Ho inviato questa lettera al presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, avvocato Renzo Gattegna.
Caro presidente,
come ben ricorderai lo scorso mercoledì 11 febbraio 2009, partecipando come ospite d’onore a un nostro convegno sul settantesimo anniversario delle leggi razziali, il ministro dell’Interno Roberto Maroni annunciò che si sarebbe costituito parte civile nel processo istruito a Milano contro un redattore di “Radio Padania Libera”, rinviato a giudizio per gravi parole di odio xenofobo. “Ci costituiremo parte civile contro questa persona”, dichiarò testualmente il ministro Maroni di fronte alle telecamere, ma soprattutto di fianco a te che rappresenti istituzionalmente l’ebraismo italiano. Le agenzie e i giornali riferirono quell’impegno dall’inequivocabile significato politico e culturale.
Mi duole perciò segnalarti che oggi -nella prima udienza del processo cominciato davanti al giudice monocratico dell’ottava sezione penale di Milano- nè il Viminale nè l’onorevole Maroni hanno presentato richiesta di costituzione come parte civile. E ciò nonostante mi fossi premurato di ricordare per tempo al suo staff che si trattava dell’ultima scadenza utile per mantenere quella promessa.
Lascio a te ogni ulteriore valutazione.
Cordiali saluti,
Gad Lerner





5 giugno, 2009 alle 1:33 am
Calderoli fa ancora battute razzistelle anche contro i napoletani…gente del sud pensaci a votare il Pdl, ormai è lega-dipendente
http://www.affaritaliani.it/politica/pd-calderoli-napoletano040609.html
28 maggio, 2009 alle 3:55 pm
http://www.unita.it/news/85115/il_futuro_gi_oggi_nessuna_legge_fermer_lintegrazione
parole sagge
28 maggio, 2009 alle 12:35 pm
http://www.corriere.it/politica/09_maggio_28/napolitano_immigrazione_89018746-4b6d-11de-a6f4-00144f02aabc.shtml
grazie Presidente Napolitano, in questi bui per le nostre istituzioni lei è una garanzia. Un argine contro i sussulti populistici, incostituzionali e disumanizzanti della Lega nord, per l’indipendenza della padania (sic!, buffoni la padania non esisterà mai!)
23 maggio, 2009 alle 7:30 pm
vorrei sapere quanto guadagna questo " compagno" gad e dove ha nascosto il malloppo. falce, martello e caviale e dimenticavo le giacche da Caraceni.Ahhh ahhh! avanti così
19 maggio, 2009 alle 4:42 pm
X Ernesto 488
"Il futuro è la convivenza e l’Europa ha da essere uno spazio di uomini LIBERI ed EGUALI, titolari di una dignità personale, di diritti e doveri"
La frase è molto bella però sollevo un dubbio. Sei sicuro che il concetto di eguaglianza sia (scusa il gioco di parole) uguale per tutti.
E la libertà rispetto a cosa?
Io potrei pensare che essere tutti uguali significhi essere tutti mussulmani, liberi di pregare dove si ha più voglia, e le donne portare tutte il velo.
Quando si parla di libertà e dignità bisogna che tutti la intediamo allo stesso modo, ovvero la possibilità di esprimere noi stessi come riteniamo giusto e morale senza offendere la libertà dell’altro e quindi violare le leggi, all’interno di diritti e DOVERI.
Ecco mi sembra che molte persone non vedano la libertà in questo modo.
Grazie.
18 maggio, 2009 alle 10:03 pm
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“INVASIONE CLANDESTINI: TANTE SERPI VELENOSE CHE ENTRANO NELL’ITALIA”
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Gheddafi: Allah conquisterà l’Europa. Maometto è «il profeta non solo dei musulmani ma di tutte le genti, se Gesù fosse stato vivo ai tempi di Maometto lo avrebbe seguito, vi sono segni che preannunciano la vittoria di Allah sull’Europa senza il ricorso a Spade e Fucili, non servirà una conquista».
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Con queste parole il leader della Jamahirya libica, colonnello Muammar Gheddafi, ha illustrato in un’intervista alla tv araba al-Jazeera il proprio pensiero sullo scenario dei rapporti fra Islam ed Occidente.
