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    Così “Il Foglio” diffama il popolo

    mercoledì, 20 maggio 2009

    Rassegna Stampa

    Così “Il Foglio” diffama il popolo

    Tracciando di me un ritratto detestabile, che il suo direttore sa essere ingiusto e non veritiero, oggi “Il Foglio” eleva a fascinoso portavoce del popolo niente meno che il leghista rinviato a giudizio per razzismo. Di lui si narra una compiacente storia familiare, ma soprattutto si enfatizza (con uso smodato della parola “gente”) la quotidiana frequentazione degli umili e dei semplici. Le persone autentiche, cioe’, colpevolmente disdegnate dal mio mondo borghese, lontano com’e’ ormai dal sentire del popolo.
    Al “Foglio piacciono la caricatura, i ritratti deformati per confermare il luogo comune della sinistra snob. Poco importa che sia diffamatorio nei confronti del popolo (milanese e italiano) attribuirgli tal quali gli umori belluini trasmessi quotidianamente per radio dal buon razzista. E ancor meno importa che gia’ troppe volte, incitati dalle parole violente, degli energumeni siano passati alle vie di fatto. Anch’io ho tra i miei libri preferiti “Il viaggio al termine della notte” di Céline, ma non per questo mi adeguo alla bugia -questa si’ da intellettuali sopraccio’- che il popolo sia tutto viscere e malumore, da assecondare o contenere con pelosa simpatia. Non mi lascio incantare da chi ostenta una frequentazione del popolo piu’ assidua della mia. E resto convinto della necessita’ che il linguaggio dell’odio razziale sia proibito ai mezzi di comunicazione di massa. Come prevede la legge.
    Qui di seguito vi propongo l’articolo di Marianna Rizzini uscito sul “Foglio”.

