Questo articolo è uscito su “Repubblica”.
Viva la famiglia, ma solo se italiana. Che sia rispedito in Albania il padre di due bambini iscritti alle scuole di Busto Arsizio; e pazienza se la moglie, in regola col permesso di soggiorno, ha in corso le pratiche per ottenere la nostra cittadinanza. Dovrà spiegare a quei figli che papà è un irregolare, non ha i requisiti per vivere con i suoi cari in terra varesotta. E se i bambini le chiederanno che giustizia è quella che li separa dal padre, magari userà le parole dei giudici: non volevano “legittimare l’inserimento di stranieri strumentalizzando l’infanzia”.
Sarà difficile per loro comprendere l’accusa secondo cui i genitori li avrebbero messi al mondo non per amore, ma per “strumentalizzarli”, riducendo le loro persone a pretesto escogitato per commettere l’illecito di vivere dove non gli spetta.
La vergognosa sentenza della prima sezione civile della Cassazione contraddice giudizi precedenti di segno opposto, ispirati a un ovvio criterio di umanità peraltro contemplato dalla legge. E infatti, avventurandosi maldestramente sul terreno della puericoltura, gli estensori del verdetto negano la sussistenza di “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinato da una situazione di emergenza”.
Viene voglia di chiedersi come reagirebbero i giudici se toccasse a loro di doversi separare dalla prole e dalla moglie. Chissà se ritengono di avere ripristinato la necessaria gerarchia dei principi in un paese che lo “spirito dei tempi” descrive come afflitto dal buonismo. Parola ipocrita che cela il proliferare tra noi della cattiveria, la perdita dei valori elementari di una convivenza armoniosa.
La doppiezza, del resto, è ormai elevata tra noi a codice morale. In Italia si può aderire al “family day” praticando con vanteria l’adulterio. Si può affermare come priorità nazionale la difesa della famiglia, riempirsi la bocca con la tutela dell’infanzia, rendere omaggio alla gerarchia ecclesiastica, e contemporaneamente usare il commercio di prestazioni sessuali come strumento del potere. Anche la giurisprudenza nazionale, dunque, si adegua disinvoltamente all’idea che la famiglia è sacra, sì, ma solo se italiana. Che i bambini degli altri non hanno gli stessi diritti dei nostri. Perciò la parola d’ordine continuamente rilanciata dal vertice governativo –“no all’invasione degli stranieri”- giustifica la separazione forzata delle famiglie. E trova un giudice disposto a legittimare questa plateale discriminazione.
Cosa penseranno di noi gli albanesi, ormai inseriti a centinaia di migliaia sul nostro territorio? Solo un mese fa Berlusconi, rispondendo al loro presidente Berisha che gli assicurava il suo impegno contro gli sbarchi irregolari sulle coste italiane, sorrise: “D’accordo, ma un po’ di belle ragazze continuate a mandarcele pure”. Che siano donne, giovani, disponibili a poco prezzo.
Chissà se il nostro premier, di solito così lesto nell’ingiuriare i magistrati, troverà una parola in difesa di quel padre albanese strappato alla sua famiglia. Chissà se i difensori della cristianità padana, prontissimi a minacciare di scomunica il cardinale Tettamanzi, stavolta muoveranno un dito a protezione del sacrosanto diritto dei bambini cui viene sottratto il genitore.
Fra le numerose teorie del complotto inventate per raffigurare un’italianità minacciata dallo straniero, non pensavamo trovasse udienza, per giunta in una sede autorevole come la Corte di Cassazione, anche una motivazione così volgare: la procreazione indicata non come diritto naturale, ma come pretesto cui negare legittimità. Quasi che la natura umana meritasse rispetto solo entro certi limiti.
Non vorrei trovarmi al posto del poliziotto che dovrà bussare a quella porta di Busto Arsizio per espletare la pratica dell’accompagnamento coatto alla frontiera.
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16 marzo, 2010 alle 11:35 pm
Io per lavoro ho girato,abbastanza,direi troppo il mondo.
Tanto che mi considerano vecchio 53 anni…diciamo oggi inoccupato x non dire disoccupato.
Non mi considero italiano ma cittadino del mondo.
La famiglia nel ns.paese,sia quella residente che non viene trattata male x non dire peggio.
I ns.politici,tutti non separiamo destra e sinistra..ci sono + ex comunisti a destra che a sinistra ormai…un vero pasticcio..
si ricordano di noi residenti solo quando ci sono le elezioni.
Bisogna pur salvare il posto di lavoro!Si’ il loro!!
Posso dire che mi sento libero in un paese quando non riesco piu’a mantenere la mia famiglia??art 1 ns.Costituzione cito a memoria
"Una repubblica fondata sul lavoro"(???)
Mi sembra piu’ sulla truffa,sul riciclo e l’evasione fiscale.
Due anni fa un ministro giapponese,non ricordo di dicastero,mi sembra dell’agricoltura, si e’ suicidato X IL "DISONORE"!! Quale politico ha da noi ancora il senso dell’onore e del pudore?? Per la cronaca la mazzetta era di 15,000 €.Si’ non mancano gli zeri quindicimilaeuro.
Questo sia almeno di monito ai ns.politici e ai loro amici.
