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…e ora tocca alla Lega pigliatutto

mercoledì, 11 novembre 2009

Rassegna Stampa

…e ora tocca alla Lega pigliatutto

Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Le divergenze politiche ormai esplicite che separano Gianfranco Fini (ma per motivi diversi anche Giulio Tremonti) da Silvio Berlusconi, complicano la vita del Popolo della Libertà, un partito troppo vasto e disomogeneo perché gli basti la leadership di un uomo solo, per quanto potente. Il risultato di questa tendenza centrifuga, resa più acuta dall’urgenza d’impunità giudiziaria rivendicata dal capo del governo, è che quest’ultimo finisce ineluttabilmente nel riconoscere la Lega Nord come unico partito a lui davvero fedele e Umberto Bossi come partner ideale del suo progetto.
Ho l’impressione che, in assenza di un’opposizione di centrosinistra davvero competitiva, le varie componenti del Pdl e la Lega proseguiranno senza timori eccessivi di fare brutta figura la contesa degli organigrammi: chi conquista più candidati presidenti nelle regioni che contano, con quali contropartite nel rimpasto del futuro governo romano e con quante compensazioni nel sottogoverno economico (fiere, aziende energetiche, fondazioni bancarie). Ma ogni giorno che passa appare più evidente che nella trattativa la Lega si avvantaggia fino a porre una vera e propria ipoteca sul futuro dell’elettorato conservatore nel settentrione d’Italia. Oggi non esiste più una differenza significativa di valori culturali e di interessi materiali che possa impedire il travaso diretto di voti fra il Pdl e la Lega. Non solo un berlusconiano convinto può votare senza difficoltà un governatore leghista in Veneto e in Piemonte; ma se lo scandalo delle bonifiche ambientali in cui è coinvolto l’entourage di Roberto Formigoni si rivelasse troppo imbarazzante, anche in Lombardia potrebbe maturare una candidatura leghista alla presidenza senza traumi eccessivi.
Bossi sente il vento in poppa. Paragona il suo partito a Sparta e compatisce Berlusconi per i grattacapi che gli derivano da un Pdl dilaniato da egoismi e clientele locali. Quando garantisce al capo del governo di restargli al fianco anche sul terreno scivoloso della guerra ai magistrati, Bossi lo fa nella consapevolezza di avere costruito un’organizzazione territoriale in grado di raccogliere, al momento debito, l’eredità del berlusconismo.
Sono mesi che sento imprenditori e banchieri del Nord, culturalmente distanti dalla Lega, manifestare ammirazione per la puntualità e la competenza dei suoi amministratori. Giancarlo Giorgetti, un commercialista di Cazzano Brabbia (Varese), figlio di pescatore, divenuto presidente della Commissione Bilancio della Camera, ma soprattutto uomo di fiducia della Lega nei rapporti con l’establishment, disdegna le apparizioni pubbliche ma è ricercatissimo da chi deve trattare affari delicati. Dicono che a differenza dei notabili Pdl non chieda mai niente per sé, e si presenti agli incontri ben documentato sui dossier. Ma apprezzamenti simili vengono rivolti a presidenti di provincia e sindaci leghisti, in contrapposizione alla rapacità e all’indisciplina degli altri.
Di certo la Lega non è un partito con pretese di cultura liberale. Nessuno al suo interno si lamenterebbe, come fa Gianfranco Fini, di un “clima da caserma” che al contrario viene apprezzato talmente da indossare camicie, cravatte e fazzoletti verdi a mo’ di divisa.
Molti neofiti ammiratori della Lega le preconizzano un futuro da “nuova Democrazia Cristiana” solo perché riconoscono in lei l’omogeneità culturale di partito che manca ai berlusconiani. Temo sottovalutino che l’indubbia forza di tale partito affonda le sue radici in una tradizione popolare, soprattutto lombarda e veneta, ma anche piemontese, di natura fortemente conservatrice, se non reazionaria. Costretto dalle sue difficoltà politiche e personali a ingigantire lo spazio di una Lega pigliatutto, Berlusconi sta favorendo la rinascita di una destra padana che sa di antico e che ha ben poco a che fare con il Partito Popolare europeo.

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2637 post su Gad Lerner.

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Commenti per questo articolo

[6] 5 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 257
    Paolo scrive:

    Leggo su Repubblica, "pericoloso giornale di sinistra", questa notizia che riguarda un’attività attuata dal comune di Coccaglio, a guida Leghista:

    Un bianco Natale senza immigrati
    Per le feste il comune caccia i clandestini
    Obiettivo: "Far piazza pulita" dice il sindaco. E l’assessore alla Sicurezza afferma "Natale non è la festa dell’accoglienza ma della tradizione cristiana"

    Se il paese vuole seguire questa strada, mi chiedo, terminati i "clandestini", poi a chi toccherà ?

    Un conto è la legalità, altra cosa è l’incitamento all’odio; non comprendo a chi o a cosa giovi proporre questa cultura.

    Credo inoltre che alla lega manchi totalmente di lungimiranza, necessaria per la guida di un paese.

  2. 256
    italiano scrive:

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    2 RUMENI RAPINANO E PICCHIANO SELVAGGIAMENTE UN PASSEGGERO ALLA STAZIONE DI ROMA.
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    Video choc alla stazione Termini di Roma. Le telecamere a circuito chiuso della Polfer hanno ripreso giorni fa un pestaggio ai danni di un uomo, forse un passeggero, nel piazzale antistante lo scalo ferroviario.

