Se il governatore Zaia fa cantare “Va pensiero” al posto di “Fratelli d’Italia” viene meno al suo giuramento e va perseguito legalmente
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domenica, 13 giugno 2010
Se il governatore Zaia fa cantare “Va pensiero” al posto di “Fratelli d’Italia” viene meno al suo giuramento e va perseguito legalmente
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15 giugno, 2010 alle 10:15 am
La gioia di "Radio Padania" per il gol del Paraguay è diventata oggetto di discussione al termine della gara pareggiata dagli Azzurri con i sudamericani. "Abbiamo fatto gol, grazie a Cannavaro che si è fatto sovrastare", ha esultato il conduttore Roberto Ortelli, al momento della rete di Alcaraz.
"Radio Padania? Non me ne frega niente. Penso che non vi potete abbassare a fare domande di questo livello, perché penso che voi che siete qui siete giornalisti di altissimo livello", la risposta del commissario tecnico, Marcello Lippi, a chi, in conferenza stampa, gli ha chiesto cosa ne pensasse.
"Una brutta cosa, davvero brutta, ma non voglio fargli pubblicità", il commento di Riccardo Montolivo da Caravaggio (Bergamo), mentre Pepe è andato giù piatto: "Sono dei poverini, andateglielo a dire". Cannavaro ha dribblato la questione ("Basta che non mi parliate di Padania", ha detto subito ai cronisti), Buffon, che ha altro a cui pensare, è stato laconico ("E’ una cosa che si commenta da sola, lascia il tempo che trova").
Chiusura con Gigi Riva, per anni simbolo della Nazionale come calciatore e ora come dirigente: "Facciano quello che credono, io sono lombardo ma non la penso come loro".
14 giugno, 2010 alle 8:28 pm
@207 vecchietto questa volta sono d’accordo
14 giugno, 2010 alle 6:49 pm
Caro pT 190,
Veramente ho scritto che, secondo me, sono padani (nel senso che condividono il clima economico padano) anche gli immigrati regolari che vivono-e-lavorano e pagano le tasse in Padania anche se non sono cittadini a tutti gli effetti perché ancora in attesa di cittadinanza.(o anche, in senso lato, quelli che non l’hanno neppure chiesta).
Posto che non sono esperto di formazione delle graduatorie per i servizi, non troverei, poi, scandaloso se la cittadinanza italiana (e quindi, per esempio, la permanenza certa nel territorio oppure un maggior contribuito storicamnte già fornito per il finanziamento dell’”hardware”, o quant’altro) costituisse, tra gli altri, un elemento positivo nel giudizio. Ti ricordo, d’altra parte, che spesso i leghisti si lamentano di essere discriminati a loro volta in forza di graduatorie costruite secondo criteri che tendono a favorire gli immigrati. Occorrerebbe approfondire la casistca e né tu, presumo, né io siamo in grado.
Infine, tutto quanto abbiamo detto finora non riguarda il punto centrale, e di gran lunga politicamente più importante, della questione che è il federalismo. Non dovrebbe comunque mancare occasione per discuterne quando ci ri-incontreremo qui o altrove nel blog.
Per quanto riguarda l’articolo 1 dello statuto, io lo interpreto nel senso che la Lega rivendica il suo ruolo “indipendente” nella formazione, di quella “unione più perfetta” , con il resto d’Italia e con l’Europa, che noi vediamo come alternativa a un regime centralista, e che era auspicata da Hamilton nella Costituzione degli Stati Uniti d’America.
Quanto al 12%, è vero ma stai attento che si tratta di una media nazionale (localmente la lega ha la maggioranza relativa e in alcuni casi anche quella assoluta) e potrebbe anche cambiare radicalmente, sia nazionalmente sia, soprattutto a livello locale nel caso di uno shock economico del tipo di quello della Grecia. Io non me lo auguro, non solo per considerazione economiche, ma ho pochi dubbi che si tratti di una prospettiva realistica.
E infine le voci critiche. Io non frequento più la Lega né i suoi gruppi da circa un decennio (come ti ho detto, in odio a Berlusconi) ma, ai miei tempi, le opinioni, e le gerarchie, si formavano essenzialmente nelle sezioni e ti assicuro che la discussione c’era. Per loro mandato, io e altri tre liguri abbiamo fatto parte della Commissione Università, incaricata di elaborare una bozza di riforma. Ci si riuniva regolarmente in via Bellerio, insieme a oltre 100 delegati, e ricordo che Speroni, il quale spesso presiedeva le riunioni, non aveva la più pallida idea di quanto si discuteva e ha preso la bozza definitiva a scatola chiusa. Incidentalmente, ti dirò che della commissione non facevano parte solo nordisti e che uno dei “terroni” era un noto professore di fisica teorica di cui, ovviamente, non ti faccio il nome.
