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    “L’uomo che verrà”, che grande film!

    mercoledì, 27 gennaio 2010

    Rassegna Stampa

    “L’uomo che verrà”, che grande film!

    Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
    Non sarò certo il primo, e neppure il più titolato a indicarvi “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti come un capolavoro del cinema italiano contemporaneo. Potevo accontentarmi di guardarlo una domenica pomeriggio d’inverno al cinema, commuovendomi insieme agli altri spettatori che hanno fatto la fila con me per stiparsi nello spazio più ristretto della multisala e che il passaparola renderà –ne sono certo- sempre più numerosi. Invece ho sentito il bisogno di stracciare la rubrica sull’attualità politica che ero in procinto di scrivere, per rendervi partecipi di un’impressione rara che ho provato vivendo sullo schermo la strage di Marzabotto con gli occhi di una bambina di 8 anni. E mi perdonerà Gabriele Romagnoli, che su “Vanity Fair” ha già benissimo intervistato il regista di quest’opera temeraria, anticipandovene il valore. Ma sento il bisogno di tornarci perché è raro poterlo dire, quando ti accorgi che l’arte si è impossessata di te. L’arte in apparenza semplice, di poco prezzo, che oltrepassa il tempo perché rende plausibile narrare l’inenarrabile, e si permette addirittura il lusso di renderti umani i nazisti che perpetrano l’eccidio di 770 contadini inermi nell’autunno 1944 e –se proprio vuoi- ti concede di impietosirti per il tedesco giustiziato dai partigiani con un colpo alla nuca. Perché ti fa vedere pure lui con gli occhi di Martina, nostra indimenticabile bambina-mamma, l’infanzia ammutolita nell’attesa dell’uomo che verrà, l’innocenza che ci conduce per mano attraverso i soprusi dei coetanei, le meraviglie della natura, l’obbrobrio delle umane storture, la nobiltà della devozione religiosa, il perpetuarsi tenace della vita attraverso corpi violati, rastrellati, abbattuti da cui però esalano anime vive, vivissime fino nell’oggi.
    Pongo un capoverso alla mia foga di comunicare quel che ho visto domenica: non solo un film. Un quadro impressionista? Un poema classico? Un melodramma lirico?
    L’uso del dialetto della montagna appenninica invece che distanziarci rende a noi più familiare la triangolazione dei contadini alle prese con un padrone non ancora sganciato dai fascisti, con i partigiani ammirevoli ma pericolosi, il commerciante infido, l’incomprensibile corpo estraneo dell’esercito tedesco spaventoso e spaventato, le belle figure dei sacerdoti.
    Non conosco Giorgio Diritti. Me lo immagino un credente, dunque un uomo capace di guardare il suo popolo con uno sguardo amorevole ma severo. Il contrario del populismo falsario e ruffiano che va per la maggiore oggi. Me lo immagino, Giorgio Diritti, finito anche lui come me, per un pellegrinaggio civile, lì nel rettangolo grigio del cimitero di Casaglia, dove i nazisti fucilarono il primo gruppo di 195 donne, vecchi e bambini, e dove dal 1996 si va a trovare anche il padre costituente don Giuseppe Dossetti che ha chiesto di essere seppellito in mezzo a loro. E’ un luogo fondante la nostra coscienza nazionale, Marzabotto. Così come ora “L’uomo che verrà” diviene pietra miliare della nostra cultura più elevata. Dovrò tornarci, in quel cimitero, sforzandomi di guardarlo con gli occhi di Martina. Voi nel frattempo andate al cinema e sappiatemi dire.

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    Articolo di:

    Gad - che ha scritto 1423 post su Gad Lerner.


    Commenti per questo articolo

    1. 1
      Claudio scrive:

      Invece ho sentito il bisogno di stracciare la rubrica sull’attualità politica che ero in procinto di scrivere, per rendervi partecipi di un’impressione rara

      Hai fatto benissimo , xè una giornata partcolare.Io non ho mai conosciuto di persona un ebreo e quindi non ho mai avuto scambi di opinione.Sul blog ho colmato questa lacuna,leggendo i tuoi articoli o commenti e scambiando qualke post con henriette ke mi sembra sia ebrea.

