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“Il partito epurandosi si rafforza”

sabato, 3 luglio 2010

il Bastardo

“Il partito epurandosi si rafforza”

“Il partito epurandosi si rafforza”. Non è la pubblicità di un lassativo. Lo diceva Giuseppe Stalin per giustificare le purghe dei dissidenti nel corso del suo trentennio di dittatura personale. Ci riprova Silviuccio nostro, pronto a buttare fuori dal Popolo della libertà (che nome obsoleto!) il cofondatore Gianfranco Fini. Siamo ai colpi di coda del regime, speriamo non durino tre anni.

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Commenti per questo articolo

[5] 4 3 2 1 » Mostra tutti i commenti

  1. 207
    pv21 scrive:

    Il Cavaliere ha detto: ghe pensi mi ad ottenere "risultati concreti". E l’astuto Tremonti inventa il gioco al massacro per Regioni e Comuni. Decidano tra di loro chi dovrà tagliarsi i fondi per un totale di 8 mld. Decidano tra di loro chi sono i meritevoli e chi gli spreconi. Nel teatrino di Pantomima e Rimpiattino cambiano i personaggi, ma non cambia il copione …

  2. 206
    RENATO M.V. scrive:

    X 194 ANONYMUS

    ASSOLUTAMENTE NO, CON QUESTO PD QUELLO CHE HO DETTO ANZI SCRITTO E’ IMPROPONIBILE. GRILLO SI GIOCHEREBBE LA CREDIBILITA’, MA CON UN PD DIVERSO LE DUE REALTA’ SI DEVONO AVVICINARE, IN FONDO SONO TUTTI VOTI DI SINISTRA. IO VOTO PD PERCHE’ QUESTO PARTITO NON MUOIA E ABBIA LA FORZA DI RINNOVARSI, MA NON MI PARE CHE QUESTO PARTITO, PURTROPPO , VADA IN QUELLA DIREZIONE.

  3. 205
    gio57 scrive:

    Sempre a proposito di “quel chel ghe pensa lu”, sono sempre più convinto (in alcuni casi , anche per conoscenza diretta) che l’attuale governo sia stato eletto da tante donne e uomini che hanno votato o con superficialità o per interesse. Inutile sperare nella consapevolezza delle/dei primi o nel ravvedimento degli altri quindi questi signori del pdl ne approfitteranno senza limiti, altro che le balle che ogni giorno ci raccontano i vari Capezzone, Cicchito e Bonaiuti.

  4. 204
    italiano scrive:

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    TREMONTI BACCHETTA I GOVERNATORI DEL SUD: ..CIALTRONI NON SANNO SPENDERE I SOLDI EUROPEI.

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    Meno male che c’è la crisi. Fra le misure d’intervento che la Commissione europea ha varato per far fronte all’emergenza economica, c’è anche una sorta di «moratoria» per i fondi strutturali europei non utilizzati che resteranno nelle casse dei Paesi UE anziché essere restituiti, come d’obbligo, a Bruxelles.
    Per l’Italia questa misura vale 56 milioni riferiti al 2007, che non sono stati spesi entro il 2009. Ma è solo una piccola boccata d’ossigeno.

    Le Regioni italiane, infatti, non sanno spendere i soldi che arrivano dalla Comunità con l’obiettivo di appianare le divergenze fra le aree più progredite e quelle più arretrate d’Europa.

    L’ultimo ciclo, quello 2007-2013, prevede per l’Italia circa 23 Miliardi di fondi comunitari veri e propri ai quali vanno sommati all’incirca 24 miliardi di cofinanziamento nazionale (a ciascun stanziamento europeo vanno aggiunte risorse nazionali differenziate a seconda dei programmi).

    La somma è di 47 Miliardi circa. L’Italia è il terzo Paese percettore di fondi per la politica di coesione, dopo Polonia e Spagna.
    Se queste risorse non saranno utilizzate, c’è il rischio fondato che debbano essere restituite, almeno in parte, a Bruxelles.

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    La regola europea prevede il «disimpegno automatico» degli stanziamenti nel caso in cui le risorse non vengano utilizzate. Questo avviene anche se non sono stati richiesti materialmente i pagamenti a 2 anni dall’impegno finanziario delle risorse. Non basta stanziare sulla carta, insomma, ma i soldi vanno effettivamente utilizzati: in caso contrario, (si perdono).

    Una doppia beffa per i meridionali che non vedono utilizzati i fondi europei loro destinati, e poi rischiano addirittura di perderli per sempre.

    Ad oggi, secondo le ultime valutazioni, i pagamenti effettuati dall’Europa ammontavano al 12,3 % delle risorse disponibili nei 7 anni. Un valore inferiore a quelli, per esempio, della Germania (19,6%), della Francia (15,6%) e della Spagna (13,8%).

