La recessione è finita, squillano i titoli dei giornali, torna il segno più. Un debito enorme continua a gravare sul mondo ma, grazie ai soldi pubblici, la finanza speculativa ha ripreso a accumulare utili miliardari. Ma, c’è un ma. Tutte le previsioni concordano: l’emorragia di posti di lavoro non è finita. Continuerà di certo per almeno un anno o due. E poi…non si sa.
L’Infedele (ore 21,10 su La7) stasera è dedicato a loro, i veri clandestini di questo autunno gelido 2009: le persone che stanno perdendo il posto di lavoro e spesso vivono la disoccupazione come una colpa, un disonore da tenere nascosto. Sono svariate centinaia di migliaia, i nuovi disoccupati italiani. Mangiano i risparmi dei genitori, spesso fingono di lavorare, scelgono l’invisibilità. Saranno i protagonisti della trasmissione con i loro racconti di una vita vuota: ci si disabitua a lavorare? Ma devo aggiungere che molti altri, dopo averci segnalato la loro esperienza, si sono tirati indietro spiegando che i loro amici ne erano all’oscuro. Quindi meglio non mostrarsi di fronte a una telecamera.
Ci saranno anche titolari delle piccole imprese, dove la moria aziendale è più frequente e silenziosa. Le giovani donne che trovano lavoro precario solo come hostess, magari per Gheddafi. I rappresentanti sindacali degli stabilimenti Fiat a rischio chiusura.
Con loro si confronteranno: Adolfo Urso, sottosegretario alle Attività Produtttive; lo psichiatra e conduttore radiofonico Massimo Cirri; Liliana Ocmin della segreteria confederale Cisl, prima extracomunitaria giunta al vertice di un’organizzazione sindacale dopo l’ingresso irregolare nella penisola; Paolo Galassi, presidente dei piccoli imprenditori della Confapi; l’ex “disobbediente” veneto Luca Casarini, ora attivo nel movimento delle partite Iva; l’economista Vladimiro Giacchè, fra i promotori del fondo finanziario Sator, fondato da Matteo Arpe, ma al tempo stesso teorico marxista della crisi del capitalismo. Con una intervista sul futuro allo studioso di scienza dell’incertezza Nassim Nicholas Taleb, autuore del celebre saggio “Il cigno nero” (il Saggiatore).
Mi auguro di ricevere come sempre numerosi suggerimenti, domande, opinioni. Grazie e appuntamento a stasera.





1 dicembre, 2009 alle 8:19 pm
La disperazione dei giovani e quella dei padri.
Un gatto che si morde la coda. I giovani possono scappare all’estero con la speranza che qualche porta si apra. I padri rimangono.
Quando il ciclo di vita del lavoro si chiude prima della scadenza prevista si ha voglia di morire. Mio marito appartiene alla lunga schiera di disoccupati alla tenera età di 49 anni. Ha bussato a mille porte ma nessuno si fa vivo. L’ultimo personaggio di turno che sembrava potesse dare una qualche disponibilità di lavoro ha detto che il futuro de dei giovani!!!!!!!!! Non assume un quarantanovenne prossimo alla pensione. Lui, l’amministratore delegato che ha così sentenziato ha 75 annni! Eppure mio marito ha tutte le carte in regola per lavorare:
esperienza, capacità relazionale, lingue…ma forse è meglio spendere meno, prendendo un ragazzo per uno stipendio da vergogna!
29 novembre, 2009 alle 8:12 am
MUOIO DAL RIDERE"Io, no global con partita Iva"
Una volta assaltava il G8, ora fa l’imprenditore: “Siamo noi i veri sfruttati”. Contesta l’Irap (“Una vergogna”) e giustifica gli evasori: “Non hanno altra scelta”
di Michele Brambilla
Milano – Ricordate Luca Casarini, il no global? Adesso fa l’imprenditore. È una delle tante partite Iva del Nord-Est, quelle che votano Berlusconi o Lega in percentuali bulgare. Quando parla dell’Irap, il nuovo Casarini parla come la Marcegaglia: «Un’imposta che colpisce la produzione è un’imposta assurda». Quando parla delle banche, parla come Tremonti: «L’accesso al credito, specie in periodi di crisi come questo, dovrebbe essere agevolato». Quando parla del centralismo dello Stato, parla come Bossi a Pian del Re: «C’è una forte richiesta di autonomia dalla parte della nostra gente, dobbiamo riprendere in mano i nostri destini».
Guai a dirgli, però, che ha voltato gabbana. Ribelle era e ribelle rimane. La sua ditta, una società di consulenza su marketing e comunicazioni, l’ha voluta chiamare «Nexus 7». «Nexus 6 – spiega – era il replicante di Blade Runner che si ribella. Io sono il numero 7, mi ribello ancora di più». La sede della ditta è a Marghera, a casa sua. Dipendenti zero. L’ha aperta in settembre. E due mesi sono sufficienti per capire i problemi di un mondo che non è propriamente quello da cui viene lui. Tasse, balzelli, burocrazia, clienti che non pagano e banchieri con il braccino corto hanno preso il posto di cortei, slogan, scontri con la polizia, denunce, condanne per resistenza a pubblici ufficiali.