    2. 2
      cs scrive:

      Le buone news di cronaca bianca : Giornata della memoria a Milano, nel ventre della Stazione Centrale (settemila metri quadrati, per anni nascosti agli occhi della città) sorgerà un Memoriale della Shoah: per riportare alla luce il ricordo delle deportazioni e stimolare la coscienza collettiva……..

    3. 3
      Marco67 scrive:

      La coscienza collettiva.
      Questa mattina ho visto di sfuggita (mi scuso dell’approssimazione) su RAINEWS a proposito del memoriale della Shoa in stazione centrale a Milano (come scrive cs 2) la testimonianza di una signora (credo una rappresentante del mondo ebraico) che ricordava come gli italiani si occupavano dei rastrellamenti e i milanesi guardavano dietro le finestre chiuse con indifferenza e forse complicità gli ebrei caricati sui treni della deportazione.

      L’Italia del tempo ERA fascista.
      E la retorica sull’antifascismo e la resistenza probabilmente non ha aiutato a prenderne coscienza fino in fondo.
      Mentre altri paesi sono stati messi di fronte alle loro responsabilità (processo di Norimberga) la classe dirigente, politica e militare Italiana del tempo, probabilmente con la complicità degli Usa in chiave anticomunista è stata sostanzialmente risparmiata. (Lasciando da parte la giustizia sommaria "fai da te")

      Potrebbe essere questa una delle tante chiavi di lettura del vizio italico, che ancora oggi ci portiamo dietro, a ritenerci sfacciatamente impunibili, a non ritenerci quasi mai responsabili delle nostre azioni, al furbo che la scampa, al "tarallucci e vino" o "tutto si aggiusta"?

    4. 4
      Marco67 scrive:

      La coscienza collettiva.
      Questa mattina ho visto di sfuggita (mi scuso dell’approssimazione) su RAINEWS a proposito del memoriale della Shoa in stazione centrale a Milano (come scrive cs 2) la testimonianza di una signora (credo una rappresentante del mondo ebraico) che ricordava come gli italiani si occupavano dei rastrellamenti e i milanesi guardavano dietro le finestre chiuse con indifferenza e forse complicità gli ebrei caricati sui treni della deportazione.

      L’Italia del tempo ERA fascista.
      E la retorica sull’antifascismo e la resistenza probabilmente non ha aiutato a prenderne coscienza fino in fondo.
      Mentre altri paesi sono stati messi di fronte alle loro responsabilità (processo di Norimberga) la classe dirigente, politica e militare Italiana del tempo, probabilmente con la complicità degli Usa in chiave anticomunista è stata sostanzialmente risparmiata. (Lasciando da parte la giustizia sommaria "fai da te")

      Potrebbe essere questa una delle tante chiavi di lettura del vizio italico, che ancora oggi ci portiamo dietro, a ritenerci sfacciatamente impunibili, a non ritenerci quasi mai responsabili delle nostre azioni, al furbo che la scampa, al "tarallucci e vino" o "tutto si aggiusta"?

    5. 5
      linda scrive:

      Lo vedro’ presto.

    6. 6
      luca scrive:

      Mi chiedo se questo film è stato finanziato come quelli di citto maselli! Se sì: ho già dato e non andrò a vederlo! Prima o poi passerà in tv!

    7. 7
      valeriano valeriano scrive:

      sono stato piu’ volte in Polonia a Oswiecim nel campo di Auschwitz – Birkenau ( Brzezinka) dove ci sono vicini due campi uno di concentramento e un’altro di sterminio , ebbene sempre mi sento male nel vedere e nel non poter capire come e quanto odio animasse questi mostri , per arrivare a fare ciò che hanno fatto !
      i ragazzi devono vedere , per capire , cosa significhi l’odio razziale , anche li è cominciato senza dare il giusto peso alle provocazioni , di volta in volta sempre piu’ decise e poi diventate legge , …….. la storia non dimentichi , ma , molte analogie oggi escono fuori e troppi come allora stanno a guardare …..

    8. 8
      ink scrive:

      Ma sento il bisogno di tornarci perché è raro poterlo dire, quando ti accorgi che l’arte si è impossessata di te. L’arte

      perchè

      si permette addirittura il lusso di renderti umani i nazisti che perpetrano l’eccidio di 770 contadini inermi nell’autunno 1944 e –se proprio vuoi- ti concede di impietosirti per il tedesco giustiziato

      …ma come diavolo fai a scrivere cosi?!?