    Autori della Violenta Aggressione 2 Romeni, che hanno Picchiato selvaggiamente e poi Rapinato la vittima.

    Quel che più colpisce nelle immagini – al di là della violenza – è la reazione delle persone che hanno assistito all’aggressione: indifferenza e paura si mescolano sui volti di chi scappa via senza intervenire né fornire alcun tipo di assistenza alla vittima.

    La violenta aggressione, spiega il dottor Carlo Casini, dirigente della Polizia ferroviaria, è avvenuta intorno all’una e mezza di notte:

    «L’uomo, sanguinante è rimasto sul piazzale per qualche minuto, poi si è rialzato da solo ed è venuto da noi».

    Si tratta di un adulto di 37 anni, sulle cui generalità la Polfer preferisce mantenere il massimo riserbo: «E’ un passeggero, era appena sceso da un treno e stava decidendo se prendere un taxi o l’autobus, quando è stato aggredito – spiega Casini – gli hanno Rubato anche il cellulare e quando si sono accorti che lui li cercava al telefono lo hanno minacciato di ulteriori conseguenze se solo avesse pensato di denunciarli». Poi i malviventi si sarebbero disfati del telefonino per non essere rintracciati.

    Alla vittima è stata riscontrata la frattura delle ossa nasali, una contusione periorbitale e una al torace.

    Al drammatico pestaggio si aggiunge l’indifferenza documentata dal video: «Lo hanno conciato male e nessuno si è mosso», dicono alla Polfer. «Quello che sconcerta – aggiunge il dirigente Casini – è che non c’è stata neppure una telefonata al 113. Ora non dico che uno si debba precipitare e mettere a rischio la proprio incolumità, capisco la paura, ma nessuno ha telefonato, né strillato né ha chiamato noi o i carabinieri».

    Il tutto, sotto le luci fortissime dell’ingresso della stazione Termini, anche a quell’ora affollato da passeggeri, tassisti, conducenti di autobus.

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    2 RUMENI RAPINANO E PICCHIANO SELVAGGIAMENTE UN PASSEGGERO ALLA STAZIONE DI ROMA.

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  3. 255
    nino scrive:

    trovo difficile riparlare di immunità se non si rivede la normativa che ha fabbricato un parlamento di nominati, così poco capaci di operare per l’interesse generale e così generosamente riparati da un interno sistema corporativo-omertoso di protezione che si è ridotto nevroticamente a combattere i magistrati che soli, ormai, stante la loro indipendenza, possono scoprire gli altarini.Nino

  4. 254
    italiano scrive:

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    INGHILTERRA: SUPREMAZISTA ISLAMICO ASSUNTO IN POSIZIONE CHIAVE DELL’ANTI-TERRORISMO.
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    Com’e’ egualitario, com’e’ meravigliosamente multiculturale, …nominare una Volpe a guardia del Pollaio.

    Islamista radicale assunto in posizione chiave dell’anti-terrorismo all’Ufficio degli Interni",di Martin Bright per TheJC.com, 5 Novembre:

    Hafeez Un Islamista "radicale" e’ stato nominato in una posizione chiave dell’anti-terrorismo all’Ufficio degli Interni per affrontare il terrorismo e allontanare i confratelli Musulmani dalla strada della violenza.

    La nomina di Asim Hafeez come direttore degli interventi all’Ufficio della Sicurezza e del Contro-Terrorismo ha causato seria preoccupazione tra i consulenti Musulmani piu’ moderati.

    E’ visto come un segno di cambiamento nella politica del governo sull’Islam radicale, come un allontanamento dal raccordo con i gruppi piu’ moderati.

    Ci sono posizioni contrastanti nel governo circa la scelta di intrattenere relazioni con i Musulmani a rischio di radicalizzazione o concentrarsi sul forgiare legami con i moderati.

    Mr Hafeez e’ stato descritto da un consigliere come un "Salafita radicale".

    Il Salafismo e’ una branca dell’Islam strettamente puritana, spesso associata con l’Arabia Saudita.
    Non promuove la violenza, ma spinge alla creazione di uno stato Islamico..

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    (Herbrand)

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    Inghilterra: supremazista Islamico assunto in posizione chiave dell’anti-terrorismo.

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  5. 253
    Ken scrive:

    Non ho mica capito cosa vuoi dire esattamente.
    Orgoglio e pregiudizio sono caratteristiche che ogni società
    reinterpreta secondo propri collaudati criteri tradizionali.
    In Inghilterra da moltissimo, in Italia con dinamiche che negli ultimi anni hanno molto modificato la forgiatura della nostra cittadinanza, a pieno titolo.

    Grazie ros

  6. 252
    rossana scrive:

    @251serenella

    Non ho mica capito cosa vuoi dire esattamente.
    Orgoglio e pregiudizio sono caratteristiche che ogni società
    reinterpreta secondo propri collaudati criteri tradizionali.
    In Inghilterra da moltissimo, in Italia con dinamiche che negli ultimi anni hanno molto modificato la forgiatura della nostra cittadinanza, a pieno titolo.
    C’è poco da stare allegri, ma lo stato dell’arte è questo.

  7. 251
    serenella scrive:

    In effetti Rosanna loro hanno l’orgoglio di classe,che dovrebbe rasentare il razzismo solo che è a doppio senso.Per noi è quasi incomprensibile tanto siamo tutti mirati ad emergere e sfondare nelle classi più alte, che sono tra l’altro ermeticamente chiuse da familismo e nepotismo che ovviamente non sono considerati razzismo.

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