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Lo sciopero degli stranieri

domenica, 28 febbraio 2010

Pensieri

Lo “sciopero degli stranieri” del 1 marzo è più simbolico che reale. Ma in futuro lo ricorderemo come l’inizio di un movimento importante

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Articolo di:

Gad - che ha scritto 2637 post su Gad Lerner.

Commenti per questo articolo

[3] 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 132
    Miami Vice scrive:

    TEL AVIV
    Dopo la rabbia per lo schiaffo ricevuto dal governo israeliano, e le dure parole di condanne per il progetto di costruzione di altre 1600 case a Gerusalemme est, Joe Biden, incassate le scuse Benjamin Netanyahu, si spende per tentare di ricucire e rilanciare i negoziati indiretti saltati ancora prima di iniziare. «La cosa più importante è che questi colloqui vadano avanti e vadano avanti velocemente ed in buona fede – ha detto il vice presidente parlando oggi all’Università di Tel Aviv – non possiamo permetterci di rinviare, perchè quando vengono ritardati i progressi gli estremisti si approfittano delle nostre differenze di opinioni».

    Perchè, ha aggiunto il vice presidente nel discorso con cui conclude la sua visita in Israele e territori palestinesi, «lo status quo non è più sostenibile» per i palestinesi come per gli israeliani. «La realtà demografica rende difficile per Israele essere la patria degli ebrei ed un paese democratico – ha detto ancora – per mettere fine a questo storico conflitto entrambe le parti devono avere un coraggio storico».

    Biden, che nelle intenzioni di Washington avrebbe dovuto, con la sua presenza al momento dell’annuncio dell’avvio dei proximity talks, sottolineare l’impegno americano ed invece si è trovato a gestire già la prima crisi dei negoziati, ha cercato così di ricucire, cambiando i toni rispetto a ieri. Ed affermando che i palestinesi hanno «mal interpretato» l’annuncio fatto dagli israeliani, pensando che le nuove costruzioni sarebbero state fatte subito e non nei prossimi anni, come gli è stato assicurato dal premier. Per il momento non vi sono quindi progetti immediati di costruzione, ha concluso, in modo che i negoziatori avranno il tempo per «risolvere questa e le altre questioni aperte». Parole drasticamente diverse da quelle pronunciate martedì, ed anche ieri sera, quando il vice presidente aveva detto che «la sostanza ed il timing dell’annuncio mina la fiducia di cui abbiamo bisogno in questo momento». Il discorso di Biden arriva dopo che il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha detto al segretario generale della Lega Araba, Amr Mouss, che «nelle attuali circostanze il palestinesi non sono pronti ad avviare i negoziati».

  2. 131
    Miami Vice scrive:

    Israele ha "minato alla base il clima di fiducia con i palestinesi" quando, due giorni fa, ha annunciato l’estensione di un rione ebraico di Gerusalemme est; ma, alla luce delle spiegazioni fornite ieri e oggi dal premier israeliano Benyamin Netanyahu, la vicenda va ora superata e gli Stati Uniti ritengono sempre necessario rilanciare al più presto negoziatifra Israele e Anp. Lo ha affermato il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden in un lungo discorso alla Università di Tel Aviv in cui ha ribadito che i legami fra Israele e Usa restano saldi e non possono essere spezzati: "A volte proprio un vecchio amico di Israele, appunto come me, deve far sentire la sua voce”, ha detto.

    Il discorso di Biden è iniziato con forte ritardo, probabilmente legato alla contemporanea diffusione da parte dell’ufficio di Netanyahu di un comunicato in cui il premier pubblicamente esprimeva rammarico perché la rivelazione dei progetti di estensione del rione di Ramat Shlomo (almeno 16 mila alloggi) era arrivata prorpio durante la visita di Biden in Israele.

    La mossa del governo israeliano, condannata dagli Stati Uniti, ha destato forte collera a Ramallah. Il negoziatore capo palestinese Saeb Erekat ha affermato oggi che l’Anp si attende che i progetti di Ramat Shlomo siano annullati. In caso contrario, ha avvertito, il presidente Abu Mazen non potrebbe autorizzare la ripresa dei negoziati. Da parte sua la stampa israeliana precisa che il governo sta progettando l’estensione di numerosi rioni ebraici a Gerusalemme est: i nuovi alloggi in fase di progettazione sono fra 20 mila e 50 mila, afferma
    Haaretz.

    Ma nel suo comunicato Netanyahu ha chiarito a Biden che i progetti di Ramat Shlomo le prime case si vedranno solo fra anni. Il vicepresidente ha accolto questa spiegazione con soddisfazione e ha spronato i dirigenti israeliani a "non farsi sfuggire l’occasione" di trovare una intesa al più presto con Abu Mazen e con il suo premier Salam Fayad che, a suo parere, hanno raggiunto risultati degni di nota nella riorganizzazione delle strutture politiche palestinesi e nel mantenimento dell’ordine pubblico in Cisgiordania.

