Giovedì 10 giugno alle ore 16,45 parteciperò all’Università Statale di Milano, aula 201, al meeting promosso dal Comitato Pari e Dispare, intitolato “Donne nei media e nella pubblicità: per una diversa immagine delle donne in Italia”. Fra i numerosi relatori segnalo la presenza di Emma Bonino, Bianca Beccalli, Gabriella Cirms, Maria Ida Germontani, Marilena Adamo, Lorella Zanardo.
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8 giugno, 2010 alle 4:57 pm
fatelo nero!
(aka Break a Leg)
8 giugno, 2010 alle 5:05 pm
bene gad,ora c’è la pubblicita di famiglia cristiana;certo ke x un ebreo è il colmo.
8 giugno, 2010 alle 5:58 pm
Mi sa che sarà Gad a fare rossa la Bonino, che, nemmeno a dirlo è stata la più zelante a sconfessare Rosi Bindi che, giustamente, chiede a Brunetta di uniformare la pensione a 65 anche per le donne del privato
8 giugno, 2010 alle 6:18 pm
Henriette se tu ci potrai essere sarebbe una occasione per conoscersi.
Porto anche Scintille così se riesco a bucare la folla mi faccio firmare il libro dall’autore, anche se in un incontro per le pari opportunità sarebbe più acconcio avere il libro di Lorella Zanardo… ci penso.
8 giugno, 2010 alle 7:44 pm
2 presenta "Siddharta"
ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.
è il colmo. non c’è più religione. su un blog di un ebreo la pubblicità di un settimanale cattolico che pubblicizza un romanzo buddista! ma dove andremo a finire
ps
Siddharta fu tradotto in italiano da Massimo Mila durante i suoi anni nelle prigioni fasciste
8 giugno, 2010 alle 7:45 pm
8 giugno, 2010 alle 8:35 pm
Rossana,farò di tutto per esserci,mi piacerebbe molto ma non prometto
8 giugno, 2010 alle 8:43 pm
La mitica aula 201 infangata da una filo usa che vergogna!
Ovviamente sarà blindata l’università dalla sbirraglia
perchè se non con caxxo che la bonino entra alla 201
riceverebbe solo raffiche di fischi e lanci di ortaggi.
Gad non ti smentischi mai sempre dietro alle mummie di
regime. Bonino quanti soldi hai prelevato dalle casse
pubbliche blaterando di democrazia yankee?
L’unica Rosa buona è la Rossanda! Yankees go home!
8 giugno, 2010 alle 8:49 pm
Bonino vergognati!
8 giugno, 2010 alle 9:42 pm
caspita, vedrò di non mancare
In fondo ci sono cose peggiori della morte. Se hai passato una serata con un assicuratore sai cosa intendo dire
"grazie Woody, ci penso su"
8 giugno, 2010 alle 9:52 pm
La violenza alle donne solo da pochi anni è diventato tema e dibattito pubblico, mancano politiche in contrasto alla violenza alle donne, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione
se pensiamo a tutto quello che ha combinato la tv "tet.te & cu.li" inpiù divent’anni.. (ma nonostante tutto ho ancora speranza)
9 giugno, 2010 alle 1:46 am
bonino=bocchino=casta Yankees go home!
http://www.youtube.com/watch?v=qOXmveepwWA
9 giugno, 2010 alle 11:40 am
In pensione a 60, 65, 70anni… chi offre di più?