Casarini, si rende conto che diranno tutti che è passato dall’altra parte?
«Ma non è vero. Io resto dalla parte degli sfruttati. E i nuovi sfruttati sono i piccoli imprenditori, gli artigiani. È il Paese che produce e quindi dovrebbe essere aiutato e invece si scontra con tutto un sistema di difficoltà».
Faccia qualche esempio.
«L’Irap è una vergogna. Specie in periodi di crisi. Viene tassata la produzione, non il reddito: ma le pare? E poi le banche. Per fare un mutuo, che è l’unico sistema possibile per comprare una casa, in Italia c’è un tasso medio del 5 per cento; in Europa è del 2,5. Per chi ha un’attività, poi… Io ho chiesto settemila euro di credito, per darmeli ci hanno messo un mese e mi hanno chiesto beni di famiglia in garanzia».
Sono i rischi d’impresa. Se ne rende conto solo adesso?
«No, ho sempre pensato che i piccoli imprenditori erano vessati. Non ho mai avuto un atteggiamento ideologico contro di loro. Per questo ho polemizzato con la sinistra, che ha sempre avuto un’impostazione classica: difende gli operai delle grandi fabbriche, che sono stra-garantiti, e se ne infischia di quelli che lavorano con i piccoli».
Sta pensando di passare alla Lega?
«Per carità. Non crederà davvero che la Lega tuteli le piccole imprese, vero? O che il Pdl sia il mitico “partito del popolo delle partite Iva”? Quelle sono tutte balle. La prova è che al governo ci sono loro, Lega e Pdl, e per noi piccoli imprenditori non stanno facendo niente».
«Noi piccoli imprenditori»? Siamo sicuri che lei è proprio il Casarini che guidava le masse contro il G8?
«Mi faccia continuare. Si è mai chiesto perché la Lega se la prende tanto con gli immigrati? Perché è l’unico argomento che può permettersi. Se parla di tasse, balbetta. La Lega, qui in Veneto, è lo Stato. È la Lega che ci impone le tasse. Dicono tanto di Roma, ma a Roma ci stanno loro».
Che cosa vuol dire aprire un’impresa proprio in tempo di crisi?
«Vuol dire scoprire l’iniquità del sistema fiscale. Le faccio un esempio. Oggi la gente paga tutta in ritardo. Chi lavora per gli enti pubblici, poi, riceve i soldi dopo 90 o 120 giorni, a volte dopo sei mesi. Ma l’Iva la deve pagare subito. Subito, ha capito? Io la recupero dopo mesi e mesi. E gli interessi, dico: gli interessi chi me li paga?».
Lei è un uomo di lotta. Ha pensato a qualche manifestazione?
«Beh, potrei cominciare a fare obiezione fiscale non pagando l’Irap, ad esempio».
Cioè evadere il fisco? Proprio lei? Sono discorsi da cumenda brianzolo che vota centrodestra.
«Un momento. Distinguiamo. C’è evasione ed evasione. Un conto sono i grandi evasori, che non pagano le tasse e poi si comprano l’Alitalia con i soldi dello Stato, cioè nostri. Un conto sono i piccoli, che devono pur difendersi».
Quindi lei giustifica l’artigiano o il commerciante che fa un po’ di nero?
«Ma certo. Se no come fa a vivere? Uno è costretto a evadere. Lo so che eticamente è discutibile. Ma io vorrei sapere anche dove vanno, i nostri soldi. A finanziare le guerre? Io non ci sto».
E rieccolo, il Casarini disobbediente. Sarebbe curioso se il prossimo guaio giudiziario l’avesse per evasione fiscale, e si trovasse sul banco degli imputati con la stessa accusa di frode fiscale che i pm contestano a Berlusconi.
(da “la Stampa”)
Una volta si diceva: nascere incendiari per finire pompieri. Adesso si nasce masanielli noglobal e si finisce bottegai. Naturalmente con il consenso dello Stato, prima e dopo… Sarebbe da lanciare un gratta & vinci: il compagno Casarini finirà leghista o con Casini? A chi l’azzecca, un anno di evasione fiscale sanata. Ad infierire su uno così, ci si spreca, ma c’è pure chi nasce borghese, bamboccione, avvezzo a pigliare schiaffi in università, e se la tira da rivoluzionario, vedi certe nullità mitopugnettare che, dopo anni di vendite zero, hanno rispolverato il più patetico revival. Ma sì, proprio quelli che flirtavano con Cesare Battisti e son finiti a dar via i giap. Quando penso a quante ne sentii, quando pronosticavo, e non ci voleva davvero un grande impegno, un futuro da borghesuccio per il noglobal Casarini, candidato pluriabortito per Rifondazione, lumpenscrittore (esaltante il suo curriculum in quarta di copertina: “ha occupato dei treni”), benchè sospinto dal “regime”, nel quale venne introdotto dal degno talento Sandrone Dazieri, strappato ingiustamente ai mercati generali ma ormai desaparecido. Ora io dovrei andarli a stanare tutti, uno dopo l’altro, gli ultras di cotanti eroi, e chiedere: come state? Ma mi manca il coraggio, non si infierisce sugli scemi. E poi, potrei crepare dal ridere…
Massimodelpapa
27 novembre, 2009 alle 12:25 pm
Gentile Gad Lerner,
mi chiamo Carlo Landriscina, ho 52 anni, sono un copywriter freelance. Soprattutto sono un disoccupato. Da venti mesi.