    C’è un processo in cui si deciderà se esista, oggi, un modo proibito
    di parlare di immigrazione, xenofobia, sicurezza. Un processo per
    diffamazione a mezzo stampa aggravata dalla presunta istigazione
    all’odio razziale nei confronti della comunità rom. Attorno a questo
    processo c’è una storia che parla di due uomini. L’uomo Rispettabile
    si chiama Gad Lerner, il giornalista democratico ascoltato, citato e
    stimato da migliaia di lettori, colleghi e telespettatori,
    solitamente restio, dice, a querelare per reati d’opinione. L’uomo di
    “Pinocchio” e “Milano, Italia”, la firma di Repubblica, l’ex
    vicedirettore della Stampa ed ex direttore del Tg1, l’ex giornalista
    dell’Espresso, del Manifesto e molti anni prima di Lotta continua, lo
    scrittore di un pamphlet sul meticciato socio-culturale, il candidato
    alle primarie milanesi del Pd con cui amavano confrontarsi il
    banchiere Alessandro Profumo e sua moglie, la bindiana Sabina Ratti,
    manager Eni. Il Rispettabile, cioè Gad, è il conduttore tv più
    apprezzato nel giro Brera-Corriere della Sera (dove le asprezze di
    Michele Santoro paiono, sinceramente, troppo). E’ il punto di
    riferimento della Milano che va volentieri in bicicletta come Marco
    Tronchetti Provera, e si scopre volentieri ecologista come Milly
    Moratti, e va volentieri alla Fiera dei fiori ai Giardini pubblici a
    incontrare, con sereno sorriso bipartisan, Afef e Daniela Santanchè,
    e va al girotondo e al teatro e al cinema e alla Scala e a bere buon
    vino senza sfarzi ma in assoluta raffinatezza. Gad è il pensiero
    rispettabile della Milano rispettabile che mette al balcone la
    bandiera della pace ma discute con civiltà di guerre di civiltà e non
    odia nessuno – neppure George Bush, neppure Silvio Berlusconi – e
    porta belle collane etniche su tessuti discreti ma pregiati, e
    rispetta e pretende rispetto ma non alza mai la voce. Una Milano che
    abita, nascosta, in palazzi antichi con atrio spazioso e bel cortile
    insospettabile, e d’estate va in India, Indonesia e Tanzania con
    enorme rispetto per gli abitanti, gli usi e i costumi. Una Milano che
    sta dalla parte giusta e ha idee giuste, ragionevoli, pulite,
    moderate, ragionate, accettate e democraticamente accettabili in
    società. L’uomo rispettabile – Gad – è un ex apolide nato a Tripoli
    da famiglia ebraica, stabilitasi in Palestina prima della nascita di
    Israele. E’, come ama scrivere di sé, un “meticcio, cosmopolita,
    bastardo e infedele” – perché è nel sentirsi “bastardo” che nasce
    l’esercizio e la promozione della tolleranza. Gad il rispettabile
    oggi è preoccupato. Molto preoccupato. Sente serpeggiare un sussurro
    xenofobo anzi un bercio anzi un insulto anzi un insieme di insulti
    che gli ricordano un brutto passato: non solo il preludio
    dell’Olocausto, ma anche il preludio agli anni di piombo, dice. Si
    preoccupa, Gad, e teme che “dalle parole si passi ai fatti”.
    Le parole sono quelle dette, in un giorno del settembre 2007,
    dall’altro uomo coinvolto nel processo, un Impresentabile nel mondo
    dei Rispettabili. L’Impresentabile si chiama Leo Siegel, conduttore
    di Radio Padania, giornalista e allenatore di calcio e hockey, più
    volte candidato ed eletto per la Lega alle amministrative. Un reduce
    da un altro passato, da un’altra realtà, da una catacomba che sulle
    mappe del mondo rispettabile non esiste. Uno che è sempre stato dalla
    parte che ai rispettabili e a chi si sente sinceramente democratico
    appariva e appare sbagliata – ineducata, pericolosa, diversa,
    sgradevole: nell’Msi negli anni Settanta, nella pancia della Lega oggi.
    L’Impresentabile dice cose che ai Rispettabili, e in generale a chi
    si sente sinceramente democratico, appaiono indicibili,
    inascoltabili, irricevibili. L’Impresentabile parla con (e come) la
    gente che a Eugenio Scalfari sembra un’invenzione retorica: “Bossi ha
    detto: io parlo con la gente e la gente vuole questo… ma si vorrebbe
    sapere qual è la gente con la quale parla il leader della Lega”, ha
    scritto il fondatore di Repubblica domenica scorsa.
    All’epoca dei fatti in esame nel processo, Leo Siegel conduceva un
    programma chiamato “Il Ribelle”, un filo diretto a Radio Padania
    Libera. Tuttora Leo Siegel conduce fili diretti, oltre ad allenare la
    nazionale padana, motivo per cui alla Padania e a Radio Padania i
    ragazzi giovani – che sembrano non curarsi, nel bene e nel male, del
    processo per istigazione all’odio razziale in cui è coinvolto il loro
    beniamino – gli danno pacche sulla spalla e dicono “forza grande Leo”
    quando Siegel, con i capelli bianchi squadrati sul volto senza
    sorriso, si trascina, con un’andatura che tradisce gli acciacchi
    della lunga carriera sportiva, lungo i corridoi dipinti di verde
    della radio – se non fosse un Impresentabile nel mondo Rispettabile
    potrebbe sembrare un ex attore di film d’estetica decandente. O forse
    il volto cupo e l’espressione ripiegata e dolente sono un pegno
    pagato all’essere stato dalla parte in cui non si doveva stare negli
    anni Settanta. All’estrema destra. Segretario di sezione missina. “Ho
    visto molti funerali”, dice Siegel – che nel 1975 scrisse sul Candido
    un pezzo per la morte di Sergio Ramelli, lo studente di estrema
    destra sprangato da un gruppo di studenti legati ad Autonomia
    operaia. “Molti funerali” per Siegel significa anche Giorgio
    Almirante e l’anarchico Valpreda, che Siegel seppe “essersi
    avvicinato, per alcuni aspetti, al pensiero leghista poco prima di
    morire”. “Ho visto molti funerali” è una frase che Siegel dice in
    prima persona, mentre spesso parla in terza persona come a voler
    guardare da fuori, e con fatica, se stesso – Leo Siegel ha fatto
    questo, Leo Siegel ha detto questo, dice Siegel persino quando
    racconta di suo figlio in America e del primo volo per andare a
    trovarlo, durante il quale Siegel ha visto “Quo Vadis” con
    sottotitoli in tedesco e ha riempito l’“assurdo questionario in cui
    ti chiedono se ti droghi o sei terrorista”. Parla spesso in terza
    persona, Siegel, anche quando racconta dei suoi due matrimoni – con
    la prima moglie è “rimasto amico”, con la seconda divide una casetta
    in Svizzera ma a volte si chiede: “Avrò fatto soffrire qualcuno, avrò
    fatto soffrire questa donna?”, rimorso di coscienza che non gli
    viene, dice, quando pensa alle parole dette in radio, quelle per cui
    è accusato di razzismo e quelle dette “senza limare gli aggettivi
    come si fa con la minuta di un pezzo”. Le parole sono: comunità rom
    “banda di ladri, mascalzoni, delinquenti, farabutti che ci
    intossicano dalla mattina alla sera”, Lerner “nasone”, un “nasone”
    che lui, Siegel, fosse stato “uno che frequenta la Sinagoga” sarebbe
    andato a prendere “per il collo ma veramente, non in senso figurato”.
    Motivo del “prendere per il collo”: “Ma tu mi puoi mettere sullo
    stesso piano l’Olocausto con questa banda di gente che va a rubare?”,
    frase detta a proposito dell’accostamento fatto da Lerner, in una
    trasmissione dell’Infedele del 2007, “tra il dramma del popolo
    ebraico con quello dei rom”. E se uno chiede a Siegel: “Scusi ma lei
    parla di Olocausto e poi chiama Lerner ‘nasone’, epiteto con cui gli
    antisemiti offendevano gli appartenenti alla comunità ebraica?”,
    Siegel risponde che per lui “Nasone significa l’uomo di ‘Pinocchio’,
    il conduttore diventato famoso con la trasmissione ‘Pinocchio’, è da
    allora che lo chiamo così”.
    Se credergli o meno lo deciderà un giudice, a Milano. Siegel però non
    ammetterà “colpevolezze che non ha”, dice, “non l’ho fatto e avrei
    potuto, in quel modo, cioè ammettendo intenzioni che non avevo,
    cavarmi d’impaccio”. Dice che risponderà “delle porcate fatte
    all’Inferno, come tutti”. Tira fuori la lettera aperta che ha messo
    sul suo sito www.leosiegel.it, mandata in febbraio al Corriere della
    Sera “e mai pubblicata”, dice. Ma come mai pubblicata?, viene da
    chiedere. Guardi che il Corriere ha scritto del suo caso, con firma
    illustre, Gian Antonio Stella. Siegel non ha mai trovato però in
    pagina la sua lettera, la cui pubblicazione, secondo lui, avrebbe
    lenito la sua “ferita” più di qualsiasi intervista. La lettera aperta
    dice: “Ci sono ferite morali che lasciano il segno più di quelle
    fisiche. Ad esempio l’accusa di razzismo, reato spregevole e, per
    quanto mi riguarda, incompatibile con l’educazione ricevuta dai miei
    genitori, cristiani praticanti, che con sacrifici mi fecero studiare
    all’Istituto Gonzaga dei ‘Fratelli Cristiani’. Anche qui mi
    inculcarono i valori di questa fede. Di più, il mio stesso
    professionismo sportivo, con la relativa cultura interetnica, è agli
    antipodi dell’accusa. Di peccati, in vita mia, ne ho fatti, chiedendo
    poi perdono al Padreterno, ma mai quello che si potrebbe evincere
    dalla vicenda che mi vede coinvolto, e da voi riportata. Fiducioso
    che nelle sedi opportune tutto sarà chiarito, ringrazio per
    l’ospitalità”.
    Non ha rimorsi, Siegel, su quello che ha detto in radio – e deciderà
    un giudice se nel mondo Rispettabile certe cose non si possono dire
    (neppure) in radio. Un leghista che vuol restare anonimo, impiegato
    in un’amministrazione comunale del nord, dice che “alla radio padana
    quel filo diretto è fatto apposta per essere diretto. Forse Lerner ha
    notato quella trasmissione perché si è fatto il suo nome, ma gli
    ascoltatori dicono quello che pensano al filo diretto da anni, sullo
    stesso tema o su argomenti simili. Non sono gli amici di Lerner a
    parlare di libertà di parola?”. Lerner però dice che “un’aggressività
    così violentemente scagliata contro un gruppo etnico nel suo insieme,
    dando per scontato che avesse una tara genetica” l’ha fatto
    propendere per una soluzione che gli è odiosa: la denuncia, anche se,
    dice, “non voglio vendette né risarcimenti economici, e mi sarei
    accontentato di una richiesta di scuse”. Lerner vuole che “venga
    riconosciuto un principio: queste parole sono preliminari a fatti di
    violenza. Non siamo immunizzati contro l’intolleranza e l’odio. Già
    sappiamo, dagli anni Settanta, che parole irresponsabili hanno
    concimato la pratica armata. Voglio che sia sancito in tribunale che
    c’è un linguaggio proibito”. Siegel, dal canto suo, di fronte
    all’accusa di istigazione all’odio razziale si definisce “ghandiano”,
    dice che la Lega è “un movimento ghandiano” e che lui sa “che
    nell’Olocausto vennero mandati a morire anche dei rom, ma appunto
    l’Olocausto, fatto osceno e nefando, non può essere paragonato alla
    malfidenza nei confronti di questa gente, malfidenza che cresce in un
    clima di insicurezza”.
    Per sottolineare l’assenza di rimorso rispetto “a mie parole
    ingiustamente accusate di incitare al razzismo”, Siegel ricorre a una
    battuta: “Io devo rispondere a due segretari, a Bossi e alla mia
    coscienza. Quando sono in pace con loro sono in pace con me stesso”.
    Lo dice con il tono con cui racconta di essere stato “un ragazzo che
    studiava all’Istituto Gonzaga non per snobismo ma perché i miei, che
    nel 1948 votarono Dc, dopo gli anni da sfollati – torinesi nel
    Canavese – volevano che andassi in una scuola che avesse i vetri
    intatti. Io non mi sono mai sentito borghese. Borghesia per me era
    conformismo, non prendere posizione. Io l’ho sempre presa, una
    posizione, giusta o sbagliata che potesse apparire”. Siegel, da
    ragazzo, nel 1956, prendeva posizione “scendendo in piazza contro
    l’Unione sovietica per la libertà dell’Ungheria”. Anni prima, ancora
    mezzo bambino, era però sceso in piazza per “Trieste italiana”. “Per
    me la libertà in quegli anni, come poi negli anni Settanta, si
    coniugava con la destra”, dice. Sfollati i Siegel lo erano, come
    tanti torinesi, per la guerra. I nonni Siegel, cognome ebraico in
    famiglia cattolica, erano in Germania. Siegel, è stato detto, è ebreo
    da parte di padre e non di madre, quindi non è ebreo. Siegel dice di
    essere cresciuto in una famiglia cattolica e dice che non sa che cosa
    sia successo – “i nonni potrebbero essere pure morti in un incidente
    stradale” – e comunque non vuole dire nulla perché ora c’è il
    processo e “sembrerebbe che io tiri l’acqua al mio mulino”. Come
