Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

L’Infedele: Garibaldi e la disunità d’Italia

lunedì, 26 aprile 2010

Puntate Infedele La7

L’Infedele: Garibaldi e la disunità d’Italia

Eroe dei due mondi o capo bandito? Fondatore della nazione o Che Guevara ante litteram? Nel centocinquantesimo anniversario dell’impresa dei Mille, salpati il 6 maggio 1860 da Genova verso la Sicilia con il temerario proposito di rovesciare il potere borbonico su tutta l’Italia meridionale, tra i nostri governanti oggi c’è chi considera Giuseppe Garibaldi un falso eroe da rinnegare. Fino al punto di proporre la rimozione delle statue garibaldine dalle piazze d’Italia.
Stasera su La7 alle 21,10 L’Infedele ospiterà la scrittrice Dacia Maraini che si è appena dimessa dal Comitato per il 150° dell’Unità d’Italia denunciando un clima di boicottaggio e eccessi di revisionismo antirisorgimentale. Lo stesso premier Berlusconi, del resto, ha lodato pubblicamente gli studi di Angela Pellicciari, secondo cui Garibaldi eseguì un piano ordito dalla massoneria e dalle potenze straniere che volevano distruggere il potere del Papa sulla penisola. Per questo l’Italia, anzichè federale e cattolica, sarebbe nata piemontese e centralistica, soffrendone fino alle tensioni separatiste di oggi. Perchè stupirsi se il figlio di Umberto Bossi non tiferà per la Nazionale azzurra ai mondiali? Perfino nello scontro interno alla maggioranza di destra è il tema della disunità d’Italia -vedi l’accusa a Fini di voler fondare il partito del Sud, lanciata peraltro dal fondatore del partito del Nord- a pesare come una spada di Damocle sull’attuazione del federalismo. Stasera ascolteremo sui nuovi nemici di Garibaldi la voce di un siciliano doc come Andrea Camilleri. In studio a Milano, accanto a Dacia Maraini, parteciperanno: lo storico Sergio Luzzatto; Massimo Garavaglia, senatore della Lega Nord; Daniele Marantelli, deputato varesotto del Pd, membro della Fondazione Carlo Cattaneo; il sicilianissimo Fabio Granata, deputato finiano del Pdl; Carlo Salvioni, presidente dell’Associazione amici del Museo Garibaldi di Bergamo, nota come “la città dei Mille”; Massimo De Angelis, docente di Storia all’Università Cattolica di Milano e autore di saggi critici sul Risorgimento italiano.
Mi sembra evidente l’attualità politica di questa discussione, solo in apparenza rivolta al passato. In ben altro clima fu festeggiato, nel 1961, il centenario dell’Unità d’Italia. Oggi la spaccatura tra Padania e Borbonia ipotizzata dalla copertina di Michele Mally è un’ipotesi tutt’altro che remota. Non sta accadendo qualcosa di simile anche in Belgio e nell’Est europeo, per non parlare dei Balcani? Oggi come sempre attendo il vostro contributo di domande, commenti, suggerimenti. Grazie a tutti.

Popularity: 22% [?]

Buzz

Commenti per questo articolo

[36] 35 34 33 32 31 30 29 28 27 261 » Mostra tutti i commenti

  1. 1781
    Janese scrive:

    Real brain power on dsiplya. Thanks for that answer!

  2. 1780
    Paolo scrive:

    eccessi di revisionismo antirisorgimentale?

    caro gad dovresti integrare la puntata con delle riflessioni sul libro di Pino Aprile “Terroni”, così Bossi & C. saprebbero che lo sviluppo ed il benessere del Nord sono stati finanziati con i soldi rubati alle Casse dei Borboni (circa 1.500 MILIARDI DI EURO OGGI).

  3. 1779
    Creazzo Domenico scrive:

    Gentile signor Lerner,
    prima di tutto le faccio i miei complimenti per la scelta dei temi trattati nella sua trasmissione.
    In merito a Giuseppe Garibaldi ritengo sia naturale, oltre che giusto, che gli italiani, man mano che conoscono la vera storia dell’Unità d’Italia, rimettano in discussione la sua figura di “eroe”.
    Daltronde non si può pretendere che chi ha subito le barbarie messe in atto nell’Italia meridionale, da garibaldini, guardia nazionale, truppe savoiarde, ecc., resti indifferente e continui a glorificare il Garibaldi dei libri di scuola nei quali, l’eroe biondo, ritratto sul bianco destriero, mentre guarda l’orizzonte, non viene raffrontato con un generale dell’esercito borbonico, un tenentino o un semplice soldato, ma con i corpi inermi di civili meridionali in abiti borghesi. Si mi riferisco ai Partigiani della resistenza meridionale, che combattereno contro l’invasore e per la loro libertà.
    Non commemorare la memoria di quelle vittime e martiri della libertà è l’atto più meschino della nostra storia d’Italia come è indegno di un popolo civile chiamarli malviventi dediti alla rapina.

    La scuola che poteva essere l’unico strumento veramente unificatore dei vari territori italiani si è rivelata, guardando bene i risultati, la principale artefice di questa Italia duale.
    Rileviamo ancora oggi infatti, che i libri di storia, di scuole primarie e secondarie, liquidano la storia del meridione d’Italia preunitario affermando che la sua arretratezza risaliva al medioevo.

    Certo che, scrivendo questa enorme balla, non si poteva poi scrivere di tutti i primati industriali, culturali e di civiltà del Sud Italia prima dell’unità.

    Industrie, università, ospedali, cimiteri pubblici, acqua corrente in casa(primo esempio al mondo), locomotiva a vapore, nave a vapore, illuminazione pubblica prima a gas e poi elettrica, primo orto botanico, primo centro sismografico e meteoroligo, ecc. ecc. ecc.

    Questo era il SUD MEDIEVALE del ’700 e dell”800, che gli studenti settentrionali, ma soprattutto quelli meridionali non dovevano e non devono studiare a scuola. MA PERCHE?

    Vorrai mica che settentrionali e meridionali vadano fieri l’uno dell’altro?

    Vorrai mica che gli italiani siano orgogliosi e vadano fieri per il mondo dei primati raggiunti nel Sud Italia?

    Vorrai mica infine, che i ragazzi meridionali, scoprendo di avere radici degne delle migliori civiltà, si sveglino una mattina con la voglia di esserne degni e, in barba a quel disegno scentifico che li ha sfigurati, anzichè partire per il nord, prendano in mano la loro vita e, andando anche oltre i propri genitori (ove necessario), continuino la strada dei loro trisnonni, dando il loro prezioso contributo al progresso e alla civiltà del genere umano (visto che all’Italia non interessa)?

    Voi che ne dite, è ora o no di cominciare a fare le persone serie e restituire il maltolto al popolo italiano cominciando dai propri morti, attraverso i libri di storia, e finendo a tutte le strade, le scuole, le industrie, attraverso investimenti di sviluppo?

    Io ritengo sia proprio ora di fare le persone serie, anche se la sig.ra Marcegaglia (dichiarazioni di poche ore prima del momento scrivo), ha fretta di partire, anche se sul treno del federalismo il Sud non è ancora salito.
    Ricordandole di pagare il conto di cui sopra, Auguriamo alla signora e a tutti quelli che come dice lei “sono pronti”, Buon viaggio.

