Questo mio dialogo con Claudio Magris su “Scintille” è uscito sul “Corriere della Sera” il 7 dicembre 2009.
Pochissimi libri come Scintille. Una storia di anime vagabonde di Gad Lerner fanno capire la verità poetica e umana di quella famosa parabola di Borges in cui si parla di un uomo che dipinge paesaggi – fiumi, boschi, monti, città – e alla fine si accorge di aver dipinto il proprio volto. Questo libro è qualcosa di molto diverso da tutto ciò che ha reso Gad Lerner giustamente famoso quale giornalista e grande conduttore televisivo; diverso anche dagli altri suoi libri, anche se con la sua opera e col suo lavoro precedente ha in comune la fulminea capacità sintetica, la simbiosi di lievità e profondità, di rispettosa pacatezza e precisa, anche dura presa di posizione. E’ un libro essenziale e forte, con una sua asciutta, dissimulata poesia che segna il lettore.
Scintille è un viaggio, nel mondo e in se stesso; in un mondo particolarissimo e insieme universale, provinciale e sovranazionale come l’identità ebraica, legata alla peculiarità dello shtetl, del piccolo borgo ebraico, e sparsa, in virtù dell’esilio, in tutto il mondo, in una migrazione – spesso dovuta alle persecuzioni – che rende casuale e talora sorprendente il luogo di nascita e in una continua trasformazione della nazionalità. Lo stesso Lerner è nato a Beirut; dunque uno dei maggiori giornalisti italiani potrebbe essere libanese, se la storia del Medio Oriente negli anni della sua prima infanzia fosse stata diversa, ma al contempo egli è anche – e potrebbe essere soltanto – un ebreo polacco come il padre originario di Boryslaw, la cittadina galiziana capitale del petrolio e poi teatro di un grande massacro nazista.
Uno degli affascinanti pregi del libro consiste pure nella concreta, intensa evidenza con cui mostra come si costruisca – e non solo nel caso di Israele – una nazionalità, senza che ciò infici l’autentico, essenziale sentimento di appartenenza a una patria. Come ogni viaggio che si rispetti, pure questo di Lerner parte da una mappa, soprattutto mentale, ma una mappa che durante il viaggio si aggiusta, si corregge, si trasforma, come un viso nel corso degli anni e delle esperienze che lo segnano.
E’ anche una storia di famiglia, alla ricerca di chiarire a se stesso la propria realtà, la propria identità multipla in cui confluiscono sefarditi e askenaziti, impero ottomano e impero absburgico, bellezza del paesaggio libanese e torpida malinconia di quello europeo orientale. Se ci sono state tante saghe famigliari ebraiche, ciò deriva dal fatto che quella ebraica condensa ed esalta le contraddizioni presenti in ogni famiglia, concentrato dell’universale-umano: la gelosa chiusura identitaria e le mescolanze che la meticciano in ogni nuova unione, i legami affettivi e gli oscuri rancori, la tradizione e il suo perdersi.
Il dramma della propria mappa personale, tracciata strappata e ricucita, s’intreccia a un drammatico capitolo di storia del mondo, in un libro che abbraccia esilio e Shoah, Italia Israele Mitteleuropa e Levante musulmano, “infelicità araba” e Gilgul, il vorticoso movimento delle anime vagabonde intorno alla separazione dei corpi secondo la mistica ebraica, l’antisemitismo e l’orrore di Sabra e Chatila.
“In questo viaggio”, chiedo a Gad Lerner, “ti sei ritrovato o perduto, hai disegnato meglio il tuo volto, come nella parabola di Borges, o l’hai reso più indistinto? Insomma, le tue anime vagabonde si sono riunite o almeno avvicinate o si sono ancor più disperse?”
LERNER – Provo serenità, innanzitutto, un certo sollievo. Tanto doveva, l’ebreo fortunato che io sono, alle anime familiari vagabonde la cui irrequietezza continua a vivere in me. Accetterò dunque, malvolentieri, la verità della parabola di Borges. Sopporterò l’idea di aver dipinto il mio volto sgradevole: non per vezzo autobiografico, ma perché quelle anime familiari meritavano il risarcimento della consapevolezza. La paura di affrontare il dolore, ma anche un imperdonabile senso di vergogna, avevano ostruito il canale di trasmissione naturale del racconto, dai nonni ai genitori a me e i miei fratelli. La scrittura, infine, permette che la mia buona sorte s’inchini davanti al travaglio d’infelicità che l’ha generata.
Sottopongo il lettore a un girovagare continuo, e tu noti che in “Scintille” il racconto della nazionalità risulta sempre provvisorio, in costruzione. Ma questo libro avrei potuto scriverlo solo in italiano. Credo sia un’esperienza sempre più frequente nel mondo contemporaneo: è grazie alla mia nuova cittadinanza che posso riconoscere i legami con le altre patrie che mi porto dentro.
MAGRIS – “Questo tuo viaggio ha una sua peculiarissima, multipla fisionomia; è un viaggio nella diaspora e nel ritorno alla Terra Promessa, nel destino ebraico e in quello arabo e soprattutto nel destino odierno di una crescente mescolanza, che ora esalta ora intimorisce. Come vedi, con la tua esperienza, il futuro di questo incontro e di queste mescolanze nel nostro Paese? Vedi più integrazione o più rifiuto o vedi un drammatico pericolo che il numero di chi arriva possa crescere sino a rendere impossibile l’accoglienza, non per stolidi pregiudizi, ma per insormontabili difficoltà materiali?
