Come già Guido Bertolaso per il terremoto in Abruzzo, avrà le mani libere: potrà "agire in deroga ad ogni disposizione vigente", nominare consulenti esterni e soprattutto godere di quel regime speciale che – trattandosi di materie attinenti alla sicurezza nazionale come le carceri – "legittima la secretazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici". In sostanza potrà fare tutti gli appalti che vuole, come vuole: tanto l’intera documentazione verrà classificata come "riservatissimo".
Metà carcerati sono detenuti in attesa di giudizio, altra fetta in carcere sono drogatelli dentro a causa delle inutili leggi italiane che vedono il consumo di droga come reato, dico inutili perché è la strada sbagliata per combattere la droga.
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" Ma l’emergenza giustizia si scomoda per un solo Eccellente "
Sig. Lertner, sembra un disco rotto; il solito ritornello. Eppure lei dovrebbe essere un personaggio equilibrato, classe dirigente, orientamento di civile convivenza …
Solite contradizioni.
Si considera un imputato innocente fino a quando la sua colpa non sia stata accertata ma lo si mette in carcere, in attesa di giudizio, per misura preventiva anche nei casi in cui non vi sia nulla da prevenire, anche per dei reati che non richiedono una pena carceraria.
Il ministro Fazio ha già litigato con Tremonti, certo nulla di eccezionale ma sintomatico dell’orientamento a non affrontare il problema dell’eccesso di conflittualità che nel sistema con 3 debito pubblico mondiale non puo’ che aumentare: fisiologia,
serve a ricordare che le carceri scoppiano: è già una cosa. ne sento parlare solo dai radicali, nessuno in questo paese, a parte loro, ne fa una questione di civiltà! e si batte per risolverla. ci si mobilita solo per casi estremi, poi basta…
effettivamente Gad, non essere sempre così salce con berlusquaz, sta applicando il detto ‘comunista’ ‘tutti per uno uno, uno per tutti’.
Va bè, per ora solo la prima parte, diamogli tempo il ragazzo sta crescendo in politica eppoi ‘comunisti’ mica si diventa dalla sera alla mattina, un pò bisogna anche nascerci!!!
A me vengono i brividi pensando che qualche deficiente ha già proposto di assumere 2000 tizi GUAI a pensare di fare un concorso interno a esercito polizia e statali, ci mancherebbe altro, sono tutti utilissimi lì dove sono). Con tutta la meccanica e l’elettronica che esiste c’è ancora bisogno del secondino. Un giorno mi metterò a cercar di confrontare le carceri italiane e relativo personale con le carceri all’estero. Non so dove trovare i dati e ho quasi paura a farlo ma mi sa che è ora di darci un’occhiata.
Metà carcerati sono detenuti in attesa di giudizio
Ma in Italia non vige la regola che si è colpevoli
solo dopo condanna al terzo giudizio?
Una persona in attesa di giudizio (1° grado?) non è di fatto "legalmente" innocente?
Ah ho capito. Sono i poveracci che sono in prigione pur essendo "legalmente" innocenti.
I potenti, anche se condannati nei primi gradi di giudizio, anche se mafiosi o corruttori di giudici, possono attendere il 3° grado comodamente dove pare a loro.
Se la classe dirigente avesse un ottica a lungo raggio e non limitata a dei profitti immediati si renderebbe conto che questa maniera di procedere, distruggendo l’economia del Paese, non fa i loro interessi.
Le misure " democratiche " che ho citato per un paese come la svizzera in un altro topic sono lontano da essere solo misure adottate per pura umanità.
Il difetto degli italiani é sempre quello do credersi " Piu furbi degli altri " per cui, in merito a questa loro furbizia, dovrebbero scamparla ai guai che procurano agli altri.
In quanto alla ripetività dei topic, anche se cio puo essere noioso per chi abbia gia sentito gli stessi sermoni, possono sempre esistere nuove persone che non abbiano partecipato ai precedenti dibattiti.
E per gli altri, facendo un paragone senza sottointesi, un malato prende le stesse medicine fino a quando non sia guarito.
ecco, siamo alla proposta di consulenza professionale: per me è conflitto di interessi. Forse è anche per questo che berlusquaz vince ancora le elezioni, il conflitto di interessi è endemico!!!
L’avevo già proposto: dalla PA bisogna tagliare coloro che non sono seriamente motivati al proprio lavoro e ruolo, qualunque sia!!!
x 13
ribadisco, chi non è interessato alle opinioni di Gad può tranquillamente andare a navigare per il resto della Rete che è sconfinata, basta fare clicking!!!
mio 14
aggiungo comunque che non mi persuade affatto la favoletta che nel settore privato si lavora meglio e con più efficienza: nel settore dei servizi pubblici privatizzati la cronaca di disservizi, scusate il gioco di parole, è quotidiana. Riferimento treni poste sanità servizi pubblici locali ecc!!!
il bello è che x tutto l’autunno continuavano a ripetere che il papi aveva bisogno delle leggi ad personam x continuare a "governare" poi l’untodalsignore plano’ sulle guglie del domm e leggi son diventate ad libertatem…..
ROMA – ”Leggendo stamattina su alcuni giornali che serviva un blocca-processi, io ho detto che serviva un decreto blocca-calunnie” perche’ questa e’ l’attivita’ di alcuni quotidiani". Lo ha dichiarato il premier Silvio Berluscon nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri
Stonata dal naso più bugiardo, la voce più bugiarda, tra quelle cupamente salienti dalla trincea della associazione "antimafia", ricordando con orgoglio l’esperienza giudiziaria vicina, benchè breve, traboccante di "sepolti vivi" nelle carceri italiane, disinibita, cadenzava, al microfono di una radio nazionale ossequiosamente diffonditrice, che la legge parlamentare del reato di associazione di tipo mafioso aveva compiuto una "rivoluzione copernicana", nella strategia persecutoria delle mafie.
Implicando sibillinamente, per l’ignaro diffusore e l’incolto ascoltatore, che, mentre nell’antico "sistema tolemaico" il persecutore doveva comunque vedersela con reati (di omicidi, ferimenti, rapine, estorsioni, incendi, "attentati"), con le loro impervie fattualità, giuridico penali, le non meno impervie ascrivibilità (attribuzioni personali), giuridico processuali, impervietà rifiutanti facili e petulanti vaniloqui sostitutivi, reità "parlate", non inverate; al contrario, nel "sistema copernicano", che aveva scoperto la riducibilità del reato al reo, la sufficienza giuridica, penale e processuale, di questo, al persecutore bastava reperire uno stile di vita, individuale o collettivo, "di tipo mafioso", un reo di ciò solo (di sè solo cioè), per avere il "reato", e per seppellirlo, per seppellirne moltitudini.