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«Abbiamo 50 milioni di musulmani in Europa e la trasformeranno in un continente musulmano in pochi decenni» ha detto Gheddafi, aggiungendo che « Allah sta mobilitando la nazione musulmana della Turchia collegandola all’Unione Europea»
e «ciò porterà i musulmani in Europa ad essere 100 milioni» oltre al fatto che anche albanesi e bosniaci sono in gran parte musulmani.
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Da qui il bivio che ha di fronte l’Occidente: «L’Europa ha un destino e così l’America:
devono accettare di diventare musulmane con il passare del tempo oppure di dichiarare guerra ai musulmani».
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(M. Molinari)
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"INVASIONE CLANDESTINI: TANTE SERPI VELENOSE CHE ENTRANO NELL’ITALIA”
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18 maggio, 2009 alle 3:08 pm
piccola comunità?di che parli?
18 maggio, 2009 alle 3:06 pm
forse hai bisogno di farti un viaggetto in giro x l’europa.
si ma non visitare champs-elisee,tower bridge,visita barbès rochechouart
oppure brixton,e ancora fatti una passeggiata sulle rive del lago serpentine di hide park.
prima di parlare bisognerebbe conoscere la realtà dei fatti.
vai e vedi l’integrazione della quale parli.
ora puoi continuare a sognare.
18 maggio, 2009 alle 2:39 pm
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COSI’ L’ONU SUGGERISCE AI CLANDESTINI COME TRASFORMARSI IN RIFUGIATI”..
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L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati punta l’indice contro la nuova politica italiana dei respingimenti in mare, che impedirebbe agli aspiranti rifugiati di presentare domanda d’asilo.
Ma come fanno gli uomini dell’Unhcr a dirsi tanto sicuri che nel Canale di Sicilia viaggiano frotte di disperati in fuga da guerre e persecuzioni? La risposta è disarmante: perché sono proprio loro a guidarli, una volta sbarcati sulle coste della Penisola, come da contratto col ministero degli Interni e il programma dell’Ue Argo.
Ed è esattamente nei loro presìdi (mobili e fissi) che schiere di extracomunitari apprendono i trucchetti (giuridici e non) per presentare con successo una richiesta d’asilo.
A Lampedusa piuttosto che nei Cie di Trapani, Caltanissetta, Siracusa, e tra poco in Libia.
Riuscendo a passare da profughi anche quando magari ignoravano di esserlo. Pur di far “uscire allo scoperto” il maggior numero di potenziali asilanti, l’Alto commissariato le tenta tutte.
Sino a dotare i suoi operatori, e quelli delle ong partner, di uno specifico manuale con ogni genere di tecniche e artifici, intitolato “Intervistare i richiedenti asilo”.
La lettura della versione italiana svela le metodiche nient’affatto neutrali, al limite del grottesco, di un ente il cui budget cresce in proporzione alla quantità di rifugiati assistiti. E aiuta a capire come mai gli immigrati approdati nel nostro Sud si dichiarino in massa vittime di persecuzioni.
Momento cruciale: l’intervista- “La preparazione dell’intervista è un momento cruciale del percorso per la determinazione dello status di rifugiato”.
Comincia con quest’avvertenza il manuale dell’Unhcr
(www.unhcr.it/cms/attach/editor/PDF/intervistare-i-richiedenti-asilo.pdf), sollecitando a “individuare in anticipo gli aspetti principali del caso”. Infatti “l’intervistatore gioca un ruolo di vitale importanza nell’incoraggiare il richiedente a portare alla luce le sue esperienze passate, e nel presentarle in modo convincente”.
Prima di iniziare “è necessario fornire al richiedente alcune informazioni riguardo applicazione e procedure dello status di rifugiato”.
“In modo da fargli comprendere che per la determinazione dello status occorre stabilire se: Teme persecuzioni?
Tale timore è fondato? La persecuzione è per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale o politico?”.
“E che perciò molte domande dell’intervista riguarderanno le condizioni nel Paese dove viveva, che tipo di difficoltà lui o suoi familiari o persone in situazioni simili abbiano patito, quali difficoltà incontrerebbe tornando e perchè”.
Così però si inverte l’ordine naturale della testimonianza: non sono più gli immigrati a precisare spontaneamente il proprio vissuto, bensì input esterni a stimolarli.
