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Siamo ritornate come le nostre nonne?

sabato, 7 marzo 2009

il Bastardo

Siamo ritornate come le nostre nonne?

In occasione dell’8 marzo 2009 il bastardo cede volentieri la parola alla sua amica Elisabetta Ambrosi, giornalista culturale, con questo intervento pubblicato in un’altra versione su “Europa”.

Oggi è l’8 marzo: l’ennesima occasione per parlare di corpi femminili, delle violenze che subiscono, delle conquiste faticosamente raggiunte e magari rimesse in discussione? Per molti sarà così, tanto che forse persino il caso di Eluana verrà tirato in ballo per parlare di diritti e libertà al femminile.
Le parole, e le grida, spese sul caso di una ragazza quasi morta fanno emergere, per contrasto, il grande silenzio riservato alle tante ragazze e donne vive. Alla qualità della loro vita pubblica e lavorativa, e alla loro libertà di scelta, all’interno di quella vita. In fondo, la celebrazione dell’8 marzo riguarda soprattutto il lavoro, perchè ricorda la vicenda di 129 operaie morte per aver scioperato contro le condizioni terribili cui erano costrette.
Oggi quelle condizioni sono cambiate, ma sono lontane da quelle di un paese che si definisce sviluppato; e soprattutto sono in costante peggioramento. Laureate più dei colleghi uomini, anche se spesso in materie meno vincenti, le giovani donne arrivano in un mondo del lavoro che le respinge, o al massimo concede loro claustrofobici spazi, con compensi miseri e scarse tutele. Che non si tramutano nella felice stabilità, come previsto da molti cattivi profeti, ma più spesso – la crisi economica l’ha mostrato senza troppi giri di parole – nella perdita del posto.
Eppure le donne che hanno un cattivo lavoro sono comunque fortunate! Ben quattro su dieci, (tre al sud), non lavorano affatto. Sono numeri che spaventano: chi sono, e cosa fanno, durante le loro lunghe giornate? Non si tratta più solo di persone come le nostre nonne, con tanto da fare in casa e famiglie numerose. Spesso sono giovani e non hanno figli. Non ne possono fare perché non hanno risorse; oppure sono a casa proprio perché ci hanno provato, ma poi, uscite dall’ospedale col fagotto in braccio, sono scivolate nell’ombra. Per un contratto non rinnovato o l’impossibilità di lavorare e accudire insieme.
«Risorse preziose», però mai utilizzate
Non è difficile oggigiorno imbattersi in dichiarazioni e pubblicazioni che definiscono le donne «risorse preziose», «veicoli di modernizzazione«, «strumenti indispensabili per far crescere il paese». È una retorica di cui ormai è meglio diffidare perché, se davvero così fosse, le donne verrebbero allora tempestivamente utilizzate, a partire da chi le definisce tali. Invece, avviene proprio il contrario.
I ruoli di prestigio istituzionale sono ricoperti oggi quasi solo da uomini. Le tribune dei nostri giornali sono popolate da maschi per lo più anziani, tanto che in quello che viene considerato il più prestigioso quotidiano del paese, il «Corriere della sera», l’editoriale più importante non è in nessun caso firmato da una donna, senza che nessuno se ne stupisca. Nelle aziende non va meglio: le donne guadagnano di meno, mentre nei cda e nei ruoli dirigenziali le percentuali di presenza femminile sono da paese non civile (e non da terzo mondo, definizione offensiva e sbagliata, anche perchè lì le percentuali sono ben maggiori).
Come mai le donne si presentano in pari numero e pari titoli alla competizione per il lavoro, ma non arrivano al traguardo? Il processo durante il quale si perdono per strada si svolge silenziosamente, senza che nessuno se ne accorga, se non le dirette interessate (e talvolta neanche loro). È un processo fatto di selezione più severa fin dal primo colloquio, di mobbing, di sostituzioni di maternità al termine delle quali ci si trova relegate in un ruolo marginale.
È un processo guidato da una mano invisibile, quella di una cultura, o meglio non-cultura, che non le considera davvero pari, che le ritiene “fragili”, “nervose”; che assegna loro soprattutto il compito di coprire tutte quelle funzioni che circondano il potere (e che permettono a chi lo esercita di farlo al meglio), oppure di ingentilire l’ufficio e le cene di lavoro. E non è un caso che le giovani donne di oggi, magari con concorso di colpa, ritengono assai più utile la scorciatoia della seduzione alla solidità di una formazione vera. Che, tanto, non viene premiata, se non con contratti precari o con la disoccupazione.
In compagnia di giovani e immigrati
Se le donne sono escluse, si trovano però in buona compagnia: quella dei poveri, dei giovani, degli immigrati che vendono le mimose ai semafori. Fasce di persone che, nella nostra sfera politica-economica wasp, hanno scarsa o nessuna voce in capitolo. Difendere le donne oggi significa anche prendere le parti di queste maggioranze silenziose; aumentarne la rappresentanza aiuta anche di chi è escluso per altre ragioni.
Purtroppo la soluzione è lungi da venire, perché chi dovrebbe curare il problema è anche quello meno interessato a farlo. Se lo fosse infatti, accetterebbe le quote rosa come misura di emergenza, anche se poco liberale. O andrebbe a quegli incontri sui problemi femminili, tristemente popolati solo da donne, come se ai convegni su una patologia fossero presenti solo i malati.
Invece, aspettando che questa fase di infinita transizione finisca e che le loro figlie e nipoti ereditino un paese più equo, le donne italiane, spesso iper-formate e cosmopolite, stanno alla finestra, proprio come le loro nonne. Guardando ad esempio quel paese, gli Stati Uniti, il cui il neopresidente, maschio, ha deciso per prima cosa di equiparare gli stipendi di uomini e donne: scelta che dai noi verrebbe subito bollata come misura liberticida.
All’interno dei loro appartamenti, invece, c’è molto silenzio. Gli uomini sono al lavoro. Le culle sono vuote. E qualche volta, si affaccia con amarezza il (non) senso di una vita sprecata.
Elisabetta Ambrosi