Il "sistema", d’altro canto, dava l’agio, ulteriore, di semplificare l’ascrizione "personale" dei vetusti reati fattuali ( di omicidio, di rapina….), avendo scoperto, ad un tempo, il "teorema" per cui, poiché in terra di mafia, nulla, tanto meno un reato dei suddetti, potrebbe avvenire senza che la mafia voglia, esso sarebbe divenuto "automaticamente" ascrivibile all’insieme, e a ciascuno, dei suoi membri.
Perfida e gaudente, invertiva perfino, la bugiarda, la direzione della storia penale, nel trapasso dei due sistemi, e la simbologia stessa dei loro nomi, giacchè il secondo di essi, il copernicano, in realtà, aveva accompagnato e comportato, con altri fattori culturali ovviamente, l’aggiunta, del reato al reo, il reo, esclusivamente quale e in quanto, autore di reato, all’inverso esatto del primo, il tolemaico, che in ciò, quindi, era stato rivoluzionato; a contenimento, se non ad espulsione, dei suoi orrori e anzi dell’orrore in sé, che esso era, Moloch sempiternamente ingurgitante creature umane (il peccatore l’eretico la strega l’oppositore il dissidente lo straniero), ree non d’altro che di sè stesse.
Vagheggiava Moloch, evidentemente, la bugiarda, la sua smodata potenza, per sè e per l’associazione, smaniosa di sottomettere, oltre gli individui, le moltitudini, vagheggiava di regnare, dal trono giudiziario.
Quella legge parlamentare (in art. 416 bis cp), tolemaica, anticopernicana, controriformatrice, divoratrice di umanità, d’altronde, cominciava a montare alle tonificanti brezze di taluni corollari, prontamente elargiti da un parlamento ignaro o succube, (comunque) giuridicamente incolto (e funzionalmente indegno per ciò):
l’accentramento, nazionale, degli uffici di procura (della sua applicazione), benché diramanti in distretti, volti tuttavia, essenzialmente, alla (sotto)produzione del giudice proprio, distrettuale ma al postutto nazionale anchesso, sfacciatamente simile ad un tribunale speciale, quello per (e de) gli assolutismi politici di ogni risma, contro il "giudice naturale" (cioè territorialmente diffuso, e solo per ciò popolare, democratico), della Carta antimonarconazifascista del 48;
la istituzione, nazionale, di un ufficio della prova d’accusa, precostituita, ai fatti e ai processi, anzi intesa a suscitarli, al (facile) servizio di leggi contro rei senza reati, sopra visti, reità provabili perché semplicemente parlabili, "reità parlate", scagliabili come dardi da prove orali, "testimoniali", fornibili all’impronta, da "collaboratori (di giustizia) in pianta stabile, dietro mercede di ogni specie (la remissione di un debito penale, il lucroso compenso pecuniario, la reincarnazione: acquisizione di nuova identità sociale, per carte false tosto coniate all’uopo).
Corollarii della legge, or visti, apprestanti nondimeno, nella loro semplicità, un efficiente impianto bellico, una macchina da guerra civile, atta a marciare su qualunque fronte (perfino quello, recente, golpistico, della destituzione di un capo di governo).
E così, la potenza politica riuscente dall’apparato, era tale da convertire in lecito ogni illecito, quale il moto stesso della macchina, inusitatamente sovvertitore del diritto e del processo storicamente conquistati dalla civiltà giuridica, e tuttavia ricondotti ad un’infamia ripudiata finanche dalle pur tremende ordinanze dell’antico regime (quindi sedicesimo secolo d.c.);
era tale, quella potenza, da legiferare sfacciatamente accanto od oltre o contro la legge vigente, per norme giudiziarie, del giudice, puntate sull’obbiettivo senza alcuna intermediazione legale, di diritto sostanziale o processuale, verso la soluzione finale (compresa quella dell’incremento assolutistico della maestà regnante).
Alle brezze delle promesse dell’apparato, e delle loro conferme, la avanzata della associazione antimafia sarà trionfale, in un quindicennio asporterà chirurgicamente dalla umanità generale una quantità impressionante di umanità particolare, murandola viva a vita, in afflizione e umiliazione indicibili, che la più efferata animalità mai riprodurrebbe; mentre, al di qua, gli aggregati famigliari, traumaticamente mutilati, si perderanno: homo homini lupus è mito demonico che si reincarnerà dopo tremila anni di conquiste civili occidentali, e, immane ironia della storia evolutiva, per mano de "la giustizia".
Intorno all’anno 1995, dopo tredici anni di rivoluzione copernicana, il più era fatto, le associazioni mafiose erano state asportate dal tessuto sociale.
Moloch, tuttavia, cibandosene, era ingigantito, famelico e insaziabile come mai…
Una voce, cavernosa e lestofante (nel senso letterale, che parlava lesta a celare brogli concettuali, dei quali anzi precipuamente constava), iattante e querula, lanciava un’idea, ad un tempo, verso l’associazione antimafia, dalla quale saliva, e verso l’associazione politica, dei partiti, che primariamente attraevano la sua vanità: oltre i rei senza reato, stavano, ben visibili e concepibili, similrei, nella moltitudine inesauribile di coloro che avessero contatto pur effimero con quelli e che, pur se esterni alle reità loro, ben avrebbero potuto parerne concorrenti; certo, concorrenti "esterni", non interni, e tuttavia riunibili nella superiore categoria del concorso di persone nel reato, e, per ciò, allo stesso modo perseguibili.
L’idea, esposta a taluno "dell’antimafia" non immemore dei principi (scolastici) del diritto penale, susciterà l’obiezione, ovvia invero, che, chi concorra alla esecuzione di un reato sarebbe reo come chi lo esegua, "allo stesso titolo di reato", ma, per ciò, immancabilmente, concorrente interno, concorrente, e basta, inconcepibile quale esterno, impensabile, perché finanche contraddittorio in termini; il concorrente è correo del reo, non similreo. E se, nella follia concettuale, fosse tale, similreo, esterno alla reità, egli sarebbe innocente.
Ma esposta alla associazione politica in via di approccio, l’idea, non solleverà obiezioni, anzi avrà lodi e plausi ed entusiasmi, sia perché totalmente ignara, quella, benché munita di funzione legislativa, della sua immane stoltezza, sia perché sperante di conseguire, grazie ad una militante (in fieri), il merito della sua attuazione; mai disconosciuto o lesinato, elettoralmente, a chi contribuisse alla persecuzione delle reità, siccome alfiere del bene sul male, indicatore delle parti sociali in cui stare e non stare, in cui porre giusto e ingiusto, anche perché insospettabile, per abissali ignoranza o disonestà, di crearle appositamente, le reità, a guadagnare il lucro etico di perseguirle.
