Il blog del bastardo si schiera decisamente contro i produttori della Barbera d’Asti che vorrebbero imbastardire il loro vino a denominazione d’origine controllata, autorizzandone il taglio con un 10 per cento di cabernet, merlot, syrah e pinot nero. Cioè con i vitigni alla moda del gusto internazionale omologato.
Entro in contradizione con me stesso? Niente affatto, e ve lo dimostrerò. Io non ho niente contro il meticciato dei vini, ovverosia la miscela tra vitigni diversi, detta in termini tecnici “uvaggio”. Ce ne sono di squisiti, quando la materia prima sia di qualità e l’accoppiamento sia valido. Ma l’importante è dichiararlo con trasparenza sull’etichetta. Devo sempre sapere cosa sto bevendo, e da dove vengono le diverse percentuali che compongono il prodotto finito. Insomma, noi bastardi siamo ottimi, ma non facciamo finta di essere puri e autentici frutti di un solo territorio.
Ha perfettamente ragione Slow Food che definisce suicida la proposta di contrastare la crisi della Barbera d’Asti, sofferta dai suoi 570 produttori, con la furbizia di una rinfrescatina “internazionale” tenuta nascosta al consumatore. E, con tutto il rispetto, tiro un sospiro di sollievo avendo io e il mio amico-socio-maestro Fabrizio Iuli rinunciato alla docg Barbera d’Asti cui pure avremmo avuto diritto in base alla collocazione delle nostro vigne. Perchè siamo esaremo sempre convinti che la forza della barbera stia nelle caratteristiche particolari del suo territorio, con le sue note di freschezza e acidità formidabili, avvilite nel passato da chi le volgarizzò facendone vinaccio da damigiana, frizzante e con la schiuma (bleah!).
Insomma, continueremo a fare la barbera in purezza, convinti oltretutto che quel gusto internazionale stia diventando la solita marmellata che ben presto stuferà i consumatori. E vincerà, vinceremo, chi al contrario insisterà nel riaffermare le caratteristiche specifiche di ciascun territorio e vitigno, la differenza dei sapori.
Chi punta sulla quantità invece che sulla qualità ha il pieno diritto di farlo, ma chiami i vini col vero nome di quel che ci mette dentro. Non li mascheri come false tipicità territoriali. Per intenderci: adoro il pinot nero. Ma il nostro ettaro di pinot nero lo imbottigliamo “da solo” per competere con i maestri borgognoni. E scommettiamo anche sul nebbiolo sebbene siamo nel Monferrato e non nelle Langhe, fiduciosi di vincere una sfida leale. Ma se mescoliamo il nostro nebbiolo con la nostra barbera nelle bottiglie del Malidea, con risultati eccellenti, beh, non lo facciamo certo di nascosto!





20 luglio, 2009 alle 12:23 pm
pubblico l’analisi di Alberoni oggi sul Corriere… magari qualcuno che scrive su questo blog dall’alto del suo attico vi si riconosce…
Più sono agitatori e ribelli più pensano alla carriera
In quarant’anni ho visto molte agitazioni di studenti: alla Cattolica, a Trento, a Roma e posso dire che spesso quelli più accaniti nel protestare, quelli che attaccano con più durezza le istituzioni e il potere, in seguito hanno fatto carriera e raggiunto elevate posizioni sociali ed economiche. Non sto però parlando dei leader carismatici.
Questi possono creare un partito, ma non fanno carriera in altre istituzioni, non si insediano in cariche formali. Pensiamo a due leader del movimento studentesco del 1968: Mauro Rostagno e Mario Capanna. Uno è stato ucciso dalla mafia, l’altro è rimasto un intellettuale. I leader carismatici hanno una visione, credono nella possibilità di un mondo diverso. Anche quando sono adorati non si considerano superiori agli altri. Se li avvicini senti di aver incontrato un uomo che ti ascolta, che ti capisce.
Che hai davanti uno come te, solo con una fede più grande, una visione più ampia, un cuore più generoso. Gli agitatori di cui parliamo, anche se molto attivi, invece non hanno una visione, un sogno. Si lasciano trascinare da quello degli altri, gli danno voce, lo utilizzano per affermare se stessi. Attaccano il potere, denunciano l’autoritarismo, invocano la libertà e dure punizioni per i malvagi, ma nel profondo aspirano solo a rimpiazzare — convinti certo di fare meglio di loro—gli uomini che vogliono abbattere. In seguito, quando il movimento sarà finito e sulla sua spinta sorgeranno partiti, giornali e imprese, si identificheranno con queste nuove forze, si daranno da fare e faranno carriera al loro interno.