Ecco qua, mi sono preso l’incarico di farti una summa del pensiero legista, che in realtà è una mia interpretazione personale e che certamente mi attirerà l’ira “bipartisan” di leghisti e di antileghisti, tutti concordemente decisi a strapparmi le palle.
Comunque, ad majora
14 giugno, 2010 alle 6:45 pm
Nell’epoca della card dei poveri ricorreva lo slogan “meglio poco che niente”. Oggi, quel detto si è evoluto in “Economia Sociale” di Tremontiana memoria ed è sopravvenuto al precariato e alla sediziosa modernità “intelligente e fruttuosa” della “Marcegalli e di Melchiorre che, con esse, annunciano cambiamenti epocali. In sostanza si tratta di nuove regole del lavoro che riducono ulteriormente diritti e stipendi in nome di una crisi che volutamente è stata riconosciuta nel tempo stabilito, per poter perseguire quella metamorfosi già posta in essere e giunta al momento di collocare, come la casella di un mosaico, una innovazione che già ricomprendeva la riduzione del diritto allo studio e l’impoverimento delle scuole pubbliche in favore di quelle private, l’assenso ed il sostegno alla sanità privata in alternativa a quella pubblica, il sostegno alle libere professioni ed al capitale in generale, l’eliminazione dell’ICI per ricchi compensate da iniquità fiscali, l’arbitraggio per le assunzioni, le successioni gratuite, le tasse a chi non può pagarle e le sanatorie per quelli che possono e non le pagano, il piano casa “Scaiola” e gli sfratti per gli altri, le illusorie riduzioni dei costi della politica, ecc.ecc. ecc.
Praticamente l’Italia emula l’economia americana fondata sulla logica del danaro per cui chi ha soldi può vivere mentre gli altri si arrangiano emarginandosi come inutili e infruttuose creature.
In democrazia, è lecito assumere questa svolta economica ma, in primo luogo non la si nasconde dietro l’opportunismo della crisi che si dovrebbe risolvere sostenendo le famiglie e contrastando gli speculatori e le cricche che accaparrano illecite ricchezze, ma ancora prima, si tratterebbe di un programma che si doveva chiaramente e senza mistificazioni sottoporre prima alla valutazione dell’elettorato.
Questa palese evoluzione, non tiene conto che la civiltà Italiana è storicamente diversa e più antica di quella americana e la stessa forma mentis della cittadinanza non è fondata sul danaro ma sui principi cattolici della sussidiarietà e della solidarietà. Ai buoni principi si contrappone una nascosta ma sempre più consistente porzione di Italiani dediti alla corruzione, all’intrallazzo, all’appropriazione del danaro pubblico (talvolta anche lecitamente con interpretazioni, consensi, ed artefizi) che anelano alla svolta economica. Una svolta distante da quella americana dove non pagare le tasse significa finire in galera, mentre da noi, si scaricano sui meno abbienti.
Chi si rende promotore di liberta e giustizia in questi termini, lo fa per proprio tornaconto. E’ forse libero chi non può sfamare la propria famiglia mentre è oppresso da nuove gabelle ? Ci sono vari modi per aumentare le tasse e la sospensione del contratto, tra le varie insidie, propone anche i costi della inflazione a carico dei nullatenenti. E’ giustizia quella che riduce i diritti dei lavoratori per sfruttarli meglio e con minor costo solo per consentire l’arricchimento di quanti, così vigliaccamente, hanno l’esigenza d’incrementare i propri utili, non per mantenere lo status quo ante crisi, ma per nuovi lussi, come potrebbe essere uno yoth da 18m. di euro. Si giunge a mistificare la realtà in nome del bene comune che in comune hanno solo i soliti beneficiari.
La quasi riduzione in schiavitù di lavoratori dipendenti, non porta e non porterà nulla alla Nazione. Aumenterà gli egoismi, le emarginazioni, le iniquità, e con lo sfruttamento la divisione degli Italiani, nonché, la riduzione in nuove classi e l’insorgenza di nuove rappresentanze politiche contrapposte e dannose per l’unità Nazionale.
Chi è vecchio come me, senza retorica, guardi nelle rughe e negli occhi dei propri simili le sofferenze patite per acquisire ai giovani quei diritti di civiltà, di libertà, di giustizia e di equità che, altri vecchi meno saggi, superbi e lussuriosi, vogliono cancellare.
In fin dei conti è la storia che si ripete. Flussi e riflussi che però non sono mai riusciti a scalfire quella forza che accomunava gli italiani, fondata sulla comune fede Cristiana.
Il pericolo maggiore, oggigiorno, invece consiste proprio nell’usare da parte di taluni finti cattolici ed idolatri del danaro, la comunione religiosa come mezzo per sovvertire quei meschini interessi mistificati come beni collettivi.
