Ora che la matrice mafiosa dell’omicidio di Mauro Rostagno è definitivamente riconosciuta da tutti, è interessante rievocare anche le calunnie e i pregiudizi di cui questo nostro caro compagno fu vittima solo perchè tra i fondatori di Lotta Continua. Per questo vi ripropongo un articolo da me pubblicato su “La Stampa” il 27 luglio 1996.
Sull’”Espresso” di questa settimana Giampaolo Pansa – gratificandomi
di una polemica citazione – rivolge un appello agli ex militanti di
Lotta continua affinché dicano tutto quello che sanno sul delitto
Rostagno (un omicidio perpetrato nel 1988, cioè dodici anni dopo lo
scioglimento della medesima Lc). E il Corriere della Sera ne
approfitta per anticipare la richiesta sotto il titolo insinuante e
ostile: Pansa e i compagni presuntuosi: perché Lerner non parla?.
Sarebbe lecito chiedersi perché Pansa non abbia pensato di
rivolgersi direttamente al suo direttore, Claudio Rinaldi, che se non
altro per ragioni anagrafiche ha conosciuto Mauro Rostagno prima e
ben più a fondo di quanto non abbia potuto conoscerlo io. Ma il
perché si evince dalla lettura: sono stato prescelto come bersaglio
non in quanto protagonista delle vicende dell’epoca, bensì come
protagonista di una ruggine con Pansa risalente a diciassette anni
fa. Tanto basta a chiamarmi testimone di una morte tragica e oscura.
Cito questo episodio sgradevole ma marginale, perché spiega bene la
grande confusione ricorrente ogni volta che si affronta la vicenda
così tipicamente italiana di Lotta continua, circondata di rancori e
domande, costellata di sospetti e colpi bassi, capace di evocare
insieme Curcio e Craxi, Pasolini e Berlusconi, attraversando le
periferie più disperate e i salotti del potere di carta. In forme
certamente non così grevi, lo afferma anche Indro Montanelli:
quarantenni e cinquantenni divenuti nel frattempo rispettabili
senatori, deputati, scrittori, giornalisti, ancor oggi innalzerebbero
tutti insieme un muro d’omertà non tanto intorno a Rostagno, quanto
intorno a Lotta continua.
Dunque una lobby di Lc sopravviverebbe vent’anni dopo. Più
indulgente, il vecchio comunista Emanuele Macaluso evoca il concetto
di solidarietà: Succede alle associazioni che vivono a cavallo
tra legalità e illegalità. Ma se invece proprio di lobby si
trattasse? Proviamo a immaginarci le sue finalità: qualche decina di
maturi professionisti, operai, intellettuali, divisi ormai dai
destini più disparati, si ricompatterebbero nella copertura di un
segreto oscuro assai nocivo alle rispettive carriere, cioè la natura
criminale della propria militanza giovanile. Ecco cosa rende
doppiamente odioso il sospetto, irradiato tutto attorno al processo
per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi: questi di Lc non solo
se la sono cavata, ma hanno pure fatto carriera e magari
intrallazzato coi poteri che avevano combattuto. Ma andiamo avanti
secondo logica. Perché mai la lobby dovrebbe nascondere qualcosa
anche riguardo al delitto Rostagno? L’unica spiegazione, aberrante,
sarebbe che ad uccidere Rostagno fosse stato un emissario della lobby
medesima, magari per tappargli la bocca in relazione al delitto
Calabresi avvenuto quattordici anni prima. Non bastasse il buon
senso, anche la procura di Trapani definisce infondata tale ipotesi.