    Agli studenti di Tel Aviv Biden ha parlato anche di Iran: "Gli Usa – ha detto – sono determinati a prevenire che Teheran si doti di armi nucleari. Gli iraniani soffrono la loro leadership che sostiene il terrorismo". Biden ha quindi ricordato che l’Iran "ha rifiutato di cooperare" sul nucleare con le altre potenze mondiali e che "gli Stati Uniti sono determinati a mantenere la pressione sulla Repubblica Islamica perchè cambi atteggiamento" sulla vicenda.

  3. 130
    Miami Vice scrive:

    Netanyahu chiede scusa agli Usa, avanti subito con i negoziati.
    Dietrofront sui nuovi alloggi a Gerusalemme Est.

    «Pace con palestinesi è vostro profondo interesse»

    Dopo l’annuncio della costruzione di 1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme Est e le polemiche che ne sono seguite (compresa la condanna da parte degli Usa), il premier Benyamin Netanyahu ha inviato al vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden un messaggio di scuse perché l’annuncio è coinciso con la sua visita ufficiale in Israele. Non era un momento propizio, ha spiegato il primo ministro, informando Biden di aver espresso la propria insoddisfazione al ministro degli interni Yishai, leader del partito ultraortodosso Shas. Netanyahu ha ribadito che la notizia lo ha colto di sorpresa dato che non segue il lavoro delle commissioni incaricate dei progetti edili.

  4. 129
    Merlino scrive:

    124 Inga
    E infatti ci sono molti italiani (tra cui anche padani) che affittano agli stranieri in nero dei tuguri a prezzi esorbitanti: poi blaterano del rispetto delle regole, della civiltà ecc. ecc. I problemi ci sono, ma non so quanti li vogliono risolvere davvero (e intanto ci sono i respingimenti…)

  5. 128
    Amico Padano scrive:

    GR gli immigrati è giusto che abbiamo gli stessi diritti (e doveri) degli italiani.
    Ma non mi vengano a dire che ci pagano le pensioni per favore!!
    Faccio un esempio concreto e semplice:
    Mia Madre, 69 anni, con 18 anni di contributi, di tasse pagate e una vita di sforzi, molla il lavoro solo dopo aver dato alla luce il terzo figlio: oggi percepisce 440 euro di pensione.
    Busta paga di un operaio rumeno che lavorava da noi (licenziato perchè trovato a rubare) con moglie + 4 figli a carico:
    IRPEF: 0 (ZERO) cioè causa detrazioni coniuge a carico (che lavora in nero) e 4 figli NON PAGA TASSE.
    INPS: 125,44 contributi versati…. e 491,00 di Assegni Familiari Puliti: Totale: 366,00 a suo credito.
    Questi sono i fatti incontestatibili.
    E’ da 8 anni in italia, ha finito di pagare le tasse e in più riceve 366,00 euro al mese dall’INPS. Chi paga cosa??

    E poi ci chiedono perchè siamo incazzati!!!

  6. 127
    Amico Padano scrive:

    X G.r.

    rispondevo solo all’ovvia falsità scritta al nr.106 sotto indicate..

    @ AMICO PADANO 95
    Gli immigrati concorrono alla creazione della ricchezza del paese con 5,4 miliardi di euro e costano 850 milioni. Dati Caritas.

  7. 126
    G.R.(UNC) scrive:

    caro amico padano,

    questi dati senza alcun confronto non significano nulla se non che anche gli immigrati sono persone come tutti e usufruiscono dei servizi che li spettano per legge e non si dice quanto a ‘percentuale gravano sul totale della spesa sanitaria.

    ps. fammi capire, ma lo straniero secondo te deve solo lavorare e non avere alcun diritto di ammalarsi,mettere su famiglia, avere casa, far studiare i figli etc.
    Quale sarebbe la tua idea di integrazione?

    Hai presente il numero degli italiani(padani compresi) che usufruiscono dei servizi pubblici in vari paesi del mondo…

  8. 125
    galfra scrive:

    Il 9,5 % del Pil è direttamente o indirettamente legato all’immigrazione. Solo nella Capitale sono più di 19mila e nel Lazio ben 24mila le aziende con titolare straniero che contribuiscono alla ricchezza complessiva del nostro Paese. (Dati Cna Roma)

  9. 124
    Inga scrive:

    @ MERLINO 121
    Si, e se ricordo bene a Parigi un matrimonio su tre è misto.
    Quando si parla di difficoltà di integrazione ci si riferisce spesso a un fatto religioso e culturale. Questo però non vale più per le seconde e terze generazioni che essendo nate qui son già integrate, e a riprova vediamo dai fatti di cronaca che le difficoltà riguardano i padri non i figli.
    Non ha grande importanza sapere per esempio come si cucina il Kebab quanto che vengano rispettate le regole igienico sanitarie. Non ha importanza sapere perchè si mettano il velo, quanto che vengono rispettate le leggi secondo le quali non si può nascondere il viso. Credo insomma che gli stessi diritti e gli stessi doveri debbano valere per tutti. L’integrazione non si può imporre, ma il rispetto delle regole si.
    Regole però che vanno rispettate anche da noi nei loro confronti.