E sia perché non immaginava, quella associazione, che, la approvazione dell’idea, le si potesse sgradevolmente ritorcere contro, che similrei potessero essere colti al suo interno, per contatti anche effimeri con i rei, particolarmente, contatti elettorali, come se, ai primi, fosse vietato d’avere elettorato nei secondi, se, ai secondi, fosse vietato d’essere elettorato dei primi, come se il rapporto elettorale, nella sua completa interazione, fosse reato, se la democrazia rappresentativa, elettorale, fosse reità.
E tanto meno avrebbe immaginato, che, quella voce, cavernosa e lestofante, potesse guidare la sua associazione alla conquista del potere sulle organizzazioni politiche esistenti, iniziando dal meccanismo produttivo, l’elettorato attivo-passivo ( elettori ed eleggibili regolabili a piacere con la incarcerazione o la sola incriminazione), passando poi alle cariche di partito, ai partiti stessi, su per l’occupazione di essi, fino alle cariche istituzionali: alla confusione ultimale della associazione politica e di quella "antimafia".
La "lestofante" applicherà alla prima occasione l’idea, che inizierà il cammino, ne farà tanto, subito accreditata dalle sentenze "di merito", subito collaudata da quelle "di legittimità", che perverranno a dichiararla legittima, id est conforme a legge, in assenza di una legge cui riferirla, per loro stessa ammissione, a dichiararla legittima contro i principi della legge; così pervenendo, oltre la persecuzione dei rei e quella dei similrei, al genocidio, un olocausto di umanità data (ora sempre meno particolare, sempre più generale).
Poi, finalmente pavoneggiandosi nei luoghi istituzionali e massmediatici, "direttrice esecutiva", per qualche tempo, delle più tombali sepolture dei vivi, al colmo della carriera, sarà messaggera della associazione politica in materia giuridicopenale, essa, affossatrice dei più elementari principii, evertitrice dell’ordinamento giuridico costituito.
Fino che si defilerà, "collaboratrice di giustizia", "pentita", non certo d’aver potuto, pur nel suo piccolo, anch’essa per ciò grande, un olocausto, quanto, forse, del suo eccezionale squallore estrinseco.
Oggi, più d’uno, propone la riforma legislativa di una pura invenzione giudiziaria, di un fantasma giuridico, cui solo la volontà di potenza, mista a smania persecutrice, avrebbe potuto dar corpo; propone al parlamento di legiferare la riforma del nulla giuridico.
Mentre nessuno propone di legiferare la riforma di tutte le condizioni attive, materiali immateriali oggettive soggettive, l’ humus, dell’olocausto.
Ormai siamo abituati… Riscriviamo la Costituzione abolendo di una volta per tutte l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Introduciamo anche il principio di tutela (nel senso di cura e dedizione) da parte dei pubblici poteri degli interessi di Silvio Berlusconi e dei suoi discendenti. Finiamola con le farse e facciamo tutti la fila davanti a Palazzo Grazioli per guarire, grazie all’imposizione delle miracolose mani di Re Silvio, della malattia democratica.
mani libere: potrà "agire in deroga ad ogni disposizione vigente", nominare consulenti esterni e soprattutto godere di quel regime speciale che – trattandosi di materie attinenti alla sicurezza nazionale come le carceri – "legittima la secretazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici". In sostanza potrà fare tutti gli appalti che vuole, come vuole: tanto l’intera documentazione verrà classificata come "riservatissimo".
Il ministro Alfano ha pensato di risolvere il problema di sovraffollamento delle carceri costruendone di nuove, con tutte le implicazioni che il 23 (er sacrifiscio) ha già spiegato.
Tanto più carceri si fanno più si riempiono, sono soldi buttati. Le carceri sono state riempite soprttutto dalle leggi Fini-Giovanardi e Bossi-Fini. Per fare uscire un sacco di gente basterebbe cambiare queste leggiacce. (a proposito, come si giustifica Fini, adesso che ha iniziato un nuovo corso, la presenza di due leggi infami che portano il suo nome?)
La situazione nelle nostre carceri è ai limiti della sostenibilita’ per cui occorre in qualchemodo trovare una soluzione per l’emergenza.
E’ chiaro che bisogna aprire una stagione di depenalizzazione dei reati meno gravi e che non provocano allarme sociale.
Per quanto conerne i reati relativi allo spaccio di sostanze stupefacenti ritengo che essi provocano allarme ed inquetudine nell’ opinione pubblica per cui non possono essere depenalizzati.
Il ministro Alfano ha pensato di risolvere il problema di sovraffollamento delle carceri costruendone di nuove, con tutte le implicazioni che il 23 (er sacrifiscio) ha già spiegato.
Tanto più carceri si fanno più si riempiono, sono soldi buttati. Le carceri sono state riempite soprttutto dalle leggi Fini-Giovanardi e Bossi-Fini. Per fare uscire un sacco di gente basterebbe cambiare queste leggiacce. (a proposito, come si giustifica Fini, adesso che ha iniziato un nuovo corso, la presenza di due leggi infami che portano il suo nome?)
Fini sembra, pare chioserebbe GROPIUS, prosegue sulla strada dello ‘sdoganamento’ pregresso e tra uno Stron.zi, riferito ai suoi ‘alleati’, e un altro continua a fare il presidente dell’unica Camera dove qualche volta si discute qualcosa.
La criminalità etnica sembra essere oggi una delle cause maggiori del sovraffollamento delle nostre carceri, ma d’ altronde alcune nazionalita’ dimostrano di avere una propensione verso attivita’ illecite in maniera maggiore che altre etnie.
Per esempio all’ interna della comunita’ Romena vanno considerati i rom che alzano la media di quella nazionalità, infatti occorre distinguere tra Romeni e zingari Romeni,stesso ragionamento vale per gli Albanesi, discorso a parte meritano i Marocchini che evidentemente hanno delle difficoltà di inserimento non solo in Italia, ma anche in altri stati Europei.
L’ Italia dal punto di vista penitenziario gia’ vive una situazione di crisi per la deliquenza autoctona che risulta essere una delle piu’ alte in Europa, infatti basta fare un raffronto con gli altri paesi Europei per rendersene conto, ora aggiungere ad una realta’ critica l’incidenza della deliquenza estera non puo’che peggiorare lo scenario.
27 italiano
Infatti in carcere ci vanno solo i disperati. Chi ruba miliardi e ha buoni avvocati questo rischio non lo corre. Berlusconi docet.
La giustizia italiana è proprio quella del proverbio: severa con i deboli ed ossequiosa con i potenti.
Sappi comunque che giornalmente sei derubato da persone rispettabili, ben vestite e non maleodoranti, ma tu hai paura solo di chi non ha il look giusto.
Se non si pensa ad una efficace Riforma Sanitaria, lo scenario non puo’ che peggiorare sì, perchè senza prevenzione e tutele sanitarie, e assistenziali, tutti i sistemi producono questo tipo di effetti.