      Invece ho sentito il bisogno di stracciare la rubrica sull’attualità politica che ero in procinto di scrivere, per rendervi partecipi di un’impressione rara che ho provato vivendo

      ti perdonerà Gabriele Romagnoli?
      lol

    9. 9
      Ken scrive:

      ma come diavolo fai a scrivere cosi?!?

      Pare, ma sembra, sforzandosi di guardarlo con gli occhi di Martina, una bambina di 8 anni.

    10. 10
      Henriette scrive:

      Già.Martina.La bambina di 8 anni "che vide tutto",come me.Se volete conoscere il resto,come vive,come diventa,da adulta,una bambina che prova uno shock simile,non avete che da chiedere.Si vive col fazzoletto in mano,come ieri nel corridoio dei detersivi col dash in mano a singhiozzare lacrime irrefrenabili.Signora si sente male?Ha bisogno?Chiede la ragazza in divisa coop rosso-grigia.No no mi scusi,un attimo di tristezza,ora passa grazie.Ma non passa.Non passa mai.Una tristezza millenaria,un’ingiustizia razziale,sbagliata,inutile,insensata.
      @ Claudio che scrive:"non ho mai conosciuto di persona un ebreo e quindi non ho mai avuto scambi di opinione" vorrei chiedere:opinione su cosa?gli uomini sono tutti uguali,non conosco differenze,in merito.
      Ora basta,vado a rinchiudermi nel mio lutto,sfoglio i nomi dei deportati che non sono più tornati,sono tanti,troppi; penso a quanto freddo hanno patito i bambini,nei lager,è il freddo che sento dentro,in questa Giornata della Memoria,triste,giusta,dedicata a non dimenticare,a tramandare

    11. 11
      Claudio scrive:

      Claudio che scrive:"non ho mai conosciuto di persona un ebreo e quindi non ho mai avuto scambi di opinione" vorrei chiedere:opinione su cosa?gli uomini sono tutti uguali,non conosco differenze,in merito.

      Forse mi sono espresso male.Conosco la depotarzione solo xkè ho visto in tv vekki filmati o tramite qualke lettura,xò non ho mai ascoltato direttamente un racconto da un sopravvissuto e x questo dico ke noi in fondo non capiamo veramente,possiamo esprimere solidarietà ma poc’altro.Da oggi xò dopo aver acoltato la tua testimonianza quasi diretta,penso,ne sono sicuro comicerò a capire un pò di più della sofferenza dei nostri fratelli maggiori

    12. 12
      Henriette scrive:

      scambiando qualke post con henriette ke mi sembra sia ebrea.

      .Un giorno forse racconterò quello che da bambina mi sono inferta fisicamente per offrire "meno appigli" se i nazisti mi avessero presa,tale fu lo shock quando scoprii del genocidio ebraico.Forse.

    13. 13
      maestrina dalla penna rossa scrive:

      Andare a vedere ciò che è rimasto di Monte Sole oggi è commovente. Ci sono stata ormai più di dieci anni fa e ho visto persone bravissime che dedicano molto del loro tempo per spiegare e mantenere vivo il ricordo della strage. A una parete le foto, anche di bambini piccolissimi.
      La bellezza della collina, su cui oggi restano solo delle rovine, contrasta spaventosamente con i fatti che là sono avvenuti e riporta sempre alla solita domanda che tutti i giorni dovremmo porci:
      "come è potuto accadere?"
      Andrò di certo a vedere il film

    14. 14
      Henriette scrive:

      anch’io

    15. 15
      gap scrive:

      Giorgio Diritti aveva già girato l’altro piccolo capolavoro "il vento fa il suo giro" che non aveva avuto distribuzione e che fu proiettato per oltre un anno al cinema Mexico di Milano, segnando un grande fenomeno di un film visto solo per passa parola.
      Dovrebbe trovarlo in DVD e le consiglio di guardarlo, girato e recitato nella lingua occitana di Piemonte.

