Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Si può parlar male di un libro Adelphi, e per giunta di successo? Certo mi incute timore riverenziale la sapienza di Roberto Calasso, deus ex machina di una casa editrice tanto prestigiosa. E a frenarmi, poi, c’è anche la gratitudine per i capolavori cui Adelphi negli anni mi ha sollecitato ad accostarmi, grazie al suo indiscusso marchio di qualità.
Solo questa estate, per dire, con imperdonabile ritardo, dei suoi tipi ho goduto il potente romanzo serbo “Migrazioni” di Milos Crnjanski; l’ennesima deliziosa puntata dell’opera omnia di George Simenon; per non parlare della riedizione accurata di “Vita e destino”, il racconto della tragedia novecentesca che renderà immortale Vasilij Grossman.
A suo tempo mi ero già entusiasmato per la “Versione di Barney” di Mordechai Richler, senza bisogno che Giuliano Ferrara la brandisse come dissacrazione del politically correct. E prima ancora, vogliamo parlare della serie dei Joseph Roth? Stavo dimenticando: in primavera ho trovato più che piacevole “Il giorno dell’indipendenza” di Letizia Muratori, storia italiana consigliabilissima anche sotto l’ombrellone, a testimonianza che Adelphi ci azzecca pure quando promuove tra i suoi eletti un cosiddetto “giovane autore”. Del resto, con i miei occhi ho visto la coda di pavone che spunta all’altolocato Guido Rossi, ogni qual volta un suo saggio viene edito in cotanta compagnia, al pari di Massimo Cacciari.
Qui freno l’insopportabile ostentazione del catalogo per arrivare al dunque della mia protesta: caro editore Adelphi, non mi piace quando ci prendi in giro. Ovverosia quando, sapendo benissimo che il tuo marchio nobilita ciò che pubblichi, ne approfitti per propinarci una vaccata come “Zia Mame” di Patrick Tennis, facendo per giunta scattare il passaparola dei parvenu con la bugia che leggerlo faccia fine.
Oh, naturalmente, se proprio volete, potete benissimo comprarlo (19,50 euro): è già in classifica tra i più venduti. Magari vi divertirete, come del resto ci si può divertire con la satira di un Roberto Gervaso, sì, quello del farfallino, l’autore italiano che a mio parere più si avvicina alo stile di “Zia Mame”.
Di sicuro continuerà a divertirsi Roberto Calasso, fregandosi le mani per il colpaccio. Ha riciclato come “chicca”, mezzo secolo dopo, una raccolta di storielle che furoreggiò negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. Descrivendo una zia stramba, ricca e viziata che provvede a modo suo all’educazione del protagonista rimasto orfano. E, ciò facendo, impersona la caricatura del progressismo, spiritosamente demolito dall’autore che sciorina raffiche di luoghi comuni perbenisti sotto forma di caricatura. Enjoy, se vi piace la burla casereccia del buon conservatore che irride le nuove mode culturali e si rassicura definendo ebete l’altrui originalità. Se trovate sempre e comunque grottesca l’avanguardia culturale, e viziosi i suoi seguaci, e insopportabilmente privilegiate le signore che possono permettersi il lusso d’incapricciarsene. Per me la parte migliore di “Zia Mame” resterà la postfazione di Matteo Codignola che ci racconta i tormenti di chi si nascondeva dietro allo pseudonimo di Patrick Dennis, e come gli riuscisse perciò consolante menare per il naso il suo pubblico.
Perché questo è il punto che mi ha indotto a mettere per iscritto la protesta: considero un non lieto segno dei tempi che “Zia Mame”, una farsa sopracciò buona per vendere due milioni di copie agli americani benpensanti di una lontana epoca conformista, sia diventato il libro alla moda dell’Italia 2009. Spero che l’editore chic, se non altro, reinvesta gli incassi in pubblicazioni più ardite.





