Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Se nel giorno di Sant’Ambrogio, vescovo e patrono di Milano, la Lega ha lanciato una sfida pubblica contro il suo successore Dionigi Tettamanzi, paragonandolo prima a un imam musulmano e poi a un prete siciliano mafioso, è perché si sente forte, molto forte.
La volgarità degli argomenti scagliati contro l’”Onorevole Tettamanzi”, delegittimato così nel suo ruolo pastorale, additato come un nemico degli interessi del popolo, non deve trarre in inganno: c’è del metodo nella provocazione architettata nel dì festivo. Quasi una contro-predica rivolta al gregge della diocesi più grande del mondo, puntando dal trono del governo alla conquista dell’altare in Duomo.
La Lega vuole la corona longobarda, che sia cristiana o pagana non le importa. Si erge a potere costituito che ripristina la tradizione perduta. Sente venuto il suo momento e punta al bersaglio grosso. Perciò esercita violenza verbale, scagliandosi contro il cardinale: deve dimostrarci che nulla la potrà fermare, non ha paura di nessuno. Perfino il Vangelo può subire un’interpretazione alternativa, dal “Bianco Natale” razzista fino ai bambini rom da ricacciare in mezzo alla strada, ora che la nuova teologia in camicia verde s’impone come energia scaturita dalla volontà popolare.
Di fronte al sopruso, a una calcolata volontà intimidatoria, l’arcivescovo Tettamanzi ha profetizzato ieri il pericolo dei lupi. L’eresia dei forti disposti a tutto, perfino a uccidere e esiliare i pastori delle chiese, ha detto, citando Ambrogio. Egli sa bene di trovarsi di fronte una forza politica candidata alla successione del potere berlusconiano nel Nord Italia. Un’eventualità sempre più probabile da quando la Lega può scommettere su un argomento storico e su un argomento contingente che, entrambi, la favoriscono.
L’argomento storico è il riemergere di uno spirito reazionario, pre-illuministico, anti-risorgimentale, nostalgico della cristianità lombarda della Controriforma nelle nostre contrade settentrionali. È questo spirito dei tempi che incoraggia tradizionalismo leghista a proclamarsi erede perfino di San Carlo Borromeo, il missionario della “conquista delle anime”, in contrapposizione ai vescovi contemporanei. Bossi scommette su un cattolicesimo più antico e chiuso di quello conciliare. Sui legami del sangue e del suolo opposti alla Chiesa universale. Si compiace di come le parole d’ordine xenofobe assecondino e liberino una spinta oscurantista. Ambisce a rappresentare il passato che ritorna e s’impossessa della modernità, come portavoce non più solo degli interessi ma delle coscienze stesse: perché vergognarsi di desiderare il bene per sé, non per tutti?
L’altro argomento, di natura contingente, che favorisce la Lega nella sfida al cardinale di Milano, è la totale remissività della destra cattolica da decenni al governo in Lombardia. Comunione e Liberazione, la Compagnia delle Opere, il sottobosco del potere di Roberto Formigoni, non hanno mai ritenuto conveniente erigere un argine che li differenziasse dalla politica e dai valori propagandati dalla Lega. Si sono contraddistinti ben più negli affari che nella solidarietà. Oggi, certo, vivono con estremo disagio, quasi come un tradimento inaspettato, gli insulti della “Padania” e del ministro Calderoli al vertice della chiesa ambrosiana. Ma fino a ieri prevaleva in loro la malcelata insofferenza nei confronti di pastori spiritualmente lontani dall’integralismo e dalla spregiudicatezza che li caratterizzano. Questa destra cattolica lombarda già sopportava con fatica il cardinale Carlo Maria Martini, predecessore di Dionigi Tettamanzi.
Formigoni e i suoi seguaci, preoccupati di consolidare la loro influenza nella sanità, nell’urbanistica, nel business delle bonifiche, in Fiera e ovunque possibile, hanno lasciato che anche il loro elettorato diventasse arrabbiato, sospettoso, reazionario. Oggi un cittadino di destra lombardo, ma anche veneto o piemontese, non sta certo a fare distinzioni culturali. Per lui sarà indifferente votare un presidente della Lega o del Pdl: sul piano ideale non sono più ravvisabili diversità significative.