Blocchi psicologigi- Se poi il soggetto si dimostra reticente, o il suo racconto incoerente, si può sempre dar la colpa a blocchi piscologici, anche inconsci. “Omissioni di parte della storia non inficiano necessariamente la credibilità del richiedente.
Un rifugiato può non voler dire tutta la storia per paura di danneggiare parenti, o di condividere informazioni con le autorità. Può anche temere le conseguenze di un rifiuto della richiesta, o esser stato convinto a non dire la verità”.
E ancora: “(In presenza di) incongruenze e travisamenti non fondamentali (..) lo status di rifugiato dovrebbe essere garantito”.
Reticenza d’obbligo- “Non è inusuale per i richiedenti asilo aver difficoltà nel raccontarsi. Esitare, balbettare, ritirarsi in silenzi o fornire spiegazioni contraddittorie. La riluttanza a parlare può essere conscia o meno. Esperienze passate possono esser state soppresse dalla mente conscia. Date, luoghi ed ogni esperienza personale si possono dimenticare a causa di traumi psicologici o del tempo. Imprecisioni non indicano per forza disonestà”.
La gamma degli alibi è infinita:
“Chi ha lasciato il suo Paese per timore di persecuzione è probabile voglia tenere il dolore per sé. Ciò può manifestarsi come paura dell’autorità, delle interviste. Sospetti nei confronti dell’interprete possono spiegare un racconto confuso”. Oppure “il richiedente può cercare di nascondere informazioni che ritiene abbassino la stima che gli altri hanno di lui. Un uomo trova difficile ammettere d’aver lasciato la famiglia”.
Persone smarrite- Inoltre “persone che si muovono tra varie culture provano smarrimento: ciò intacca l’abilità di una dichiarazione coerente”. “Il richiedente può parlare in modo poco convincente non per falsità bensì per l’insicurezza di un ambiente nuovo”; “le donne vittime di stupri possono presentare perdita della memoria, distorsione dei fatti, discordanza coi racconti dei familiari maschi”. Senza contare che “le parole veicolano significati diversi a seconda della cultura”.
Prove flessibili- Quanto al peso della prova “non va confuso con la veridicità delle asserzioni”. E qui si sfiora il ridicolo: “Non è necessario che il richiedente provi ogni fatto allegato nella sua richiesta. L’onere della prova dev’essere flessibile quando: il timore (di persecuzione) è relativo a futuri eventi non dimostrabili; le circostanze della fuga rendono difficile recuperare documenti”. “L’onere della prova può esser soddisfatto anche dove non si sia in grado di fornire evidenze concrete.
Sulla base di una “probabilità di persecuzione ragionevole”.
Quindi gli autori del manuale si tradiscono: “In conformità allo spirito umanitario della Convenzione di Ginevra, non è ragionevole chiedere prove certe per la conferma della richiesta d’asilo. Non è necessario per un rifugiato provare ogni aspetto della sua dichiarazione.
E’ utile concedergli il beneficio del dubbio”. Accade dunque che “un richiedente possa fornire una base credibile per una richiesta anche se non è mai stato perseguitato”.
E “non si dovrebbe sospettarlo di costruire la sua storia sol perché simile a quella di altri”. In ogni caso “non è ammissibile verificare o condividere alcuna informazione riguardante storie individuali con le autorità del Paese di origine, ma (per quanto possibile) tramite uffici locali Unhcr.
Questo “anche per salvaguardare la riservatezza del richiedente”.
Facciamo un disegnino- In alternativa, “un mezzo d’accertamento è l’utilizzo di disegni e carte geografiche: se un richiedente ha passato una frontiera, una cartina può aiutarlo a ricordare i luoghi. O se è stato detenuto, può disegnare la cella della prigione. L’uso di disegni sarà utile con chi esita o non fornisce testimonianze chiare”.
“Non va attribuita eccessiva importanza alla ricerca di date precise”. E “se il richiedente ha dichiarato forti convinzioni politiche o religiose non deve essergli richiesta una precisione non realistica (..), adattandone il grado a quello da lui ottenibile”.