LERNER – Frequentavo una scuola elementare di Milano nel 1961, quando si celebrava il centenario dell’Unità d’Italia. Sarò grato per sempre alla mia maestra, Ada Fiecchi, per come seppe farmi innamorare degli eroi del Risorgimento nazionale, sebbene fossi un nuovo arrivato. Perché non dovrebbe ripetersi tale esperienza d’inclusione, pur nelle mutate circostanze? Tanto più che la storia non si ferma. I miei nonni nacquero sudditi di imperi sovranazionali: i nonni materni nella Palestina ottomana su cui regnava il sultano di Istanbul; i nonni paterni nella Galizia asburgica, governata da Vienna. Di mezzo ci sta il nostro secolo, il secolo dei nazionalismi. Ma i nostri nipoti difficilmente vivranno negli Stati nazionali scricchiolanti così come oggi li conosciamo.
MAGRIS – “Mentre tutta la storia di famiglia, con le sue ramificazioni che abbracciano persone di paesi e culture diverse, con i loro pregi difetti e contraddizioni, s’intreccia epicamente e nonostante tutto serenamente alle vicende storiche e collettive, c’è nel tuo libro una lacerazione, una ferita che brucia: il rapporto aspro, duro con tuo padre, narrato con una dolorosa ma impietosa sincerità che può turbare. Hai voluto, dovuto parlarne così apertamente? Ne hai sofferto, te ne senti anche un po’ colpevole, credi di aver riscattato quella frattura narrandola? E un po’ il dramma di ogni autentica letteratura, perché la parola esatta, diceva Thomas Mann, ferisce sempre. In ogni caso, non si potrebbe mai parlare con altrettanta sincerità dei propri figli…”
LERNER – Farò tesoro di questa citazione di Thomas Mann –la parola esatta ferisce sempre- per cercare consolazione e conciliazione alle ferite di mio padre –ma non immagini quanto di mia madre!- cui il mio libro strappa i cerotti. Dovevo risparmiargliela, questa impietosa sincerità? Quanto me lo sono chiesto, sollecitato da amici che ritenevano eccessiva l’indiscrezione cui sottoponevo i miei vecchi. Ho attenuato, smussato. Ma la molla che mi ha sospinto a viaggiare, e a spiegarmi per via storica le incomprensioni familiari, il venir meno della confidenza, non poteva venire nascosta. Cerco la pace, con mio padre e mia madre. “Scintille” è un protendersi verso di loro. E sarà pure vero che dei genitori non potrebbero parlare con altrettanta sincerità dei loro figli. Ma quanti ne vedo soffrire imprigionati nella retorica dei buoni sentimenti –cosa vuol dire volersi bene?- accampati come giustificazione delle reticenze, elusioni, censure da cui nessuno trarrà giovamento.
MAGRIS – “Per tuo padre – scrivi in una nota fulminea – «la propria esperienza era divenuta inenarrabile». A parte il suo caso, si tratta di un motivo fondamentale, particolarmente oggi, della nostra vita e del suo racconto ossia della letteratura. E’ sempre più difficile distinguere le proprie esperienze da quelle degli altri, la realtà dalla sua riproduzione fittizia o dalla sua parodia; ci si sente un po’ dei cloni. L’ebraismo da un lato ne è colpito in modo particolare – la Shoah non è narrabile, chi la visto la Gorgone non può dirlo – ma d’altro canto ha opposto un’accanita resistenza alla spersonalizzazione e ha difeso la peculiarità dell’esperienza individuale. Tu senti narrabile o inenarrabile la tua esperienza?”
LERNER – Attraversare inconsapevolmente la storia, anche quando essa ti s’impone com’è successo alla mia famiglia col peso di eventi fuori dal comune, resta un destino molto comune. Ma ti rendi conto? Io ero un ventenne che leggeva i tuoi libri su Joseph Roth e il mondo yiddish ignorandone il nesso con la vicenda di mio padre, con il fastidio suscitato in famiglia dalla nonna sopravvissuta, con i nostri luoghi galiziani di cui nessuno ci parlava. Inenarrabili a causa del dolore, per l’assenza di personalità adeguate a comprenderli? Certo che a noialtri privilegiati il narrare riesce molto più semplice. E se non altro, lo dobbiamo ai nostri figli.
Popularity: 14% [?]





19 luglio, 2010 alle 11:46 am
[...] “Corriere della Sera” il 7 dicembre 2009. Pochissimi libri come Scintille. blog: Gad Lerner | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]
6 maggio, 2010 alle 3:46 pm
Berlusconi, quando lasciò i suoi primi lavori da parte (cantare canzoni sulle navi e altre cavolate), iniziò a lavorare nella banca del padre a Milano. Codesta banca venne identificata come la banca per il riciclaggio del denaro sporco della mafia. Berlusconi poi fondò fininvest che nei primi 7 anni di vita, vide arrivare, nei suoi fondi, 15 miliardi di lire di cui non si è saputa mai la provenienza. Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi, condannato a 11 anni di reclusione per associazione mafiosa, "assolda" Vittorio Mangano (3 anni di reclusione per traffico internazionale di droga, poi processato per mafia, e 2 ergastoli per triplice omicidio) come "stalliere".. Nel ’92, 48 ore prima che Falcone vennè fatto saltare in aria, si esegue un’ultima intervista a Borsellino, dove lo stesso giudice, dice che proprio in quel periodo stavano indagando su delle presunte congruenze tra Berlusconi,Dell’Utri e Mangano con Cosa Nostra. Guardacaso, dopo questa dichiarazione saltano in aria. Enzo Cartotto, testimone contro Cosa Nostra, parla proprio di Berlusconi e dell’Utri, dicendo che erano loro i mandanti a volto coperto delle famose stragi.14.03.2001Luttazzi intervista il giornalista Marco Travaglio, che parla proprio di come Berlusconi sia riuscito a sfondare così. I due vengono querelati da: Fininvest, Mediaset, Berlusconi e Forza Italia per 41 miliardi di lire. Vincono la causa, perchè i fatti citati nell’intervista, sotto domande "lecite" di Luttazzi, sono fondati e reali.