Da piccolo ero il genietto di famiglia, il bambino quasi prodigio, l’adolescente che dilaniava libri su libri; non disdegnavo nemmeno Nembo Kid e I Classici dell’Audacia e più nascostamente Jacula e Sorchella. Questa attitudine onnivora si è mantenuta nel tempo, e così mi piacciono Cecilia Gallerani e le solitarie signore di Hopper, Il Posto Delle Fragole e Il Signore Degli Anelli, Il Flauto Magico e Hot Rats. (Mangio tutto, basta che sia buono).
Col tempo il lato yin della mia personalità ha preso il sopravvento e mi sono interessato solo di lontananze turchine.
Il risultato? Dopo tre facoltà mai portate a termine e un lungo corso come copy – per i neurodistonici contemplativi della mia generazione era la prassi lavorare in pubblicità – la vita matrigna mi ha teletrasportato in una sorta di autogrill.
Facevo caffè, scaldavo simil-rustichelle, erogavo metano a gente un po’ invasata che ti guatava sospettosa.
Poi, a bordo di una Panda vecchia di dieci anni, mi sono improvvisato venditore. Ma ho continuato ad amare il mio vecchio mestiere di scriba.
Dunque il lavoro (all’inizio i pennarelli Pentel, poi la Lettera 32 di mio padre, infine il fido Mac). Ma come, dove e perché? Abbia un attimo di pazienza, mi segua ancora un po’.
Ho scritto documenti strategici, quelli fatti per convincere il cliente della bontà di un’idea (tra gli altri Barilla, Sagit, Peugeot), elaborato testi per telepromozioni (Raffaella Carrà, Mike Bongiorno, Licia Colò, Maria Teresa Ruta, Jerry Scotti qualche parola del sottoscritto l’hanno detta), realizzato campagne (Carrefour, Bennet, Coop), stimolato i consumatori col direct (Volkswagen, Amnesty International, Deutsche Bank). E poi supporti audiovideo, radio, stampa, affissione, Internet.
Insomma ho contemplato tutto lo scibile comunicazionale.
Che vuol dire oceani di parole e manciate di neuroni profusi a piene mani, senza mai tirarsi indietro. Tutto finito nel nulla, in una grigia giornata di febbraio, nella piana novarese, quella tanto cara a Sebastiano Vassalli.
Qui, nell’ultimo docmicilio conosciuto, ero communication project manager. Mi occupavo di allestimenti fieristici, di creazione di eventi e soprattutto della comunicazione a supporto. Clienti enti pubblici e imprese. Tra le cose più importanti che mi hanno visto coinvolto, un convegno per Confindustria a Vicenza, la manifestazione Italia Cina a Pechino, le Olimpiadi Invernali di Torino.
Poi lo stop. Crudele, inaspettato, fulminante.
Da allora ho vissuto di sporadiche collaborazioni nel mio settore, non sufficienti però a garantirmi stabilità economica ed emotiva.
Pressato dalla necessità di stare a galla ho lavorato in un distributore di benzina, ho fatto il venditore per aziende vitivinicole, radio locali, gestori telefonici, catering. Tutto rigorosamente a provvigioni, senza uno straccio di rimborso spese. Sentendomi sempre come una barca in un bosco.
Ho bussato a tutte le porte, amiche, supposte amiche, sconosciute: la risposta è sempre stata sai c’è la crisi, dai chiamami che vediamo di fare qualcosa (puntualmente poi il contatto evaporava), lei è bravo ma vecchio.
Ho invaso la rete di curriculum, senza avere risposta anche da chi era alla ricerca di persone col mio profilo.
Ho provato a propormi come banconista negli ipermercati, come lavapiatti nei ristoranti, come "piccinino" presso gli artigiani. Ma chi si piglia un cinquantenne per un lavoro fisico? Meglio un ventenne, non c’è neanche da pensarci.
Ho chiesto aiuto anche alla Caritas, ma questa ti dà un obolo non ti aiuta a trovare un lavoro. E comunqe è l’unica che fa qualcosa, chapeau.
Ciliegina finale: avendo partita iva (nella mia professione sei obbligato a prenderla, se no niente contratto), appartengo alla categoria invisibile dei non assistiti, dei non tutelati, dei non contemplati. Nessun sussidio, nessun aiuto, nessun tipo di assistenza: eppure anch’io ho dei bisogni primari come mangiare, avere un tetto sopra la testa, onorare anche materialmente il ruolo di padre (quest’ultima è la cosa che più mi avvilisce).