    dire: uno che ha i nonni di origine ebraica non può essere razzista.
    Siegel insiste molto sul fatto che per lui il “razzismo” è
    “Olocausto, apartheid sudafricano, neri fatti schiavi e frustati
    nelle piantagioni, indiani d’America massacrati”. Dice che è vero che
    il giorno incriminato, in radio, ha detto, parlando dei rom, “banda
    di ladri, mascalzoni, delinquenti, farabutti”. Ma che non si può
    “paragonare L’Olocausto a problemi di convivenza che molti nel paese
    non vogliono guardare in faccia. Io ci sto, ai gazebo, al quartiere
    Ortica di Milano, di fronte alla gente, ai pensionati, alle
    casalinghe, agli operai. Gente che prima votava a sinistra e ora mi
    dice ‘meno male che ci siete voi’. Gente che magari ha due figli
    disoccupati e però sa che gli imprenditori preferiscono prendere in
    nero gli immigrati perché li pagano meno, gente che ora viene a
    firmare petizioni con la fotocopia del documento perché è stata
    scippata due volte. Spesso da immigrati. Ma dirlo non è razzismo.
    Sono fatti. E se è vero che le parole possono eccitare gli animi, io
    non me la sento di fare la verginella e chiudere gli occhi. Possibile
    che se dico a un bergamasco mascalzone è un insulto e se lo dico a un
    rom è razzismo?”. Siegel si sente, oltreché ghandiano,
    “rivoluzionario”: “Noi vogliamo fare la rivoluzione con la forza
    delle idee, e la rivoluzione, si sa, non la fa chi ha la pancia
    piena. Chi sta bene non vuole cambiare nulla. Ripeto: dirlo non è
    razzismo, sono fatti. Così facendo, a forza di chiamare razzismo il
    mio dire ‘mascalzoni’, si rischia di banalizzare. Ci sarà un effetto
    al lupo al lupo quando e se il rischio dovesse essere reale”.
    Un fatto che mette d’accordo Siegel e Lerner è che quando un
    ascoltatore facinoroso, nel giorno incriminato, il 27 settembre del
    2007, ha detto, all’indirizzo dei rom, “razza da sterminare, ci
    vorrebbe un uomo con i baffetti”, Siegel l’ha fermato: “No, credo che
    oggi ci possano essere metodi un pochino più democratici e civili… sa
    noi siamo ghandiani e cerchiamo di fare altri percorsi che non
    quelli”, ha detto. Lerner, interpellato in proposito, riconosce che
    in quel punto della trasmissione Siegel ha cercato di “contenere”, ma
    ribadisce che è il tenore di tutto quello che Siegel ha detto a
    costituire “un manifesto d’odio razziale preliminare a atti di
    violenza”. Lerner aveva portato la trascrizione della trasmissione al
    ministro Maroni, durante un convegno sulle leggi razziali organizzato
    dalla comunità ebraica. Maroni, inizialmente, come ricorda Gian
    Antonio Stella sul Corriere della Sera, disse di volersi costituire
    parte civile contro Siegel. Poi non l’ha fatto. Lerner racconta di
    aver ricevuto tempo fa una telefonata privata dal ministro in cui il
    ministro adduceva motivazioni tecniche riconducibili a un no
    dell’Avvocatura dello stato. “Ma avrebbe potuto fare un gesto
    simbolico”, dice Gad.
    “Alla radio chiama gente di tutti i tipi”, dice Siegel riferendosi
    agli ascoltatori del suo filo diretto. “Solo che in Italia ci sono
    poche radio senza filtri, noi e Radio Radicale, e non è un caso che
    Marco Pannella sia venuto, dopo la prima Pontida, unico, a dialogare
    con la Lega, acclamato con una standing ovation perché nessuno allora
    voleva parlare con un movimento fuori dall’arco costituzionale”.
    Siegel non è neppure una versione padana di Rush Limbaugh, il
    conduttore radiofonico americano ultraconservatore che sparò
    nell’etere una canzone dal titolo “Magic negro” contro Obama.
    Limbaugh, ascoltato da decine di milioni di ascoltatori, è comunque
    in qualche modo establishment. Siegel no. L’ex missino Siegel si
    avvicinò alla Lega quando vide “quei tavolacci, quelle persone non
    impalcate, come si dice qui al nord, che dicevano cose vere, cose
    anche brutte ma che non sentivo in bocca a nessuno dei politici
    marmittoni. Per me, dopo anni di lontananza dalla politica, fu
    un’altra scelta di libertà”. Dopo gli anni di piombo Siegel si occupò
    di sport e basta. Unico ricordo positivo di vita pubblica: il sindaco
    Carlo Tognoli, socialista, che gli dà un pubblico riconoscimento per
    la sua attività di volontariato (“e poi sono stato direttore della
    Tazzinetta benefica”, dice, come a voler lavare con questo l’accusa
    di razzismo: “Ai poveri non si guarda in faccia. Ti pare che io do da
    mangiare a un povero e guardo il colore della pelle?”).
    I fatti sono l’ossessione di Siegel. Li elenca: campionati vinti,
    elezioni vinte. Sono fatti appesi, sotto forma di manifesti, alle
    pareti verdi della sede della Padania e di Radio Padania, dove il
    sabato Leo Siegel passa a salutare direttore, colleghi e
    collaboratori, nei dedali di un palazzetto lontano dal centro di
    Milano, immerso nel nitore dei villini a schiera, un nitore inadatto
    all’immagine che ha “l’impresentabile” base leghista nel mondo
    rispettabile, quello che con Eugenio Scalfari si chiede “chi sarà la
    gente con cui parla Bossi?”. Ma il giornale e la radio non sono
    “base”, anche se per lavoro ascoltano la base. I ragazzi del
    giornale, di fronte a Siegel, ricordano i momenti di gloria – la
    nazionale padana ha avuto un risultato importante in Finlandia.
    Peccato per la troppa luce da notte bianca nordica e i troppi
    moscerini e le troppe paludi di erba e ghiaccio appena sciolto.
    Accanto alla scrivania di Leo Siegel si aggira una signora d’età
    indefinibile e aspetto da zia inglese al tè delle cinque. E’ una
    collaboratrice della radio esperta di musica classica, candidata come
    altri collaboratori alle amministrative con la Lega. Ha i santini
    elettorali in borsa, prende la campagna con filosofia ma non è
    fiduciosa per via dell’alto numero di candidati leghisti nella sua
    zona: chiedo il voto e le persone mi dicono che si candida anche il
    loro amico e il loro parente, dice rivolta a Siegel, sospirando e
    lasciando squillare due cellulari.
    Fatto sta che ora un capriccio del caso o della storia mette di
    fronte in tribunale, oltreché due visioni opposte di chi è razzista e
    di chi non lo è, di chi istiga e di chi non istiga, due uomini con
    nome e cognome simile per assonanza e apparente lontanissima
    provenienza: Leo e Gad, Siegel e Lerner.
    Il 27 settembre del 2007, giorno incriminato, è la mattina successiva
    a una puntata dell’“Infedele” di Gad Lerner sui rom. E’ un periodo in
    cui si parla molto di rom: c’è un fatto orribile, dei bambini rom
    arsi vivi in una baracca vicino a Livorno, e ci sono delle signore
    che, dice un ascoltatore a Siegel, al funerale gridano, all’indirizzo
    dei genitori dei bambini, “maledetti”, come a voler dire: siete voi i
    veri colpevoli, voi che li avete lasciati soli per andare “a rubare”.
    Sono giorni di rapine e stupri nelle ville di campagna, di
    amministrazioni comunali – anche di centrosinistra – che a Firenze e
    a Bologna lanciano l’allarme e spaccano giunte per via dell’emergenza
    sicurezza (e dei provvedimenti che vorrebbero prendere o hanno preso
    per risolvere il problema degli insediamenti abusivi e degli eserciti
    di lavavetri).
    Siegel – come si legge dalla trascrizione agli atti del processo (la
    stessa leggibile sul sito di Lerner), apre il programma radiofonico
    con una “premessa”: “Premesso che questa trasmissione e questi spazi
    sono fatti apposta per dare sfogo alle vostre legittime istanze, ai
    vostri risentimenti… una cosa la voglio dire prima di attivare le
    linee. Io non so se ieri sera avete assistito a quella oscenità
    condotta da Gad Lerner che aveva per tema la beatificazione di una
    banda di ladri cioè i nomadi o i rom, chiamateli voi come volete
    chiamarli. E prego che nessuno venga a dire ‘ma ladri come? Ma lei
    come si permette?’ Ladri sì perché chiunque non ha un lavoro e campa,
    delle due l’una: o ruba oppure compie i miracoli nottetempo, gli
    danno un panino lo moltiplica, diventan cinquanta, cento oppure ci
    spieghino loro come fa a campare uno che non lavora. Va bene che ci
    sono i don Colmegna in giro che fanno di tutto di più però se è vero
    che sono centocinquantamila o giù di lì da queste parti eh, beh,
    centocinquantamila che vivono con la sussistenza dei vari don
    Colmegna… che poi don Colmegna non è che sia un benestante, don
    Colmegna cucca i soldi delle istituzioni e dei benefattori cioè i
    soldi nostri che poi non sono i benefattori xy, nome e cognome, no,
    sono i vari enti che campano con i sussidi dello stato, delle
    regioni, delle province e dei comuni…”. Dopo la premessa, e prima di
    prendere le telefonate, Siegel dice: “Il problema è un altro, e cioè
    io vedo mettere in croce chi? L’assessore di Firenze che pretende di
    coniugare l’amministrazione con la le-ga-li-tà !… la punta di
    diamante di ieri è stata quando eh… il Gad Lerner eh.… così,
    veramente col cuore in mano ehm… la coscienza da un’altra parte però
    lasciata fuori, ha detto: ‘Va bene, voi togliete gli accattoni dai
    semafori’, togliete i vùlavà da semafori, va bene, fa: ‘Ma vi
    preoccupate?, ma vi siete preoccupati di quale può essere la strada
    del recupero di queste persone quando non avranno più la possibilità
    di lavare i vetri ai semafori?’… Cioè, siamo arrivati a questo, ma io
    fossi stato in studio, io saltavo addosso a Gad Lerner lo pigliavo
    per il collo, in senso figurato, e gli chiedevo: ‘Senti un po’,
    nasone ma ti sei mai chiesto per quale motivo si deve preoccupare
    un’amministrazione del recupero dei vulavà di gente irregolare di
    gente che campa di espedienti e non si deve preoccupare allora in
    egual misura o ancor con maggior misura del dramma del pensionato che
    non campa fino a fine mese? Oppure di quello che viene licenziato e
    perde il posto di lavoro?’”. Da questa miccia è disceso il resto:
    un’altra accusa di nasone, un altro “banda di ladri ai rom”, la non
    accettazione dell’accostamento rom-ebrei. E vari ascoltatori:
    opinioni non infiocchettate, magari rozze, magari repellenti, magari
    da bar o peggio, magari inaccettabili, se si vuole. Sicuramente poco
    udite e non udibili nel mondo dei rispettabili. Siegel oggi dice: “Il
    problema non si risolve con la censura, meglio che la gente parli
    piuttosto che meni le mani”. Lerner la vede esattamente al contrario:
    quello che dice Siegel può portare la gente a menare le mani. In
    attesa che un giudice decida, Leo Siegel continua “a parlare con la
    gente”, dice. Gente di periferia, di provincia. Gente al mercato,
    gente che prende l’autobus. Gente che, piaccia o non piaccia, esiste,
    parla, vota, si sposa, si lamenta, generalizza, sbraita, ha paura
    (paura fondata e non fondata). Gente che al mondo Rispettabile forse
    non è mai comparsa davanti, se non come eco visiva di un servizio
    giornalistico da Pontida o da una fabbrica un tempo “rossa”. Gente
    che può apparire egoista, urlante, preda di istinti belluini
    scomposti. Gente in difficoltà. Gente sparita dall’elettorato di
    centrosinistra. Gente che fa pensare “chi sono questi?” a uno che
    vive nel mondo democratico e Rispettabile – non è un bell’istinto, ma
    chi fa parte del mondo pulito e senza paure e senza campi nomadi
    sotto casa vorrebbe lì per lì escludere dalla vista e dal campo
    uditivo chi parla come Siegel e i suoi ascoltatori, e magari trattare
    i concittadini che dicono ai rom “banda di ladri” con guanti di
    lattice mentali, speculari a quelli che Francesco Merlo, in un pezzo
    su Repubblica, vedeva, al contrario, avvolgere la pelle (e la mente)
    di chi non vuole farsi arrivare come un pugno in faccia l’immagine
    degli immigrati piangenti e respinti in Libia, toccati da guardie
    italiane “con mani schifate e dunque inguantate”.
    Il giudice dirà se ci sono gli estremi dell’istigazione all’odio
    razziale nel caso Siegel. Non dirà se il problema è Leo Siegel oppure
    tutte le persone, in blocco, che, per quanto sgradevoli possano
    essere le loro opinioni, dal mondo Rispettabile non si sentono
    rappresentate. Non dirà neppure, il giudice, che cosa il mondo
    Rispettabile dovrebbe fare quando incrocia gli Impresentabili – fuori
    dal tribunale – se vuole che gli Impresentabili smettano di essere,
    sentirsi o apparire tali.
    Marianna Rizzini

