Dare un tetto ai bambini stranieri è sempre lodevole. Purchè, in mancanza di italiani, non diventi la scusa per lasciarli all’addiaccio
Popularity: 5% [?]
venerdì, 8 gennaio 2010
Dare un tetto ai bambini stranieri è sempre lodevole. Purchè, in mancanza di italiani, non diventi la scusa per lasciarli all’addiaccio
Popularity: 5% [?]
[2] 1 » Mostra tutti i commenti
[2] 1 » Mostra tutti i commenti
10 gennaio, 2010 alle 9:51 pm
riposto qui il link ad un programma (Crash, raitre, il video impiega qualche secondo per caricare ma c’è) che avevo segnalato a novembre sotto il post della puntata "All’infedele le classi per studenti immigrati", questa la scheda della puntata dal titolo La scuola sul tetto che scotta:
Lo scorso anno in questo periodo infuriava la discussione sulle cosiddette “classi ponte”, una proposta della Lega Nord che prevedeva l’istituzione di classi separate per i bambini figli di immigrati. Questo, secondo la proposta, avrebbe favorito l’apprendimento della nostra lingua da parte dei bambini figli di stranieri e allo stesso tempo avrebbe impedito il rallentamento dello svolgimento dei programmi nelle classi “normali”.
A un anno di distanza, che fine ha fatto quella proposta?
Esistono davvero già le “classi ponte”?
Se non sono state mai istituite per legge, perché nelle nostre scuole esistono invece di fatto delle classi ormai interamente composte da bambini stranieri?
Ascoltando le proteste dei genitori, il Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini propone, oggi, l’introduzione di un tetto massimo di studenti stranieri per classe. Non potranno essere più del 30% del totale.
A che punto è la proposta della Gelmini? Quali sono le reazioni degli insegnanti e dei genitori all’introduzione di questo tetto? E perché, nonostante questa proposta sia stata già fatta anche da altri ministri e da altri governi sotto forma di circolari ministeriali, gli istituti faticano ad applicarla?
Per rispondere a queste domande le telecamere di “Crash” sono andate a verificare la situazione in alcuni istituti italiani, e hanno ripreso le varie facce del problema, ascoltando genitori e insegnanti. Verranno mostrate scuole dove il tetto viene già applicato da anni con buoni risultati, scuole con un alto tasso di presenza di bambini stranieri, scuole dove si dice vengano dissuasi i genitori immigrati ad iscrivere i loro figli, dirottandoli su altri istituti.
Per discutere e approfondire l’argomento, poi, Valeria Coiante ospiterà in studio l’on. Valentina Aprea (Pdl), presidente della Commissione Cultura Scienza e Istruzione, la senatrice Maria Pia Garavaglia (PD), responsabile settore scuola del PD, e Leonardo Tondelli, professore di Lettere a Carpi (Modena).
10 gennaio, 2010 alle 7:09 pm
Si vabbè…. allora Tartaglia io lo paragono a Pietro Micca.
Tra il Presidente dell’Inter e questa qua io non so come abbiano fatto a fare soldi i Moratti.
10 gennaio, 2010 alle 4:52 pm
la Moratti : una che paragona Craxi a Giordano Bruno !
10 gennaio, 2010 alle 4:40 pm
i pidocchi ci sono ancora, come immaginavo parli per sentito dire, magari sei un sociologo, e uno abituato a sputar sentenze, ti piace pensare che io sia un razzista, uno che fa di tuttal l’erba un fascio, uno a cui sentirti antropologicamente superiore, invece sbagli di grosso, non è questine di "razza", la questione è decisamente più pragmatica, ma fa lo stesso, pensa ciò che vuoi.