L’innalzamento dell’età pensionabile – legata alla speranza di vita media rilevata dall’Istat – porterebbe ad un "risparmio/ricavo" di 87 miliardi di euro che andrebbe a coprire gli sprechi e le ruberie della ‘cricca’! E’ la pedissequa applicazione del principio dei vasi comunicanti o meglio delle "casse-comunicanti": si trasferiscono i contributi pensionistici dei lavoratori dalle casse Inps, Inpdap, Enpam, a quelle ‘esanimi’ dello Stato! Lapalissiano il fatto che predati i soldi accantonati dai lavoratori per garantirsi una pensione, la politica, rotto l’unico "dindarolo" rimasto sano nel bel paese, prenda tempo innalzando l’età pensionabile. I soldi per pagare le pensioni non ci sono più! E se la speranza di vita si è allungata, quella di andare in pensione è morta e sepolta! Il decreto legge sulla manovra economica apporta sostanziali modifiche alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e di anzianità nei confronti di tutti coloro che matureranno i requisiti dal 2011 in poi, accorciando ulteriormente la distanza che porta dalla pensione al… camposanto! I lavoratori dipendenti, pubblici e privati, subiranno uno slittamento di 12 mesi, nella decorrenza della pensione, dal momento della maturazione dei requisiti mentre per i lavoratori autonomi (coltivatori diretti, artigiani e commercianti) lo slittamento sarà di 18 mesi. Anche i lavoratori che usufruiscono della totalizzazione dei periodi assicurativi potranno avere la pensione dopo 18 mesi, cioè con le stesse regole previste per i lavoratori autonomi; fanno eccezione le pensioni ai superstiti, che decorrono dal primo giorno del mese successivo alla morte dell’assicurato. Rimangono invece in vigore le vecchie norme nei confronti dei lavoratori dipendenti che avevano in corso un periodo di preavviso al 30 giugno 2010 e che maturano i requisiti per la pensione entro la data di cessazione del rapporto di lavoro e nei confronti dei lavoratori che, per il raggiungimento dl limite di età, perdono il titolo abilitante all’esercizio della professione. Il ritardo di 1 anno nell’uscita dal lavoro non si applica neanche nei confronti del personale della scuola, per il quale viene confermata l’unica finestra del 1° settembre di ogni anno. E’ prevista una deroga all’applicazione delle nuove norme in favore di un massimo di 10.000 lavoratori, collocati in mobilità, mobilità lunga o titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà. Dovrà provvedere l’INPS al monitoraggio necessario per determinare il raggiungimento della soglia delle 10.000 unità. La manovra del governo inciderà parecchio sull’età per andare in pensione. In pratica si dovrà attendere fino a cinque anni in più per andare in pensione di anzianità e di vecchiaia. L’innalzamento dell’età di vecchiaia nel 2050 arriverà alla soglia di 69 anni e 4 mesi. Ma già dal 2015 ci saranno i primi effetti, per la pensione di vecchiaia si dovrà aspettare 66 anni. E’ quanto stabilito dal rapporto elaborato in sede tecnica. Le direttive dell’intervento sono due. La prima è contenuta nel decreto correttivo dei conti pubblici, la seconda nel regolamento Sacconi-Tremonti firmato nei giorni scorsi in attuazione della legge 3 agosto 2009. Come è noto la manovra sposta le finestre di uscita, dunque coloro che matureranno i requisiti dal 1° gennaio 2011 dovranno aspettare dodici mesi, se dipendenti, e diciotto se autonomi. Ma il deciso cambio di direzione arriva dal regolamento Sacconi-Tremonti: si annulla l’attuale sistema delle quote e si passa a un sistema che innalza l’età anagrafica di pensionamento in vecchiaia e anzianità in relazione all’allungamento medio della speranza di vita rilevato dall’Istat. In base a questo meccanismo dal 1° gennaio 2016 l’elevazione dell’età avverrà con cadenza triennale, ovvero uno scatto di tre mesi alla volta. Conseguenze? Chi ha iniziato a lavorare 20 anni fa e andrà in pensione attorno al 2031, dovrà attendere, per gli uomini, 68 anni per la vecchiaia (tre in più rispetto ad oggi) e fino a 65 anni per l’anzianità (quattro in più). Per i neo assunti, con il pensionamento nel 2050, saranno necessari 69 anni e 4 mesi (cinque anni in più rispetto all’attuale).
9 giugno, 2010 alle 1:08 pm
si narra di notte ai nipotini
Fra la seconda parte degli anni ’50 e la fine degli anni ’60 si assiste a una rapida estensione della tutela pensionistica, che diviene pressoché universale, e a un considerevole miglioramento delle prestazioni previste. Si costituiscono le gestioni per i lavoratori autonomi, gli invalidi civili, gli anziani poveri. Per i lavoratori dipendenti, si sostituisce il metodo di calcolo contributivo con quello retributivo. I requisiti contributivi per i lavoratori anziani vengono temporaneamente ridotti. Si introducono le prime forme di indicizzazione. Gli oneri di lungo periodo di ciascuna riforma non vengono valutati. Nel complesso queste innovazioni comportano un trasferimento netto di risorse alle generazioni viventi pari a 80 punti percentuali del PIL.
