Salta anche a Milano il “tetto” dei bambini stranieri per classe. Ormai la politica si fa così: annunciando propositi irrealizzabili
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venerdì, 30 aprile 2010
Salta anche a Milano il “tetto” dei bambini stranieri per classe. Ormai la politica si fa così: annunciando propositi irrealizzabili
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1 maggio, 2010 alle 10:49 pm
87 Jefferson
Pace fatta: ma per alcuni non è solo nominalismo, purtroppo.
88
Posso anche essere d’accordo, ma non mi piace il principio della concorrenza quando si parla di cultura; meno che meno quando si parla di concorrenza tra studenti. Comunque sia, e torno da dove son partito, il 3+2 non risolve, e anzi forse aggrava i problemi.
1 maggio, 2010 alle 9:18 pm
Merlino (86), quanto alla pura cultura, non la buttiamo via proprio perché una maggiore efficacia degli altri settori consente di permettersela. Mi sembra che la "pura cultura" sia sempre particolarmente fiorita in concomitanza con la prosperità economica.
Ciao
1 maggio, 2010 alle 9:11 pm
Merlino (86) facciamo la pace! E’ la valle padana, il bacino del Po, il Nord, se vuoi, una macroregione caratterizzata da importanti omogeneità. Gianfranco Miglio la chiamava Padania. Ci dobbiamo bisticciare su un nominalismo? Ognuno la chiami come gli pare ma il problema rimane!
Ciao
1 maggio, 2010 alle 7:20 pm
Ma poi non si considerano i settori di studio di, per così dire, "pura cultura", che non hanno un vero e proprio mercato: sbattiamo tutto nel cesso?
82 Jefferson
Si vede che io ho solo carte geografiche taroccate, perché Padania non lo trovo scritto da nessuna parte.
1 maggio, 2010 alle 5:57 pm
Caro Heiner 84,
Sarebbe già un vantaggio se il mercato sostenesse (tutta?) la ricerca applicata. Per la ricerca di base si possono immaginare criteri di valutazione di risultati intermedi che diano risultati analoghi a quelli relativi alla ricerca applicata, che viene premiata dal "mercato" sulla base dei suoi risultati finali.
ciao
1 maggio, 2010 alle 5:47 pm
caro jefferson, ma c’è il problema della ricerca di base (quanto è disposto a dare il mercato?) e dei criteri secondo i quali misuriamo i ‘risultati’.
mi pare di capire che ci stiamo orientando, per quanto riguarda la didattica, verso il numero di studenti che frequentano, il numero di studenti che si laureano ancora in corso e altri orrori questo tipo.
spero di sbagliarmi, ma per come conosco i miei polli direi di no
1 maggio, 2010 alle 5:33 pm
Caro Onyric 81,
E’ per quello che tu dici che l’università, che oggi non è affatto pilotata dal mercato, ha bisogno di una riforma basata sulla concorrenza tra atenei (e anche tra studenti).
Quali sarebbero, poi, i risultati anti-sociali prodotti da un’università libera di autodeterminarsi per la ricerca dell’eccellenza?
Ad majora
1 maggio, 2010 alle 5:23 pm
Caro Merlino 78,
La Padania è un’entità geografica costituita dalla valle padana e dai rilievi circostanti e presenta numerose omogeneità per popolazioni, tradizioni, linguaggi e, soprattutto oggi, per il tessuto economico e per la necessità di opporsi a una spoliazione che dura da decenni e rischia di trascinare alla rovina non solo la Padania stessa ma tutta l’Italia.
Ciao
1 maggio, 2010 alle 5:23 pm
A me sembra che il mercato chieda cose molto concrete: una laurea, non le conoscenze e le capacità che ci si aspetta da un laureato. Se non fosse così, come potrebbero sopravvivere mostruosità come il cepu o come i corsi di formazione finanziati dalla regione con fondi europei ?
Mai provato a mettere al lavoro uno degli studenti usciti da queste esperienze di efficienza pilotata del mercato ?
La società, nella misura in cui investe soldi di tutti in formazione di base ed avanzata, ha bisogno di ben altro, e si può ben dire che le logiche di selezione del mercato producono risultati anti-sociali.
1 maggio, 2010 alle 5:12 pm
Caro Merlino 77,
Io ho cercato di definire la dinamica che porta all’eccellenza. Una buona preparazione e la motivazione dei docenti e l’efficacia dei percorsi non può essere stabilita per legge. Il giudizio va dato sui risultati non sulle premessa e, alla fine è il "mercato" a darlo.