  10. 123
    gilda caronti scrive:

    http://www.lombardia5stelle.org/immigrazione/249-1-marzo-2010-sciopero-degli-stranieri.html#addcomments

  11. 122
    AmicoPadano scrive:

    X 97 G.R.

    Fonte: Ministero della Salute – Ufficio di statistica FINO AD ANNO 2001 (immaginati ora che sono "n" volte di più!!
    *alla parola stranieri si attribuisce il significato letterale e non quello dettato dalla
    legge
    Nota: la remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero è stimata
    sulla base dell’ipostesi che ogni prestazione sia remunerata in ogni regione secondo
    i valori delle tariffe nazionali di riferimento pubblicate nel D.M. 30 giugno 1997.
    Abbiamo quindi calcolato il costo complessivo dei ricoveri ospedalieri in regime
    ordinario ed in day hospital per gli stranieri (tabella 2: 494.166.542 + 61.153.063 =
    555.319.605 "), maggiorato di una quota forfetaria a copertura delle spese generate
    da lungodegenze e riabilitazioni, la cui incidenza è evidenziata nella tabella 3;
    complessivamente ne è risultato un valore di 560.000.000 ". Ipotizzando che questo
    dato fosse stato il 45,74 % della spesa sostenuta per fornire assistenza sanitaria
    agli stranieri, l’ammontare complessivo sarebbe stato pari a 1.224.311.325 ".

    E questo solo per l’assistenza sanitaria. Vogliamo parlare di buoni scuola, case popolari e soprattutto assegni familiari per nuclei spaventosi e ricongiungimenti illimitati??

  12. 121
    Merlino scrive:

    E che dire di Halloween, notoriamente festa pre-cristiana e non italica? Dovremmo vietarla per preservare le nostre tradizioni. Anzi, essendo esse, come si blatera, giudaico-cristiane, si dovrebbe piuttosto introdurre, che so?, hanukkah…

  13. 120
    Merlino scrive:

    Ci sono educatori (è inappropriato definirli diseducatori?) che hanno scelto di abolire il presepe e gli altri simboli natalizi, lanciando così agli immigrati non cristiani (ma anche ai piccoli italiani) il seguente messaggio: noi siamo un popolo senza tradizioni o, se le abbiamo, esse contano così poco ai nostri occhi che non abbiamo difficoltà a metterle da parte per rispetto delle vostre tradizioni.

    Cioè, per il dott. Prof. Panebianco le nostre tradizioni si esauriscono con il presepe? Non abbiamo altre tradizioni da trasmettere agli stranieri, noi civilizzatissimo popolo dell’italica penisola? Perché il dott. Prof. sullodato non si scaglia allora anche contro l’abete di Natale, che, com’è noto, non è una nostra tradizione. Chiacchiere da bar sport lautamente pagate…

  14. 119
    Merlino scrive:

    Dal Dossier Statistico Immigrazione 2009 ricaviamo che gli stranieri presenti regolarmente, cioè con permesso di soggiorno, in Italia sono oggi quasi quattro milioni. Un altro mezzo milione almeno sono gli stranieri irregolari (ma spesso non clandestini: sono i cosiddetti overstayer, che sono diventati irregolari). Non va poi trascurato il fatto che altri 50.000 bambini nascono da coppie miste, che pertanto non vengono computati come stranieri, come pure tanti fra quegli stranieri che hanno già acquisito la cittadinanza italiana, soprattutto in forza del matrimonio contratto con un cittadino italiano: dal 1992 al 2005 sono stati circa 150.000.
    Come si distribuisce dal punto di vista religioso questa vasta realtà di stranieri presenti nel nostro paese? Circa la metà è cristiana, e tra essi la maggioranza è ortodossa (più di 1,2 milioni). Il diffuso timore di un’invasione musulmana dal sud del mondo si rivela infondato: l’immigrato è soprattutto europeo e cristiano (segnatamente ortodosso). E anche le paure di un’invasione dall’est sembrano infondate poiché l’ingresso di paesi est-europei nell’UE comporterà indubbi vantaggi economici per questi paesi e nuove opportunità lavorative. Per questo già si percepiscono i primi segni di flessione tra questi immigrati. Comunque, la paura della progressiva islamizzazione del Paese, la perdita della nostra identità, il turbamento dell’ordine pubblico sembrano più fantasmi che pericoli reali.

    Non è tratto da un pericoloso foglio bolscevico, ma dal sito della CEI; ma forse a qualcuno l’opinione della Chiesa interessa solo quando dice dal pulpito, in modo più o meno velato, di votare per B.

  15. 118
    Henriette scrive:

    Gad Lerner su Rai Tre e su Radio 2

    Il 2 marzo il giornalista sarà ospite di Serena Dandini a “Parla con me”, in onda su Rai3 alle 23.30, mentre il 4 marzo dalle 13:00 sarà ospite di Barbara Palombelli a “28 minuti”, in onda su Radio Due, per presentare il suo libro Scintille.