Tutte le giustizie essendo il frutto di apparati burocratici tendono a rappresentare ed a tutelare la classe dominante di una certa società, per questo motivo sono blande con alcuni e severe con altri, in genere subordinate alla classe al potere che genera la classe dei magistrati che è figlia delle elite presenti in quel determinato contesto.
La giustizia staatale nasce con lo stato e successivamente si concretizza con la separazione dei poteri che la separa dal potere esecutivo,nonostante questa differenza formale esiste tra il potere esecutivo ed il potere giudiziario uno stretto legame di interdipendenza in forza del quale il potere giudiziario risponde prima che ad un astratto concetto di giustizia al potere che gli ha permesso di gestire quella determinata funzione.
Si tratta di una subordinazione potenziale ad un determinato sistema ed ad una serie di poteri condizionanti che agiscono all’ interno del contesto sociale e che portano il magistrato di uno stato a rispondere alla sua classe o al suo ordine di riferimento prima ancora che ad un ideale di giustizia, e la nostra giustizia non si differenzia dalle altre.
@ MAESTRINA DALLA PENNA ROSSA 26
Il tuo è il commento del buonsenso, le carceri scoppiano soprattutto per le sciagurate leggi Bossi Fini ecc.
Il ministro Alfano sta facendo un bluff, perchè per costruire nuove carceri e fare nuove assunzioni occorrono molti fondi che non ci sono. Parallelamente gli avvocati del premier stanno lavorando a leggi sul processo breve che se, approvate, farà uscire dalle patrie galere gente ben più pericolosa di un consumatore di erba.
Berlusconi si salva dai processi, le prigioni si svuotano, più indultati di così?
Inga
#39 Nei celeberrimi testi di Montesquieu il sistema giudiziario non è considerato un vero e proprio potere, si fa riferimento solo a cittadini cui far formare i tribunali in modo da tutelare la società con l’ applicazione della legge. Quindi non c’è nessun riferimento al potere esecutivo.
Nella Costituzione italiana del 1948 i giudici sono soggetti soltanto alla legge, in modo da garantire che il sistema giudiziario risponda agli indirizzi politici voluti dal legislatore, ferma restando l’obbligatorietà dell’azione penale. Nessun riferimento al potere esecutivo.
Nella Costituzione francese solo il PM è sottoposto all’esecutivo, ma non i giudici istruttori e men che meno i tribunali. Quqesta sottoposizione trova una sua logica nel fatto che la politica criminale deve essere espressione della volontà popolare.
Fatto che si esplica molto chiaramente negli USA con l’elezione dei procuratori.
Potrei continuare, ma è chiaro che la dipendenza del sistema giudiziario dall’esecutivo è una tentazione che ha a che fare unicamente con la concezione TOTALITARIA del berlusconismo, che è anche la tua, palesemente.
Onestamente non conosco il significato dei termini di giustizia statale ed una ricerca sullo web non mi ha dato risultati validi.
E erroneo il poter dire in ogni modo che una " Giustizia " possa nascere da uno stato, la soluzione di litigi mediante delle persone chiamate in differenti maniere essendo preesistente al concetto stesso di stato.
In quello che si definisce attuelmente uno stato di diritto, basato sulla separazione dei tre poteri quello esecutivo, non solo non dovrebbe avere alcuna incidenza nella creazione delle leggi e nelle decisioni processuali, ma dovrebbe mettere in atto le strutture per poter eseguire le decisioni di queste.
la funzione legislativa è attribuita al parlamento, nonché eventualmente ai parlamenti degli stati federati o agli analoghi organi di altri enti territoriali dotati di autonomia legislativa, che costituiscono il potere legislativo;
la funzione amministrativa è attribuita agli organi che compongono il governo e, alle dipendenze di questo, la pubblica amministrazione, i quali costituiscono il potere esecutivo;
la funzione giurisdizionale è attribuita ai giudici, che costituiscono il potere giudiziario.
. EMERGENZA CARCERI. IL 37% DEI DETENUTI SONO STRANIERI.
.
Min. ALFANO. Nel 2010, ha spiegato, «intendiamo realizzare un numero di posti che ci consentano di tamponare l’emergenza, affiancando una serie di norme che deflazionino la presenza in carcere».
Alfano ha poi ha sottolineato l’importanza di una strategia che coinvolga la comunità internazionale, visto che il 37% dei detenuti è Straniero.
«Il detenuto in Italia ha già fatto pagare un costo nel giusto processo e dunque almeno il vitto e l’alloggio li può andare a scontare in patria».
E venendo incontro alle richieste del ministro il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che prevede l’intervento dell’Europa in materia carceraria.
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EMERGENZA SOVRAFFOLLAMENTO CARCERI. IL 37% SONO STRANIERI.
Questa è la mia introduzione al “Dizionario dell’Olocausto” (Einaudi) proposto in questi giorni nelle edicole in abbinamento a “La Repubblica” e “L’Espresso”. Ho davanti agli occhi la copertina di un mensile ebraico del dicembre 2011 con il titolo: “Olocausto nucleare”. Grazie a un fotomontaggio, il Muro del Pianto vi compare sovrastato dal fungo di un’esplosione [...]
13 gennaio, 2010 alle 10:13 am
perché tieni in due staffe?
perchè non ti decidi?
Gad nemmeno alzando il tuo "naso" non riesci a capire da che parte spira il vento’
13 gennaio, 2010 alle 10:19 am
Come già Guido Bertolaso per il terremoto in Abruzzo, avrà le mani libere: potrà "agire in deroga ad ogni disposizione vigente", nominare consulenti esterni e soprattutto godere di quel regime speciale che – trattandosi di materie attinenti alla sicurezza nazionale come le carceri – "legittima la secretazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici". In sostanza potrà fare tutti gli appalti che vuole, come vuole: tanto l’intera documentazione verrà classificata come "riservatissimo".
13 gennaio, 2010 alle 10:55 am
Metà carcerati sono detenuti in attesa di giudizio, altra fetta in carcere sono drogatelli dentro a causa delle inutili leggi italiane che vedono il consumo di droga come reato, dico inutili perché è la strada sbagliata per combattere la droga.
13 gennaio, 2010 alle 10:59 am
Ma la riforma sanitaria stenta a decollare, in Italia, e con essa il piano d’ammortamento del debito pubblico..finche in mandante dei mandanti cessa
13 gennaio, 2010 alle 11:38 am
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" Ma l’emergenza giustizia si scomoda per un solo Eccellente "
Sig. Lertner, sembra un disco rotto; il solito ritornello. Eppure lei dovrebbe essere un personaggio equilibrato, classe dirigente, orientamento di civile convivenza …
13 gennaio, 2010 alle 11:42 am
Solite contradizioni.