Ciao
1 maggio, 2010 alle 10:24 am
75 linda
Condivido in pieno; ma chi non ha a che fare con la scuola pubblica queste cose non le sa, e continua a rimestare nel torbido dei bambini extracomunitari ignoranti (potrei dire di bambini arabi che sono i primi della classe, per esempio…)
1 maggio, 2010 alle 10:21 am
72 jefferson
Di fatto, comunque, la Padania non è mai esistita, e non esiste ancora. C’è l’Italia del Nord, del Centro, del Sud (e le Isole).
1 maggio, 2010 alle 10:20 am
73 Jefferson
Il solito principio aziendale: ma, per fortuna, non tutto è AZIENDA. L’importante è che ci siano docenti preparati e motivati, e che gli studenti non siano costretti a perdersi, nel corso del loro curriculum universitario, in mille rivoli inutili… Secondo me, la vecchia quadriennale funzionava meglio, preparava di più, non era una corsa a ostacoli come il 3+2.
1 maggio, 2010 alle 9:44 am
66 Gesusconi, alzato male
come altri:
25 Mission:
Chissà quanti Paperinick hai tu, che una volta scrivi a e l’altra b, non ti si può scoprire.
)
E come te una massa, che grida al multinick ben sapendo che i loro sono al sicuro, impossibili da scoprire e urlate con me al multinick solo perchè
in passato ne ho fatto uso, solo per motivi divertenti (comicità che invece manca a tutti quelli che gridano al multinick
Buon Primo Maggio a tutte le anime buone
1 maggio, 2010 alle 8:29 am
I bambini sono come spugne, apprendono in maniera rapidissima, mia nipote Matilde studia con bambini cinesi filippini e altri nella scuola pubblica è sono tutti molto bravi, finiscila con questa sciocchezza di come faranno, gia’ fanno e fanno bene quegli insegnanti che amano il loro lavoro e lo fanno bene!
1 maggio, 2010 alle 8:23 am
Io mi chiedo se gli alunni italiani saranno in minoranza che preparazione avranno? Sicuramente, ora come ora, ci sono moltissimi bimbi stranieri che non sanno la lingua italiana, come faranno ad apprendere e specialmente seguire il programma?
1 maggio, 2010 alle 6:30 am
A me sembra che una riforma dell’università veramente efficace potrebbe essere l’introduzione della concorrenza tra atenei e di stimoli alla libera scelta degli studenti.
1 maggio, 2010 alle 5:21 am
Caro Merlino 37,
Se il mondo fosse "libero della Padania", tu come camperesti? E i meridionali?
1 maggio, 2010 alle 12:30 am
celio azzurro insegna….guardate il film-documentario SOTTO IL CELIO AZZURRO, da vent’anni a Roma esiste un asilo multietnico con il 60 per cento di bambini comunitari ed extracomunitari che funziona benissimo dove i bambini,i maestri,i genitori gestiscono giosamente la scuola, imparano ed insegnano reciprocamente a condividere l’esperienza della vita. Mia figlia lo ha frequentato tre anni e vive di rendita di una cittadinanza aperta. Provare per credere, vi consiglio di vedere il film.
30 aprile, 2010 alle 10:10 pm
69
Tra il disporre e il fare… E ribadisco:
che poi è quello che conta. Io sono pessimista di natura.
30 aprile, 2010 alle 8:35 pm
Caro Merlino, la disposizione è già passata e l’informazione che ti mancava.
30 aprile, 2010 alle 6:16 pm
In un Paese in cui troppo spesso le parole sono usate per scopi ipocriti o fraudolenti, dolore e commozione autentici possono essere meglio espressi col silenzio. Un attimo di silenzio da moltiplicare ormai all’infinito per tutte le vittime di un sistema ingiusto che posso solo sperare di non aver contribuito a creare,
30 aprile, 2010 alle 5:43 pm
• Da una lettera a un quotidiano di mercoledì 28 aprile- di A. Gentilomo( PD)
Ho trovato solo nella rete la notizia della morte sul lavoro di una povera ragazza che mi riempie di tristezza . Una delle tante morti senza storia in un paese che non è più per giovani .