14 febbraio, 2010 alle 8:23 am
E DI QUESTO ARTICOLO GAD COSA MI DICI?
————————————–
Nel 1951 il dottor Chaim Sheba, direttore generale del ministero della Sanità, fece un viaggio in America. Ne tornò con sette macchine a raggi X fornite dall’esercito USA. Queste macchine furono usate per irradiare un enorme numero di bambini ebrei sefarditi – si dice fino a centomila – quasi tutti provenienti dal Marocco, le cui famiglie erano state convinte a fare «il ritorno» in Israele. A ciascuno di questi bambini fu somministrata 35 mila volte la dose massima consentita di radiazioni, concentrate sulla testa.
Per questo test di massa, il governo americano – che aveva bandito dal ’51 gli esperimenti atomici su esseri umani e aveva bisogno di cavie – pagò al governo israeliano 300 mila lire israeliane l’anno, non si sa per quanti anni. Si pensi che l’intero bilancio del Ministero della Sanità israeliano ammontava allora a 60 mila di quelle lire.
Israele ottenne anche elementi tecnici del know-how necessario per avviare il proprio programma militare nucleare. L’iniziatore di tale programma era stato Shimon Peres, attuale presidente, laborista, e uomo di pace per tutti i media. Allora, Peres era direttore generale del ministero israeliano della Difesa.
Per ingannare i genitori, fu detto loro che le irradiazioni servivano per curare un parassita cutaneo, la tricofizia dello scalpo. I bambini furono caricati su pullman per «gite scolastiche». Almeno 6 mila di quei bambini morirono subito dopo le somministrazioni; molti altri sono morti nel corso degli anni per tumori. Alcuni sono ancora vivi, ormai anziani, e sofferenti di gravi disturbi, dall’Alzheimer alla cefalea cronica, dall’epilessia alla psicosi.
L’episodio non è la fantasia di un «antisemita». E’ stato l’oggetto di un documentario, «100000 Radiations», prodotto nel 2003 dalla Dimona Productions Ltd. (Dimona è il luogo delle installazioni atomiche giudaiche), registi Asher Khamias e David Balrosen, produttore Dudi Bergman. Il 14 agosto 2006 l’ha persino trasmesso la tv israeliana Canale 10.
Il documentario intervistava diversi superstiti. Una vecchietta marocchina che ricorda di quel che sofferse da piccola: «Urlavo: mal di testa vai via, mal di testa vai via, vai via… Non andava mai via». Un sessantenne che ne dimostra venti in più, piegato in due mentre cammina esitante per la strada: «Devo zoppicare per non cadere in avanti. Mi hanno tolto la giovinezza, con quei raggi». Una donna con la faccia tutta storta: «Tutti e tre i miei figli hanno la mia stessa forma di cancro. E’ una coincidenza?». Ovviamente le radiazioni hanno alterato il codice genetico delle vittime, portando a malformazioni dei figli.
Le ebree marocchine di oggi, in età avanzata, soffrono di una forma orribile di alopecia, con cicatrici sul cuoio capelluto, che cercano di nascondere con l’hennè e con copricapi. Il pubblico israeliano ritiene si tratti di un carattere «razziale» della comunità marocchina.
Nel documentario, un’anziana con pochi pietosi ciuffi di capelli sparsi sul capo mostra una sua foto giovanile: è una tredicenne con una folta chioma nerissima. «Ero io prima della cura», dice.
Una infermiera che aveva partecipato all’operazione: «Ce li portavano (i bambini) in file e file. Anzitutto, gli rasavano la testa e la ungevano con un gel che bruciava. Poi gli mettevano una palla fra le gambe e gli dicevano di non lasciarla cadere, così non si potevano muovere. Io indossavo il grembiule al piombo, ma per loro non c’erano indumenti protettivi. Mi era stato detto che era un trattamento per la tricofizia. Avessi saputo il pericolo che quei bambini affrontavano, mai avrei cooperato, mai!».
Parla anche un ebreo di nome Davi Deri, che si ricorda di quando era bambino: «Ero in classe e vennero delle persone per portarci in un giro scolastico. Fecero l’appello, ci chiesero i nostri nomi. Ai bambini askhenazi dissero di tornare al loro banco. Solo i bambini di pelle scura furono portati nel bus».
I sefarditi sono praticamente indistinguibili dagli arabi nordafricani; in Israele costituiscono una sottoclasse oppressa, ridotta a vivere di espedienti e reati. I dominatori askhenazi (non una goccia di sangue di Abramo nelle loro vene) hanno diffuso l’idea che i sefarditi sono sotto-sviluppati mentali. Ma i sefarditi marocchini che hanno avuto la fortuna di emigrare in Francia anzichè in Israele, costituiscono una comunità rispettata e di successo. Certo, aver ricevuto in testa 35 mila volte più radiazioni di quelle ammesse, non deve aver aiutato il fiorire delle intelligenze.
