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A Grillo, io la tessera Pd non la darei

lunedì, 13 luglio 2009

il PD

A Grillo, io la tessera Pd non la darei

Ne dubito, ma se Beppe Grillo venisse in Valcerrina a chiedere la tessera Pd del circolo di cui sono coordinatore, mi rifiuterei di iscriverlo. Per rispetto della politica e delle regole che ci siamo dati.
Diverso fu il caso, nel 2007, di Marco Pannella e Antonio Di Pietro che chiedevano di partecipare alla fase costituente del Partito democratico non ancora nato. Continuo a ritenere che fu sbagliato impedire loro di partecipare, in quella fase, salvo poi pretendere da loro ciò che essi quasi certamente non erano disposti a garantire: una totale condivisione della sorte comune del Pd e del suo progetto programmatico.
Beppe Grillo viene invece oggi col solo proposito di seminare sconquasso in un organismo reso fragile dal suo deficit di democrazia interna. Vuole distruggere il Pd, ha più volte dichiarato di considerarlo nemico, lo assimila al Pdl. Dunque che cuoccia nel suo brodo e la smetta di praticare lui la doppiezza che (spesso giustamente) denuncia negli altri. Ma per contrastarne l’azione goliardica e guastatrice, occorre che stavolta -a differenza che nel 2007- il regolamento congressuale vieti la buffonata di più liste in appoggio di un singolo candidato. Cioè che sia proibito il malcostume delle ammucchiate in cui ci si mette insieme per convenienza nonostante la diversità delle linee politiche proposte.

Post scriptum. Leggo ora (ore 13) che Beppe Grillo è già riuscito a iscriversi al Pd. Che cavolata!

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2637 post su Gad Lerner.

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Commenti per questo articolo

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  1. 604
    Poldisinistra scrive:

    Per 603

    Le regole della loggia di San Marino?

    http://www.youtube.com/watch?v=4R-QUEIjT1I&feature=channel_page

  2. 603
    Alessio in Asia scrive:

    Lerner: "Per rispetto [...] delle regole che ci siamo dati."

    A quali regole si riferisce?

  3. 602
    Poldisinistra scrive:

    Beppe Grillo concordo con le critiche alla Cina che necessita di una rivoluzione politica e non sociale ma schierati a difesa della Cina
    come stato ateo, multietnico e principale baluardo contro i nazisti
    usa ed i loro servi.

    CINA SI
    http://www.youtube.com/watch?v=GYWKDmwa3Ks&feature=channel_page

  4. 601
    Marco_N scrive:

    Sistema maggioritario, liste separate alle primarie, democrazia interna ad un partito.
    Sono tutti aspetti che gli articoli di questo blog giustamente risaltano, sottolineano, auspicano, perché volenti o nolenti si sta parlando di regole che funzionano e che saranno il nostro futuro, regole che creano la sintesi di opinioni politiche così come la rappresentanza vera di tutte le persone, anche di quelle appartenenti a gruppi di minoranza rispetto a quelli che sono i valori ed i modi di essere prevalenti nella società. In america una persona di colore è attualmente titolare della carica politica pià alta.
    Allora mi chiedo: perché auspicare tutto ciò e poi chiudersi in un respingimento che con quelle regole che vengono esaltate hanno davvero poco a che spartire: Grillo vuole entrare nel partito per distruggerlo, ma chi lo farebbe entrare, se non quegli stessi cittadini che chiedono di essere i veri plasmatori del partito stesso. In democrazia ci si confronta, si mettono sullo stesso piano tante idee diverse e, in virtù di quello che il patto istituzionale che ci lega gli uni con gli altri, si chiede a tutti i cittadini di prendere come buona l’idea più apprezzata dalla maggioranza degli stessi.
    L’entrata di Grillo nel Pd o comunque la sua candidatura, non darebbe a Grillo quello che taluni temono, e cioè il potere di distruggere il progetto nel suo complesso. Al contrario, costringerebbe Grillo al confronto, lo obbligherebbe a rispondere alle obiezioni dei suoi avversari elettoriali e, più in generale, lo obligherebbe ad accettare come vincente un’idea di partito democratico che magari non è la sua. Se il pd si aprisse e non si chiudesse invece nel fare una selezione arbitraria o comunque non determinata dal gioco democratico per cui "si sta insieme e si fa quello che vogliono i più", allora il pd è un partito come tanti altri, ma con il difetto di essere, oltre che maggiormente eterogeneo e diviso su taluni temi (situazione fisiologica in qualunque area progressista, impossibile da eliminare) anche "finto" nel volersi proporre come esempio di vero gioco democratico, vera sintesi di opinioni attuata attraverso la più trasparente delle selezioni.

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