E se lo spirito dei tempi cambierà ancora sapranno identificarsi con esso un’altra volta. Agiscono cioè come un imprenditore che, volta per volta, interpreta i nuovi bisogni del consumatore e ha successo. Ma per distinguere questi due tipi umani non c’e bisogno di vedere cosa faranno nel resto della vita. Puoi distinguerli gia all’inizio. I puri agitatori, i puri demagoghi non hanno la ricchezza umana dei capi e non ne hanno l’umiltà. Anche se parlano della libertà e della giustizia in nome del popolo e degli oppressi, senti che loro si considerano diversi, superiori ai seguaci .
Fin dall’inizio sono «in carriera», si muovono per occupare posizioni sempre più elevate. Il vero capo carismatico invece è a un tempo superiore a tutti eppure uguale al più piccolo. Egli non fa carriera: è immediatamente il capo assoluto oppure non è nulla. Come Garibaldi, ora dittatore onnipotente, ora contadino a Caprera.
20 luglio, 2009 alle 12:22 pm
142 Snep
volendo andare a monte della questione. Intanto non ne condivido l’impostazione. Sembra quasi che si voglia mettere in evidenza una sorta di tendenza "etnica" all’evasione da parte di certe parti dell’Italia. In generale mi pare che la sanzione sociale nei confronti del fenomeno dell’evasione sia un po’ più blanda che in altri Paesi. Ma va bene.
Forse vale la pena analizzare il fenomeno per informare e anche per cercare di combatterlo, ma, ripeto, citare solo il numero di evasori senza anche contemporaneamente citare l’intensità di quanto viene evaso è quantomeno una informazione incompleta.
E poi dite che non devo di nuovo chiamare in causa Popper
se utilizzo i dati a mia disposizione solo per avvalorare una tesi precostituita e non faccio il contrario allora è molto facile strumentalizzare tutti i dati e fare in modo che confermino la mia tesi. Se sono solo alla ricerca di quei dati che confermano una tesi e, artatamente, sottaccio tutti gli altri allora vuol dire che ho fatto male la mia analisi, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, significa che sono in malafede.
20 luglio, 2009 alle 12:17 pm
Snepretz 142
Qui hai un commento su Repubblica, anche il mio 83, in forma differente fa delle valutazioni.
http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Luglio_2009%3A_Repubblica_disinforma_sull%27evasione_fiscale#body
20 luglio, 2009 alle 12:17 pm
143-Concordo. Infatti si deduce che esistono una certa gamma di sistemi che POSSONO funzionare (e funzionano) ma il problema è la loro applicazione. Da noi ad oggi ci siamo privati di una qualunque forma di governo, e quindi qualunque sistema non può funzionare. Troppo disordine, insomma. Come si fa ad uscirne? Non sono portato al ruolo di rivoluzionario. Se il nostro Stato incassasse il doppio, spenderebbe il triplo la mattina dopo. Se incassasse la metà, magari potremmo gestirci meglio individualmente ma con le infrastrutture che abbiano (o meglio che non abbiamo) non so fino a che punto si possa tirare avanti. Esiste una soluzione percorribile, che non includa uno Snepretz che consulta il mappamondo con le valigie pronte?
20 luglio, 2009 alle 12:15 pm
#139 peraltro
c’è una intersezione tra evasione e insediamento della struttura produttiva, per cui, paradossalmente, si sono create sacche intoccabili perchè un intervento sistematico farebbe saltare il tessuto sociale che c’è senza che sia disponibile una soluzione alternativa.
da cui la diversa attenzione, voluta e politicamente orientata, a diversi fenomeni che puoi chiamare tutti ‘evasione’.
per uno snep che vuol mettere ordine la soluzione è, almeno in linea di principio, semplice: mazziare finchè non ce n’è più.
per un poltico, il problema di combattere l’evasione (ed in certe zone la criminalità organizzata) mantenedo il consenso è quasi irrisolvibile, e finisce così per puntare (posto che punti) contro l’evasione ‘degli altri’, di quelle fasce sociali estranee al suo elettorato.
un sindaco siciliano di sinistra mai andrà a prendersela con i falsi invalidi; sa benissimo che si tratta, spesso, di una forma spuria di sussidio sociale.
quindi: eliminazione dell’evasione possibile solo nel contesto di un rinnovamento che garantisca occupazione e sicurezza sociale. altrimenti nisba.