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    Articolo di:

    Gad - che ha scritto 1423 post su Gad Lerner.


    Commenti per questo articolo

    [5] 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

    1. 249
      Babeuf2 scrive:

      Esercizietto storico linguistico: prendere la propaganda leghista e sostituire qualche termine chiave, tipo "mussulmani" o "immigrati" con
      "ebrei", e Padania (con aggettivi coolegati) con Germania (e aggettivi collegati), quindi confrontare con propaganda nazista anni 30. Io temo che sarebbe molto difficile distinguere le due cose, ma comunque propongo questo esperimento per fare una verifica. Non venitemi a dire che la lega non propone di istituire lager, neppure i nazisti lo proponevano: le cose orrende che hanno fatto non le mettevano nella propaganda: invece dicevano di voler ripristinare un po di ordine, di aiutare i lavoratori tedeschi sfruttati dai profittatori senza patria in combutta coi bolscevichi, di essere dalla parte del popolo contro gli intellettualoidi degenerati e di credere nel sangue e nella terra (Blut und Erde), che equivale alla espressione del fantomatico territorio di cui si parla tanto oggi. Ah, dimenticavo, in pochi anni da un piccolo partitino marginale divennero il I partito tedesco.
      Meditate gente, meditate.

    2. 248
      linus scrive:

      lerner,ridicolo,semplicemente ridicolo.

    3. 247
      Pigiama di plexiglass scrive:

      Intervento biblico, caro Gad. A dimostrazione di come ti abbia fatto male la cosa. Ma è così. Tu sei un Rispettabile: d’altronde uno che tifa inter, ovvero la squadra di moratti e tronchetti, non può essere che un Rispettabile ed un Presentabile. Capisco che tu tifassi reggina, oppure Santangelo Lodigiani, ma fai il tifo per la squadra dei barili di petrolio, mica di quelli sbarcati a Lampedusa:laddove per barili di petrolio intendo gli stessi giocatori dell’inter, che in europa non combinano mai un caxxzzo. Sei quello che nel pieno della crisi economica, sociale, culturale, di civiltà, vai in piazza duomo "travestito" da interista a ridere e divertirti, mentre in italia e nel mondo il pallone è un lusso che sono in pochissimi eletti a potersi permettere. Tanto che in molti cortili al posto della palla si gioca con i barattoli vuoti. Che poi sei pure apocalittico nelle tue smisurate ed avariate conclusioni: addirittura il Foglio "diffama" il popolo. Suvvia, non prenderti troppo sul serio, nè prendere troppo sul serio il popolo che sopravvive per la stragrande maggioranza dei casi senza nemmeno sapere chi sia Lerner nè chi sia Siegel: per buona pace di tutti. Per caso il linguaggio usato nei confronti di berlusconi (mignottocrazia è la parola più gentile usata, che è uno sfregio no nsolo per berlusconi ma per le stesse istituzioni democratiche che regolamentano la nostra vita) e di tutto ciò che lo circonda, cos’è se non un linguaggio di odio razziale?

    4. 246
      geronimo scrive:

      Caro Gad,
      ma come ci saresti rimasto se quel foglio ti avesse dedicato lodi sperticate? E come ci sarebbero rimasti molti di noi? Ognuno ha i nemici che si merita… E poi si sa: molti nemici molto onore…

    5. 245
      onyric scrive:

      #244 Sempre più intricata ed illegibile, la scrittura di questa tipa.