ENRICO GIZZI
16 marzo, 2010 alle 5:22 pm
In Italia a fronte di molti divorzi uno dei genitori diventa quasi assente rispetto ai figli. In Italia a fronte di Matrimoni Misti i figli diventano "appendice" di uno dei genitori. Nel caso in esame la madre vive in Italia regolarmente e può curare i figli da vicino. Non è una piccola differenza. Il padre potrà ricongiungersi stabilmente alla famiglia non appena avrà regolarizzato la sua posizione. Abbiamo dimenticato i nostri emigranti che hanno passato anni lontani dalla famiglia? Tutto questo non vuole giustificare quella Saga dei Clandestini scritta da chi non vuole riconoscere neppure il diritto di esistere … => vedi anche
15 marzo, 2010 alle 10:12 pm
La sinistra continua a far finta di non capire che LA CLANDESTINITA’ E’ UN REATO come recita una legge italica.
La sinistra le leggi che non condivide come il solito le interpreta con i "se" e i "ma" COME FA DA SEMPRE PER LA LEGGE BOSSI-(FINI)BOSSI.
Riprendo il filo del discorso : se è un reato non serve che il clandestino piazzi i figli a scuola per cancellarlo, i figli sono anche loro ……. clandestini ……..
Da ciò l’unica cosa fattibile è : L’ESPULSIONE !!!
Di una semplicità disarmante.
Forse qualcosa si muove, le baggianate escogiate per non espellere incominciano a dimostrarsi per quello che sono: baggianate.
E chissà che con questo non si acceleri il processo di ricupero del territorio ….
Padania libera
15 marzo, 2010 alle 8:22 pm
CARO SARDU (285)
Si deve ammettere che gran parte delle maldicenze e stereotipi che ci hanno affibbiato sono vere.
Solo che il povero Dikens non sapeva come vedo io gli anglosassoni altrimenti sarebbe stato zitto.
Può essere vero che siamo negroidi o mezzo negri ma questo non ci autorizza a completare l’opera.
Occorre essere onesti con noi stessi e ammettere che non siamo dei santi e nemmeno bellissimi e che tra noi ci sono delinquenti e vermi di ogni specie, ma, con la stessa franchezza dobbimao poi, anzi, ci deve essere consentito, poi, di essere altrettanto franchi con i tanti desbusciati che ci vengono a rompere i cosiddetti.
Per finire una barzelletta.
Può darsi che tutte quelle critiche ci siano state fatte perchè i visitatori stranieri si sono imbattuti in italiani di sinistra.
Ah, ah, ah.
15 marzo, 2010 alle 6:14 pm
Lauretta fai il sermoncino?
15 marzo, 2010 alle 6:02 pm
E del rispetto della legalità cosa diciamo?
A lei forse non interesserà visto che dimora in un castello sui colli, ma ai comuni mortali importa e come.
Venga a vivere tra la gente comune, nei quartieri in periferia, usi i mezzi pubblici e poi, se ancora vorrà essere così buonista, ne riparleremo.
14 marzo, 2010 alle 7:34 pm
Siete caldi!?? Non vi sentoo! In alto le mani! Non vi sentoooo!!
Siamo tutti quii il 12 Maggio aaal FAMILY DAY!! Tutti insieme! Voglio vedere le bandiere sventolare! Le bandiere delle libertà!
Anche laggiùu! Forzaaa! Daa’i Silvio porta qui il distributore di preservativi
SU’ LE MANI! GIU’ LE MANI! SU LE MANI! GIU’ LE MA..
"MANI IN ALTO! Questa è una rapina! Scusate ma c’è crisi, qualcuno la dovrà pur pagare no? Fuori il sacco, morti di fame. Ma quali aiuti e sconti, non ci sono più soldi!"
14 marzo, 2010 alle 2:40 pm
Mah, che vuoi cara Maestrina, bisogna vedere quanto si è stati in posizione critica verso i paesi che con necessità di manodopera hanno accettato, pagato e ospitato l tutto legalmente i nostri genitori.
Personalmente sono critica verso l’illegalità, e l’abuso su persone costrette alla schiavitù dalla clandestinità. Sono del parere che tutto questo vada solo a vantaggio delle organizzazioni criminali o comunque a vantaggio di chi èsenza scrupoli e non potrebbe utilizzare personale regolare.
14 marzo, 2010 alle 2:34 pm
carla 291,
se altri paesi si sono comportati malissimo con noi (basti citare i bambini italiani, inesistenti per la Svizzera, che vivevano nascosti), non mi sembra una buona ragione per cui noi dovremmo fare altrettanto con chi arriva in Italia. Anzi il ricordo delle sofferenze degli emigranti dovrebbe renderci più sensibili.
14 marzo, 2010 alle 2:28 pm
Gad non conosce la storia di qualche migrante italiano?
Non la conosce o non la vuole nemmeno ascoltare?
I ricoveri per le galline sono più lussuosi degli alloggi occupati dagli italiani migranti nel resto d’europa, regolari a tutti gli effetti, chiamati dal paese ospitante, con posto di lavoro in regola anche se disumano ma senza famigla , ricongiungimento vietato, perchè mai questi paesi si comportavano così? perchè paesi più civili e ricchi del nostro negavano la possibilità di integrazione a cittadini che sono qualche lustro più tardi sono europei a tutti gli effetti?
Dov’era Gad quando si consumavano queste ingiustizie? scriveva di cosa? di che lotta? e per chi?
14 marzo, 2010 alle 11:58 am
Un ragazzo rom di 13 anni è morto bruciato nella baracca, dove dormiva coi fratelli e i genitori che non sono riusciti a salvarlo. Questa famiglia era stata fatta sgomberare da un altro campo nomadi. Quando si fanno questi sgomberi così applauditi dal popolo e che portano tanti voti, ci si domanda che fine fanno le persone sgomberate? Sembra che una volta fatto lo sgombero queste famiglie scompaiano. Invece sono costrette a nascondersi, a ricostruire per l’ennesima volta una baracca per ripararsi dalla pioggia e dal freddo, finché una nuova ordinanza, sollecitata da qualche integerrimo cittadino, non li scaccia nuovamente.