    :-D

  16. 117
    onyric scrive:

    @115 cortesemente ci faresti sapere dove sono, e chi sono, questi assistenti sociali ?

  17. 116
    mario scrive:

    io penso che se non ci fossero gli exstracomunitari in itala non ci fossero piu disocupati italiani .e molte struture carcerarie chiuderebbero

  18. 115
    mariocaturano scrive:

    io non sono razista pero vedo che io che ho 54 anni con moglie anche lei disoccupata edue figlie mi sono rivolto ai servizi sociali per avere un aiuto pero loro dicono che aiutano solo gli exstracomunitari pero non hanno capito che gli immigrati siamo noi . gli immigrati tutti i soldi che guadagnano li mandano al loro paese e poi per pagarsi le spese chiedono aiuto agli assistenti sociale che poi ottengono tutto . perche loro si e noi no . chi dovrebbe scioperare dovremmo essere noi

  19. 114
    onyric scrive:

    @113 – Colgo l’occasione per sottolineare due delle varie falsificazioni che costellano ‘stò scritto di Sartori:

    il Nuovo Mondo era uno spazio vuoto colmato soltanto da immigrati

    per il … multiculturalismo ogni cultura si dovrebbe separare dalle altre creando così "identità mono-culturali"

    spiace dire che pare un pò suonato.

  20. 113
    Sardu scrive:

    guarda un po quanti "razzisti" ci sono in giro

    L’ESEMPIO AMERICANO NON CI SERVE
    Multiculturalismo e cattivo vicinato
    L’ESEMPIO AMERICANO NON CI SERVE
    Multiculturalismo e cattivo vicinato
    L’Europa è caratterizzata da secoli da popolazioni stanziali, stabili, e dotate di una propria identità linguistica e culturale. Dal Settecento il Vecchio Mondo ha generato molti emigrati e accolto pochi immigrati. Il mestiere di come accoglierli e di come incamerarli è un mestiere che non conosciamo. Ed ecco che d’un tratto veniamo inondati da immigrati di ogni sorta in gran parte provenienti da «altri mondi», da mondi che sentiamo estranei.
    Il problema è, allora, di estraneità e di vicinanza. L’uomo è un animale sociale che vive raggruppato in tribù, in villaggi, in città. Quindi tutti noi abbiamo un vicino, dei vicini; e tutti noi cerchiamo un «buon vicinato» costituito da persone che sono un po’ come noi, o comunque non troppo diverse da noi. Il troppo diverso, l’estraneo, è scomodo e ci fa anche paura.
    Che fare? Come fare? Per i faciloni il problema è semplice: faremo come gli Stati Uniti. Ma l’esempio non ci aiuta. Il Vecchio Mondo è da gran tempo uno spazio pieno occupato, dicevo, da popolazioni stanziali. Il Nuovo Mondo era uno spazio vuoto colmato soltanto da immigrati che nel corso di due generazioni si sono largamente integrati nella loro «terra promessa». Ma anche lì gli inizi non sono stati facili. Pur essendo quasi tutti europei (niente islamici), i nuovi arrivati si sono tutti «ghettizzati» nel senso che si sono messi assieme nelle loro «piccole città» (little Italy e analoghi). In parte era perché non conoscevano la lingua del Paese nel quale si accasavano; ma era soprattutto perché così «stavano assieme», così ristabilivano un vicinato familiare. Queste piccole città etniche si sono in parte dissolte tempo un secolo (salvo eccezioni, come più di tutti i cinesi), ma si sono dissolte abbastanza rapidamente perché gli Stati Uniti sono un Paese di altissima mobilità sociale e di lavoro. Un americano cambia casa e località anche sei-sette volte; e ogni volta si deve rifare un vicinato, collegarsi e legarsi con nuovi neighbours, nuovi confinanti. Il che produce e assicura una miriade di piccole comunità funzionali di vicini compatibili.
    Ovviamente il problema è tutto diverso in Europa. Gli europei sono da gran tempo residenti fissi. Hanno cambiato molti sovrani (i territori passavano da un monarca all’altro anche per matrimonio e eredità); ma gli abitanti restavano e vivevano nei loro borghi e città per secoli e secoli. Arrivavano anche a combattersi; ma si conoscevano e si somigliavano. Successivamente le recenti megalopoli hanno semmai creato una «folla solitaria» (così David Riesman) che però non è una folla di dissimili ma semmai di vicini indifferenti. Un primo punto è, allora, che non dobbiamo confondere il problema dell’integrazione politica dell’immigrante con il diverso problema di come e dove accasarli. Una cosa è il «cattivo cittadino» (che per esempio rifiuta la democrazia e preferisce una teocrazia), e altra cosa è il «cattivo vicino» che crea una convivenza invivibile tra chi c’era prima e chi sopraggiunge. Va da sé che il problema è aggravato dal fatto che i nuovi immigrati sono diventati troppo rapidamente troppi (il prefetto di Milano ricordava l’altro giorno che gli stranieri sono aumentati, dal 1980, da 3 mila a 400 mila). Ma è ancor più aggravato dalla confusione delle idee.