    6. 244
      Danilo scrive:

      La risposta di Marianna Rizzini:

      “Detestabile” non mi è mai apparso Gad Lerner, ci mancherebbe. Né, tantomeno, mi è apparso “fascinoso” il conduttore radiofonico leghista. Opinabile mi appare altresì la pur rispettabile abitudine di sentirsi sempre e a tutto campo nel giusto quando – come in questo caso – tale abitudine spinge a desiderare che un tribunale sancisca l’esistenza di un “linguaggio proibito” (specie se questo linguaggio, pur detestabile, è usato da molte e molte “persone”, per non abusare oltre della parola “gente). Quanto all’abuso della parola “gente” in sé – che tanto dispiace a Gad – ebbene sì: ho abusato del termine, ammetto, e l’ho fatto di proposito, sotto effetto di un editoriale di Eugenio Scalfari in cui Scalfari si chiedeva, a mio avviso usando il termine “gente” con (detestabile?) distacco, chi fosse mai “la gente con la quale parla il leader della Lega”. Pur intrisa della mia detestabile rispettabilità, penso che un microfono, per quanto impresentabile sia l’opinione di chi parla, debba sempre restare aperto, specie se non ha il pubblico, il credito e il seguito del rispettabile e non detestabile Gad Lerner.

      http://www.ilfoglio.it/soloqui/2450

    7. 243
      PRODUTTORE scrive:

      abbasso la lega

      leghisti al muro

      chi vendera la mia paccottiglia che produco nei garage con i miei cinesi illegali, cari leghisti???

      venite voi a vendermele nei parcheggi e sulle spiagge , razza di sfaticati
      retrogradi , non aperti al multiculturalismo

      facciamo un referendum—lega nord fuorilegge

      avanti tutta sig. lerner, che poi le regalo qualcosa

    8. 242
      AFFITTACAMERE scrive:

      ha ragione l’impresario

      ho 4 appartamenti non agibili e mi dicano questi leghisti razzisti a chi li affitterò a mille euro al mese in nero se non a dei clandestini

      mi volete fare finire sul lastrico razza di xenofobi , medioevali

      mi date voi i soldi per ristrutturare???

      LERNER FOR PRESIDENT

    9. 241
      IMPRESARIO scrive:

      appoggio pieno in questa campagna contro il razzismo della lega, certe persone non dovrebbero avere il permesso di sedere in parlamento

      ditemi un pò cari leghisti , chi manderà avanti i cantieri, le raccolte agricole, se non farete più entrare i clandestini ???

      dove troverò persone disposte a lavorare nei miei due prossimi cantieri per 50 euro al giorno in nero??

      vada avanti sig. lerner, continui così, gliele suoni a questi razzisti, xenofobi, retrogradi,

      e mi raccomando , prima di settembre, perchè altrimenti la mia uva resterà a marcire sulla vite, se non trovo una decina di extracomunitari che per 30-40 euro al giorno in nero, non la vendemmino

      FORZA LERNER AVANTI CON I BARCONI

    10. 240
      Eugenio Ermes scrive:

      >contro un chiassoso e innocuo tribuno delle paure xenofobe di molti italiani

      Inoocuo eh? uno che cavalca la xenofobia (leggi razzismo) adesso sarebbe innocuo…

      >proponendosi di tappargli la bocca

      Il solito Ferrara che rigira la frittata…

      >al governo c’era il suo amico Prodi, all’Interno c’era il suo amico Amato

      Ovviamente per la destra non esiste la divisione dei poteri, per cui se al governo c’è un tuo amico, per ogni problema tu ti rivolgi a lui…

      >Poi gli amici di Leo sono andati al governo, anche grazie all’improntitudine politica del suo insopportabile snobismo elitario

      Ovviamente è sempre colpa della sinistra.

      >Le restano comunque, si consoli, il Tetta nazionale in arcivescovado

      Dove si vede che l’appoggio della destra nei confronti della Chiesa è solo strumentale.. quando uno osa non essere d’accordo con Papi, fosse pure il papa (e scusate il gioco di parole), viene subito attaccato… ovviamente non per le sue idee, ma viene delegittimato sul piano personale (il solito metodo della destra).

    11. 239
      aficionado scrive:

      Caro dottor Lerner, ha visto la pronta risposta dell’Elefantino?
      è tutta da leggere………..no?

      http://www.ilfoglio.it/soloqui/2464

      da Il Foglio 22 maggio

      Gentile Lerner – Le faccio notare che lei truffa in commercio sé stesso, i suoi e i nostri lettori. Quando (settembre 2007) lei ha impugnato l’arma giudiziaria, con arroganza e intolleranza, contro un chiassoso e innocuo tribuno delle paure xenofobe di molti italiani, proponendosi di tappargli la bocca con una condanna penale e di dichiarare “proibito” il suo linguaggio, al governo c’era il suo amico Prodi, all’Interno c’era il suo amico Amato, e il suo alter ego Leo era un isolato vociante dell’opposizione. Poi gli amici di Leo sono andati al governo, anche grazie all’improntitudine politica del suo insopportabile snobismo elitario. Le restano comunque, si consoli, il Tetta nazionale in arcivescovado, il Fazio e una caterva di conduttori amici nelle maggiori reti, un Borrelli se servisse, G. A. Stella detto anche il buon Samaritano, l’insieme dei giornali, il banchiere Profumo e un sacco di altre buone frequentazioni molto solidali. Buon lavoro. Ma non ci provi più con noi, caro Pinocchio: il nostro linguaggio non è proibito, è forbito. Baci. Perdonato.

    12. 238
      zagar scrive:

      "Al “Foglio piacciono la caricatura, i ritratti deformati….", così scrivi, Gad. Ti stupisci? Il direttore de "Il Foglio" è esattamente una caricatura, un ritratto deformato, e sottolineo questo aspetto non, come potresti supporre, riferendomi alla sua fisicità. Mi riferisco alla sua anima, che gronda livore e fanatismo.

    13. 237
      BRUNO scrive:

      Caro Giacomo,su questo siamo d’accordo!

    14. 236
      giacomo scrive:

      @ 232- il giovane borghese annoiato che uccise, pieno di folli ideologie, il povero Tobagi , in modo atrocemente vigliacco ,e che oggi vive in buona società , lo accumuno come minimo a quelli oscuri , spesso protetti , assassini che misero le bombe. Il nesso c’è , e grande :- i morti.

    15. 235
      BRUNO scrive:

      Un giorno Bossi e’ "ricattatore",un altro giorno e’ "servo di Berlusconi".
      Questa e’ la schizofrenia di quelli di sinistra.
      Comunque contento te,caro Ernesto,che reputi "europei" i quasi 80 milioni di musulmani turchi…

    16. 234
      Ernesto scrive:

      AIUTIAMO MARCO A RESISTERE
      http://www.corriere.it/politica/09_maggio_22/vecchio_leader_pannella_roncone_24e69c4a-4692-11de-a4e0-00144f02aabc.shtml

      Gad, la presenza di Marco Pannella e di Emma Bonino a Strasburgo è una ricchezza per l’Italia. Ci sia un sostegno perché arrivino al quattro per cento.

      E poi i radicali DAVVERO E CONTINUAMENTE si battono per i diritti umani di tutti, anche dei migranti etc. Non hanno sbandate assurde sulla sicurezza. Non rincorrono la piazza, ma cercano di rendere popolare un discorso laico e liberale, di sinistra.

      Forse, se protesta ha da essere contro il Pd, varrebbe la pena indirizzare questo voto alla Lista Bonino.

      Peraltro sono gli unici che hanno deto chiaramente che vogliono la federazione europea, la patria europea, e l’allargamento alla Turchia. Berlusconi è con la Turchia, il suo ricattatore Bossi e la Lega fa del no alla Turchia la propaganda elettorale.

      Nessuno evidenzia queste cose???

    17. 233
      BRUNO scrive:

      Infatti.
      I VERI proletari si incazzavano in piazza,certo,ma poi lavoravano in fabbrica,durante le settimane.
      E non avevano intenzione di ammazzare nessuno.
      Erano sobillati da qualche sindacalista e collega di lavoro estremista(tipo i Cobas attuali).
      In Universita’ invece avevamo i "cattivi maestri" che indottrinavano,spesso i figli di papa’.
      Capisco il clima,ma non era certo sentimento popolare quello di ammazzare la gente.
      Guido Rossa e’ un piccolo esempio.
      Lo sfruttamento sui luoghi di lavoro non c’entra nulla coi leghisti,anzi,spesso e’ legato ad organizzazioni malavitose non propriamente padane.
      E la "pressione xenofoba" e’,se esiste,molto piu’ trasversale di quanto lei puo’ pensare,e non necessariamente si "nutre" delle battute di alcuni leghisti.