10 gennaio, 2010 alle 4:29 pm
@kirk, nei tuoi ragionamenti è abbastanza evidente l’equazione immigrato = culturalmente deprivato, quindi con figli con le difficoltà di apprendimento tipiche non tanto della diversità di lingua madre quanto di una estrema povertà che oggi da noi è rara.
questo può essere vero in alcuni casi, che tu mi pare immagini come tipici, ma non è la norma.
in particolare, e la battuta di unc sulla matematica è pertinente, altre culture come la cinese o l’indiana hanno un set di abilità di base ( quelle che paiono naturali, apprese per imitazione ) diverso dal nostro.
però in altri tempi siamo stati capaci di affrontare le disabilità dovute alla povertà ( e con conflitti simili tra famiglie di condizione sociale diversa, oggi sono gli immigrati ieri erano quelli con i pidocchi ) mentre oggi parrebbe che la scuola, nella persona degli insegnanti, sia meno attrezzata.
10 gennaio, 2010 alle 4:29 pm
GR
Moratti Berlinguer
riforme a metà caotiche
per questo dico applicazione
il porvvedimento 30% è sensato , se bene applicato ottimo
diversamnte casino e peggio
10 gennaio, 2010 alle 4:27 pm
91
intanto il giudizio sulla riforma Moratti è pessimo!
rimedi non si sono ancora visti.
10 gennaio, 2010 alle 4:25 pm
bambini d’Italia l’Italia ………
è una proposta sensata a vantaggio d tutti , umna e saggia ,giudicheremo applicazione , se ben fatta converrà ai bimbi immigrati e non verranno danneggiati i bimbi italiani
10 gennaio, 2010 alle 4:24 pm
88
Kirk,
per la verità io l’ho messa giù leggera, ma è un dato di fatto che paesi come Cina, India, ex paesi dell’est davano molto importanza alla preparazione nelle materie scientifiche.
10 gennaio, 2010 alle 4:23 pm
dà fastidio scoprirsi come si è?
10 gennaio, 2010 alle 4:21 pm
non fai ridere, qui va di moda deridere e scimmiottare l’italianità, anch’io talvolta lo faccio, ma tutto ha un limite, i bambini italiani e le loro famiglie non sono gli utili idioti che servono da sostegno delle tesi di qualcuno, meritano rispetto, io non sono un nazionalista, ma a leggervi, per reazione, verrebbe voglia di cantare l’inno di Mameli!!!
10 gennaio, 2010 alle 4:16 pm
83
nell’ultimo verso manca : l’insegnamento
10 gennaio, 2010 alle 4:15 pm
e superano il 30%?
Su ciò che non si può parlare si deve tacere.
10 gennaio, 2010 alle 4:13 pm
81
caro Kirk,
nel caso della matematica credo che gli alunni di origine cinese sarebbero molto d’aiuto a quelli di origine italica
10 gennaio, 2010 alle 4:12 pm
@77 si, parlano italiano, salvo quelli appartenenti a famiglie appena arrivate che sono una minoranza.
vale per i cinesi, ma anche per i cingalesi o i peruviani, giusto per citare qualche gruppo. i dialetti si parlano in famiglia, forse, ma sicuramente non a milano dove il milanese è archeologia.
ovviamente immagino che a prato, dove sono in grandissima parte appena arrivati, la situazione sarà diversa.
10 gennaio, 2010 alle 4:12 pm
78
Ony,
in una classe, così come in un qualsiasi gruppo, ci sono diverse tipologie di studenti con diversi gradi di apprendimento.
Spetta all’insegnante e non alla politica far sì che si impartisca in maniera efficace.
10 gennaio, 2010 alle 4:11 pm
nelle scuole pubbliche dei quartieri alti ci sono già moltissimi bambini noneuropei,sono i figli dei domestici che alloggiano nelle case dei loro datori di lavoro
10 gennaio, 2010 alle 4:11 pm
Vorrei vedere papà Gad con tutta la sua spocchia, se nella classe del figlio la maestra non va avanti con il programma perché deve andare a fianco del bambino straniero appena arrivato che giustamente non capisce bene e gli deve essere rispiegato, e questo avviene ogni due mesi.