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Gad - che ha scritto 2633 post su Gad Lerner.

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Commenti per questo articolo

[10] 9 8 7 6 5 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 484
    antonello fratoddi scrive:

    Premio Nobel al popolo Rom.
    Abbiamo realizzato insieme alle Nazioni Unite e alla Regione Lazio un documentario sui Diritti Umani, presenteremo il documentario alla Camera dei Deputati il giorno 31 marzo 2009 alle ore 17.30

    nel documentario si parla dei diritti dei Rom. e della loro candidatura al premio Nobel per la pace in quanto popolo che non ha mai fatto la guerra a nessuno.

    vi sono diversi autorevoli relatori, mi piacerebbe invitare Gad Lerner.

    resto a disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

    vi prego se possibile di rispondere al mio indirizzo mail anche in caso negativo per essere sicuro che la mia richiesta è stata valutata.
    grazie.
    antonellofratoddi@virgilio.it

  2. 483
    Aldo Giovannetti scrive:

    I lestofanti sono la principale causa della crisi. Gli imbroglioni hanno già abboandantemente saccheggiato l’Italia con la Cassa per il Mezzogiorno, trasferendo fabbriche e industrie dal centro italia al sud.Anche una tipografia nei pressi della mia abitazione si è trasferita a Pomezia, distante pochi Km. da Roma perchè fa parte del "mezzogiorno"!
    Quelli che i comunisti italiani definivano "pescicani" sono sempre pronti ad approfittare di ogni occasione per far quattrini a spese dello Stato Italiano prima e dell’Europa oggi.E i pescicani sono in Romania,in Olanda, in Ucraina ecc. come in Italia.
    I pescicani, i farabutti, gli imbroglioni sono la causa dei nostri guai.
    Cordialmente Aldo Giovannetti