Caro Montanelli, in tutta coscienza credo che non solo il
sottoscritto, ma anche il direttore del tuo giornale, Paolo Mieli, e
ancora i vari Rinaldi, Deaglio, Briglia, Liguori e quant’altri della
generazione del Sessantotto abbia intrapreso la tua stessa
professione, possiamo guardarti in faccia e risponderti: violenza in
quegli anni ne è stata predicata ed esercitata tanta, troppa;
stupidaggini se ne sono dette a caterve, in mezzo a denunce e
proteste sacrosante; ma fummo nemici della lotta armata e quel nostro
movimento non si macchiò né di fatti di sangue né di atti
infamanti. Ciò che ci consente di portare con dignità
quell’indelebile etichetta di ex senza bisogno di rinnegare il
passato. Tanto tempo è trascorso da allora, e ciascuno con quel
passato si misura ormai individualmente, traendone il proprio
personale bilancio. Così deve essere, smettendola di cercare lo
scheletro che non c’è nell’armadio dei conflitti degli Anni
Settanta. Il discorso potrebbe chiudersi qui, vista la mia totale
ignoranza riguardo alle indagini trapanesi e visto che ho visitato la
comunità Saman una sola volta in vita mia, nella triste circostanza
dei funerali di Mauro Rostagno. Ma non avremmo ancora risposto al
perché susciti tanto clamore e fastidio il tragitto successivo degli
ex di Lotta continua, fino a ipotizzare l’esistenza di una lobby
nell’Italia degli Anni Ottanta e Novanta. Passata l’epoca
dell’estremismo (ma in questo Paese, non dimentichiamolo, furono
estremisti perfino certi apparati dello Stato), di Lotta continua si
è probabilmente evidenziato un altro tipico tratto italiano: la
spregiudicatezza. Quella stessa spregiudicatezza culturale che negli
Anni Settanta aveva consentito a Sofri, Viale, Rostagno di rompere le
incrostazioni dogmatiche della sinistra ufficiale e di rappresentare
meglio di altri i nuovi movimenti di lotta, negli anni successivi si
sarebbe rivelata allo stato puro. Alcuni tra i primissimi passaggi,
feci in tempo a viverli subito prima di lasciare il giornalismo
militante. Era il 1978 e avevo ventitrè anni quando Claudio Martelli
invitò a cena me e Luigi Manconi. Si parlava della comune avversione
all’unità nazionale del governo Andreotti, della necessità di una
sinistra libertaria autonoma dal pci. All’epoca, ricordo bene, io e
Manconi ci premurammo di suddividere e pagare ciascuno il suo conto
del ristorante. Ma successivamente Deaglio e Sofri, riuniti da
sodalizio intellettuale con Martelli e Giuliano Ferrara, si fecero
pagare dai socialisti non una cena ma addirittura un giornale:
brillantezza intellettuale sia tale da prevalere sull’innaturalità
dei partner acquisiti. Siamo i più intelligenti e puri, dunque
possiamo anche intrecciare rapporti disinvolti. Sciolta ormai da ogni
legame sociale, tale spregiudicatezza avrebbe consentito a Paolo
Liguori di dirigere Il Sabato dell’andreottiano Sbardella e poi il
berlusconiano Studio aperto, teorizzando che ciò avvenisse in
coerenza con le battaglie di gioventù. E Nini Briglia poteva
partecipare alle riunioni di Arcore in cui fu definito il progetto di
Forza Italia quasi che il suo potesse considerarsi un apporto
puramente tecnico. Naturalmente la maggior parte degli ex militanti
di Lotta continua aveva nel frattempo fatto scelte politiche e di
vita di tutt’altro genere, che però non facevano notizia nella loro
prevedibilità: operai divenuti sindacalisti, militanti rientrati nei
ranghi della sinistra storica, professionisti impegnati nel
volontariato, imprenditori di un qualche successo. Certo, anche
Rostagno era spregiudicato, nelle relazioni private come nelle
mistiche vocazioni pubbliche, e lo dimostra anche la sua scelta di
accompagnarsi all’ambiguo ma facoltoso Francesco Cardella. Solo che