Si considera un imputato innocente fino a quando la sua colpa non sia stata accertata ma lo si mette in carcere, in attesa di giudizio, per misura preventiva anche nei casi in cui non vi sia nulla da prevenire, anche per dei reati che non richiedono una pena carceraria.
13 gennaio, 2010 alle 11:43 am
Il ministro Fazio ha già litigato con Tremonti, certo nulla di eccezionale ma sintomatico dell’orientamento a non affrontare il problema dell’eccesso di conflittualità che nel sistema con 3 debito pubblico mondiale non puo’ che aumentare: fisiologia,
13 gennaio, 2010 alle 11:47 am
possiamo sempre fare un bel indulto… di prodiana memoria !
13 gennaio, 2010 alle 11:47 am
serve a ricordare che le carceri scoppiano: è già una cosa. ne sento parlare solo dai radicali, nessuno in questo paese, a parte loro, ne fa una questione di civiltà! e si batte per risolverla. ci si mobilita solo per casi estremi, poi basta…
13 gennaio, 2010 alle 11:48 am
effettivamente Gad, non essere sempre così salce con berlusquaz, sta applicando il detto ‘comunista’ ‘tutti per uno uno, uno per tutti’.
Va bè, per ora solo la prima parte, diamogli tempo il ragazzo sta crescendo in politica eppoi ‘comunisti’ mica si diventa dalla sera alla mattina, un pò bisogna anche nascerci!!!
13 gennaio, 2010 alle 11:48 am
A me vengono i brividi pensando che qualche deficiente ha già proposto di assumere 2000 tizi GUAI a pensare di fare un concorso interno a esercito polizia e statali, ci mancherebbe altro, sono tutti utilissimi lì dove sono). Con tutta la meccanica e l’elettronica che esiste c’è ancora bisogno del secondino. Un giorno mi metterò a cercar di confrontare le carceri italiane e relativo personale con le carceri all’estero. Non so dove trovare i dati e ho quasi paura a farlo ma mi sa che è ora di darci un’occhiata.
13 gennaio, 2010 alle 11:57 am
Ma in Italia non vige la regola che si è colpevoli
solo dopo condanna al terzo giudizio?
Una persona in attesa di giudizio (1° grado?) non è di fatto "legalmente" innocente?
Ah ho capito. Sono i poveracci che sono in prigione pur essendo "legalmente" innocenti.
I potenti, anche se condannati nei primi gradi di giudizio, anche se mafiosi o corruttori di giudici, possono attendere il 3° grado comodamente dove pare a loro.
13 gennaio, 2010 alle 11:58 am
5
Se la classe dirigente avesse un ottica a lungo raggio e non limitata a dei profitti immediati si renderebbe conto che questa maniera di procedere, distruggendo l’economia del Paese, non fa i loro interessi.
Le misure " democratiche " che ho citato per un paese come la svizzera in un altro topic sono lontano da essere solo misure adottate per pura umanità.
Il difetto degli italiani é sempre quello do credersi " Piu furbi degli altri " per cui, in merito a questa loro furbizia, dovrebbero scamparla ai guai che procurano agli altri.
In quanto alla ripetività dei topic, anche se cio puo essere noioso per chi abbia gia sentito gli stessi sermoni, possono sempre esistere nuove persone che non abbiano partecipato ai precedenti dibattiti.
E per gli altri, facendo un paragone senza sottointesi, un malato prende le stesse medicine fino a quando non sia guarito.
13 gennaio, 2010 alle 11:59 am
ecco, siamo alla proposta di consulenza professionale: per me è conflitto di interessi. Forse è anche per questo che berlusquaz vince ancora le elezioni, il conflitto di interessi è endemico!!!
L’avevo già proposto: dalla PA bisogna tagliare coloro che non sono seriamente motivati al proprio lavoro e ruolo, qualunque sia!!!
13 gennaio, 2010 alle 12:03 pm
x 13
ribadisco, chi non è interessato alle opinioni di Gad può tranquillamente andare a navigare per il resto della Rete che è sconfinata, basta fare clicking!!!
13 gennaio, 2010 alle 12:06 pm
mio 14
aggiungo comunque che non mi persuade affatto la favoletta che nel settore privato si lavora meglio e con più efficienza: nel settore dei servizi pubblici privatizzati la cronaca di disservizi, scusate il gioco di parole, è quotidiana. Riferimento treni poste sanità servizi pubblici locali ecc!!!
13 gennaio, 2010 alle 12:07 pm
il bello è che x tutto l’autunno continuavano a ripetere che il papi aveva bisogno delle leggi ad personam x continuare a "governare" poi l’untodalsignore plano’ sulle guglie del domm e leggi son diventate ad libertatem…..
13 gennaio, 2010 alle 1:39 pm
Forza berluscati applaudite daiiiiiiii
13 gennaio, 2010 alle 1:51 pm
Arrestare il popolo……
Stonata dal naso più bugiardo, la voce più bugiarda, tra quelle cupamente salienti dalla trincea della associazione "antimafia", ricordando con orgoglio l’esperienza giudiziaria vicina, benchè breve, traboccante di "sepolti vivi" nelle carceri italiane, disinibita, cadenzava, al microfono di una radio nazionale ossequiosamente diffonditrice, che la legge parlamentare del reato di associazione di tipo mafioso aveva compiuto una "rivoluzione copernicana", nella strategia persecutoria delle mafie.
Implicando sibillinamente, per l’ignaro diffusore e l’incolto ascoltatore, che, mentre nell’antico "sistema tolemaico" il persecutore doveva comunque vedersela con reati (di omicidi, ferimenti, rapine, estorsioni, incendi, "attentati"), con le loro impervie fattualità, giuridico penali, le non meno impervie ascrivibilità (attribuzioni personali), giuridico processuali, impervietà rifiutanti facili e petulanti vaniloqui sostitutivi, reità "parlate", non inverate; al contrario, nel "sistema copernicano", che aveva scoperto la riducibilità del reato al reo, la sufficienza giuridica, penale e processuale, di questo, al persecutore bastava reperire uno stile di vita, individuale o collettivo, "di tipo mafioso", un reo di ciò solo (di sè solo cioè), per avere il "reato", e per seppellirlo, per seppellirne moltitudini.
Il "sistema", d’altro canto, dava l’agio, ulteriore, di semplificare l’ascrizione "personale" dei vetusti reati fattuali ( di omicidio, di rapina….), avendo scoperto, ad un tempo, il "teorema" per cui, poiché in terra di mafia, nulla, tanto meno un reato dei suddetti, potrebbe avvenire senza che la mafia voglia, esso sarebbe divenuto "automaticamente" ascrivibile all’insieme, e a ciascuno, dei suoi membri.