  3. 482
    pietro monaco scrive:

    coraggio supereremo anke questo…forza indesit company e non solo,uniti a torino contro la chiusura di none,sciopero di otto ore per il gruppo indesit company e manifestazione a torino il 20 03 09,amici di torino e dintorni dateci una mano….grazie

  4. 481
    cioccolatassenzio scrive:

    basta sono stufa di fregnacce non voglio protettori ne principi azzurri non voglio santi protettori ,è giusto che ci siano compagni/e di vita , compagni/e di lavoro, compagni/e di ….. tutto ciò che e posibile inventare, ma compagni/e , perchè ciò fa condividere comunque gioie e dolori, òneri e onori, e sopprattutto diritti e doveri, basta che uomini che non sanno cosa vuol dire donna facciano leggi, leggi, leggi,pensando di essere donne, e di poter operare a nome nostro, ma che se ne stiano buoni e comincino a collaborare veramente con noi e facciano squadra nell’interesse della comunità uomini o donne che essi siano,senza spacciarsi per i paladini di un’ideologia, sono solo tutte fregnacce,per non offendere chi li paga con donazioni o li appoggia con discorsi cosicchè posonono non difendere i nostri diritti.ricordate che sebben che siamo donne paura non abbiamo e prima poi vedrete che ci sentiamo, non tirate troppo la cinghia perche potrebbe rivoltarsi contro.rispettate e sarete rispettati….

  5. 480
    kirk scrive:

    ANSA) – BOLOGNA, 9 MAR – Condanna a sei anni e mezzo per il tunisino clandestino di 33 anni che la sera del 13 febbraio violento’ una quindicenne in un parco alla periferia di Bologna. La condanna arriva dopo un rito abbreviato che prevede una riduzione della pena di un terzo (il conto dei giudici e’ partito da nove anni e nove mesi). Mohaib era uscito dal carcere il 15 gennaio, dopo aver scontato due terzi di una condanna, non definitiva, per spaccio. La scarcerazione aveva suscitato polemiche. Secondo l’accusa l’uomo aveva trascinato la ragazzina dietro un cespuglio e l’aveva stuprata. (ANSA).

    la chiamano giustizia.

  6. 479
    L'Odyoso Idiota scrive:

    Oggi quelle condizioni sono cambiate, ma sono lontane da quelle di un paese che si definisce sviluppato

    Ma scusa Gad…ma tu in un paese che è sottosviluppato in tutto e che in ultima analisi è anche un paese di sottosviluppati (perchè un’orchestra composta da grandi musicisti di certo non fa le canzonette del festivalbar), cosa cavolo ci stai a fare? Dico io…ma essere circondato da cotanto sottosviluppo e sottosviluppati, come fa a piacerti? Ti fa sentire un pò meglio? Ti fa sentire il primo della classe? O anche te ti dobbiamo inquadrare in un contesto generalizzato di sottosviluppo culturale, civile, economico che avvolge il nostro paese? E andare a fare una vacanza di qualche anno in qualche altro angolo di mondo e cercare di sviluppare un pò di umiltà e conoscenze mai vero?

  7. 478
    Snepretz scrive:

    Adele (non ricordo più il commento: perdono!) – Io mi permetto di restare della mia opinione: è ovvio che magari ogni zona ha la sua specificità e che ognuno abbia un suo punto d’osservazione. Per quanto mi riguarda, dovessi mai prolificare e dovesse venir fuori un clone femmnina (misteriose vie della genetica), invece che regalargli la Barbie gli compro fustoni di lego e il meccano – poi ti faccio sapere. Sinceramente quando vedo una donna che ha fuso il motore perchè ha trascurato la spia rossa accesa sul quadro (è successo, è successo, "pensavo fosse la riserva") io non è che penso "ahh quel fulgido esempio di femminilità" ma più probabilmente "…zo che deficiente!". Quindi fosse per me altro che ricami e telenovelas.
    Detto ciò, e con alle spalle la mia compagna che condivide, per me oggi come oggi gli alibi per la fase uno (la formazione) stanno a zero. Lascio aperta la discussione sulla carriera invece, dove sospetto che le cause ambientali o misoginia che dir si voglia influenzano ancora. Ciao!