Si chiamava Marta Lunghi e aveva 22 anni . Aveva un diploma al Liceo Linguistico e sognava di fare l’interprete. La biblioteca del suo paese, Ottobiano , in provincia di Pavia , rimaneva aperta grazie ai suoi sforzi , due giorni la settimana, la domenica e il mercoledì mattina.Marta voleva fare l’interprete , viaggiare e parlare le lingue . Invece è morta , alle 8 del mattino ,impigliata negli ingranaggi del nastro trasportatore con cui da due anni circa confezionava le uova nella fabbrica del suo paese . Morta alle 8 del mattino , all’inizio di un turno da 5 euro l’ora in nero. Traduttori e interpreti dovrebbero dedicare il loro impegno a persone come Marta , che questo lavoro lo sognava.
30 aprile, 2010 alle 4:18 pm
la prima ke hai scritto
30 aprile, 2010 alle 4:14 pm
Sei generoso!
30 aprile, 2010 alle 4:11 pm
Gelmini chi ?
tra 20 anni nessuno si ricorderà di questo ministro………
30 aprile, 2010 alle 3:51 pm
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RAI E FICTION. …QUEI 6 MILIONI DI EURO ALLA MOGLIE DI BOCCHINO.
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Non solo la "suocera" di Fini, ma anche la consorte del suo fedelissimo Bocchino ha ottenuto ricchi appalti dalla Tv di Stato.
Se la «suocera» di Gianfranco Fini viene pagata dalla Rai un milione e mezzo di euro,
la Moglie di Italo Bocchino, il vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera che si è dimesso ieri, ne guadagna 6 Milioni.
E ne riceverà anche di più se un altro progetto andrà in porto.
La consorte del finiano «rissoso», Gabriella Buontempo, è titolare di una società, la Goodtime Enterprise, che da tempo lavora per la Tv di Stato, producendo fiction, ramo d’oro dell’azienda. L’ultimo contratto ottenuto riguarda una serie in 6 puntate intitolata La Narcotici, fiction d’azione che racconta le gesta di una squadra di polizia che lotta controla droga e la corruzione (regia di Michele Soavi, nel cast Ricky Memphis).
La serie, attualmente in produzione, andrà in onda in autunno su Raidue.
Budget, in linea con i costi della fiction per la seconda rete, circa 6 Milioni: 1 Milione a puntata per sei puntate. Nel paniere della Goodtime ci sono altre serie come Il grande Torino, andata in onda nel 2005 con successo d’ascolti, Le ali e La stagione dei delitti.
E per l’autunno, come abbiamo raccontato nei giorniscorsi, la moglie di Bocchino era in procinto di ottenere la realizzazione di un altro programma importante: uno show ideato da Baudo.
A metà tra fiction e intrattenimento, doveva raccontare in quattro puntate di prima serata i grandi fatti della cronaca (dagli amori ai gialli) attraverso delle docufiction.
Insomma, Baudo, per illustrare meglio le sue storie avrebbe usato dei filmati, un po’ come faceva Santoro. Quando il direttore di Raiuno Mauro Mazza ha visto il progetto di Pippo, lui (finiano doc) ha pensato di girare l’incarico alla Buontempo, che di fiction se ne intende.
La società della moglie di Bocchino in un primo tempo aveva proposto un pacchetto chiavi in mano di tutto il programma, si dice a un costo, di mercato, di circa 800 Mila euro a serata: alla fine si era convenuto che sarebbe stato meglio produrre internamente lo show (visto che la Rai è assolutamente in grado di farlo) affidando alla Goodtime la realizzazione delle sole docufiction.
Ora, dopo la bufera finiana, non si sa se questo progetto andrà in porto: in un primo tempo è stato spostato da settembre-ottobre a novembre-dicembre e ora chissà.
Nel frattempo, il direttore di Raiuno Mazza è andato in vacanza in Sudafrica. Tornerà la prossima settimana, nei giorni di fuoco per la definizione dei palinsesti della prossima stagione che, di solito, vengono presentati agli inserzionisti pubblicitari e alla stampa agli inizi di giugno.
E, si sa, nella Tv pubblica, sulla distribuzione delle produzioni alle società esterne e sulla scelta di star e starlette, influiscono molto le diatribe politiche e le posizioni di potere. Probabile che la rottura tra Fini e Berlusconi avrà delle conseguenze. Vediamo quali altri amici e parenti del presidente della Camera hanno contratti con la Tv Pubblica.