La Lega e il Pdl hanno condotto insieme campagne elettorali contro “la società multietnica”. Parola di Silvio Berlusconi al comizio conclusivo di Milano, nel giugno scorso, quando aggiunse il lamento: “Camminavo nel centro di Milano e mi pareva di trovarmi in Africa”. Umberto Bossi, lì al suo fianco, applaudiva. Poi con l’inverno a Milano è tornata la stagione degli sgomberi dei campi rom. Inutili, propagandistici, spesso crudeli nelle conseguenze su poche centinaia di persone di cui erano in corso faticosi tentativi di integrazione.
La Chiesa milanese non poteva accettare questo stravolgimento dello spirito evangelico, perpetrato oltretutto dagli stessi che inneggiano alla Tradizione e alla Croce. L’arcivescovo ha denunciato la blasfemia. Lo aspettavano al varco. Accusarlo di essere un musulmano o un mafioso, nell’accezione incivile dei leghisti, è la stessa cosa. Conta lo sfregio, conta la prossima tappa: l’altare del Duomo. Intanto il sindaco di Milano, timorosa di non essere ricandidata, ha ritenuto di non avere nulla da dichiarare. Era più importante la prima della Scala.
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22 dicembre, 2009 alle 3:16 pm
associazione a delinquere di stampo astensionista simpsonizzato
18 dicembre, 2009 alle 10:59 am
Io mi pongo solo una domanda: Se ogni critica continua a coincidere con una demonizzazione, mi dite allora in cosa consiste la vera Libertà di un Popolo? Poichè io all’orizzonte vedo solo un Popolo completamentamente assoggettato alla Libertà…di alcuni…nostalgici di un’Italia guidata da pure logiche di forza, populisticamente perseguite ed attuate dal P.d.l. come soprattutto dai suoi fedelissimi alleati verdognoli, che sono poi i veri burattinai dell’Italia allo sfascio sociale e civile in cui viviamo, così come espresso tra le righe alquanto esplicite di questa banale filastrocca che comincia così:
Salò sta tornando, con tutte le sue leggi edificate su capitali sporchi, marci (da oggi in fase di rientro grazie ad uno scudo fiscale fissato al 5%). Non facciamoci inculare una seconda volta e ricordiamoci ciò che disse Giuseppe Mazzini mentre si occupava della costruzione di una cosa bella e vera come l’Italia: “Se Italia sarà, questa sarà ciò che il Sud sarà”. Oggi il Sud deve rifare l’Italia, è chiamato a immaginare il suo contributo pulito e se non ce la farà, molto probabilmente, di Italia non si parlerà…più. Prima di un Partito/Banca però, peraltro già corrotto senza nemmeno essersi ancora costituito (dove sono i 4,3 miliardi di euro prelevati dai F.A.S. e inviati in Sicilia?), ci vuole un popolo con cui parlare, non da condizionare, un popolo animato da valori ed interessi comuni…di cui nutrirsi, da riscoprire, da rileggere, da condividere e “rivendicare”…rivendichiamoli…e difendiamoli! Poiché l’Italia non è Cosa Nostra, ma neanche Vostra…Per questo motivo e per mille altri ancora oggi voglio tornare ad urlare, insieme a chiunque saprà ritrovare la volontà ed il coraggio di farlo:
Viva l’Italia
Rubo questo titolo a chi lo ha già cantato,
perché sono molto preoccupato che non si sia
ancora ben capito quanto sia importante essere non credente, ma pensante,
anche nel credere che al di là del presente, dell’immanente,
possa esistere una qualche confortevole forma di vita
misteriosamente trascendente,
affinché nessuno sia perdente,
se non in un mondo che ti costringe,
che finge,
che ti munge,
mettendoti di fronte al ricatto delle sfinge:
“Chi è quell’essere che al mattino cammina su quattro zampe,
al pomeriggio su due e alla sera su tre?”