la sua spregiudicatezza si esprimeva lontano dal potere, in ciò più
vicina all’intransigenza di Alexander Langer, di Marco Lombardo
Radice, di Goffredo Fofi. Quando su tali avventurosi itinerari
culturali si abbatterà l’accusa infamante dell’omicidio Calabresi,
nell’opinione pubblica un impianto ostile era già naturalmente
predisposto: non solo compagni presuntuosi e male accompagnati, ma
anche assassini. Ben oltre le ambigue risultanze processuali, il
teorema inverosimile di una Lotta continua ridotta da movimento a
banda armata consolidava la propria suggestione ricercando conferma
nell’antipatia dei comportamenti successivi dei suoi leader. A ciò
contribuisce potentemente un altro carattere tipicamente italiano che
si ritrova dentro Lotta continua così come dentro altre esperienze
di grande impatto esistenziale per chi le ha vissute, soprattutto se
da giovane: il narcisismo. All’analisi del sangue mi restano poche
tracce di affetto verso quelli che un tempo portarono il nome
insolente di Lotta continua, ha dichiarato Erri De Luca, scrittore e
autodidatta traduttore della Bibbia, mutando repentinamente in
disgusto la sua assoluta devozione di un tempo al movimento fondato
da Sofri. Oggi che tiene una rubrica quotidiana sulla prima pagina
del giornale cattolico Avvenire, il bilancio di quella militanza è
non solo liquidatorio, ma puramente estetico, agonistico: …Ho
smaltito la mia intera compassione politica in Lotta continua e solo
quando si è sciolta, nel ’76, ho cominciato a fare vita di operaio.
Avevo ventisette anni allora e da un punto di vista fisico provenivo
dagli allenamenti su strada, dai lanci di pietre e bottiglie, non dal
sollevamento pesi. Venivo dall’atletica leggera. Così scrive su
Micromega, descrivendo la sua scelta di fare il muratore, e se per
lui Lotta continua si riassumeva caricaturalmente in quegli scontri
fisici con la polizia, allora non può neppure sorprenderci che -
sempre su Micromega – lo stesso De Luca abbia poi proclamato:
Chiunque di noi di quel tempo avrebbe potuto uccidere il commissario
Calabresi. Troppo facile liquidare la sortita di De Luca per la sua
palese infondatezza (non è affatto vero che chiunque di noi avrebbe
potuto uccidere chicchessia, naturalmente, mentre è vero purtroppo
che ci fu chi dalle nostre file passò alla lotta armata e uccise).
Essa racchiude la testimonianza – sincera e dunque inquietante – di
una milizia politica vissuta come puro gesto, autorappresentazione
estetizzante. Ciò che spiega perché dentro l’esperienza di tanti
giovani, a sinistra come a destra, la violenza abbia ripreso il
sopravvento negli Anni Settanta quando ormai la guerra civile era
finita da più di vent’anni. Il prolungarsi di queste forme di estasi
narcisistica fin dentro gli anni del riflusso e della maturità, non
ha certo giovato agli ex incapaci di liberarsene, né alla
popolarità della categoria tutta. Ma tutto questo, diciamocelo
infine, che cosa c’entra con l’efferato delitto maturato nel 1988 in
una comunità per il recupero dei tossicodipendenti, luogo insieme
benedetto e maledetto, sede di generosità assolute e violenze
psico-fisiche, crocevia di operatori pazienti e di avventurieri
ribaldi? Riportiamo a Saman, al lavoro dei magistrati e degli
avvocati, al dramma della Chicca Roveri in carcere proclamandosi
innocente, alla solidarietà dei suoi amici, ai dubbi che circondano
la figura del fuggiasco Cardella, insomma riportiamo alle misure
della sua triste realtà il delitto Rostagno. Lasciamo stare Lotta
continua, la sua lobby maldestra e il suo peccato d’origine
immaginario. Caro Montanelli, spero di non averti deluso perché con
ciò ho detto davvero tutto quello che so. Ci sono già tanti misteri
nella storia italiana che non è il caso di inventarcene dei nuovi.
