Scrivo di corsa, fra un treno e l’altro, solo per dire che l’accoppiata nei temi della maturità fra Primo Levi e le foibe mi pare furbetta e di cattivo gusto. Il revisionismo storico ha conquistato l’egemonia culturale ma non smette di essere afflitto da nevrosi comparativa.
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1 ottobre, 2010 alle 11:37 pm
sono d’accordo Gad, purtroppo non solo in Italia stiamo messi così….
però noto con gioia che si sta facendo molto per non lsciare che la nostra grande essenza/identità venga perduta o dimenticata.. infondo non si può capire che cosa è stato vissuto se non in prima persona ; io nemmeno, ad esempio ma porto avanti il mio impegno ed il mio sogno
1 luglio, 2010 alle 11:09 pm
Io ammiro davvero tantissimo Primo Levi, per me grande scrittore.
Ero felice che ci fosse, finalmente, lui..
Ma come si può abbinare Primo Levi con le foibe??
Un bacione, e un abbraccio, Ilaria.
30 giugno, 2010 alle 5:52 pm
Salve! mi chiamo Sonja è ho 30 anni.
Mi chiedo solo perchè non si dà la possibilità a questi ragazzi di valutare da soli cosa sia stato l’antisemitismo, non solo attraverso i libri (naturalmente Primo Levi è alta letteratura, oltre che testimonianza storica)ma soprattutto attraverso le poche persone rimaste in vita che altro non attendono di raccontarti la loro storia tragica…io l’ho fatto iscrivendomi all’AMPI e mi ha cambiato la vita.
25 giugno, 2010 alle 11:21 pm
Penso che l’esame di maturità verrà prima o poi abrogato
25 giugno, 2010 alle 8:58 pm
A tutti quelli dopo di me
(inteso come commenti successivi al mio ultimo)
Rimango del mio parere, anzi ne sono ancor più convinta.
Se volete dei maturandi-quasi-prof, non potete far altro che proporre quello che insistentemente continuate a sostenere, ma se scendete almeno un gradino dalla sommità del Vostro Sapere, potete accorgerVi che il mondo è pieno di gente che pensa anche a cosa sia la felicità per ciascuno di noi.
Non ho studiato filosofia, nè mi voglio addentrare in discussioni che so perse in partenza, dalla mia bassità (scusate, ma fa rima con sommità e la cosa mi rende un po’ FELICE :p )
Penso che un maturando possa essere considerato maturo, prendendo
se sa capire cosa gli sta davanti e riesce a scegliere la strada migliore per uscirne vivo… Se non è maturità questa! Nella vita bisogna imparare ad adattarsi all’ambiente circostante, per la sopravvivenza. Credo che anche gli psicologi conoscano questa teoria e siano molto propensi a farla sfruttare dai loro pazienti, per far loro accettare meglio le situazioni difficili e per trovare appunto una via d’uscita.
Comunque, se ancora continuate a guardare dall’alto i ragazzi che hanno scelto quel tema (tra parentesi, secondo la Vostra mentalità, mia figlia sarà più matura degli altri, visto che non ha scelto quel tema: forse è più matura di me?
), siete troppo immersi nel Vostro mondo onirico-filosofico e non Vi invidio.
Con affetto,
Vostra "immaturata"
25 giugno, 2010 alle 4:34 pm
Ah, dimenticavo, un’ultima riflessione.
Un tema, per sua natura, ha come presupposto logico nel suo svolgimento la necessità di non andare fuori tema.
In altre parole, perchè qualsiasi insegnante di lettere medio raccomanda sempre ai suoi studenti di non andare fuori tema?
Perchè è ovvio che sapere scrivere in modo decente significa anche capire bene COSA chiede la traccia del tema, e riuscire ad esprimere il proprio pensiero senza divagare, in modo coerente e sobrio.
E’ anche questione di autodisciplina, di capacità di saper gestire il tempo limitato, e organizzare il proprio pensiero per tradurlo in parole scritte.
Se uno studente impiega 5 ore solo per dire metà di quel che avrebbe voluto dire, vuol dire che non sa scrivere, idem quello che dovendo parlare di Primo Levi si impelaga in una lunga discussione sul nazismo, senza arrivare mai al punto.
Quindi proporre una traccia generica in cui si invitano gli studenti a parlare della "felicità", è come invitarli a parlare a vanvera, senza limiti precisi, in modo generico, di concetti astratti e dal significato opinabile.
Cos’è la felicità?
Boh!
In teoria uno potrebbe svolgerlo scrivendo in 2 parole che felicità è assenza di dolore, un altro potrebbe dire allo stesso modo che felicità è vedere vincere la propria squadra, e un terzo potrebbe scrivere un trattatello materialista di 10 pagine sulle reazioni chimico-biologiche di una persona felice, parlando di serotonina, endorfine, ecc.
Chi ha ragione?
Tutti e nessuno, in realtà il fatto è che quello non è un tema, è una ruffianata verso gli studenti somari, un’ancora di salvezza verso chi non ha studiato e può scrivere qualsiasi cavolata gli frulli in testa.
25 giugno, 2010 alle 4:07 pm
Totalmente d’accordo con l’autore del post 300 e 302, e sono anni che lo dico!
Se proprio volessero fare parlare i maturandi di concetti tanto complessi, sarebbe mille volte meglio scegliere temi quali: "comparazione del concetto di libertà in Hobbes e Stuart Mill", ad esempio, oppure: " il candidato valuti il concetto di giustizia sociale di Rousseau, e ne esamini gli sviluppi nei pensatori a lui successivi"…
In tal modo si definirebbero dei limiti ben precisi, entro cui parlare di concetti tanto generici.