    Ringrazio il sig. Lerner e tutti i suoi collaboratori per l’ospitalità. Cordiali saluti.

  4. 1778
    Annamaria Pisapia scrive:

    Gentile dott.Lerner,ogni volta che la sento tessere lodi alla sua maestra e di quanto sia stata importante nella sua vita per averle fatto amare Garibaldi e tutta la storia relativa alla sua figura,mi viene da farle una domanda:Lei ha spesso menzionato tutto quel che hanno dovuto patire i suoi parenti nei campi di concentramento,e di tutto quel che è stato fatto al popolo ebraico,quindi mi sembra di capire che la ferita non è ancora rimarginata e probabilmente mai lo sarà anche per le generazioni future.Ora poichè al popolo del Sud venne riservata una sorte uguale se non peggiore ,e poichè la ritengo una persona di vasta cultura sono sicura che saprà anche perchè le dico, peggiore, senza che le stia qui a ricordare, o forse è meglio che lo faccia ,di stupri ,di interi paesi bruciati, dell’uccisione di centinaia di migliaia ,si parla addirittura di un milione,di morti di gente inerme quali donne bambini o poveri contadini per parlarle solo dell’un per cento di quello che venne perpetrato a nostri danni,ma questo lei lo sa già.Per questo le chiedo perchè secondo lei dovrebbe essere giusto parlare solo dell’olocausto relativo alle morti ebraiche e non riconoscere l’olocausto delle centinaia di morti del Sud?
    Mi viene da pensare che i morti del Sud siano considerati di serie B. Poi sempre per rimanere in tema ,le chiedo che effetto le farebbe se passeggiando per le vie di una qualunque città le vedesse dedicate ai vari Kappler.hitler,Priebke ecc.ecc. Sono sicura
    di conoscere già quel che proverebbe..Ora mi spiega perchè mai noi dovremmo tranquillamente sopportarlo ? e perchè dovremmo tranquillamente accettare che il comune di Vicenza celebri un”eroe” un certo Pier Eleonoro Negri medaglia d’oro per aver guidato l’eccidio di Pontelandolfo paese del beneventano, dato interamente alle fiamme con i relativi abitanti,ripeto perchè dovremmo accettare in maniera passiva che il sindaco di Vicenza deponga ogni anno una corona dinanzi alla sua lapide?
    Si ricordi che,la nostra storia negata,non è solo nostra,ma è la storia negata per l’Italia intera, perchè solo riconoscendo e piangendo insieme i nostri morti l’italia potrà iniziare il percorso per la vera unità.Sono sicura che solo se riuscirà a vedere nei nostri morti i suoi morti riuscirà a prendere coscienza del dolore che da 150 anni
    accompagna il nostro Sud martoriato e privato del giusto riconoscimento che si deve
    dinanzi alle morti di qualunque razza, credo e latitudine.
    Mi auguro che legga questo post,ma se così non fosse credo che abbia perso una grande occasione di pianger insieme i nostri morti.
    Cordiali saluti

  5. 1777
    laghee scrive:

    in merito alla frase che – il figlio di Bossi non tiferà per la nazionale italiana – faccio presente che fin che ci fu’ il Partito Comunista Italiano, tutti i compagni in occasione delle partite delle
    nazionali italiane (di qualsisi sport) contro stati del blocco comunista, tifavano per queste, e non certo per la nostra !

  6. 1776
    Silvio Pellico ai Piombi scrive:

    Dare alle banche la possibilità di creare la moneta è come darsi in schiavitù e pagarsela pure (Sir Josiah Stamp, governatore della banca d’inghilterra)
    Il banco trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla (William Paterson, fondatore Bank of England, 1694)
    "Lo schiavismo sarà probabilmente abolito dalle forze in guerra e la proprietà di schiavi verrà totalmente abrogata.Io e i miei amici europei siamo favorevoli a questo: che la schiavitù si limiti al possesso del lavoro e che si trasferisca nell’interesse sul lavoratore, nel frattempo il progetto europeo guidato dall’Inghilterra consisterà nel controllare il lavoro attraverso il controllo sui salari. Il vasto debito che i capitalisti vedranno costituirsi su di esso dalle guerre, deve essere usato come mezzo per controllare il volume del denaro. Per portare a termine questo obiettivo bisogna usare le obbligazioni ipotecarie come punto di partenza fondamentale del sistema bancario…." The Hazard Circular, rivista della Banca d’Inghilterra, anno 1862
    "Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694)…." Karl Marx, Capitale, Libro I.

    Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti… Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l’emissione del denaro, dapprima attraverso l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le compagnie che nasceranno intorno… [alle banche] …priveranno il popolo dei suoi beni finché i loro figli si ritroveranno senza neanche una casa sul continente che i loro padri hanno conquistato (Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America)
    Siamo tutti sotto Usura
    Lo Stato, il Popolo e le Aziende soffrono per l’impoverimento pianificato dalle Banche Centrali con la complicità delle Istituzioni.
    La finta “crisi” serve ad aumentare il loro controllo sull’economia e sulla politica.
    NO al Signoraggio
    LEGGI L’APPELLO e firmalo come ho fatto già anch’io sul sito :
    http://www.movimentozero.org/

  7. 1775
    abra calabria scrive:

    wiwa Garibaldi, a morte la secessione!

  8. 1774
    pino44na scrive:

    A Paolo Caorsi discendente garibaldino.
    In Sicilia ci furono dei veri e propri tradimenti, di cui si fece una grandissima campagna mediatica, per giustificare agli occhi del mondo l’invasione di uno stato sovrano, ad opera dei piemontesi, pieni di debiti verso i paesi terzi, che li appoggiarono per i loro tornaconti.
    Solo i fessi credono ancora che la spedizione dei Mille si fece per unificare l’Italia!
    Uno stato libero e indipendente, pacifico, evoluto, terzo in Europa e con floride disponibilità e risorse in ogni campo, fu aggredito e conquistato da altri, in nome di una unità, da invasori che si dichiaravano "fratelli"!
    Ma quale storia conosci, quella scritta e romanzata dai vincitori, o quella vera vissuta dalle inermi popolazioni meridionali!
    Caro mio, essere discendente di Garibaldi non è cosa di cui vantarsi; tutt’altro, io lo nasconderei a tutti!
    Il signor Garibaldi e i suoi mille eroi hanno compiuto saccheggi, stragi e violenze di ogni genere, chiedilo ai discendenti cittadini di Pontelandolfo, Casalduni, S. Vito, Campolattaro e di tutti i luoghi attraversati da quella ciurma di delinquenti.
    Garibaldi commise e/o consentì quelle stragi, perciò fu solo un grande delinquente, forse il più grande!
    Aspetto ancora con ansia che tutte le strade e le piazze del Sud a lui intitolate abbiano un altro nome, di altro veramente degno di essere definito eroe, come di quelli della resistenza all’invasione piemontese e che, ignobilmente, furono tacciati col nome di "briganti".
    Non c’è nulla di cui vantarsi amico mio, neanche dei successivi risultati!
    Dopo l’unificazione dell’Italia il Sud, Sicilia compresa, sono degradati fino ad essere, oggi, giornalmente offesi ed insultati da gente che, dopo averla derubata d’ogni cosa, oggi lo ritiene "palla al piede" per l’Italia!
    Cambi il nome di "Piazza del Plebiscito" a Napoli, perché anche quello fu un "plebiscito truffa", torni il suo vecchio glorioso nome. Via dalle strade e piazze del sud anche dei nomi di Mazzini, Cavour e quant’altri ne decretarono il suo degrado.
    Torni il Sud libero!

