Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
A molti è parso esagerato -dopo la morte nel Canale di Sicilia di 73 eritrei che stavano cercando di raggiungere l’Italia, avvistati ma non soccorsi da numerose imbarcazioni- il paragone con gli ebrei trascinati a morire nei lager tra l’indifferenza generale. Una comparazione storica proposta da Marina Corradi, firma di punta del quotidiano cattolico ”Avvenire”, il giorno stesso in cui giungeva la notizia tragica da Lampedusa, senza che il governo italiano esprimesse una sola parola di pietà per quelle vittime.
Ma insomma: si può o non si può fare il richiamo alla Shoah, cioè alla strage di innocenti più vasta e sistematica perpetrata sul territorio europeo nel Ventesimo secolo?
Io penso che la Shoah non debba rimanere un evento intoccabile, e che invece sia lecito “usarla” per riflettere meglio sui fatti del mondo contemporaneo. Sono quasi sicuro che se fosse ancora vivo la penserebbe così anche Primo Levi, il principale testimone della Shoah che ho conosciuto.
Detto ciò, so bene che il paragone storico con la Shoah può far male. Per aver ricordato in tv che l’ostilità e i pregiudizi diffusi oggi contro gli zingari sono gli stessi che li destinarono alle camere a gas insieme agli ebrei, e che hanno molti tratti in comune con l’antisemitismo, mi sono beccato una sequela di insulti e minacce: come osi paragonare gli ebrei a quella banda di ladri, nasone, se fossi uno di voi verrei a prenderti in sinagoga per il collo…
Una reazione piena di odio razzista che mi ha ulteriormente convinto sulla necessità di un buon uso della comparazione e della memoria storica, troppo spesso deformata.
Naturalmente capita pure a me di arrabbiarmi se sento un premio Nobel paragonare la città di Ramallah al campo di Auschwitz, o la condizione di vita dei palestinesi di Gaza a quella degli ebrei nel ghetto di Varsavia. Basta sapere un minimo di storia per riconoscere la bestialità di questo paragone che, volendo insultare gli israeliani, finisce per danneggiare gli stessi palestinesi vittime di gravi ingiustizie. Si tratta, in questo caso, di un uso sbagliato della storia.
Ma allora qual è l’uso giusto? Il paragone con la Shoah è lecito solo se “quantitativo”, cioè se denuncia massacri di analoga portata numerica? O può essere anche “qualitativo”, riferito cioè alla modalità e alla natura dell’ingiustizia perpetrata?
Anche qui mi soccorre un esempio. Più di una volta Giovanni Paolo II paragonò alla Shoah quella che definiva la strage dei bambini mai nati a causa dell’aborto. Quantitativamente, in effetti, le interruzioni di gravidanza sono più numerose degli ebrei ammazzati dai nazisti. Ma la mia sensibilità rifiuta di mettere sullo stesso piano il feto che una donna liberamente rifiuta di mettere al mondo –o che, fatto grave e orrendo, viene costretta a abortire- con le moltitudini di persone rastrellate, deportate e eliminate dai nazisti. L’aborto è un evento sempre doloroso, ma non è paragonabile a un omicidio, tanto meno collettivo. Su questo punto suppongo che la mia opinione si differenzi da quella di Marina Corradi, autrice dell’editoriale di “Avvenire” sui migranti abbandonati nel mare.
Ciò che invece mi unisce a lei nel ritenere legittimo, e utile, il paragone con la Shoah quando ci confrontiamo con il trattamento subito dai migranti africani, è una constatazione di natura qualitativa. Trovo giusto e doveroso denunciare l’indifferenza con cui non solo i nostri governanti, ma anche la maggioranza degli italiani, trattano queste persone. Come se fossero untermensch, cioè sottouomini: il termine con cui i nazisti giustificavano i loro crimini. Anche quando i migranti giungono a noi, li cancelliamo come esseri diversi, indegni della nostra pietà. Proprio come fecero milioni di europei con i loro vicini di casa ebrei solo 65 anni fa.