Gad Lerner
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3 luglio, 2009 alle 4:19 pm
Concordo che a sentire il nome di Pansa c’e’ solo da farsi venire il voltastomaco. Pansa, come tanti altri, e’ come la serva di Toto’… serve. Meglio liquidarlo con poche parole, sempre troppe per uno cosi’. Invece non riesco sempre di piu’ a capire come continuino imperterrite le "rievocazioni" su terroristi delle brigate rosse e mai si rievocano le gesta dei NAR, i terroristi neri, che pure tanto sangue e omicidi hanno sparso in Italy. D’altra parte questi bizzarri giornalisti che non riusciamo ad esercizzare, perche’ "servono", continuano a scrivere anche di Lotta Continua ma non ad approfondire le altrettanto "interessanti" stragi da P.zza Fontana alla stazione di Bologna, alla stazione di polizia, al treno Italicus e cosi’ via…. Questi misteri italici di servizi segreti deviati e destri si vede che a certe penne che "servono" non interessano proprio.
3 luglio, 2009 alle 3:53 pm
Per caso puro caso, se il caso esiste o debba chiamarsi destino, sono finito in questo blog. Ed ecco lo spinoso caso della ipotizzata lobby dei postlottacontinuini. Dove è finita Lotta Continua? Innanzitutto bisognerebbe capire se si vuole dare risposta a dove sono finiti, in senso di percorso professionale e personale, i suoi militanti o dove sono finite le sue idee e le sue istanze "rivoluzionarie". Premesso che mi pare che si faccia riferimento più alla prima ipotese che alla seconda vorrei dire che, come si dice dalla mie parti, "i discorsi li porta via il vento". Se volete sapere il percorso, ascesa o parabola che sia, compiuto dai militanti allora rintracciate o ricostruite un database storico di essi, rintracciate la posizione professionale ricoperta ad oggi e … fatte un poco di analisi statistiche avrete la risposta se esiste una correlazione statisticamente significativa tra carrierismo e lottacontinuismo. A naso mi verrebbe invece da affermare che, come in ogni movimento riformista-rivoluzionario, i più abili annusatori di tendeze ed inclini al compromesso hanno, probabilmente, "svoltato" e poggiato le proprie natiche su qualche importante scranno aziendale-politico-giornalistico mentre i più "duri e puri" sono rimasti col cerino in mano. Trend che accomuna tutti i gruppi rivoluzionari (nazimaoisti, maoisti, marxisti, peronisti di Peron o di Evita etc) ed anche i democraticissimi partiti istituzionali. Eh si perchè l’arte di annusare dove sfocia il fiume, l’arte di comprendere quando la tensione odora di bruciato e di morte lo hanno quei pochi che dalle piazze sanno passare ai salotti e alle televisioni come percorso … naturale. Sorvolo poi su alcuni post che accusano di narcisismo Pansa e Ferrara … che noia … spesso parlo con osservatori stranieri che osservando in Gad in televisione mi chiedono: ma perchè il giornalista fa le domande e da le risposte? Non voglio poi commentare i commenti su Fra-Franceschini e sulla bestiacia di Hitler … ma la cosa che mi fa sorridere che sempre qualcuno finisce per nominare lo psiconano…anche quando si parte da Lotta Continua. Ma era anche lui un militante? … non me ne stupirei vista la carriera!
29 maggio, 2009 alle 5:27 pm
Gad, scusa se intervengo: ma ti sei dimenticato di citare D’Avanzo. Siccome sei un giornalista amante della libera informazione, ma sopratutto dell’informazione, puoi ricordare anche D’Avanzo? Sei a conoscenza dei fatti, oppure non ne sei a conoscenza? Se non ne sei a conoscenza prenditi questi giorni per aggiornarti e poi aggiornaci sul blog. La democrazia attende.
27 maggio, 2009 alle 7:52 pm
Ferrara lo intelligo: c’ha (l’invidiabile) problema di quelli che appartengono a ex "famiglione" nel privato e nel pubblico….Ne ha dovute (metaforicamente) uccidere due con un sol colpo…gli servirà il resto della vita per completare l’opera.
Ma Pansa francamente mi fa venire il "mal di pansa"….