Senza sapere che in fin dei conti si sta sempre e
comunque parlando di te, ma…
ci siamo mai chiesti chi siamo,
perché amiamo,
o più semplicemente come ci chiamiamo,
da dove veniamo, perché noi innanzitutto siamo…un plurale maiestatis,
noi viviamo in mezzo al mare eppure ancora
non abbiamo imparato a nuotare,
insieme a chi ci viene ad implorare di poter mangiare,
abbiamo una bandiera a tre colori,
ma siamo sicuri che siano quelli migliori?
A rappresentare i cuori degli spiriti nuovi?
I nuovi schiavi del volere di alcuni veri clandestini della “civiltà”,
auto-eletti populisti, razzisti,
neo-mafiosi, antimassoni eppur così stranamente pro-piduisti,
integralisti, ur-fascisti:
“Viva l’Italia!”
Al bando i truffatori,
i veri traditori,
come ad esempio quelli che hanno nella testa sempre la solita,
creativa, ributtante, opportunistica, lugubre nenia:
“Padania”!
Al bando i maiali immorali,
senza ideali,
che prima fanno “porcate” per poi mettere in scena la parte delle pie donne pentite,
ma in realtà animate da istinti primordiali, o dicasi più semplicemente bestiali,
che parlano di territori senza rendersi conto di costruire cimiteri,
da recintare a custodia dei propri imperi,
ma noi resteremo tutti interi,
basta con le guerre tra poveri,
che ci rendono miseri, per non dire miserabili, tragicamente ridicoli,
impariamo ad esser sinceri, uomini veri, non duri,
poiché non serve indossare giubbetti fosforescenti per apparire intelligenti,
o tornare a parlare in dialetto per inseguire il già detto e fuggire il nuovo,
il naturale divenire degli eventi che tocca tutti gli esseri viventi,
non basta alzare le gambe come fanno i cani per preservare i propri confini,
perché noi siamo italiani, non talebani e se non vi sta bene,
non sono certo problemi nostri, ma vostri,
cari feroci furbastri, nuovi mostri di efficienza,
arroganza e facile auto-proclamazione del diritto all’autodeterminazione,
come se già non esistesse una nazione da condividere, in cui poter vivere…anziché morire,
io invece, che sono un libero cittadino di questo libero Stato,
invaso e pervaso da una libera chiesa perfettamente in grado di lanciare qualsiasi tipo di accusa, offesa
contro la gente indifesa, intellettualmente inebetita, stuprata,
io che probabilmente non sono pulito, ma proprio per questo pentito, indignato
come lo era e lo sarà sempre quel Peppino Impastato, di cui qualcuno di noi si è maldestramente sbarazzato,
io che sono italiano, come lo è ad esempio Roberto Saviano,
avanzo solo una banale, già sentita e instancabile
rivendicazione:
“Viva l’Italia!”
e la sua Costituzione…Repubblicana,
non repubblichina,
oh mia dolce, cara, bela Madunina!
P.S.
Io non voglio vivere in un Paese che sconfigge Mafia e Fascismo, istituzionalizzandoli entrambi.
Ma le metastasi possono arretrare se vogliamo. Come? Promuovendo la cultura del lavoro e della legalità, della dignità, della fiscalità pulita e severa allo stesso modo per tutti, contro ogni forma di plutocrazia che voglia anche solo tentare di sostituirsi ad una Democrazia storicamente fondata come è quella che appartiene all’Italia, Paese che può continuare e rimanere bello, a patto che possa rimanere unito, l’alternativa è l’imbarbarimento di stampo longobardo.
Iniziare a concedere alcune Regioni del Nord alla LEGA significa affermare che l’Italia, così come l’abbiamo conosciuta finora, ha coinciso solo con il racconto di due enormi bugie chiamate Risorgimento e Resistenza, per cui sono morti milioni di persone, morti affinché i loro figli (cioè noi) potessero essere chiamati “italiani”, così come gli abitanti dell’Inghilterra si chiamano “Inglesi” e quelli che vivono in Francia “Francesi”.
La mia è ovviamente solo un’impressione, per altro senza prove, ma ho come la vaga impressione che quando avremo trovato le prove per confermarla, sarà troppo tardi perché avremo già smesso, a quel punto, di essere italiani. Saremo Longobardi, chi Maior, chi Minor e lascio a voi tutti intendere a chi toccherà dover sostenere la parte di…Minor.