Adesso sono povero, molto povero. Ho sempre vissuto del mio lavoro, non ho redditi passivi, il poco che avevo messo da parte si è dissolto in questi mesi di orrore. Dovrò lasciare la casa in cui abito da quando mi sono separato: non ho soldi per pagare l’affitto né tanto meno le bollette. Non so dove andare ma non ci voglio pensare. Buoni amici, buone amiche – tra cui una caritatevolissima ex moglie – mi aiutano a sopravvivere ma non possono fare di più. E ci mancherebbe.
Ovviamente la mia vita sociale e mentale si è disintegrata, l’autostima è in picchiata libera, allo specchio vedo qualcuno che non sono io. Ma tengo botta nella speranza di tempi migliori. E di un miracolo, come in un film di Frank Capra.
Lo scopo di questa spero non ammorbane lettera è quello di portare a galla una realtà misconociuta ma purtroppo drammaticamente reale:
a fianco di una miseria proletaria e suburbana, mediaticamente coccolata, ne esiste una ugualmente dolorosa: quella di gente come me. Gente spremuta quando era bella pimpante e ora buttata in un angolo come un giocattolo che non piace più. Soppiantata da stagisti che costano uno spicciolo o da megamanager ultrapagati. E quelli di mezzo? Non servono, soprattutto se hanno cinquant’anni, perché a questa età il cervello è logoro: colossale idiozia, Verdi ha scritto il Falstaff a 79 anni!!!
Ho finito di tediarla: se è arrivato fino a qui, la ringrazio per l’attenzione che ha dedicato a questa storia, scusandomi per la sua lunghezza.
Se può fare qualcosa, mi dia una mano, ho ancora molto da dire e da fare. Grazie di nuovo e perdoni la sfacciataggine.
Ottime cose.
Carlo Landriscina, clochard borghese ?
26 novembre, 2009 alle 5:05 pm
X Claudio-1417 Claudio, lasci stare gli avvocati(sono 250mila, solo a Roma ce n’è tanti quanto in tutta la Francia!). La questione con l’Inps l’ho risolta da me, dopo che patronati, sindacati mi hanno mollato, persino l’ultimo operatore Inps…"…le posso solo ridurre la trattenuta a 100 euro". Non è così, il recupero non s’ha da fare! Mi ha molto deluso, però, un blogger della Cgil(?)che risponde a tutti(http://informazionipertutti.blogspot.com/) —In sintesi:
Mauro ha detto…. Io ho sempre mirato a soluzioni collettive e mai al proprio orticello…da Inps-Inail: attacchi concentrici o IN-previdenza?!. Soldi "estorti" indebitamente da detentori dello stato, non basta la massa di crediti insoluti o persi nel tribunale (peggiorati…nei v/s 5 anni…!!) durante l’attività, con l’aggravio di ALTRE spese esose, i danni da un’ ipoteca per debiti inesistenti, multe pagate ma ingiuste(per quieto vivere?)…e l’Agenzia dell’Entrate che non mi rimborsa l’Iva versata nel 93 su di una fattura, vistata dal notaio(?,opere visibili per qualità, quantità e durata…) non riscossa, in "compenso" ho pagato l’aria fritta senza la "f(ri)attura" e la parcella? … poi dimezzata dal altro giudice con altro "mio" altro avv., che nemmeno è riuscito a ottenerla! (pensaci CLAUDIO). Ma anche quando i rimborsi sono stati erogati, dopo 5 anni; ci si perdeva sopra un 20-30%!! Da questo momento non rispondo più delle mie (re)azioni, non ci sono più margini: le difese…immunitarie sono all’estremo! Dal sud, M.C.10 agosto 2009 12.53 —-
Non avendo risposta, replico: Mauro ha detto…In merito al post del 10 agosto 2009 12.53 . Forse l’ "implicita" domanda contenuta non è chiara? La esplicito: … con mio figlio di 37 anni, che risulta (lo è stato ed è) inoccupato…uno sconosciuto, un alieno per il welfare-state… è possibile che l’Inps possa arrivare a tanto…. in un paese che fa parte del G8! Cgil, Cisl e Uil siete tutti dei "Po(l)verini"? impotenti: dopo aver perso i lavoratori ora fate di tutto di perdere anche i pensionati…che vi tengono ancora in piedi? B(u)onanno…!? 19 agosto 2009 11.13—-
Risposta: Gianfranco ha detto… Ciao Mauro! Il problema degli ammortizzatori sociali, per chi ha perso lavoro e non lo ritrova è un "non" problema per chi ci governa, e per alcuni sindacati che
pensano al loro ristretto orticello, e sono disposti a chiudere entrambi gli occhi in cambio di un piatto di lenticchie.- L’unico sindacato che non è disposto a cedere su questo terreno è la CGIL, che ha chiamato i mesi scorsi, e chiamerà ancora i prossimi mesi, i lavoratori e i pensionati in piazza a manifestare per le centinaia di migliaia di famiglie senza redditi e quindi senza alcun sostegno economico da parte di questo governo, preoccupato solo della sua popolarità sui mezzi di informazione, stampa e televisione.-
L’unica strada quindi per porre fine a queste ingiustizie è quindi quella di militare in uno dei partiti di sinistra e partecipare alle iniziative della CGIL; non vedo altre alternative.-19 agosto 2009 17.01—–Insomma, per risolvere piccole controversie derivanti da leggi, de-cretini e codicilli equivocabili, bisogna andare in piazza? L’Inps e le banche scoppiano di liquidità, è da capire chi ha la corsia privilegiata…ma questa è storia vecchia, "di una nazione fallita, di uno popolo rivoluzionario senza rivoluzione"… e a dirlo non è il duro Marco Rizzo(che ha parlato dei 400 milioni d’Ici che la Chiesa non paga), ma il "damerino" Gianni Cuperlo, al "Caffè" di Mineo: con quelle voci candide?
