Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Muoia Sansone con tutti i filistei. Silvio Berlusconi ha uno stile di vita dissoluto e incompatibile con il ruolo istituzionale che riveste? Per controbattere questo argomento prima che diventi maggioritario anche in Italia, non bastano più la censura imposta alle televisioni e l’intimorita reticenza di gran parte della stampa. Parte così un contrattacco mirante a delegittimare qualunque potere italiano fosse tentato di pensare un’alternativa: dagli industriali (De Benedetti, Agnelli, Moratti) alla Chiesa, passando per le banche.
Il messaggio propagandistico trasmesso agli italiani è molto elementare, nella sua immoralità: né in materia sessuale, né di abuso di posizione dominante, né di lealtà fiscale troverete mai chi abbia titolo di scagliare la prima pietra contro Berlusconi. Orwellianamente parlando, siamo un popolo di maiali dunque è logico che governi il più maiale.
Il fango schizzato addosso a Dino Boffo, direttore del quotidiano cattolico “Avvenire”, per le sue presunte e assai poco verosimili molestie di natura omosessuale; così come le accuse a Ezio Mauro, direttore di “Repubblica”, di avere effettuato parzialmente in nero un pagamento, nell’intento di chi ha iniziato a propalarle sul “Giornale” della famiglia Berlusconi intenderebbero tappare la bocca ai “moralisti”. E’ sintomatico l’uso sarcastico di questa parola, con la pretesa di trascinarci tutti sullo stesso piano di Berlusconi, se osiamo criticarlo. Nel mio piccolo, attendo anch’io fra un paio di settimane, quando ricomincerà L’Infedele televisivo, chissà quale rivelazione delle mie personali malefatte. Suppongo che i cassetti del “Giornale” siano pieni di informative e dossier.
Quanto disperata e controproducente sia tale rappresaglia pianificata da Berlusconi, che ha trovato in Vittorio Feltri, con il suo cinismo, un esecutore creativo, lo dimostra proprio l’argomento logico adoperato. Non si nega più la catena di bugie inanellate dal premier a partire dalla festa di Noemi Letizia nel maggio scorso, e dalla crisi familiare con divorzio conseguitane. Ma si pretende di sostenere che gli altri, noi tutti, siamo come lui. Ugualmente peccatori, bugiardi, ricattabili.
E’ una competizione a immedesimarci nel peggiore, quella che ci viene proposta, una volta che l’intero paese abbia derogato da quei principi morali elementari di cui si permea il senso comune contemporaneo: la politica deve servire l’interesse generale; chi mente di continuo in pubblico è inaffidabile; la sessualità va praticata con rispetto e misura; eccetera.
Nella sua cupio dissolvi Feltri faticherà a rendersene conto, ma sta fornendo col suo “Giornale” la riprova che Berlusconi non può restare ancora a lungo capo del governo italiano: provoca danni a sé e agli altri. E’ vero che lo ha votato la maggioranza degli elettori, e dunque il deterioramento della sua leadership apre una delicata questione democratica. Ma in questi giorni il silenzio imbarazzato e assai poco solidale degli altri leader di centrodestra cresciuti al riparo del suo potere, fa presagire che sia in preparazione una congiura di palazzo. Nel giro di pochi mesi, con tono desolato ma gentile e rassicurante, qualcuno suggerirà a Berlusconi di fare un passo indietro. Un qualcuno felpato, immagino, magari a lui vicinissimo ma nello stesso tempo bene inserito in Vaticano e nella finanza globale di Goldman Sachs. Avete capito benissimo, mi sto riferendo al servitore dello Stato, Gianni Letta.
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26 agosto, 2010 alle 10:47 pm
Ho l’età della “fine corsa” e questo mi conferisce qualche titolo in più rispetto a quell’alto prelato, che ha commentato, nella televisione di stato, l’articolo di “ famiglia Cristiana” considerandolo “Fazioso” sol perché riferito a quel Berlusconi che ha dimezzato la “Costituzione” pretendendo di comandare da solo e, scegliendo di avversare quelli che vi si oppongono con il metodo “Boffo”.
Evidentemente quell’alto prelato, al pari di molti dei suoi simili, ha dimenticato cos’è un prete.
“Famiglia Cristiana” è la voce ed il riferimento, nonché il legame, tra la Chiesa degli scribi e le famiglie. E’ come il parroco tra i suoi parrocchiani, li conosce, li guida, li interpreta, li sostiene e ne condivide i disagi arricchendone l’anima. Quel prelato invece, ha dimenticato la sua famiglia, gode di agi e privilegi e non vede più la differenza tra quel Berlusconi e le aspettative cristiane.
Il prete è in mezzo alle famiglie e ne condivide il difficile percorso. Il Gerarca si occupa di potere e di danari e cerca i suoi simili.
Non importa e non vedo differenze sostanziali tra ricchi e poveri , è invece importante sapere che i preti, appartengono e si schierano dalla parte della verità, della giustizia, dell’onestà, della crescita spirituale, del riconoscimento del volere Divino .
Non pare che , nel caso Boffo, ci siano stati molti amanti della verità e soprattutto, si son visti pochi o deboli suoi sostenitori, dando prova, allora come oggi,che nelle alte gerarchie vale di più il potere terreno e gli interessi scambiati con un vecchio maligno, reso tale innegabilmente dalle sue azioni, anziché della famiglia che subisce l’esempio della disonesta intellettuale di chi dovrebbe guidarli ed invece ha sostituito il bene comune, con affari, mistificazioni, prevaricazioni, superbia, malafede, falsità e chi più ne ha più ne metta.
E’ colpa di quei prelati se ai giovani manca un indirizzo alla verità , perché la tacciono, l’hanno scambiata, l’hanno vituperata.
Oilitta