Grazie per l’attenzione!
16 dicembre, 2009 alle 2:50 pm
Oppure viaggiare dentro se stessi: scintille e cicatrici caro 568
15 dicembre, 2009 alle 6:02 pm
Ringrazio Gianni per i complimenti. Provo anche e rispondere:
perchè i calderoli sembrano avere preso il sopravvento? Sembra, la storia ha i suoi tempi che superano la brevità di una generazione e alla fine, di … roli non si ricoderà più nessuno.
Quanto a Gad e agli altri del intellettuali del nord hanno le loro idee.
Molte delle quali hanno sono il torto di essere astratte, rispetto a una realtà che non concoscono. (Non basta un viaggio da turusta o da inviato o da invitata; bisiogna viverci per un poco).
Però è pur vero quel che dicono del malessere del nord. Infatti che esso si basi su una percezione del sud errata, non muta il problema della sussistenza del malessere.
Ringrazio Jhon per gli stringeti argomenti che oppone. Ci penserò a lungo come ho fatto con quelli degli atri calderoli.
Si l’aratro lo tirerei volentieri, non vi vedo nulla di disdicevole.
13 dicembre, 2009 alle 6:47 pm
a noi ci piace assai il nord: sono i John che non ci piacciono
13 dicembre, 2009 alle 6:10 pm
564 565
ma quanto è brutto il nord,ma quanto sono cattivi i nordisti.
voi siete convinti di essere fini pensatori?
siete solo due asini che hanno trovato un modo diverso di campare che non sia tirare l’aratro.
13 dicembre, 2009 alle 10:42 am
x calogero: bello il tuo pezzo e la citazione di don benedetto. il problema che ti pongo è il seguente: perchè gli uomini della storia hanno abdicato agli uomini della natura ( i cosidetti "calderoli") ? chi trae vantaggio dal raccontare e rappresentare i "calderoli" con tanta enfasi, esaltandoli come fini pensatori e salvatori della patria?
e colpisce che intellettuali come bocca e lerner abbiamo interpretato il fenomeno Lega come un sintomo del "malessere" del nord, un sintomo da prendere in considerazione.
ma di quale nord e di quale malessere parlano lorsignori?
a mio parere dello stesso nord che, a suo tempo, finanziò e sponsorizzò il fascismo.
il fascismo dello "strapaese" cpntro la "stracittà", il fascismo razzista delle imprese coloniali, il fascismo di un apparato industriale non competitivo e che chiedeva continua assistenza pubblica, il fascismo che proteggeva al sud il corrotto e parassitario latifondismo.
ed anche allora venivano mandati in galera i manovali del crimine e mai i loro committenti: committenti che, in quei tempi, stavano al sud e che oggi sono ugualmente distribuiti su tutto il territorio nazionale.
il fatto è che gli uomini della storia si sono estinti nel senso che la loro storia è finita e non si è avuta la volontà e la capacità di costruirne una più adeguata e più giusta.
e i "calderoli" hanno dilagato senza trovare ostacoli, anzi con la compiacenza di nuovi (o, forse, vecchi) padroni e con il viatico di tanti raffinati ( e suicidi) pensatori. Deve pur passare ‘a nuttata!
13 dicembre, 2009 alle 12:15 am
Il mio commento lo avevo scritto qui. uomini e calderoli
12 dicembre, 2009 alle 12:01 pm
ma si può fare, per difendersi dai leghisti, quello che si fa per difendersi dal fumo passivo? Ad esempio, proibire la presenza dei leghisti nei dibattiti televisivi?
O, perlomeno, azzerare l’audio quando cominciano a blaterare?
Ogniqualvolta che un leghista parla c’è sempre qualcuno che, nel fondo della palude, si sente legittimato a sprangare un rom, dare fuoco ad un barbone, picchiare un musulmano e, infine, deportare "musi gialli" e "musi neri".
Dopo il fascismo, il leghismo è il secondo contributo che il Nord dà al resto del Paese.