Nel documentario, si chiarisce oltre ogni dubbio che l’esperimento genocida fu cosciente e deliberato. Vi si mostra il documento medico che indicava, nel 1952, le precauzioni da prendere per i raggi X. La dose massima da somministrare a un bambino vi era indicata in 0,5 rad. Il pericolo delle radiazioni era noto da 40 anni. Si fanno anche i nomi dei due responsabili, che avevano espresso idee razziste contro i sefarditi.
Sono due personaggi mitici del sionismo: Nahum Goldmann e Levi Eshkol.
Goldman passò il periodo bellico prima in Svizzera, poi a New York, dove fu nominato capo del Congresso Ebraico Mondiale, diretto da Samuel Bronfman, della famiglia ebreo-canadese proprietaria dellla Seagram Wiskhy e del colosso chimico DuPont. Secondo lo storico ebreo-canadese Mordechai Richler, in quegli anni Brunfman si era adoperato per impedire che gli ebrei europei, fuggendo dal Reich, ricevessero asilo in Canada. Bronfman strinse un accordo su questo con l’allora premier canadese Mackenzie King. Decenni dopo, un suo erede, Edgard Bronfman, strinse un simile accordo con Gorbaciov: se lasciava emigrare i due-tre milioni di ebrei russi, l’URSS avrebbe ottenuto lo status di «nazione più favorita» con gli USA. Ma ad una condizione: gli ebrei russi dovevano essere fatti emigrare solo in Israele, non altrove. Nahum Goldman, negli anni della guerra, cooperò a quell’esodo selezionato, e sorvegliò che gli ebrei salvati andassero «solo» in Israele.
Quanto a Levi Eshkol, il suo ruolo nell’olocausto fu anche più ambiguo. Come si legge nella biografia ufficiale sul sito web del governo israeliano, «nel 1937 Levi Eskol ebbe una parte essenziale nel creare la compagnia idrica (israeliana) Mekorot. Come dirigente di tale ditta, ebbe modo di convincere il regime germanico a lasciar emigrare gli ebrei tedeschi in Palestina con i loro beni, per lo più in forma di attrezzature e macchinari Made in Germany». Insomma un bell’accordo commerciale con i nazisti, con cui a quell’epoca Eskol era in ottimi rapporti.
Seguace aperto di Sabbatai Zevi lo pseudo-messia, Levi Eshkol divenne nel 1951 ministro dell’agricoltura, poi dal 1952 al 1963 ministro delle finanze.
«Un decennio», si legge nella sua biografia ufficiale, «caratterizzato da eccezionale crescita economica, nonostante il peso del finanziamento dell’immigrazione e del suo assorbimento e la guerra del Sinai del 1956. Tra il 1949 e il 1963, Eshkol fu anche il capo della divisione insediamenti dell’agenzia Ebraica, responsabile di ottenere i fondi per l’assorbimento delle massicce ondate di emigranti, nonché per le forniture militari all’esercito».
Tra le massicce ondate di immigranti, ce n’erano evidentemente alcune di troppo, sgradite per il colore della pelle e perché non parlavano yiddish come gli askhenazi; ma del porco non si butta via niente. Come cavie sperimentali, le bocche inutili diventavano una fonte di profitto.
Tuttavia, sul genocidio dei bambini sefarditi compiuto dal santo regno di Sion mancano tutti i documenti per risalire con precisione ai responsabili. A Canale Dieci, nel dibattito che è seguito al documentario, il portavoce del ministero della Sanità Boaz Lev ha ammesso: «Quasi tutti i documenti (sulla vicenda) sono stati bruciati».
La cosa fu ripetuta, a quanto pare, su 4500 bambini, per lo più figli di immigrati ebrei dallo Yemen. Anni dopo fu perfino creato un movimento per quei bambini yemeniti, fondato dal rabbino Uzi Meshulam. Costui asseriva che i 4500 bambini, rapiti alle famiglie, erano stati mandati in America dove erano morti in esperimenti. Rabbi Meshulam fu messo in prigione; ne è uscito in stato vegetativo, da cui non si è più ripreso.
Anni dopo, un altro rabbi David Sevilla confermò la versione, apparentemente pazzesca. Esisterebbero persino foto delle orribili cicatrici da radiazioni sui corpi di quei bambini, e delle gabbie con cui furono trasportati in USA.
Effettivamente, gli USA avevano segretamente adoperato detenuti e deboli mentali come cavie umane per constatare gli effetti delle esplosioni atomiche; negli anni ’40 la cosa trapelò, e il Pentagono dovette smettere tali esperimenti. Aveva però bisogno di altre cavie umane.
E’ possibile che gli askhenazi israeliani le abbiano fornite, liberandosi così di ebrei purissimi ma culturalmente «orientali», dunque «inferiori» e indesiderati?
Il governo di allora aveva come primo ministro David Ben Gurion, mitico padre della patria sionista. Ministro degli esteri era Levi Eskol, Golda Meir ministra del lavoro, Eliezer Kaplan ministro degli insediamenti, Moshe Sharrett ministro della Sanità; Shimon Peres, come detto, direttore generale della Difesa.
Il Gotha luminoso del sionismo, avvolto nella eroica leggenda di Sion.
Costoro erano sicuramente al corrente dell’esperimento delle centomila radiazioni.