17 febbraio, 2010 alle 3:14 pm
alessandro venzano scrive:
17 febbraio, 2010 alle 3:03 pm
Gentile Connazionale, sottopongo alla Sua attenzione un mio piccolo pensiero che sto consegnando ai miei concittadini (Quartiere Foce di Genova) e che ho inviato ai senatori e deputati della Repubblica. Non chiedo alcunché, non mi interessa la politica litigiosa, non ho alcun secondo fine, se non quello di voler bene alle persone, soprattutto a quelle in difficoltà. Le chiedo solamente di leggerlo, e fermarsi almeno un attimo a riflettere. Grazie!
Dott.Venzano Alessandro E mail: avenzano@tiscali.it __________________________________________________________________________________
Gentile Onorevole,
Si è mai recato al Padiglione n° 4 dell’Ospedale Giannina Gaslini di Genova?
Io si.
Vi ho soggiornato per cinque giorni, dal 16 al 20 novembre 2009. Mio figlio è stato ricoverato per un check up completo, precedentemente programmato, al fine di capire il perchè del ritardo del linguaggio.
Il responso è stato assai tranquillizzante e il futuro è, almeno per la nostra famiglia, sicuramente sereno. Ma non è questo il punto.
Il Padiglione n° 4 reca, all’ingresso, la dicitura “ U.O Neuropsichiatria Infantile”. Già da ciò si può intuire la complessità della tematica che ci troviamo di fronte, la delicatezza della situazione che coinvolge l’amigdala delle persone, fino alla radice.
Come sicuramente Lei saprà, l’Istituto G.Gaslini rappresenta il fiore all’occhiello nel panorama dell’ospedalizzazione infantile italiana e, personalmente, m’inorgoglisce come genovese. Una struttura d’eccellenza ed un Reparto all’interno del quale operano, con grandissima professionalità e notevole senso d’umanità, dirigenti medici attenti, consulenti esterni precisi ed infermieri disponibili. Lo posso affermare a ragion veduta, considerato che ho vissuto un esperienza, anche notturna, breve dal punto di vista temporale ma intensa dal punto di vista emotivo.
Piccoli pazienti da tutta Italia e genitori al seguito, con il loro carico di speranze, piccole tensioni, stanchezza, serenità ma comunque, mi creda, tanta dignità comportamentale, anche nei casi più disperati, situazioni neurologiche estreme, senza, probabilmente, soluzione.
Futuro già segnato, almeno in alcuni casi. Ma comunque resta un attaccamento commovente di madri premurose e care. Maledettamente care. Battiamoci per loro, per favore. Se lo meritano.
Coppie da Brindisi, da Foggia. Madri da Palermo, Enna. Padri da Latina e da fuori Italia: Tirana, Tunisi. Coppie di maghrebini mussulmani con figli malati al seguito. Tutti assieme a giocare nella graziosa Sala giochi, con premurose insegnanti ed educatrici e alla presenza di AVO disponibili e gentili.
Papà stanchi, a volte con la schiena indolenzita poiché il letto del vicino Istituto delle Suore non è come quello di casa. Ma non sono certamente questi i problemi di esseri umani che, a volte, hanno gli occhi arrossati per il pianto appena consumato o dignitosamente trattenuto: per un esito sconfortante di un esame specifico al proprio figlio in difficoltà.
Tutto in un ambiente che è, e comunque si sforza, di rimanere sereno. Nonostante tutto. Nonostante i problemi, le differenze culturali. Una riprova che la società multiculturale esiste. Per fortuna.
Le risparmio la casistica delle situazioni, non desidero turbarle il sonno. Inoltre, rispettiamo la privacy della sofferenza, ma al contempo sfondiamo il muro dell’indifferenza
Le chiedo, con grande serenità, solamente una cosa:
Parli, se puo, con il Ministro Scajola. Gli dica di rinunciare ad almeno una delle Centrali Nucleari in via di programmazione e di utilizzare preziose risorse al fine di costruire celermente altri poli d’eccellenza infantile in Italia. Almeno uno in ogni Regione o quantomeno uno per il sud ed uno per il Centro Italia.
Risparmi faticosi e costosi viaggi della speranza a genitori con il morale a terra. Risparmi piccole tensioni a coppie che non riescono a trovare adeguata sistemazione nei pressi dell’Ospedale sopracitato.