      Credo che questo film sia all’altezza dell’altro, entro domenica andrò a vederlo e bisogna fare presto perchè anche questa volta la distribuzione è carente.
      Molti film interessanti non riescono nemmeno ad arrivare nelle sale e quando qualche lavoro particolare vi arriva, rimane per pochissimi giorni.
      Ogni altro commento sullo stato del cinema in Italia è completamente superfluo, tanto non cambia niente perchè siamo diventati soprattutto un pubblico televisivo che va poco al cinema oltretutto pretendendo di ritrovarvi la televisione, non riuscendo più ad apprezzare opere di qualità diverso.

    16. 16
      rossana scrive:

      @6 Luca

      Giorgio Diritti è regista giovane, bravo e senza protettori. E’ autore di un’altro film "Il vento fa il suo giro", molto bello, autoprodotto qualche anno fa , e che solo grazie all’iniziativa di un cinema milanese, il Mexico, è riuscito a essere proiettato per un anno intero, ed essere conosciuto in questo modo da un pubblico numeroso.
      Sono contenta quindi che in questa circostanza il regista venga ricompensato a pieno titolo da un successo di critica e pubblico.
      Anch’io domenica pomeriggio ero in fila per il film, ma non sono riuscita ad entrare per esaurimento dei posti.
      Questa domenica provvederò alla prenotazione telefonica.
      Che rabbia non poter fare altri commenti!

    17. 17
      DimenticataInAutogrill scrive:

      Henriette
      E’ atroce quello che ti è successo. Ricordo ancora un vecchio reportage sui sopravvissuti all’olocausto. Una signora, scampata alla "soluzione finale" di un campo di concentramento dove era rinchiusa, ha terminato in lacrime dicendo: "Avrei voluto passare anch’io per il camino". La vita, dopo, era solo sofferenza per lei, troppa sofferenza. Anche Primo Levi alla fine non ce l’ha fatta. Sono pochi quelli coriacei come Simon Wiesenthal, che ha lottato con tutte le sue forze, dominato anche da vere ossessioni e ha saputo reagire al devastante sconvolgimento di tutta la vita cercando di fare giustizia nel consegnare i carnefici ai tribunali. Ho letto in passato l’autobiografia di Teresa Noce: non era ebrea, ma fu prigioniera politica in un campo di concentramento. Lei seppe reagire con l’aiuto delle compagne, ma sarebbe bastato ancora poco tempo per non riuscire a sopravvivere. Purtroppo non tutti sappiamo reagire con grande sforzo e tenacia: il più delle volte si soccombe al troppo che si impadronisce delle nostre forze. Penso che anch’io, nella situazione raccontata dalla sopravvissuta, avrei pensato la stessa cosa.

    18. 18
      rossana scrive:

      Henriette mi spiace la tua tristezza, e mi spiace l’imbarazzo che mi provoca.
      Vorrei confortarti tacendo, ma forse in questa occasione condividere la tua tristezza dicendo che la comprendo mi sembra una testimonianza di solidarietà, che volentieri faccio.
      Volevo anche dire che con mio figlio Valerio,proprio quando aveva 8 anni, sono stata per una piccola vacanza sull’appennino modenese. Abbiamo fatto molte passeggiate lungo il Sentiero Partigiano, e al Sacrario di Marzabotto, abbiamo dopo la visita,abbiamo aggiunto le nostre firme con una dedica, sul libro delle visite.
      .
      E’ partito proprio ieri per Londra, oggi ha 23 anni , e penso che dentro di lui, c’è anche questo piccolo ricordo.
      I ricordi sono importanti, tutti, cara Henriette, sono noi e dobbiamo volergli bene, comunque sia.

    19. 19
      laura scrive:

      N° 8, che fai l’accademico della crusca su una scrittura dettata dall’emozione? Che ppallllllleee!

      firmi: Io
      Gad sei tu che ti fai da editor ;-) ?

      laura

    20. 20
      DimenticataInAutogrill scrive:

      Henriette
      scusa nel tuo 12
      pensandoci dopo, senza aver ricollegato i fatti ad un tempo, parli di te stessa al tempo del fascismo? Perchè mi pareva avessi detto qualche mese fa che compivi 55 anni, quindi non puoi aver visto la guerra.
      Sempre se la frase che riporti è riferita a te

    21. 21
      ink scrive:

      laura, ma che c’entra crusca? e scritto con i piedi, almeno spero (imho)

