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Se i due romeni fossero romani

venerdì, 13 marzo 2009

Rassegna Stampa

Se i due romeni fossero romani

Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Perché li tengono dentro, quei due, se il Tribunale del Riesame ha stabilito che Alexandru Loyos e Karol Ractz non sono colpevoli dello stupro al parco romano della Caffarella; e l’esame del Dna scagiona Ractz pure dallo stupro del 21 gennaio a Primavalle?
Chiediamocelo: sarebbero ancora in carcere, si fosse trattato di due romani anziché di due romeni? D’accordo, la loro fedina penale è tutt’altro che immacolata. E mettiamoci pure che hanno una brutta faccia. Ma non posso fare a meno di pensare come avrebbe figurato la mia, di faccia, esibita in tv con l’accusa di avere violentato una quattordicenne.
Il medioevo elettronico contemporaneo si nutre di simili mostri. Il biondino, il pugile, le baracche, i campi rom, il Dna più o meno maldestramente ascrivibile a un ceppo etnico, le statistiche sulla pericolosità degli stranieri estrapolate con disinvoltura da campioni di popolazione non comparabili.
Intrappolati come siamo tra la paura e il furore, finiscono per apparirci di un progressismo temerario perfino le massime autorità istituzionali, quando criticano (inascoltate) il ricorso alla connotazione razziale della delinquenza. Perché nel frattempo ci sono funzionari dello Stato, come il prefetto e il questore di Treviso, che presenziano agli incontri di partito per la formazione delle ronde. Dando luogo a una commistione tra forze dell’ordine e militanza di fazione, in nome della difesa del popolo, tipica dei regimi antidemocratici.
L’indagine di polizia sul cosiddetto stupro di San Valentino s’è dipanata in un clima d’isteria collettiva falsamente giustificata come moto di solidarietà nei confronti della vittima. Sballottati tra il clamore mediatico e le esigenze della politica, gli inquirenti già domenica 15 febbraio lasciavano trapelare: siamo in procinto di acciuffare i colpevoli. “Il cerchio si stringe, questione di ore”, promettevano i siti internet. Diffondendo un’aspettativa non so se autorizzata, ma comunque eccessiva, tanto è vero che la sera di lunedì 16 febbraio la Questura di Roma doveva precisare in un comunicato che nessun cittadino romeno risultava al momento iscritto al registro degli indagati. Gli arresti sarebbero giunti la notte dell’indomani. Consentendo martedì 18 febbraio la ben nota sfilata di Coyos e Racz ammanettati tra flash e telecamere, subito prima della conferenza stampa in cui veniva precisato –guarda caso- che l’indagine s’era felicemente conclusa senza bisogno di ricorrere alle intercettazioni telefoniche.
Indicata come prova regina la confessione filmata resa dal “biondino”, dapprima gli inquirenti hanno lasciato trapelare l’esistenza di quel video. Quando poi sono emersi forti dubbi sull’impianto accusatorio, la polizia ha pensato di difendersi fornendo ai media quel materiale d’inchiesta.
Sarebbe stato difficile pretendere che la polizia lavorasse con serenità in un tale contesto ambientale. Ne è scaturita un’inchiesta come minimo frettolosa, il che dovrebbe bastare a definirla un’inchiesta sbagliata. Se anche restassero fondati sospetti che Alexandru Loyos abbia reso la falsa confessione per coprire altre persone, la sua autoaccusa lo descrive piuttosto come vittima che come colpevole. Nel frattempo “Le Iene” hanno mostrato in tv una ronda di loschi figuri che si aggiravano intorno al parco della Caffarella a caccia di stranieri con un coltello in mano. Due cittadini albanesi, scambiati per romeni, sono stati malmenati nel quartiere romano di Tor Bella Monaca. La sera stessa è stato impedito l’accesso in una discoteca milanese di due cittadini indiani, giudicati indesiderabili per il colore della pelle. Questo è il clima che si è alimentato irresponsabilmente nelle nostre città, per le quali si aggirano in veste di giustizieri dei brutti ceffi razzisti incoraggiati dal via libera alle ronde.
Perveniamo così al paradosso che, per l’incolumità di due persone “mostrificate” come Alexandru Loyos e Karol Rocz, forse oggi in Italia il luogo più sicuro resti la prigione in cui sono detenute. Ciò che naturalmente non giustifica la loro permanenza in carcere. Se e quando usciranno, è prevedibile che si dileguino come ladri. Così il benpensante si rafforzerà nella sua convinzione: ve l’avevo detto che erano dei poco di buono! E la caccia all’uomo potrà ricominciare, nobilitata dalla sofferenza delle donne violentate. Senza giustizia.