Se parlassi ad un Cristiano, direi che il demonio ha sciolto le briglie e si insidia proprio dove è, ed in parte era, il suo nemico fino a sovvertirlo. Se parlassi ad un altro vecchio gli chiederei cosa gli può venire dal fermentare una generazione che dovrebbe emulare i cattivi esempi che , è vero possono produrre soldi ma, non acquistano né la libertà e neanche l’eternità.
Infine, dico ai grandi e piccoli mariuoli, sono libero nella mia povertà, voi invece, siete come bestie nelle grinfie della bestia e potrete solo peggiorare, se non riflettete.
Olitta
14 giugno, 2010 alle 4:48 pm
nº 202vincenzo,
infatti questo è il punto: Poichè la lega ritiene che il federalismo possa rendere gli amministratori locali più virtuosi dovendo rispondere, ai loro cittadini che pagano, degli sperperi che fanno, diventa il nemico egoista da combattere. Invece non sarebbe necessario, lo stato centrale avrebbe ancora più mezzi per impedire questi scempi convocando a Roma i responsabili e togliendo loro i finanziamenti. Le province romane avevano forti autonomie, ma la contabilità Roma la controllava e come. E’ perchè non lo fa che la lega è destinata ad aumentare i consensi nelle quattro regioni che ci rimettono, anche se pT dice che siano idioti. E’ un po’ come la mucca sacra di Abatantuono in India (se hai visto quel film): saranno anche patrioti ma non sono mica scemi.
14 giugno, 2010 alle 4:45 pm
non posso accettare chi si discuta della Lega e dei suoi facenti parte come di un partito politico, con un suo progetto politico, una sua visione come se si stesse parlando della DC, o del PCI o del PLI:
La Lega nasce come una aggregazione di "bravi" pagati, anni orsono, dalla decotta industria del nord est che chiedeva solo protezionismo.
E i "bravi" erano funzionali a questa strategia nel loro urlare, di volta in volta, quale matrimonio si dovesse fare e quale no.
Poi si sono aggiunti anche i produttori di latte, noti ricottari: e anche loro facevano gridare a questi "bravi" chi dovesse pagare ( al posto loro) le multe per le quote latte eccedenti
E vorrei dire al "vecchietto" che se è vero che il Sud ci marcia con le assunzioni facili, il Nord continua a marciare con prelievi finanziari rubati al Sud (vedi fondi FAS) per pagare le multe per le quote latte, per la navigabilità dei laghi del Nord, e simili cazzate padane (c’è un bel servizio sull’Espresso sull’uso distorto dei fondi FAS, destinati al Sud, e spesi a vantaggio dei soliti mariuoli del nord).
Oggi ai mandanti suindicati si è aggiunta la FIAT: altrimenti col cavolo che il Piemonte veniva consegnato al ringhioso, ma pur sempre fesso, Cota.
E così, ora la Fiat, e i suoi "bravi", si mette a dettar legge su quali diritti sindacali sono giusti e quali ingiusti, quali conservare e quali abolire: altrimenti si va in Polonia!
Come sempre, tutti a discutere (come per la camorra) sulla manovalanza (e cioè, i leghisti) e mai sui loro mandanti.
Viva la secessione (se solo la volessero veramente fare!)
14 giugno, 2010 alle 4:26 pm
nº 200 vincenzo,
questa settimana parlo della Sicilia perchè la notizia è fresca. La settimana passata parlavo del comune di Napoli che ne ha assunti 3500, senza avere i soldi per pagarli, mentre gli operai di Pomigliano vengono umiliati. Probabilmente la prossima settimana parleremo di qualcun altro. Intanto anche quest’anno la produzione industriale della Cina aumenta del 10%. Per favore non mi tirare fuori che un lavoratore da loro si accontenta di un pugno di riso, che non è affatto vero, è il nostro lavoratore che costa caro perchè deve mantenere cinque fannulloni e si deve accontentare, come mai prima, di un pugno di riso.
14 giugno, 2010 alle 4:15 pm
@202 vecchietto può essere io però da parte mia penso che se un posto di lavoro và in cina è per via del costo del lavoro che è piuttosto alto in italia , infatti una delle riforme che vuole la confindustria è propio il costo del lavoro che magari non pagherai tù o io pensionato ma chi verrà dopo avrà stipendi da fame se vuol lavorare . ti saluto esco ho una riunione
14 giugno, 2010 alle 4:11 pm
@200 vecchietto dimenticavo vuoi un esempio che ti chiarisca una volta per tutte la faccenda ? la lega che ha promesso il federalismo ai padani nel frattempo però….
14 giugno, 2010 alle 4:10 pm
nº 197vincenzo,
ogni posto di lavoro nella pubblica amministrazione dato per beneficienza è un posto di lavoro tolto all’idustria. Ogni posto di lavoro tolto all’industria è un posto di lavoro che finisce in Cina. Pensi possa durare a lungo?