Eliezer Kaplan, come ministro delle finanze, deve aver gestito i notevoli profitti dell’operazione: oggi un famoso ospedale israeliano è dedicato al suo nome immortale. Come anche Chaim Sheba, il sionista che diresse in quegli anni la «Ringoworm Incorporated», la ditta creata ufficialmente per combattere la tricofizia del cuoio capelluto (una piaga dell’epoca, dovuta alla scarsa igiene degli ebrei sefarditi). Yosef Burg, ministro della Sanità, ebbe certamente un ruolo in questa operazione di «igiene preventiva»; del resto, rabbi Meshulam, prima di perdere la ragione nelle galere ebraiche, accusava Burg di essere il mandante del rapimento e della scomparsa dei 4500 bambini yemeniti. Curiosamente suo figlio, Avraham Burg, già presidente della Knesset, ha preso pubblicamente le distanze dal razzismo talmudico sionista anti-palestinese.
Levi Eskol, con le sue varie cariche e la responsabilità di far soldi per il bene di Sion, potrebbe essere stato l’ideatore e l’esecutore del grosso affare con gli americani.
A Canale 10, come s’è detto, il documentario è stato seguito da un dibattito. L’anchorman della tv, Dan Margalit, ha spiegato l’olocausto segreto è da ricordare così: Lo Stato era povero. Era una questione di sopravvivenza quotidiana. Come dire: l’esistenza stessa di Israele è in pericolo, Israele ha diritto di difendersi.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=trVouB84094[/youtube]
Fonte delle informazioni: Dossier 100.000 Radiations andato in onda in Israele il 14 agosto 2004, alle 21, su Channel Ten, per la Dimona Productions. Partecipavano testimoni, esperti del Ministero della Sanità, vittime. Reperibile anche nel sito del più liberal dei giornali israeliani:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/458044.html.
Articolo tratto da: http://sadefenza.blogspot.com/
Sezioni
3 gennaio, 2010 alle 10:53 am
Volevo scrivere una recensione del libro, ma dopo Claudio Magris…non so se mi spiego.
Scrivo qualche impressione:
Se penso all’Europa mi appare chiara una carta geografica con la precisa posizione di tante nazioni e città, ma questa visione sbiadisce via via che il pensiero si sposta ad est…
Cerco 10 volte sulla carta dove si trova Leopoli, ma niente da fare, non mi rimane nella mente nessuna immagine, la prossima volta dovrò andarla a ricercare di nuovo… perché il nostro mondo (o forse solo il mio) è così avaro di notizie su questi posti? New York l’abbiamo vista tutti in mille film, anche se non ci siamo mai stati, ma di questi posti ignoriamo quasi tutto, è un mondo che non interessa, il centro sta da altre parti.
A pag. 108 si è concretizzato un pensiero terribile: davvero i pregiudizi e la cattiveria possono minare l’autostima delle persone, alimentare un senso di vergogna? Certo lo sapevo, ma in realtà non lo sapevo veramente. Questo sentimento si può trasmettere da una generazione all’altra? Questo non l’avrei mai creduto, anzi caro Gad Lerner, pensavo che la tua generazione di ebrei provasse un senso di orgoglio per l’appartenenza a quel popolo, o forse la fortuna di pochi membri della tua famiglia, che ti hanno permesso una vita normale, si accompagna al senso di colpa per non aver condiviso il destino delle vittime?
Infine dando un’occhiata alle foto caro Lerner ti posso assicurare che i tuoi parenti sono tutti belli, non solo quelli libanesi…
In tutte le famiglie purtroppo esistono incomprensioni e rancori; puerili e sciocchi i genitori che senza pudore rivelano ai bambini questi sentimenti. Almeno per i bambini bisognerebbe lasciare per un poco il mondo tutto intero.
18 dicembre, 2009 alle 3:58 pm
Caro Gad, seguo il tuo blog da un po’ e ho deciso di iscrivermi dopo aver letto del gilgul delle anime e dei corpi della tua famiglia con grande gusto.
Tra le tante cose che mi hanno colpito, la comunanza di letture: Kassir, Khuri, Burg. Sono rimasto affascinato da Beirut la prima volta che ci sono stato, nel 2005, e sono rimasto altrettanto affascinato – se non di più – da Tel Aviv e da Israele, visitate per la prima volta, dopo una lunga rincorsa, nell’estate di quest’anno…
Insomma, molte cose di cui vorrei parlare con te o che vorrei sentire in una puntata dell’infedele. Chissà.
Da più giovane collega giornalista, grazie.
16 dicembre, 2009 alle 11:30 am
Tipo che il padre è una cicatrice con cui bisogna convivere?
16 dicembre, 2009 alle 11:29 am
135 –
E’ una domanda fondamentale, miriam.
Non credo ci sia una risposta, ma c’è sicuramente chi ha fatto su questo riflessioni importanti: i sommersi ed i salvati di primo levi è tutto incentrato su questa questione.
alla quale lui ha poi dato una tragica risposta personale.