20 luglio, 2009 alle 12:15 pm
caro snepretz, siamo sicuri che in germania si paghino meno tasse che in italia? abbiamo tabelle verificabili e riscontrabili dei vari ministeri?
non so se e a cosa serva, comuque queste sono le aliquote irpef tedesche (per i single):
http://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Datei:Steuertabelle_2009_single_zve_55.jpg&filetimestamp=20090409085914
20 luglio, 2009 alle 12:11 pm
138-Poi sulla faccenda tasse: se puoi dai un’occhiata alle tabelle del mio 102. Vedrai come variano i redditi di società e lavoratori per regione ed il loro numero. Sicuramente saprai fare delle valutazioni in merito. Poi potremmo ripescare i dati sul lavoro nero, e lì c’è poco da valutare. Vedrai che magari non giungerai alla stessa diciamo intensità dell’idea che mi sono fatto ma molto probabilmente sarai nella stessa direzione.
20 luglio, 2009 alle 12:10 pm
137Snepretz
Nei Paesi scandinavi (dove peraltro si usa questa dicitura generica, ma Svezia ad esempio e Danimarca sono abbastanza diversi) l’impostazione economica è più marcatamente socialademocratica, in altre parole centralizzata, e cioè racchiude una maggior quota di servizi rispetto alle economie liberiste dove per alcuni si preferisce lasciarti parte dei soldi e farteli pagare a te. Ma questo non è un bene o un male in generale. Ripeto: la gestione affidata allo Stato (dallo Stato) è una fase successiva dell’interesse pubblico, il quale è lo Stato stesso con le sue leggi e regole fissate per farle rispettare cioè la sua funzione (in un mondo perfetto la gestione data dallo Stato allo Stato è equivalente e interscambiabile con quella data dallo Stato al privato, e l’affidamento è dato a chi fa meglio e/o con minori costi, poichè questo è l’interesse generale, e la garanzia è che lo STato controlla allo stesso modo in entrambi i casi).
Il sistema si regge lì con tassazione più alta, perchè il valore dei servizi reso è alto, e il costo per produrli non eccede le risorse impiegate. Significa che è un sistema efficiente. Significa anche però che se un comparto pubblico non è efficiente, lì tagliano di brutto, e riconvertono, perchè quello è l’interesse collettivo. Ma questo non si dice qui perchè non fa fino e politically correct.
Qui invece non tagliano e non riconvertono un accidente, anzi perpetuano i danni e se possibile li aggravano.
Tu hai una spesa pubblica enorme, sopra il 50% del PIL ma di questa, la quota parte di spesa corrente è il male ed è fuori da ogni parametro di Paese civile, e tra parentesi si è mangiata man mano anche quella buona cioè quella per investimenti, che è la furbata che in decenni hanno fatto i politici prima di aggiungere comunque poi tasse.
20 luglio, 2009 alle 12:05 pm
138-Ferdy, cito Repubblica: "Checché se ne pensi gli evasori totali stanno più al nord e al centro che nel mezzogiorno. Dei 3.200 scoperti da gennaio a maggio, il 35 per cento era nel settentrione, il 36 per cento al centro e il 29 per cento al sud. " Ovvero Repubblica si pone il problema del NUMERO degli evasori – da cui l’evidente contraddizione. Poi dice che nel 2008 ne hanno beccati tipo 6400 per un totale di 27,5 miliardi ma in effetti non dice la distribuzione. Se vuoi la mia sensazione è grossomodo ovvio che CIRCA un terzo siano al nord, un terzo al centro ed un terzo (anzi un po’ meno) al sud, non fosse altro per il numero di abitanti delle tre zone. Ma il mio problema è di natura diversa: la smettiamo di citare i quotidiani?? I "giornalisti" (che poi magari si interrogano sul come mai la loro professione non sia in fase di gran rivalutazione) dicono cose che sembrano quasi scritte da me, ovvero con un livello di incompetenza totale.