  8. 477
    heiner scrive:

    non ti preoccupare, giada, era quasi un monologo!! 8)

  9. 476
    Giada Giovanile scrive:

    non so più quel che dico, né quel che faccio, eppure è d’uopo: sforzati!

    chiederò aiuto al santo buster protettore

    caspita, venti minuti per capirlo.. ciao!

  10. 475
    Luigi scrive:

    Giulio Cesare inizi ad essere un pò pesante! detto sinceramente!
    Pesante come tutti gli adulatori. E tu ne sei il campione.
    Possibilmente, smettila. Il tuo idolo, insieme al suo amico GWB, ci ha fatto credere che il male era Binan Landen mentre il vero male era dentro l’America ma loro e Berlusconi erano troppo impegnati a dar la caccia a uno che forse neanche esiste!
    GRAZIE

  11. 474
    heiner scrive:

    recitar! mentre preso dalla misoginia, non so più quel che dico, né quel che faccio, eppure è d’uopo: sforzati!

    (chiederò aiuto al santo buster protettore. per il resto la vita è breve)

  12. 473
    Giulio Cesare scrive:

    " Ieri 8 marzo 2009 festa dell’impareggiabile FEMMINA Italiana, folle oceaniche di donne italiche inneggiavano in tutte le belle piazze del nostro PAESE alla ILLUMINATA SAGGEZZA del PRESIDENTISSIMO, L’UOMO PIU’ AMATO DALLE ITALIANE.
    Il 93% delle italiche amazzoni esprimeva cosi’ il proprio gradimento nei confronti del PRESIDENTISSIMO e del Suo meraviglioso Paese.
    Solo poche ranocchie rosse passavano la loro giornata a scrivere i soliti commentini sulla misera situazione femminile o a spargere le altrettanto solite ovvieta’ femministe, di fronte al coro plaudente dei loro papagallini finto-femministi. "

    The Guardian Londra

    Marziani, mparate dagli stranieri ad apprezzare il nostro grande Presidente.

    Giulio Cesare

  13. 472
    margherita scrive:

    caro GAD questa serà ti seguirò, ma anche questa sera troppi ospiti!

  14. 471
    Gummo scrive:

    361 – Scusami carissima Tempesta2008, poi ero in ritardo e sono fuggito dal PC in cerca di cibo sentendomi un cacciatore.. Che sforzo, intendo, andare al ristorante con la donna!! :mrgreen:

    http://www.movimentofamilia.org/risp%203%20come_accorgersene.htm
    (non chiedermi cos’è movimentofamiglia che non lo voglio sapere, ma il documento è fatto bene e può essere utile)
    quelle ragazze hanno fatto un mix vari di alcol ed eroina (una brutta scoperta, pensavo fosse scomparsa. l’eroina è tornata)

  15. 470
    Gummo scrive:

    315 preciso, è la traduzione di una canzone australiana.. (cantata col braccio alzato, OVVIO!)

  16. 469
    Gummo scrive:

    Cinzia comm.428.435.445
    Graande Cinzia! UAUu! Finalmente un pensiero diverso! Brava!

    [vorrei sposarti anche se sono uomo e non ho la playstation 3 (scherzo, sul fatto che non regalo playstation..) :-) ]

  17. 468
    onyric scrive:

    margherita, carissima
    Credo che affrontare un cardinale di santissima romana chiesa sia sufficiente.
    Abbi clemenza per il povero englaro, che non puoi mandare a punire, per nostro conto, tutti i fanatici del mondo.
    Eppoi molti erano in buonissima fede, o volevano convincersene: ha visto il Luppi (si chiamava così?) da Gad, come tentava di credere che la figlia fosse viva e cosciente ?