La famiglia più vicina alla terza carica dello Stato è quella di Elisabetta Tulliani, compagna di Fini. La società intestata alla mamma di Elisabetta, Francesca Frau, come abbiamo detto con grande evidenza l’altro ieri, realizza per il pomeriggio di Raiuno una parte del programma Festa italiana condotto da Caterina Balivo.
Ma, come abbiamo dimostrato, attraverso un intreccio di società (tutte domiciliate in viale Mazzini 114, cioè a pochi passi dalla sede centrale della Rai), dietro la signora Frau c’è il figlio Giancarlo, fratello di Elisabetta.
L’aspetto particolare, in tutto questo,è che le società sono sorte da pochi anni, più o meno da quando la signora Tulliani si è fidanzata con Fini.
Altra anomalia è che nessuno nella famiglia ha esperienza nel campo della produzione televisiva (Elisabetta ne ha come showgirl).
Tra l’altro Festa italiana fino all’anno scorso veniva realizzata tutta internamente alla Rai, senza esborsi per società esterne.
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La Rai, le fiction e i parenti dei politici: quei 6 milioni alla moglie di Bocchino.
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30 aprile, 2010 alle 3:23 pm
ciao merlino, va benissimo.
anche comunista, poi!
meglio di così…
30 aprile, 2010 alle 3:18 pm
heiner, nel precedente ti ho promosso a poeta: spero che tu non te ne abbia a male!
30 aprile, 2010 alle 3:07 pm
57 heine
Hai perfettamente ragione: ci sono tanti sprechi, e ci sono tante persone indegne a occupare i posti di comando, a dividersi i soldi (pochi) per la ricerca, e i concorsi. Ma c’è anche tanta gente brava e preparata che lavora da mattina a sera (spesso anche al sabato e alla domenica), per uno stipendio risibile. Quanto ai concorsi, sarò pessimista, ma ai sorteggi credo sempre poco (e comunque il modo per mettersi d’accordo si trova sempre). È però un fatto che ora è tutto, più che mai, in mano ai soli ordinari (non che prima, nella sostanza, fosse diverso: ma almeno c’era una forma. Ora si è in qualche modo legittimata una volta per tutte quella – a volte assai brutta – sostanza). Se il concorso diventerà nazionale, con una lista di idonei ecc., allora, FORSE…
30 aprile, 2010 alle 3:03 pm
56 kirk
Ti sbagli di grosso; io il mio posticino me lo sono sudato, e guadagnato con pubblicazioni e didattica, in Italia e all’estero. Non sono un barone, né mi interessa diventarlo, il potere è l’ultima delle cose a cui penso. I baroni ci sono, eccome, e sono dannosi; e ci sono anche i troboni, inutili e dannosi anch’essi. Ma ci sono tanti ordinari che hanno fatto per una vita un mestiere che possono, come nessun’altro, trasmettere ai giovani. Le menti fresche, come le chiami tu, a volte sono solo arrivisti incapaci.
30 aprile, 2010 alle 2:50 pm
L’isola che non c’è
ovvero come la delega della rappresentazione della realtà avviene attraverso la narrazione utile ad avatar fidelizzati
E’ da tempo, troppo tempo, che ci facciamo scivolare addosso le giornate.
Si sta troppo spesso in apnea fuori di casa con il solo obiettivo di arrivare a casa ed estromettersi dalla realtà per raggiungere il virtuale (soap opere, grandi fratelli, isole famose ma anche chat, Social networks, blog… ).
Forse perchè le relazioni sono sporadiche, di bassa qualità, non continuative, dovute magari alle città estese, agli impegni fitti, all’assenza di prospettiva.
Arriviamo a casa ed entriamo…in un mondo parallelo…
Troppo spesso intere famiglie non comunicano perchè disabituati o semplicemente perchè il virtuale anestetizza la pochezza quotidiana e riempie di illusioni di un’isola che non c’è .
La quotidianità come non luogo e la virtualità come luogo di relazione o stiamo assistendo ad una allucinazione collettiva e …voluta?
Si gestiscono meglio persone vuote dallo sguardo sognante o persone piene dallo sguardo consapevole e preoccupato?