Vorrei vedere se in quinta ci fossero lacune evidenti in una materia chiave come matematica, dove è più difficile recuperare, se sta zitto oppure le sguaina la erre moscia, ma siccome i quartieri a maggioranza straniera sono quelli poveri, dove i bambini italiani faranno gli operai, sono sacrificabili sull’altare del multiculturalismo, non certo i futuri giornalisti di papà, con erre moscia o senza.
10 gennaio, 2010 alle 4:10 pm
sssssssssst heiner,se ti sente gad ti banna immediatamente.
10 gennaio, 2010 alle 4:07 pm
73
caro Kirk,
certo, è vero!
Ma cercare di porre dei limiti senza comprendere bene il problema non si arriva a risolvere nulla.
I bambini hanno una capacità di integrazione eccezionale e se c’è chi non va bene a scuola, questo non dipende nella maggior parte dei casi dalla differenza culturale delle famiglie d’origine, ma dalla sua capacità di apprendimento, esattamente lo stesso fenomeno che si verifica in un alunno di famiglia italiana.
10 gennaio, 2010 alle 4:07 pm
@67 già postato, comunque no, intendo a prescindere: ci sono differenze di abilità anche profonde ( astrazione, espressione artistica, linguaggio … ) e il portare una classe ad omogeneità di solito porta a trascurare gli estremi, quello alto e quello basso, oppure ritardare in funzione dell’estremo basso.
Ma non è obbligatorio: all’estremo, in altri tempi, nei piccoli paesi, c’era la classe unica ( dalla prima alla quinta tutti nalla stessa aula e con lo stesso insegnante ) e per l’insegnante era normale dover fare formazione personalizzata per ciascuno studente.
10 gennaio, 2010 alle 4:04 pm
ne sei proprio sicuro? parli per esperienza diretta? sei convinto che la stragrande maggioranza dei bambini cinesi parli il dialetto toscano o milanese sin dalle elementari? le tue sono affermazioni categoriche da cui mi sento di dissentire.
10 gennaio, 2010 alle 4:02 pm
questo è in effetti interessante. ma la questione riguarda il povero-ricco più del straniero-italiano. allora ci starei. un bel rimescolamento sociale tra i quartieri, e nei quartieri bene ci vengono anche i ragazzi delle periferie, e viceversa!!
pronto a sottoscrivere!
ciao!
10 gennaio, 2010 alle 4:01 pm
1) A mio modestissimo parere organizzare classi per età è inefficace e crea problemi non appena la base socio/culturale di provenienza non sia molto piatta, meglio organizzare corsi omogenei per capacità di apprendimento ed attenzione.
2) Nelle situazioni di immigrazione storica ( facciamo il quartiere cinese caro a poldi ) i bambini parlano correntemente italiano, e come è fatta l’italia lo sanno quanto ogni altro, visto che ci sono nati. Sono anche compiutamente bilingue visto che in famiglia parlano il dialetto della provincia di provenienza ( quella cinese, intendo). Che senso ha spargerli per tutta la città? Come tanti provvedimenti leghistoidi puzza di dispetto.
Bergamasco : più facile il romeno.
10 gennaio, 2010 alle 4:00 pm
caro heiner,
in una puntata di Report che trattava di scuola.
Mostrava come veniva affrontato il problema degli alunni stranieri in Svezia, senza che la politica interferisse minimamente, ma qui ormai ogni cosa è buona per fare adepti (vedi la lega).
poi abbiamo un ministro come questo:
http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_10/calderoli_ministro_complicazione_04e598e2-fdbc-11de-b65b-00144f02aabe.shtml
10 gennaio, 2010 alle 3:59 pm
ciao UNC, gente di parte, se ne potevano trovare altrettante di diverso avviso.
10 gennaio, 2010 alle 3:59 pm
.
.
grunc
Questo non c’entra niente con la formazione delle classi.
Più "omogenee" sono e meglio è per gli insegnanti e per gli allievi.
Siano esse formate da italiani o stranieri.
L’impegno degli insegnati è inversamente proporzionale alle capacità degli allievi.