  9. 1773
    Alf scrive:

    "Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti" (A. Gramsci – Ordine Nuovo 1920)

    in realtà il dibattito non è affatto nuovo e non può essere piegato solo alle esigenze della contemporaneità. L’unificazione fu anche un annessione, feroce! Detto senza nessuna stupida nostalgia neoborbonica. Ed è significativo che 150 anni sono serviti a far restare gli italiani del sud dei "meridionali".
    E fa specie che oggi a giocare la parte dei "vessati" siano gli eredi morali dei conquistatori di allora…

  10. 1772
    Mario da Taranto scrive:

    Siamo anche conosciuti per aver un pedofilo a capo di governo e c’é ne accomodiamo perfettamente

  11. 1771
    a_larosa scrive:

    Grazie intanto perche’ questa e’ la prima volta che si sentono in TV certe verita’. Sono Giulio di Pescara – Duesicilie. Finalmente si sente anche la nostra voce e un po’ di verita’, finalmente le denunce di Gramsci, di Carlo Alianello e di tanti altri trovano un po’ di spazio.
    Vergogna invece per il preisdente Napolitano che continua a raccontare bugie offensive per noi senza pudore.

    W le Duesicilie, abbasso Garibaldi.

  12. 1770
    Tommaso Damalfi scrive:

    Egr. dott. Lerner, da un po di tempo si sta creando confusione sul nome del Partito del Sud, stiamo da tempo analizzando in modo logico e sereno le vicende che hanno portato all’Unità d’Italia, appare evidente che qualcosa non torna, a cominciare dalla vicenda di Calatafimi, alcuni giornali dell’epoca, ancora oggi esistenti, La civiltà cattolica e il cattolico di Genova riportarono la notizia che il generale Borbonico, Francesco Landi qualche tempo dopo Calatafimi si recò alla sede del Banco di Napoli per riscuotere una polizza da 14.000 ducati, ma la stessa palesemente falsificata era di soli 14 Ducati, sembra che il generale ebbe un malore e impreco contro Giuseppe Garibaldi.
    Ora bando alle illazioni, l’archivio storico del banco di Napoli, (il più documentato al mondo in campo bancario) avrà sicuramente tracce di questo passaggio e sicuramente nel breve e medio termine qualche studioso verificherà., se così fosse sarebbe scandaloso.
    Volevamo però sapere, proprio perchè c’e’, oggettivamente qualcosa di poco chiaro nelle vicende risorgimentali.
    Per la verità restiamo esterrefatti quanto il sig. Presidente della repubblica celebri l’Unità celebrando i Savoia e nulla dice sul risorgimento di stampo repubblicano, personaggi come Pisacane o il generale Guglielmo Pepe sono sottaciuti alla nostra repubblica.
    Ora a distanza di anni altri personaggi, Lombardo e Micciche’ vogliono assurgere al ruolo che non gli compete, in quanto il partito del Sud già esiste e la sua sede è a Gaeta, proprio dove venne interrotta la storia del sud, ed è da lì che deve ricominciare.
    P.S. visto lo scandaloso servizio sul 118 in sicilia e le vicende poco chiare, riportate sui i giornali circa uso personale di droga, dell’on. Miccichè. sincerame, nte, come italiano e subito dopo come meridionale non vorrei farmi mai rappresentare da detti politici
    La ringrazio per l’attenzione

  13. 1769
    Nautilus Impagabilis scrive:

    un Ministro del Gabinetto inglese non scherzava quando ha detto: ‘Le banche sono fottute, noi siamo fottuti, il Paese è fottuto’". Quando si dice aplomb britannico…
    Una scelta dunque tra realtà e finzione finanziaria a vantaggio della seconda. "Oggi la speculazione monetaria" sostiene Internazionale di cinque mesi fa che riportava un’inchiesta di Der Spiegel "è venti volte il volume degli scambi commerciali. [...] L’attività finanziaria è scollegata dalla realtà e ha la forza di distruggere la ricchezza di interi settori industriali, anzi, di interi Paesi"…
    per applicare il massaggio cardiaco agli istituti di credito tutti i governi occidentali hanno dilapidato un oceano di denaro, soldi di quei cittadini vittime due volte del sistema: prima raggirati dalle alchimie dei cosiddetti maghi della finanza, poi ulteriormente spremuti dagli Stati corsi al capezzale degli apprendisti stregoni in difficoltà.
    Cifre enormi, quelle stanziate dai governi occidentali, a esclusivo beneficio degli artefici del disastro. Denaro che causa oggi gravi problemi di indebitamento per gli Stati, mentre le banche d’investimento hanno ripreso a fare esattamente ciò che ha portato il mondo sull’orlo del baratro: il gioco d’azzardo. Per di più, sulla pelle di chi le aveva salvate. “Si torna a scommettere, si torna a far festa, si torna a guadagnare un sacco di soldi" proseguiva l’inchiesta di Der Spiegel, "e tutto grazie ai miliardi immessi nei mercati dalle banche centrali e dai governi per arginare le conseguenze della crisi”. "Quando va tutto bene – proseguiva l’articolo- lo Stato non deve intervenire e i guadagni vanno ai banchieri. Ma se qualcosa va storto, tocca al contribuente pagare il conto". È il capitalismo, caro.
    Siamo tutti sotto Usura
    Lo Stato, il Popolo e le Aziende soffrono per l’impoverimento pianificato dalle Banche Centrali con la complicità delle Istituzioni.
    La finta “crisi” serve ad aumentare il loro controllo sulla politica, sulle istituzioni, sul popolo intero e i cittadini tutti!

  14. 1768
    antonio scrive:

    dall’unità al primo decennio del secolo successivo l’emigrazione aumentò del 600%, fu introdotta la tassa sull’emigrazione oltreoceano ( meridionale),che servì al parziale rimborso del biglietto per l’emigrazione in Europa (ssettentrionale).
    Giseppe De Meo (accademia dei Lincei) valuta in tre milioni e trecentomila miliardi di lire -in trent’anni- il contributo dei meridionali trasferitisi al nord ; 5 volte il prodotto lordo del centronord 32 volte quello che la Cassa del Mezzogiorno spende nello stesso periodo al sud

  15. 1767
    umberto turati scrive:

    Caro dott.Lerner
    Senza l’applicazione del pragmatismo immediato che dia precedenza assoluta alla riforma del Federalismo per bloccare l’emorragia perpetua che l’apparato romano centrico tiene aperta irresponsabilmente, con questa sinistra inconcludente ed il delirio dei tanto peggio tanto meglio dell’estremismo comunista la Grecia è vicina.
    Umberto Turati- Cabiate (CO)

  16. 1766
    Unità scrive:

    Per 1765

    Ahahahahah! Giusto Adele meglio Antonio Negri e gli

    ex br come esempi che la retorica vacua piddina.

    ANTONIO NEGRI PRESIDENTE! Via gli gnomi!

  17. 1765
    adele scrive:

    Povero quel Paese che ha bisogno di eroi, scriveva Goethe.

    Chi è Goethe? Quale Paese ha bisogno di lui?

