci capiterà nel momento peggiore della crisi. Cosa è meglio fare in questo momento? Spendere?Risparmiare? E se poi le banche, quelle che hanno contribuito a questa situazione catastrofica, falliscono, ce li daranno i nostri soldi? Boh!

  45. 45
    sapo scrive:

    Seguo da diverso tempo e con molto interesse il progetto della Grameen Bank e sono sempre più convinto che gli stessi criteri di questo tipo di credito possano essere adottati su larga scala anche a livello di investimenti statali.Ad esempio se l’enorme somma destinata al megalomane progetto del ponte sullo stretto fosse distribuita su decine di progetti relativi al potenziamento dei traghetti attraverso l’uso di sistemi a basso impatto ambientale,nonché ad interventi mirati sul sistema viario locale,si avrebbero sicuramente dei rientri economici in tempi relativamente brevi e la stessa percentuale di rientro del credito sarebbe anch’essa maggiore,perché ad essere coinvolte sarebbero entità locali di basso profilo e non grandi imprese legate a grandi lobbies legali e non;da che il mondo é mondo i debiti sono sempre restituiti dai piccoli e molto meno spesso dai grandi.


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