  18. 467
    Marconzo scrive:

    tremonti usa cannabinoidi..secondo me

  19. 466
    Marconzo scrive:

    no….era riferito al motto femminista degli anni 70..
    non era per quello che hai detto…non l’avevo manco letto.
    scusa comunque

  20. 465
    margherita scrive:

    MARCONZO: la strega sarei io ? ma hai letto quello che ha detto Ferrara sul Foglio, la martellante campagna contro il papà di Eluana e la scena pietosa di Ferrara vestito completamente di bianco che va a portare l’acqua, naturalmente con molti fotografi e telecamere, al duomo di Milano ? una vera vergogna e la parola assassino era la più frequente tra i suoi lettori

  21. 464
    Marconzo scrive:

    raagzzi tremate le streghe so’ tornate..
    anvediii come volanooooooo

  22. 463
    margherita scrive:

    caro Gad non so come raggiungere il papà di Eluana e dirgli di denunciare tutti i lettori del Foglio che in questi mesi gli hanno dato dell’assassino grazie

  23. 462
    Claudiodisinistra scrive:

    Per 461 (Cinzia)

    Ti ringrazio per questo intervento che apporta verità alle tonnellate di falsificazioni della cultura cattolica e stalinista. Persino un grande intellettuale ed artista quale Dario Fò continua a ripetere un luogo comune, ovvero che i nazisti non ridevano e quando non si ride, non c’è satira si rafforzano i regimi. Penso che questa idea sia falsa
    e sbagliata.Ci sono anche molti altri preconcetti come che tutti i nazisti e fascisti fossero ignoranti o che i preti cattolici e protestanti aiutarono gli ebrei contro i nazisti. Queste falsificazioni e generalizzazioni non aiutano a comprendere gli avvenimenti drammatici della prima metà del XX secolo.
    Rispetto alla cultura stalinista del PCI, ampiamente mistificatoria, per non parlare di quella cattolica intrisa di autentici stravolgimenti della realtà, oggi con il populismo di violante, veltruscone c’è sttaa una ulteriore involuzione verso la falsificazione totale della storia e della contemporaneità Tutto questo è un orrore che va contrastato risolutamente attraverso una ripresa della lotta di classe della coscienza di classe e dei lavaggi del cervello che questi media borghesi continuamente impongono a milioni di proletari ogni giorno in tutti i loro media: trasmissioni televisive, telegiornali, radio, carta stampata, manifestazioni degli enti locali, delle fondazioni e del pretame.

  24. 461
    Cinzia Simonelli scrive:

    453-  Il riso ha perso la propria innocenza almeno a partire dall’industria del divertimento resa funzionale politicamente nella Germania fascista. “Faccia in modo che il popolo tedesco impari di nuovo a ridere”, avrebbe detto una volta Adolf Hitler assegnando questo compito all’organizzatore della "Kraft durch Freude" [forza attraverso la gioia], l’opera nazista per il tempo libero. Con le barzellette sugli ebrei, con giochi antisemitici di società, con caricature, e non da ultimo con l’aiuto di film comici, pure i fascisti seppero infatti sfruttare il riso come droga psichica. Una determinata Germania si divertiva "da morire" mentre al fronte centinaia di migliaia di uomini crepavano, centinaia di città erano rase al suolo durante i bombardamenti notturni e nei campi di concentramento centinaia di migliaia di ebrei venivano sterminati con il gas. Le barzellette sugli ebrei avevano, infatti, preparato anche i pogrom; il riso aveva preventivamente abbassato la soglia del pudore e demolito le inibizioni lì dove esse avrebbero ancora potuto esser presenti. Tanto più facile divenne poi l’opera dei carnefici…

    In questi casi deve esistere una specie di pudore del riso, un rifiuto di ridere che equivale a una protesta, che si dirige soprattutto contro un riso dall’alto verso il basso, a spese semplicemente dei deboli, degli emarginati e dei socialmente disprezzati; contro un riso a spese della dignità umana, contro un riso quale atto di una ulteriore emarginazione e del declassamento. Un riso del genere, che ha perso ogni legame con il senso di umanità e con l’éthos, non è affatto espressione di una cultura del ridere, bensì di una incultura della freddezza di sentimenti (La forza distruttiva del riso)

  25. 460
    Giada Giovanile scrive:

    che io non avrei certo saputo suscitare

    ma non è vero..