  18. 1764
    Borjes scrive:

    Ho visto anch’io quella trasmissione e una domanda porrei a Gad: come può un conduttore televisivo affermare di "voler bene a Gaibaldi" ed essere obiettivo nell’esporre i fatti? Nessuno degli storici ha ribattuto a quanto ha scritto Lorenzo Del Boca, letto da Gad all’inizio della trasmissione e gli "storici ufficiali" presenti che hanno contribuito negli anni ad esaltare, mistificando i fatti, gli eroi del risorgimento, hanno taciuto su quelle informazioni. Nè la Pellicciari nè Del Boca erano presenti, per cui si può dire quel che si vuole. Non dimentichiamo che fino a pochi anni fa nemmeno si poteva affrontare impunemente quest’argomento. Ci sarà pure stato un motivo, no?
    Credo che in questo nostro "libero" paese è già qualcosa il poterne parlare in pubblico, ma come si vede, le campane suonano sempre la stessa nota. Bisognerebbe, a mio avviso, avere un pò più di coraggio ed affrontare gli errori del passato per non ripeterli in futuro: le pecore non scapperanno dall’ovile per questo, anzi apprezzerebbero l’onestà del pastore e forse, finalmente ci sentiremmo davvero più: fratelli d’Italia, non solo allo stadio.
    Povero quel Paese che ha bisogno di eroi, scriveva Goethe.

  19. 1763
    il fato e la Noira scrive:

    GARIBALDI? BERLUSCONI HA FATTO DI MEGLIO.

    Berlusconi, quando lasciò i suoi primi lavori da parte (cantare canzoni sulle navi e altre cavolate), iniziò a lavorare nella banca del padre a Milano. Codesta banca venne identificata come la banca per il riciclaggio del denaro sporco della mafia. Berlusconi poi fondò fininvest che nei primi 7 anni di vita, vide arrivare, nei suoi fondi, 15 miliardi di lire di cui non si è saputa mai la provenienza. Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi, condannato a 11 anni di reclusione per associazione mafiosa, "assolda" Vittorio Mangano (3 anni di reclusione per traffico internazionale di droga, poi processato per mafia, e 2 ergastoli per triplice omicidio) come "stalliere".. Nel ’92, 48 ore prima che Falcone vennè fatto saltare in aria, si esegue un’ultima intervista a Borsellino, dove lo stesso giudice, dice che proprio in quel periodo stavano indagando su delle presunte congruenze tra Berlusconi,Dell’Utri e Mangano con Cosa Nostra. Guardacaso, dopo questa dichiarazione saltano in aria. Enzo Cartotto, testimone contro Cosa Nostra, parla proprio di Berlusconi e dell’Utri, dicendo che erano loro i mandanti a volto coperto delle famose stragi.14.03.2001Luttazzi intervista il giornalista Marco Travaglio, che parla proprio di come Berlusconi sia riuscito a sfondare così. I due vengono querelati da: Fininvest, Mediaset, Berlusconi e Forza Italia per 41 miliardi di lire. Vincono la causa, perchè i fatti citati nell’intervista, sotto domande "lecite" di Luttazzi, sono fondati e reali.

  20. 1762
    umberto turati scrive:

    Caro Gad,
    la disastrosa situazione  Italiana, con l’inarrestabile debito pubblico che ci ritroviamo è stata procurata  da coloro che hanno  usato e tuttora usano del loquace virtuosismo,come Fini e Casini, solo per interesse personale e partitocratico di avere voti dal sud. A parole tutti sono per il Federalismo senza la quale tutti i partiti “da Ds a Sn “ non risolveranno mai l’annoso problema, ma da tutti in pratica è ostacolato:l’ultima scusa è dei costi per realizzarlo,questa tesi è sostenuta da tutta la partitocrazia. Certamente i costi non sono da sottovalutare, ma per gli ottimisti sono visti più come "investimento base" per una riforma epocale improrogabile, già da molti anni fuori tempo massimo, per un paese in irrefrenabile degrado come il nostro che si sta livellando sempre più a sud. Grecia compresa.
     Ma è mai possibile che tuttora non si comprenda che i governi centralisti risultano sempre oscurantisti e collusi? Sono oltre 60 anni che  delapidiamo  enormi fortune,(e non è ancora finita) buttandole in questo pozzo senza fondo, con il risultato evidente di un Italia sempre più divisa. Già questo enorme spreco non è lontanamente paragonabile al costo per realizzare questa fondamentale riforma che metterà il sud di fronte alle proprie responsabilità. Solo in queste condizioni ci si può permettere di festeggiare con onore l’unità d’Italia.
    In attesa di un suo gradito commento,cordialmente saluto.
                                    Umberto Turati.     Cabiate(CO)

  21. 1761
    d.s.e.& d.a.a. scrive:


    Fioi! In sto momento son en Colombia, però me vien le lagrime, ‘scoltando sta? canzon!!
    Doman vado zo a trieste e ghe dago un baso anca? par ti…ciao

  22. 1760
    skamainterFARABUTTO scrive:

    dopo L’Infedele ho visto un programma su rai2 che parlava di Garibaldi e della spedizione dei Mille:
    al sud fu accolto come un liberatore dal giogo borbonico!!!

    Ma questo lo sapevamo tutti, tranne i neo-borboniani-asinocrati-&cc. che vogliono riscrivere la storia con le loro storielle fatte solo di date e nomi!!!

    UAH UAH UAH!!!

  23. 1759
    UMBERTO TURATI scrive:

    Caro Lerner:
    Unità nella diversità, scandiva nel Risorgimento il grande pensatore lombardo” Carlo Cattaneo l’evoluto eminente studioso, ideatore dell’indispensabile”federalismo per un’ Italia troppo lunga geograficamente e perciò con diversità di cultura sostanziali.
    Per questo incompreso ideale, ne paghiamo tuttora le nefaste conseguenze di un oppressivo centralismo soffocante, burocratico, vessatore e paternalista, sostenuto tuttora, da una dilagante egemonia meridionalista parassitaria, che ci sta appiattendo a basso livello in ogni senso, mettendo in grave sofferenza anche le grandi risorse del Nord. Quel Nord, che con le eroiche Cinque Giornate di Milano è stato la culla per l’indipendenza dall’Austria. Col senno del poi , dopo tanti sacrifici, ci siamo accorti che siamo caduti dalla padella alla brace.
    Garibaldi sarebbe stato un vero eroe indiscutibile se quando fu ferito avesse aggiunto al suo grido:
    Qui si fa l’Italia o si muore”QUI SI FA L’ITALIA FEDERALE O SI MUORE.
    In attesa di un commento cordialmente saluto.
    PS.Senza pragmatismo immediato, con questa sinistra e il delirio dei tanto peggio tanto meglio, la Grecia è vicina.
    Umberto Turati- Cabiate (CO)

  24. 1758
    Margherita scrive:

    Sabato 1 maggio ho letto un interessante articolo di Sergio Luzzatto sul Sole24Ore
    Per Garibaldi e i "mille" un tributo senza retorica:
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/1-maggio-2010/garibaldi-i-mille-tributo-senza-retorica.shtml?uuid=f81a6d08-54f6-11df-be69-d0511b1ba185&DocRulesView=Libero

    (chissà se passa il link)
    -
    buona giornata

  25. 1757
    Mario scrive:

    Caro Gad
    sei un giornalista che stimo molto e guardo spesso la tu trasmissione. Devo però dirti che non posso, da meridionale, accettare la tua posizione in merito ai Borbone ed al popolo meridionale che ha dato la vita (1 milione di morti) per difendere la propria terra. Tu non sei meridionale, quindi non potrai mai capire la nostra sofferenza, la sofferenza di chi dopo 150 anni è costretto ancora ad emigrare al nord per lavorare. Per noi è umiliante. E fa male sapere che nel regno delle due sicile non c’era l’emigrazione, non c’era disoccupazione, avevamo il tasso di mortalità infantile più basso, la pena di morte non veniva quasi praticata più ma trasformata in carcere a vita e le stesse carceri avevano condizioni più umane rispetto alla liberale ed avanza ta inghilterra. I Borbone erano contro il profitto, contro lo struttamento minorile (a sei aani dovevano andare a scuola e non a lavorare come succedeva altrove a quei tempi). Questi sono solo piccoli esempi per dire che i Borbone erano amati dal popolo e che sono stati una monarchia illuminata per quell’epoca. Purtoppo la storiografia li ha dipinti in maniera opposta per giustificare l’invasione piemontese.

    Caro Gad

    ti chiedo solo di avere un po più di rispetto per noi meridionali, non fosse altro per le soffrenze che abbiamo divuto patire e le umiliazioni che continuiamo subire ancora oggi. Ti prego di approfondire la storia vera e non voler fermarti solo alla storiografia ufficiale. Io l’ho fatto a 40 anni e la mia vita è cambiata. prima volevo fuggire dal sud, dalla mia terra. Ora voglio restare e combattere perchè so quello che è successo veramente, e so che siamo anche un grande popolo, generoso, solidale, accogliente e sopratutto con grande volgia di lavorare. Abbiamo solo la colpa di aver accettato passivamente il marchio di essere delinquenti, arretrati, senza voglia di lavorare, ecc. Tutto questo alla lunga pesa e col passare del tempo ti convinci di essere veramente cosi. E’ triste ma è la verità. Ai meridionali che leggeranno questo post dico di reagire, andare e rilegggere la storia vera e sentirsi orgogliosi di essere meridionali.

  26. 1756
    wimaro barbatos scrive:

    Gad,ti prego ,dai una voce anche a Moni, non è decoroso che uno spagnolo per vivere si costringa a fare il Kusar.Noi tre a Bat Yam:il gatto ,la volpe e la mosca tze tze

  27. 1755
    wimaro barbatos scrive:

    Un paese unito cosi’puzza di casanza,diverse lingue,culture,stili di vita,sistemi economici,meglio sancirne la fine prima che non ci si sopporti più.Che opportunità per noi,Gad ,con i miei a Bat Yam a recitare in Judesmo al teatrino .Ibn Gabirol ne sarebbe commosso.

  28. 1754
    Giulia scrive:

    Eppure, vecchietto, il sacco del sud c’è stato eccome. Partito verso il Piemonte.
    Nessuno mi toglierà mai dalla testa che senza di esso la recente storia del mezzogiorno avrebbe potuto essere migliore

  29. 1753
    Un vecchietto scrive:

    Giulietta 1748,
    hai ragione, problemi ce n’erano stati parecchi anche prima. Ma a quel punto si partiva da zero, tutta l’Italia era stata spianata e tutta l’Italia è ripartita, come ho descritto da testimone, creando quello che è diventato famoso come il miracolo economico Italiano. Il passato non contava nulla per nessuno, le pulci si trovavano in tutti i letti d’Italia.

  30. 1752
    Unità scrive:

    Che papiro! Oggi basterebeb Spatuzza per liberare l’Italia dal nano e dai mercenari nazisti.

  31. 1751
    Paolo Caorsi un discendente Garibaldino scrive:

    Francesco Bentivegna, Salvatore Spinuzza e Francesco Riso e la rivolta del Gancia, i primi tre eroi martiri patrioti fondamentali che diedero a Garibaldi e la spedizione dei Mille l’Unità d’Italia.

    Francesco Bentivegna:

    Eroe dimenticato (Corleone, 4 marzo 1820 – Mezzojuso, 20 dicembre 1856) è stato un patriota italiano, protagonista della rivolta anti-borbonica in Sicilia. Nato da nobile famiglia, giovanissimo aderì ai moti patriottici del suo tempo. Fu eletto deputato di Corleone nel 1848 e nello stesso anno nominato governatore militare del distretto corleonese. Tornati al potere i Borboni, il Bentivegna rimase in Sicilia e collaborò a vari tentativi insurrezionisti, finché nel 1853 fu catturato ed imprigionato, per essere poi liberato nell’agosto del 1856. Nel novembre dello stesso anno fu al comando del tentativo di sollevazione insieme a Salvatore Spinuzza di Cefalù. Dopo che gli insurrezionisti furono messi in fuga dalle truppe borboniche, il Bentivegna fu catturato il 3 dicembre e condannato a morte mediante fucilazione.