Ma la morte di un ragazzo Rom non commuove come quella di un ragazzo italiano, la colpa si dà ai suoi genitori, che dovevano lasciarlo in Romania e farlo morire di fame anziché bruciato.
14 marzo, 2010 alle 8:47 am
Fino a quando non esisteranno regole nel mondo del lavoro e degli affari uguali per tutti in tutto il mondo, ci satranno sempre sfruttatori e sfruttati che vagheranno per il mondo in cerca di una vita migliore. Fin quando ci sarà la fame la gente migrerà per riempirsi la pancia, nel caso degli affamati, e la tasca nel caso degli sfruttatori. Fin quando ci saranno paesi senza certezze della pena come il nostro, ci saranno criminali che gradiranno viverci. Il mondo sta diventando sempre più piccolo. Dovrebbero esistere dei sindacati conn sovranità internazionale (e già esistono) che impongano regole dei contratti di lavoro identici ovunque nel mondo. Senza lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, stato su stato, ecc., tutti i discorsi restano solo speculazioni intellettuali che sono si stimolanti, ma alimentano polemiche sterili. In questo momento sono la fame e la disperazione che muovo tutto. I poveri si vendono i figli, esiste il turismo sessuale, esistono i bambini utilizzati per espianto di organi… di cosa stiamo parlando?
14 marzo, 2010 alle 1:17 am
"veramente"? Dunque mentre per uno esistono "tutti gli ammanicamenti possibili" (ci basiamo sulle supposizioni o sulle prove oggettive e dati di fatto?), per un altro c’è una legge che riguarda la Procura (ma l’azzeccagarbugli non riporta la legge esatta). Non so, proviamo almeno a metteterci d’accordo su forma e sostanza!
Sì certo, chi non conosce veramente quel mondo può pensare quel che vuole..che vada pure avanti con la sua idea. Il mondo ecclesiastico è parte di una comunità, un mondo variegato di milioni di credenti (e la maggior parte penso non sappia nemmeno della dinamica dei vergognosi fatti in questione. come accusarli di complicità?). Libertà religiosa non vuol dire difendere i reati, minimizzarli o legittimarli, per una logica di parte! Non esiste proprio: i reati vanno puniti, sempre, e le leggi vanno rispettate. E questo vale per la stragrande maggioranza dei cattolici che conosco.
Leggi e decreti sono concepiti da politici eletti, votati. Se il legislatore subisce la pressione del Vaticano, il problema è del legislatore (e di chi l’ha votato) perchè la legge porta il suo nome. Quindi accusiamo i cittadini votanti (e astenuti) di "vigliaccheria"?
Quindil’ultima cosa da fare è insultare e sparare nel mucchio..(e non è a caso). La propaganda dei "comunisti che mangiano i bambini", non mi stupisce: il fascismo è nato qui, nel laboratorio italiano. -continua?-
13 marzo, 2010 alle 11:23 pm
Stasera ho sentito Gramellini, concordo, ha colto nel segno: "prima vengono i bambini", non c’è storia che tenga.
E questo vale sia per la sentenza della Cassazione sul genitore clandestino, sia per chi si è macchiato del reato più raccapricciante: la pedofilia.
Credo che il punto più importante, oltre a quello numerico, sia quello metodologico: un errore tremendo è stato commesso da alcuni Vescovi che forse per un peccato di superbia e ignoranza hanno deciso la "terapia spirituale". (La pedofilia è invece una perversione psichiatrica da curare co altri metodi).
Inoltre, come scrivevo ieri, non è un reato di "parte", quindi è vergognosa ed eticamente irresponsabile la scusa: "anche gli altri"
Ieri ho acceso per curiosità Radio Maria, un caso: parlavano di pedofilia e il condutore consigliava di "denunciare subito ai Carabinieri". Forse qualcosa sta cambiando e comunque trovo che sia qualcosa di molto vergognoso, soprattutto per ministri di culto. Non c’è limite al male (e al bene, viceversa)
13 marzo, 2010 alle 8:32 pm
ma chi se ne importa di questa gentaglia pensiamo ai problemi degli italiani
13 marzo, 2010 alle 6:07 pm
G.R.(UNC) scrive:
12 marzo, 2010 alle 9:32 pm
a sardu,
guarda qui come apostrofavano gli emigrati italiani:
http://www.speakers-corner.it/rizzoli/stella/immagini/fotoxeno.spm
sicuramente la terminologia ti è familiare, considerando che lo usi spesso verso gli altri, gli stranieri.
Prova a riflettere che saresti stato definito tu in quel modo a quel tempo!
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Questo ci ha aiutato a crescere e a emanciparci
Vuoi farmi credere che Panebianco, Sartori,Sonyca, Caldwell,Sisley etc. sono dei benemeriti cretini?
13 marzo, 2010 alle 4:08 pm
282-Ciao Radio, tra l’altro sarei curioso di sapere nell’EU27 quanti tribunali avrebbero deliberato diversamente. Non è che a noi piace fare i confronti con gli altri quando il risultato potrebbe dare ragione e invece evitare quando potremmo scoprire che gli Stati che "condonano" la permanenza irregolare sono pochini?