    22. 22
      Giada scrive:

      ot tecnico per Laura #19:

      lol = lot of laugh
      (vale a dire "scritto ridendoci un sacco", l’equivalente di una faccetta, non era firmato "Io", è solo uno degli acronimi in uso e abuso nel "dizionario urbano" del world wide web e della comunicazione tecnologica in generale, come b.t.w = by the way, o f.y.i. = for your information, o i.m.h.o. = in my humble opinion, etcetera)

    23. 23
      DimenticataInAutogrill scrive:

      22 Giada
      ah, ecco cos’erano tutte quelle strane sigle che metteva ink. A> tutto c’è sempre una spiegazione (a saperlo… si dà sempore per scontato che tutti sappiano tutto).

      Molto riflessivo il tuo commento su Delbono e il resto. Sei sempre in grado di vedere le cose da un punto di vista più distaccato.

      Ciao ink.
      Io non so se è scritto con i piedi, però mi ha fatto pensare, non so. Non prendere per buono quello che scrivo , mi lascio condizionare molto dal momento

    24. 24
      ink scrive:

      Grilly, a me m’ha fatto incazzare. Certo, potevo passarci sopra come tante altre volte, ma oggi non mi andava, neanche volendo apprezzare lo sforzo e la buona volonta.

    25. 25
      Edy scrive:

      Marco 67 #3#, condivido e apprezzo le tue considerazioni. Credo anch’io che il camaleontismo italico rappresenti per la coscienza collettiva il principale impedimento alla rielaborazione di un passato cui – paradossalmente – si potrebbe applicare la formula dell’oltre-uomo nietzschiano: così volli che fosse.
      Ammettere questo rapporto fra ciò che si volle e ciò che fu e che avvenne, è però impossibile per l’uomo-camaleonte, che una volta buttata la livrea in cui si identificava fino a ieri, perde inevitabilmente, insieme alla livrea, anche la memoria e la coscienza di sè.
      Sarà per questa ragione (una fra le tante, evidentemente) che ben pochi ammisero o ammettono responsabilmente questa volontà, palese nella militanza politica o nel silenzio-assenso al regime?
      Strano fenomeno antropologico, quello del camaleontismo italiano, su cui si potrebbero fare ipotesi e considerazioni forse interessanti, utili a capire il passato e forse ad affrontare il presente e il prossimo futuro, evitando una ciclità non degna dell’uomo, ma della processionaria del pino. Il rischio di rendere la Storia umana un gigantesco e mostruoso eto-dramma è sempre dietro l’angolo, finchè l’uomo non agirà in modo diverso da un insetto.
      Per capire meglio questi problemi, andrò senz’altro a vedere il film, anche perché l’entusiasmo di Gad mi ha contagiato.

    26. 26
      Henriette scrive:

      17 e 18,@ Dimenticata e Rossana,esatto,ho 55 anni,non ho vissuto realmente(per fortuna!)quella realtà,eppure ne sono stata profondamente ferita per altri accadimenti,che ora non mi va di raccontare nel dettaglio,e forse non lo farò mai,non so.Permane un sentimento di percezione reale,i miei figli ne sanno qualcosa,la settimana che accoglie il 27 Gennaio è per me particolarmente sentita.
      Un caro saluto

    27. 27
      maestrina dalla penna rossa scrive:

      Henriette, mi fai pensare al bambino di "vedi alla voce amore"

    28. 28
      Pinelda scrive:

      Ho letto che il film sarà distribuito in poche sale e che le copie sono limitate. Vorrei che qualcuno mi spiegasse il motivo per cui un bel film deve essere così penalizzato e perché nessuno se ne preoccupa. Ciao a tutti.

    29. 29
      maestrina dalla penna rossa scrive:

      28 pinelda
      Sai che ci sono tantissimi film finiti, che non vengono mai distribuiti?
      Altri scompaiono rapidissimamente. Ad esempio qui qualcuno parlava di "il vento fa il suo giro", ebbene a Firenze questo film credo non sia passato, o se è passato è stata una meteora. Ho tentato di scaricarlo da internet, ma mi è venuto senza il sonoro.
      Siamo in una società dove chi è indipendente incontra 1000 difficoltà; anche in ambito culturale dobbiamo sorbirci solo quello che passa il convento. Pensa quanti romanzi splendidi magari giacciono scartati negli archivi delle case editrici.
      Alla fine la maggioranza della gente finisce per vedere i film e comprare i libri, che sono maggiormente pubblicizzati.