10 gennaio, 2010 alle 3:58 pm
oltretutto i bambini stranieri come possono superare il 30% se ci viene ripetuto che gli stranieri sono sotto il 10 %? allora hanno ragione i barbari di Pontida quando parlano di "invasione"? nella prossima generazione gli stranieri supereranno il 30%, senza contare i nuovi afflussi? oppure la cosa riguarda solo alcuni quartieri,nel qual caso un pulmino provvederà affinché i bambini stranieri vengano spalmati in tutta la città cosi anche nei quartieri radical chic ci sarà l’opportunità per i bambini ricchi di confrontarsi con i loro fratelli stranieri, spesso più poveri di loro, e allora dovreste ringraziare il ministro Gelmini, la sua è una spinta al multiculturalismo, non come quel furbacchione del Lerner che vuole le classi ghetto dove non si parla neanche italiano ma una babele di idiomi.
10 gennaio, 2010 alle 3:56 pm
65
ciao Kirk,
Gad aveva dedicato un intera trasmissione al problema in discussione e diverse insegnanti avevano sconfessato le idee di Cota e della Gelmini proprio testimoniando la loro diretta esperienza.
10 gennaio, 2010 alle 3:56 pm
ciao diegopit, (e ciao luca & gli altri)
.
ma tu hai forse una conoscenza approfondita dei casi?
sei sicuro?
in ogni caso, il problema nasce nelle scuole dove una comunità è maggioritaria (vedi le chinatown), per il resto il tetto del 30% è chiaramente demagogico.
si vedono persone con pelle strana e si pensa che parlino chissà quale lingua. di norma i bambini parlano l’italiano meglio di noi. certo, il problema può esistere, ignorarlo è pericoloso. però per le elementari basta veramente poco (in ogni caso possiamo pensare a esami di italiano – sarebbe carino farli a tutti; ah, va be’, tanto il nipote di bossi tirerebbe in ballo gli insegnanti terroni…
casomai la questione è più dura quando a doversi integrare sono già gli adolescenti, alla scuola media o – peggio – alla scuola superiore.
la discussione è interessante, ma il tempo è poco. ciao
10 gennaio, 2010 alle 3:56 pm
sospendiamo la Lega per cori razzisti!
10 gennaio, 2010 alle 3:55 pm
.
.
58
Onyric
Aspetati da poldi e qualcun altro un "razzista" "nazista".
Suppongo volessi dire(scusami se mi permetto):fare uno screening in base alla capacità di comprensione della lingua con conseguente assegnazione ad una determinata classe.
Come si fa per gli studenti che si accingono a frequentare l’erasmus nei paesi stranieri.
10 gennaio, 2010 alle 3:52 pm
G.R.(UNC) scrive:
10 gennaio, 2010 alle 3:50 pm
la gelmini potrebbe essere anche analfabeta.
la legge è comunque giusta e sensata.
10 gennaio, 2010 alle 3:50 pm
dimenticavo unc,telese mente spudoratamente.(sapendo di mentire naturalmente).
10 gennaio, 2010 alle 3:50 pm
.
.
Enrichetta
E lo credo!
se non capisco quel che dice l’insegnante( quando è brava, figurati quando non lo è) come posso imparare?
Allora fermi tutti, segniamo il passo e ripetiamo.
Il programma può aspettare!
10 gennaio, 2010 alle 3:50 pm
Dieghito,
giusto per capire chi è la Gelmini:
Avvocato specializzata in diritto amministrativo, coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, è stata eletta alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 2006 (XV legislatura) e confermata nella XVI, nel 2008. Entrata in Forza Italia sin dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, è stata Presidente del Club "azzurro" di Desenzano dal 1994. Nel 1998 è stata prima degli eletti alle amministrative ricoprendo, fino al 2002, la carica di Presidente del Consiglio del comune di Desenzano. Tuttavia nel 2000 fu sfiduciata da presidente del consiglio comunale per inoperosità.