E, come il fascismo, anche il leghismo è stato il più generoso committente della parte peggiore del Paese.
In nome della salute pubblica, è possibile ridurre la presenza di questi rabbiosi figuri dal palcoscenico televisivo ( visto che è impossibile evitarne la presenza nei teatrini della politica) ?
N.B. il fatto che sia il leghista Maroni a mandare in galera tanti camorristi può impressionare solo i gonzi.
L’interrogativo che ci si dovrebbe porre è il seguente: perchè, così come durante il fascismo, va in galera solo la manovalanza del crimine e mai la committenza?
12 dicembre, 2009 alle 12:53 am
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FRANCIA: CHI METTE IL BURQA ALLA MOGLIE NIENTE NAZIONALITA’ FRANCESE.
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Dopo il referendum anti-minareti in Svizzera un’altra iniziativa contro i simboli islamici: "Rifiutiamo chi non condivide i nostri valori"
Da qualche giorno, per l’esattezza da dopo il referendum che ha vietato la costruzione di nuovi Minareti in Svizzera, la Francia discute animatamente.
Oggetto del confronto, nientemeno che l’identità nazionale, il significato di essere francesi.
Il dibattito è stato lanciato, anche questa volta, dal presidente Nicolas Sarkozy, che con un lungo articolo su Le Monde,
aveva sottolineato come quelle svizzere fossero «preoccupazioni condivise», ma un contributo destinato a intensificare i toni è arrivato ieri dal ministro alla Giustizia francese, Michele Alliot-Marie,
che, per combattere alla radice un problema molto sentito e che trova spesso le proprie radici nell’ambiente familiare, ha proposto di rifiutare la nazionalità francese agli uomini con la moglie in burqa.
Il motivo è semplice: i valori sarebbero inconciliabili con quelli della République, che ça va sans dire, vanno difesi senza se e senza ma. «Un uomo che ha una moglie con il velo integrale è una persona che non condivide i valori del nostro Paese.
In questo caso bisogna rifiutarlo», ha tuonato la ministra.
Un’affermazione che è destinata a rilanciare il confronto aperto già l’estate scorsa da Sarkò, quasi anticipando quello di questi giorni, quando l’inquilino dell’Eliseo aveva sentenziato che «qui il burqa non è gradito».
Va da sé che in un Paese che, come la Francia, si rivendica laico ma ospita la comunità musulmana più numerosa d’Europa, questi temi scottano e sono destinati a restare al centro del dibattito a lungo.
Perché tutti si sentono chiamati in causa dopo che, già 8 anni fa, è stata votata una legge che vieta il velo nelle scuole e che potrebbe presto essere estesa a tutti i luoghi pubblici.
D’altra parte, sottolinea uno studio, nonostante la numerosa comunità islamica, a portare il burqa o il niqab in Francia è solo una piccolissima minoranza.
E allora, dallo scorso luglio, una commissione parlamentare sta lavorando sul tema, sotto il pungolo del dibattito pubblico, che rimbalza continuamente fra le affermazioni delle femministe, le posizioni dei gruppi islamici e i richiami di vari ministri.
«Stiamo aspettando le sue conclusioni», ha raccontato la Alliot-Marie, intervenuta ieri alla tv all news Lci, anticipando anche che «su alcune questioni bisogna essere fermi», facendo evidentemente riferimento alla nuova legge.
Insomma, fra un intervento in prima pagina di Sarkozy per invitare i connazionali musulmani a vivere la propria fede in maniera discreta e senza esibizioni e al contempo gli altri a essere tolleranti, fra una proposta di più di cento deputati di destra che vorrebbero vietare le bandiere straniere nei matrimoni, il dibattito va avanti.
E se difficilmente si arriverà a un referendum come quello svizzero, che oltralpe ha lasciato scioccati molti, sembra certo che il governo francese sia determinato ad andare avanti per la sua strada.
Tanto per chiarire bene la posizione della sua Francia, Sarkozy ha assicurato ai Musulmani francesi che farà «di tutto perché si sentano cittadini come gli altri», ma ha speso più righe per ricordare che «nel nostro Paese, in cui la civiltà cristiana ha lasciato una traccia tanto profonda, tutto quello che potrà apparire come una sfida a questa eredità e a questi valori condannerebbe al fallimento il necessario sviluppo di un islam di Francia».