13 marzo, 2010 alle 4:02 pm
#281. O basti pensare a tutti i casi di separazione familiare laddove i figli sono dati in affidamento alla madre e vengono oscurati alla frequentazione del padre. Insomma, ricorrere al razzismo mi pare veramente ardito. E dunque, sulla base di questo esepio, abbiamo altresì la prova che in Italia anche e non solo le famiglie straniere, spesso non trovano tutela ed anche i bambini italiani possono essere vittime di sentenze come quelle a cui assistiamo nel campo delle separazioni che possono lasciare dubbi circa la loro correttezza e circa il fatto che esse sentenze siano promosse a tutela e nell’interesse dei figli.
13 marzo, 2010 alle 3:57 pm
Addebitare a Snep delle opionioni razziste penso che sia frutto di una malattia: cecità ideologica, questa sì una brutta malattia. Al massimo gli si potrà dire che è un vergognoso, cosiccome vergognosa e non razzistica è stata giudicata da Lerner la sentenza della Cassazione. Ma anche in questo caso siamo già nel campo della discriminazione: in quanto avere delle opinioni, formulare dei giudizi, è nella natura e nella disponibilità di ogni singola persona senza che ogni volta questa debba sentirsi etichettata in qualche modo. Esprimere delle opinioni libere è un diritto e allorchè tali giudizi hanno una loro premessa di logicità e non offendono alcuno e non sono reato ma rispondono a criteri di sensibilità umana individuale, allora sono sempre elementi che appartengono al confronto democratico: come tale nè vergognoso nè razzistico. L’opinione di Snep, la sentenza della Cassazione, hanno un fondamento. Si può non essere d’accordo, ma hanno un fondamento tanto più allorchè i casi di specie non sono valutabili ed inquadrabili in un’unica ed ineludibile direzione. Per il resto, se veramente quella famiglia albanese ritenesse adesso, alla luce di questa sentenza (bella o brutta che sia), che l’integrità familiare è minacciata, cosiccome è minacciato lo sviluppo psico-fisico dei bambini, allora ne dovrebbe coerentemente trarre una necessaria conseguenza: la famiglia per preservare tale integrità non ha che un’unica scelta, quella d itornare in Albania. Tale famiglia farà prevalere questa necessità? (visto che ilricorso lo hanno proposto proprio su tale premessa. Oppure il padre se ne tornerà in Albania e la madre resterà in italia con i figli? E se si verificherà la seconda ipotesi non avremo per caso la prova che quella famiglia ha adotto dei motivi pretestuosi per dare regolarità ad un padre che non era presente regolarmente sul suolo italiano? E cosa haa che fare tutto questo con il razzismo? Qui nessuno ha detto a quella madre o quei figli di andarssene a casa loro, ma si stava discutendo su una questione che investe la legalità a cui sono soggetti tutti i cittadini.
13 marzo, 2010 alle 3:53 pm
PER PI.ERRE
Gli albanesi e gli italiani appartengono entrambi alla razza caucasica, inoltre non mi sembra la prima volta che un giudice divide un genitore da un figlio, talvolta basta perdere il lavoro per perdere la patria potestà familiare.
13 marzo, 2010 alle 3:08 pm
279-Che ridere, TU che metti in discussione le MIE facoltà mentali. Attendo con ansia che Berly mi accusi di immodestia e Ferrara di obesità.
13 marzo, 2010 alle 12:19 pm
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@ proprio mai, in effetti…
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… e allora me sa che devi da cambià l’istituto ortofrenico che te ospita…
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13 marzo, 2010 alle 11:51 am
proprio mai, in effetti.
13 marzo, 2010 alle 11:40 am
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@ Sinceramente non ho capito lo scandalo. Il padre ovviamente è disoccupato, non è meglio se torna al suo paese e lavora?
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Mai un dubbio che dietro tutta sta logicità edulcorata si celi del puro razzismo? Mai, eh…
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13 marzo, 2010 alle 11:06 am
Sinceramente non ho capito lo scandalo. Il padre ovviamente è disoccupato, non è meglio se torna al suo paese e lavora? In questo modo contribuisce al mantenimento dei figli. Così come stanno le cose che contributo può dare? Inoltre l’argomento di potenziale effetto condono per tutti quelli che riescono a piazzare un figlio in una scuola non è del tutto insensato, mi sa che creare un precedente in tal senso non era proprio sanissimo.
13 marzo, 2010 alle 10:59 am
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Un prete pedofilo a Monaco mentre Ratzinger era vescovo
http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/12/news/sacerdote_pedofilo_monaco-2627618/
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Sempre sanza dubbi gli "avvocati" della chiesa che lì non si salva nessuno o pensano sempre di spaccare il capello in quattro ?
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12 marzo, 2010 alle 10:23 pm
@272 vede le cose da americano, confonde i ‘mussulmani’ con i nativi americani, romanza, ma alla fine partorisce la proposta giusta, più o meno.
pensa tu quante strade portano a roma.
12 marzo, 2010 alle 9:32 pm
a sardu,
guarda qui come apostrofavano gli emigrati italiani:
http://www.speakers-corner.it/rizzoli/stella/immagini/fotoxeno.spm
sicuramente la terminologia ti è familiare, considerando che lo usi spesso verso gli altri, gli stranieri.
Prova a riflettere che saresti stato definito tu in quel modo a quel tempo!