    18. 232
      marco scamardella scrive:

      non dimentichi il contesto di piazza Fontana .

      che diavolo centra con fare esecuzioni a casaccio per strada più o meno a casaccio da parte di figli di papà saturi di boiate comuniste

    19. 231
      giacomo scrive:

      230 x sig. Bruno
      mi permetta una ultima ri-puntualizzazione-: non dimentichi il contesto di piazza Fontana .
      Eclatanti fenomeni di violenza, al Nord, non ci sono stati , ma la pressione xenofoba c’è eccome! Inoltre lo sfruttamneto sui luoghi di lavoro , e lei capisce cosa intendo, è abbastanza diffuso .
      Io spero che il tutto si stemperi .

      saluti

    20. 230
      BRUNO scrive:

      Egregio sig.Giacomo(225),il punto e’ proprio questo.
      Accettare lezioni da chi,in passato,dall’insulto e’ passato REALMENTE ai FATTI violenti(o ha indotto altri a farlo) risulta alquanto fastidioso.
      Sono vent’anni che la Lega dice certe cose(che sono poi quelle che dice la gente per strada) e sono vent’anni che,a parte episodi distaccati o RIDICOLI,nessuno e’ mai passato ai fatti di violenza(che sono esclusiva di noglobal e simili).
      Ormai la frase trita e ritrita sui leghisti che innescherebbero reazioni violente e’ fuori tempo massimo.

    21. 229
      Angie scrive:

      Leggo solo ora l’articolo de Il FOGLIO.

      Caro Gad solidarieta’ a te e anche a tutti noi che siamo costretti a sopportare questa

      pornografia,

      demagogia,

      oscenità,

      oscurantismo,

      reazionarismo.

      Angie

    22. 228
      Del Pistoia David scrive:

      Proprio stamani ho letto un articolo interessante su di un quotidiano avente ad oggetto la rinscita delle piccole patrie nell’epoca della globalizzazione. L’autore evidenziava la sottovalutazione che c’è stata negli anni novanta del bisogno di appartenenza anche territoriale, della questione dell’identità. Il punto però è un altro- la tematica dell’identità è principalmente moderna- è con il movimento sempre più vorticoso a livello sociale, culturale, politico ed economico che si pone in maniera sempre più pressante la questione della ridefinizione di noi stessi a livello sia individuale che collettivo. Del resto è tipico di questo tempo voler sottolineare in maniera quasi ossessiva la nostra appartenenza ad una asserita esistente "etnia", "cultura", "nazione" in termini parossistici e rigidi. Ecco questo è il punto non l’identità e la questione dell’appartenenza, bensì il modo in cui essa viene proposta e vissuta dai vari attori sociali. Questo è il punto. Si dà un’identità declinata in termini di esclusività (Noi versus Loro) oppure un’identità inclusiva aperta. E’ in queste seconda possibilità che si apre una breccia positiva per il cosmopolitismo e la politica dei diritti umani (presa sul serio e non strumentalizzata come spesso accade- si veda per esempio l’Iraq). E’ la seconda opzione, quella inclusiva, cooperativa, che connette e mette in "interazione" gli esseri umani, che dà una prospettiva feconda per l’epoca della simultanea presenza dell’informazione globale, delle decisioni politiche transnazionali, della economia che si espande sempre più in tutti i contintenti in maniera da legare le sorti di un popolo a quelle di un altro…insomma vorrei affermare che è l’epoca, questa, per rimettere in discussione la prospettiva meramente nazionale con l’assurda pretesa che ad un territorio corrisponda una cultura e guardare, quindi, oltre l’orizzonte del campanile a cui siamo stati abituati. In questo mutamento di ottica e di prospettiva sono radicate le speranze per un mondo altro….un mondo altro che fiorisce nel momento in cui, vedendo un altro essere umano in carne ed ossa, non si pensa principalmente alla sua nazionalità ma alla sua umanità che ci coinvolge, al sangue che scorre nelle sue vene come nelle nostre, al sudore e alla fatica di tutti i giorni (quella nostra ma anche quella sua- quella di tutti noi, sguardo mirabile). Il riconoscimento dell’altrui umanità ci interpella, ci chiama alla repsonsabilità per ciò che può accadere a questo nostro simile…

    23. 227
      Max C. scrive:

      Ho letto di questo confronto e credo che Gad Lerner abbia ragione.

      Cavalcare i mal di pancia ed il malcontento della “Gente comune” (della gente tout court fanno parte anche Giuliano Ferrara ed il Rispettabile Gad Lerner),
      magari canalizzando l’aggressività nei confronti dello straniero, o semplicemente del diverso:
      i Terun ( i meridionali, la prima “posizione politica” della lega), i politici ROMANI (o semplicemente i romani ?), gli albanesi prima i Romeni poi, etc. etc. trovo che sia intanto sciocco, e poi pericoloso per la formazione di una coscienza civile che ci aiuti ad affrontare piu’ consapevolmente il presente che è fatto anche di multiculturalità e multietnicità.

      Max C.

      P.S.
      Devo ammettere che mi sento un “po’ discriminato” anch’io in questo paese in cui NANI E BALLLERINE, veline, tronisti, belle ragazze amiche del premier (in attesa di nomina a ministro) sono il modello politico/culturale di riferimento: purtroppo sono laureato in filosofia (e proprio non riesco ad appassionarmi alle discussioni delle Isole dei Famosi o dei grandi Fratelli) e lavoro per una multinazionale del gruppo Fiat, che fa pezzi di ferro e non spettacoli del bagaglino.

    24. 226
      marco scamardella scrive:

      225

      veramente si incitava all’omicidio con parole esplicite e si ammazzava il nemico di classe o supposto tale epr strada .

      Per non parlare del corteo di Lc in cui con lancio di bomeb molotov briuciarono vivo unos tudente lavoratore ceh spavetato si era rifugiato nel cesso di un bar .

      Le molotov partirtono dalla prima fila dle corteo tutti i dirigenti dli Lc ceh furono compilci o fautori presentyi tacquetro nel solito stilke mafioso omertoso ( Torino Via PO Angelo Azzurro anni 70 )

    25. 225
      giacomo scrive:

      egregio Bruno, (48) – leggo solo ora la sua precisazione su L.C. Nessuno nega il fatto , che è ben documentato. Eravamo nel 1970 . E ,detto senza nessuna giustificazione, sappiamo che si veniva dalla strage di Piazza Fontana. Parlo di strage di decine di persone assolutamente innocenti. Pinelli volò, suo malgrado, dalla finestra di un palazzo che non era quello di casa sua. E sicuramente lei è ben documentato a proposito. Il magistrato inquirente , anni dopo , dichiarò che Calabresi non c’entrava. Questo per 40 anni fa.

      Ora ,ritornando ai giorni nostri, provi a leggere qualche articolo dei giornali , diciamo di destra , su Prodi ad esempio, degli ultimi 3 anni. Io l’ho fatto , e le garantisco, che ho perso il conto degli insulti . E, se me lo consente, a proposito di lazzi, ho ancora ben stampato in mente quel signore che al parlamento trangugiò la fetta di mortadella .
      cordiali Saluti

    26. 224
      Marianna scrive:

      Caro Gad, ( 204) anch’ io, modestamente leggo tutti i giorni! il tuo blog! Uffa, ho messo una virgola in meno ! Ed un punto esclamativo in ipù

    27. 223
      Quando le parole sono importanti : Giornalettismo scrive:

      [...] Siegel ha detto quelle cose ma la gente è d’accordo con lui. Lerner, tra l’altro, se l’è presa, e Ferrara gli ha pure risposto, con la sua proverbiale simpatia, “mi vien voglia anche di [...]

    28. 222
      marco scamardella scrive:

      pagina lettre del foglio ( ultima ) non pneso sia su internet

    29. 221
      klingsor scrive:

      220 – in effetti uno che scrive cose del genere non è certamente lucido (come minimo).
      dove si trova questa lettera?

    30. 220
      marco scamardella scrive:

      leggila tutta se ti capaita , c’è anche di peggio a proposito del cattivo gusto .

      L’avvocato non mi sembra all’altezza fà dei riferimenti sulla sua origine e sul negazionismo di tipo ideologico , non è lucido.

      quasta storia già mi lasciava perplesso ma adesso capisco che è peggio , Gad si è affidato a un’avvocato che fà battagli politica pedagogica insieme a lui . E’ male dal punto di vista della battaglia legale , non c’è lucidità .