Perfida e gaudente, invertiva perfino, la bugiarda, la direzione della storia penale, nel trapasso dei due sistemi, e la simbologia stessa dei loro nomi, giacchè il secondo di essi, il copernicano, in realtà, aveva accompagnato e comportato, con altri fattori culturali ovviamente, l’aggiunta, del reato al reo, il reo, esclusivamente quale e in quanto, autore di reato, all’inverso esatto del primo, il tolemaico, che in ciò, quindi, era stato rivoluzionato; a contenimento, se non ad espulsione, dei suoi orrori e anzi dell’orrore in sé, che esso era, Moloch sempiternamente ingurgitante creature umane (il peccatore l’eretico la strega l’oppositore il dissidente lo straniero), ree non d’altro che di sè stesse.
Vagheggiava Moloch, evidentemente, la bugiarda, la sua smodata potenza, per sè e per l’associazione, smaniosa di sottomettere, oltre gli individui, le moltitudini, vagheggiava di regnare, dal trono giudiziario.
Quella legge parlamentare (in art. 416 bis cp), tolemaica, anticopernicana, controriformatrice, divoratrice di umanità, d’altronde, cominciava a montare alle tonificanti brezze di taluni corollari, prontamente elargiti da un parlamento ignaro o succube, (comunque) giuridicamente incolto (e funzionalmente indegno per ciò):
l’accentramento, nazionale, degli uffici di procura (della sua applicazione), benché diramanti in distretti, volti tuttavia, essenzialmente, alla (sotto)produzione del giudice proprio, distrettuale ma al postutto nazionale anchesso, sfacciatamente simile ad un tribunale speciale, quello per (e de) gli assolutismi politici di ogni risma, contro il "giudice naturale" (cioè territorialmente diffuso, e solo per ciò popolare, democratico), della Carta antimonarconazifascista del 48;
la istituzione, nazionale, di un ufficio della prova d’accusa, precostituita, ai fatti e ai processi, anzi intesa a suscitarli, al (facile) servizio di leggi contro rei senza reati, sopra visti, reità provabili perché semplicemente parlabili, "reità parlate", scagliabili come dardi da prove orali, "testimoniali", fornibili all’impronta, da "collaboratori (di giustizia) in pianta stabile, dietro mercede di ogni specie (la remissione di un debito penale, il lucroso compenso pecuniario, la reincarnazione: acquisizione di nuova identità sociale, per carte false tosto coniate all’uopo).
Corollarii della legge, or visti, apprestanti nondimeno, nella loro semplicità, un efficiente impianto bellico, una macchina da guerra civile, atta a marciare su qualunque fronte (perfino quello, recente, golpistico, della destituzione di un capo di governo).
E così, la potenza politica riuscente dall’apparato, era tale da convertire in lecito ogni illecito, quale il moto stesso della macchina, inusitatamente sovvertitore del diritto e del processo storicamente conquistati dalla civiltà giuridica, e tuttavia ricondotti ad un’infamia ripudiata finanche dalle pur tremende ordinanze dell’antico regime (quindi sedicesimo secolo d.c.);
era tale, quella potenza, da legiferare sfacciatamente accanto od oltre o contro la legge vigente, per norme giudiziarie, del giudice, puntate sull’obbiettivo senza alcuna intermediazione legale, di diritto sostanziale o processuale, verso la soluzione finale (compresa quella dell’incremento assolutistico della maestà regnante).
Alle brezze delle promesse dell’apparato, e delle loro conferme, la avanzata della associazione antimafia sarà trionfale, in un quindicennio asporterà chirurgicamente dalla umanità generale una quantità impressionante di umanità particolare, murandola viva a vita, in afflizione e umiliazione indicibili, che la più efferata animalità mai riprodurrebbe; mentre, al di qua, gli aggregati famigliari, traumaticamente mutilati, si perderanno: homo homini lupus è mito demonico che si reincarnerà dopo tremila anni di conquiste civili occidentali, e, immane ironia della storia evolutiva, per mano de "la giustizia".
Intorno all’anno 1995, dopo tredici anni di rivoluzione copernicana, il più era fatto, le associazioni mafiose erano state asportate dal tessuto sociale.
Moloch, tuttavia, cibandosene, era ingigantito, famelico e insaziabile come mai…
Una voce, cavernosa e lestofante (nel senso letterale, che parlava lesta a celare brogli concettuali, dei quali anzi precipuamente constava), iattante e querula, lanciava un’idea, ad un tempo, verso l’associazione antimafia, dalla quale saliva, e verso l’associazione politica, dei partiti, che primariamente attraevano la sua vanità: oltre i rei senza reato, stavano, ben visibili e concepibili, similrei, nella moltitudine inesauribile di coloro che avessero contatto pur effimero con quelli e che, pur se esterni alle reità loro, ben avrebbero potuto parerne concorrenti; certo, concorrenti "esterni", non interni, e tuttavia riunibili nella superiore categoria del concorso di persone nel reato, e, per ciò, allo stesso modo perseguibili.
L’idea, esposta a taluno "dell’antimafia" non immemore dei principi (scolastici) del diritto penale, susciterà l’obiezione, ovvia invero, che, chi concorra alla esecuzione di un reato sarebbe reo come chi lo esegua, "allo stesso titolo di reato", ma, per ciò, immancabilmente, concorrente interno, concorrente, e basta, inconcepibile quale esterno, impensabile, perché finanche contraddittorio in termini; il concorrente è correo del reo, non similreo. E se, nella follia concettuale, fosse tale, similreo, esterno alla reità, egli sarebbe innocente.
Ma esposta alla associazione politica in via di approccio, l’idea, non solleverà obiezioni, anzi avrà lodi e plausi ed entusiasmi, sia perché totalmente ignara, quella, benché munita di funzione legislativa, della sua immane stoltezza, sia perché sperante di conseguire, grazie ad una militante (in fieri), il merito della sua attuazione; mai disconosciuto o lesinato, elettoralmente, a chi contribuisse alla persecuzione delle reità, siccome alfiere del bene sul male, indicatore delle parti sociali in cui stare e non stare, in cui porre giusto e ingiusto, anche perché insospettabile, per abissali ignoranza o disonestà, di crearle appositamente, le reità, a guadagnare il lucro etico di perseguirle.
E sia perché non immaginava, quella associazione, che, la approvazione dell’idea, le si potesse sgradevolmente ritorcere contro, che similrei potessero essere colti al suo interno, per contatti anche effimeri con i rei, particolarmente, contatti elettorali, come se, ai primi, fosse vietato d’avere elettorato nei secondi, se, ai secondi, fosse vietato d’essere elettorato dei primi, come se il rapporto elettorale, nella sua completa interazione, fosse reato, se la democrazia rappresentativa, elettorale, fosse reità.