12 marzo, 2010 alle 9:10 pm
ROMA ( 1 febbraio) – «Il vecchio continente è diventato multietnico in un momento di distrazione», decreta senza incertezze il giornalista statunitense Christopher Caldwell, firma di punta del Financial Times, aprendo il suo L’ultima rivoluzione dell’Europa (Garzanti, 433 pagine, 20 euro), polemico saggio sulle politiche migratorie decise dal dopoguerra a oggi dai maggiori paesi dell’Unione. A differenza di quanto accaduto in America, dove le porte sono rimaste spalancate ma è sempre prevalso il modello del “melting pot” e del riconoscimento esplicito dei valori Usa, aggiunge, su questa sponda dell’Atlantico è stato commesso un errore di enorme gravità, rivelatosi fonte di pericoli: ai milioni di uomini e donne in arrivo dall’Asia o dall’Africa è stato permesso di mantenere le proprie regole in materia di religione e di rapporti familiari. Con il risultato che stili di vita inaccettabili, in particolare da parte degli islamici più tradizionalisti, hanno minato in profondità le radici della convivenza civile e continuano a costituire una minaccia ad alta potenzialità.
All’origine del problema, argomenta Caldwell, ci fu un errore compiuto dai governi al termine del secondo conflitto mondiale, quando Gran Bretagna, Francia, Scandivania e Paesi Bassi misero a punto programmi di reclutamento di manodopera da altre aree del pianeta per alimentare le loro economie in forte crescita. Gli esecutivi pensarono allora che i soggiorni sarebbero stati temporanei e sottovalutarono le conseguenze dell’apertura delle frontiere. «Nessuno – scrive – immaginava che potessero avere diritto un giorno alla previdenza sociale. L’idea, poi, che mantenessero le abitudini e la cultura dei villaggi e dei clan da cui provenivano, i loro mercati e le loro moschee appariva troppo assurda per poter essere contemplata».
Le porte rimasero aperte senza troppi controlli sino agli anni Sessanta, un periodo che Caldwell giudica eccessivamente lungo perché permise un insediamento assai radicato e in seguito ostacolò ogni inversione di tendenza, a dispetto di provvedimenti legislativi in sostanza privi di efficacia sotto il profilo pratico. Il pericolo maggiore oggi per l’Europa, afferma deciso il giornalista statunitense, è costituito dai fedeli all’Islam che rifiutano di rinunciare alle loro tradizioni e resistono all’integrazione. Al contrario di quanto accade negli Usa, dove le gerarchie di valori unanimemente accettate prevedono in primo luogo l’importanza dell’identità americana e poi, solo in seguito, il rispetto dei precetti religiosi.
«La maggior parte dei musulmani – osserva – ha sempre vissuto separata dal resto della popolazione, in luoghi che per la stragrande maggioranza degli europei erano territorio separato. In tali condizioni di isolamento, molti quartieri musulmani nelle metropoli e in piccole città hanno finito per trasformarsi in ghetti con regole proprie. Una volta che una comunità di questo tipo si chiude in se stessa, solo chi vi appartiene è in grado di poterne "ricavare" qualcosa. E i quartieri dove abitano fa pensare a un territorio occupato più che a un’occasione di arricchimento multiculturale».
Caldwell giudica poi errata anche l’idea che l’Europa non possa ormai fare più a meno degli immigrati perché solo loro accettano lavori che altri non vogliono fare. Secondo lui, infatti, si tratta di una forma di sfruttamento «che fa pensare al peggior capitalismo di cui si occupò Karl Marx nell’Ottocento», visto che si fonda su una logica perversa senza vie di uscita: soltanto chi accetta di restare ai margini e non si integra è disponibile per lavori umili, mentre al contrario la minoranza assimilata o assimilabile ricerca soluzioni migliori. Con il risultato di moltiplicare i ghetti e di far salire le tensioni sociali.
Cosa fare ora? Caldwell pensa che l’unica strada percorribile, pur tra mille difficoltà, sia quella della costruzione di una riconoscibile identità europea capace di attrarre i milioni di immigrati residenti sul continente, abbandonando le diverse vie nazionali che, a suo dire, hanno mostrato troppi limiti. Il multiculturalismo olandese e britannico sono deboli al pari della difesa francese della laicità. In caso contrario, conclude, la “guerra di civiltà” tra Occidente e Islam vedrà la sconfitta dell’Europa.
12 marzo, 2010 alle 9:10 pm
#267. Si può, in maniera inconfutabile, scientificamente provata, non opinabile, non dubitabile, che lo sviluppo psico-fisico di bambini che hanno l’età di frequentare le scuole sia condizionato dalla mancanza del padre? Lo si può provare al di là di ogni ragionevole dubbio? Quindi di tutti quei bambini che ad un tratto della loro vita restano orfani, che cosa ne facciamo? Se rimangono senza il padre o senza la madre siamo così certi che il loro sviluppo psico-fisico sia irrimediabilmente compromesso? E se così fosse, anche e solo a causa di un fatto accidentale, quali premure deve prendersi lo stato per acconsentire che quei bambini crescano bene? sottrarli all’unico genitore rimasto ed affidarli ad un’altra coppia? Lo sai o non lo sai quante siano le madri africane in italia che hanno figli nel loro paese d’origine e che magari sono affidati ai parenti? Lo sai o non lo sai quante siano sempre le medesime madri africane che dopo aver avuto un figlio in italia lo mandano a crescere nel loro paese d’origine per degli anni e se ne distaccano per richiedere il ricongiungimento solo più avanti? credi che siano casi isolati? Io ne conosco molti: e quando questi bambini, partoriti in italia, mandati in africa, poi tornano nel nostro paese magari quattro o sette anni dopo, dimostrano uno sviluppo non solo del tutto normale, ma restano assolutamente rispettosi della figura genitoriale. E però, volendo ribaltare a questo punto la questione, se una madre si priva del proprio figlio per mandarlo nel paese d’origine e poi riaverlo solo molti anni dopo (nel frattempo avendo matenuto solo contatti telefonici e non diretti), cosa ne facciamo di quella madre? Per caso dovremmo chiedere l’affidamento dei figli ai servizi sociali perchè nel frattempo la figura materna e paterna è venuta meno?