20 luglio, 2009 alle 12:01 pm
129 SNEP scusa sto facendo contemporaneamente altre 4 o 5 cose. Non ho una risposta che potrei in questo momento documentare, solo un paio di considerazioni di buon senso: 1)il fenomeno dell’evasione è sempre esistito ma si trova sotto le luci della ribalta da un tempo relativamente breve e quindi solo da un tempo relativamente breve desta allarme sociale. 2) abbiamo una PA degna dela precedente era geologica e, anche qui, l’informatizzazione e la messa in rete dei dati risale a tempi piuttosto recenti. 3) a prescindere dai motivi "tecnici" l’evasione fiscale ha finora costituito un potente ammortizzatore sociale che lo Stato Italiano non è in grado o non vuole garantire. Io credo che la sopravvenuta rilevanza del fenomeno sta costringendo le istituzioni ad intervenire. Peccato che quando si raggiungerà un livello fisiologico saremo tutti passati a miglior vita.
20 luglio, 2009 alle 11:54 am
Allora, signori, propendo per la A) non far pagare a nessuno (dipendenti compresi) le tasse, nel modo più assoluto. ABOLIRE LE tASSE
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/02/Meles.meles.jpg
20 luglio, 2009 alle 11:54 am
134-Gummo, il fatto è che poi a valle di tutto ciò che succede poi ci si interroga sul come mai chi propone talune cose cala e chi ne propone altre cresca. Ora, in questi giorni siamo tornati più volte sull’argomento evasione. Allora ho cominciato a cercare dati qua e là (MAI su siti di quotidiani, che per alcuni paiono essere delle fonti e non capisco come mai) e ogni volta saltano fuori SEMPRE gli stessi dati, che non ho la capacità di interpretare paragonabile a quella di Cumino sicuramente e probabilmente di molti di voi) e la sensazione che ne ricavo è talmente marcata che non capisco, veramente, come mai ci si continui a menarcela sui 200 evasori trentini con porsche varie (il che è comunque scandaloso) e poi non vediamo tutto il resto che è molto di più. Ovvero quando l’informazione ci fa un mazzo così con l’influenza A capiamo subito che c’è il pacco delle case farmaceutiche ma quando per anni non si dice dov’è che si evade veramente ci sembra tutto ok.
20 luglio, 2009 alle 11:53 am
Snep 95
..beh ogni tanto lavoro 
caro Snep, sono assente da un po’..giustificato
riguardo al link che ho letto con interesse. Non avevo letto l’articolo di repubblica e quindi non voglio entrare nel merito ma ho letto l’articolo del link che hai postato tu e mi è venuta in mente una cosa.
Visto che ti riconosco una certa onestà intellettuale, nell’articolo si fa riferimento al numero degli evasori e ad una cifra aggregata di circa 27 miliardi evasi. Si fa riferimento a percentuali, 35% – 36% ecc. E’ giusto rapportarli alla popolazione residente e mi pare che il ragionamento non faccia una piega. Ma… non c’è alcun riferimento, o forse mi è sfuggito, al valore delle somme evase. Insomma, ragionando per assurdo (sai cosa significa in matematica) se al Sud (o al Nord) ci fossero il 36% di evasori che evadono un euro mentre al Nord il 35% di evasori che evadono 25 miliardi, credo che il ragionamento sulla percentuale degli evasori rapportati alla popolazione avrebbe meno senso. Si dovrebbe capire quanto e dove si evade e non solo quanti sono gli evasori.
Non credo che sia egualmente grave chi evade 1 euro e chi evade 1 milione. Ovviamente non conosco i dati ergo la mia è solo una precisazione di principio e metodologica. Lungi da me l’affermare che al Sud si evadono somme minori. Solo che l’estensore dell’articolo che tu hai linkato non si pone proprio il problema, ma certo non risparmia strali e insulti a repubblica.
Cosa ne pensi?
20 luglio, 2009 alle 11:49 am
135-Cumino, come avrai intuito sono d’accordo sulla situazione italiana. Solo che in questa fase mi sta decisamente irritando il fatto che i destinatari dell’inefficacissima assistenza geografica poi siano anche quelli che contribuiscono meno ad alimentarla, sostenendo peraltro che sia esattamente il contrario. Qui se non si comincia a renderci conto mi sa che possiamo rilassarci.
Ma nell’ambito del tuo commento vorrei chiederti un’altra cosa: come si inquadrano i paesi scandinavi? Non sono nazioni (avevo capito così) con una forte presenza dello Stato ma cionondimeno non disastrati?