E tanto meno avrebbe immaginato, che, quella voce, cavernosa e lestofante, potesse guidare la sua associazione alla conquista del potere sulle organizzazioni politiche esistenti, iniziando dal meccanismo produttivo, l’elettorato attivo-passivo ( elettori ed eleggibili regolabili a piacere con la incarcerazione o la sola incriminazione), passando poi alle cariche di partito, ai partiti stessi, su per l’occupazione di essi, fino alle cariche istituzionali: alla confusione ultimale della associazione politica e di quella "antimafia".
La "lestofante" applicherà alla prima occasione l’idea, che inizierà il cammino, ne farà tanto, subito accreditata dalle sentenze "di merito", subito collaudata da quelle "di legittimità", che perverranno a dichiararla legittima, id est conforme a legge, in assenza di una legge cui riferirla, per loro stessa ammissione, a dichiararla legittima contro i principi della legge; così pervenendo, oltre la persecuzione dei rei e quella dei similrei, al genocidio, un olocausto di umanità data (ora sempre meno particolare, sempre più generale).
Poi, finalmente pavoneggiandosi nei luoghi istituzionali e massmediatici, "direttrice esecutiva", per qualche tempo, delle più tombali sepolture dei vivi, al colmo della carriera, sarà messaggera della associazione politica in materia giuridicopenale, essa, affossatrice dei più elementari principii, evertitrice dell’ordinamento giuridico costituito.
Fino che si defilerà, "collaboratrice di giustizia", "pentita", non certo d’aver potuto, pur nel suo piccolo, anch’essa per ciò grande, un olocausto, quanto, forse, del suo eccezionale squallore estrinseco.
Oggi, più d’uno, propone la riforma legislativa di una pura invenzione giudiziaria, di un fantasma giuridico, cui solo la volontà di potenza, mista a smania persecutrice, avrebbe potuto dar corpo; propone al parlamento di legiferare la riforma del nulla giuridico.
Mentre nessuno propone di legiferare la riforma di tutte le condizioni attive, materiali immateriali oggettive soggettive, l’ humus, dell’olocausto.
13 gennaio, 2010 alle 2:30 pm
Riforma Sanitaria SI’
13 gennaio, 2010 alle 2:32 pm
Per gli altri si progetta l’aumento della capienza carceraria.
13 gennaio, 2010 alle 2:48 pm
Ormai siamo abituati… Riscriviamo la Costituzione abolendo di una volta per tutte l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Introduciamo anche il principio di tutela (nel senso di cura e dedizione) da parte dei pubblici poteri degli interessi di Silvio Berlusconi e dei suoi discendenti. Finiamola con le farse e facciamo tutti la fila davanti a Palazzo Grazioli per guarire, grazie all’imposizione delle miracolose mani di Re Silvio, della malattia democratica.
13 gennaio, 2010 alle 3:21 pm
end pero
mani libere: potrà "agire in deroga ad ogni disposizione vigente", nominare consulenti esterni e soprattutto godere di quel regime speciale che – trattandosi di materie attinenti alla sicurezza nazionale come le carceri – "legittima la secretazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici". In sostanza potrà fare tutti gli appalti che vuole, come vuole: tanto l’intera documentazione verrà classificata come "riservatissimo".
13 gennaio, 2010 alle 3:31 pm
L’idea delle carceri galleggianti è affondata?
Pare che tanti pretendevano il panfilo.
13 gennaio, 2010 alle 3:35 pm
Battisti molto meno, mica è Moretti, dal Brasile informatizza processi BerlusCOGNE e tant’altro.
13 gennaio, 2010 alle 3:57 pm
Il ministro Alfano ha pensato di risolvere il problema di sovraffollamento delle carceri costruendone di nuove, con tutte le implicazioni che il 23 (er sacrifiscio) ha già spiegato.
Tanto più carceri si fanno più si riempiono, sono soldi buttati. Le carceri sono state riempite soprttutto dalle leggi Fini-Giovanardi e Bossi-Fini. Per fare uscire un sacco di gente basterebbe cambiare queste leggiacce. (a proposito, come si giustifica Fini, adesso che ha iniziato un nuovo corso, la presenza di due leggi infami che portano il suo nome?)
13 gennaio, 2010 alle 4:09 pm
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CARCERI. INCIDENZA DELLA CRIMINALITA STRANIERA ANNO 2007.
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In 11 dei 13 reati presi in considerazione le prime 3 nazionalita’
sono ricorrenti:
ROMANIA MAROCCO ALBANIA.
E in molti casi rileva il Viminale nel Rapporto sulla criminalita in Italia redatto nel 2007 queste prime 3 nazionalita’
contribuiscono a oltre il 50% dei denunciati per quel tipo di reato.
al 52% dei furti di autovetture,
al 50% dei furti in abitazione,
al 51% dei furti con destrezza.
C è quindi un’elevata concentrazione.
classifica dei reati commessi dalle comunità immigrate nel nostro Paese
vede
Al primo posto la Criminalità RUMENA
insieme a quella MAROCCHINA.
e a quella ALBANESE.
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13 gennaio, 2010 alle 4:14 pm
La situazione nelle nostre carceri è ai limiti della sostenibilita’ per cui occorre in qualchemodo trovare una soluzione per l’emergenza.
E’ chiaro che bisogna aprire una stagione di depenalizzazione dei reati meno gravi e che non provocano allarme sociale.
Per quanto conerne i reati relativi allo spaccio di sostanze stupefacenti ritengo che essi provocano allarme ed inquetudine nell’ opinione pubblica per cui non possono essere depenalizzati.
13 gennaio, 2010 alle 4:21 pm
Fini sembra, pare chioserebbe GROPIUS, prosegue sulla strada dello ‘sdoganamento’ pregresso e tra uno Stron.zi, riferito ai suoi ‘alleati’, e un altro continua a fare il presidente dell’unica Camera dove qualche volta si discute qualcosa.
13 gennaio, 2010 alle 4:23 pm
E tu, caro Gad, ti scomodi solo per quel scomodarsi per quell’Eccellente.
Forse almeno potevi non scomodare quei ottantamila
boh
13 gennaio, 2010 alle 4:25 pm
La criminalità etnica sembra essere oggi una delle cause maggiori del sovraffollamento delle nostre carceri, ma d’ altronde alcune nazionalita’ dimostrano di avere una propensione verso attivita’ illecite in maniera maggiore che altre etnie.
Per esempio all’ interna della comunita’ Romena vanno considerati i rom che alzano la media di quella nazionalità, infatti occorre distinguere tra Romeni e zingari Romeni,stesso ragionamento vale per gli Albanesi, discorso a parte meritano i Marocchini che evidentemente hanno delle difficoltà di inserimento non solo in Italia, ma anche in altri stati Europei.
L’ Italia dal punto di vista penitenziario gia’ vive una situazione di crisi per la deliquenza autoctona che risulta essere una delle piu’ alte in Europa, infatti basta fare un raffronto con gli altri paesi Europei per rendersene conto, ora aggiungere ad una realta’ critica l’incidenza della deliquenza estera non puo’che peggiorare lo scenario.