Negli anni ’60 e nella prima parte degli anni ’70 le pensioni sono utilizzate estesamente per finalità assistenziali surrogando i sussidi di disoccupazione e altri strumenti di sostegno del reddito.
Attraverso la concessione di pensioni di invalidità viene dato sostegno ai lavoratori dell’agricoltura, ai cittadini delle aree meno sviluppate e a quelli con storie contributive modeste4. In quel periodo i trattamenti di invalidità rappresentano il 40% delle nuove pensioni per i dipendenti del settore privato e il 70% delle nuove pensioni per i lavoratori autonomi. Questo sviluppo solleva vari problemi in termini di controllo della spesa, di effetti redistributivi indesiderati e di utilizzo clientelare. Sul finire degli anni ’70 le pensioni di invalidità sono 7 milioni, con una spesa che si avvicina al 4% del prodotto.
(…)
L’estensione e il miglioramento della tutela, il progressivo allungamento delle storie contributive, l’incremento dell’incidenza degli anziani sulla popolazione determinano la rapida espansione della spesa. Questa sale dal 5,0% del PIL nel 1960, al 7,4 nel 1970, al 10,2 nel 1980 e al 13,8 nel 1990 (graf. 2). Il debito previdenziale sale da circa il 150% del PIL nel 1960 a circa il 380 nel 1990
…
L’espansione della spesa per pensioni non trova riscontro nella dinamica delle altre voci di spesa sociale. Fra il 1960 e il 1990 la spesa per il complesso delle altre prestazioni sociali in denaro scende dal 3,2 all’1,8% del PIL, in particolare gli assegni familiari passano dal 2,4 allo 0,6%. La spesa sanitaria sale dal 3% del PIL nel 1960 al 5,6 nel 1980, ma nel decennio successivo resta quasi stabile, giungendo al 5,8% nel 1990.
(……)
9 giugno, 2010 alle 2:31 pm
Alla fine l’abolizione delle province arriva. Il taglio, annunciato in campagna elettorale da entrambi i maggiori partiti, è stato approvato dalla commissione Affari Costituzionali della Camera. E’ stato approvato un mendamento al ddl sulla Carta delle Autonomie.
Ora bisogna abolirle tutte, Bergamo e Sondrio per prime.
9 giugno, 2010 alle 3:51 pm
Partecipano:
Emma Bonino, Vicepresidente del Senato, Presidente Onoraria PoD (Pari o Dispare),
Marilena Adamo, Senatrice
Maria Pia Ammirati, Vice Direttrice RAI 1
Monia Azzalini, Osservatorio di Pavia
Bianca Beccalli, Docente Università Statale di Milano
Chiara Bernardi, Brand Manager Persol Luxottica
Raffaela Carretta, Direttore settimanale Gioia
Gabriella Cims, Coordinatrice Osservatorio Servizi Audiovisivi, Appello Donne e Media
Roberta Cocco, Direttrice Marketing Microsoft Italia
Marilisa D’Amico, Docente Università Statale di Milano, PoD
Serena Dinelli, Coordinatrice Gruppo Donne Media Comunicazione PoD
Kristin Engvig, Presidente Win Conference, Inspiring Women Worldwide
Ico Gasparri, Fotografo, Progetto "Chi è il maestro del lupo cattivo?"
Maria Ida Germontani, Senatrice
Gad Lerner, Giornalista e scrittore
Elisa Manna, Responsabile Politiche culturali CENSIS
Donatella Martini, Associazione Donne in Quota
Pina Nuzzo, Delegata Nazionale UDI
Anna Puccio, Vicepresidente Pari o Dispare
Danda Santini, Direttore responsabile Elle Italia
Cinzia Sasso, Giornalista La Repubblica
Caterina Soffici, Giornalista e scrittrice, PoD
Syria, artista e cantante
Cristina Sivieri Tagliabue, Giornalista e scrittrice, PoD
Luigi Vimercati, Senatore Commissione Parlamentare Vigilanza RAI
Lorella Zanardo, autrice del film e del libro "Il corpo delle donne", PoD
Saluto video della Presidente di Pari o Dispare, Fiorella Kostoris
http://www.pariodispare.org/
* comunicare a questa email la partecipazione all’evento: segretariapod@gmail.com
per maggiori info: valeria manieri 347 28 29 366
9 giugno, 2010 alle 4:21 pm
Lo sciopero sara’ di almeno quattro ore nel settore privato e di 24 ore nel settore pubblico, con manifestazioni regionali e territoriali. Per sabato 12 giugno e’, intanto, in programma la manifestazione nazionale, a Roma.