12 marzo, 2010 alle 9:07 pm
miti scrive:
12 marzo, 2010 alle 5:30 pm
no paga tasa governo? via
queto clima fa paga schivo no paga tato soldo
Basta rahzismo schifoso.
Non fare il finto scemo, perchè si vede che sei scemo davvero
12 marzo, 2010 alle 9:05 pm
6 febbraio 2010
drammaturgo nigeriano scandalizza i liberal
L’Inghilterra è ridotta a una “fogna per islamisti”. Parola di Nobel inattaccabile
Soyinka indica il virus in Khomeini: “Tutto è iniziato quando ha assunto potere di vita e di morte su Rushdie”
Non è la prima volta che il premio Nobel per la Letteratura del 1986, Wole Soyinka, scandalizza il milieu culturale. Quando, tre anni dopo, l’ayatollah Khomeini condannò a morte lo scrittore Salman Rushdie per “I versetti satanici” e gli intellettuali europei furono lesti a sanzionare il diritto della teocrazia iraniana a regolare il discorso sull’islam anche nel mondo libero, Soyinka fu uno dei pochissimi prìncipi delle lettere a denunciare il “virus religioso” propagato da Khomeini. A migliaia protestarono di fronte al consolato britannico a Kaduna, in Nigeria, con striscioni che dicevano: “Soyinka deve morire”.
Sette anni prima dell’attacco alle Twin Towers, Soyinka aveva definito il fondamentalismo islamico “la minaccia del Ventunesimo secolo”. Sostenitore della democratizzazione dell’Africa, già nemico della “negritudine” sciovinista e scrittore che non ha mai nascosto le proprie simpatie di sinistra, drammaturgo, romanziere, poeta e saggista in lingua inglese, stavolta Soyinka ha scatenato un putiferio nei salotti britannici, dopo che a un incontro al Festival della letteratura di Jaipur, in India, ha definito il Regno Unito “una fogna per islamisti”. “Cesspit”, la parola usata da Soyinka, sta per letamaio, fogna, cloaca. Il primo Nobel africano, noto anche come il “Joyce nigeriano”, è stato subito tacciato di “razzismo”.
Il Guardian, bastione del pensiero liberal, è stato molto duro con lo scrittore, giudicandolo “sconsiderato”. “L’Inghilterra è un terreno fertile per i fondamentalisti islamici”, ha denunciato Soyinka, figlio di un predicatore cristiano. “E’ logico consentire a tutte le religioni di professare il proprio culto in modo aperto, ma quanto sta avvenendo è illogico, perché nessun’altra religione predica la violenza apocalittica. Ricordate che questo paese era terreno fertile anche per il comunismo. Karl Marx aveva tutte le proprie opere nelle biblioteche”. Ce n’è abbastanza per impiccare Soyinka al politicamente scorretto. Il riferimento del premio Nobel è al fallito kamikaze di Natale, il nigeriano Omar Farouk Abdulmutallab, già studente delle università londinesi: “Questo ragazzo non si è radicalizzato in Nigeria, ma in Inghilterra. Il colonialismo ha nutrito un’innata arroganza, ma quando ti fai carico di quest’avventura imperiale, l’arroganza lascia spazio alla compiacenza, diventi orgoglioso della cosiddetta apertura”.
Nato nel 1934 e rappresentante della cultura “yoruba”, alla cui etnia appartiene, Soyinka ha studiato all’Università di Leeds e poi ha frequentato il Royal Court Theatre di Londra. Tornato in Nigeria per una ricerca finanziata dalla fondazione Rockefeller, il giovane drammaturgo diede fastidio alla nuova nomenclatura, accusata di corruzione nella pièce “Danza della foresta”. Soyinka, che appartiene al gruppo cristiano nigeriano, scontò un breve periodo di detenzione e nel 1967, accusato di simpatie per gli indipendentisti del nord, andò di nuovo in galera, per due anni. Esperienza narrata ne “L’uomo morto”. Il premio Nobel non lo ha messo al riparo dai pericoli, così nel 1995 il dittatore Sani Abacha, già responsabile della morte del drammaturgo Ken Saro-Wiwa, non esitò a condannare Soyinka alla pena capitale.
In prigione Soyinka continuò a scrivere sulla carta igienica. “Dubito che questo tipo di indottrinamento che avviene nelle scuole dell’Inghilterra possa esserci anche in America, là i musulmani sono apertamente musulmani, qui in Europa vivono nei ghetti”, ha detto Soyinka. “Dobbiamo riunire tutti coloro che si ritengono ‘puri’ e non tollerano altre fedi, caricarli sui missili e lanciarli nello spazio”. Parlando dell’islam radicale, Soyinka ha poi detto: “Un virus ha attaccato il mondo e si è diffuso in Nigeria. Barbariche orde di assassini sono entrate nelle case, trascinando fuori le persone di altre fedi per colpirle a morte. Durante la mia giovinezza potevi sentire le campane delle chiese e il bellissimo richiamo alla preghiera del muezzin. Ma adesso è una malattia”. Il riferimento è alla sua terra, dove la guerra religiosa fra musulmani e cristiani ha lasciato a terra migliaia di morti civili, e non accenna ad arrestarsi.