16 dicembre, 2009 alle 11:26 am
che canale di mer.da, ipse dixit, inconsapevolmente con l’inconsapevolezza del robin hood che ruba ai ricchi per dare a se stesso
16 dicembre, 2009 alle 11:21 am
ot
Giovedì 17 Dicembre
Alle 23:45 su Rete4
Ogni cosa è illuminata
Film del 2005 di Liev Schreiber con Jonathan Safran Foer e Elijah Wood
13 dicembre, 2009 alle 2:19 pm
Salve. Mi chiamo Miriam Jarè e dal nome capirai che sono ebrea. Un’ebrea anzianotta che appena può ti segue sia nei programmi che nei libri e nei tuoi interventi in eventi culturali. L’ultima volta ti ho visto a Mantova al festival della letteratura e allora come oggi dopo la lettura del libro Scintille una tua affermazione mi lascia perpessa: SIAMO FORTUNATI PER NON ESSERE NATI LA’. E il nati là vuole dire, Polonia, ghetto di Roma, Germania……. Perché noi fortunati e gli altri no? E’ normale nascere con un macigno sulla testa che se riesci a schivare è solo per fortuna, ma tanto si sa che c’è? Secondo me ci vuole più rabbia e meno fatalismo. Per il resto grazie per come sei. Shalom Miriam
12 dicembre, 2009 alle 10:15 am
Caro Romano Scaffardi (133) talvolta il blog è un esercizio alla pazienza e alla conoscenza dei sentimenti più contraddittori. Ma è sempre rivelatore di punti di vista e esperienze preziosi. Sì, cerco sempre di leggermelo tutto. Chiudendo un occhio su sciocchezze e cattiverie
12 dicembre, 2009 alle 1:32 am
Ma caro Gad,riesci a leggere veramente tutte le fregnacce che vengono scritte su questo blog?Io non lo credo, ma se mi sbaglio,non ti invidio assolutamente.E spero non le legga Claudio Magris,altrimenti il suo scetticismo mitteleuropeo diventerà un pessimismo cosmico,circa i destini di questo sventurato Paese.
Immagino che tu sia assolutamente contrario, e forse hai ragione,ma certe volte penso che un filtro per i post sarebbe veramente opportuno.
Sto leggendo "Scintille": e’ bellissimo, anzi:e’ emozionante.
Un cordiale saluto e a rivederci lunedì all’Infedele.Romano.
11 dicembre, 2009 alle 1:08 pm
#105 – Virginia: "Come faccio a vedere la puntata dell’infedele di lunedì."
prova a
http://www.la7.it/approfondimento/archivio.asp?prop=infedele&page=1
oppure, direttamente
http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=infedele&video=33939
11 dicembre, 2009 alle 10:35 am
Il Giornale, dopo aver attaccato al solito Fini, presenta il solito articolo tra lo scanzonato ed il malizioso contro il presidente Usa Obama. Ammette che è stato forse il miglior discorso della presidenza, però il giudizio è che la premiazione è stata solo "ruffianeria". E anche i "buonisti" lo ammettono.
Il Giornale non è certo l’unico ad avere questa tesi (c’è al il Manifesto, Gino Strada etc.) ma dopo non si dica che questo tipo di insulti è utile ad un governo che collabora generosamente con Obama e ne riconosce la leadership.
Si attacca Obama perché ha un messaggio di bontà e di speranza, ma soprattutto una politica di grande razionalità e pragmatismo multilaterale, e forse perché è nero. Feltri non si smentisce mai.
11 dicembre, 2009 alle 9:12 am
@125 G.Segre scrive:
No, credo che gli eventuali psicanalistici del blog debbano analizzare invece quelle persone che, pur avendo un cervello più piccolo di quello di un minorato, riescono pur tuttavia a fare domande stupide come le tue.
Penso che anche per i migliori psicanalisti sarebbe un lavoraccio.
11 dicembre, 2009 alle 12:12 am
Ma Ga.v.ri.el è una parolaccia?
Adele, perchè lo scrivi così?
Avevo postato una risposta al tuo presìcedente, ma mi è stata cassata 2 voltee
Mi spisghi la faccenda?
11 dicembre, 2009 alle 12:06 am
Franco 117 120
) che ti ho riservato.
Caro Franco, grazie dei tuoi post, e stai tranquillo: non temo le asperità di chi si rivolge a me, a meno che non trascendano in volgarità. Cosa che tu non hai nemmeno sfiorato.
Se sto in questo blog, è per imparare da chi ne sa molto più di me su svariati argomenti, come l’economia, o la giurisprudenza, tanto per citarne due fra tanti.
E per ricevere spunti di riflessione sui miei convincimenti, che sono sempre pronta a rivedere, come hai subito colto.
Su Saviano non sono d’acordo con te, non mi convinci..
Se è sotto scorta, ha una vita blindata, cioè una non-vita, non si può non considerarlo su altri piani oltre a quello letterario.
Confesso di non aver avuto voglia di leggere il suo libro, nè di vedere il film.
Sono convinta, forse presuntuosamente, che, seppur non così nei dettagli, so di cosa parli.
Leggo molto, è uno dei piaceri che coltivo nella vita, ma il suo libro non mi attirava per nulla.
Ho cominciato a conoscerlo, quindi, non come un letterato, ma come una persona impegnata concretamente, e con gran coraggio, nella lotta alla criminalità organizzata.
Ecco spiegato l’arcano del mio intervento, e la risposta dura e ironica ( superficiale anche, hai ragione – ma è un mio difetto, intervengo anche quando non sono un’esperta, e su argomenti che conosco magari poco – perchè reputo legittimo esprimere sempre le proprie opinioni. In caso contrario qui posterebbero in pochi, e con interventi molto più sintetici
Buona notte, e a presto
10 dicembre, 2009 alle 11:53 pm
Questa di Ga.vri.el è forte, sembra proprio una barzelletta ebraica.
Ho comprato un libro ,per sbaglio, di un autore che mi sta antipatico. Siccome ci ho speso dei soldi, ho chiesto il rimborso , ma l’autore non mi ha risposto…. potevo mica buttarlo? No, quindi l’ho letto.
10 dicembre, 2009 alle 11:43 pm
@125
A Sigmundo, va a’ dormì che hai sonno. Lascia perde’ Scintille e spenge a’ bajiù.
10 dicembre, 2009 alle 11:26 pm
Caro Gad
debbo confessarti che man mano che vado avanti col tuo libro mi stai diventando molto più simpatico.