26 novembre, 2009 alle 2:07 pm
Grazie Dafne,
diffonderò il tuo post ei miei contati in rete, e anche altrove.
Cercherò di esserci, e di arrivarci in nutrita compagnia!
Virginia
26 novembre, 2009 alle 1:59 pm
In Italia, 1 donna su 3 ha subito violenza ovvero un milione di donne hanno subito uno stupro. I dati sono durissimi da accettare: la violenza è una delle prime cause di morte in alcuni Paesi e la prima in altri.
ORA BASTA!
MANIFESTAZIONE NAZIONALE a Roma il 28 novembre alle 14 corteo da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni
Una manifestazione, contro la violenza sulle donne, per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere, per la civiltà della relazione tra i sessi, per una informazione libera e non sessista, contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici.
Vogliamo tanti uomini in piazza con noi!
Link: http://www.torniamoinpiazza.it/
26 novembre, 2009 alle 12:50 pm
signora grimilde, dica.
saluti
26 novembre, 2009 alle 12:46 pm
Beh signori, ieri sera ho visto la puntata di exit perchè volevo veramente chiarezza riguardo alla speculazione a livello internazionale e ne ho avuto conferma.
Ci sono cifre virtuali astronomiche che girano sui mercati finanziari, senza che venga mosso un minimo di capitale materiale, come si farebbe da una compravendita qualsiasi. Percui mi chiedo a questo punto se tutto questo è lecito considerando che i broker ed i veri amministratori che operano nella finanza guadagnano cifre astronomiche senza un po di sudore sulla fronte.
E questa ripresa economica parte proprio da qui secondo le mille voci che girano, ma rimane nel circuito stesso, perchè le banche comunque preferiscono investire il denaro pubblico nel settore finanziario piuttosto che in quello industriale o lavorativo in genere. Da qui il denaro non circola più tra le mani degli imprenditori, delle famiglie, dei lavoratori e così la gente muore di fame.
Ma dico io se si può andare avanti in questo modo, dico io se chiedere un posto fisso di lavoro a lungo termine o un prestito in banca deve essere visto dai potenti come un sacrilegio.
In conclusione le banche sono strapiene di soldi, mi viene quasi da gridare a tutti di andare a rapinarle…
25 novembre, 2009 alle 8:32 pm
x MAC 938 Leggi anche Claudio 1394.In ogni caso grazie.
25 novembre, 2009 alle 8:06 pm
Gentile Redazione,
sono una vincitore del concorso per 100 posti B2 indetto dall’ex. Ministero dell’istruzione nel 2007 e conclusosi ad aprile 2009: a luglio 2009 è stata pubblicata dal Ministero la graduatoria finale del concorso da me svolto, ma ancora oggi nessuno dei vincitori ha notizie circa la nostra assunzione: ci hanno detto che il decreto anticrisi, decreto tremonti ter che ha previsto il blocco delle assunzioni si applica anche a noi, in quanto la norma parla anche di "concorsi già conclusi" e "assunzioni già autorizzate".
La situazione mia e di tutti i vincitori degli altri concorsi le cui graduatorie definitive sono state già pubblicate e approvate ( ministero Interni, ispettori vigilanza INPS, inail ) è di totale incertezza, nessuno sa infatti dirci quando terminerà questo blocco e quindi "se" e "quando" verremo assunti.
Oltre a tutto questo, devo sottolineare che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha continuato, nonostante il blocco delle assunzioni, a bandire e svolgere nuovi concorsi, alcuni dei quali sono addirittura stati banditi nel corso del 2009, quindi in piena crisi economica.
A questo punto la domanda viene spontanea: i concorsi sono banditi e svolti perchè i ministeri e gli enti pubblici hanno bisogno di personale, oppure lo scopo è soltanto quello di dare uno stipendio ai commissari d’esame (che tra l’altro sono tutti professionisti che non hanno bisogno di entrate ulteriori)e di alimentare tutto un businness fatto di corsi a pagamento e libri di testo che spuntano come funghi appena viene bandito un concorso pubblico?
Concludo chiedendole gentilmente di fare presente nella puntata di questa sera la situazione mia e di tantissimi altri ragazzi/e come me che hanno impiegato anni della loro vita a studiare, prima per laurearsi, e poi per superare un concorso, e dopo tanta fatica e tanto impegno si ritrovano in una situazione di precarietà "a tempo indeterminato" senza alcuna certezza di vedere soddisfatto quello che è un loro diritto, il diritto al lavoro, riconosciuto come base della nostra società anche dalla nostra Costituzione, che in questo caso dovrebbe essere ancor più rispettato in quanto acquisito solo attraverso il merito e le competenze personali.