20 luglio, 2009 alle 11:47 am
e’ un po’ come la storia degli inciuci politici
20 luglio, 2009 alle 11:41 am
130Snepretz
Non c’è un solo caso al mondo nella letteratura economica in cui un’economia assistita abbia prodotto risultati positivi, o almeno mediocri, mentre fatalmente produce disastri a cui è sempre più difficile porre rimedio, fintantochè la società reagisce.
In Italia abbiamo avuto la meraviglia di fare economia assistita di due tipi, sia in senso geografico che in senso sociale. La questione non è morale o filosofica o politica. La questione è che le risorse impiegate (tasse) sono restituite sotto forma di servizi di scarso valore, con un costo per produrli che è superiore addirittura alle risorse chieste. Il che si traduce nella necessità di aumentare gli oneri (tasse) a chi queste risorse produce, o a indebitarsi (debito pubblico) finchè il risparmio privato (che è garanzia di ultima istanza nei confronti dei prenditori del debito )lo consente.
L’aumento progressivo di tassazione in queste condizioni (cioè da destinare ad inefficienza) significa sottrarre anche risorse ad impieghi efficienti, quindi investimenti ecc…
Non è un problema di pubblico o privato, è un problema che una cosa sia pubblica che privata deve rispondere a criteri di efficienza, se no è come un vampiro che succhia sangue.
Quando però un’attività di gestione pubblica (che è diversa da interesse pubblico, è la fase successiva) assume le forme monopolistiche o monopsoniche allora tu hai ancor più bisogno che la funzione superiore (intersse pubblico) che è il controllo delle regole e dell’eficienza assume forme terze, se no hai, come il caso italiano, satrapie, spacciate per sociale.
20 luglio, 2009 alle 11:40 am
130 Snep, ti credevo meno dipendente dalla politica (occhio all’overdose), stiamo discutendo del sistema, delle strutture portanti, e tu metti dentro la lega e il 40%?! vabbè
20 luglio, 2009 alle 11:37 am
Meglio poi (se no non ci si spiega altri valori) tenere sempre presente la popolazione degli stati: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&language=en&pcode=tps00001&tableSelection=1&footnotes=yes&labeling=labels&plugin=1
20 luglio, 2009 alle 11:28 am
126-Heiner, intanto guarda qui: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-EK-09-001/EN/KS-EK-09-001-EN.PDF
20 luglio, 2009 alle 11:27 am
Caro heiner, vado a ricercare il link di cui. Nel frattempo purtroppo ti rendo edotto che il tedesco non è tra le lingue che io sia in grado di decifrare (purtroppo, ci ho pensato x volte di fare un corso ma poi c’è sempre stato qualcosa).
20 luglio, 2009 alle 11:25 am
128-Mi riferisco alla distribuzione geografica dell’evasione. Se non ci si metta una pezza alle prox la lega prende il 40%.
20 luglio, 2009 alle 11:24 am
Paola: a me questi possono raccontare quello che vogliono. Ma dato che ho una memoria che almeno alle due settimane arriva, qualcuno mi sa spiegare come sia stato possibile che uno avesse 56 (cinquantasei) auto intestate e SENZA assicurazione (delle quali una ha ucciso uno sullo scooter) e non è suonato nessun allarme da nessuna parte???
20 luglio, 2009 alle 11:22 am
123 eh no eh no ! vedi che non scrivo in italiano?! (
)
evasione non è = ad abbassare le tasse
cosa vuol dire recuperare solo quelli che evadono alla grandissima????
come spiego il "grandissima" ad un matematico/economista?
20 luglio, 2009 alle 11:20 am
dimenticavo:
http://de.wikipedia.org/wiki/Steuereinnahmen
20 luglio, 2009 alle 11:20 am
per 103 HEINER questo riassuntino ti aiuta?
http:/http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/fisco-1/redditometro-massa/redditometro-massa.html
20 luglio, 2009 alle 11:19 am
caro snepretz, se ce l’hai ancora, mi riposti l’indirizzo con le entrate fiscali italiane? interessante sarebbe uno schema con la suddivisione per tipologia, ma va bene anche il generale (su wiki ho trovato quelle tedesche per il 2006 e 2007, sarebbe carino dare uno sguardo comparato – per chi ci capisce, ovvio, però se ci sono numeri particolarmente discordanti magari li capisco anch’io)
20 luglio, 2009 alle 11:17 am
#119 immagino
20 luglio, 2009 alle 11:17 am
122-Per me invece è PRIMA ottimizzare lasciando le tasse con le stesse aliquote, sfruttare per un tempo il surplus per ridurre il debitone, poi cominciare a ridurre le tasse. Nel frattempo andare a recuperare l’evasione DOVE si evade alla grandissima, però. Basta scuse del tipo siamo svantaggiati tutti ci odiano e allora noi affiniamo l’arte dell’arrangiarsi. Scegliere europa o africa ed agire di conseguenza.