Vede, egregio Onorevole Deputato, io abito in Via Casaregis, a pochi chilometri dall’Istituto in questione, è per me è stato assai semplice. Tutto quanto. Agevolato, tranquillizzato, con le spalle coperte, come si suol dire. Ma sono un pochino agitato per coloro che hanno avuto responsi gravi. Il peso della coscienza mi obbliga a lottare civilmente per coloro che, probabilmente, stanno subendo una sconfitta irrimediabile, anche se per fortuna, ovviamente, vi sono anche notizie positive e confortanti, per molti genitori sollevati da timori e dubbi.
Potrei chiudere un occhio e pensare a me stesso ed alla mia squadra rossoblu del cuore.
Ma non posso pensare, ed accettare, che l’opinione pubblica e le Istituzioni locali si concentrino sulla costruzione di nuovi Stadi per il calcio, piuttosto che riflettere ed agire al fine di aiutare persone che, mi creda, non desiderano essere aiutate. Solamente comprese. Non capisco, inoltre, l’indifferenza delle persone, anche se in parte la giustifico, questa è la società. Purtroppo.
Ma non posso accettare, inoltre, che si spendano e si sprechino soldi, quando, a Genova, vi è solamente un Centro altamente specializzato per la cura dei bambini con problematiche più o meno serie di udito e di linguaggio e, purtroppo le code sono assai lunghe e snervanti per genitori e figli. Ciò mi sembra veramente triste per uno stato di (presunto) Diritto. Mio figlio è attualmente seguito, grazie alla mia grinta e alla mia caparbietà, ma gli altri?
Ma non posso pensare, ed accettare, che si costruiscano ponti sullo Stretto. O meglio, prima occupiamoci delle fondamenta e poi eventualmente concentriamoci sull’attico del Palazzo della Vita. Senza polemica, per carità. Senza pregiudizi di carattere politico, lontani dal mio modus vivendi.
Comunichi al Ministro On.Scajola che, per quanto mi riguarda, sarei disponibile a pagare qualche decina di euro in più per il riscaldamento del mio appartamento, e sapere che molte persone (quindi coscienze ed anime, non solamente codici fiscali) abbiano la possibilità di avere molti più tifosi (parenti in primis) vicino nella partita più importante: il futuro dei propri figli, che non sono certamente figli di un Dio minore.
Mi ritiro temporaneamente nel mio silenzio, con un cuore piccolo piccolo, per aver assistito a situazioni tristi, assai tristi, anche se l’umanità respirata in quel Reparto mi ha aiutato. Ad essere ancor meno egoista. Ma, mi creda, lottiamo per loro. Lo dobbiamo intimamente anche alla nostra coscienza.
E’ uno dei modi per comparire con dignità, di fronte al giudizio dell’eternità.
A prescindere dalle nostre ideologie e dai nostri credo.
Un sentito grazie per l’attenzione, davvero.
Distinti saluti
Il Papà di Davide Venzano ( cittadino della Foce di Genova)
NB: Sono anche disposto, se possibile e ovviamente a spese mie, a venire a Roma per poter leggere alla Commissione Sanità della Camera dei Deputati della Repubblica la mia lettera, al limite anche in compagnia di mio figlio Davide.
(Vede, caro Deputato, continuo la mia battaglia con la stessa grinta e il fortissimo senso etico e civico che ho ammirato in molti comportamenti del Mahatma Gandhi ma non ho altre armi se non la mia onestà intellettuale e il mio forte senso del dovere etico)
Distinti saluti
Dott.Venzano Alessandro
Via Casaregis, 20/14
16129 Genova
tel cel 347 6011472
5 febbraio, 2010 alle 1:59 am
[...] agli Americani benpensanti di una lontana epoca conformista”, tanto per citare alcuni stralci dall’articolo di Lerner, di tutti il più famoso e il più feroce.A me, invece, è piaciuto- e pure parecchio. Certo, i [...]
21 gennaio, 2010 alle 1:05 pm
Mi spiace, ma stavolta sono in disaccordo totale con Lerner. Non solo Zia Mame è un gran bel libro, ma Adelphi spessissimo pubblica libri illeggibili: 2666 (pubblicato tra l’altro in due volumi, usciti a distanza di un anno l’uno dall’altro, con una operazione commerciale che ha portato i costi a 41€, il 50% in più dell’originale spagnolo, non esito a definire la cosa una vergogna) e In Patagonia, tanto per dirne due che vanno per la maggiore. E Mordecai Richler è piuttosto banale.