Grazie dell’attenzione.
Distinti Saluti,
Dr. Lorenzo Bartolucci
scritto da Lorenzo Bartolucci il 25/11/2009
25 novembre, 2009 alle 8:04 pm
@ Claudio-1364 Ti assicuro che certa gente non si scompone a fronte di un gesto disperato. Loro vivono in un limbo, e non riescono a capire, ammesso che lo vogliano. Una dirigente al telefono mi ha detto che con il "suicidio" non si estingue il debito, figuriamoci per il "credito": l’Inps, come contribuente, mi fece passare per "debitore moroso", quand’ero creditore certo. Per evitare more e sanzioni – come promesso – versai l’intera somma originaria(pensate, avevo mio figlio
ricoverato, per essere stato investito, nell’ospedale del capoluogo… dove sono stato oggi, senza combinare nulla), per poi pagare il resto con gl’interessi! In seguito è successo di peggio, persino un’ipoteca da "pensionato d(’)annato/a". Da aprile, per 7 mesi senza preavviso, l’Inps effettua una trattenuta di 150 euro su di un 700 euro; unica fonte di reddito, con casa in affitto, moglie e figlio a carico e senza "ammortizzatori". Dopo decine di tentativi per telefono andati a vuoto, finalmente parlo con una d.ssa dell’ Urp cha a sua volta dice di richiamare la prossima settimana… l’altra d.ssa, dopo avermi detto che non conviene suicidarsi perché il "debito" passa alla vedova (non allegra! la quale avendo il figlio non occupato gli verrà decurtata una percentuale maggiore rispetto al caso in cui fosse occupato, con reddito?!), assicura che sarò contattato da un esperto. "Chi l’ha… sentito"? Dopo 8 gg(meglio tardi che mai… 4 presenze in sedi e telefonate?) arriva una A/R: "…per il periodo 25/11/1997 al 31/08/2000… Sono state riscosse rate di prestazione in qualità d’invalido civile (75%) in data successiva alla revoca per perdita del diritto. Si precisa che è stato già recuperato al 31/07/09 euro 600,00. L’importo riscosso in più ammonta a euro 7.178,18…il dir….". In poche parole l’in-previdenza decide di farti "vivere" con 550 euro! Un "debito" inprescrivibile mentre per mio padre l’integrazione al milione del 2001…il 2002 era già prescritta?! Come le somme indebite
(95-98) estorte tramite la Sem dalla Camera di Commercio, dopo 2 anni (nel 2000, chiesi la restituzione) erano prescritte!? Altri precedenti gravi, di cui: Inps, 17 luglio 2003 :"a seguito…del 730 (redditi 2002) inviato dal Caf … risultano a suo carico conguagli che assorbono l’intero importo netto del suo trattamento…per 3 mesi…"!!! E’ successo che per pagare a un’ avv. l’importo così come liquidato dal giudice del costo (non detraibile, e si trattava di una causa dell’83 relativa all’attività: P.Iva!!) pari ad un anno di pensione, ho ripreso a lavorare e l’amico mi ha assunto per 6-7 mesi… effetto cumulo?? Sempre nel 2003, Inps e Inail, tramite la Sem(30 mesi dopo averli tutti diffidati), senza avvisare iscrivono un’ipoteca per somme non dovute! Stiamo parlando di istituzioni, dello stato? Della politica che latita!
25 novembre, 2009 alle 6:10 pm
Finalmente qualcuno parla di disoccupazione senza il timore di essere tacciato di anti-italianità! trovo a dir poco criminoso l’uso che al momento si fa di tutti i mass media, sempre troppo disposti ad edulcorare l’attuale stato di completo "sbandamento". Qualcuno si chiede ancora dove sia il conflitto d’interessi?
Otrebòr
25 novembre, 2009 alle 5:57 pm
Giacomo, mi sà che sei arrivato tardi: quì non c’è più nessuno!