Che i francesi giudicano in ogni caso «compatibile con la vita in società».
Secondo un sondaggio pubblicato proprio ieri dal quotidiano Le Parisien, infatti, la penserebbe così il 54% degli intervistati, che però ha tenuto a sottolineare che, rispetto alle altre grandi religioni monoteistiche, la cattolica (82%) e l’ebraica (72%), l’islam convince comunque meno.
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FRANCIA: CHI METTE IL BURQA ALLA MOGLIE NIENTE NAZIONALITA’ FRANCESE.
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11 dicembre, 2009 alle 8:17 pm
italiano, mi scusi.
E la risposta alle due domande che da tempo Le porgo ?
11 dicembre, 2009 alle 8:16 pm
Giancarlo, buonasera.
Grazie per la sempre cortese e civile risposta.
Sui consulenti finanziari … compro solo titoli di stato ! ( Tremonti, tienimi a posto i conti ! ) In effetti quelli più anziani e di vecchia scuola li preferisco anche io.
Sui politici …. purtroppo il mondo è molto cambiato, e credo che il ponte di comando abbisogni di forze fresche, che capiscano il mondo di oggi.
Vedere una sfilata di politici ultrasessantenni che non sanno nemmeno cosa sia internet, o non sanno cosa significhi avere dei figli oggi ( anche perchè i loro saranno adulti e sicuramente molto ben inseriti e non certo precari seicentoeuristi ), mi rende addirittura rabbioso, perchè è gente che vive ancora negli anni 70, alcuni, altri negli anni 50.
Che l’età media degli uomini di governo nei principali paesi industrializzati sia di almeno dieci anni più bassa è un fatto.
11 dicembre, 2009 alle 4:21 pm
Chi l’avrebbe detto vent’anni fa! La sinistra che difende la Chiesa
11 dicembre, 2009 alle 4:14 pm
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VOTO ANTICIPATO? BERLUSCONI VINCEREBBE ANCHE SENZA L’AIUTO DI FINI.
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Tensione alle stelle nella maggioranza e nuovo scontro tra il premier e il presidente della Camera.
Ma che cosa accadrebbe se la situazione precipitasse e si tornasse alle urne in primavera?
Silvio Berlusconi e Umberto Bossi Vincerebbero le Elezioni politiche anche se Gianfranco Fini uscisse dal Popolo della Libertà.
A rivelarlo è l’ultimissimo sondaggio del 9 dicembre di Nicola Piepoli, diffuso in esclusiva da Affaritaliani.it.
"Attualmente il Pdl vale il 38% – spiega il ricercatore – e nel caso in cui Fini se ne andasse scenderebbe attorno al 35%. Mentre la Lega Nord salirebbe dal 9,5 al 10%, guadagnando circa mezzo punto.
Considerando queste configurazioni, il Centrodestra avrebbe comunque una maggioranza stabile sia alla Camera dei Deputati sia al Senato della Repubblica".
"Il problema è Alleanza Nazionale, che non è un partito virtuale bensì radicato fortemente sul territorio.
Perciò bisogna capire quanto si porterebbe via il presidente della Camera in caso di uscita dal Popolo della Libertà.
In base ai nostri calcoli attorno al 20-30% di quello che valeva una volta An, quindi tra il 2,5 e i 4 punti percentuali.
E’ possibile ipotizzare un vantaggio al Nord per la Lega, di circa mezzo punto".
"Non si capisce ancora: il partito di Rutelli è nato oppure no? Ad ogni modo incide meno di Fini e può prendere attorno all’1%. Ha attualmente un peso marginale, anche perché territorialmente conta soltanto su Dellai, quindi sul Trentino.
Il Partito Democratico in questo momento vale il 28,5%, ma è arrivato al suo massimo e non ha un bacino potenziale di crescita.
L’Italia dei Valori è ferma al 7%.
Così come l’Udc, che, senza Rutelli, vale esattamente quanto aveva ottenuto alle Europee, ovvero il 6,5%".