    Per la teoria-ideologia del multiculturalismo ogni cultura si dovrebbe separare dalle altre creando così «identità mono-culturali». Pertanto questa soluzione produrrebbe ghetti davvero blindati che bloccherebbero qualsiasi integrazione. Ma quel che di fatto avviene negli insediamenti italiani (e anche nelle periferie parigine) è il caos multiculturale, l’ammucchiata di ogni sorta di estranei che sono anche estranei tra di loro. A Milano l’assassinato di via Padova era un egiziano (regolare), gli aggressori latino-americani di Santo Domingo. Ma nei quartieri conquistati dagli allogeni c’è di tutto, ivi inclusi molti africani e tutti— alla prima rissa— l’un contro l’altro armati. Fa ridere, o piangere, che siffatte situazioni di disastrosa disgregazione sociale vengano acclamate come l’avvento di un glorioso futuro multietnico e multiculturale. Che fare? Il primo passo sarebbe di invitare i suddetti laudatori a trasferirsi in via Padova (dove tra l’altro, le case degli italiani sono in svendita: davvero un affare). Poi si potrà cominciare a ragionare.
    Giovanni Sartori
    21 febbraio 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA

  21. 112
    oirad scrive:

    per 104
    Ho detto semplicemente che l’immigrazione non può essere conisiderata una risorsa economica, allo stesso modo in cui non può essere considerato risorsa economica il turismo all’estero, non a caso esiste un ministero del turismo che ogni anno fà campagne promozionali per far si che la gente faccia viaggi in Italia, non a caso ci sono Nazioni come la Germania che ogni anno hanno forti ripercussioni SULLA BILANCIA COMMERCIALE economiche per colpa del turismo, per cui il paragona ci stà tutto infatti è da ipocriti e da ignoranti dire che il turismo all’estero e le rimesse degli immigrati siano una risorsa economica per l’Italia., per non pagarle dei viaggi si Stato che sono un vero e proprio SPRECO con la s maiuscolo.
    Sarò autarchico, molto puntuale sulle questioni economiche ma questa è la mia mentalità.
    Inoltre parlando della Caritas, innanzitutto premetto che la Caritas non tiene conto delle rimesse, ma sarebbe stato anche interessante sapere se la Caritas ha fatto pure questo calcolo con gli Italiani indigeni e vorrei vedere quanta ricchezza producono e quanto costano.
    Credo che le proporzioni siano ben diverse, certo ci sono molti italiani che non pagano le tasse ma questa è colpa dei politici che fanno ben poco per scovarli e credo che a queste persone debba essere tolta la cittadinanza e debbano anche essere eliminati quei sussidi di disoccupazione che vanno a quei Italiani che lavorano, insomma avrete capito che io sono per la giustizia.

  22. 111
    Sardu scrive:

    Deve essere anche lui "uno sporco razzista"