20 luglio, 2009 alle 11:14 am
120 comunque siamo dei pezzenti: gli uni che pensano solo all’evasione, gli altri che pensano all’ottimizzazione dello Stato.
Ma non sono due problematiche di natura diversa e che vanno quindi SEPARATE e risolte?
Le prospettive non sono tante:
A) non far pagare a nessuno le tasse, nel modo più assoluto
B) far pagare a tutti le tasse, nel modo più assoluto
C) rimanere così e sperare che i calcoli degli economisti non siano come quelli che hanno prodotto il debito, e la prigione, attuale
20 luglio, 2009 alle 11:10 am
Poi vorrei dire: facciamo finta di avere una tassazione PARI a quella degli altri (farei notare cos’ha fatto l’Irlanda per attrarre investimenti, ora è facile dire che è in crisi ma ve la ricordate 15 anni fa com’era messa?) ma vi sembra che noi si assomigli ad una nazione occidentale? Ogni tanto vedo di quei filmati al tiggì che se non venisse fuori la didascalia penserei a Baghdad.
20 luglio, 2009 alle 11:07 am
117-Ma dico, è un’ambizione così fuori di senno voler avere lo stesso cuneo fiscale della Svezia? E una tassazione pro/capite come quello della Germania? Io non ho in mente il sistema anglosassone. Ma l’altro giorno vi ho fatto vedere come in Italia (con tutta l’evasione che c’è etc) le tasse INCASSATE a cranio sono più (di poco, ok) che in Germania. Ma com’è che un dato così non vi fa saltare sulla sedia almeno come la faccenda dei redditi denunciati?
20 luglio, 2009 alle 11:05 am
117onyric
No, è proprio una scemenza, infatti, non è una novità.
20 luglio, 2009 alle 10:57 am
98
Caro onyric: è così! Punto e basta…
C’è modo e modo di fare informazione; possono essere anche giusti, ma se tisei letto bene l’articolo capirai che vengono dati in maniera distorta.
L’obbiettivo e quello: l’imprenditore è sempre e comunque "brutto, sporco e cattivo…" il dipendente "santo e puro"….
20 luglio, 2009 alle 10:56 am
#144 mmm, si, appunto, sono stati ottimizzati, fino a diventare redditizi date le tariffe imposte, ed il risultato è quello.
Ma se dovessi decidere io farei uguale, naturalmente. Se ho i soldi per far viaggiare un carro bestiame, carro bestiame sia.
Ora: non devo più ripianare il deficit annuale delle ferrovie, benissimo, posso diminuire (forse) le tasse. Ma devo anche aumentare di parecchio le tariffe (non posso, il mio utente è squattrinato) oppure peggiorare adeguatamente il servizio.
Quindi: la riduzione delle tasse (eventuale) viene pagata, in termini di qualità della vita, dai meno abbienti. Non è una novità, peraltro.
20 luglio, 2009 alle 10:55 am
115 i numeri non c’entrano 3euro=/1000euro, il senso è un’altr
20 luglio, 2009 alle 10:52 am
Passando "in frasca" all’altro discorso:
Così se mi compro le ferrovie potrò decidere se vendere tre biglietti a 1euro o 1 biglietto a 3euro. I ricavi per me saranno gli stessi ma il povero Snep pagherà solo 1000euro per un andata, prima classe (non ha senso che esista la seconda), Lecco-Milano.
Non ci sarà nessuno a rompermi le balle, mi autoregolamenterò, l’antitrust continuerà a non funzionare, Snep si dispererà
Perchè la benzina, in esaurimento, costerà 250euro al litro
Soluzione? Mantenere il sistema così + centrali nucleari (credo per il 10% o giù di lì)
20 luglio, 2009 alle 10:50 am
113-Ehm, veramente la parte redditizia è proprio legata ai pendolari etc. Vedessi dalle mie parti che razza di treni con gente in piedi in apnea tutte le mattine e le sere orari di punta. E se poi ci decidessimo a favorire il trasporto su rotaia… Va beh non voglio infilarmici con tutte le scarpe, ma mi sa che le ffss in italia sono grossomodo come l’italia.