Soyinka è poi tornato sul caso Rushdie: “Tutto è iniziato quando Khomeini ha assunto potere di vita e di morte sull’esistenza di uno scrittore. E’ stato uno spartiacque fra l’aggressione dottrinaria e l’aggressione fisica. Quest’assunzione di potere di vita e di morte l’ha trasmessa a ogni musulmano sulla terra. Al Qaida è la discendente di questo fenomeno”. La soluzione, conclude Soyinka, è la rieducazione: “Educazione e punizioni rigorose per coloro che non pensano: ‘Io sono nel giusto e tu sbagli’, ma ‘Io sono nel giusto e tu devi morire’”.
Giulio Meotti
12 marzo, 2010 alle 8:59 pm
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1
miti scrive:
12 marzo, 2010 alle 8:40 am
che schifo questi razzisti!
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Bisognerebbe prendere esempio dal Libano. lì si che sono "multietnici!
12 marzo, 2010 alle 8:57 pm
E infatti, avventurandosi maldestramente sul terreno della puericoltura, gli estensori del verdetto negano la sussistenza di “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinato da una situazione di emergenza”.
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Pero che bizzarri questi magistrati.
12 marzo, 2010 alle 8:42 pm
#262. La questione sulla mia appartenenza politica non è questione di onore o disonore a seconda dei punti di vista di chi giudica. Coltivo delle "passioni civili" e tali passioni si sono formate nel corso di alcuni anni di vita senza pregiudizi particolari e senza posizioni pregiudiziali. Quando ho specificato che non ho mai avuto una tessera e non ho mai fatto militanza attiva, ho voluto dire che ho cercato sempre di essere indipendente sia nel mio agire sia nel mio modo di pensare. In sostanza non ho mai dovuto scendere a compromessi, nè prestarmi ad iniziative servili nei confronti di chicchessia. Mi considero una persona libera, libera in quanto non ho riferimenti personali e coercittivi rispetto a ciò che mi sento di esprimere. Mi sento una persona libera nel senso che mi posso permettere, come ho già detto sul presente blog, che l’affare sulle liste laziali è stata una porcheria da parte del centro-destra; ho scritto sul blog che mai avrei fatto un decreto per sanare in qualche modo quella situazione. l’ho scritto, basta andare a rivedere. Quindi da parte mia la coerenza non manca. Se ci sono delle regole esse vanno rispettate. E questo vale pure per la questione dell’immigrato albanese non regolare. Peraltro le norme sulla ricongiunzione familiare esistono, i criteri sono stabiliti e sono chiari. Anch’essi vanno rispettati. Che non è cosa poi così difficile. tanto più vanno rispettati proprio per casi come questi. La Cassazione probabilmente, e come detto da Lerner, nella sentenza ha utilizzato un lessico poco corretto esteticamente, ma non per questo censurabile e risibile: in pratica anche a me sembra che non possa essere ascrivibile ad un gesto umanitario il fatto che uno straniero non in regola si dia alla proliferazione di bambini per poter sanare la propria posizione in territorio italiano. Quantomeno sulla buona fede del gesto qualche dubbio mi rimane. Al di là di questo, le leggi per regolamentare la questione ci sono e non vedo il motivo per cui vadano disattese. Tantopiù che esiste anche la fattispecie che regola le situazioni in cui si può decidere che lo straniero irregolare possa soggiornare a tempo determinato sul territorio qualora sia padre di bambini. quindi nel caso di cui si sta parlando le regole esistono. Dopodichè ciascuno può avere la propria opinione: per te è razzismo, per me no. Nulla vietava e nulla vieta che la moglie chieda i lricongiungimento secondo le specifiche della norma, che poi non sono di stampo razzistico. e’ sufficiente dimostrare un reddito ed un alloggio. Se poi non si è nemmeno in condizione di dimostrare di avere un reddito minimo nè un alloggio, allora a tutela di quei bambini dico questo: dovrebbero intervenire i servizi sociali.
12 marzo, 2010 alle 7:17 pm
PER FERDINANDO
Col buonismo i politici e i giornalisti ci marciano e ci mangiano, ti basta leggere il mio precedente commento per capire come spesso chi parla di tali argomenti non fà altro che confusione fra tematiche molto distinte fra loro dimostrando di non conoscere in modo sufficiente l’argomento del quale si parla.
12 marzo, 2010 alle 6:57 pm
verro
12 marzo, 2010 alle 6:47 pm
UN CASO DOLOROSO MA NECESSARIO.
Non si tratta di "razzismo" in quanto gli albanesi sono europei come noi ma di una necessità dolorosa.
Poi voi della Sinistra (io sono indipendente) invocate le regole solo quando vi fa comodo come nel caso della presntazione delle liste elettorali e ve le scordate sul problema degli immigrati clandestini ove ragionate solo col cuore scordandovi ogni regola, ogni prudenza, ogni ragionamento logico, ogni Legge.
12 marzo, 2010 alle 6:16 pm
Caro Radio Sol,
non sei berlusconiano. Questo ti fa onore. Forse sei leghista? Ma, a ben vedere, personalmente non mi riguarda.
Ci sono fatti semplici e fatti complessi e quest’ultimi si ricollegano sempre ad altri fatti più o meno importanti.