    31. 219
      klingsor scrive:

      217 –

      contesta che il giornale dica che l’accusa abbisogna di un’approfondimento , secondo l’avvocato un giornalista non può arrogarsi di sosteneer una cosa simile , non ne ha l’autorità (frose neanche il permesso ?).

      se l’argomentazione è questa c’è da rimanere esterefatti.
      è chiaro che un giornalista non ha l’autorità per sindacare tecnicamente l’operato del PM o per dargli indicazioni.
      nessuno però può impedire ad un giornalista (o ad un qualsiasi cittadino) di avere un’opinione e di divulgarla.
      ad esempio succede tutti i giorni, e con toni anche violenti, a proposito delle inchieste su berlusconi e delle sentenze che non lo condannano.
      diciamo che come minimo è stata una mossa di cattivo gusto….

    32. 218
      ink scrive:

      #210 – snep, questo tuo mi e sfuggito ieri. Ma tanto, come saprai gia, non posso che essere d’accordo – sperando che ora i disastri siano minimi.

      L’immigrazione qualificata siamo gia riusciti ad evitare, immagino. E a creare un bel conflitto sociale al basso pure.

    33. 217
      marco scamardella scrive:

      gad ma veramente hai fatto scrivere a g. ferrara dall’avvocato per quell’articolo

      contesta che il giornale dica che l’accusa abbisogna di un’approfondimento , secondo l’avvocato un giornalista non può arrogarsi di sosteneer una cosa simile , non ne ha l’autorità ( frose neanche il permesso ?).

      Dice che il Pocesso non è di Lerner contro Siegel , ma del PM contro Siegel ( come tirare un sasso querela e nascondere la mano , o come non confondersoi con la feccia )

    34. 216
      klingsor scrive:

      214 –

      Con osservanza e distinti saluti, anche all’avvocato Dawan al quale rispondiamo nel Foglio di carta.

      gad ma veramente hai fatto scrivere a g. ferrara dall’avvocato per quell’articolo?
      ma allora sei veramente stizzoso e vendicativo….ma non eri un buonista una volta?

    35. 215
      marco scamardella scrive:

      Tanto so che non mi querelerai. Sono un tuo pari.

      questa è interessante

    36. 214
      BRUNO scrive:

      Caro Gad, mi vien voglia di prenderti per il collo

      Darsi del bastardo e proporsi come perseguitato nel momento in cui si vuole tappare la bocca a un tribuno impresentabile è un gioco di vanità a forte rischio di ineleganza
      Gad Lerner si è arrabbiato per un’inchiesta sulla vicenda che lo oppone a Leo Siegel, un leghista chiassoso che ha dato voce nella radio dei padani alle viscere del popolo milanese e lombardo (avversione ai Rom, "questa banda di ladri", e a giornalisti e ideologi di sinistra che censurano i sentimenti sociali di insicurezza e di paura come espressione gretta, belluina di razzismo).
      Siegel è un Impresentabile, e come tale lo abbiamo descritto, non senza ironia. Pensiamo però che questa Impresentabilità, moltiplicata per milioni di voti espressi soprattutto nel Nord, sia un fenomeno sociale e politico, non un inestetismo da censurare ma qualcosa da curare e rimuovere con buone leggi e buoni e civili comportamenti in tema di sicurezza e immigrazione.
      Gad invece è la Rispettabilità fatta persona, e glielo abbiamo riconosciuto, anche qui non senza ironia. Si può perfino permettere, questo vecchio e amabile estremista, di farci la lezione sul pericolo del "passaggio dalle parole ai fatti", un pericolo che tipacci come noi denunciano dai tempi dei linciaggi antifascisti militanti e del terrorismo dei compagni che sbagliano, nei "formidabili" anni Settanta.
      Abbiamo fatto un’inchiesta che registrava sia l’Impresentabilità dell’uno sia la Rispettabilità dell’altro. Ci è parso però di capire che, nel caso di un potente milanese dell’establishment, darsi del bastardo e proporsi come perseguitato nel momento in cui vuole tappare la bocca a un tribuno spericolato e vociante dei desperados dell’hinterland, che hanno il vizio piccolo borghese della paura dei ladri e altri vizi compatibili con il funzionamento di una democrazia, sia un gioco di vanità a forte rischio di ineleganza. Caro Gad, ho sempre detto che sei un adorabile furbastro, e adesso che ti ribelli a un’inchiesta e fai mandar lettere dall’avvocato, mi vien voglia anche di prenderti per il collo, come voleva fare il caro Leo, lo sventurato, e darti di nasone. Tanto so che non mi querelerai. Sono un tuo pari.
      Con osservanza e distinti saluti, anche all’avvocato Dawan al quale rispondiamo nel Foglio di carta.
      Giuliano Ferrara

      La risposta di Marianna Rizzini:
      “Detestabile” non mi è mai apparso Gad Lerner, ci mancherebbe. Né, tantomeno, mi è apparso “fascinoso” il conduttore radiofonico leghista. Opinabile mi appare altresì la pur rispettabile abitudine di sentirsi sempre e a tutto campo nel giusto quando – come in questo caso – tale abitudine spinge a desiderare che un tribunale sancisca l’esistenza di un “linguaggio proibito” (specie se questo linguaggio, pur detestabile, è usato da molte e molte “persone”, per non abusare oltre della parola “gente). Quanto all’abuso della parola “gente” in sé – che tanto dispiace a Gad – ebbene sì: ho abusato del termine, ammetto, e l’ho fatto di proposito, sotto effetto di un editoriale di Eugenio Scalfari in cui Scalfari si chiedeva, a mio avviso usando il termine “gente” con (detestabile?) distacco, chi fosse mai “la gente con la quale parla il leader della Lega”. Pur intrisa della mia detestabile rispettabilità, penso che un microfono, per quanto impresentabile sia l’opinione di chi parla, debba sempre restare aperto, specie se non ha il pubblico, il credito e il seguito del rispettabile e non detestabile Gad Lerner.

    37. 213
      Eugenio Ermes scrive:

      Non avendo idee proprie, la destra non può far altro che ricorrere all’insulto e alla delegittimazione nei confronti di chi le ha.
      Per questo il passatempo principale dei giornali di destra è la calunnia nei confronti degli avversari politici. Hanno fatto scuola i repubblicani americani. Tempo fa una tizia repubblicana scrisse un libro intitolato "Treason" (tradimento) in cui sosteneva che i democratici, da Roosevelt (!) in poi, passando per Kennedy, Clinton ecc., avevano "tradito e rovinato l’America". Intanto al potere c’era il mitico Bush che stava lavorando alacremente per la devastazione, oltre che dell’Iraq, dell’America e del mondo intero, con la più grande crisi economica dal ‘29… e mentre Clinton venne messo sulla graticola per avere mentito al popolo per un affare privato, al suo successore, che aveva mentito per motivi ben più gravi, nessuno ha chiesto nulla.
      Da anni ormai i giornali di destra anche in Italia sono specializzati nella calunnia, che colpisce chiunque abbia il grave difetto di pensare con la propria testa e non essere servo di Berlusconi. Il caso più recente ha riguardato Veronica Lario e Monica Guerritore.

      Per i giornali di destra vale il proverbio, un po’ classista, ma nell’essenza vero: "Mentre i signori parlano delle cose, la servitù parla delle persone".

    38. 212
      Così “Il Foglio” diffama il popolo | Gad Lerner « COMMON DECENCY scrive:

      [...] Così “Il Foglio” diffama il popolo [...]