    30. 30
      PaolaLG scrive:

      Oggi, proprio perchè conosco e stimo alcuni ebrei e so,percepisco soprattutto la loro tristezza profonda, anche da parte di chi non c’era durante la seconda guerra mondiale ma che ha patito ancora…penso soprattutto al mio analista e ai suoi occhi dolci,come in altri volti, che, a causa di questa sofferenza, mi permettono di cogliere una profonda umanità e umiltà…certo con gli occhi ingenui di una bambina si può inventare il mondo Lerner, ma sarebbe "leggero"non conservare la nostra razionalità…
      un abbraccio Henriette

    31. 31
      Giada scrive:

      in che senso non se ne preoccupa nessuno, Pinelda (#28)?
      Gli unici a non preoccuparsene sono al ministero dei beni culturali e alla presidenza del consiglio (al cui vertice per caso c’è il proprietario di Medusa cinematografica oltre che di Mediaset, naturalmente).
      A parte che su un piano locale è in corso una campagna di promozione e valorizzazione dei monosala e dei cineclub da parecchio tempo, su un piano nazionale questa è del 18 gennaio scorso ( fonte con il comunicato completo ):

      Sindacato (Slc-Cgil), associazioni di autori (100 autori e Anac), produttori, troupe, attori, sceneggiatori, più il Movem 2009 (una 40ntina di sigle del mondo dello spettacolo). Stavolta non manca nessuno allappello:

      domani sciopero nazionale dei lavoratori del settore cineaudiovisivo, con sit-in di protesta davanti alle sedi romane di Mediaset (ore 10), Rai (12.30) e Sky (ore 15).

      PER SALVARE LA 122 Una grande mobilitazione, insomma «contro le leggi di questo governo che riduce progressivamente tutte le occasioni di lavoro del settore cineaudiovisivo», si legge nel comunicato del sindacato. La questione è lultimo colpo di grazia al mondo dellaudiovisivo, sferrato dal decreto legislativo di imminente approvazione, che spazzerà via la cosiddetta legge 122.

      Cioè, lobbligo di produzione e investimento in cinema e fiction europei da parte delle televisioni. Normativa, grazie alla quale, il cinema indipendente italiano è riuscito a rinascere allinizio del 2000 e a sopravvivere in questi drammatici tempi di crisi.

      Un ennesimo «favore» del governo, dunque, alle tv-leggi Mediaset attuato attraverso unapplicazione, diciamo così «esagerata» e di «parte» della direttiva europea «Tv senza frontiere», «acquisita in modo da salvaguardare la produzione di opere», nel resto dEuropa, si legge nel comunicato sindacale. Ma qui da noi, invece, utilizzata «per il progressivo disfacimento dellindustria audiovisiva, col conseguente attacco a posti di lavoro e professionalità, con l`obiettivo di esercitare il pieno controllo della produzione culturale nazionale a svantaggio della qualità dei prodotti».

      «Uun totale abuso di delega da parte del governo», conferma Vincenzo Vita del Pd. «Per questo faremo ostruzionismo in tutti i modi.

      E necessaria una mobilitazione permanente per portare il governo ad un ripensamento serio. La posta in gioco è la sopravvivenza stessa del cinema».

    32. 32
      temporalia scrive:

      L’altro film di Diritti, "Il vento fa il suo giro" mi era piaciuto tantissimo e concordo con il giudizio positivo dato da altri prima di me. Spero di vedere anche questo e di trovare la conferma di un grande regista.

    33. 33
      Soul scrive:

      A chi può interessare segnalo alle 23,30 su Rete4 il film "Il processo di Norimberga", fedele ricostruzione, pare, di quel processo.

      PS : avete visto (io l’ho fatto per l’ennesima volta) ieri sera "Il pianista", di Polanski? Davvero indimenticabile.