Immagino che questi genitori siano in possesso di documenti che dimostrino che sono una famiglia. Se sì, allora vedi che il discorso si sposta sul razzismo? sul gli stranieri a casa loro? sull’immigrazione che è ben accetta e ca bene finchè fa comodo? è un campanello d’allarme che ci deve far riflettere?
ù
E si potrebbero fare altre considerazioni.
12 marzo, 2010 alle 5:56 pm
senza andare in chiesa forse puoi essere un buon cristiano ma sicuramente non un buon cattolico. al rogo !!!
12 marzo, 2010 alle 5:54 pm
Che sia rispedito in Albania il padre di due bambini iscritti alle scuole di Busto Arsizio; e pazienza se la moglie, in regola col permesso di soggiorno, ha in corso le pratiche per ottenere la nostra cittadinanza
Dubito molto che siano arrivati in Cassazione senza che, nel merito, sia già stata dimostrata la parentela. La quistione è più sottile (troppo per te, sembrerebbe): il benessere psicologico dei figli è un diritto che prevale sulle norme sull’immigrazione o no?
Essendo in giudizio tutele diverse e contraddittorie, il giudice ha discrezionalità. Tutta qui, la pippa ( ma mettici un pò d’attenzione, prima di partire col pippone ).
12 marzo, 2010 alle 5:50 pm
capito, alora falo. stato mellio
12 marzo, 2010 alle 5:49 pm
#256. Bravo miti. via paese.via padani.via nebia di nord. via
12 marzo, 2010 alle 5:47 pm
#254. Ma cosa cavolo me ne frega a me dischifani o di berlusconi! Cosa cavolo me ne frega a me di fare equiparazioni su temi diversi! Di cosa stiamo parlando? Vogliamo parlare del presente tema od ogni volta che c’è un argomento da affrontare lo si affronta rimandando all’argomento percedente o a quello successivo? posso avere molti difetti: tranne uno. Che quando intervento su un post cerco sempre e comunque di dedicarmi a quello senza divagazioni su altre questioni per trarne giustificazioni. Dobbiamo ragionare su napolitano? ragioniamo su napolitano. Dobbiamo ragionare sugli immigrati? ragioniamo sugli immigrati? dobbiamo ragionare sul acmpionato italiano? facciamolo, ma almeno io cerco di farlo senza richiami estenuanti che eludono il confronto e non conducono a nulla. A me di berlscuni non mi frega. Continuate ad assegnarmi una patente di destroide o berluscones. Allora ti risponderò così: guarda che posso essere un cristiano ed un buon cristiano senza avere la necessità di andare a messa ed ascoltare la predica o il vangelo letto dal prete. Posso leggermi il vangelo da solo: capisci cosa vuol dire? Io le mie idee politiche e diquella che è una società le ho da molto e molto tempo prima che berlusconi arrivasse alla politica attiva. E, come ti dicevo, non ho bisogno del prete per imparare la lezione. Anzi, talvolta il prete è pure meglio evitarlo. Chiaro cosa voglio dire? Non ho mai avuto tessere, nè le avrò mai e me ne guardo bene dall’averle. Non ho mai fatto politica militante e me ne guardo bene. Ho solo delle idee: le mie. Che poi queste idee inevitabilmente convergano verso un ideale piuttosto che un altro questo, come ho già detto è un "fatale destino" e nulla di più.
12 marzo, 2010 alle 5:43 pm
no paese, goveno. alora governo via.
12 marzo, 2010 alle 5:40 pm
#252. Certo che tu ‘na pippa nemmeno a spago la capisci! Se io sono uno straniero con regolare soggiorno in italia posso, a determinate condizioni, chiedere il ricongiungimento familiare. Per il ricongiungimento dovranno essere esibite presso il Consolato italiano in territorio straniero tutti gli incartamenti che certificano il rapporto di parentela (figlio o coniuge o genitore), dopodichè fatto questo accertamento (che non di rado conduce ad esiti negativi e non ti sto a dire perchè), viene rilasciato il nulla-osta per venire in italia e a quel punto chiedere il permesso di soggiorno. Se invece c’è una situazione irregolare come mi è parso di comprendere in questo caso, significa che a monte il nostro paese non è stato nemmeno nella condizione di verificare la qualità giuridica di quell’uomo rispetto ai figli, cosiccome ritengo che sia impensabile pensare di sanare la propria posizione di irregolare venendo qui in italia, unendosi ad una donna straniera (che sia la propria moglie o meno non fa differenza) e mettere al mondo dei figli solo per avere il diritto a stare nel nostro paese. Questo ho detto e questo dice, per la prima parte che ho spiegato, la legge sull’immigrazione e ricongiungimenti familiari.
12 marzo, 2010 alle 5:39 pm
Caro Radio Sol,
burocrazia e scartoffie necessarie
Perchè la sostanza e la forma sono inscindibili.
Però non hai (forse) compreso il senso del mio post o non sono stato in grado (forse) di renderlo evidente.
Consiodera quanto ha detto Schifani e dice sempre B sulla forma, quando gli fa comodo.
12 marzo, 2010 alle 5:31 pm
caro sol irlandese, sai che deserto…
12 marzo, 2010 alle 5:30 pm
@249 non avendolo dimostrato
assi? funziona così? un immigrato regolare può dichiarare i propri congiunti (irregolari) senza dover esibire documenti?
12 marzo, 2010 alle 5:30 pm
no paga tasa governo? via
queto clima fa paga schivo no paga tato soldo
Basta rahzismo schifoso.