Infine la fiducia nel presidente del Consiglio, "stabile attorno a quota 50%, comunque elevata.
Stesso discorso per il governo nel suo complesso".
Il sondaggio è stato effettuato mercoledì 9 dicembre. Campione (rappresentativo della popolazione italiana, metodologia C.A.T.I.) di 500 casi per la fiducia e di 2.000 per le intenzioni di voto.
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VOTO ANTICIPATO? PER PIEPOLI BERLUSCONI VINCEREBBE ANCHE SENZA L’AIUTO DI FINI.
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11 dicembre, 2009 alle 3:04 pm
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OCSE: IN ITALIA L’INDICE PIU’ ALTO …SI RAFFORZA LA RIPRESA.
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Si rafforzano i segnali della ripresa economica a livello globale secondo l’indice Ocse e l’Italia si conferma in cima alla classifica.
A novembre l’indice OCSE sale a quota 101,4 segnalando il rafforzamento della ripresa
mentre per l’Italia l’indice migliora a 106,5 con un +1,1 sul mese precedente
mentre su base annuale la crescita dell’indice e’ di ben 12,5 punti, la performance piu’ robusta tra tutti i paesi Ocse.
Il valore significa che l’economia italiana e’ in fase di espansione.
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Oltre alla penisola, economica in espansione anche per Francia, Germania, Canada, Gran Bretagna.
L’indice Ocse registra un miglioramento di 5,7 punti rispetto al novembre del 2008 portandosi a 101,4, in crescita di 8,8 punti per l’area euro a 103,7.
Per gli Stati Uniti l’indice sale di un punto rispetto al mese precedente e di 3,9 punti rispetto a dodici mesi fa, posizionando l’America ancora in fase di ripresa.
Frena invece la crescita dell’indice per Cina e India, mentre a ottobre la migliore performance e’ quella della Russia con un aumento dell’indice di 1,6 punti, ma rispetto a un anno fa l’economia russa accusa una flessiopne di 1,1 punti.
Peggio solo il Brasile con -4,2 su base annuale e +0,7 punti a novembre sul mese precedente.
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OCSE: IN ITALIA L’INDICE PIU’ ALTO. SI RAFFORZA LA RIPRESA,
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11 dicembre, 2009 alle 8:19 am
Marco63: buongiorno. Debbo scusarmi, perchè ieri, preso da foga retorica, ho affermato che nessuno aveva risposto alla domanda. Mentre è evidente che la tua era in effetti una risposta, non come me la sarei aspettata, nè, per parte mia condivisibile, ma comunque un tentativo.
giancarlo
anche sul discorso dell’età non mi troveresti d’accordo. Non sono afffatto convinto che "giovane", in politica, sia meglio. Anzi, penso che l’esperienza degòi anni sia un elemento assolutamente fondamentale.
Pensa che da molto tempo oramai, dopo bagni di sangue con i miei investimentl, ho stabilito che non avrei neppure rivolto la parola ad un consulente finanziario che avesse meno di 50 anni. I giovani si gasano e tendono a non tenere in considerazione sufficiente l’esperienza storica. Sono anche, in generalle, troppo manichei, le cose debbono essere o bianche o nere. Come oggi in politica, non è pensabile che ci sia una squadra di caattivi che gioca con fascia nera o verde al braccio ed una di buoni con fascia rossa. Queste sono favoline che vanno bene fino ai 6-7 anni.
10 dicembre, 2009 alle 9:44 pm
Almeno io a risponderci ci ho provato.
Quello che tu dici richiede capacità di programmazione, e non demagogia e chiacchiere.
Ma in questa disgraziata seconda repubblica esiste qualcuno capace di simile programmazione ? Credo forse sia meglio passare direttamente alla quarta repubblica ( saltando la terza, perchè magari ci si infila qualche riciclato della seconda ).
Come dico sempre, nel 2013 non so cosa ci sarà sulla scheda elettorale. L’unica cosa che chiedo è che i candidati leaders di tutti gli schieramenti siano nati DOPO il 1965.