    34. 34
      Soul scrive:

      OT (ma non troppo)

      « C’è un’arte di ricevere in faccia le sferzate del dolore che bisogna imparare. Lasciare che ogni singolo assalto si esaurisca; un dolore fa sempre singoli assalti – lo fa per mordere più risoluto e concentrato. E tu, mentre ha i denti piantati in un punto e inietta qui il suo acido, ricordati di mostrargli un altro punto e fartici mordere – solleverai il primo. Un vero dolore è fatto di molti pensieri; ora, di pensieri se ne pensa uno solo alla volta; sappiti barcamenare tra i molti, e riposerai successivamente i settori indolenziti. »

      (Cesare Pavese)

    35. 35
      GERMANICO54 scrive:

      a Henriette
      un caro saluto e una stretta al cuore di solidale fratellanza ,nella speranza che non succeda mai più,quello che è successo,dalle leggi razziali alla soluzione finale.

    36. 36
      Alberto Lupi scrive:

      Io non andro’ a vederlo, sono stano di film e libri su quella guerra perfetta contro i tedeschi.
      Vorrei vedere qualcuno CANTAR (in senso virgiliano) le guerre imperfette di oggi.

    37. 37
      skamainterFARABUTTO scrive:

      grazie della segnalazione Gad, non mancherò di vederlo al più presto!!!

    38. 38
      Ada scrive:

      Ho letto la settimana scorsa su "Vanity Fair" e mi ero già ripromessa di andarlo a vedere, se passerà in distribuzione!! Certo che il giorno della memoria, dovrebbe esserci più spesso, non certo per sadismo ma proprio per la pietà e il ricordo che vanno alimentati. Ogni anno, nel ricordo, rimango sempre più sbigottita e allibita ed anche impaurita. Mi fa sempre una grande impressione pensare ai Tedeschi di oggi che devono vivere con la vergogna per quello che hanno fatto i loro padri- da morirne.

    39. 39
      etranger scrive:

      E’ un fim bello, come era bello "Il vento fa il suo giro"
      L’ho trovato agghiacciante, più che commuovente: e non credo solo io.

      Non avevo mai sentito un silenzio così sgomento, in platea alla fine di un film.

      Soprattutto è eccezionale per il racconto sulla tragedia dei contadini.
      Nazisti e partigiani sono stereotipi già visti in cento film, ma probabilmente è giusto così: non c’è null’altro da dire su di loro.

      Invece quello di Diritti è uno sguardo sensibile su chi la storia la vede passare, cerca di evitarla, ma ne è vittima.

    40. 40
      alexis scrive:

      ho visto il film sabato sera. Sono di quelle parti, tutta la montagna bolognese e’ puntellata di lapidi: morti di civili, morti di partigiani, il cimitero tedesco al Passo della Futa.

      Il film, nella sua sobrieta’ e’ stupendo. Ottima la ricostruzione della vita contadina dei nostri montanari: assolutamente aderente alla realta’ che era, come confermano i miei genitori figli di quel mondo.
      Anche l’uso del dialetto e’ appropriato. Fare parlare gli attori in italiano – lingua all’epoca semisconosciuta – sarebbe stato surreale.

      Il tema dei partigiani è stato affrontato correttamente. Dalle nostre parti e’ un tema che ancora scalda gli animi, non se ne parla volentieri.

      Belle anche le figure dei sacerdoti: Don Marchioni e Don Fornasini.

      Desidero ricordare anche la figura del cappellano dei partigiani: Don Elio Monari, medaglia d’oro al VM morto torturato.

      Insomma, in sintesi un film molto emiliano, in cui si mescolano proprio bene l’umanità della mia gente, la lontananza montanara dalla retorica, il senso di giustizia e … la devozione alla Madonna (che voglio ricordarlo era amata in tutte le case, anche quelle piu’ comuniste)

      Infine, la bambina Martina e’ poesia pura.

    41. 41
      Giada scrive:

      a proposito di questo film segnalo una bella puntata di Hollywood Party (radio3) che per la Giornata della Memoria, mercoledì 27 scorso, ha parlato de L’uomo che verrà (anche dell’aspetto distributivo) e intervistato l’autore Giorgio Diritti: qui il podcast, da 5′57” a 15′45” (il link rimane pubblico per qualche giorno ancora, ma si può anche scaricare e salvare come mp3, pesa circa 22 Mb)

    42. 42
      Henriette scrive:

      PaolaLG scrive:
      27 gennaio, 2010 alle 7:48 pm

      Ricambio,cara Paola
      Grazie Giada!