25 novembre, 2009 alle 5:43 pm
ILL.MO GAD LERNER,COME MAI LA STAMPA ITALIANA PARLA POCO DEL CAOS
ECONOMICO FINANZIARIO ED INDUSTRIALE CREATO DALLE BANCHE E DAI BANCHIERI?MOLTE BANCHE ITALIANE POSSEGGONO IN PORTAFOGLIO TITOLI DERIVATI E PERSINO IL COMUNE DI MILANO ED I VARI COMUNI ITALIANI.INOLTRE NON MI E’ PIACIUTO CHE IL GOVERNO ABBIA DATO MILIARDI A PALATE ALLE BANCHE CHE SI SONO RESI RESPONSABILI DELLA CATASTROFE ECONOMICA FINANZIARIA.ANDAVANO DATI AI CONSUMATORI ,DISOCCUPATI, ARTIGIANI PICCOLA IMPRESA ED PENSIONATI.MA GLI ISTITUTI DI CREDITO NON ERANO NATI PER AIUTARE IL TESSUTO ECONOMICO FINANZIARIO E SOCIALE?INVECE HANNO PENSATO COME DEPREDARLO.DIPENDESSE DA ME NON METTEREI PIU’ I SOLDI NELLE BANCHE ITALIANE.LE ATTUALI POLITICHE SUICIDE DEL GOVERNO ITALIANO LI ABBIAMO DAVANTI A NOI.SONO DIVENTATI IRRESPONSABILI E NON GLIE NE FREGA NIENTE DEI CITTADINI E DEL POPOLO ITALIANO.MA ANCORA DEI FESSI VANNO DIETRO .LA COSA CHE PIU’ MI HA STUPITO CHE NELLA TRASMISSIONE NON SI E’ FATTO RIFERIMENTO AI DISOCCUPATI DI LUNGO PERIODO.NON RICEVIAMO NESSUN AIUTO ECONOMICO E SIAMO EMARGINATI DALLA SOCIETA’ ATTUALE.CORDIALI SALUTI GIACOMO
25 novembre, 2009 alle 1:47 pm
http://www.youtube.com/watch?v=2omuoO_hIbQ
25 novembre, 2009 alle 1:45 pm
Cinico, ma veritiero marconzo
Vorrei urlare, dar seguito con fatti alle paroile, ma sono incapace di farlo.
Forse perchè la fame la vedo da lontano.
Giusto ooggi mi son comprata dolcetti…mi faccio schifo da sola!
25 novembre, 2009 alle 1:42 pm
Grimilde..
la crisi è finita…
nel senso che non è ancora nemmeno iniziata..
e sarà una costante che accompagnerà la nostra vita per decenni…
sarà la normalità mori de fame.,…
ecco perchè in fondo, quando una cosa è cosi’ devastante e tocca tanti..alla fine non esiste manco piu’.
mal comune mezzo gaudio
25 novembre, 2009 alle 1:41 pm
Buongiorno,
prima di ogni altra considerazione, vorrei ringraziare Gad Lerner per aver fatto qualcosa che nessun tg fa, ossia aver parlato della disoccupazione intellettuale, di valore, reduce da anni di training, ricca di skills, come si dice in linguaggio tecnico, un fantasma nell’informazione italiana, dove sembra ancora che la maggior parte di noi lavori nelle fabbriche. Molti hanno testimoniato con disagio, ma con franchezza, quanto è loro successo, compresa la vergogna. Intristita e soggiogata dallo sconforto degli intervenuti in studio, non potevo che omologarmi a quella vergogna. Ho finito il mio contratto a termine da quasi 5 mesi e non riesco a trovare una nuova occupazione. Sono giornalista, ho scritto su quotidiani e magazine, sempre con lo spirito di adattamento di chi, figlio di genitori modesti, non ha potuto aspettare all’infinito che un posto di liberasse in redazione e, per dirla sinceramente, si è riciclato. Ad aprile è uscito in libreria anche un mio piccolo libro su Israele, presentato a Milano con Ugo Tranballi ed Enrico Casarini.
Ma riciclarsi – parola terribile, banale e necessaria, come tante altre del kafkiano mondo del lavoro che ci avvinghia e soffoca, noi giovani – pare impossibile. Ho provato di tutto, rispondendo ad annunci in ambiti professionali a me non congeniali, ma dignitosi. Commessa compresa. Niente. E qui si apre quello che a mio parere è un punto centrale della riflessione, caro Lerner, ossia COME si trova un lavoro in Italia. Mi rifaccio, senza entrare nello specifico, alle inquietanti indagini di Floris, Chiara Saraceno, Giavazzi, Alesina, Pietro Ichino. Quel che è stato detto in trasmissione da Calassi, che il manifatturiero in Italia è stato ammazzato da politiche folli, è solo una parte della realtà. Un paese ingessato, clientelare, pervaso da innumerevoli rete di protezione informale come il nostro non può supportare nè un un sistema lavoro sano nè un tessuto produttivo adeguato.
L’inquietante magma del tempo vuoto è composto di tanti ingredienti, di cui le modalità di accesso al lavoro sono a mio parere l’aspetto più vergognoso, e il più sottaciuto.
Che fare, allora ? Penso a un pensiero di Milena Gabanelli: si cerca fino a 40 anni di inserirsi nell’agenza di un potente che ti aiuti a sistemarsi. E a quel punto, il meglio di te è sfiorito per sempre. Questo lo scrivo non per alimentare il vittimismo, ma per rimarcare che ci troviamo nel centro di una contraddizione hegeliana, prodotta dal concorrere di fattori vari e molteplici. Ma accomunati da un denominatore che neppure la migliore politica italiana sembra ancora pronta a sconfessare in pubblico: il ritardo mostruoso di un paese che poco offre perchè mai di è sviluppato virtuosamente, come democrazia e come capitale economico.
grazie alla redazione
un saluto a Gad Lerner
Elisabetta Corrà
25 novembre, 2009 alle 1:39 pm
salutaris, non credo ce ne sia bisogno.