  26. 459
    ink scrive:

    #443 – Nicola:

    IL PARLAMENTO HA VOTATO ALL’UNANIMITA’ E SENZA ASTENUTI ….
    un aumento di stipendioper i parlamentari pari a circa 1.135,00 euro al mese.
    La mozione è stata camuffata in modo da non risultare nei verbali ufficiali.

    Nico, a me questa sa tanto di una buffala.
    Proprio tanto.
    Anche se ne parla pure Grillo – ma sempre con quel vago "su Espresso qualche settimana fa e uscito un articolo…"
    Meglio verificare 8)

  27. 458
    alex scrive:

    pronto?c’è nessuno?bè almeno non sono l’unico a sentirsi così:

    http://www.youtube.com/watch?v=nclbf7S_1pE
    :D

  28. 457
    heiner scrive:

    good night, nicola!

  29. 456
    alex scrive:

    buona notte,Nic!

  30. 455
    nicola scrive:

    Signori,io per stasera ho dato,è finita la mia ora d’aria e vado ad orizontalizzarmi,buona notte a tutti.
    PS Domani inizia un’altra settimana,buon inizio settimana a tutti.

  31. 454
    heiner scrive:

    ancora un ultimo:

    ROSALINDE
    So muß allein ich bleiben
    acht Tage ohne dich!
    Wie soll ich dir beschreiben
    mein Leid so fürchterlich!
    Wie werd’ ich es ertragen,
    daß mich mein Mann verließ?

    O Gott,
    wie rührt mich dies!
    O je, o je, wie rührt mich dies!

    http://www.youtube.com/watch?v=yXAj1gW1wDQ 8)

  32. 453
    alex scrive:

    Ecco una spiegazione scientifica,scritta da una donna,sul perchè le donne impiegano tanto tempo quando vanno nei wc pubblici

    "Quando una donna deve andare in un bagno pubblico succede che..
    ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt che lo da. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. E’ la posizione tipica del “mi sto pisciando addosso”. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con “la bambina piccola che non può più trattenersi” e ne approfittano per passare avanti tutte e due!

    A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai); non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla là, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perchè non si sa mai. Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi “la posizione”… AAhhhhhh… finalmente..
    Poi ti tornano in mente gli insegnamenti della mamma, quando da piccola ti portava in bagno e, dopo aver pulito la tavola e messo la carta igienica a coprirne il perimetro, lanciava l’anatema: “MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto!”. Poi ti mostrava la “posizione” che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. “La posizione” è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, “la posizione” è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
    Finalmente in posizione, cominciano a tremarti le gambe… perchè sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza nè di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa: “Non sederti mai su un gabinetto pubblico!”, così rimani nella “posizione”, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere “la posizione” richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! Non ce n’è…! (mai).

    Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta.
    E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.NO!! Allora urli: “O-CCU-PA-TOOO!!!”, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il kleenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai.

    In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perchè l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perchè hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perchè in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perchè il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perchè davvero “non sai quante malattie potresti prenderti qui”.

    Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. E’ tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finchè riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perchè non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!

    Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una volta, e non sono l’unica a quanto ne so!

    Esci e vedi il tuo uomo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. “Perchè ci hai messo tanto?” ti chiede irritato.
    “C’era molta coda” ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perchè una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perchè tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’. E la dignità.

    Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perchè capiate come mai ci stiamo tanto." :D

  33. 452
    lando scrive:

    Una carica non si nega a nessuno

  34. 451
    onyric scrive:

    #446 :)
    #449 ????

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