Venerdì 9 ottobre, al cimitero ebraico di Varsavia, si terranno i funerali di Marek Edelman. Vi ripropongo l’intervista realizzata con il vicecomandante della rivolta del ghetto nella sua casa di Lodz il 23 maggio 2006. E il ricordo che ho pubblicato su “Vanity Fair”.
E’ il coraggio la virtù degli eroi? Si può amare la vita e metterla ugualmente a repentaglio?
Marek Edelman non poteva permettersi il lusso di queste domande all’epoca in cui, poco più che ventenne, si impegnò fra gli artefici del Zob (Organizzazione ebraica di combattimento). A quel manipolo di giovani temerari male armati, del quale Edelman fu il vicecomandante, non si offriva un’alternativa fra il vivere e il morire, ma semmai la scelta sul come morire, quando il 19 aprile 1943 scatenarono la rivolta del ghetto di Varsavia.
Stiamo parlando di uno degli episodi più tragici e gloriosi nella storia del Novecento. La rivolta che provocò l’incendio e la distruzione del ghetto, sopraggiunse dopo che già 300 mila dei suoi residenti coatti erano stati uccisi nelle camere a gas di Treblinka. Più che salvarsi, gli organizzatori della rivolta volevano ricordare a sé stessi e al mondo di essere persone e non topi. Uomini e donne ancora capaci di denunciare l’ingiustizia abbattutasi su di loro.
Mordechai Anielewicz, il comandante del Zob, dopo diciannove giorni di resistenza nel corso dei quali era avvenuto l’impensabile –ebrei che uccidevano tedeschi, anziché il contrario- si suicidò l’8 maggio 1943 nel bunker di via Mila 18 prima di essere catturato dai nazisti. Marek Edelman invece riuscì a fuggire attraverso le fogne, con pochi altri, nella parte ariana della città. Non sarò così indiscreto da indagare il senso di colpa coltivato da Marek Edelman nei sessantotto anni in cui è sopravvissuto ai suoi compagni di lotta. L’uomo si presentava con una scorza di durezza apparente. Ma di ferrea in lui c’era soprattutto la volontà di restare fedele ai suoi morti, attraverso due precise regole di comportamento: non allontanarsi dai luoghi in cui fu perpetrato lo sterminio e dove, in seguito, subentrarono la rimozione e l’oblio. Per questo usava definirsi “il guardiano delle tombe del mio popolo”. Ma neanche ciò gli sarebbe bastato. A Marek Edelman, divenuto nel frattempo stimato cardiologo dell’ospedale di Lodz, premeva testimoniare attraverso l’esempio quotidiano che il coraggio dei vent’anni può durare una vita intera. Divenne oppositore del regime comunista polacco, tanto che i burocrati, fallito il tentativo di comperarlo, giunsero al disonore di infliggendogli gli arresti domiciliari. Fu fra i sostenitori, vent’anni fa, del movimento Solidarnosc che portò alla nascita del primo governo non comunista dell’est europeo. Mezzo secolo dopo la rivolta del “suo” ghetto di Varsavia, ormai anziano, nel 1993 Marek Edelman guidò un convoglio umanitario dentro alla città di Sarajevo assediata. Di recente, dettandolo all’amica Paula Sawicka, ha trovato ancora l’energia di pubblicare un libro dal titolo bellissimo, E c’era l’amore nel ghetto, che in Italia verrà presto edito da Sellerio.
Se n’è andato serenamente nel pomeriggio di venerdì 2 ottobre scorso, all’età di 90 anni. Per rispettare i suoi desideri, anziché nel Pantheon dei benemeriti della democrazia polacca viene sepolto nel cimitero ebraico di Varsavia, in mezzo alla gente di cui ci ha trasmesso la memoria, accanto agli altri dirigenti del Bund, partito socialista ebraico, cui è rimasto fedele nell’idea che la vittoria sugli antisemiti debba ottenersi nel luogo natale, senza bisogno di emigrare in Israele.
Il ricordo personale che serbo dei miei incontri con quest’uomo sono dettagli piccini che si perdono nell’ammirazione e nel rimpianto. Sono lieto di averlo fatto conoscere ai miei figli, sotto una pioggia scrosciante, prima della cerimonia per il sessantacinquesimo anniversario della rivolta del ghetto di Varsavia. Credo di non avere mai conosciuto un’altra figura storica che regga il paragone con Marek Edelman.





27 gennaio, 2010 alle 7:27 pm
Rendo onore a un Grande Uouo che non ho avuto la fortuna di conoscre .