    Sappiamo da tempo che l’immigrazione è il fenomeno che forse più inciderà sul futuro dell’Europa. Conteranno sia la quantità dei flussi migratori che la qualità delle risposte europee. In Italia sembriamo tuttora impreparati ad affrontare in modo razionale e convergente un fenomeno col quale conviviamo ormai da anni. Ci sono almeno tre temi su cui non c’è consenso nazionale e, per conseguenza, mancano codici di comportamento e pratiche comuni fra gli operatori delle principali istituzioni. Non c’è consenso, prima di tutto, su che cosa si debba intendere per «integrazione» degli immigrati. A parole, tutti la auspicano ma che cosa sia resta un mistero. Ad esempio, si può ridurla alla questione dei tempi per la concessione della cittadinanza? O ciò non significa partire dalla coda anziché dalla testa?
    Poiché nulla meglio delle micro-situazioni getta luce sui macro-fenomeni, si guardi a che cosa davvero intendono per «integrazione» certi operatori istituzionali. Ciò che succede, ormai da diversi anni, in molte scuole, durante le feste natalizie (e le inevitabili polemiche si infrangono contro muri di gomma) è rivelatore. Ci sono educatori (è inappropriato definirli diseducatori?) che hanno scelto di abolire il presepe e gli altri simboli natalizi, lanciando così agli immigrati non cristiani (ma anche ai piccoli italiani) il seguente messaggio: noi siamo un popolo senza tradizioni o, se le abbiamo, esse contano così poco ai nostri occhi che non abbiamo difficoltà a metterle da parte per rispetto delle vostre tradizioni. Intendendo così il rispetto reciproco e la «politica dell’integrazione», quegli educatori contribuiscono a preparare il terreno per futuri, probabilmente feroci, scontri di civiltà. E lasciamo da parte ciò che possiamo solo immaginare: cosa essi raccontino, sulle suddette tradizioni, nelle aule, ai piccoli italiani e stranieri.
    C’è poi, in secondo luogo, la questione dell’immigrazione islamica. Tipicamente (le critiche di Tito Boeri – 23 dicembre – e di altri, alle tesi di Giovanni Sartori – 20 dicembre – sulla difficoltà di integrare i musulmani, ne sono solo esempi), la posizione fino ad oggi dominante fra gli intellettuali liberal (e cioè politicamente corretti) è stata quella di negare l’esistenza del problema. Come se in tutti i Paesi europei, quale che sia la politica verso i musulmani, non si constati sempre la stessa situazione: ci sono, da un lato, i musulmani integrati, che vivono quietamente la loro fede, e non rappresentano per noi alcun pericolo (coloro che, a destra, ne negano l’esistenza facendo di tutta l’erba un fascio sono altrettanto dannosi dei suddetti liberal) ma ci sono anche, dall’altro, i tradizionalisti militanti, rumorosi e assai numerosi, più interessati ad occupare spazi territoriali per l’islam nella versione chiusa e oscurantista che a una qualsiasi forma di integrazione. E lascio qui deliberatamente da parte i jihadisti e i loro simpatizzanti. Salvo osservare che i confini che separano i tradizionalisti militanti contrari all’uso della violenza e i simpatizzanti del jihadismo sono fluidi, incerti e, probabilmente, attraversati spesso nei due sensi. Negare il problema è, francamente, da irresponsabili.
    Ultima, ma non per importanza, c’è la questione dell’immigrazione clandestina, che porta con sé anche i fenomeni legati allo sfruttamento da parte della criminalità organizzata (e il caso di Rosarno ne è un esempio). Non c’è nemmeno consenso nazionale sul fatto che i clandestini vadano respinti. Da un lato, ci sono settori (xenofobi in senso proprio) della società che non hanno interesse a tracciare una linea netta fra clandestini e regolari essendo essi contro tutti gli immigrati. Ma tracciare una linea netta non interessa, ovviamente, neanche ai fautori dell’accoglienza indiscriminata.
    Non ci sono solo troppi prelati e parroci che parlano ambiguamente di accoglienza senza mettere mai paletti (accoglienza verso chi? alcuni? tutti? Con quali criteri? Con quali risorse?). Ci sono anche operatori istituzionali che ci mettono del loro. Un certo numero di magistrati, ad esempio, ha deciso che il reato di clandestinità è in odore di incostituzionalità. Immaginiamo che la Corte costituzionale si pronunci domani con una sentenza favorevole alla tesi di quei magistrati. Bisognerebbe allora mandare a memoria la data di quella sentenza perché sarebbe una data storica, altrettanto importante di quelle dell’unificazione d’Italia e della Liberazione. Con una simile sentenza, la Corte stabilirebbe solennemente che ciò che abbiamo sempre creduto uno Stato non è tale, che la Repubblica italiana è una entità «non statale». Che cosa è infatti il reato di clandestinità? Nient’altro che la rivendicazione da parte di uno Stato del suo diritto sovrano al pieno controllo del territorio e dei suoi confini, della sua prerogativa a decidere chi può starci legalmente sopra e chi no. Se risultasse che una legge, regolarmente votata dal Parlamento, che stabilisce il reato di clandestinità, è incostituzionale, ne conseguirebbe che la Costituzione repubblicana nega allo Stato italiano il tratto fondante della statualità: la prerogativa del controllo territoriale. Né si può controbattere citando il trattato di Schengen, che consente ai cittadini d’Europa di circolare liberamente nei Paesi europei aderenti. Schengen, infatti, è frutto di un accordo volontario fra governi e, proprio per questo, non intacca il principio della sovranità territoriale.

    La questione dell’immigrazione ricorda quella del debito pubblico. Il debito venne accumulato durante la Prima Repubblica da una classe politica che sapeva benissimo di scaricare un peso immenso sulle spalle delle generazioni successive. In materia di immigrazione accade la stessa cosa: esiste un folto assortimento di politici superficiali, di xenofobi, di educatori scolastici, di intellettuali liberal, di preti (troppo) accoglienti, di magistrati democratici, e di altri, intento a fabbricare guai. Fatta salva la buona fede di alcuni, molti, probabilmente, pensano che se quei guai, come nel caso del debito, si manifestassero in tutta la loro gravità solo dopo un certo lasso di tempo, non avrebbe più senso prendersela con i responsabili.
    Angelo Panebianco
    08 gennaio 2010©

  23. 110
    mario scrive:

    io ho 53 anni sono italiano da molti anni non riesco a trovare lavoro anche perche le fabriche industrie e lavori agricoli assumono piu immigrati perche vengono sottopagati io avevo trovato un lavoro come batante ad un anziano e dopo qualche mese sono stato licenziato al mio posto hanno assunto un rumeno dico io questi immigrati scioperano -quando saremmo noi a scioperare

  24. 109
    Sardu scrive:

    Tanto per gradire
    6 febbraio 2010
    drammaturgo nigeriano scandalizza i liberal
    L’Inghilterra è ridotta a una “fogna per islamisti”. Parola di Nobel inattaccabile
    Soyinka indica il virus in Khomeini: “Tutto è iniziato quando ha assunto potere di vita e di morte su Rushdie”