Premesso che penso che abbia diritto di scrivere e presentare tutti i libri che vuole come democrazia vuole, se schiuma rabbia più o meno trattenuta ci può stare che venga ripagato con la stessa moneta.
Mi pare che abbia potuto scrivere quello che ha voluto tanto a Repubblica che all’Espresso.
Questo gruppo non gli piaceva più, ok, si è accasato altrove…
E come prima cosa ha sputacchiato sul piatto dove aveva mangiato…
Non è un piatto che adoro e non lo difendo pregiudizialmente.
Ma lo erano anche quando lasciavano scrivere a Pansa quel Bestiario nel quale ha detto la qualsiasi sul qualsiasi.
In quanto a Lotta continua, sì credo che sia rimasto nei suoi ex, nel bene e nel male (più male che bene) un senso di comune appartenenza.
Era il gruppo dei più "fighetti", per estrazione sociale ma anche per capacità intellettuale, parecchi hanno fatto carriera.
Sofri non lo amo ma lo rispetto, s’è fatto il carcere, direi che basta no?
27 maggio, 2009 alle 2:32 pm
Caro Gad,
grazie. Posso dire che questi maestri hanno in te un ottimo alunno e W Goffredo che con il suo bstone e la barba bianca da ancora filo da torcere a tutti i giovani e vecchi.
Buona estate Gad
Angie
27 maggio, 2009 alle 10:21 am
Ancora sul narcisismo:
In personaggi non risolti (fatto più che evidente, basta guardarli negli occhi…e non solo), come Pansa, Ferrara, ecc., il narcisismo si trasforma spesso e volentieri in presunzione sterile e ridondante. Senza autoironia, senza capacità di autocritica spietata, diventa un boomerang..
27 maggio, 2009 alle 10:03 am
Un poco di sano narcisismo è indispensabile per avere la spinta ad esporsi…anche Gad Lerner non ne è esente…per fortuna.
Se no come farebbe a tener testa a tanti personaggi di rilievo che invita all’Infedele?
Senza narcisimo, solo pecorelle smarrite..
A proposito, vedendo ballarò, ieri sera, che nostalgia del lunedì sera su La 7!
E che tristezza i battimani, il consueto teatrino disgustoso dei soliti noti che dicono sempre le stesse cose (pannella fuori dal coro, ma prevedibile comunque!)
Per carità, Franceschini sembra meno omologato di altri che l’hanno preceduto, ma…l’apparenza non è tutto…ci sarà vera sostanza dietro?
Mi sono già illusa anni fa, con D’Alema…poi…delusione super cocente.
Per non parlare di Veltroni,il suo discorso del Lingotto mi diede di nuovo vigore politico e speranza…poi…
Scusi Gad, lei che ci lavora dentro,nel PD, ma oltre il progetto, non solo condivisibile, per questa povera Italia, ma direi "Indispensabile", ha qualche chance di trovare dirigenti che rispondano ai criteri richiesti?
Perchè il mio dubbio è questo…troppi ne ho sostenuti, troppi mi hanno lasciata con un gusto amarissimo nel retrobocca..
27 maggio, 2009 alle 6:39 am
Risposta a Angie (63): Goffredo se li mangia tutti quanti in insalata, quelli lì! A parte gli scherzi, condivido quel che dici e considero una delle grandi fortune della mia vita avere avuto da giovane maestri come Fofi, Grazia Cherchi, Alexander Langer, Giovanni Arrighi, Bruno Manghi…
27 maggio, 2009 alle 1:43 am
la violenza rivoluzionaria salvifica idealistica porta in caso di presa del potere a terrore partito unico nomenclatura rivoluzionaria dittatura dispotica .