    39. 211
      klingsor scrive:

      caro gad,
      capisco la tua incaxxatura con siegel (ne abbiamo già parlato) e il foglio, ma dovresti ammettere che su certi aspetti non hanno tutti i torti…

      Le persone autentiche, cioe’, colpevolmente disdegnate dal mio mondo borghese, lontano com’e’ ormai dal sentire del popolo.

      questo è vero: il mondo della sinistra borghese perbene e perbenista, politicamente corretta, seguace dei maitre a penser alla moda, snob e supponente dall’alto della sua presunta superiorità culturale ed antropologica disprezza per definizione certe manifetsazioni autenticamente popolari ed i personaggi che le incarnano, solitamente giudicati impresentabili ed irrimediabilmente rozzi….
      che tu faccia parte di quell’ambiente snob e conformista è un dato di fatto; che poi tu sia un po’ più curioso ed aperto (a volte…) va a tuo onore, ma non ti esenta dai vizi tipici del tuo ambiente.
      Siegel vi farebbe schifo anche se conducesse una trasmissione sui lavori all’uncinetto: cosa c’è di peggio per voi di un ex missino degli anni ‘70 che diventa leghista?
      (a proposito di anni ‘70, vedo che continui a sorvolare sula questione mughini-sofri-calabresi….non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire)

      Anch’io ho tra i miei libri preferiti “Il viaggio al termine della notte” di Céline, ma non per questo mi adeguo alla bugia -questa si’ da intellettuali sopraccio’- che il popolo sia tutto viscere e malumore, da assecondare o contenere con pelosa simpatia

      mi sfugge la correlazioen tra i due elementi, ma il fatto che il viaggio di celine sia tra i tuoi libri preferiti mi sorprende piacevolmente: non è facile andare oltre l’inevitabile condanna ed avversione per l’autore di bagatelle (tullia zevi proponeva di vietare la vendita di tutti i suoi libri e di costituire coem reato la loro pubblicazione) e scoprire uno dei più grandi scrittori del suo tempo. (inutile dire che è anche uno dei miei libri preferiti).
      resta il fatto che il popolo non andava alle assemblee del ‘68, non leggeva lotta continua ed oggi non frequenta i salotti radical chic e non legge la stampa politicamente corretta. Nel bene e nel male è sicuramente più vicino alla lega e a siegel, ed è proprio questo il problema delal vostra cultura autoreferenziale e collegata dalla realtà.

      PS: ero anch’io in tribuna arancione domenica, ma non mi sono accorto che ci fosse una squadra multietnica che x questo faceva il mazzo ad una squadra padana; mi sa che la birra del suk ti ha fatto un brutto effetto.
      secondo me c’erano solo la squadra più forte (inter) ed una squadra bollita da tempo (milan).

      P

      Al “Foglio piacciono la caricatura, i ritratti deformati per confermare il luogo comune della sinistra snob. Poco importa che sia diffamatorio nei confronti del popolo (milanese e italiano) attribuirgli tal quali gli umori belluini trasmessi quotidianamente per radio dal buon razzista. E ancor meno importa che gia’ troppe volte, incitati dalle parole violente, degli energumeni siano passati alle vie di fatto. Anch’io ho tra i miei libri preferiti “Il viaggio al termine della notte” di Céline, ma non per questo mi adeguo alla bugia -questa si’ da intellettuali sopraccio’- che il popolo sia tutto viscere e malumore, da assecondare o contenere con pelosa simpatia. Non mi lascio incantare da chi ostenta una frequentazione del popolo piu’ assidua della mia

    40. 210
      Snepretz scrive:

      188-Ink, penso di aver detto più volte come avrei gestito il fenomeno. Intanto le nostre rappresentanze all’estero dovrebbero poter vagliare le richieste di visto e concederne con decisamente maggiore velocità. Poi azzererei i fenomeni tipo barconi etc. Poi bisognerebbe meditare (strano che nessuno ci ragioni su) sui clandestini che arrivano tranquillamente in aereo con tanto di passaporto. Il clandestino NON può esistere, questa è la premessa. Intanto perchè ovviamente non può avere un lavoro regolare, e per altre ragioni ma del tutto accessorie rispetto alla prima. Quindi bisognerebbe tirarne dentro legalmente MOLTI di più e azzerare gli altri. Se ciò fosse stato fatto all’inizio del fenomeno, nessuno se ne sarebbe accorto. Farlo adesso, oltre che essere necessario, genererà un bel disastro. Ennesima dimostrazione che i problemi piccoli se lasciati a se stessi con il tempo non migliorano.

    41. 209
      tinerfe75 scrive:

      rif206

      Porterete pazienza per le mie inprecise "imprecisioni" di scrittura ?
      A scusante chiamo in causa la fretta e la disabitudine allo scritto Italiano .
      Il problema e’ che gironzolando per il mondo e non essendo portato allo studio degli idiomi , invece di arricchire la mia cultura linguistica mi ritrovo ogni volta piu’ ignorante …..

    42. 208
      marco scamardella scrive:

      Un pò surreale la lettera dell’avvocato sul foglio di oggi .

      Non toicca ai giornali approfondire le accuse , non è un giudizio di Lerner contro Siegel ma del PM contro il colpevole

    43. 207
      Mariano scrive:

      ‘Senti un po’,
      nasone ma ti sei mai chiesto per quale motivo si deve preoccupare
      un’amministrazione del recupero dei vulavà di gente irregolare di
      gente che campa di espedienti e non si deve preoccupare allora in
      egual misura o ancor con maggior misura del dramma del pensionato che
      non campa fino a fine mese? Oppure di quello che viene licenziato e
      perde il posto di lavoro?’

      penso sia questo il punto principale che i leghisti non vogliono capire: se un’amministrazione pubblica secondo loro non deve occuparsi del recupero di quella gente che cosa deve fare? Deportarli? Incarcerarli? O peggio? Le possibilità sono solo due: O ci rendiamo conto che anche per il nostro bene è giusto che la politica si occupi dei clandestini e dei rom, O decidiamo di comportarci da stato nazista. Conosco molti leghisti, sono sicuro che non sono razzisti nel senso letterale della parola, ma sono molto intolleranti, è questo atteggiamento che fa loro chiudere gli occhi sugli effetti delle loro parole e dei loro atti politici. In particolare l’incitamento all’odio razziale non deve essere permesso, soprattutto per l’eredità che lascia la predicazione dell’odio nelle giovani generazioni.

    44. 206
      tinerfe75 scrive:

      rif 204
      Sara’ anche l’ imprecisione minore , ma e’ la piu’ significativa : Come puo’ essere credibile un giornalista che sbaglia la parte biografica di un articolo come questo ? La giornalista lascia intendere la conoscenza del suo pollo che si autosmentisce clamorosamente con questo errore .

    45. 205
      vf scrive:

      Per finirla con il Ferrara di turno : chiunque va da lui sia esso giornalista,prete,(esilarante ieri la pretesa di dettare al teologo l’agenda della chiesa cattolica apostolica romana……)laico, onorevole…deve sapere che non solo non lo farà parlare, ma continuerà ad interloquire per spostare il malcapitato ospite sulle sue tesi preconfezionate che da buon giornalista di regime (si puo’ ancora dire ?) sta propinando ed elargendo dall’alto della sua magnanimità al povero " popolo bue ". Quindi chi non vuole farsi massacrare è meglio che eviti accuratamente i salotti con il Giuliano suddetto, in modo che alla fine partecipino a questi ameni show solo i suoi adepti di sicura ed ortodossa fede più o meno religiosa. Amen !

    46. 204
      Gad scrive:

      Caro Giovanni (136): non per darmi delle arie ma non sarei così sicuro che i lettori di questo nostro blog siano meno dei lettori del Foglio

    47. 203
      Gad scrive:

      Risposta a tinerfe75 (199): sono nato a Beirut e non a Tripoli, ma direi che questa è la minore fra le imprecisioni del Foglio

    48. 202
      licioluce scrive:

      Tracciando di me un ritratto detestabile, che il suo direttore sa essere ingiusto e non veritiero, oggi “Il Foglio” eleva a fascinoso portavoce del popolo niente meno che il leghista rinviato a giudizio per razzismo

      E quì mi sono fermato a leggere! Perché Gad ha già emesso la sentenza! Quindi inutile sprecare tempo!

    49. 201
      ernesto scrive:

      mi rispondo da solo, l’ennesima prima pagina porcata di Libero è per la vicenda dell’asse tra Berlusconi e Putin. Beh Libero è diventato anche antiamericano pur di attaccare il presidente nero.

      Nel merito si parlerebbe di un’iniziativa con Gorbacev per fermare Berlusconi. Mah…dev’essere la solita spazzatura.

      In ogni caso dobbiamo esser certi che un governo leghista, a pelle, non piaccia troppo al presidente americano…

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