    Non è la prima volta che il premio Nobel per la Letteratura del 1986, Wole Soyinka, scandalizza il milieu culturale. Quando, tre anni dopo, l’ayatollah Khomeini condannò a morte lo scrittore Salman Rushdie per “I versetti satanici” e gli intellettuali europei furono lesti a sanzionare il diritto della teocrazia iraniana a regolare il discorso sull’islam anche nel mondo libero, Soyinka fu uno dei pochissimi prìncipi delle lettere a denunciare il “virus religioso” propagato da Khomeini. A migliaia protestarono di fronte al consolato britannico a Kaduna, in Nigeria, con striscioni che dicevano: “Soyinka deve morire”.
    Sette anni prima dell’attacco alle Twin Towers, Soyinka aveva definito il fondamentalismo islamico “la minaccia del Ventunesimo secolo”. Sostenitore della democratizzazione dell’Africa, già nemico della “negritudine” sciovinista e scrittore che non ha mai nascosto le proprie simpatie di sinistra, drammaturgo, romanziere, poeta e saggista in lingua inglese, stavolta Soyinka ha scatenato un putiferio nei salotti britannici, dopo che a un incontro al Festival della letteratura di Jaipur, in India, ha definito il Regno Unito “una fogna per islamisti”. “Cesspit”, la parola usata da Soyinka, sta per letamaio, fogna, cloaca. Il primo Nobel africano, noto anche come il “Joyce nigeriano”, è stato subito tacciato di “razzismo”.
    Il Guardian, bastione del pensiero liberal, è stato molto duro con lo scrittore, giudicandolo “sconsiderato”. “L’Inghilterra è un terreno fertile per i fondamentalisti islamici”, ha denunciato Soyinka, figlio di un predicatore cristiano. “E’ logico consentire a tutte le religioni di professare il proprio culto in modo aperto, ma quanto sta avvenendo è illogico, perché nessun’altra religione predica la violenza apocalittica. Ricordate che questo paese era terreno fertile anche per il comunismo. Karl Marx aveva tutte le proprie opere nelle biblioteche”. Ce n’è abbastanza per impiccare Soyinka al politicamente scorretto. Il riferimento del premio Nobel è al fallito kamikaze di Natale, il nigeriano Omar Farouk Abdulmutallab, già studente delle università londinesi: “Questo ragazzo non si è radicalizzato in Nigeria, ma in Inghilterra. Il colonialismo ha nutrito un’innata arroganza, ma quando ti fai carico di quest’avventura imperiale, l’arroganza lascia spazio alla compiacenza, diventi orgoglioso della cosiddetta apertura”.
    Nato nel 1934 e rappresentante della cultura “yoruba”, alla cui etnia appartiene, Soyinka ha studiato all’Università di Leeds e poi ha frequentato il Royal Court Theatre di Londra. Tornato in Nigeria per una ricerca finanziata dalla fondazione Rockefeller, il giovane drammaturgo diede fastidio alla nuova nomenclatura, accusata di corruzione nella pièce “Danza della foresta”. Soyinka, che appartiene al gruppo cristiano nigeriano, scontò un breve periodo di detenzione e nel 1967, accusato di simpatie per gli indipendentisti del nord, andò di nuovo in galera, per due anni. Esperienza narrata ne “L’uomo morto”. Il premio Nobel non lo ha messo al riparo dai pericoli, così nel 1995 il dittatore Sani Abacha, già responsabile della morte del drammaturgo Ken Saro-Wiwa, non esitò a condannare Soyinka alla pena capitale.
    In prigione Soyinka continuò a scrivere sulla carta igienica. “Dubito che questo tipo di indottrinamento che avviene nelle scuole dell’Inghilterra possa esserci anche in America, là i musulmani sono apertamente musulmani, qui in Europa vivono nei ghetti”, ha detto Soyinka. “Dobbiamo riunire tutti coloro che si ritengono ‘puri’ e non tollerano altre fedi, caricarli sui missili e lanciarli nello spazio”. Parlando dell’islam radicale, Soyinka ha poi detto: “Un virus ha attaccato il mondo e si è diffuso in Nigeria. Barbariche orde di assassini sono entrate nelle case, trascinando fuori le persone di altre fedi per colpirle a morte. Durante la mia giovinezza potevi sentire le campane delle chiese e il bellissimo richiamo alla preghiera del muezzin. Ma adesso è una malattia”. Il riferimento è alla sua terra, dove la guerra religiosa fra musulmani e cristiani ha lasciato a terra migliaia di morti civili, e non accenna ad arrestarsi.
    Soyinka è poi tornato sul caso Rushdie: “Tutto è iniziato quando Khomeini ha assunto potere di vita e di morte sull’esistenza di uno scrittore. E’ stato uno spartiacque fra l’aggressione dottrinaria e l’aggressione fisica. Quest’assunzione di potere di vita e di morte l’ha trasmessa a ogni musulmano sulla terra. Al Qaida è la discendente di questo fenomeno”. La soluzione, conclude Soyinka, è la rieducazione: “Educazione e punizioni rigorose per coloro che non pensano: ‘Io sono nel giusto e tu sbagli’, ma ‘Io sono nel giusto e tu devi morire’”.