E’ in quest’ultimo esito che la violenza è riprovevole , ottima la violenza per ribellarsi da una tirrania o per difenderei da un’aggressione , pessimo per instaurarla e per intimidire e danneggiare cose o persone alttrui anche se per vendetta .
negli anni 60 era tutta una apologia del paradiso comunista di Mao Ho Ci Min o Cuba o anche dell’URSS, la rivoluzione comunista era il fine , e la rivoluzione come si è visto non è un pranzo di gala .
per altri il sogno e l’apologia della rivoluzione antiborgrhse fascista
ma tu pensi che senza violenza senza scontri di piazza senza occuopazioni senza picchetti e senza il terrorismo derivato qualcuino si sarebbe occupato o preoccupato del movimento rivoluzionario giovanile ?
Qualcunoi si stà sbattendo qualcosa dell’onda fuori da una prima preoccupazione per disordini ormai cessata nello spegnimento delle manifestazioni dato dall’esaurimento dello slancio ?
e che collante era la violenza per i miti per il romanticismo per la coesione del gruppo per le spirali senza fine delle faide e vendette ?
non è il settimo sigillo è un’istinto animale liberatorio ,lo stesso inebriante dei tifosi di calcio vandali , il brivido della fratellanza d’armi , la geometrica violenza che non è stata la suggestione di un singolo co glione ma di una generazione
26 maggio, 2009 alle 11:58 pm
Caro
Trovo molto illuminante questo articolo e dal basso della mia esperienza e cultura penso che il tuo scritto sia quanto mai attuale.
In particolare mi ha colpito una frase:
em>
Il prolungarsi di queste forme di estasi
narcisistica fin dentro gli anni del riflusso e della maturità, non
ha certo giovato agli ex incapaci di liberarsene, né alla
popolarità della categoria tutta.
Proprio stamattina seguivo un intervento di Giampaolo Pansa a Omnibus, in lui c’e’ un fortissimo narcisismo.
Oggi ad esempio si lametava delle poche copie in distribuzione del film tratto dal suo libro, sostenendo che al potere c’e'un elite culturale di sinistra che premia il Mussolini di Bellocchio (Vincere) e penalizza il fil di Soave tratto dall’opera di se medesimo, illuminante pubblicazione che rimette a osto il giudizio storico sull’esperienza partigiana.
Io questo tipo di discorso non lo concepisco.
Premesso che Vincere ritengo non sia un bel film, stiamo parlando di un regista come Marco Bellocchio e Soavi che non penso sia uno degli autori più fecondo degli ultimi anni. Tuttavia, questo è un discorso anche poco corretto perchè io Il Sangue dei Vinti non l’ho isto e quindi non posso esprimere un giudizio.
Gad se uno uomo di cultura va tanto tanto al cinema, saprà come è viziato il mercato italiano. Molti film considerati minori in Italia, hanno dovuto ricevere premi all’estero per avere qua da noi un po’ di attenzione.
Film e registi che adesso acclamiamo come gli eroi del nuovo cinema italiano hanno fatto il giro di Italia con le pellicole sotto il braccio per far consocere i film.
E si dirà si ma non erano tratti da un bestseller di un grande giornalista italiano…
Peccato che i film e i libri siano opere diverse, linguaggi diversi e non è detto che un bel libro abbia una degna trasposizione cinematografica e viceversa.
E poi basta il cinema non è solo il contenuto e il messaggio veicolato, ma è anche forma. Un buon film è quello in cui forma è contenuto si sommano si alimentano vicendevolmente… chissa’ se risponde a questa caratteristica il film di Soavi e di Bocca.
Tirando le somme mi spiace per Pansa, ma a mio parere non c’e’ nessuna lobby culturale che impedisce a film "revisionisti" di girare.
Il cinema italiano come la cultura (come tutto il paese) ha dei problemi su cui potremmo farci 1000 trasmissioni.
Io però rimango profondamente colpita dal narcisimo e dalla poca umiltà di queste persone, che si sentono portatori della fiaccola della verità che porta luce alle nostre tenebre, ormai al di sopra forse del bene e del male.
A parte l’antipatia di un tale tipo di intellettuale, sono invece l’emblema più evidente della gerontocrazia italiana.