17 gennaio, 2010 alle 3:01 am
SIAMO SUDDITI DI UN NUOVO IMPERO
nessun giornale o tv italiana ha mai riportato la seguente notizia, comparsa su tv e stampa svizzera:arrestata il 2 aprile 2009 in frontiera la segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord con 8 KG di cocaina.
“E`una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con otto chili di cocaina in valigia. Insolito sequestro, quello avvenuto il 2 aprile 2008. Si tratta, infatti, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord a Roma. Insieme a lei, lo ricordiamo, è stato arrestato anche un uomo. Entrambi provenivano dal Brasile”.
“Le Guardie di confine hanno scovato lo stupefacente stipato in alcune vaschette di alimenti. Non è chiaro se la droga fosse destinata al mercato ticinese, oppure se dovesse rientrare in Italia passando per lo scalo luganese, dove forse la coppia – di 40 e 50anni – sperava in controlli meno severi. In ogni caso, i due non avrebbero mai avuto alcun legame col Ticino.”
http://www.rsi.ch/home/channels/informa … -agno.html
La notizia è stata resa nota lo scorso 7 aprile dalla Radio Televisione Svizzera, ma nessun media – stranamente – pare averla ripresa…"
Perchè nessun tg o giornale di rilevanza nazionale ha commentato la notizia?
SIAMO SUDDITI DI UN NUOVO IMPERO.http://www.rsi.ch/home/channels/informazione/ticinoegrigioni/2009/04/07/cocaina-agno.html
1 dicembre, 2009 alle 9:02 pm
Magari il libro non lo compro, però quanto trovo più ardita e divertente, a dir poco stuzzicante, l’America conformista degli anni ‘50 rispetto all’Italia "in"conforme, senza forme, deforme del terzo millennio.
10 agosto, 2009 alle 1:33 pm
Mah! Leggendo la sua "protesta" e avendo letto, con piacere, "Zia Mame" mi sorge un dubbio: ma lei ha veramente presente chi sia ’sto Roberto Gervaso?
7 agosto, 2009 alle 2:55 pm
Caro Lerner, si trova d’accordo con D’Orrico e non con me. Ma se, come credo, non ha niente contro Mary Poppins, Fred Astaire e Cold comfort farm, perdoni quelli tra noi che hanno comprato con leggerezza Zia Mame; di sicuro Adelphi fece molto peggio pubblicando La lettera d’amore di C. Schine. Vita e destino appena finito e molto apprezzato sul comodino, con il favore dell’estate mi sono fatta due risate. Crudelmente D’Orrico ci suggerisce qualcosa "su" Lacan o Freud. Lei sia più buono e legga con noi Evelyn Waugh. Cordialmente. Lorenza Caviglia
6 agosto, 2009 alle 12:21 pm
grazie! appena letta la recensione sono corso a comprare il libro. Il processo mentale che mi fa privilegiare a contrario tutto ciò che odiano i radical chic delle terrazze ha sempre portato grandi frutti
5 agosto, 2009 alle 9:15 am
Grazie per la recensione! Corro subito a comprarlo convinto dalle tue parole che si tratta di un libro bellissimo!
5 agosto, 2009 alle 8:28 am
[...] della recensione di un libro, scritta da Lerner stesso, uscito su Vanity Fair: Si può parlar male di un libro Adelphi, e per [...]
4 agosto, 2009 alle 8:02 pm
Corro subito a comprarlo,da come lo descrive, questo "Zia Mame" dev’essere proprio l’antidoto a tutti ii tromboni che impazzano
3 agosto, 2009 alle 9:38 pm
heiner 651 e segg.
un commento dal cuore, il tuo. Mi hai fatto pensare e riflettere su come siamo. Grande spessore umano e soprattutto una persona senza maschera. Oggi tutti indossano maschere (vedi pure che ci abbiamo anche i comici al governo, con ottime maschere…) e sapersi esporre dichiarando sentimenti e sensazioni, in un momento attuale che è basato solo sull’apparenza, è dimostrazione di una grande maturità interiore.