Nel libro sbaracchi quell’aria da inquisitore del politicamente corretto di sinistra tipico delle tue trasmissioni, hai un atteggiamento molto più dubitativo ed incerto che apprezzo molto.
Anche la tua identità ebraica, te lo confesso, traspare dalle tue confessioni intime assai più autentica di quanto pensassi.
Sicchè con simpatia: qui bisogna fare qualcosa per risolvere il tuo conflitto edipico con tuo padre.
Visto che immagino che con la miseria che guadagni tra trasmissione, articolo e vino tu non ti possa permettere uno psicanalista, facciamo che d’ora in poi ti psicanalizziamo noi utenti del blog.
Cominciamo cercando di identificare l’atto scatenante della tua infanzia
che ha dato origine al tuo dissidio interiore.
Hai scoperto da piccolo i tuoi genitori che facevano l’amore ?
O un giorno hai scoperto con rammarico che tuo padre ce l’aveva più lungo di te ?
10 dicembre, 2009 alle 10:25 pm
se io volessi parlare di calcio frequenterei un altro blog.
ma il calcio non mi piace.mi scuso comunque x non essere degno.
10 dicembre, 2009 alle 9:51 pm
X dico 54 per caso lo chiesto a te?Occupati dei fatti tuoi che io mi occupo dei miei.
10 dicembre, 2009 alle 8:42 pm
Peccato, speravo che in questo post si parlasse di cultura, libri, ebraismo, si volasse un po’ più alto, insomma.
Invece il letamaio della politica italiana, del tutto off topic, c’è pure qua dentro.
Una buona occasione persa.
10 dicembre, 2009 alle 5:53 pm
ros, usali per lanciali alla Moratti. Le Tempeste partono sempre da un collegamento neuronale
10 dicembre, 2009 alle 5:50 pm
Virginia scrive:
10 dicembre, 2009 alle 5:33 pm
Franco 52
leggo solo ora il tuo post.
grazie.
E’ successo lo stesso anche a me.
Mi dispiace aver letto il tuo intervento dopo aver inviato il mio.
Forse sarei stato più attento a non darti l’impressione di una qualche asperità.
Non c’è stata certamente nelle intenzioni, e spero nemmeno nella lettera.
Un saluto cordialissimo
10 dicembre, 2009 alle 5:47 pm
Non devi spiegarlo a me ma al "biancone" , quando ti verrà a chiederte cosa stai facendo lì, incontinente, da più ore.
Mi raccomando, stai tranquillo e cerca di essere convincente.
Eventualmente se avanzano cachi dall’altra stanza te li porto.
Ciao.
Passo e chiudo perchè non posso continuare a darti consigli.
10 dicembre, 2009 alle 5:42 pm
116gun and baby
..E FAI DI MOLTO BENE…
10 dicembre, 2009 alle 5:42 pm
Virginia scrive:
10 dicembre, 2009 alle 5:18 pm
92
Franco, il coraggio di uno come saviano,a prescindere dalle sue qualità letterarie, tu nemmeno sai cosa sia.
Facile sparlarne anonimamente..
Non giudico nè libro nè film sul piano formale, ma nella sostanza.
Chi nega sia persona di valore, coraggioso e individuo raro nell’Italia suddita, è un pusillanime
E qui, se permetti, si evidenzia una peculiarità piuttosto sinistrese;
Confondere i piani della discussione e , ti chiedo scusa, restare un po’ troppo alla superficie di ciò che si ritiene pregiudizialmente contrario.
Saviano è uno scrittore ed un intellettuale e la sua opera non può essere valutata che attraverso questo presupposto.
Se no avrebbe scritto un verbale di polizia, che per sua natura necessita di riscontri certamente più reali ed oggettivi.
Credo siano molti i funzionari di polizia e i magistrati che rischiano la vita per "scrivere documentando" i risultati delle loro indagini "vere", senza pregi letterari, ma con pregnanza di prova.
La mia critica non era per Saviano, ma per il commento che ho riportato nel post, attribuire cioè all’autore il merito di lottare contro il crimine, considerandolo più un magistrato che uno scrittore.
Non è così.
Oltretutto il fatto d’aver scritto un "romanzo", sia pure circostanziato e coraggioso, lo sottrae al rischio ad esempio di querele, cosa che per un funzionario delle forze dell’ordine invece sussiste.
10 dicembre, 2009 alle 5:39 pm
ok,scusate per l’invadenza…finisco di sparare cazzate e disconnetto…ciao a tutti!
10 dicembre, 2009 alle 5:38 pm
ros, l’incontinenza di Bullio Cesaronzo non ha confini, pare, ma pare, GROPIUS testimonierà, che sia un bloggher delle meretriglie.
10 dicembre, 2009 alle 5:36 pm
Grazie del consiglio Pisellina.
Ma tu per comportamenti equivoci cosa intendi?
Prima di rispondere ricordati il manualetto che ti avevo fatto:
PISELLINO+PISELLINO = NO
FARFALLINA+FARFALLINA = NO
PISELLINO+FARFALLINA = SI’
Hai capito bene come funziona? Altrimenti ho sempre i disegnini pronti per te.
Notte Pisellina bella, ora vado a nanna ti leggerò domattina insieme a Virgi mia.
