E’ morto Giano Accame, repubblichino dell’ultima ora -arruolatosi “per motivi di coerenza” nella Rsi, cioè dalla parte sbagliata, nell’aprile del 1945- e io lo voglio ricordare come un fascista perbene. Tutto il contrario dell’affarismo rampante in cui hanno mostrato di sapersi destreggiare non pochi post-fascisti della generazione successiva. Finchè ha potuto lo invitavo all’Infedele, curioso di ascoltare una visione del mondo lontanissima dalla mia. Per certi versi spaventosa, come nel riferimento a Evola e a un anticapitalismo visionario di speculazione mondialista cosmopolita davvero ambigua. Ammetteva la contraddizione: trovò il nuovo Duce in uno di quei capitalisti. Si innamoro d’Israele visitando i kibbutz negli anni Sessanta e riconoscendosi in quell’ebreo nuovo, nazionalista. Lo definiva “un po’ fascista” alla sua maniera. Facendomi arrabbiare ma anche riflettere.
Ne serberò un ricordo affettuoso e rispettoso. Credo sia morto povero.
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25 aprile, 2009 alle 2:42 pm
prova
22 aprile, 2009 alle 12:36 am
Ero un ragazzino delle scuole medie, e sentivo parlare Accame, già vecchio, per la prima volta. Incominciò col dire: «Io sono uno storico di destra, quindi il mio punto di vista è il nazionalismo».
Che fastidio, che bravado. E complimenti, ha proprio di che vantarsi.
Ma oggi, ogni volta che leggo i fondi dei sommi editorialisti liberali che ruotano intorno al Corriere, da Ostellino a Galli della Loggia, da Panebianco a Battista, zeppi di fantapolitica e di lezioncine di storia fatta a brandelli, quel che basta a spiegare perché il successo di Berlusconi è crocianamente giusto o anticomunisticamente parlando provvidenziale, ecco, ogni volta che leggo quei Nicodemi mi torna in mente il discorso di Giano Accame quella sera, e ne lodo tra me il carattere, la schiettezza, le contraddizioni franchissime, la sua modestia onesta.
21 aprile, 2009 alle 12:39 am
una sola nota stonata: l’accenno ai postfscisti. ho conosciuto un’infinità di dc-psi-psdi-pri-pli che militava in quei partiti solo per trarne vantaggio. ho conosciuto un’infinità di pci che aderiva a quel partito perchè difendeva i suoi interessi materiali (e talvolta era vero)di lavoratore o per adesione al "sistema" rosso. non ho mai, DICO MAI, conosciuto un missino, DICO UNO, cha non sia stato svantaggiato dalla propria scelta politica, che pertanto non poteva che essere ideale e disinteressata. fossi un intellettuale di sinistra oserei parlare di superiorità morale, ma il concetto mi è estraneo. cosa si è perso, lerner, a non conoscere quella splendida comunità umana….. (le do atto che in an qualcosina si è visto del fenomeno cui lei accenna, ma le assicuro, poca roba)
20 aprile, 2009 alle 9:35 pm
Il racconto del giornalista della Jene racconta, appunto, una storia completamente diversa da quella del Ministro Ronchi al TG1. Enfaticamente umanitario quella del ministro Ronchi sul comportamento del governo; obtorto collo quello che si ricava dal giornalista delle Jene.