10 gennaio, 2010 alle 3:48 pm
ciao unc,tanto le gomme te le buco lo stesso.
leggiti i post precedenti.
10 gennaio, 2010 alle 3:47 pm
tutte e due, per poter convivere bisogna che i bambini stranieri si omologhino, almeno un po’ alla cultura dominante.
quando si parlò di classi d’inserimento il professionista dell’antirazzismo voleva crocifiggere Cota, ora vanno bene?
la solita spocchia radica chic
infatti le risorse sono infinite, che ci vuole, perché non il caviale alla mensa? Il pesce fa bene!!
10 gennaio, 2010 alle 3:45 pm
50
Caro Diego,
non è solo l’opinione di Telese in veste di genitore, ma anche di tante/i insegnanti che si occupano da anni di questa cosa.
La Gelmini non mi sembra abbia qualche esperienza di insegnamento.
Già la Moratti ha contribuito abbastanza a distruggere la qualità della scuola italiana, cerchiamo di non peggiorare le cose con le gelminate.
10 gennaio, 2010 alle 3:45 pm
le provi tutte ony.(mia moglie toscana non capirebbe nulla se parlassi bergamasco)
queta proposta ha grande seguito proprio xchè giusta ed indispensabile.
questa è la forza della ragione.
10 gennaio, 2010 alle 3:40 pm
vabbè, ma il problema da dove nasce? dal non conoscere la lingua o dall’essere figli di immigrati? è figlio di immigrati anche un bambino nato in italia?
molto meglio stare sulle classi d’inserimento per chi ha difficoltà di espressione o relazionali, basate su test oggettivi e della durata necessaria a garantire le capacità di base indispensabili.
mi sa che anche molti figli di italiani hanno serie carenze, peraltro. ( se poi in famiglia si parla bergamasco … ). e poi io le classi le abolirei proprio, definendo percorsi di apprendimento individuali ( perchè i bambini con più capacità son sempre degli emarginati ? ).
10 gennaio, 2010 alle 3:37 pm
difficoltoso quando si vedono nemici in ogni luogo.
forse heiner avresti bisogno di frequentare alcune scuole pubbliche ad alta presenza extracomunitaria.
auf wiedershen.
10 gennaio, 2010 alle 3:35 pm
Quindi heiner,
belle classi solo di extracomutitari con l’obbligo d’imparare solo l’italiano?
10 gennaio, 2010 alle 3:32 pm
ciao diegopit, io sono convinto invece che il tetto sia pura demagogia (che in alcuni quartieri creerebbe problemi notevoli; ma che vuoi che sia spostare famiglie, no?).
buonsenso sarebbe un test d’italiano, eventualmente (e chi ha veri problemi – magari ci sarà qualche italiano – viene sostenuto da corsi extra).
così la penso (direbbe nicola)
ciao, alla prossima
10 gennaio, 2010 alle 3:29 pm
il tetto massimo del 30% di bammbini stranieri è solo buonsenso.
il resto è pura demagogia.
10 gennaio, 2010 alle 3:27 pm
concordo,ma xchè devono farlo a discapito dell’apprendimento di altri?
10 gennaio, 2010 alle 3:26 pm
purtroppo nella mia zona non è così,molte mamme si lamentano che "il programma non va avanti",queste lamentele risalgono però a un anno e più fa,spero che le cose nel frattempo siano cambiate,che il corpo insegnante abbia(potuto)attuare tecniche di apprendimento per tutti i bambini
10 gennaio, 2010 alle 3:24 pm
ma sì sono tutte pagliacciate per nascondere intenzioni razzistoidi e tentativi di apartheid. I bambini crescono meglio se hanno più stimoli per apprendere, giocare etc. e devono imparare fin da piccini il piacere del rispetto per l’altro e per la solidarietà..sennò crescono egoisti, ignoranti e magari votano Lega. Ma speriamo che tra qualche anno sia definitivamente passata la moda della Lega pasticciona e arretrata.