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  1. 1551
    Dante scrive:

    STAMPA CHE SA DIRE SOLO MENZOGNE E NASCONDERE LA VERITA’

    Caro Marco – 1549, ho fatto una piccola analisi di stampa sulla questione perchè credo sia buona abitudine seguire le cose fino in fondo. Sul problema da me sollevato, un importante giornale di Roma ha così titolato
    “Loyos è amico dello stupratore”
    Il Tempo – ?25-mar-2009

    In realtà il fatto reale cioè la notizia era che SECONDO IL PUBBLICO MINISTERO, per sostenere la necessità di tenere in galera Loyos imputato di calunnia davanti al Tribunale della Libertà “ i due romeni potrebbero aver avuto stretti contatti nel penitenziario durante l’ora d’aria e nei corridoi del carcere poiché per una settimana i due arrestati sono stati chiusi in celle adiacenti” come si legge nello stesso articolo.
    “Potrebbero” dice il PM, cioè non cìè nessuna prova nè il benchè minimo indizio che si fossero incontrati in carcere.Il che ( peraltro ed ovviamente) non dimostrerebbe che siano diventati complici lanciandosi qualche sguardo nell’ora d’aria!

    Per trovare un titolo quasi corretto bisogna emigrare e leggere

    - Il "Corriere Canadese", unico quotidiano in lingua italiana EDITO IN CANADA
    I due “biondini” erano vicini di cella Trovato il legame tra i due romeni

    Altri titoli, “intermedi” e comunque scorretti.

    - Caffarella: Loyos e Gavrilia si conoscevano
    Romauno – ?24-mar-2009

    - Caffarella, il Pm: un legame tra Loyos e Gravilia
    Tiscali Notizie – ?24-mar-2009

    - Caffarella/ Pm: Isztoika e Gavrilia sono stati vicini di cella Wall Street Italia

    - STUPRO CAFFARELLA: LOYOS E GAVRILA SI CONOSCEVANO
    La Repubblica – ?24-mar-2009
    Questo titolo di repubblica mi ha veramente sorpreso per la netta scorrettezza rispetto ai fatti: si dà per certo un fatto che, per lo stesso PM è solo una ipotesi !

    NESSUNO HA COMMENTATO I MOTIVI DELLA SCARCERAZIONE, escluso solo

    - IlVelino di Jannuzzi
    (già grande giornalista ma noto per svariate condanne per diffamazione, salvato dal carcere perchè parlamentare europeo)
    CRO – Stupro Caffarella: libero anche Loyos, non regge accusa calunnia
    http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=809090

    In conclusione:
    1 – la dimensione della menzogna è inversamente proporzionale alla distanza dai fatti cioe: più il giornale è vicino all’accaduto più mente;
    2 – generalmente l’imbarazzo di aver mentito viene coperto con il silenzio omertoso anche dai “grandi” giornali Corriere, Repubblica, LaStampa; non si parla dei motivi per cui è stato scarcerato.
    Tocca ad un giornale simpatizzante berlusconiano diretto da un pluricondannato per diffamazione dire la verità: cioè che l’unico motivo della scarcerazione può essere solo che l’accusa di calunnia alla polizia rumena non regge.

    Il che lascia intatti tutti gli inquietanti interrogativi che ho sollevato e che evidentemente interessano poco in un paese dove le torture di Guantanamo e i massacri di Falluja sono pasati sotto silenzio.
    Quando dovesse capitarci la stessa sorte, però, non lamentiamoci !

    PS con l’occasione voglio stigmatizzare il fatto che spesso i giornalisti (così come usano l’indicativo per dei fatti molto improbabili come in questo caso) esattamente all’inverso usano il condizionale ipotetico per fatti certi: ad es. credo di aver sentito questa frase “secondo l’ISTAT la disoccupazione sarebbe in aumento”, all’ evidente scopo per sminuire la crisi.
    Nel giornalismo italiano tutte le strade portano alla menzogna.

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3 feb - 7:57: Quel Rutelli in tv non mi ha convinto proprio. Troppi lamenti postumi sul latte versato e l'onore intonso ...

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