13 gennaio, 2010 alle 4:30 pm
27 italiano
Infatti in carcere ci vanno solo i disperati. Chi ruba miliardi e ha buoni avvocati questo rischio non lo corre. Berlusconi docet.
La giustizia italiana è proprio quella del proverbio: severa con i deboli ed ossequiosa con i potenti.
Sappi comunque che giornalmente sei derubato da persone rispettabili, ben vestite e non maleodoranti, ma tu hai paura solo di chi non ha il look giusto.
13 gennaio, 2010 alle 4:32 pm
Se non si pensa ad una efficace Riforma Sanitaria, lo scenario non puo’ che peggiorare sì, perchè senza prevenzione e tutele sanitarie, e assistenziali, tutti i sistemi producono questo tipo di effetti.
13 gennaio, 2010 alle 4:40 pm
#31 – e che ci dici della giustizia etnica e di giustizia di classe? nulla?
strepitoso.
13 gennaio, 2010 alle 4:42 pm
27
Una statistica reale si effetua sulle percentuali della somma di tutti i reati comparata alla percentuale ( 10 % ) dei residenti esteri.
Atrimenti se consideri tutti i reati stile " colletti bianchi " hai delle percentuli dello 0%
13 gennaio, 2010 alle 4:54 pm
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Snep
E cosa dovranno fare i potenziali secondini
per aver il posto di "secondino"?
Si affideranno all’onorevele più …vicino!
13 gennaio, 2010 alle 5:02 pm
Tutte le giustizie essendo il frutto di apparati burocratici tendono a rappresentare ed a tutelare la classe dominante di una certa società, per questo motivo sono blande con alcuni e severe con altri, in genere subordinate alla classe al potere che genera la classe dei magistrati che è figlia delle elite presenti in quel determinato contesto.
13 gennaio, 2010 alle 5:05 pm
carlos, quale genere?
13 gennaio, 2010 alle 5:15 pm
La giustizia staatale nasce con lo stato e successivamente si concretizza con la separazione dei poteri che la separa dal potere esecutivo,nonostante questa differenza formale esiste tra il potere esecutivo ed il potere giudiziario uno stretto legame di interdipendenza in forza del quale il potere giudiziario risponde prima che ad un astratto concetto di giustizia al potere che gli ha permesso di gestire quella determinata funzione.
Si tratta di una subordinazione potenziale ad un determinato sistema ed ad una serie di poteri condizionanti che agiscono all’ interno del contesto sociale e che portano il magistrato di uno stato a rispondere alla sua classe o al suo ordine di riferimento prima ancora che ad un ideale di giustizia, e la nostra giustizia non si differenzia dalle altre.
13 gennaio, 2010 alle 5:36 pm
@ MAESTRINA DALLA PENNA ROSSA 26
Il tuo è il commento del buonsenso, le carceri scoppiano soprattutto per le sciagurate leggi Bossi Fini ecc.
Il ministro Alfano sta facendo un bluff, perchè per costruire nuove carceri e fare nuove assunzioni occorrono molti fondi che non ci sono. Parallelamente gli avvocati del premier stanno lavorando a leggi sul processo breve che se, approvate, farà uscire dalle patrie galere gente ben più pericolosa di un consumatore di erba.
Berlusconi si salva dai processi, le prigioni si svuotano, più indultati di così?
Inga
13 gennaio, 2010 alle 5:40 pm
italiano 27
ma non sai che pubblicare dati è un sintomo di razzismo,i sinistri preferiscono chiudere gli occhi di fronte alla realtà.
vergognati.
13 gennaio, 2010 alle 5:41 pm
#39 Nei celeberrimi testi di Montesquieu il sistema giudiziario non è considerato un vero e proprio potere, si fa riferimento solo a cittadini cui far formare i tribunali in modo da tutelare la società con l’ applicazione della legge. Quindi non c’è nessun riferimento al potere esecutivo.
Nella Costituzione italiana del 1948 i giudici sono soggetti soltanto alla legge, in modo da garantire che il sistema giudiziario risponda agli indirizzi politici voluti dal legislatore, ferma restando l’obbligatorietà dell’azione penale. Nessun riferimento al potere esecutivo.
Nella Costituzione francese solo il PM è sottoposto all’esecutivo, ma non i giudici istruttori e men che meno i tribunali. Quqesta sottoposizione trova una sua logica nel fatto che la politica criminale deve essere espressione della volontà popolare.
Fatto che si esplica molto chiaramente negli USA con l’elezione dei procuratori.
Potrei continuare, ma è chiaro che la dipendenza del sistema giudiziario dall’esecutivo è una tentazione che ha a che fare unicamente con la concezione TOTALITARIA del berlusconismo, che è anche la tua, palesemente.
13 gennaio, 2010 alle 5:50 pm
@Carlos
dunque ipotetica
quali elementi hai sulla omogeneità della classe in questione?
ordine, proprio quello nel quale il potere esecutivo in questione vorrebbe vincolare la magistratura..?!
Se così fosse perchè è entrata nell’agenda delle sonde di Berlusconi?
13 gennaio, 2010 alle 5:57 pm
Mission, hai dimenticato la magistratura contabile..
13 gennaio, 2010 alle 6:43 pm
# 39
Onestamente non conosco il significato dei termini di giustizia statale ed una ricerca sullo web non mi ha dato risultati validi.
E erroneo il poter dire in ogni modo che una " Giustizia " possa nascere da uno stato, la soluzione di litigi mediante delle persone chiamate in differenti maniere essendo preesistente al concetto stesso di stato.
In quello che si definisce attuelmente uno stato di diritto, basato sulla separazione dei tre poteri quello esecutivo, non solo non dovrebbe avere alcuna incidenza nella creazione delle leggi e nelle decisioni processuali, ma dovrebbe mettere in atto le strutture per poter eseguire le decisioni di queste.
14 gennaio, 2010 alle 12:29 am
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EMERGENZA CARCERI. IL 37% DEI DETENUTI SONO STRANIERI.
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Min. ALFANO. Nel 2010, ha spiegato, «intendiamo realizzare un numero di posti che ci consentano di tamponare l’emergenza, affiancando una serie di norme che deflazionino la presenza in carcere».
Alfano ha poi ha sottolineato l’importanza di una strategia che coinvolga la comunità internazionale, visto che il 37% dei detenuti è Straniero.
«Il detenuto in Italia ha già fatto pagare un costo nel giusto processo e dunque almeno il vitto e l’alloggio li può andare a scontare in patria».
E venendo incontro alle richieste del ministro il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che prevede l’intervento dell’Europa in materia carceraria.
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EMERGENZA SOVRAFFOLLAMENTO CARCERI. IL 37% SONO STRANIERI.
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