    Quello dei Bentivegna è certamente un cognome ricorrente nelle lotte di liberazione.
    Famiglia originaria di Corleone, cittadina tristemente nota per le vicende di mafia ma anche per le lotte di liberazione dalla mafia, come quelle condotte da Bernardino Verro e Placido Rizzotto, la famiglia Bentivegna pur appartenendo a un ceto medio borghese di proprietari terrieri si è tuttavia distinta per il legame con la gente e la guida delle lotte democratiche di emancipazione dal feudo.
    Parliamo in particolare dei tre fratelli Francesco, Stefano e Giuseppe Bentivegna, patrioti della prima ora, fin dalle barricate del 1848 e poi attraverso le cospirazioni antiborboniche e repubblicane fino alla sfortunata impresa d’Aspromonte nel 1862.
    Francesco è stato da sempre il simbolo dell’idealità risorgimentale nell’entroterra palermitano da quando la sua azione si è trasformata in martirio, con il processo farsa e la fucilazione nel 1856.
    Un libro di un paio d’anni fa dal titolo “L’Utopia della libertà”, di Giuseppe Oddo ha fatto giustizia dei luoghi comuni sul patriota repubblicano che fu tra i pochissimi che tennero viva l’insurrezione in Sicilia prima dell’arrivo di Garibaldi.
    In Italia, dal secondo dopoguerra , gli eroi del Risorgimento(anche del secondo Risorgimento contro i nazifascisti) non hanno più avuto molta fortuna, ed è il caso della famiglia Bentivegna che ha dato molto alla patria nei periodi più difficili.
    Il filone culturale democratico-mazziniano ha rappresentato per la Sicilia l’humus per la nascita di quel socialismo primordiale che sarebbe esploso alcuni decenni dopo con il movimento dei fasci contadini, di cui Corleone fu appunto l’epicentro con la stipula dei “patti agrari”- che a detta dello storico Francesco Renda, rappresentano il primo esempio di contratto sindacale scritto dell’Italia capitalistica. Non a caso a Palermo e provincia molti circoli e società operaie furono intestate a Francesco Bentivegna. Era nato nel 1820 e già nei moti del 1848 era stato nominato Maggiore nell’esercito nazionale. Per il suo seguito popolare concorse all’elezione di Ferdinando di Savoia quale re di Sicilia e d’Italia.
    Quando rientrarono i Borboni gli fu chiesto di rinnegare i suoi principi, e per tutta risposta non solo radicalizzò i suoi ideali schierandosi con i mazziniani Pilo e Corrao ma fuggì alla macchia per continuare a tenere viva la rivolta nelle campagne.
    Nell’insurrezione mazziniana del 27 gennaio 1850 riuscì a salvarsi la vita , ma nel successivo moto del 25 marzo 1853 fu arrestato come capo e animatore delle rivolte nel palermitano. Rimase in prigione fino al 1856 e subito uscito organizzò una rivolta nei comuni di Villafrati, Ventimiglia e Ciminna .
    Giuntagli notizia che il moto era fallito e le truppe marciavano contro di lui sciolse le squadre e si diresse a Corleone, dove purtroppo gli fu teso un agguato presso il casolare di Punzonotto da certo Ignazio Milone, (poi “insignito” della croce di cavaliere per la sua delazione).
    Dopo un sommario processo della corte marziale di Palermo , la condanna a morte fu eseguita immediatamente il 20 dicembre 1856 a Mezzojuso,.Poche ore dopo sarebbe arrivata per lui la grazia……
    Il suo corpo fu gettato in un ossario da dove però venne segretamente tolto e nascosto in un luogo più decente. Il 23 giugno 1860 le sue reliquie furono trasportate a Corleone e sistemate nel coretto della chiesa Madre. L’anno dopo , avvolto nella bandiera tricolore, fu tumulato nella cappella di san Biagio dove venne eretto un monumento in suo onore tutt’oggi visibile. La strada principale di Corleone è stata a lui dedicata. Non destino sorpresa i particolari post-mortem poiché la sua memoria di eroe solitario, in un periodo in cui la causa della libertà languiva(si pensi a Pisacane,e ad altri eroi dello stesso periodo) ebbe il merito di tenere viva la “rivoluzione” e tenere alta l’aspirazione , soprattutto nei giovani, della cacciata definitiva dei Borboni.
    Non è d’altra parte casuale che il moto del 4 aprile 1860 partito da Palermo, che come si sa determinò l’intervento di Garibaldi in Sicilia l’11 maggio con lo sbarco a Marsala, fosse tenuto vivo nelle campagne soprattutto per merito di Pilo, Corrao, Santanna e dei corleonesi. Fu ancora merito di questi ultimi che La Masa riuscì a reclutare al campo di Gibilrossa oltre tre mila popolani che diedero l’aiuto decisivo per la vittoria al ponte Ammiraglio il 27 maggio 1860.
    Nel 150° anniversario della morte è stato costituito a Corleone un comitato cittadino di cui fa parte la signora Rosalia Bentivegna, pronipote dell’eroe, che ha tra l’altro messo in scena la rappresentazione storica dell’arrivo a Corleone di Garibaldi nel 1862, con l’ospitalità offerta a palazzo Bentivegna dai due fratelli superstiti.
    Lo storico Santi Correnti ha affiancato l’eroe di Corleone ad altri insigni eroi delle lotte di liberazione in Sicilia , tra cui lo schiavo Euno, Gualtiero da Caltagirone, e Francesco di Blasi, primo martire giacobino in Italia.

    SALVATORE SPINUZZA:

    (Cefalù, 18 dicembre 1829 – Cefalù, 14 marzo 1857) è stato un patriota italiano. È l’eroe di Cefalù, al quale la comunità ha dedicato strade e monumenti. È stato uno dei protagonisti del Risorgimento cefaludese unitamente a Carlo e Nicola Botta, Andrea Maggio, Cesare Civello, Alessandro Guarnera e al fratello Antonio Spinuzza. Il suo nome viene accostato a quello di Francesco Bentivegna di Corleone, l’altro protagonista della rivolta antiborbonica del 25 novembre 1856. Il moto insurrezionale fu represso, ed i suoi capi, datisi alla fuga, vennero catturati nel territorio di Pettineo e, tranne il Civello che riuscì a fuggire a Malta, sottoposti a processo. Salvatore Spinuzza e Francesco Bentivegna furono entrambi condannati dal Tribunale militare alla pena capitale. La condanna per lo Spinuzza fu eseguita il 14 marzo 1857. Nicola e Carlo Botta, Alessandro Guarnera e Andrea Maggio, condannati anch’essi a morte, ebbero commutata la pena nel carcere alla Favignana dal quale furono liberati nel 1860 in seguito allo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Salvatore Spinuzza moriva dunque appena ventottenne. All’età di diciannove anni si era reso protagonista di azioni antiborboniche in occasione della rivolta del 1848. Subì il primo arresto. Nel 1853 patì un secondo arresto insieme ad altri ventotto cospiratori. Gli furono inflitti tre anni di carcere duro in quel di Favignana. Qualche mese prima della rivolta del 25 novembre 1856 venne per la terza volta arrestato, ma liberato dai patrioti. Soffocata l’insurrezione fu condannato alla pena di morte mediante fucilazione. Tale esecuzione avvenne nell’attuale Piazza Garibaldi, dove tuttora è presente un monumento in suo onore. Resta famosa la frase da lui detta nel momento supremo: "Possa il sangue mio e dell’amico Francesco Bentivegna essere la salvezza della Patria A Spinuzza, Cefalù ha dedicato una via, una piazza (anche se quest’ultima è stata successivamente rinominata piazza Garibaldi) e un busto, situato in quest’ultima piazza. A questi si aggiungo degli omaggi scritti sul marmo situati in piazza Garibaldi e in via Salvatore Spinuzza. Salvatore Spinuzza nacque a Cefalù il 13 dicembre 1829;fu apostolo ed eroe di una grande lotta combattuta in nome della libertà. Aveva 19 anni quando abbandonati gli studi partecipo ai moti rivoluzionari contro i Borboni ,al fianco del Barone Francesco Bentivegna di Mezzoiuso. Nel 1849 e nel 1853 fu arrestato insieme ai capi rivoluzionari e rimase carcerato prima a Cefalù, poi a Palermo e dopo nel forte di Castellammare per tre lunghi anni. Il suo odio contro l’oppressore divenne sempre più forte e parteciperà ad altri moti rivoluzionari. Liberato nel 1856 ritornò a Cefalù e continuò la sua opera di patria infervorando gli animi e mantenendo contatti con gli altri rivoluzionari. Venne arrestato per la terza volta e rinchiuso nel carcere di Cefalù. Il 25 novembre 1856 nel vicolo Caracciolo si udì uno sparo:era la Cefalù patriottica che insorgeva. Le bandiere uscite per la rivoluzione furono cucite da Elisabetta e Giuseppina Botta. Tra i rivoltosi c’erano Salvatore Criarneri ,i fratelli Carlo e Nicola Botta, Stefano e Salvatore Maranto,Giuseppe Bazzana e Rosario Culotta che seguiti da una gran folla infervorata da fervore patriottico. Alcuni assalirono il posto delle guardie e le disarmarono. Gli altri guidati da Nicola Botta assaltarono il carcere abbatterono la porta e liberarono Salvatore Spinuzza che si pose a capo delle rivolte per conquistare la libertà di parola di coscienza e di stampa. La coscienza popolare non era ancora matura e molti non assecondarono l’eroismo di colui che lottava per loro. L¿arrivo di una nave borbonica provocò la paura e quindi la fuga di molti rivoltosi. Altri che erano coraggiosamente rimasti a combattere furono arrestati. A Mezzaiuso veniva giustiziato il Bentivegna. Salvatore Spinuzza tentò di fuggire per riprendere in futuro la lotta,si rifugiò a Pettineo o in un cascinale del dottor Giovanni Sirena. Intanto il governo pose delle taglie su:Spinuzza,i fratelli Botta Maggio Criarnera. Fece arrestare le famiglie dei fuggiaschi e le chiuse in prigioni buie,sporche e non igieniche. Purtroppo il febbraio 1857 il cascinale usato come rifugio,venne accerchiato da Borboni e da alcuni abitanti di Pettineo che li cedettero banditi;ma gli assediati opposero resistenza per nove ore e finite le munizioni furono arrestati. Con lo Spinuzza erano i fratelli Botta,Alessandro Criarnera ed Andrea Maggio;furono condotti a S.Stefano di Calastra da qui a Tusa e poi a Cefalù. Da Cefalù ancora a Palermo e poi rinchiusi nel carcere di Castellammare. Dal consiglio di guerra furono giudicati colpevoli di cospirazione contro il Realgoverno, resistenza alla forza pubblica ed altri gravi reati ancora, e condannati alla morte. Tuttavia per gli altri la pena fu commutata ai lavori forzati e resto esecutiva solo per lo Spinuzza, che fu condotto per via mare a Cefalù. Trascorse l’ultima notte della sua vita nella odierna Chiesa della Madonna della catena, dove fu assistito dal canonico Francesco Miceli. Redasse il suo testamento e destinò i suoi beni ai poveri, recise una ciocca dei suoi capelli e la destinò alla sorella in sua memoria, donò il proprio orologio al sagrista, un fazzoletto di lino al canonico stesso scongiurandolo di non abbandonarlo nemmeno per un istante in quella terribile notte. In raccoglimento dinanzi all’altare , disse serenamente:. Prima di essere giustiziato ricevette i S. Sacramenti dal sacerdote Domenico Restivo, che fu abate, canonico e teologo della Cattedrale. Gli disse:>. Nella piazza Garibaldi una lapide ne ricorda la memoria.. Le sue spoglie furono sepolte nella Chiesa di S. Domenico o SS. Trinità. Dal consiglio di guerra furono giudicati colpevoli di cospirazione contro il Realgoverno, resistenza alla forza pubblica ed altri gravi reati ancora, e condannati alla morte. Tuttavia per gli altri la pena fu commutata ai lavori forzati e resto esecutiva solo per lo Spinuzza, che fu condotto per via mare a Cefalù. Trascorse l’ultima notte della sua vita nella odierna Chiesa della Madonna della catena, dove fu assistito dal canonico Francesco Miceli. Redasse il suo testamento e destinò i suoi beni ai poveri, recise una ciocca dei suoi capelli e la destinò alla sorella in sua memoria, donò il proprio orologio al sagrista, un fazzoletto di lino al canonico stesso scongiurandolo di non abbandonarlo nemmeno per un istante in quella terribile notte. In raccoglimento dinanzi all’altare , disse serenamente:. Prima di essere giustiziato ricevette i S. Sacramenti dal sacerdote Domenico Restivo, che fu abate, canonico e teologo della Cattedrale. Gli disse:>. Nella piazza Garibaldi una lapide ne ricorda la memoria.. Le sue spoglie furono sepolte nella Chiesa di S. Domenico o SS. Trinità. Dal consiglio di guerra furono giudicati colpevoli di cospirazione contro il Realgoverno, resistenza alla forza pubblica ed altri gravi reati ancora, e condannati alla morte. Tuttavia per gli altri la pena fu commutata ai lavori forzati e resto esecutiva solo per lo Spinuzza, che fu condotto per via mare a Cefalù. Trascorse l¿ultima notte della sua vita nella odierna Chiesa della Madonna della catena, dove fu assistito dal canonico Francesco Miceli. Redasse il suo testamento e destinò i suoi beni ai poveri, recise una ciocca dei suoi capelli e la destinò alla sorella in sua memoria, donò il proprio orologio al sagrista, un fazzoletto di lino al canonico stesso scongiurandolo di non abbandonarlo nemmeno per un istante in quella terribile notte. In raccoglimento dinanzi all’altare , disse serenamente:. Prima di essere giustiziato ricevette i S. Sacramenti dal sacerdote Domenico Restivo, che fu abate, canonico e teologo della Cattedrale. Gli disse:>. Nella piazza Garibaldi una lapide ne ricorda la memoria.. Le sue spoglie furono sepolte nella Chiesa di S. Domenico o SS. Trinità

    FRANCESCO RISO:

    La rivolta parti a Palermo il 4 aprile 1860 da un certo Francesco Riso, Patriota, nato a Palermo il 15 ottobre 1826 e morto il 1° maggio 1860.Era un modesto fontaniere, animato fin da ragazzo di sentimenti di libertà e di uguaglianza; partecipò alla sfortunata insurrezione del gennaio 1850 della Fieravecchia a Palermo e, dopo le condanne di Salvatore Spinuzza e di Francesco Bentivegna, fece parte dei comitati segreti.Fu l’anima della rivolta del 4 aprile 1860, passata alla storia come la rivolta della Gancia. La sollevazione fallì per il tradimento di un congiurato e lo stesso Riso rimase ferito.Condotto all’ospedale civico, il capo della polizia, Salvatore Maniscalco, lo ingannò promettendogli salva la vita e quella del padre Giovanni se avesse rivelato il nome dei congiurati.Il padre fu invece fucilato il 14 aprile insieme ad altri dodici insorti nella piazza che da loro ebbe nome delle Tredici Vittime.Abbandonato da tutti gli amici, fu per di più calunniato come traditore e morì all’ospedale.
    In una dichiarazione resa l’undici novembre del 1889, l’ex sindaco di Palermo Salesio Balsano, attestò che le ultime parole di Riso furono: «Non è bastato a Palermo di avermi lasciato solo a combattere e avermi fatto scannare, ora si aggiunge la calunnia che io abbia denunciato i miei compagni».

    La rivolta palermitana della Gancia (dal nome dell’omonima chiesa), 4 aprile 1860, è un fatto storico troppo spesso dimenticato, ma d’importanza cruciale affinché si realizzasse l’Unità d’Italia. Se non ci fosse stata questa giornata, forse Garibaldi non sarebbe mai entrato a Palermo. Attraverso i documenti, il racconto dettagliato di quei momenti rappresenta uno spaccato originale della nostra storia. Il 4 Aprile 1860 un gruppo di patrioti mazziniani e liberali si barricano alla Gancia, una chiesa del centro storico di Palermo, e da lì danno il segnale della rivolta contro l’inviso governo del borbone. Attorno a questo esiguo gruppo vi è una popolazione ostile al governo borbonico che, benché sostenuto da una forte guarnigione militare, per diversi giorni non riesce ad avere ragione dei rivoltosi.Ben presto la situazione rischia di diventare pericolosa. Molte città dell’isola sono in fermento: specialmente Messina è tenuta sotto controllo per evitare che segua l’esempio di Palermo e trascini tutte le altre città isolane.A Palermo fin dal 5 Aprile la situazione impone ai governativi la chiusura degli uffici pubblici compreso il servizio postale: la città, stretta nel cerchio del cordone militare, resta isolata fino al 12 Aprile. Nemmeno il telegrafo funziona in quei giorni e l’unico collegamento possibile con l’esterno è via mare tramite le navi militari: è con questo mezzo che da Palermo partono e arrivano gli ordini per gli Intendenti delle valli e da questi le notizie non proprio liete delle altre località dell’isola.
    Il 6 Aprile gruppi di rivoltosi attaccano Monreale e Boccadifalco, sedi di guarnigioni borboniche.L’8 Aprile, giorno di Pasqua, a Messina viene dichiarato lo stato di assedio.
    Il 10 Aprile Rosolino Pilo e Giovanni Corrao, entrambi mazziniani, dopo un colloquio con Garibaldi, sbarcano in Sicilia, tra Messina e il capo di Torre Faro, incitando alla resistenza in attesa del prossimo arrivo del generale.