Smack e Sbaciuck
Giulio Cesare
10 dicembre, 2009 alle 5:35 pm
LADY GAGA FOR EVER!!!BRAMBILLA FOR EVER!!!L’EGEMONIA CULTURALE DEI TRANS E’EVIDENTE ANCHE DAI COMMENTI CHE SI TROVANO IN QUESTO SITO!GAD,SPERO CHE ANCHE TU SARAI DEI NOSTRI!!!L’OMOSESSUALITA’E L’IMPOTENZA SESSUALE ATTIVA DEI COMMENTATORI DI QUESTO BLOG E’EVIDENTE!!!LE RAGAZZETTE VOGLIONO DELLE BESTIE TIPO PREGIUDICATI,SPACCIATORI O BUTTAFUORI!!!
10 dicembre, 2009 alle 5:34 pm
In effetti Bullio Cesaronzo è incontinente, quale non lo sa nemmeno lui ma è incontinentetuttoattaccato
10 dicembre, 2009 alle 5:33 pm
Franco 52
leggo solo ora il tuo post.
grazie.
reputo Lucaks uno dei miei riferimenti culturali giovanili.
Avermi ricordato uno dei suoi pensieri, che suffraga il mio modo di essere, di cui vado fiera, e che i miei antagonisti usano per dileggio, mi ha fatto un grande piacere.
Grazie!
10 dicembre, 2009 alle 5:32 pm
Caro Gad, la settimana scorsa ero nei pressi del Portico d’Ottavia a Roma e trovandomi per caso accanto a una classe di studenti col proprio prof. che spiegava particolari architettonici, mi sono accodata a loro fin dentro il Museo Ebraico, dove non ero mai entrata, e la Sinagoga.
La guida illustrava storia, usi e costumi, abbigliamento e suppellettili e a un certo punto confesso che mi sei venuto in mente anche Te e Woody Allen, e poi la Palestina.
I ragazzi ascoltavano in silenzio e interessati. Pensavo all’importanza della cultura per sconfiggere i pregiudizi e poi, banalmente.. che se ci si conoscesse di più tra appartenenti a religioni di ogni tipo o a nessuna religione, e tra popoli, soprattutto i più giovani, nel rispetto delle peculiarità e delle ricchezze di ciascuno, sicuramente si potrebbero evitare altre inutili tragedie. Un cordiale saluto.
10 dicembre, 2009 alle 5:31 pm
VIRGINIA,NON HAI IL CORAGGIO DI GUARDARTI NUDA DAVANTI ALLO SPECCHIO!USI LE PUNTATE DI GAD COME ALIBI PER LE TUE INSICUREZZA FISICHE!!!NON TI PIACI E CERCHI DI COMPENSARE CON UN NEOFEMMINISMO MINORITARIO E MORTO SUL NASCERE!!!VUOL DIRE CHE SEI GIA’STATA SCONFITTA CULTURALMENTE!!!SOCCOMBI CULTURALMENTE!!!LE NUOVE RAGAZZETTE NEMMENO TI VEDONO!!!
10 dicembre, 2009 alle 5:29 pm
@100 Giulio Cesare
Oltre all’eccitamento incontrollato c’è pure il rischio che ti portino via per comportamenti equivoci. Siamo in Italia, mica in Australia, giulivo stai all’occhio
10 dicembre, 2009 alle 5:28 pm
qui sulla destra, clicca "le puntate dell’infedele"
10 dicembre, 2009 alle 5:28 pm
VIRGINIA,DA COME PARLI E RISPONDI DIMOSTRI DI ESSERE UNA MANGIASOLDI A TRADIMENTO CHE STA BENE!QUINDI SEI AL DI FUORI DELLA REALTA’ DELLA STRADA!!!QUINDI NON ESISTI E NON CONTI UNA FAVA SECCA!!!PARLI SOLO A TE STESSA!NOI SAREMO IRRESISTIBILI!SESSO E SOLDI A FIUMI PER TUTTI GLI ESCLUSI NON RACCOMANDATI!!!I FIGLI DEI MANGIASOLDI SONO TUTTI SISTEMATI E RACCOMANDATI!!!NOI LI LICENZIEREMO TUTTI E DAREMO IL LAVORO AGLI ESCLUSI!!!
10 dicembre, 2009 alle 5:27 pm
Forse mi ha risposto già qualcuno.
Come faccio a vedere la puntata dell’infedele di lunedì.
Dal sito della 7 non trovo il modo.
Grazie.
Si accettano consigli anche dai canguri…
10 dicembre, 2009 alle 5:26 pm
Inoltre osserva chi e come attacca la D’Addario..il ritratto fisiologico di questo prototipo di donna/uomo è quello su cui Saviano fa perno..
10 dicembre, 2009 alle 5:25 pm
TUTTI GLI ADOLESCENTI IGNORANTI E LE RAGAZZETTE CON IL MITO DELLA ZOCCOLETTA SARANNO CON NOI…SAVIANO NON SANNO NEMMENO CHI SIA!E’UNO BRAVO SAVIANO,MA QUI BISOGNA DARE SOLDI A CHI NON HA LAVORO!SOLDI E SESSO A FIUMI!FORZA FABRIZIO CORONA!IL RESTO PAROLAI INCONCLUDENTI E MANGIASOLDI A TRADIMENTO!
10 dicembre, 2009 alle 5:24 pm
Il fatto è che pensano pure di farsi furbe/i.
Unisci la logica alla dichiarazione di Saviano, Croppy, sulla sessualità delle donne di mafia
10 dicembre, 2009 alle 5:23 pm
97
Il tuo discrimine è poco convincente.
Che mi frega di chi osa o meno guardarsi nudo di fronte ad uno specchio?
Cambia solfa, fanciullo, e te lo ripeto, strilla meno