E poi questo narcisimo, in forme diverse, si trova anche in Giuliano Ferrara, in Carlo Rossella, in Liguori…
Ecco il lato debole di questi uomini il narcisimo, l’egocentrismo, li ha resi inclini a essere adulati corteggiati e poi comprati dal potere.
Scusami ma volte tu hai citato una figura di quello che, io penso, sia invece l’emblema di una intellettuale diverso; una delle poche figure intense e vive del panorama culturale italiano: Goffredo Fofi.
L’ho sentito citare almeno in una tua trasmissione e lo trovo nell’articolo sopra riportato.
Anche Fofi, forse è un po narcisista, ma come i piu’ grandi intellettuali che io ho consciuto e ho amato il loro narcismo li spinge fuori verso l’altro e alla fine risultano persone umanamente interressantissime prima che intellettuali. Penso a tanti amici di Goffredo, ma primi fra tutti Pier Paol Pasolini, che secondo me è l’esempio altissimo di intellettuale tanto narcisista, ma innarrivabile da questi che al confronto sono scribacchini mainstream… perchè se al potere, ci fosse questa grande elite di sinistra forse a loro sarebbe stato impossibile scrivere i libri e adagiare i loro culetti nelle comode poltrone dei talk-sho televisivi.
Questo è quello che mi è passato di mente leggendo il tuo articolo e sentendo parlare questi narci un po nevrotici.
Sono completamente fuori strada?
A.
26 maggio, 2009 alle 11:52 pm
#61 ho capito che tu ti sei fatto questa visione idealistica della violenza come attore autonomo della storia, un personaggio da settimo sigillo che si aggira per il mondo…
ma vorrei sapere cosa tieni fuori, con questo criterio: alla fine ci si trova, con un una valutazione politica, a dover dire che esiste la violenza legittima.
facciamo un passo in avanti: nel movimento degli anni sessanta, invece, l’uso della violenza come pratica politica non era affatto scontato nè necessario e non è nemmeno stato la pratica politica prevalente.
diverso ancora il discorso sui movimenti residuali che hanno continuato a operare dopo il ’76.
26 maggio, 2009 alle 11:41 pm
e dalla rivoluzione francese sino ai black blok che c’è un filo rosso della violenza rivoluzionaria politica , la marcia su Roma o il Putsch fu fatto da minoranze effiaci e con acqua dentro cui nuotare , acuqa tanbta che avevvano anche i nostroi terroristi neri e rossi , fascio nazi comunisti arrivati al potere con metodi intimidatori ottennero anche consensi popolari .
La dittaura post rivoluzione ha fascino ed efficacia , sia quella comunista che quella fascista ,comunque hai ragione sul supporto storico e sulla necessità di un discorso più vasto ed approfondito
26 maggio, 2009 alle 11:38 pm
#54 Non ho seguito Ballarò, ma se la Saraceni sostiene che la bassa professionalità della mano d’opera italiana sarà, nei prossimi anni, un elemento di debolezza dell’economia, sopratutto in fase di ripresa, allora mi pare che abbia ragione.
Anche perchè c’è poco da ricorrere alla ghigliottina: se l’italia rimane al palo cadono i ricchi quanto i poveri.
26 maggio, 2009 alle 11:34 pm
#55 Tanto per cominciare trascuri il fatto che i movimenti che tu chiami ‘utopici’ della prima metà del novecento hanno avuto un reale consenso di massa.
Non è vero che erano il risultato di elite che hanno sobillato il popolo, anzi. Per certi versi è il popolo che ha sobillato le elite.
Poi trascuri il fatto che, per la generazione uscita dalla prima guerra mondiale, l’uso della violenza era normale, appartenente alla vita quotidiana.
L’assalto all’avanti del ’19, a Milano, conclusosi con l’incendio della tipografia, fu condotto con fucili e bombe a mano: se leggi i giornali dell’epoca, nessuno era particolarmente scandalizzato da questo dettaglio.