Inoltre si costringerebbe chi ne parla a dimostrare prima di tutto di conoscere quegli autori, prima di esaminarne gli sviluppi nelle epoche successive.
Insomma, sarebbe veramente un tema degno di questo nome, con un oggetto definito e la possibilità di svolgerlo in modo soddisfacente, in quelle poche ore, dimostrando cosa si è imparato e come si è in grado di ragionare con la propria testa.
25 giugno, 2010 alle 3:03 pm
Per la verità son d’accordo con @300 e altri, ( ok, non frega a niuno ma mi vien da dirlo ) temi generici che mirano a ‘far parlare di sè’ il pargolo sono doppiamente dannosi: insegnano allo studente a sproloquiare con successo e stimolano l’insegnante ad andare al di là della sua funzione, in un minatissimo terreno di ‘valutazione della maturità’ dello studente ( che significa: vedi di capir bene cosa pensan gli insegnanti e scrivi quattro banalità che li faccian contenti ).
Ma siccome nè delle foibe nè di primo levi la grandissima parte saprà, immagino, nulla se non quel che eventualmente ha scoperto extra-scuola, tutti a tuffarsi sul tema-sproloquio, è naturale.
25 giugno, 2010 alle 2:31 pm
ma senti un po’ 302
qui chiu si scalda sei solo tu e interpreti pure a modo tuo le cose.
Umberto Eco faccia quello che vuole: in un corso di laurea vorrei vedere che dessero dei temi generici, ma in un esame di maturità, lasciamo libertà di pensiero.
Vedi che hia proprio problemi, anzi dilemmi mai risolti, interiori?
Mi dispiace per te che te la prendi in questo modo: devi fare due fatiche, come si dice dalle mie parti (se non sai quali sono, te lo scrivo: "chi s’incaz.za si sca.z.z.a")
Mi piacerebbe qualche "studentello" come li definisci tu i giovani maturandi di oggi, ti rispondesse qui, visto che li consideri così poco!
Io non sono stata una con libriccini nei jeans, ho studiato con volontà e mi piaceva anche, poi i jeans ai miei tempi non erano poi tanto diffusi e non si girava perennemente in jeans, d’inverno come d’estate (povere ragazze: hanno rinunciato alla freschezza della gonna etiva in cambio dei "rivoluzionari-alla-moda" jeans a vita bassa).
In ogni caso non sono tenuta a dirti niente di più su di me, visto che tu neppure hai un nick, ma prendi in presto quello degli altri anteponendoci una chiocciola.
Chiocciola, buona passeggiata: con la bava vischiosa riesci anche a scalare il vetro di una finestra senza precipitarre subito, ma solo allo schianto del battente per il vento…
25 giugno, 2010 alle 10:12 am
Errata corrige: Gramsci con la emme (non Gransci) ovviamente.
25 giugno, 2010 alle 10:10 am
Ma tu di quali "problemi interiori" stai delirando?
Io ti ho scritto solo che pretendere di discutere argomenti generalissimi e vastissimi (libertà, felicità, giustizia, ecc.) in un temino scritto in poche ore con un dizionario davanti, è un po’ come chiedere ad uno che sta facendo dello sci nautico di parlare del cogito cartesiano, o ad un rocciatore in parete di farti uno studio di funzione.
O chiedere ad un medico di scrivere genericamente un tema sulle malattie in poche ore…
Che senso ha?
Chiedere di parlare di tutto in poco tempo, è come chiedere di parlare del nulla!
Che senso ha tirare in ballo al posto e al momento sbagliato argomenti simili?
E non sono il solo a pensarla così, oltre a Gransci, anche Umberto Eco si è
espresso più volte di recente CONTRO questa scemenza di voler parlare di argomenti simili in temi, e perfino in tesi di laurea.
Lui caccia subito gli studenti che vengono a chiedergli tesi generiche, in cui non è possibile dire nulla di serio.
E’ una questione di SERIETA’, ma evidentemente tu non lo capisci.
Un tema, per definizione, dovrebbe consistere nell’assegnazione di un argomento sufficientemente preciso, rapportato alla possibilità di parlarne con sufficiente serietà e informazione nel poco tempo e spazio assegnato (6 ore e qualche foglio di protocollo).
Ora, se ti brucia dover ammettere che assegnare temi così scemi e generici ad una maturità è una emerita vaccata, sono affari tuoi.
I temi da Baci Perugina non permettono di stabilire nè la maturità, nè tanto meno la preparazione di uno studente.
E se la cosa ti dà tanto fastidio, forse è perchè sei stata a tua volta una mediocrissima studentessa, di quelle che alla maturità si portavano il bigino nei jeans, o il rotolino con le formulette matematiche nella penna, o altri patetici trucchetti da due soldi.
E allora, sicuramente temi da 2 soldi del genere vanno benissimo per gli imbroglioncelli che vogliono uscire col pezzo di carta.
Accomodati!
24 giugno, 2010 alle 7:48 pm
Al numero 300
Per fortuna che pare tu non sia in una commissione d’esame, con le tue esigenze private
Se non hai risolto problemi interiori, non puoi prendertela con gli altri, soprattutto con ragazzi che giudichi superficiali.
D’accordo, un tema così si può svolgere in diversi modi, ma se perfino tu citi filosofi (ai quali accosti anche Alberoni), non è il tema ad essere insufficiente, non è l’argomento scandaloso o scandalistico: dipende da come uno sente, riflette, vive la sua situazione in un contesto generale.
Meno quattro lo darei a te, ma io non sono una prof., bada bene: te lo darei per come ti poni davanti agli altri, sopra gli altri, addirittura sopra i filosofi. La cosa puzza molto di complesso di inferiorità, colmato da un eccesso di autostima. E questa è psicologia spicciola, non voglio il tuo -4