9 giugno, 2010 alle 8:42 pm
[...] e gli ospiti ci saranno anche Emma Bonino, Lorella Zanardo, Gad Lerner (che ne parla nel suo blog).<br />Il programma completo e i partecipanti a questo link: http://www.pariodispare.orgPari o [...]
9 giugno, 2010 alle 9:29 pm
[...] 10 giugno, Milano Siamo all’incontro di presentazione di Pari o Dispare, Università Statale, aula 201, Via Festa del Perdono 3, dalle 16.45 (vedi post principale per il programma). Ne parla anche Gad Lerner sul suo blog. [...]
10 giugno, 2010 alle 1:26 pm
Dov’è finito il Tremonti pronto a colpire i petrolieri?
15 giugno, 2010 alle 10:54 am
IL GRANDE RICATTO: I NOSTRI DIRITTI PER UN TOZZO DI PANE!
Un lettore ci scrive in merito alla manovra economica che congela gli stipendi dei dipendenti pubblici : "Il pubblico impiego forse non ha capito che le vacche grasse non ci sono più. Gli statali hanno spolpato le casse dello Stato con assenteismo e imboscamenti… adesso si lagnano perchè gli vogliono togliere quei benefici che il lavoratore privato non ha mai avuto…". Come se la colpa di tutti i mali fosse dei dipendenti pubblici. Come se non fosse sacrosanto estendere pari diritti a tutto il mondo del lavoro, anzichè assecondare il gioco di chi li sta erodendo giorno dopo giorno! E, tanto per stare al gioco al massacro, passiamo all’altra sponda, quella dei lavoratori privati. Leggiamo in questi giorni "IL GRANDE RICATTO" che FIAT ha fatto ai suoi lavoratori per non portare all’estero la produzione dello stabilimento di Pomigliano: sanzioni in caso di sciopero o malattie, riduzione dei permessi elettorali e abolizione della pausa pranzo in cambio di "lavoro"! La cosa più sgradevole è leggere i commenti che cinicamente esultano alla resa dei lavoratori Fiat. Commenti che Marcegaglia a parte, vengono non solo da dirigenti, imprenditori, industriali, faccendieri e gente di quella razza, ma anche dai poveracci, gente che sta alla catena di montaggio che si rallegra e gioisce nel vedere gli altri costretti a subire con la schiena china! Insomma ‘loro’ stanno scatenando una guerra tra poveri, tra lavoratori pubblici e privati, tra gente che campa di stipendio! E i lavoratori invece di fare fronte comune, di ribellarsi, si scannano gli uni contro gli altri e continuano supinamente a subire, a pagare colpe che non gli appartengno e debiti che non hanno mai contratto. Il mondo del lavoro sta subendo un incredibile peggioramento delle sue condizioni ed un attacco senza precedenti ai fondamentali diritti dei lavoratori nel nome dell’affarismo e del profitto a tutti i costi! Un passo indietro che prima o poi pagheremo tutti: pubblici e privati! Un imbarbarimento delle condizioni lavorative che pagheranno soprattutto le future generazioni! Marchionne chiede di licenziare chi sciopera! Caro Marchionne, cara Marcegaglia, caro Berlusconi… scioperare non è mai un capriccio, è un sacrificio economico cui chi lavora ricorre come ultima ratio. Scioperare è un diritto sancito dalla nostra Costituzione, quella Costituzione che ‘voi’ volete cambiare! Magari sostituendo l’articolo 40 con una Marchionata oppure una Marcegaglaita del tipo: "La schaivitù è brutta, ma l’azienda ne ha bisogno per tirare avanti"! La strada dell’erosione dei diritti del mondo del lavoro è stata imboccata: è una strada senza fine, senza uscita!
27 agosto, 2011 alle 6:17 pm
[...] Perdono 3, dalle 16.45 (vedi post principale per il programma). Ne parla anche Gad Lerner sul suo blog. Previous postPARI O DISPARE si presenta a Milano! Next postRicostruire [...]