Giuste discrepanze- “Ove l’incoerenza permanga”, si raccomanda di “non spingere il richiedente a fornire spiegazioni immediate”. Meglio suggerirgli una giustificazione alle discrepanze.
Ad esempio se uno dichiara di esser stato detenuto, ma il suo passaporto risulta emesso in quel periodo, “questa discrepanza può essere data dal fatto che il documento è stato ottenuto da parente o amico, forse con una bustarella”.
Evitare le critiche- O ancora, se dichiara d’essersi nascosto da un amico per evitare l’arresto pur recandosi al lavoro, “può essere che consciamente abbia corso il rischio, non potendo lasciare il Paese per la sicurezza familiare”.
L’intervistatore deve comunque “evitare ad ogni costo atteggiamenti critici”, attribuendosi “la responsabilità di non aver compreso”, o imputandola “a differenze culturali”. Indispensabile “creare un’atmosfera di fiducia, disponibilità, mettere a suo agio il richiedente”.
Ponendo attenzione ai dettagli: “ambiente confortevole, postura ed espressione facciale rilassate, contatto oculare, vestito appropriato, tono di voce, posizione antiautoritaria di tavoli e sedie, niente sbarre alle finestre nè personale in uniforme o rumori”, e “porta d’ingresso rigorosamente chiusa”. Occorre altresì “sapere quale tipo di domanda evitare”, “dare incoraggiamenti di fronte a esitazioni e silenzi, annuire con frasi come: e poi, capisco..”, o “in caso l’intervistato manifesti nervosismo, cambiare linea”.
Assicurandogli che “nessuna informazione sarà condivisa con le autorità del Paese d’origine”.
Estremi rimedi: la follia- Ma “Se il richiedente è riluttante o incapace di partecipare all’intervista: cosa fare?”.
A mali estremi, estremi rimedi: “va contemplata la necessità di un intervento per assistere la sua condizione mentale”, chiedendo “a un esperto o a un ufficio di servizi sociali di intervenire”. Come dire che chi non vuol farsi ‘consigliare’ dall’Onu dev’essere un po’ matto.
L’essenziale è “stare all’erta”, perché “ci può sempre essere qualcosa che il richiedente è incapace di dire”.Senza “mai dimenticare che una decisione ingiusta può avere conseguenze serie”.
(
…Già. Specialmente per l’ UNHCR.
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(F.Ruggeri)
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“COSI’ L’ONU SUGGERISCE AI CLANDESTINI COME TRASFORMARSI IN RIFUGIATI”.
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17 maggio, 2009 alle 12:33 am
adesso ci si mette anche La Russa che attacca l’Onu e criminalizza la Boldrini…
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=4735:la-russa-come-mussolini-dal–me-ne-frego-allonu-che-conta-un-fico-secco&catid=37:politica-interna&Itemid=154
"Ci batteremo fino in fondo perche’ questa norma anticostituzionale, che mette interi quartieri delle nostre citta’ nelle mani di bande e squadracce, non venga applicata. Ci rivolgeremo alla Corte Costituzionale e chiederemo a tutte le amministrazioni di sinistra di reagire, anche legalmente, a tutela dell’uguaglianza e della liberta’ dei loro cittadini. Provocazione per provocazione, e’ ovvio, pero’, che se queste bande dovessero interferire sulle liberta’ democratiche bisognerebbe contrastarle anche con altrettanto adeguate forme di difesa della legalita’ repubblicana". E’ quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI.
16 maggio, 2009 alle 10:41 pm
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CLANDESTINI E RESPINGIMENTI LA LEGA E PDL TIRANO DRITTO
Sicurezza e immigrazione. E’ questo il terreno di confronto per i partiti a 20 giorni dal voto Europeo e amministrativo. Ne è convinta la maggioranza, che invita all’ottimismo sulla crisi economica e rinvia il dibattito sul referendum elettorale dopo il 6-7 giugno.
Lega e Pdl tirano dritto per la propria strada, convinti di avere i cittadini dalla loro parte.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini rimanda al mittente le critiche sulla politica dei respingimenti e chiarisce che "sulla lotta alla immigrazione clandestina l’Europa deve parlare con una sola voce".