10 dicembre, 2009 alle 9:39 pm
Marco63: certo, una analisi ed una pianificazione sono necessari, concordo. Però, in attesa, si dovrebbe intanto mettere dei freni. Cosa che si fa in tutti i paesi del mondo. Lo si fa e lo si faceva: in USA, germania, svizzera, non parliao del bolocco ex sovietico. La cina è severissima (ho già spiegato che c’è incappato nio figlio, è duro e costoso), il giappone è praticamente impossibile.
Poi. può un paese che esporta aziende limitare gli ingressi? Sì, non capisco la questione, esportare aziende è già aiutare quei paesi con posti di lavoro, investimenti , sviluppo. Wuindi, al contrario , è un ottimo argomento per chiedere e pretendere freni alle emigrazione dei loro cittadini!
Noi dobbiamo far venire più gente possibile, ma scegliendola noi, se ci servono tornitori facciamo un bando per tornitori, se ci servono badanti , braccianti, preti…. è così che si fa il loro bene ed il nostro bene, il resto è un pasticciaccio orrendo, nel quale ci hanon cacciati, soprattuto, prima Martelli ed i socialisti all’indomani del crollo del muro, poi prodi.
Noi oggi abbiamo forse 4 milioni di immigrati e decisamente non sappiamo dove metterli cosa fargli fare, ed abbiamo il problema che dovremmo triplicare le carceri !!! se va avanti così… in pochi anni sarà una marea.
La lega, che altrimenti disprezzo, ha avuto il grandissimo merito di atutare, finalmente, i primi respingimenti (zapatero li faceva da un pezzo), e Berlusconi , pur dovendo pagare un tiranno buffonesco come gheddati, ha messo un discreto freno ai boat people.
Comunque sono contento perchè vedo che in 24 ore di ripetizione della semplicissima domanda, nessuno ha ritenuto di poter, saper, dover rispondere…. visto che tanti si spacciano per così competenti, lo prendo come un indicatore della competenza in merito dei vostri partiti di riferimento… zero.
ora saluto, ma domani cercherò nel caso ci fosse replica.
giancarlo
giancarlo
10 dicembre, 2009 alle 8:55 pm
@giancarlo 423
In questo post poni LA domanda. Quella FONDAMENTALE.
Quanti ne possiamo accogliere ?
Questa domanda però è il termine di una analisi che una classe politica seria e rispettabile dovrebbe fare.
Che tipo di paese abbiamo in mente ? Con che tipo di posizionamento nell’economia mondiale e nella divisione internazionale del lavoro legate alla globalizzazione ?
Capito cosa si vuole far fare da grande a questo paese, allora si capisce anche di quanti immigrati il paese ha bisogno ( credo NON pochi, comunque, visto che gli italiani non vogliono più fare nemmeno …. i preti ! ).
La classe dirigente della prima repubblica ha meno colpe, perchè i fenomeni erano ancora all’inizio; semmai la colpa di quella classe dirigente è stata far lievitare il debito pubblico.
La "classe dirigente", ammesso che così si possa definire, di questa miserabile e fallita seconda repubblica ha invece colpe pesantissime.
Non ha fatto, per ignoranza e provincialismo, l’analisi di cui sopra.
Si è limitata ad affrontare il problema immigrazione in modo ideologico.
La sinistra a colpi di buonismo e terzomondismo, quindi ben lungi da un approccio razionale ed efficace.
La destra, cinicamente, senza realmente voler risolvere il problema, perchè più questo è un problema, più arrivano voti, diventa una rendita elettorale, e la lega ci costruisce sopra una politica nazista ammorbando la società.
Ed aggiungo una considerazione su cui ragionare : puoi respingere gli immigrati di certe aree, quando le aziende del tuo paese, magari anche quelle grosse, in quelle aree ci vanno per fare lucrosi affari ed ottenere appalti miliardari ( in Euro ) ?
10 dicembre, 2009 alle 5:36 pm
Sipperò l’Agenzia lombarda cinese? Di quella Pol si dimentica?
10 dicembre, 2009 alle 5:34 pm
poldi la cina l’ha vista solo in televisione.
esce di casa solo x comprare la bamba e andare al centro sociale.