  25. 108
    ma quali concerie? scrive:

    Citando "Inga"
    In Padania ci vivo e so che la maggior parte delle badanti sono straniere e che, se se ne andassero, creerebbero grossi problemi per gli anziani non autosufficienti. In Toscana che conosco altrettanto bene se gli immigrati se ne andassero chiuderebbero, per esempio, le concerie.
    In una trasmissione televisiva si era presentato un imprenditore settentrionale che aveva bisogno urgente di lavoratori extracomunitari perchè gli italiani non volevano lavorare, si è presentato un mio amico, ovviamente diplomato, e quest’imprenditore non gli ha nemmeno risposto.
    Inoltre noi meridionali abbiamo sempre pagato le tasse per l’Italia, quindi non paragonare l’immigrazione interna con quella estera in questo modo violeresti il principio della nazionalità.

  26. 107
    walter scrive:

    dopo questa possente manifestazione di forza ( doverosamente sussidiata dai loro patroni – domani che te la facevano senza essere sussidiati…), speriamo che prendendo atto che i loro diritti non sono rispettati, se ne vadano e ci piantino in asso. D’altronde non è carino che noi reclutiamo ‘schiavi’ da tutti gli angoli del mondo perché facciano al nostro bisogno… Le mucche nelle stalle resteranno abbandonate? La frutta sugli alberi o i pomodori sulle piante non avranno più raccoglitori? Bene, sarà la volta buona che ci decidiamo a smetterla coi nostri vizi, e se vogliamo mangiare è ora che torniamo a darci da fare, noi, come hanno fatto i nostri padri e i nostri antenati…E da pazzi pensare che altri possano provvedere a noi: questi ci faranno scomparire nel giro di qualche generazione. Bella cura togliere di mezzo il malato

  27. 106
    Inga scrive:

    @ AMICO PADANO 95
    Gli immigrati concorrono alla creazione della ricchezza del paese con 5,4 miliardi di euro e costano 850 milioni. Dati Caritas.
    In Padania ci vivo e so che la maggior parte delle badanti sono straniere e che, se se ne andassero, creerebbero grossi problemi per gli anziani non autosufficienti. In Toscana che conosco altrettanto bene se gli immigrati se ne andassero chiuderebbero, per esempio, le concerie.
    Informati prima. La Lega fa una politica contro l’immigrazione per aumentare voti allo stesso modo che tanti anni fa la faceva contro i meridionali con i quali, nel frattempo, uomini e donne padani si sono sposati.

  28. 105
    Marconzo scrive:

    allora sto sciopero?
    ihiihihihiihihihi

  29. 104
    maestrina dalla penna rossa scrive:

    101
    Ci sono molti italiani che spendono all’estero e ci sono anche molti stranieri che spendono in Italia, vorresti tornare all’epoca in cui non si poteva andare in vacanza all’estero con più di 200.000 £ in tasca? Penso che la libera circolazione delle persone a dei soldi (onesti) costituisca un vantaggio per tutti.
    Sulle pensioni non dico che le pagano gli immigrati, ma di certo contribuiscono, specialmente quelli che si fermano pochi anni e poi ritornano a casa. In questo caso non si possono portare via i contributi che hanno versato in Italia.

  30. 103
    Italo scrive:

    Dopo il terremoto delle liste, il Pdl è in preda ad una crisi di sistema. Berlusconi deve capire che solo Fini ha il carisma e la serietà politica per rilanciare il centrodestra. Troppi berluscones hanno fatto la parte dei servi sciocchi e dei parassiti, senza contribuire in nulla al successo dello stesso Berlusconi.

    Fini interpreta anche una linea più ragionevole sul tema dell’immigrazione.

  31. 102
    ancora sulla verità scrive:

    per intenderci io parlavo del Pil che non si forma solo grazie alle tasse dei contribuenti, ma anche grazie alle spese effettuate dalla popolazione, e ripeto che se ho scritto delle rimesse è per dirti solo che hai fatto un’affermazione sbagliata sulle pensioni, anche perchè anche io se dovessi mantenere la mia famiglia avrei fatto la stessa cosa che fanno in modo onesto molti immigrati, immigrati che IO CONSIDERO ESSERI UMANI E NON RISORSE ECONOMICHE.

  32. 101
    OIRAD OVVERO LA VERITà scrive:

    Cara Maestrina è facile ed intuitivo che se tutti gli Italiani spendessero all’estero, tutte le imprese commerciali fallirebbero.
    Inoltre io anche se guardo Mediaset e mi piace Veronica del Grande fratello IO SONO CONTRO LO SCUDO FISCALE, CONTRO IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO e contro altre leggi che ha fatto questo governo, quindi ti prego di ragionare in modo serio e non in modo stereotipato.

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