"Spero che il tema dell’immigrazione sia inserito nel prossimo Consiglio europeo di giugno", dice. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ribadisce che "questa è la linea giusta", augurandosi che il ddl sulla sicurezza sia approvato definitivamente a Palazzo Madama entro maggio: "Fosse stato per me – dice – sarebbe già stato approvato 7-8 mesi fa".
I leghisti sono convinti di avere l’appoggio dell’elettorato, non solo del loro. "Noi ascoltiamo la gente, non come Franceschini…", ha detto Umberto Bossi commentando il richiamo del presidente della Repubblica sugli eccessi di retorica xenofoba. Il Pdl attacca e prova a dividere l’opposizione.
Secondo il capogruppo dei deputati Fabrizio Cicchitto, "il governo fa benissimo a tenere il punto rispetto a Onu e Unhcr" che "sono andati incontro a tragici fallimenti" come "é avvenuto a Srebrenica, in Ruanda e adesso nel Darfur". Per Cicchitto, "sull’immigrazione il Pd di Franceschini ha seguito una linea suicida" come "dimostrato dalle posizioni di Chiamparino e Penati".
Il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri afferma che su sicurezza e immigrazione "la maggioranza non ha alcuna intenzione di fare marcia indietro" e che il ddl sarà approvato a Palazzo Madama "presto e senza alcuna esitazione". Il ministro Sandro Bondi si dice d’accordo con Francesco Rutelli "quando invita tutti ad accantonare gli slogan e la demagogia in favore di un percorso condiviso".
Ma nel Pdl si distingue la voce di Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali, vicino in questi mesi alle posizioni del presidente della Camera Gianfranco Fini sui temi della bioetica e dell’immigrazione. Della Vedova, "non entusiasta del reato di clandestinità", chiede ora un sanatoria per tutti gli immigrati presenti in Italia, "un grande piano di regolarizzazioni" come avvenne per l’entrata in vigore delle leggi Bossi-Fini e della Turco-Napolitano. E questo per evitare il "clamoroso autogol" di considerare tutti gli immigrati alla stregua di "criminali" e chi dà loro lavoro come "favoreggiatori".
Dario Franceschini prova a ricompattare il Pd, diviso sulle dichiarazioni del sindaco di Torino Sergio Chiamparino a favore dei respingimenti degli immigrati. Il ruolo del partito, dice il segretario, è di "risvegliare la coscienza civile degli italiani" sul problema dell’immigrazione anche a costo di dire "cose che fanno perdere un po’ di consenso". "Se una cosa è giusta la si dice anche a costo di perdere qualche voto".
Anche l’Udc conferma le critiche al ddl sicurezza. Casini invoca il coinvolgimento dell’Europa "per realizzare dei centri di raccolta temporanea su criteri di umanità dall’altra parte del Mediterraneo, gestiti dall’Ue con il controllo dell’Onu".
Più aspri i toni dell’Idv: "Oggi c’é la caccia all’immigrato come una volta c’era la caccia all’ebreo", dice Antonio Di Pietro.
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15 maggio, 2009 alle 10:41 pm
http://www.diritto-oggi.it/archives/00040981.html
bravo Diliberto! è necessaria la mobilitazione antilega e antirazzista, non bastano articoli di giornale e battute per le sole agenzie.
15 maggio, 2009 alle 9:55 pm
http://www.youtube.com/watch?v=8Pl3-VgrAiw
l’allarme di Napolitano è doveroso.
Che schifo questi Ministri (Maroni), parlamentari europei (Borghezio), assessori di Formigoni (Prosperini).
Servirebbero imponenti manifestazioni di piazza antirazziste "nazileghiste" per fermare questo scempio.
Serve una presa di consapevolezza e responsabilità politica.
15 maggio, 2009 alle 9:46 pm
Mandato preciso a Maroni…che ha eseguito.
questo è razzismo, è eversione rispetto ai valori costituzionali.
http://www.youtube.com/watch?v=bA-f9i8DYmk
15 maggio, 2009 alle 9:43 pm
Il richiamo di Napolitano non era destinato alla Lega…
http://www.youtube.com/watch?v=bA-f9i8DYmk
MARONI CONDANNA QUESTE PAROLE? BOSSI?
XENOFOBIA ALLO STATO PURO.
Berlusconi poi parla di multietnicità come disvalore…con questi alleati.