    Insomma, le Regioni italiane hanno speso soltanto i 3,6 Miliardi di Euro citati da Giulio Tremonti nel suo intervento all’assemblea della Coldiretti.

    La «maglia nera» è da assegnare alla Campania di Antonio Bassolino che ha speso il 3,2% dai soldi a disposizione.
    A ruota, la Sicilia di di Lombardo e Cuffaro con il 5,1%;

    la Puglia di Nichi Vendola, con il 6%;

    la Calabria guidata da Agazio Loiero con il 6,1%.
    Sempre male l’Abruzzo di Ottaviano Del Turco, con il 7,6%

    il Molise di Michele Iorio, col 7,2%.

    Uniche Regioni relativamente «virtuose», o quasi, la Sardegna della coppia Soru-Cappellacci e la Basilicata di Vito De Filippo, rispettivamente con il 16,3% e il 14,6%.

    L’accusa di «Cialtroneria» da parte di Tremonti è indirizzata direttamente ai governatori, che in queste settimane protestano vivacemente per i tagli della manovra economica:

    spendano i soldi che hanno a disposizione prima di lamentarsi, dice il ministro dell’Economia. D’altra parte, non si tratta di problemi di quest’anno o dell’anno scorso: l’incapacità italiana di spendere le risorse comunitarie è cronica.

    Dei 21 miliardi di euro del Fondo aree sottoutilizzate del periodo 2000-2006 messi a disposizione delle nostre Regioni del Sud, ricorda il ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, la spesa effettiva non ha raggiunto il 40% del totale.

    Dei fondi europei 2007-2013 (i 28,8 miliardi prima ricordati), aggiunge Fitto, ne sono stati spesi complessivamente non più del 5-7%.
    Dati sconsolanti, anche se è vero che parte dei fondi Fas 2007-2013 sono stati utilizzati dal governo come una sorta di «bancomat» per affrontare emergenze come il terremoto in Abruzzo e la cassa integrazione in deroga. Ma almeno sono stati usati a fin di bene.

    Per non perdere i Fondi per le aree meridionali è necessario, adesso, accelerare sui progetti.

    Il tentativo di Fitto è quello di una riprogrammazione dei fondi da attuarsi entro settembre, dopo gli incontri con i governatori. Secondo il ministro bisogna concentrare le risorse su grandi voci, perché c’è il rischio di una frammentazione eccessiva di interventi non strutturali.

    Lo scorso 24 giugno, l’Ue ha adottato nuove misure per semplificare le regole di gestione dei fondi strutturali e di coesione, per aiutare le Regioni a spendere. Non solo. È stata posticipata la «regola del disimpegno»: in sintesi, i finanziamenti 2007 non spesi entro il 2009 (56 milioni di euro, come abbiamo visto, per l’Italia) potranno essere spesi in un periodo più lungo.

    Meno male che c’è la crisi. Però non bisogna esagerare: i soldi del 2007-2013 potrebbero finire alla Grecia, o ai nuovi soci europei dell’Est.

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    (G.B. Bozzo)

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    Tremonti bacchetta i governatori del Sud: Cialtroni incapaci di spendere i soldi.

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  5. 203
    Giglio scrive:

    E mentre si farnetica su come dare l’addio a Fini e ai suoi, i problemi degli Italiani si fanno sempre più pesanti. La nostra economia vacilla sempre di più. Le aziende chiudono Molte al nord.
    Non uno straccio di strategia industriale per poter dare un futuro ai nostri giovani.
    Sapremo forse che fine farà Fini, ma quale sarà la nostra?

  6. 202
    italiano scrive:

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    LE STRADE DI BERLUSCONI PER DARE L’ADDIO A FINI E AI SUOI.

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    Dietro il berlusconiano "ghe pensi mi" c’è tutta la voglia e la determinazione di cambiare passo.

    Partito ieri alla volta della Sardegna per un paio di giorni di riposo prima a villa La Certosa e poi ad Arcore, il premier è risoluto e deciso.

    È stufo marcio di Fini, dei finiani e del loro controcanto continuo.

    Più volte è sbottato coi suoi che «così non si può più andare avanti», parlando del cofondatore del Pdl, ormai considerato dal Cavaliere soltanto un «traditore».

    Passerà qualche giorno di decantazione ma poi sarà la resa dei conti. Forse già mercoledì, durante l’Ufficio di presidenza del partito.

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    Berlusconi non è più intenzionato a farsi logorare quotidianamente dal presidente della Camera e dai suoi fedelissimi e vorrebbe risolvere la questione una volta per tutte. Vorrebbe dire addio al suo ex alleato anche se non è facile metterlo alla porta.