Se mi conoscesse, qui sul blog, non userebbe il termine "sparare", riferito a me!
Non fa che chudersi anche lei nell’insulto Suigeneris, altroche Solaris!
I nomi?
Tutti i personaggi che, con portafogli ben foderati, non importa quale tessera abbiano all’interno dello stesso, straparlano o litigano alla tv o su altri media, satolli e complici.
Buon pomeriggio
25 novembre, 2009 alle 1:25 pm
signora grimilde, puo’ fare qualche nome o spara nel mucchio?
saluti
25 novembre, 2009 alle 1:23 pm
Il segnale della crisi è, tristissimamente, che ai cassonetti della piazza sotto casa, oltre agli extracomunitari (che parolaccia!), che frugano per trovare di tutto, si sono aggiunti non robivecchi italici, già consolidati nella bisogna, ma anche parecchi disoccupati di ogni età.
Un angoscia montante, ogni volta che li vedo!
Ora poi che c’è la differenziata, si possonbo distinguere le diverse tipologie, secondo le modalità: o con bastone e gancio, e qui è per raccattare oggetti, o mani e sacchetto, per prelevare cibo!
Sono davvero rabbiosa con chi millanta la fine della crisi, la rinnovata ricrescita italica, ecc ecc.
ORRORE PURO!
25 novembre, 2009 alle 1:04 pm
signora maestrina, che scuola di dizione si sente di consigliare?
Ha altro da perfezionare?
saluti
25 novembre, 2009 alle 1:02 pm
http://www.unita.it/rubriche/lorsignori/91680
E Brunetta scoprì la «Finanziaria ad personam»
Perché quasi tutti i ministri sostengono, parlando fuori verbale, che, su Tremonti, Brunetta ha ragione, ma ha «sbagliato i tempi?» Come mai, improvvisamente, il titolare dell’Economia, che pure non è affatto amato dai suoi colleghi, è diventato intoccabile? Soprattutto, quali fili che non doveva nemmeno sfiorare ha invece toccato il ministro della Funzione pubblica? I primi a farsi tutte queste domande sono stati proprio gli uomini vicini all’«antifannulloni» che proprio per via del suo alto gradimento tra gli elettori del Pdl ha evitato il dimissionamento forzato che (l’ha sostenuto ieri «Velina rossa») superGiulio aveva chiesto al premier. Ma forse Brunetta, che si ritiene un premio Nobel mancato e comunque non difetta di acume, la risposta l’ha trovata da solo. In tal caso, l’illuminazione gli è arrivata quando ha letto quella dichiarazione del suo collega alla Giustizia Angelino Alfano che, dopo aver chiesto più fondi, si è detto certo di avere con sè «l’intero governo, il Pdl e il presidente della Camera». Ecco allora la spiegazione: Tremonti ha in mano le chiavi dell’immunità di Berlusconi ed è semplicemente questa la ragione della sua intoccabilità.Gianfranco Fini ha infatti posto una condizione per dare il via libera a un iter molto accelerato per il processo breve: che alla Giustizia vengano assegnati fondi aggiuntivi. Solo così quella legge potrà conservare una parvenza di riforma di sistema e diventare commestibile per gli ex di An. Il concetto sarebbe stato esposto da Fini in persona a Tremonti. È chiaro dunque perché l’uscita di Brunetta è arrivata nel momento sbagliato. E ha molto irritato il premier. Ci mancava solo questa grana dopo i problemi posti dal solito Fini, il no delle opposizioni e i dubbi del Quirinale.Condizionando il suo sì sul disegno di legge salva Berlusconi all’aumento dei fondi per Via Arenula, Fini ha dato a Tremonti una golden share che il ministro dell’Economia ha subito fatto valere nel suo colloquio con il premier. Per questo tutta la squadra di governo si è schierata con lui e per lo stesso motivo, alla vigilia della discussione vera sulla Finanziaria, il ministro dell’Economia ha ottenuto la gestione esclusiva del tesoretto derivante dallo scudo fiscale. Fatta ovviamente eccezione per il ministero della Giustizia. Finanziaria ad personam.
24 novembre 2009
25 novembre, 2009 alle 12:35 pm
ECONOMIA
Il ministro Brunetta torna ad attaccare il collega dell’Economia, Giulio Tremonti.
"Io sono più rigorista di Tremonti, ma nel rigore si può fare lo sviluppo: io queste cose le conosco bene perchè io sono un economista, Tremonti non è un economista", ha detto Brunetta.
Ha scoperto l’acqua calda ! …solo che lui il prode Brunetta fustigatore di fannulloni non è all’Economia ……quindi o inizia una guerra mediatica e si garantisce l’appoggio del cav. B. (che è il decisore.. finale) ..o si rassegna , e per il bene delle orecchie degli italiani, la smette di abbiare alla luna !!!!!!!!!
25 novembre, 2009 alle 12:33 pm
La tipa di Exit mi sembra abbastanza brava. ha un difetto: una voce acuta e un po’ disturbante. Dovrebbe studiare un po’ per imparare a controllare la voce, è una cosa secondaria, ma in TV conta anche questo