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2 settembre, 2009 alle 2:15 pm
Ilja (al 752), hai sentito, oggi é morto Turi Vasile
1 settembre, 2009 alle 7:27 pm
Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
A molti è parso esagerato -dopo la morte nel Canale di Sicilia di 73 eritrei che stavano cercando di raggiungere l’Italia, avvistati ma non soccorsi da numerose imbarcazioni- il paragone con gli ebrei trascinati a morire nei lager tra l’indifferenza generale.
Sempre ai maturandi in lettere italiane e filosofia critica, sottopongo anche il di cui sopra commento di Gad. Mi volete confermare cortesemente cosa intendesse dire, voi che lo avete capito bene?
30 agosto, 2009 alle 11:26 pm
ah.. praticamente ce l’avevo sotto gli occhi, lo conoscevo quel sito ma non c’avevo pensato proprio, c’è anche il podcast wma.. infatti dice
To proc, to proc to dotira
proc jen ten ohen tolik stal
(se è il proc, non proch scusa, che penso io = perchè?..?)
la trovo così tantissimo bella, m’emozionai molto a vedere quella puntata anche per questo.. un pastore cristiano evangelico?!
Beh, a pensare cosa è venuto fuori dalle chiese battiste statunitensi non c’è da stupirsi. Vedrò con calma la filmografia.
Ciao
30 agosto, 2009 alle 11:16 pm
http://www.youtube.com/results?search_query=ticho+Bohdan+Mikol%C3%A1%C5%A1ek&search_type=&aq=f
30 agosto, 2009 alle 11:11 pm
Giada,
diversi buoni film erano coprodotti da Italia
grazie anche a lungimirante furbizia di Ergas
… http://www.imdb.com/title/tt0171940/fullcredits#writers …
La canzone non la conoscevo
Sara, credo, questa:
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=7880
30 agosto, 2009 alle 10:28 pm
OooTtì (Off topic o Out-of-theme) per Dimenticata, Ilja e Heiner, ovvero di distonìe, cantautori cechi e slovacchi, e dita incrociate (purchè non s’accavallino le gambe che si sa annulla l’effetto).
ciao Dimenticata, perciò t’ho scritto che da quel che avevo percepito in questo periodo mi pareva che non ce l’avessi con me personalmente, notavo solo qualcosa che capita di frequente quando ci si sente colpiti.. cioè si colpisce un po’ gli altri, pensando di difendersi magari inconsapevolmente, avrò preso a male il tono per quanto sia facile fraintendere il tono di un commento scritto. Per quanto riguarda le cose poco chiare, penso che forse, come per l’esempio di "Pane e tulipani" sia soltanto una tendenza a dare per scontato che i propri riferimenti siano condivisi, a volte diventando ellittici, ma per venire a questo tuo caloroso messaggio no.. non presi nota dell’e-mail di Missionfrommars, però a marzo la pubblicai anch’io, nascosta in un link per Heiner. Per il resto non ho un blog, ma ho aperto un "cosu" su YouTube che ora linko sotto il mio nome.
Ilja.. sei troppo forte. Grazie. Lo so che sai dire che non ti và, è come lo dici che mannaggia.. ma adesso ne avrò di materiale da sbrogliare (i film non li troverò mi sa, insomma già il fatto che non hai scritto i titoli in italiano mi pare significhi che qua non ci sono arrivati proprio purtroppo, però ora segno i registi sulla newsletter di mymovies e farò la posta a Ghezzi anche per quelli, fortuna per i miei ritmi vitali che Fuoriorario è solo il finesettimana). A me la voce e lo stile chitarristico di Ursiny non in inglese pareva quasi quello del documentario, ma a sorpresa..
hanno pubblicato il video della puntata sul sito del programma!
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=1907
Prima non c’era, se ti và (..) il brano musicale che cercavo attacca dall’inizio e la clip intera dura pochi minuti.
E’ molto carino da parte tua Heiner: dipende da quando mi chiamano per il day hospital, con la capa siamo rimaste che le dò completa disponibilità a cominciare una volta passato quell’impegno, se ci sarà ancora loro disponibilità. Ma adesso ho buone basi per pensare che andrà tutto bene, il tuo incoraggiamento.
E’ perchè così avrei meno tempo libero, vero? (scherzo)
Finito con l’O.T.