20 luglio, 2009 alle 10:45 am
#111 Il problema è cosa consideri attivo e passivo; se scorci la rete ferroviaria per mantenere solo la parte redditizia, dove lo vedo, in bilancio, il costo sociale dato da qualche centinaio di migliaia di utenti che viaggiano in automobile invece che in treno?
Se ottimizzi i servizi a basso rendimento, tipo il trasporto dei pendolari, dove lo vedo, in bilancio, il costo totale delle ore lavorative perse? (non solo per ritardi, su cui puoi mettere penali, anche per spostamento degli orari e riduzione delle corse).
C’è un’area di servizi di base, ad elevato impatto sociale, dove la teoria del ‘funzionare come una azienda’ fa solo danni, globalmente l’efficienza locale è un costo.
20 luglio, 2009 alle 10:44 am
Dott. Lerner.
Il governo ed in particolare Tremonti sanno bene che determinati servizi debbono essere necessariamente svolti dallo stato possibilmente in regime di monopolio piuttosto che dai privati incapaci di dare una valutazione dell’interesse generale pubblico e nazionale.
La storia delle nostre privatizzazioni è emblematica in tal senso e ha visto l’affermarsi di determinate lobby che hanno comprato cio’ che lo stato svendeva purtroppo su richiesta delle stesse centrali stranieri che si avallevano di personaggi che dietro la figura di una presunta terzietà in realtà non portavano gli interessi della propria nazione, ma quelli delle centrali stranieri con le quali collaborano.
I banchieri privi di una coscienza nazionale e lontani dagli interessi del proprio popolo mettono in essere accordi al solo scopo di aumentare i propri interessi a scapito della collettività di cui pure fanno parte.
20 luglio, 2009 alle 10:37 am
109-Sulla privatizzazione delle ferrovie avrei i miei dubbi. Mi sapresti dire quand’è stato l’ultimo bilancio in utile e chi ha ripianato i passivi? Posso farmi anch’io una società privata così o è roba per pochi?
20 luglio, 2009 alle 10:35 am
Gummo, io vedo sostanzialmente due movimenti: lo Stato che pur avendo a disposizione un budget pari a quello degli stati civilizzati (ma ci pensi che il cuneo fiscale in Svezia è inferiore al nostro????) offre graziosi servizi che poi finiscono come per magilla ai posti n.70, 80, 2000 delle varie classifiche internazionali. E i contribuenti che, SAPENDO (non è questione di percezione) di essere abbandonati (ho già raccontato com’ero messo quando mi è andata male l’aziendina) su tutti i fronti (com’è possibile dover aspettare mesi per fare un esame medico se uno ha dei dubbi potenti? com’è possibile portare un figlio a scuola senza essere in grado di pretendere che te lo restituiscano nelle condizioni migliori possibili? etc) appena possono accantonano – a parte quelli che esagerano e che sono poi quelli che finiscono in tv dando al popolo sfigato le sensazioni che invece tutti i dati postati contraddicono allegramente.
20 luglio, 2009 alle 10:32 am
Volevo dire un’ultima cosa: sia benedetto il monopolio di stato, chè tutti i servizi privatizzati negli ultimi quindici anni sono peggiorati e rincarati (vedi ferrovie o telefonia, io per una buona connessione pago parecchio, o tra due o tre anni la fornitura di elettricità ed acqua potabile, vedrete le mazzate).
Oppure, caso della sanità in lombardia, hanno mantenuto l’efficienza ma a furia di code e convenzioni stanno spostando tutto sul privato. Poi vedrete le mazzate.
A Milano hanno venduto il patrimonio AEM, compresa tutta la capacità produttiva alpina, in pochi anni si son fatti fuori i soldi (per cui si sono messi pure nella grana derivati) e le bollette son rincarate. In questo caso sul servizio non v’è nulla di cui lamentarsi, peraltro.