Non tutti sanno farlo.
Per otto e mezzo, quello felliniano, hai ragione: più comprensibile quello riedito stasera su La7 con la Gruber e soprattutto con uno strepitoso (per me lo è) Eugenione Scalfari: anche lui grande spessore umano e morale
31 luglio, 2009 alle 11:33 am
L’Italia 2009 è un’America anni Cinquanta?
Sembra conclamata al proibizionismo e Sanità e Istruzione preobamamiana.
31 luglio, 2009 alle 11:27 am
651
i compagni sono compagni , gratta gratta si riconoscono sempre , la tragedia del fallimento storico e drammatico che li ha colti li pone in condizioni di ambiguità insincere .
Certe volte in maniera schizofrenica passano dal dire siamo nel nuovo secolo ,cosa cianciate strumentalmente di cose passate al commuoversi per un funerale con bandire rosse e lugubri canti rivoluzionari e pougni chiusi .
Un problema sentimentale più che politico .
Un’aria di decadenza ,dissolvimento e identità e senso da ricostruire , un muro crollato adsso, le macerie che fumano ancora l’impossibilità di abiurare integralmente la vecchia fede fonte di tanto dolore e tante tragedie .
Un destino di minorità politica e di emarginzione in un paese occidentale moderno che a maggioranza per principio non senza una lunga serie di validi motivi non se ne fida
31 luglio, 2009 alle 11:27 am
articolo interessante, avrebbe avuto senso calcare un po’ più la mano sull asimilitudine italia2009/america1950. l’unico modo con cui adelphi se la potrebbe cavare è mostrando un po’ di spirito "rossiniano", un occhio che sorride prendendo bonariamente in giro. ma non credo che fossero questi gli intenti…
31 luglio, 2009 alle 10:24 am
ecco, otto e mezzo l’ho visto in prima visione e naturalmente non ne capii nulla. come tanto altro, certamente.
http://www.youtube.com/watch?v=7nkhpAsdWFE
31 luglio, 2009 alle 10:13 am
La vita è questo scialo di triti fatti, vano più che crudele.
E la vita è più crudele che vana
ma è solo un attimo, e in fondo non è nulla:
http://www.youtube.com/watch?v=PowGcY9wnfs
salutoni a tutti
31 luglio, 2009 alle 9:57 am
cara paola, ho visto che ti sei un po’ ‘alterata’ preché ho dato a qualcuno la ‘patente di compagno’. non te la prendere. non è niente di grave. anche se l’atto può sembrarti forte (e lo è, da un certo punto di vista) non ha nulla a che vedere con le patenti d’identità – che so -degli anni ‘70.
certo, è un riconoscimento per me positivo, molto positivo, indica una lunghezza d’onda politica, che ha anche a che vedere con quella umana, ma che è primariamente politica.
dire per me ‘compagno’ oggi non ha valore di forza (di forza che non sia umana), e tantomento di violenza, o di identità inattacabile, ma di debolezza. di riconoscimento della propria debolezza. la qualità umana è questa, che si lega spesso a un atteggiamento di sincerità nell’approccio alla discussione, di uno smascheramento totale.
è poi, politicamente, un atteggiamento costruttivo, di ricerca di dialogo, di intravedere le possibilità di una costruzione comune, senza paura di sporcarsi le mani – e qui rivendico ancora una volta, perché costa, e costa molto, quanto sia importante sapersi sporcare le mani.
da questo punto di vista, proprio per difesa di questa debolezza , ricorro volentieri all”identità’. è una corazza per chi non ne ha altre.
con chi definisco un ‘compagno’ sento questa sensibilità politica comune. non è detto che con gli altri non ci siano stime, sintonie, apprezzamenti, anche maggiori – sia da un punto di vista culturale che umano. il mio rapporto con alcune persone del blog, sia all’interno della mia area politica, sia all’esterno, lo dimostra.
nonostante queste mie considerazioni potrai ugualmente rimanere della tua idea. non preoccuparti troppo, però, le preoccupazioni sono altre