    In effetti a Fini conviene lo status quo:

    ha enorme visibilità sui media, posti di potere, ministri, sottosegretari, coordinatori e vicecoordinatori regionali di partito, siede sulla poltrona più alta di Montecitorio e ha accanto a sé, oggi, più parlamentari di quanti non ne avrebbe un domani se si andasse alle elezioni separati.

    Insomma, la strategia del Vietnam gli giova.

    Guerriglia su tutto: intercettazioni, manovra economica, federalismo, lodo Alfano, decretazione d’urgenza, cittadinanza, temi etici, immigrazione, rapporti con la Lega e chi più ne ha più ne metta.

    Ormai gli spazi di una trattativa per ricucire non ci sono più ma il problema è che agli occhi di Berlusconi Fini è una sorta di moglie infedele che non ha nessuna intenzione di lasciare la casa.

    Più volte l’ex leader di An ha assicurato che di far le valigie non ci pensa nemmeno e anche ieri Bocchino era più esplicito che mai: «Se qualcuno pensa che la separazione consensuale significa che Fini e gli uomini a lui vicini lasciano il Pdl per costituire gruppi autonomi e un altro soggetto politico alleato, sbaglia di grosso».

    Poi, il fedelissimo di Fini coniava addirittura un nuovo termine, «coabitazione normata», per descrivere il rapporto ideale tra Silvio e Gianfranco. Tesi, questa, smontata dal pidiellino Osvaldo Napoli: «Mi chiedo che cosa c’entri con la politica la “convivenza normata”.
    A parte l’orrore lessicale che suscita quell’espressione, ma davvero il massimo delle proposte per ritrovare un asse di equilibrio nel Pdl è tutto lì?».

    Un dialogo tra sordi e l’ora degli addii sembra essere arrivata anche se, come ha riconosciuto lo stesso Napoli, «i finiani hanno bisogno di stare nel Pdl come l’aria».

    Che fare, quindi? La strada sarebbe quella di render loro la vita più difficile che mai, metterli con le spalle al muro, giocare all’attacco, finirla di farsi condizionare dai loro mugugni. Insomma, tenere duro e far votare all’interno del partito la linea da tenere su qualsiasi provvedimento futuro senza cedere di un millimetro: questa è la rotta, chi non è d’accordo è fuori dal partito.

    Basta arretrare, correggere, smussare, limare. O così o votate contro.
    In questo modo Fini sarebbe costretto a ingoiare un bel po’ di bocconi amari e non è detto che alla fine il suo stomaco riesca a digerire tutto. Quando non ce la farà più sarà obbligato a dire «stop», me ne vado.

    Ecco la strategia: provocare l’addio.

    E poi c’è un’altra ipotesi, seducente, teorica, ma forse non troppo campata per aria.

    Un coup de théâtre berlusconianissimo: Fini non vuole andarsene? Allora me ne vado io.

    Berlusconi potrebbe lasciare all’ex amico il Pdl, il simbolo, il contenitore e fondare un nuovo partito. Fare una sorta di gruppone autonomo dove, chiaramente, non sarebbero invitati le Perina, i Briguglio, i Bocchino, i Granata e compagnia bella.

    Una sorta di «predellino 2» nato dalle ceneri di un’esperienza andata male per colpa dell’ennesimo politicante della Prima Repubblica.

    Fini sarebbe rappresentato come la sabbia nell’ingranaggio, il bastone tra le ruote da rimuovere, l’elemento di disturbo che ha frenato la marcia del governo del fare.

    Poi, alle prossime elezioni, saranno gli italiani a deciderne il peso effettivo.
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    (F. Cramer)

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    Le 3 strade di Berlusconi per dare l’addio a Fini e ai suoi.

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  7. 201
    Giglio scrive:

    a 199 – Italiano . Io non so come l’Italia sarebbe senza Berlusconi, ma so che Berlusconi ha contribuitoo fortemente a farla diventare quello che è ora. E’ stato bello nel 94 credere che sarebbe cambiato tutto ma in realtà quello che è cambiato è solo il potere di quest’uomo e dei suoi cortigiani che guarda caso aumentano a vista d’occhio ogni giorno che passa. Loro e solo loro hanno visto aumentare la loro ricchezza mentre tutto il resto è lentamente andato in rovina.
    A questo punto se Berlusconi e tutta la marmaglia che gli sta intorno togliesse il disturbo,nel senso che se ne andassero tutti fuori di qui, l’Italia avrebbe solo da guadagnare.
    Non sarebbe una cosa immediata perchè l’abbuffata è stata grande, ma … penso che possiamo ancora farcela.

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