Un Vero militante contro tutti i sadici fascisti e comunisti
Un grazie a Te Gad per quets intervista bellissima
Un abbraccio
14 ottobre, 2009 alle 11:44 am
ho sentito il racconto della vita di marek edelman a condor e mi sono emozionato fino quasi alle lacrime. grazie
11 ottobre, 2009 alle 8:47 pm
E’ vero Ilja, a me è capitato di conoscere, ad esempio, tante persone di valore, per lo più provenienti dall’est Europa. Ma Edelman avrei voluto conoscerlo anch’io.
11 ottobre, 2009 alle 8:40 pm
Può darsi,anzi sicuramente era una trappola, anche ben tesa, ma secondo me, ci scivola dentro il Buttafuoco stesso…Non aveva previsto quella "curiosità". E tu perchè sei fascista figliuolo?
Perchè sono un originale,uno che cerca la sua verità scegliendo una strada non battuta (?). Nella risposta di Buttafuoco c’è il giusto capovolgimento delle sue intenzioni iniziali.
11 ottobre, 2009 alle 8:14 pm
@52 – adele, credo convinto che ognuno di noi abbia avuto la fortuna di simili incontri.
Gia: i nomi magari non erano cosi altisonanti.
11 ottobre, 2009 alle 8:03 pm
Secondo me quella volta Bobbio cadde in una trappola
11 ottobre, 2009 alle 8:03 pm
Queste persone, queste parole,bisogna vederle
e ascoltarle perchè fanno bene alla salute
fisica e spirituale, astorre
11 ottobre, 2009 alle 8:02 pm
Gad, a proposito, proprio oggi, mi è capitato di leggere un tuo vecchio articolo su un’intervista fatta da Buttafuoco a Bobbio.Per capire se il tuo giudizio fosse fondato o meno, sono andata quindi a ripescarla quella vecchia intervista ( chiesta da Bobbio stesso a Buttafuoco) in cui quel povero uomo anziano rispondeva con la sua abituale schiettezza, purezza d’intenti,disincanto….
Condivido al 100% il tuo giudizio su quella intervista, anche se io Bobbio l’ho conosciuto, apprezzato, amato solo attraverso i suoi scritti, purtroppo.
Bobbio rimane , come tu sai il punto di riferimento fondamentale per gli studi di Filosofia politica, in Italia ( ma anche altrove).Ad esempio,non si può conoscere Hobbes, nella sua essenza profonda, senza passare dal professor Bobbio. La sicurezza che tutti noi riponiamo nella Legge, il fondamento di ogni vivere civile, la libertà sta solo nella Legge e nel suo rispetto. Questa è la lezione più importante su Hobbes che ci viene direttamente dalla traduzione di Bobbio. Sia perchè è il primo che traduce Hobbes, sia perchè è l’unico che ne capito in profondità il pensiero ( questo è il mio punto di vista).
11 ottobre, 2009 alle 7:52 pm
Per 52
I primi due sono stati degli eroi Bobbio invece è l’emblema del craxismo e del più viscido anticomunismo. Purtroppo Gad ha frequentato
ben altre cattive compagnie come gli agnelli e i debenedetti che lo
hanno portato nella sua torre d’avorio con le telecamere de la 7 mentre ai lavoratori ed ai dissidenti veniva spaccata la testa durante il regime di prodi zelante servitore degli agnelli e del lama malefico.
Repressioni e teste spaccate nelle giunte degli sceriffi del Pd
http://www.youtube.com/watch?v=X3CUMNnDx74&feature=player_profilepage
11 ottobre, 2009 alle 7:40 pm
Anch’io, cara Adele, considero quelli da te citati fra gli incontri più fortunati della mia vita
11 ottobre, 2009 alle 7:20 pm
Per la prima volta, lo confesso, provo un sentimento d’invidia nei confronti di Lerner. Sì ,proprio così, non lo invidio per le sue galline,i suoi raccolti, il suo vino, per essere stato sull’aereo personale di Agnelli…. La cosa più straordinaria che possa capitare a un uomo comune è quella di incontrare colui che ha vissuto impegnandosi tutta la vita a dare un senso all’ esistenza propria assieme a quella altrui, alla Storia. Quella con la esse maiuscola. E’ più facile e meno doloroso guardarsi attorno e sopportare la mediocrità che rimane…. Per questo invidio Gad , per aver avuto la fortuna di conoscere Edelman,ma anche Vittorio Foa e Norberto Bobbio.
11 ottobre, 2009 alle 2:57 pm
BANDIERE ROSSE PER IL COMUNISMO!
http://www.youtube.com/watch?v=5z-ycONxrog&feature=related