Quindi sbagli quando assimili gli anni 60/70 con il periodo concluso con la fine della seconda guerra mondiale. Sono momenti incomparabili dal punto di vista antropologico prima che politico.
26 maggio, 2009 alle 11:22 pm
su questo terreno mai problemi e guai ai vinti
si vince
26 maggio, 2009 alle 11:21 pm
non è poi male , è prof …………..
26 maggio, 2009 alle 11:20 pm
Marco, ma dov’è che ho letto la frase ‘è la guerra, bellezza’ ?
26 maggio, 2009 alle 11:19 pm
partiamo da punto zero come da spopra mi paragona ad Hitler dando anche a lui queste caratteristiche che Virginia gentilemente mi attribuisce.
Manca un elemento .
Hitler non era coerente onesto e sincero ma può apparirlo ad uno che trova normale un’organizzazione come Lotta Continua .
Perchè ?
perchè Hitler non era sincero e onesto ma solo coerente ?
Perchè se imponi le tue idee con la forza e la violenza con l’intimidazione , se ti reputi avanguardia rivoluzionaria e per il bene ed il riscatto del tuo Paese pensi di poter usare la violenza e l’intimidazione per un futuro radioso che non prevede libertà ed opposizioni ( tali con chiarezza rimossa erano anche agli studenti fasci nazi comiunisti i fini ultimei delle utopie rivoluzionarie )
Questo è il problema del comunismo e del fascismo questo è il problema die movimenti rivoluzionari marxisti o nazifascisti .
Lotta continua nei fatti è stata una macchina complessa ed affascinante di un tentavo rivoluzionario violento .
il sangue è ancora per strada , io ne ho visto troppo, compreso quello dei poveri ragazzi di lotta continua innocenti ammazzati .
per rispetto di tutte le vittime bisognerebbe essere meno romantici e più respoonsabili delle proprie suggestioni rivoluzionarie e delle loro logiche conseguenze
26 maggio, 2009 alle 11:17 pm
Mi sono spiegata male, ma la paura è proprio di arrivare li’!! Certo, però che questi ricchi di sinistra fanno venire il latte alle ginocchia e… paura sì, paura no a volte te le tirano fuori… la Prof.ssa Saraceni a Ballarò che mi ha ricordato Maria Antonietta quando parlava dei poveri… Mamma mia Pannella, cosa dice???
26 maggio, 2009 alle 11:03 pm
per poi fare una discreta apologia con nonchalance della rivoluzione violenta ( terrore guerre e impero Napoleonico seguenti )……
26 maggio, 2009 alle 10:58 pm
Scamardella po’ si scrive con l’apostrofo non con l’accento …errore bleu!! Ah! Ah! A parte gli scherzi ma io ho paura di quest’aria di odio Voi, no??? Ma supponiamo che Berlusconi si dimetta e si faccia un altro governo ma proviamo a fare noi un possibile governo….Io non vedo proprio niente e nessuno!! Il problema è il ricambio!!!!! A Ballarò c’è la Prof.ssa (che ovviamente la simpatia non sa neanche dove sta di casa!!)lei, tesoro caro, sta dicendo che tutte le persone a rischio sono coloro che hanno un titolo di studio molto basso (ma gli operai una volta avevano solo la quinta elementare) ma dagli anni sessanta ad oggi hanno contribuito alla ricchezza delle grandi ditte!! Ora, invece fanno schifo e sono una zavorra!!. Se ricordo bene il 14 luglio 17….è successo qualcosa, forse!! e le brioches i francesi non le hano mangiate hanno fatto altro!!
26 maggio, 2009 alle 8:39 pm
ho letto con interesse tutti i post dei gentili intervenuti .
c’è un’incomprensione di fondo su cui penso ancora un pò ,poi vorrei in sintesi esporla e sapere il vostro parere .
Dibattito pubblico vero su queste cose in modo approfondito a 360 ° non mi sembra però che vi stato nel nostro Paese ed è la ragione dell’odio che cova di cui io insieme a tanti siamo protagonisti .