20 luglio, 2009 alle 10:26 am
102 – il problema è anche questo e anche quello e anche quell’altro. Ci vuole un sistema che funzioni. Facciamo un’analisi sistemica (se al primo articolo mi parti con Padoa Schioppa o Tremonti. Snep, il primo articolo non parte)
Non sono d’accordo con giancarlo (Fisco cattivo, Stato cattivo), eliminare lo Stato e la tassazione porta a conseguenze disastrose, soprattutto per qualcuno che storicamente non è abituato a quel sistema o al cambio radicale, e qualunque comunità si guarda bene dall’affrontare. Non è un discorso ideologico, è un discorso di ottimizzazione delle risorse, cancellando le tasse vuol dire pagarsi tutto, dalle buche stradali ad ogni minima cosa, sanità, istruzione.
L’Italia siamo noi, una squadra (come ama dire spesso Berlusconi), decidiamo se correre sparsi o insieme. L’italiano tende a correre in solitaria.
20 luglio, 2009 alle 10:11 am
105-onyric, sul concetto di giornalista non mi ripeto perchè mi conosci da abbastanza tempo per aver letto qualche mio intervento in materia. Solo chiederei che si dividessero le categorie dei giornalisti da quello dei copisti e degli opinionisti. Il solito problema dell’ordine, ufff..
20 luglio, 2009 alle 10:10 am
103-Heiner, da quanto avevo postato con un link precedente, credo che valutare l’evasione fiscale sia una somma di vari fattori. Stupidamente se io dovessi fare una misura al volo farei qualcosa tipo totale soldi spesi + totale depositi bancari – redditi dichiarati = evasione, per dire. Poi ci sono indizi tipo il consumo di energia elettrica (una ditta che fattura 1000 euro non è che si possa fumare 3 megawatt di corrente) e tante cose così. Ma immagino che la precisione sia comunque relativa.
20 luglio, 2009 alle 10:09 am
#102 Snep, io l’ho buttato lì ma c’è da lavorarci, prima di poter dare delle valutazioni. Ma un giornalista non ha tutto questo tempo da perdere…
Fuori dalla battuta facile, il ritmo di lavoro pesa, sulla qualità dell’informazione prodotta; oramai un giornalista è una scimmia copia-incolla-commenta, difficilmente si pone il problema della qualità dei dati che sta commentando, anzi, se li ha solo copiati si libera da una responsabilità.
Vale anche per il nostro ‘principale quotidiano economico’
20 luglio, 2009 alle 10:03 am
scusatemi l’approssimativamente esatto
è la fretta….
20 luglio, 2009 alle 10:02 am
su cosa si basa la rilevazione dei dati di evasione fiscale? qualcuno può farmi un riassuntino rapido? in effetti mi sfugge come possa essere calcolata in modo anche approssimativamente esatto, ma sono un ignorante in materia…
20 luglio, 2009 alle 10:00 am
100-E infatti, onyric, dato che immagino che le società di persone siano i grandi evasori, vai a vedere la tab 3 qui: http://www.finanze.it/export/finanze/Per_conoscere_il_fisco/studi_statistiche/statistiche_sintetiche/dati_sulle_dichiarazioni/societa_persone/societa_persone_tabelle/index.htm
Oppure pensiamo che il problema siano le società di capitali?
Tab 3 di http://www.finanze.it/export/finanze/Per_conoscere_il_fisco/studi_statistiche/statistiche_sintetiche/dati_sulle_dichiarazioni/societa_capitali/societa_capitali_tabelle/index.htm
20 luglio, 2009 alle 9:56 am
Non solo l’articolo di repubblica mostra una evidente intenzione di disinformare , come sempre, ma si scorda anche di valtare il fatto che forse l’efficienza della guardia di finanza al nord è un po’ maggiore che al sud.
Questo , almeno, se prendiamo come parametro le contravvenzioni elevate per infrazioni al traffico:
la città più multata d’Italia è BOLOGNA… ma sfido chiunque a sostenere che l’automobilista iù indisciplinato è il bolognese.
Si guardi poi alle contravvenzioni per mancato utilizzo del casco a Napoli….
In ogni caso, a me basta l’esperienza personale riguardo agli scontrini fiscali nei ristoranti del nord tispetto al meridione (dove però in compenso si paga molto meno).
C’è poi da dire che l’evasione fiscale svolge almeno un ruolo positivo… serve da freno alla smodatezza del fisco. Sono certo che se tutti pafassero le tasse le aliquote sarebbero molto più alte!
E’ il criterio del monopolio di stato che per decenni abbiamo scontato in tutti i servizi.
meno stato!!
giancarlo