    43. 43
      werter scrive:

      Maledetto Gad, hai scritto quello che volevo scrivere io. Ho visto "L’uomo che verrà" 10 giorni fa, lo aspettavo da tempo avendo seguito con interesse il percorso artistico di Diritti dopo il suo bellissimo "Il vento fa il suo giro" e anche perchè gli eventi di Marzabotto mi hanno sempre coinvolto profondamente (andateci a Monte Sole, camminate nel silenzio attraverso i ruderi delle case e delle chiese distrutte e visitate i cimiteri in uno dei quali è sepolto Don Dossetti).
      Raramente mi è capitato di provare un simile coinvolgimento durante la proiezione di una pellicola. Si rimane muti quando si riaccendono le luci della sala e si sta in silenzio all’uscita, forse per non tradire una imbarazzante commozione.
      Avessi il potere di farlo, proporrei l’Oscar per il film e per quell’incredibile bambina.

    44. 44
      Bettina scrive:

      "l’UOMO CHE VERRA’" …gran film, lirico, poetico e anche terribile.
      sono di Bologna, sono ebrea. Sono nata molto tempo dopo questi fatti, e tuttavia per tutta l’infanzia ho ascoltato i racconti dei partigiani sull’appennino bolognese, le fughe, gli sfollamenti, i nascondigli, i bombardamenti, le storie tremende dei sopravvissuti al gigantesco massacro di Marzabotto e in tutto il comprensorio denominato Monte Sole (dove Don Dossetti fondò la scuola di pace), perpetrato nell’arco di un mese, per rappresaglia a fronte di due o tre SS uccise. Non c’è solo Monte Sole, anche Sabbiuno, Pizzocalvo, e tanti altri luoghi in pianura, come Casteldebole, Casalecchio, Amola, Castelmaggiore, etc etc
      Spesso questi massacri avvenivano, come nel caso di Sabbiuno, per rappresaglia contro le famiglie che avevano nascosto ebrei. A uno a uno venivano legati, sparati e buttati nei calanchi dell’appennino.
      E’ vero ciò che ha detto il signore "di quelle parti"…..non vi è crocicchio che non porti una lapide.
      Grande attrice la bambina, vero perno del film, e veritiere le parti dei comprimari. Grandi le attrici romane che hanno imparato il dialetto della montagna bolognese (io, per esempio, non lo conosco, pur capendolo!). Mi piace qui ricordare Don Giovanni Fornasini, uno dei due parroci, e questo è il parroco che non lo si vede assassinare. Il suo corpo sparì, come quello di mille altri. Nel film la parte è recitata da un bravo (e spero promettente) ragazzo ebreo della Keillah di Bologna, Raffaele Zabban. Una delle maestre si è salvata realmente, nascondendosi sotto mucchi di cadaveri.
      Film profondamente commovente, un gran film, dovrebbero farlo vedere nelle scuole…..visto che ogni anno, ogni 25 Aprile il nostro caro governo o chi per esso, parla con accenti revisionisti….che schifo!
      ciao a tutti, ciao a Gad, che ospita i miei commenti
      Bettina

    45. 45
      c scrive:

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      scrivere in mezzo

    46. 46
      rossana scrive:

      Condivido totalmente i commenti favorevoli al film L’uomo che verrà.
      Sono rimasta incantata dalla straordinaria composizione dell’opera.
      Ogni situazione è armonica, non sfugge nulla all’attenta regia, e tutti gli attori sono protagonisti a pieno titolo della loro parte, recitata.
      Davvero un’opera d’arte completa.
      Anche la musica, composta in gran parte dallo splendido coro di Bologna, stabilisce con i momenti cruciali del film e la tensione che ne viene prodotta un’ accurata cura, quasi una terapia, per le emozioni dello spettatore.
      L’unica disarmonia che esalta con forza la poetica della narrazione e che da il senso compiuto a tutto il lavoro, potenziandone il valore, è l’atrocità della guerra, e la disumanizzazione di coloro che la eseguono.
      Spero che Giorgio Diritti possa incrementare la storia del cinema italiano con altri capolavori.


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