La Lega, rispetto agli altri, fa un’operazione secondo me più articolata e pericolosa. Essendo nata dal nulla ed avendo dovuto creare artificialmente nuove identità (Celti, la menata sul dio PO, ecc) e nemici ha creato una narrazione fasulla (attenti agli immigrati che non sono persone come noi ma entità diverse e pericolose, ci stuprano le donne, ci rubano i bambini e il lavoro, ecc), per rappresentare la realtà mistificandola. Allo stesso tempo produce "regolamenti attuativi" perchè questa narrazione sia ancor più credibile. I leghisti sanno che non fermano ne riducono il numero di immigrati sui loro territori perchè…ne hanno bisogno, ma conquistano la fidelizzazione delle persone "vuote" perchè facili da riempire con contenuti virtuali.
Regolamentare la presenza in percentuale di bambini diversamente italiani nelle scuole crea la narrazione che questo possa realizzarsi proponendo decreti che vanno in tal senso così facendo fidelizzano gli spettatori, se poi non sarà possibile attuarlo vorrà dire che il contesto è ancora troppo "ostile" al raggiungimento della perfezione sociale. E’ perciò che gli spettatori "elimineranno" i concorrenti inadatti al raggiungimento della perfezione sociale non votandoli.
30 aprile, 2010 alle 2:47 pm
caro merlino, a me pare che la questione sia molto simile a quella della PA in generale:
- da un lato sprechi evidenti (ne conosco di belli e buoni)
- dall’altro tagli e accuse generiche (distruttivi)
ma tanto è inutile, ci piace questo giochetto, evidentemente.
- per le commissioni dei concorsi mi pare però che l’attuale normativa sia migliore, con l’estrazione dei nomintativi. o mi sbaglio? non so
30 aprile, 2010 alle 2:43 pm
caro merlino il fatto è che vorresti essere un barone, vuoi solo che aumentino i posticini così ne avresti uno per te e non scasseresti più gli zebedei a nessuno.
Male! le cose devono cambiare,menti fresche per la ricerca e l’insegnamento,che sono cose separate,altro che esperienza e noia,se non è effervescente l’università cosa lo deve essere?
30 aprile, 2010 alle 2:41 pm
Ecco, quando lo saranno diventate, ne riparleremo (e vedremo di quanti presidenti, vicepresidenti, segretari, portinai ecc. avranno bisogno le città metropolitane)
30 aprile, 2010 alle 2:39 pm
52 kirk
Sbagliato: è un lavoro nel quale l’esperienza è fondamentale. Inoltre non sono d’accordo che ricerca e insegnamento non possano e non debbano essere abbinati: tutto dipende dal carico didattico che si ha, e naturalmente anche dall’ambito in cui si lavora. Rimane un fatto: in certe sedi, per certi isegnamenti, il personale docente è insufficiente.
30 aprile, 2010 alle 2:32 pm
A TUTTI GLI ANTI (CHE PERO’ NON DISDEGNANO IL PRO)
Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria diventeranno città metropolitane, contestualmente la provincia di riferimento cessa di esistere e sono soppressi tutti i relativi organi a decorrere dall’insediamento della città metropolitana.
Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria le prime 9 province che verranno chiuse per poi puntare sulle seguenti tra le 101.
30 aprile, 2010 alle 2:31 pm
appunto per un periodo fanno ricerca e per un periodo fanno i docenti a tempo pieno.
Gli ordinari via, per un po si insegna,per un po’ si fa ricerca, non deve esistere il prof. universitario a vita, con stipendio favoloso, l’insegnamento universitario, non liceo o medie,e la ricerca sono vivi,vivaci, si nutrono di menti fresche e non può essere routine, stesso per politica e giornalismo, grandi compensi per breve tempo, non può essere ‘na roba tipo impiegato delle poste ma senza capo ufficio e stipendi ultra.
30 aprile, 2010 alle 2:22 pm
47 kirk
Il personale sarebbe comunque insufficiente, anche in università medio grandi. D’accordissimo sul ridimensionamento del numero degli istituti universitari (ormai c’è un’università in ogni quartiere: ridicolo), ma si tenga anche conto che la didattica è tenuta in piedi dai ricercatori, che, data la qualifica che hanno, dovrebbero fare ricerca: ma non possono, perché, appunto fanno didattica. Quanto al potere dei baroni: basti dire che, recentemente, per diminuirne il potere si è deciso che tutte le commissioni, per qualsiasi livello accademico, siano formate solo da ordinari. Evvai!