    Timorose di quanto avviene, nonostante i proclami che minimizzano gli avvenimenti, le autorità militari sono costrette a concedere la Guardia Nazionale alle principali città siciliane, eccetto Palermo, Messina e Catania, dove esistevano forti guarnigioni.L’istituzione della Guardia Nazionale toglie tuttavia all’amministrazione borbonica il controllo della sicurezza pubblica demandandola al ceto benestante, alla borghesia: il che viene temporaneamente considerato il male minore.
    Ma quando può riprendere in pugno la situazione il governo borbonico non esita a sciogliere la Guardia: è il caso di Trapani «riconquistata» il 20 Aprile 1860 con lo sbarco di un forte contingente di soldati a cui fa seguito lo scioglimento della Guardia Nazionale. Ai primi di Maggio «tutti i comuni dell’isola si reggono a comune, la bandiera tricolore sventola da per tutto, la guardia Nazionale è da per tutto ordinata, il dazio sul macino non si paga. Dove sono i soldati, ivi la compressione, dove soldati non sono, ivi l’indipendenza» secondo una lettera del 2 Maggio pubblicata nel volume I cento anni della provincia di Palermo, Manfredi editore, Palermo, 1961.Di questi fatti visti dall’interno, ben poco si conosce all’esterno. Ecco l’eco degli avvenimenti siciliani in Italia ripresa dalle memorie di Garibaldi: «Io ero in Caprera quando mi giunsero le prime notizie d’un movimento in Palermo: notizie incerte, or di propagante insurrezione, ora annientata alle prime manifestazioni. Le voci continuavano però a mormorare d’un moto; e questo, soffocato a no, aveva avuto luogo. Ebbi l’avviso dell’accaduto dagli amici del continente. Mi richiedevano le armi e i mezzi del millione di fucili: titolo che s’era dato ad una sottoscrizione per l’acquisto d’armi. Rosolino Pilo, con Corrao, si disponevano a partire per la Sicilia. Io conoscendo lo spirito di chi reggeva le sorti dell’Italia settentrionale e non ancora desto dallo scetticismo in cui m’avevano precipitato i fatti recenti degli ultimi mesi del 1859, sconsigliavo di fare, se non si avevano nuove più positive dell’insurrezione. Gettavo il mio ghiaccio di mezzo secolo nella fervida, potente risoluzione di 25 anni. Ma era scritto sul libro del destino! Il ghiaccio, la dottrina, il pedantismo seminava il vano di ostacoli la marcia incalzante delle sorti Italiane! Io consigliavo di non fare, ma per Dio! si faceva; ed un barlume di notizie annunciava che l’insurrezione della Sicilia non era spenta. Io consigliavo di non fare? Ma l’Italiano non dev’essere ove l’Italiano combatte per la causa nazionale contro la tirannide? Lasciai la Caprera per Genova; e nelle case de’ miei amici Angier e Coltelletti si cominciò a ciarlare della Sicilia e delle cose nostre. A villa Spinola, poi, in casa dell’amico Augusto Vecchi, si principiò a fare dei preparativi per una spedizione».Il moto della Gancia, per quanto attiene alla storia postale, ci lascia un ricordo attraverso i documenti del tempo che evidenziano l’avvenimento.È infatti notorio che una lettera da Messina per Palermo, o viceversa, impiegava due giorni ad arrivare, per Trapani un giorno, per Catania due giorni, ed è attraverso lo sfasamento di queste date di partenza e di arrivo che si riesce ad individuare una lettera incappata negli avvenimenti della Gancia. Le partenze della posta da Palermo avvenivano il Martedì, Giovedì e Sabato, alle ore 24 a seconda delle destinazioni.
    Il martedì 3 Aprile si ebbe quindi la normale partenza per le varie destinazioni.Il 4 Aprile, mercoledì, si attendeva l’arrivo del corriere da Trapani alle ore 14 e la vettura corriera da Catania e Messina, via interna, alle ore 20, quando a mezzogiorno le campane della Gancia suonarono a stormo per indicare l’inizio della sommossa. Le lettere pervenute quel giorno vennero bollate e distribuite, mentre i plichi portati dai corrieri provenienti da Catania-Messina per le montagne in arrivo Venerdì 6, da Trapani e da Corleone in arrivo Venerdì 6 e da Messina via costiera in arrivo sabato 7 non vennero distribuiti. Accantonati, vennero inoltrati alla posta solo dopo la cessazione dei tumulti: portano le date di arrivo o distribuzione dal 13 al 18 Aprile.Si ha motivo di credere che entro le date dal 5 al 10 Aprile 1860 siano state inoltrate pochissime lettere da Palermo e tutte per via di mare.A maggior riprova della presente documentazione postale presentiamo due lettere spedite da Palermo. La prima è una lettera affr. gr. 2 da Palermo 10.4.1860 a Catania: caso assolutamente inconsueto, non porta l’annullo circolare a data unito al ferro di cavallo. Essa dice: «…fino a questo minuto che scrivo non ho ricevuto alcuna lettera meno di quella del 2 corrente mese».La seconda porta la data manoscritta interna del 12 Aprile 1860 e l’annullo con data analoga. Nel testo si legge: «…ritardo a causa della posta… la mia salute e di tutte le persone di mia conoscenza è ottima, statevi tranquillo sul mio conto».Man mano che la situazione si normalizza affluiscono all’Ufficio postale di Palermo le bolgette accantonate nel periodo della rivolta.Ma la scintilla della Gancia non è spenta. Esauritosi l’impulso dei mazziniani e dei liberali, è in arrivo Garibaldi con due vapori e 1.000 uomini.
    L’epoca dei Borboni è finita.

[36] 35 34 33 32 31 30 29 28 27 261 » Mostra tutti i commenti


Lascia un tuo Commento

Se sei già iscritto a questo blog Entra oppure Registrati inserendo i tuoi dati nel form che trovi in alto a destra di questa pagina. Puoi lasciare un commento anche se non sei registrato.

I commenti di questo blog sono sotto monitoraggio delle Autorità.

Ti preghiamo di mantenere i toni della discussione entro i limiti di buona educazione e netiquette in essere come regole del blog.
Inoltre usa con moderazione i seguenti comandi di formattazione testo.
[?]

3 feb - 7:57: Quel Rutelli in tv non mi ha convinto proprio. Troppi lamenti postumi sul latte versato e l'onore intonso ...

Lascia un commento 78 commenti